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giovedì 12 maggio 2016

Sette anni di Facebook

Oggi il caro Zuck mi ricorda  che sono esattamente sette anni che abbiamo fatto la reciproca conoscenza, ringraziandomi del mio desiderio espresso nel momento in cui ho voluto far parte della sua comunità. Certo, se il gettone d'entrata fosse stato pari a un quarantesimo di quello che tira su lui ogni anno, grazie a noi, sarei stata più contenta, ma forse devo gioirne ugualmente.

Sette anni fa feci il tentativo di aprirmi al mondo, di fare capolino da una finestra che fino a quel momento era rimasta chiusa. Riuscendoci.
Sette anni iniziai, molto lentamente, a rompere alcune delle catene che mi tenevano nascosta ai più, cominciando a scrivere per davvero, interagendo, ridendo con persone diverse da quelle che ero costretta a frequentare. Le limitazioni erano tante, dal punto di vista mentale, ma il coraggio insospettabile, lo stesso che poi mi ha permesso di attuare la mia rivoluzione, era lì e usciva fuori nel momento opportuno.
Avevo un sorriso spento, di plastica, finto quanto poteva esserla la mia felicità, ma non l'ho mai cancellato del tutto. Volevo esserci, volevo vivere, nonostante tutto. Quando parlo così sembro una "survivor", ma credetemi se vi dico che a volte mi sento proprio così.
Posso dire di essere rinata grazie a questo social? Non lo so, ma è fuor di dubbio il fatto che grazie al suo avvento io sia cambiata, sentendomi finalmente più libera, respirando aria nuova e fresca; essere su internet ha determinato l'inizio di un rapporto che sul serio ha stravolto la mia esistenza, portandomi a essere quella che sono ora.

La realtà è che sette anni fa c'era lui, sempre e solo lui, il mio incubo giornaliero, e destreggiarmi tra il desiderio di evasione e la sudditanza psicologica che piegava ogni mio tentativo, era sfiancante, avvilente. All'epoca, ricordo, c'erano i forum e io già tramite quello di Virgilio avevo dato vita alla Federica social, a quella che viveva una vita parallela e appagante, a quella che scriveva poesie cupe, ma che era pronta a riderci su. Perché quella Federica conosceva l'inferno, ma non lo ammetteva neanche a se stessa, donandosi all'horror perché era la scelta naturale di un animo in continuo tormento.
Ho conosciuto tanta gente, sette anni fa -bon, facciamo anche otto- e alcuni ancora fanno parte della mia vita, con mia grande soddisfazione. Loro sanno, pur non sapendo. Conoscono ciò che ero, pur non rendendosene conto. C'era gente presente al mio delirio, che mi apprezzava per come ero, nonostante tutto.
Se non avessi avuto facebook avrei faticato a riallacciare i rapporti con quello che poi è diventato mio marito, avrei fatto i salti mortali per giungere a una consapevolezza di me stessa come quella che attualmente ho, avrei solo sognato il piccolo Attila che gira per casa e rallegra ogni istante dei miei giorni.

Devo dire grazie a Zuck? Oggi credo proprio di sì.
Internet sa essere una giungla, ma anche un mezzo per avvicinare le masse, per farle sentire a casa, per proteggerle dalle brutture della vita quotidiana. Forse non è "normale", ma di certo è realtà.
Cristallo senza l'era social non sarebbe mai stato concepito; la mia scrittura, forse, sarebbe rimasta acerba e cristallizzata a quel periodo, così come la mia vita.
Sette anni fa c'era lui e solo lui.
Oggi ci sono io, la mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro.
Oggi respiro. Oggi sorrido.
Oggi vivo.

PS. Se a Zuck je serve uno spot, io so perfetta!

Cristallo è in vendita su Amazon e su tutti gli stores online

venerdì 5 febbraio 2016

Sexy Bomb all'Oberjack

Al buio dell’abitacolo, le luci dei fari che intervallavano l’oscurità, si portò una nocca alle labbra, osservando la strada sdrucciolevole fuori dal finestrino. Il tassista era stato clemente, scegliendo di non sostenere alcuna conversazione priva di senso. Non era un gran chiacchierone, almeno finché non entrava in pista. Ma lì erano solo i corpi a doversi esprimere, non certo le menti. Che di brillanti non sempre se ne trovavano, oltretutto. 
La pioggia cadeva fitta, quella sera, ma a lui non importava sul serio, non quanto aveva dato a intendere a Jack prima di uscire. Billy, che adorava il vicino, non aveva fatto altro che guaire guardandolo passeggiare oltre la siepe e l’attenzione del vecchio non era stata così difficile da catturare. Quell’ammasso di pulci adorava lo strambo soldato claudicante che abitava poco distante da loro e Dre proprio non capiva come mai e quando, soprattutto, fosse nato l’amore viscerale che li legava. Si mordicchiò la pelle morbida del dito, ascoltando distrattamente una canzone jazz in filodiffusione tramite le casse posteriori. Cristo, odiava il jazz! A dire il vero odiava anche i taxi, ma non aveva potuto fare a meno di chiamarne uno, quando aveva appurato che l’acquazzone non sarebbe cessato a breve. Vestito di nero, dai pantaloni regular fit alla maglia in cotone stretch, aveva tagliato i capelli ancora più corti di come li portava di solito, complice il caldo asfissiante che aveva iniziato ad alitargli sul collo con troppa energia; rovinare la sua mise per un po’ d’acqua gli avrebbe mandato il sangue al cervello, invece del punto in cui ne aveva bisogno per divertirsi. Era sabato sera e non poteva permettersi di perdere un fine settimana per via della pioggia. Seppure quel clima gli stesse comodo come un paio di pantofole in pieno inverno. Eppure non era sempre stato così, c’era stato un tempo in cui aveva adorato la neve, odiando l'acqua dal cielo, ma ormai…
«Arrivati a destinazione. Sono trenta dollari» proruppe l’autista distraendolo. Cristo, trenta bigliettoni per quindici minuti in macchina era un furto! Con il treno avrebbe speso meno della metà…
«Tenga» e scordati il fottuto resto, col cazzo che te lo lascio. Quello sarebbe stato il sottotitolo, se la voce di sua madre non fosse intervenuta prontamente a mettere un freno a quella testa calda che si ritrovava sulle spalle.
 «Calma, Dre, non fare il solito cazzone intransigente e burbero…»
Trenta dollari… Da non crederci! Dre scese dall’auto scuotendo la testa, contento soltanto di sbattere la portiera in faccia a quella musica di merda che ancora gli fischiava nelle orecchie. Si leccò i denti, alzando lo sguardo, mentre la pioggia riprendeva a chiamarlo, sollecita, ricordandogli il perché di quei fottutissimi dollari ormai al semaforo assieme al loro nuovo proprietario.
«Cazzo» sbraitò correndo verso l’entrata dell’Oberjack. Appena giunto sulla soglia, lanciò un’occhiata a Phil che lo lasciò passare senza neanche prestargli attenzione, troppo preso a limitare la folla accalcata contro il suo stomaco prominente. Erano finiti i tempi in cui era stato costretto alla stessa trafila, durata in ogni caso meno di quanto avrebbe scandito i sabato sera dei nuovi frocetti in trasferta dal Quince. Le vacanze al caldo col culo ancora gelido dell’inverno americano… Sorrise, suo malgrado, ripensando al freddo nelle vene che si era portato in valigia quando con Rachel era emigrato a Melbourne, poi si guardò intorno ben deciso a non incupirsi. 


