Dario Rizzo è arrivato a palazzo e
Costanza ne conosce le intenzioni licenziose e viscide proprie del
suo incedere nel mondo. Non lo desidera, eppure suo padre appare
persuaso dall'idea che lui possa diventare il suo futuro marito.
Spinto dalla strega che ha scelto per moglie, infatti, Gilberto Balbi
mal sopporta, oramai, i continui singulti di vita recalcitranti della
figlia, mossa, come egli crede, da una gelosia filiale acuta che la
porta a odiare la donna che ha preso in seconde nozze, dopo la morte
della sua Augusta. Ma se Costanza non fosse preda della gelosia? Se
Sveva, la stupenda concubina di suo padre, ordisse alle spalle del
vecchio per accaparrarsi l'intero patrimonio, complice del dissoluto
Rizzo? Una lettera pervenuta in maniera anonima alla ragazza sembra
paventare questa possibilità e quando il nobile dai libertini
costumi si introduce nelle stanze di Costanza per abusare di lei,
l'ipotesi di complotto sembra tremendamente vera. Costanza scappa,
aiutata dall'inseparabile e amorevole balia Maria, ed è pronta a
farsi suora pur di non sottostare ai voleri patriarcali, pur di non
convolare a nozze con quel bruto viscido che vuole solo i suoi soldi
e la carne, senza bramarne il cuore. E durante il viaggio verso Roma,
diretta al convento di sua zia Agnese, Costanza incontrerà un angelo
biondo, dalla bellezza estatica fatta di oro e antrace come la massa
fulva che svolazza sul suo capo e i pozzi neri con cui la guarda. E
sarà amore...
Simona Liubicich, autrice italianissima
che ha fatto il salto, meritatissimo, tra anni fa. Senza mai
fermarsi, dimostrando una passione vera per la scrittura e il suo
mondo, questa scrittrice da prova di avere incommensurabile talento,
tanto da riuscire a scrivere per una casa editrice tanto importante
come la Harlquin Mondadori. Un romanzo storico, il suo, intriso di
passione, lascivia, amore, seduzione propria di tempi andati e forse
proprio per questo tanto affascinanti. Simona non descrive, narra. E
lo fa immergendo il lettore nel suo mondo, vivendo i personaggi,
guardandoli persino, spingendolo a toccarne i profili e ad arrossire
e fremere con loro. Azzeccatissimo in alcuni punti il narratore
onnisciente che riesce a esprimere i sentimenti dei principali punti
di vista della storia, ovvero quelli di Costanza e di Simone. Una
marchesa lei, un conte libertino lui. Di una bellezza sfolgorante
entrambi, sembrano destinati a unirsi fin dall'inizio delle loro vite
e la passione che divampa appare come naturale corso degli eventi
conseguente al loro incontro. Non esiste nessun altro, guardandosi, e
tutto prende forma nuova distogliendo l'attenzione dal mondo che li
circonda e che appare così frivolo e privo di attrattiva. Ed è
l'amore che consuma e dilania la colonna portante di questo romanzo.
L'amore in qualsiasi sua sfaccettatura, che sia devastante turbinio
positivo, o perverso amor carnale, o ancora affetto genitoriale tanto
grande quanto, a volte, sacrificabile per inseguire una chimera fatta
di fuoco e blu notte. Qualcuno potrebbe obiettare, come sento a
volte, che il punto di vista (questo dannatissimo pov) sia impazzito.
Io non credo. Mi hanno insegnato a discernere la tecnica dall'arte e
Simona sembra incarnare benissimo questa realtà. I personaggi,
mediante il flusso delle sue parole, emergono perfettamente reali,
possibili, probabili nelle loro movenze. Ognuno, nel salotto di
questo romanzo, si muove con particolare attenzione, seguendo un
carattere delineato in maniera precisa e puntuale. Costanza e la sua
voglia di vivere, incurante dei sussurri nobiliari che potrebbero
investirla con il lor brusio. Simone e la dissolutezza, il sesso
portato agli estremi, per il tempo, avvezzo a uno stile tutto
maschile degno dell'epoca in cui si trova. Sveva e la sua cattiveria,
Dario e la tracotanza viscida di cui sembra addirittura aver preso
sembianza. Gilberto e la sua età che lo porta a essere
sottovalutato, ma non per questo meno temuto. Ho adorato questo
romanzo. Non solo per le scene di sesso passionali, ben descritte,
cariche di una classe inusitata pur penetrando sornione al di sotto
delle gonne di chi legge. Ho amato Simone, il suo carattere solo in
apparenza forte e sprezzante. La sua resa incondizionata all'amore,
infatti, lo ha reso umano, davvero probabile, instaurando un'empatia
con il lettore devastante. Ci si commuove nei flashback della sua
infanzia, si arde di passione con lui, ci si infuria per i torti
subiti. Costanza, dal suo canto, non è la donna ingenua e avvezza ai
salotti, priva di nerbo e indifeso agnello sacrificale. Costanza si
ribella a un matrimonio imposto, Costanza cavalca come un'amazzone e
tira con il fucile. Costanza è donna e per questo degna davvero di
rispetto. Ama e sa amare, ma sa anche picchiare e ci si trova a
esultare quando aggredisce le sue aguzzine, scalpitando affinché
abbia la meglio su di loro. Si ama il suo temperamento tanto moderno,
perché inneggiante a un'indipendenza che dovrebbe essere propria,
ormai, di qualunque donna contemporanea. Di contro si odia Sveva e
non si langue davanti alla sua disfatta, tanto meritata quanto
cercata. A poco conta che i suoi passi siano mossi da un'infanzia
rubata, da un amore non corrisposto. La brama di potere è più
potente ed è presente in ogni sua mossa, ogni suo ghigno malvagio.
Dario è il vero cattivo, viscido e ignobile, e rappresenta l'unico
mio rimpianto perché la sua fine non è stata caratterizzata al
meglio come invece avrei voluto. Con una trama avvincente e un
linguaggio incalzante, mai tedioso, con il mordente giusto e una dose
di erotismo mai eccessiva, Simone tesse la tela che porta il lettore
al secondo libro della sua trilogia. Decisamente consigliata,
inspiegabilmente non sotto le luci di una ribalta che merita, Simona
Liubicich fa centro al primo colpo. Chissà nel secondo romanzo,
“Tentazione e orgoglio”, cosa ha riservato? Tra qualche giorno
potrete saperlo, questa è la Liub Trilogy!
cavolo, Fede, grazie, mi hai commossa… :)
RispondiEliminaE tu mi hai emozionata. Stiamo pari :D
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