Le luci psichedeliche avevano già iniziato a roteare sul soffitto, mentre la musica prendeva il sopravvento addirittura sui pensieri. Meglio, non avrebbe dovuto riflettere. Era tardi, sicuramente, e il traffico che avevano incontrato sulla strada non aveva giovato a rendere il viaggio più veloce. Trenta dollari… Inspirò l’aria satura di testosterone e allargò i polmoni mentre con la lingua si leccava le labbra per nulla secche, ma pronte. Pronte e frementi. Il sabato sera era per lui una liberazione: il completo stordimento dopo una settimana di finzione. Si inoltrò nella pista, insinuandosi tra i corpi in movimento, dondolando sulle gambe, a tempo con i bassi, strizzando le chiappe di questo o quello. Prese lentamente confidenza con le onde sonore, facendosi aderire addosso la voce del vocalist, gli odori acri, il divertimento e la promiscuità che era parte di lui. Lui era quel dannato posto e quel dannato posto era il suo specchio. 
Sam Sparro prese a martellare nelle case, strisciando sotto pelle con quel tono maschio capace di indurirgli le palle e confondergli i pensieri. E chiuse gli occhi, alzando le braccia e trascinandosi in una danza fatta di corpi e dita. D’un tratto avvertì una lingua tra le labbra e, senza vedere neanche di chi fosse, tirò fuori la sua in un gioco di crescente eccitazione. Poi una mano, calda, vigorosa, gli strinse l’uccello con così tanta forza che aprire gli occhi fu istintivo e automatico. La lingua ancora intenta a stoccare promesse di sesso, osservò gli occhi aperti di quell’energumeno in camicia bianca, e l’uccello gli si fece ancora più duro, marmo nei pantaloni ormai troppo stretti. Capelli corti e neri, occhi chiari, di colore indefinito, collo taurino e fisico possente... Fattibile. 
Il crescendo della musica assecondò quella che in breve divenne una sega al di sopra della stoffa, finché Dre, incontenibile, ringhiò mordendo le labbra dello sconosciuto, afferrandogli il culo con una mano e spingendosi quello che sperava essere un cazzo enorme contro il bacino. Prese a ondeggiare, strofinandosi contro la coscia dello sconosciuto che non faceva altro che infilargli la lingua nel timpano, scendendo sul collo, succhiandogli avido il pomo d’adamo e risalendo lungo il mento.

«Te lo succhio» gli disse a un tratto nell’orecchio, la canzone alle ultime battute su un cazzo ormai gonfio. Senza dire una parola, Dre lo prese per mano e, sgomitando per aprirsi un varco in quell’intrico di corpi e lingue, si incamminò verso i bagni. Non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di esservi entrato perché, l’uccello già fuori dalle mutande, la lingua dell’uomo gli si avviluppò intorno alla cappella restituendogli una scarica di adrenalina che si irradiò per tutto il corpo, persino nelle dita. Prendere per i capelli quel tipo facendolo affondare tra i suoi peli, spingendogli in gola la sua erezione fino a sentirlo mugolare d’approvazione, fu il minimo che riuscì a fare prima di venirgli in bocca con un rantolo sommesso. Ansimante, la musica della pista talmente potente da battere contro la porta chiusa, Dre guardò il soffitto, sorridendo. Era solo l’inizio ed era cominciato col botto. 

venerdì 29 gennaio 2016

Parlando con Brendan

Quando era approdato a Melbourne, di certo non si sarebbe mai aspettato di essere accolto dalla comunità come invece era accaduto. E in così poco tempo, per giunta. C'era da dire che godeva di un ottimo rapporto con il vicinato; più o meno, tutti sapevano delle sue inclinazioni sessuali e nessuno ne faceva o ne aveva mai sollevato un problema. D'altronde, come diceva Jack, quelli erano beneamati cazzi suoi.
Era a questo che pensava, quella mattina, recandosi al lavoro. Scese dal bus alla fermata poco distante dalla Neverland Press e decise di fare una passeggiata prima di salire in ufficio. Era presto, come sempre, ma quel giorno non aveva proprio voglia di lavorare più del dovuto. Stava tornando la bella stagione e il verso di un cacatua gli ricordò quanto, in fondo, adorasse il dolce tepore del sole più vicino, la brezza leggera riscaldata dal clima temperato e l'odore del mare poco distante. Scosse la testa, leccandosi le labbra, mentre un sorriso gli incurvava quella bocca a cui fin troppi uomini si sarebbero aggrappati per un momento di puro godimento. E non era ego smisurato, il suo, ma semplice constatazione. I suoi genitori si erano impegnati abbastanza per renderlo assurdamente apprezzabile. Non bello, ma affascinante. La bella di casa rimaneva Rachel, anche se era una stronza colossale.
Si voltò verso il baracchino di ciambelle e ne acquistò una, poi riprese a camminare verso i giardini limitrofi e si sedette su una panchina, le guance gonfie di pasta zuccherosa.
«Sembra buono» lo apostrofò una voce e solo il tono con cui gli aveva parlato il proprietario bastò a fargli andare quasi di traverso il boccone. Perché sapeva di chi si trattava e conosceva abbastanza bene le reazioni del suo corpo per capire che, nonostante facesse finta di nulla, non gli era per nulla indifferente. Enfatizzando la tosse, in modo tale da lasciare il dubbio tra lo spavento e l'emozione, si voltò con la fronte aggrottata verso Brendan e lo guardò in cagnesco.


«Di', ma sei impazzito? C'è mancato poco che soffocassi» replicò osservando il collega sedersi di fianco a lui, a pochi centimetri dal suo culo. Troppo pochi, Cristo!
«In effetti ti ho visto un po' troppo tronfio con quella ciambella in mano... Sembrava ti stessi leccando una figa!» rise divertito l'altro allacciando le mani dietro la nuca e inclinandosi all'indietro sulla panchina.
«Galante e signore, come sempre» commentò Dre che non poté fare a meno di delineare con lo sguardo la curva perfetta dell'addome scolpito e le cosce fasciate dai pantaloni di taglio sartoriale. Be', sì, Brendan non se la passava male, come lui del resto... Nel momento in cui gli occhi carezzarono fuggevoli l'incavo del pube, l'uccello gli si drizzò peggio delle Torri di Rialto. Porca troia, quell'uomo lo attraeva in maniera assurda, mai successa una cosa simile con altri. Distolse l'attenzione in maniera subitanea, prima che l'altro si rendesse conto della bava alla bocca per il suo cazzo, quindi si leccò i denti e riprese a guardare con finta ammirazione la natura circostante.
«Ti ho visto scendere dall'autobus e ti ho seguito» riprese Brendan sempre col sorriso sulla bocca. Una bocca che Dre si era chiesto mille volte come si sarebbe adagiata tra le sue palle, lappandone la consistenza prima di risalire lungo l'asta... Cazzo, se non l'avesse smessa subito di fantasticare su di lui sarebbe impazzito. Ed era così ogni santo giorno! Forse il suo smodato interesse verso il collega altro non era che un riflesso incondizionato verso chi si è certo non si potrà mai possedere. Non solo Brendan era al cento per cento etero, ma non sapeva proprio un fottuto niente del fatto che lui invece fosse un tiraculo. E che tiraculo, gente. La migliore zoccola dell'Oberjack!
«Be', potevi chiamarmi» lo riprese lui strofinandosi le mani per eliminare gli ultimi residui di zucchero dai palmi. Sul nero, quei granelli di cristallo rilucevano come la pelle dei dannati vampiri di Twilight.
«Ho preferito farti prendere un colpo» replicò l'altro tornando a ridere «e poi oggi è una gran bella giornata. Mi verrebbe di andare al mare, invece di rinchiudermi in quell'ufficio...»
«Io potrei... In effetti potrei davvero» sottolineò annuendo con il capo. Sapeva di far incazzare Brendan, in quella maniera, ed era il giusto compenso allo stillicidio a cui lo costringeva da quando lo aveva visto la prima volta.
«Lo so che tu puoi. In fondo non devi fare altro che leggere... Merda di un uomo che me lo ricordi ogni giorno. Che vuoi farci? La cultura che io non ho mi costringe a...»
«Tu sei costretto a stare al chiodo!» lo interruppe esplodendo in una risata sincera «Comunque tranquillo» continuò con una pacca sulla spalla - e Dio solo sa se avrebbe volentieri fatto scivolare le dita sotto la camicia bianca, accarezzando i peli del torace, tuffandosi tra quelli più folti tra le cosce, accompagnando magari la lingua a tutto il resto «verrò anche io in ufficio. Oggi viene Liam e dobbiamo definire le ultime correzioni al romanzo, quindi...»
«Quel frocio credo ti abbia messo gli occhi addosso, sai?»
«Geloso?» lo redarguì avvertendo il familiare crampo allo stomaco. Sempre più debole, man mano che passava il tempo, in effetti. Forse si stava abituando a quelle stronzate. Però era sempre più soddisfatto di non aver rivelato a nessuno il suo modo di vivere. Non al lavoro, almeno. Solo il capo sapeva e tanto bastava. Ma O'Brien era un vecchio amico di famiglia, non faceva testo...
«Oh be', per il tuo culo potrei anche cambiare sponda...» scherzò Brendan ammiccando in maniera seducente. E se solo fosse stato vero...
«Andiamo, coglione, che si sta facendo tardi...» lo invitò assottigliando lo sguardo nell'osservare l'orizzonte. Un orizzonte fatto di verde, pali della luce e panchine. Be', non si poteva avere tutto dalla vita e in fondo nulla avrebbe mai equiparato il panorama di casa sua, ad Alberta...
«Sì, andiamo latin lover. Ah!, se quello ti mette le mani addosso dillo che lo sbattiamo fuori. Certo, sempre che non ti piaccia...» continuò il collega seguendolo sul selciato.
«Dovesse piacermi ti inviterò per un triangolo, maschione» replicò lui sorridendo.
Brendan era bello, arrapante, ma... idiota come una gallina. Già, non tutte le ciambelle riuscivano col buco... Non un buco adatto a lui, comunque.

giovedì 17 dicembre 2015

Prepara la valigia, Billy, si parte!

Preparare quelle valige era uno stillicidio continuo, simile alle gocce cinesi che ti logorano nel profondo partendo dalla superficie. Una mutanda: un'imprecazione. Un paio di jeans: una maledizione.
Odiava dover andare a stare da Rachel, c'era poco da fare, e il fatto che O'Brien gli avesse concesso i giorni di ferie senza neanche pensarci non faceva che renderlo ancora più frustrato. Zero scuse per scampare a una settimana - già, perché alla fine era diventata una settimana - priva di scopate, ma colma di giramenti di palle.
Rachel e la sua voglia di essere tutti felici.
Rachel, e la sua mania di controllo.
Rachel e quella sua voglia latente di farlo diventare un etero senziente.
«Che palle!» esclamò gettando un ultimo paio di mutande nella valigia e voltandosi con le mani tra i capelli. Gli occhi gli caddero sul suo riflesso e lì rimasero, con le dita incrociate sulla testa, le gambe un po' divaricate e il torace scolpito dalla natura. Doveva ammetterlo: di partire non aveva proprio voglia. Aveva già parlato con Jack, il vicino, che gli avrebbe tenuto Billy per quella settimana e curato le piante del giardino a cui teneva forse più del suo aspetto fisico. D'altronde quel suo piccolo polmone personale lo rendeva una persona migliore, almeno concorreva a tacitare la sua parte menefreghista, ma ansiosa di essere quanto meno umana. Sapeva di avere un carattere di merda, anche se con Rachel non lo avrebbe mai ammesso, e sapeva anche di non meritare le attenzioni che invece molti gli dimostravano. Come Liam. L'ultima volta che si erano sentiti, lo scrittore gli aveva fatto capire le sue intenzioni, proponendogli anche una vigilia in compagnia. Ovviamente aveva declinato l'invito, ben felice in quel momento di portare avanti il nome di Rachel come scusa.
Ma che problema aveva, lui, con i rapporti? Perché aveva così paura di impegnarsi con qualcuno? Liam non era affatto male, anzi... Bello, era bello; dolce anche, per non parlare di come se la cavava a letto. C'era qualcosa che gli sfuggiva, ma non sapeva realmente cosa...
«Che sei un asociale del cazzo, Dre Walker!» accusò il suo riflesso puntandogli un dito contro «e non hai scusanti. Tua sorella ha ragione» continuò avvicinandosi «non vuoi legami, non vuoi stare vicino a nessuno e non c'entra un fottuto niente il fatto che i tuoi siano morti all'improvviso. Tu eri così già da prima, caro il mio Dre» disse fermandosi un momento a osservare i suoi occhi neri scrutare il proprio doppio pensieroso. «Tu hai sempre odiato essere quello che sei. Tu, se avessi potuto scegliere tra essere una checca del cazzo ed essere etero, non ci avresti poi pensato tanto, ti pare? Tu non sei uno di quelli che se ne vanno in giro per strada a dire quanto è totalizzante essere omosessuali. Nossignore. Ma, ehi, non fraintendiamoci» allargò le braccia come Al Pacino «non è che rinneghi il tuo modo di essere: a te piace scopare uomini e il gusto che provi a farti sbattere non ha paragoni, ma... andiamo, sarebbe stata molto più facile la vita per te, se fossi stato dell'altra sponda, quella giusta... e tu lo sai» concluse a pochi centimetri dal suo volto con la tranquillità che lo aveva sempre contraddistinto durante i colloqui lavorativi e le interrogazioni a scuola. Ogni volta sembrava recitasse una parte e in fondo la sua vita non era proprio quello? Un copione di un film strappalacrime dal climax evidente... perfetto per i botteghini.


Nato gay in una città in cui se ne vedevano pochi come lui, e nero, che era un'aggravante, nonostante si trovassero al nord, aveva frequentato scuole normali, vero, ma con lo spauracchio sempre in agguato di non rivelare troppo della propria sessualità, che non si poteva mai dire - e questo rispecchiava la storia tipo di qualsiasi adolescente medio omosessuale del paese. Aveva frequentato il college, aveva avuto brevi storielle, mai degne di nota, e a un tratto la sua vita era stata stravolta dalla morte dei suoi in un supermarket come ce n'erano tanti in giro. Quindi la fuga verso un paese diverso e privo di ricordi troppo pesanti, nonostante quella casa fosse appartenuta ai suoi genitori, l'allontanamento da Rachel, la difficoltà a intraprendere storie serie, la fermezza nel voler continuare alla stessa maniera fino a ritrovarsi solo, rincoglionito e sempre incazzato con la donna delle pulizie come il suo vicino... Un film da Oscar,  tranne che per la fine ingloriosa. Ci sarebbe voluto un bel colpo di scena... già, ma quale?
«Quanto sei coglione, amico mio» sospirò voltandosi verso la valigia «tutti gli anni gli stessi identici discorsi e durante gli stessi identici giorni... Sei anche scontato, oltre che triste... Ma come hai fatto a diventare così?» si chiese retorico chiudendo la zip della borsa e uscendo sul ballatoio. Lanciò un'occhiata al piano inferiore, dalle scale, e osservò Billy mangiare i suoi croccantini scodinzolando soddisfatto. Ecco, quel cane era la sua unica vera gioia e abbandonarlo sotto le feste...
«Billy, ma... che ne dici se chiamo la compagnia e chiedo di portarti con me? Mi costerà un occhio della testa, ma per un membro della famiglia mi pare il minimo... La mia famiglia sei tu, d'altronde» sorrise indulgente in una delle sue rare performance nei panni del Dre Walker dolce e affabile. Scese tenendosi al corrimano senza mai distogliere gli occhi dal manto bianco del suo amico, quindi arrivò accanto a lui e si accucciò per accarezzarlo bonariamente. «E poi sai i piccoli come saranno contenti? Sì, be', tu un po' meno... Ti daranno il tormento e tu stai diventando asociale come me, temo...» gli sussurrò guardandolo mentre quello si voltava per lanciargli un'occhiata di sufficienza e alitargli in viso una zaffata di carne marcia. Dre si alzò di scatto, tossicchiando e sventolando la mano davanti alle labbra, atteggiando la bocca in una smorfia di puro disgusto. «Dio,Billy, che cazzo c'è dentro a quegli affari? Carogne? Mi toccherà chiamare il veterinario e segnarti qualche disgorgante... Cristo, non ti si può star vicino» borbottò ciabattando in cucina «e poi dicono che non sono dolce... ma cazzo, puzzi come una fogna...» continuò prendendo il cordless e tornando in salotto.
«Tu starai a dieta, da oggi» promise al pastore puntandogli un dito contro mentre con l'altra mano avviava la chiamata «e non ti sognare di rubacchiare da Rachel o dai bambini, perché tanto ti scopr... Sì? Olympia Airlines? Buongiorno... Josh, sì... Oh, ma che bella voce, Josh...» sorrise, alzando gli occhi al soffitto e mordendosi il labbro con un sorrisino malizioso che ne incurvava la piega dolce.

giovedì 10 dicembre 2015

Appuntamento scarica nervi... con Liam

«Dre, non puoi mancare, Cristo! Lo sai che i bambini ci tengono e io... Non puoi lasciarmi da sola proprio la sera di Natale, non dopo tutto quello che è successo...»
«Rachel, lo so, ma cerca di capire... Non è semplice neanche per me e venire a casa tua sarebbe come ammettere che effettivamente non c'è più rimedio, che...»
«Ma un rimedio non c'è, infatti! Mamma e papà non li farai certo tornare dal mondo dei morti soltanto perché rimarrai chiuso in casa come un eremita! Lo vuoi capire che oltre al lav...»
«Ma tu che cazzo ne sai di quello che faccio io? Che cazzo ne sai di come sto elaborando il lutto, eh? Pensi che non lo sappia che loro stanno marcendo sotto terra? Pensi che non sappia che non torneranno più da me? Non sono un bambino, non ho bisogno di una seconda madre, Rachel!»
«Vorresti dire che non hai bisogno di me?»
«Ma chi cazzo ha detto una cosa del genere? Oh, porca troia, ma è possibile che ogni volta che ci sentiamo finiamo per litigare? Non ci credo...» sospirò allargando le braccia e guardando al cielo. Un cielo fatto di bianco, faretti al neon e qualche ragnatela. Umidità schivata: menomale!
«Non fare il solito teatrale, Dre. Lo sai anche tu che hai un carattere di merda» lo apostrofò sua sorella col tono della serpe che era.
Inspirò profondamente, imponendosi la calma, quindi si leccò le labbra finendo per mordersi la lingua pur di non mandarla a fanculo. Lui, un carattere di merda? E lei, allora?
«Ascolta, al di là di cosa posso o non posso pensare, ho delle scadenze da rispettare al lavoro e tu non abiti proprio qua dietro, e...»
«Cazzate, Dre. Potresti partire il 24, al mattino, e tornare il 26 sera. Oltretutto sei un fottutissimo editor e lo sai tu come lo so io che questo è un lavoro che puoi fare tranquillamente da casa. Non capisco perché non vuoi stare in famiglia a Natale...»
«Rachel, mi fa male vederti» sbottò sbattendo la mano sul tavolo, al limite della sopportazione. Il silenzio che seguì le sue parole fu eloquente, quasi quanto il click finale col quale Rachel interrompeva la conversazione.
«Cristo santo» sospirò gettando il telefono sul sofà sotto lo sguardo annoiato di Billy. Sembrava fosse abituato ai loro scazzi e in effetti era così. Quante volte litigavano al mese? Almeno due su quattro... Una buona media, di tutto rispetto... Camminò stizzito in cucina, aprì il frigo e prese una lattina di birra, quindi si voltò e si appoggiò col culo al ripiano di marmo del lavabo, sorseggiando la bibita con gli occhi persi nel vuoto. Rivangare il passato non era proprio una scelta opinabile, così come farsi il sangue amaro per una discussione che prevedeva, tra le altre cose, la sua capitolazione nel termine di un paio di giorni.


«Che coglioni, mi toccherà andarci, alla fine!» esclamò dandosi una spinta di reni e sollevandosi per tornare in salone. Si mordicchiò il labbro, ingollando altra birra, quindi abbandonò la lattina su una mensola e riprese il telefono dal sofà. Scorse i numeri sulla rubrica, con una mano sul fianco, e intercettò il nome che avrebbe potuto fare al caso suo. Cosa c'era di meglio di una sana trombata per scrollarsi di dosso tutto il nervosismo accumulato? Lui era tornato in città, d'altronde, glielo aveva detto una settimana prima e lui lo aveva liquidato con un messaggio lapidario.
«Bene, vediamo se ha tutta questa voglia di cioccolata fondente» mormorò portandosi il ricevitore all'orecchio, in attesa. L'uomo non si fece attendere, quasi stesse attendendo proprio la sua telefonata da ore. Quando si diceva il fascino del bel tenebroso...
«Liam? Sì, ciao. Senti, ma... non è che ti andrebbe di... Perfetto! Ci vediamo... ah, ok, allora tra mezz'ora qui. Il tempo di farmi la doccia e... Cazzone!» rise «Ok, ti aspetto» gli disse terminando la comunicazione. Quando si voltò aveva ancora il sorriso tra le labbra.
 Lanciò un'occhiata fugace a Billy, ancora acciambellato nella sua cesta e troppo stanco per badare a lui, quindi volò verso il bagno, togliendosi la t-shirt e i pantaloncini durante il tragitto. Fece una doccia veloce, poi indossò un paio di boxer corti e aderenti e si sedette sul sofà, i piedi sul tavolino basso in cristallo, ricordo dei suoi. Di suo padre, precisamente. Accese la tv, si sporse a prendere la lattina di birra, ormai calda, e ne bevve un sorso storcendo la bocca. Natale e non sentirlo...
«Cazzo, a casa, di questi tempi, se uscivi senza paraorecchie ti ritrovavi con i lobi blu dal freddo» borbottò alzandosi « e invece qui ti si sciolgono pure le palle, se non le tieni a bada. Dicembre e fa un caldo soffocante!» finì aprendo il frigo e prendendo una nuova lattina. In quel momento il campanello di casa suonò, così ne prese una seconda e si diresse verso la porta. Era praticamente nudo, il suo cane dormiva della grossa e fuori il sole ancora era alto nel cielo. Un pompino, sorseggiando una birra ghiacciata, sarebbe stato il toccasana per i suoi nervi. Appena aprì la porta, le lattine entrambe incastrate nella destra, Liam lo divorò con lo sguardo. Se non avesse avuto i pantaloni addosso, Dre avrebbe potuto vedergli il cazzo svettare oltre l'ombelico, ne era certo.
«Uhm... è così che mi accogli, Dre?»
«Vuoi sul serio chiacchierare, tesoro?» gli rispose facendosi da parte e lasciandolo entrare. Chiuse la porta, lanciando un'occhiata alla strada deserta prima di voltarsi verso l'ospite, ma non ebbe neanche il tempo di aprire di nuovo bocca. Liam lo sbatté contro il muro e fu solo per puro caso che le birre non scivolarono dalla sua mano, andando allegramente a imbrattare il parquet. L'impatto col freddo dell'intonaco quasi lo rinvigorì, mentre le mani dello scrittore già vagavano oltre i boxer alla ricerca del suo uccello.
«Irruente...» lo apostrofò afferrandogli la testa mentre quello scendeva leccandogli il petto.
«Non sai da quanto desideravo rivederti» mormorò in risposta Liam, inginocchiandosi davanti alla sua erezione scura e pronta. Dre cercò di ignorare il campanello d'allarme che quelle parole avrebbero dovuto segnalargli, chiudendo invece gli occhi e abbandonando la testa all'indietro al primo guizzo di lingua sulla cappella.
«Uhm...» mugolò quando Liam glielo prese in bocca d'un colpo, leccando forsennato tutta la sua lunghezza come se fosse l'unica cosa in grado di dissetarlo. Non pensava, in quel momento, e non esisteva altro che la lingua umida e morbida sulle sue palle. Strinse la mano sui capelli dell'uomo, un po' più lunghi dell'ultima volta, e ansimò quando con entrambe le mani quello iniziò a massaggiargli lo scroto. Un pompino così era quello che ci voleva per dimenticare quella stronza intransigente.
«Vieni, andiamo sul divano» gli disse d'un tratto lo scrittore staccandosi dal suo uccello e rialzandosi «voglio fotterti fino a sentirti urlare» continuò prendendogli una mano e conducendolo davanti al camino spento. Il cazzo in tiro, e ancora fuori dai boxer, Dre si lasciò guidare, quindi appoggiò le lattine, di nuovo calde, su una mensola e rimase in attesa. «Io non urlo, tesoro, dovresti saperlo» lo canzonò alzando un sopracciglio. Vide Liam spogliarsi degli abiti seriosi che lo avvolgevano, poi avvicinarsi afferrandolo per il mento e infilargli la lingua in bocca. «Oggi lo farai» gli disse prima di baciarlo di nuovo. Dre giocò con quella punta guizzante, dolce dei suoi umori, per il tempo necessario a trovare con le dita il cazzo che pungolava il suo. Entrambi nudi, si strinsero in un abbraccio passionale, fatto di forza e desiderio, e l'eccitazione ben presto giunse al parossismo, tanto che Liam lo voltò bruscamente facendolo calare con le braccia sulla testiera del divano. Dre chiuse gli occhi, sentendo il dito bagnato di saliva frugarlo, allargandolo, e aprì la bocca nel momento in cui fu qualcosa di ben più possente a penetrarlo rudemente. Non ricordava Liam così animalesco, ma la cosa gli piacque oltremodo. Fece per portarsi una mano sull'uccello, ma lo scrittore lo bloccò per il polso, piegandosi poi sulla sua schiena per poter essere lui l'artefice del suo orgasmo. Il silenzio nella stanza, ora, era rotto solo dallo schioccare delle sue chiappe contro le cosce possenti di Liam, a ogni affondo, e dai loro respiri affannosi, sempre più corti. Il ringhio di Liam giunse dopo pochi secondi, basso e carico di un orgasmo che giudicò potente quanto quello che si approssimava a provare lui. E l'urlo ci fu, in effetti, proprio come lo scrittore gli aveva annunciato. Non un grido virile, quanto un sospiro stridulo che gli mozzò il fiato in gola, mentre la testa girava e i fiotti del suo piacere si riversavano nel palmo chiuso del compagno.
«Direi che come inizio non c'è male» sussurrò lasciandosi andare a un sorriso che, stranamente, interessò anche i suoi occhi.
Una birra. Ci voleva una birra.

giovedì 3 dicembre 2015

La doccia

Girò la chiave nella toppa ed entrò fischiando sonoramente.
«Billy?! Hai finito di ronfare come un orso?» gridò allegramente chiudendosi la porta alle spalle. L'odore penetrante del nuovo profumatore alla vaniglia lo investì subito, nauseandolo. Chi cazzo glielo aveva fatto fare di comprare quell'affare disgustoso? Non avrebbe dovuto "profumare l'ambiente in maniera delicata e davvero gradevole, signore, vedrà... mi ringrazierà!"?
«Un cazzo» borbottò sfilandosi la giacca «fa uno schifo immondo. Vaniglia... Che cazzo mi è saltato in mente? L'ho sempre odiata, io...»
Si voltò e appese il soprabito alla gruccia in ferro battuto appesa al muro, quindi si tolse le scarpe mantenendo l'equilibro con una mano saldamente ancorata alla credenza dell'ingresso.
«Palla di pelo? Dove sei, scroccone?» chiamò di nuovo voltandosi verso la sala. «Solo io ho un cane che non gliene fotte un cazzo del padrone. "Carino, mi fa sempre le feste quando torno"» parafrasò in falsetto camminando verso la cucina «e io invece ho un sacco di pulci sociopatico. Ehi» disse fermandosi davanti alla cesta enorme quanto il suo cane, sotto le scale «ce l'ho con te. Almeno potresti degnarti di alzare la testa» continuò piegandosi sulle ginocchia. Billy aprì un occhio, mugolando appena, quindi si alzò sulle zampe, si scrollò energicamente in un trionfo di peli bianchi, poi sbadigliò pigramente.
«Ecco, sì, mi raccomando: manda quei cazzo di peli ovunque» lo apostrofò protraendo una mano per accarezzarlo «che poi c'è la serva, qui, che pulisce tutto... Cristo, che palle» aggiunse dandosi del coglione. Sua madre gli aveva fatto una testa così, quando era piccolo, sui commenti sessisti, ma a lui non entrava proprio in testa quell'argomento. Non lo faceva per cattiveria, era istintivo.
«Ma guarda tu se devo farmi tutte queste seghe mentali per una stronzata del genere» mormorò continuando ad accarezzare bonariamente il suo compagno con un sorriso mesto sulle labbra. Era stato un vero dramma trasportare Billy da Alberta a Melbourne, ma neanche i suoi occhioni tristi avevano potuto niente sulla decisione di andarsene via da quella casa. Tutto, lì, urlava dolore.
Si leccò le labbra, allargando le narici, e inspirò a pieni polmoni con lo sguardo perso nel vuoto. Avrebbe dovuto chiamare Rachel, ma il solo pensiero gli provocava un'ulcera perforante che desiderava evitare con tutte le sue forze. Sua sorella era tanto cara, ma una stronza...
«Avanti» si riscosse dando un'ultima pacca sul groppone di Billy «accendo il camino, mi faccio una doccia e poi mangiamo» concluse alzandosi e portando le mani ai fianchi. «Che dici, stasera bistecca per me e solita scatoletta per te? O vuoi quel pappone schifoso che puzza a tre chilometri di distanza?» chiese al cane osservandolo. Era talmente abituato a trattarlo come un suo pari che non si poneva il problema di sembrare uno stupido. E comunque non era stupido: quel pastore, ormai, era la sua famiglia.


«Ed ecco una nuova puntata dei dialoghi interiori di Dre Walker, signore e signori» proclamò cominciando ad armeggiare con la legna «ma questa volta dovete pagare il biglietto. Oh sì» continuò soffiando sulla scintilla appena avviata «perché mi sono rotto il cazzo di farvi da giullare, o sadico pubblico.» Osservò per un momento il fuoco crepitare nella nicchia di pietra, quindi si slacciò i primi bottoni della camicia e si incamminò verso il bagno. Fece scrosciare l'acqua, saggiandone il calore, via via più intenso, con una mano, quindi si spogliò e osservò il suo profilo davanti allo specchio. Come sempre una gioia per gli occhi.
«Quando ci vuole, ci vuole: sono un figo e me lo dico da solo... Ti credo che gli uomini fanno a gara per scoparmi» disse al proprio riflesso guardandosi su entrambi i lati. Schioccò le labbra e sorrise al suo doppio prima di entrare nella cabina doccia. Chiuse gli occhi appena il lento fluire dell'acqua lo avvolse, quindi inclinò il capo all'indietro e lasciò lo stress scivolare lungo il canale di scolo. Senza neanche averne percezione, portò una mano sul petto, accarezzando piano la pelle tesa, poi scese lungo l'addome fino ad arrivare al membro floscio. Non ci aveva pensato neanche per un attimo, prima di entrare lì dentro, ma ormai c'era... perché non approfittarne? Cominciò a massaggiarsi l'uccello, scegliendo con cura la situazione favorevole tra le innumerevoli fantasie a disposizione. Aveva trombato con così tanti uomini da avere l'imbarazzo della scelta. Mentre il sangue iniziava a fluire nelle vene in tensione, si leccò le labbra lasciandosi andare a un paio di occhi verdi che lo avevano catturato qualche mese prima. E con il cui proprietario aveva scopato alla grande per due ore. Era alto, fisico asciutto, occhi contornati da ciglia nere e folte, tanto che sembrava avesse messo il kajal - e forse era anche così, conoscendo alcuni tipi - capello riccio e moro, conturbante, e labbra da succhiacazzi conclamato. L'uccello iniziò a indurirsi, nella sua mano destra, mentre l'altra giaceva abbandonata lungo i fianchi. Quelle cazzate sul tenere occupato tutto ciò che si aveva a disposizione lo indispettivano. Per una sega erano sufficienti le dita di una mano sola, tutt'al più il palmo, ma l'altra? Cazzo, se stava ferma non succedeva proprio niente. Dischiuse la bocca, lasciando che l'acqua vi scivolasse dentro, accarezzando la lingua e lambendo i denti, mentre l'uomo dagli occhi verdi prendeva posto davanti al suo bacino in attesa che lo riempisse. E lo fece, giocando di polso in maniera un po' più accentuata, penetrandogli quelle labbra carnose e magnifiche e osservandolo succhiare a occhi chiusi tutta la sua lunghezza. Non si era mai potuto lamentare delle sue dimensioni, anche se non erano da record... ma in fondo a che serviva? A niente, appunto.
Gemette, aumentando la velocità e raggiungendo una dimensione parallela di piacere paradisiaco.
«Uhm» mormorò mentre lo sconosciuto leccava la cappella guizzando la lingua da una parte all'altra. Lo stava gustando come piaceva a lui, come avrebbe sempre voluto avvenisse, come...
Venne portandosi un pugno alla bocca, soffocando un rantolo spontaneo, quindi aprì gli occhi sorretto dall'ondata di adrenalina che lo aveva appena investito. Puntini neri e bianchi galleggiavano a mezz'aria ovunque volgesse lo sguardo, e si impose di respirare regolarmente, riportando anche i battiti cardiaci a più miti consigli. Niente di meglio di un cazzo di orgasmo in solitaria... A volte era meglio quello che una scopata in coppia. Si pulì sotto il getto d'acqua, insaponandosi con cura e risciacquando il corpo come un perfetto maggiordomo alle prese con un pavimento incrostato, quindi chiuse il rubinetto e uscì dalla cabina giusto in tempo per sentire Billy grattare alla porta in cerca di cibo.
«Che coglioni...» sospirò «Arrivo, mangiaufo a tradimento!» urlò al silenzio del bagno, quindi si tuffò nell'accappatoio, si immerse nella colonia e si vestì, pronto per una serata pigra e serena.

venerdì 13 novembre 2015

Volevo solo te: la vera protagonista

Siamo giunti a due giorni dall'uscita della versione cartacea di Volevo solo te. La copisteria sta lavorando alacremente e in questo momento un bel po' di copie in bianco e nero con banda rossa stanno sfilando sui nastri una dopo l'altra, allineandosi composte in attesa di trovare il proprio posto nel mondo.
Nelle vostre case? Probabile. In libreria? Forse...


Ma c'è una cosa ancora più importante, che si muove sotto quel bacio intenso che è la fotografia di un amore ancora da scoprire...
Flora, che ancora sogna, ancora corre nell'erba, ancora arrossisce per uno sguardo intenso rubato nei campi.
Flora che non sa e non vuole sapere cosa significa crescere. O forse sì: forse desidera così tanto conoscere la vita che ne fugge per la paura che l'emozioni la sovrasti.
Flora, una ragazza d'altri tempi con l'innocenza propria delle adolescenti tumultuose.
Ed ecco che oggi parleremo della mia splendida protagonista, una ragazza bellissima, dal corpo in evoluzione, con un amore sconfinato nel petto e un mondo da scoprire negli occhi.
Perché Flora è dentro di voi, dentro di me. Flora è il nostro fanciullo interiore.
Amatela come io ho amato lei.

FLORA
La mattinata trascorse nel timore e nella speranza di rivedere quel ragazzo senza nome, mentre le gambe solerti pedalavano e macinavano chilometri con la stessa lena con la quale le donne raccoglievano il grano in luglio e stipavano il fieno nei silos. Molti pensavano erroneamente che la sua mansione fosse più leggera di tante altre, ma correre come faceva lei tutto il giorno, piegata nello sforzo di filare via carica di acqua, era tutto fuorché semplice. Lo sapeva bene il suo fisico, adattato allo sforzo fisico e modellato di conseguenza. Il seno abbondante , sul ventre piatto e il vitino da vespa di cui tanto andava fiera, era l'unico ingombro di cui avrebbe fatto a meno durante le cavalcate forsennate in sella al suo inseparabile mezzo a due ruote, questo almeno fino al momento in cui non le capitava di specchiarsi nei vetri degli spacci aziendali. In quei frangenti poteva ammirare estasiata la sua figura, provando un guizzo di orgoglio e un brivido di eccitazione nell'osservare ogni sua curva voluttuosa che sembrava gridare desiderio a ogni fremito. Quando giunse nei pressi del campo dove lavorava quel ragazzo dagli occhi penetranti, quindi, non ci pensò due volte a togliersi il fazzoletto dalla testa e scuotere i suoi lunghi capelli ramati, selvaggi nella massa fulva che era fiera di ostentare alla luce del sole.




 Uscì dall'acqua e notò come gli ultimi raggi di sole che filtravano tra gli alberi le cadessero addosso giocando col pulviscolo fine che le vorticava attorno. La sua pelle riluceva nel riflesso dorato del tramonto facendola sentire sensuale, bella come mai si era sentita. Il pensiero del suo appuntamento notturno le accelerò i battiti del cuore e le illanguidì le membra, inducendola a sorridere di nascosto per il suo dolce segreto. Sentendosi osservata alzò lo sguardo giusto in tempo per notare un paio di occhi chiari sparire oltre le fronde degli alberi dirimpetto al canale e le guance tornarono a imporporarsi. Le sue labbra dipinsero una “o” sul volto stupito e lo sconcerto iniziale cedette subito il passo all'emozione e alla meraviglia. Era lui? Davvero l'aveva vista nuda? E cosa aveva pensato? Le era piaciuta? Gli occhi lucidi di incredulità, afferrò l'asciugamano e iniziò a tergersi l'acqua di dosso. Ascoltò distrattamente Nilde blaterare qualcosa senza realmente dare peso alle sue parole. Quegli occhi le erano entrati dentro, cantandole una melodia impossibile da ignorare.


martedì 10 novembre 2015

Volevo solo te, i personaggi #3

In ogni romanzo che si rispetti, non può mancare il cattivo. Per lo meno non nei romanzi che presuppongono un grande amore. In fondo senza ostacoli non ci sarebbe il pathos necessario a voler davvero essere l'uno nelle braccia dell'altro no?

Ma chi è davvero il cattivo di Volevo solo te?
Renzo Lorenzin è davvero così meschino come vorrei dipingerlo? E chi era, nella realtà?
Come per Miss Gioconda, personaggio strettamente collegato al nuovo fattore dell'azienda, lascerò che siano le parole del Lorenzin a raccontarvi del suo carattere e del suo modo di muoversi tra le persone.
E ricordate che Renzo non è solo scaltro e subdolo, ma anche dannatamente bello.
Come ogni cattivo conturbante che si rispetti!

Renzo


Schioccò le labbra, dondolando sui talloni, mentre le dita scivolavano lungo gli straccali e si andavano a incuneare tra i pantaloni e la camicia intrisa di sudore. Si sarebbe rassettato prima di uscire a festeggiare. La prima notte in quel luogo non poteva trascorrere senza una puntata nei bordelli di Roma di cui gli era stato parlato assai bene dagli amici emigrati prima di lui. Catturò con lo sguardo l'immagine di Lucia intenta già a disfare le valige e decise di sfogare i propri bollori in quello stesso momento, per evitare inutili perdite di tempo più tardi. In fondo se doveva pagare qualche puttana, era bene farlo a ragion veduta e non per una sveltina regalata per la troppa fretta di infilarlo nel buco adatto. Rimase in silenzio, osservando le forme generose di sua moglie. Inadatta al concepimento di prole, era soddisfacente almeno tra le lenzuola, non fosse altro che almeno era docile e remissiva quanto bastava per esaudire ogni sua turbolenta fantasia. Attese, come un ragno sulla tela, finché la donna non gli passò di fianco per andare a prendere la sua valigia ancora a terra di fianco alla porta. Con uno scatto fulmineo del braccio la accalappiò cingendole la vita e togliendole il fiato. Incredula, per nulla preparata a quell'assedio, la donna annaspò nel vuoto, atterrando poi con i palmi aperti sul legno duro e fibroso della tavola su cui avrebbero desinato da quel giorno in avanti. La sentì sospirare, irrequieta, quindi rassegnarsi docile ai suoi voleri.
«Brava, mogliettina, sai cosa voglio» le sussurrò, avvicinandole la bocca all'orecchio. Le sciolse la severa crocchia con cui aveva ordinatamente acconciato i capelli alla nuca, quindi le scompose la massa nera di riccioli che cadde sulle schiena e sul tavolo scuro.

«Abbassati e allarga le gambe» le ordinò, mentre con una mano armeggiava con la patta dei suoi pantaloni per tirare fuori il suo membro, svettante e pronto. Lo eccitava il potere che il suo ruolo gli conferiva. Non solo di fattore, ma anche di marito.


«Be', comunque non c'è molto da spiegare, mia cara Flora» continuò poi, avvicinandosi. In poche falcate le fu di fronte. Il bacino all'altezza del suo volto. Pensò di alzare lo sguardo, ma si rese conto di essere in una posizione equivoca e davvero sgradevole. Se lo avesse guardato, la prospettiva dal quale l'avrebbe fatto sarebbe stato dalla cintola in su e, per quanto il suo corpo ne fosse tentato, si ritrasse impercettibilmente sul pavimento guardando un punto imprecisato a terra. Rimasero in silenzio per parecchi secondi, come se il fattore volesse mettere alla prova la sua curiosità, quindi lo sentì piegarsi sulle gambe e portare il volto all'altezza del suo. Le sollevò il mento, costringendola a guardarlo. Flora sentì lo stomaco contrarsi in un miscuglio tra desiderio, adrenalina e fastidio. Non riusciva a decifrare i suoi sentimenti, ma seppe chiaramente che non erano gli stessi che provava con Fausto.

Dal 15 Novembre Volevo solo te (clicca sul nome per scaricarlo in ebook) sarà disponibile anche in cartaceo!
*foto Web  

mercoledì 28 ottobre 2015

L'emigrazione veneta

C'è stato un tempo in cui il Veneto era terra di migrazioni frequenti e Wikipedia recita che già prima dell'annessione al regno d'Italia lo fosse.
Molti non lo sanno, eppure è così. Scrivendo Volevo solo te ho scoperto cose talmente interessanti su questa popolazione (perché è il caso di cominciare a chiamarla così) che mai avrei immaginato. C'è, pensate, una città in Francia chiamata Vannes proprio in onore dei fondatori italiani. E ancora in Brasile, in America, in Germania, Svizzera, Ungheria... i veneti sono ovunque.
Scherzando a mio marito, tempo fa, dissi che sono come i Gremlins... Ricordate quel film fantasy di tanti anni fa? I simpatici esserini pucciosi si moltiplicavano a contatto con l'acqua... Be', ragazzi, è così: loro sono tra noi! Potete andare ovunque: un veneto vi avrà preceduto.
Perché?

Le motivazioni posso soltanto immaginarle, vivendo io stessa a stretto contatto con molti di loro. La serietà, la responsabilità e l'attaccamento alla famiglia e al lavoro, oltre che alla terra.
Ma c'è anche altro e questo ci riporta al contesto storico di cui ormai parliamo frequentemente. Dunque... veniamo a noi.Tra il 1932 e il 1939, mentre ancora molte zone di Maccarese risultavano paludose e soggette alla lunghissima opera di bonifica, circa 3000 famiglie giunsero nella Pianura pontina per lavorare e colonizzare la terra per volontà del Duce. Di queste quasi 3000 famiglie ben il 60% era veneto e non era una scelta casuale, ma ben ponderata da parte del regime. Si aveva infatti la necessità di immettere una popolazione con comprovata vitalità e prolificità e la regione che meglio si sposava con queste esigenze era appunto quella veneta.

All'epoca si aveva una costante lotta all'urbanesimo, guerra voluta dal Duce per evitare la prolificazione di borghi, per diminuire i costi portati da una città numerosa e, in generale, per garantire il ruolo solitario e lavoratore del contadino medio. Questo significa che quando giunsero queste famiglie in pianura, la vita non fu per nulla semplice. Le case erano decisamente lontane le une dalle altre, non c'era quasi nulla e quel poco era determinato dal duro lavoro. Insomma, un sorta di incubo che nell'intero agropontino vide la realizzazione di vere e proprie città lavoro.
Sapete che qui a Maccarese gli effetti della bonifica sono ancora ben visibili e presenti? Se dovesse accadere, per caso, che le idrovore utilizzate all'epoca, e modernizzate certo, cessassero di lavorare, in pochi mesi si avrebbe lo stesso scenario che quelle famiglie trovarono al loro arrivo qui. Assurdo vero? Eppure affascinante...


Comunque, per la cronaca, esistono associazioni di Veneti nel mondo e addirittura Onlus e quelli all'estero hanno combattuto per veder riconosciuta la lingua veneta antica, da loro ancora parlata, accettata dalla regione nel 2007. Se pensavo che solo a Maccarese ci fosse una situazione simile, sbagliavo!
Una domanda sorge spontanea: ma quanti saranno mai?

giovedì 9 aprile 2015

Prime due di una serie di uscite mozzafiato

Il fatto è questo, gente: Dunwich ci dà dentro e lo fa in maniera sistematica e certosina. Abituati come ci hanno a leggere piccole perle, il mese di Aprile promette faville: credetemi!
Iniziamo con le prime due succosissime uscite...


R'Lyeh di Daniele Picciuti (serie Chtulhu Apocalypse)

R'lyeh

È trascorso un anno dalla scomparsa di Carlo Stein e Seth Parker, saliti a bordo del brigantino fantasma Mary Celeste e mai più tornati. Eva Ronchi, ex assistente di Stein, ora ha un altro lavoro e si è lasciata tutto alle spalle. Fino a quando fa la sua comparsa il professor Brandellini, sedicente membro di un Ordine segreto, a chiedere il suo aiuto per ritrovare i compagni perduti. Eva commette l'errore di accettare e, assieme a una squadra speciale altamente addestrata, si ritrova coinvolta in una  lotta  alla  sopravvivenza  nelle  viscere  di  un’isola  non segnata sulle mappe, dal cui abisso emerge il cupo lamento di R’lyeh e dei suoi terrificanti abitanti.

 «Lovecraft era uno di noi. Non era uno scrittore visionario né un pazzo divorato dagli incubi. O meglio, non era sempre stato così. Gli incubi vennero quando non riuscì più a gestire il suo ruolo di Custode. Lui entrò in contatto con entità... occulte. Vide cose che una mente umana non può sopportare e, per riuscire a non impazzire, decise di scriverne. Mettere su cartale sue storie in qualche modo lo salvò dalla pazzia.»

Suzie Moore e il nuovo viaggio al centro della Terra di Anita Book

Suzie Moore


Suzie Moore non è una ragazza come tutte le altre. Si veste in modo  strano,  è  cinica  e  odia  le  persone.  È  nata  in  Illinois  ma vive a Roma, dopo che la sua famiglia è morta tragicamente in una bufera di neve. Ama la musica ma non la scuola. Tuttavia proprio un libro cambierà per sempre la sua vita. Nascosto nel computer del preside della Scuola Americana di Roma, troverà un  misterioso file che  le darà accesso a un mondo di  fantasia: quello descritto da Jules Verne nel suo Viaggio al Centro della Terra.  Vivrà  così  un'avventura  incredibile,  al  fianco  del folle professor Lidenbrock e del giovane nipote Axel, il cui fascino metterà  in  crisi  persino  il  suo  cuore.  Da Amburgo  all'Islanda, dalla  vetta  del  monte  Sneffels  alle  profondità  della Terra  e  là, dove  Jules  Verne  non  è  mai  andato  e  dove  il  confine  trafinzione  e  realtà  è  un  orizzonte  quasi  invisibile.  E  mentre  la vita  di  tutti  i  giorni  continua  a  scorrere,  tra  scuola e  amici, delusioni e piccole e grandi conquiste, qualcosa dentro di lei - in un mondo diverso - le darà le giuste lezioni per superare le sue paure.




giovedì 19 marzo 2015

Ma sapete che sono usciti i nuovi libri Dunwich?

Eccoci di consueto con l'appuntamento libri... Lo so, sono una pelandrona con le recensioni, ma il vampirotto mi reclama, l'editing ha ingranato e dovrei anche scrivere qualche libricino mio: ma ce la posso fare! :D Allora, nuove succulente uscite ci aspettano in quel di Amazon (o dovunque vogliate, i Dunwich son dappertutto!) E andiamo con la carrellata:

Il Braccio mutante della legge (Infernal Beast Vol. 4) di Samuele Fabbrizzi
Il Braccio mutante della legge

Anno 34 dopo Pioggia.
Il Texas sta cercando di riprendersi dalla catastrofe. Alcune
città sono riuscite a far fronte ai danni, altre sono state
evacuate e abbandonate allo stato selvaggio.
Non esiste più un governo centrale. Il dollaro è stato sostituito
da una nuova valuta, il Tony Romo (ex giocatore dei Dallas
Cowboys). La tecnologia moderna si basa per lo più sul
vapore. In tutte le città si respira un clima dittatoriale,
in cui l’aristocrazia, in particolar modo i sindaci, hanno pieno
potere sulla plebe. In seguito alla pioggia di meteoriti, agenti
cancerogeni e ancora sconosciuti hanno inquinato l’aria e
mutato un gran numero di animali fuori dai centri urbani. Le cause restano ancora un mistero. I cittadini sono costretti a
indossare maschere antigas nei luoghi aperti. Particolari
generatori a vapore si occupano delle sterilizzazioni. Un
fenomeno diffuso fra i ricchi gentiluomini texani è il
collezionismo dei mutanti da esporre e far combattere nelle
arene. I giochi sono divenuti sinonimo di potere.

La Cisterna di Nicola Lombardi
La Cisterna


 Nuovo Ordine Morale. Una feroce dittatura militare. Un nuovo sistema carcerario estremo in cui le Cisterne rappresentano il terribile strumento per una radicale epurazione della società. Giovanni Corte, giovane pieno di speranze, conquista l’ambito ruolo di Custode della Cisterna 9, nella quale dovrà trascorrere un anno. E comincia così per lui un cammino - inesorabile, claustrofobico, allucinante - lungo gli oscuri sentieri dell’anima umana, verso il cuore buio di tutti gli orrori che albergano fuori e dentro ciascuno di noi.

D'Ambra e d'Ombra (Moon Witch 2) di Davide Camparsi
D'Ambra e d'Ombra
 

Celestine Seymour da qualche tempo fa strani sogni nei quali rivive i drammatici eventi accaduti a Salem nel 1692, durante la caccia alle streghe. Incubi costellati di tradimenti, inganni e corruzione. Di giorno, invece, nella sua casa di Stirling, in Scozia, all’interno del ciondolo d’ambra ereditato dalla madre intravede qualcosa di altrettanto inquietante e ancora più incredibile.
Una guerra tanto segreta quanto mortale è in atto tra le donne che vengono chiamate streghe e la misteriosa Inquisizione del Labirinto.
Richard, il giovane parroco di St. Mary, vecchio amico d’infanzia, e la donna enigmatica e selvaggia che le appare in alcune visioni divengono i suoi confidenti mentre il dubbio la rode e la sua sanità mentale vacilla.
Celestine dovrà capire chi sono gli amici e i nemici, se prendere parte a questa battaglia o diventarne vittima, mentre vicino al suo cuore, il ciondolo d’ambra palpita sempre più impetuoso. Sfidandola a correre libera sotto la luna.



Insomma, ragazzuoli, anche questo mese abbiamo abbastanza per cui gioire di cui godere...

lunedì 9 febbraio 2015

A letto con il nemico (You Feel) di Angela D'Angelo

A letto con il nemico (Youfeel): Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole T'odio

Una partita di basket può cambiare la vita di una persona? Be', per Cristina non sarebbe la prima volta. Eppure Zanini rappresenta la svolta che non si sarebbe mai aspettata, che non avrebbe mai osato neanche chiedere a una vita già dura e colpevole di aver messo alla prova i suoi nervi che non avrebbe mai creduto così fragili. Perdere i propri riferimenti, la fiducia in un futuro prestabilito e dover reinventare una carriera di sana pianta è stata, per lei, una prova che è andata al di là di un normale cambiamento dovuto alla maturità e il buon senso. Il basket è da sempre stata la sua vita e, davanti alle gesta atletiche di suo fratello, Cristina è costretta a vivere di riflesso un'esistenza che ha sempre creduto possibile per se stessa. Ed ecco il figo di Zanini arrivare e portare una ventata di novità insperata e decisamente frizzante. E anche per nulla semplice da gestire o assecondare. Nicola è l'acerrimo nemico di Edo, è il Marcantonio da cui doversi difendere, è il Casanova di cui ogni locale parla, raccontandone le gesta incredibili fuori e dentro le lenzuola. Zanini... che è anche un perfetto esempio di bellezza statuaria, biondo e intrigante da star male. Cristina cosa farà? Cederà all'impulso sensuale e sessuale di farlo suo, oppure resterà fedele al principio che vorrebbe Nicola lo spauracchio da cui doversi guardare?
Angela D'Angelo approda in You feel dopo una gavetta lampo, fatta di Delos (grande donna quella curatrice che risponde al nome di Simona Liubicich e che ha saputo individuare fior fiori di autrici) e tanto studio. Un'autrice giovane, frizzante, che porta con sé un linguaggio moderno, colloquiale quel tanto che basta a rendere fruibili i propri romanzi anche a chi, solitamente, si tiene alla larga da certi generi. Ma il percorso scrittorio dell'autrice non è per nulla cosa da sottovalutare, e tutto si evince dalla maniera in cui questa ragazza riesce a coinvolgere ed emozionare senza salti o voli pindarici. Dotata di un frasario per nulla scontato, ogni parola della D'Angelo concorre alla costruzione di frasi dirette al punto cruciale. Non esistono punti morti, in “A letto con il nemico” e non esiste tempo per fermarsi e domandarsi “Chi, come e perché?”. Il ritmo serrato e le emozioni concatenate le une alle altre viaggiano a trecento all'ora verso il finale, facendo in modo che il lettore non risulti mai annoiato o privo di curiosa eccitazione per gli eventi.
Nicola è il classico donnaiolo, bello e quasi impossibile. Quante di noi hanno avuto a che fare con tipi simili, capaci di far svenire solo per uno sguardo? E quanto è stato brusco il risveglio dopo averli visti illuminarsi come una cometa nel cielo dei nostri giorni, senza apportare null'altro che sogni per nulla esauditi? Cristina in fondo ha una comprensibile paura verso il fascino imbelle di Zanini... E come darle torto? Provata duramente dalle privazioni a cui è stata costretta durante la sua breve vita per via di un infortunio doloroso, ha tutto da perdere, anche e soprattutto il briciolo di fiducia in un cuore spezzato dal dolore. Ma la forza delle donne risiede anche in lei e insegna. Insegna a risollevarsi, a non cedere, a sapersi alzare dopo una caduta, a volersi emozionare nonostante il terrore di sbagliare. Poi c'è l'orgoglio... E lì è tutta un'altra storia. Le cose non dette, i sentimenti taciuti e i fraintendimenti sono capaci di allontanare senza motivi davvero importanti e la D'Angelo è bravissima a trasmettere il desiderio di non cedere al silenzio, al perdono, al volersi fidare nonostante tutto e tutti. Per l'amore, per la voglia che si prova di tentare e rischiare in barba a qualsiasi consiglio. L'amore è forte, e come dicevano i vecchi? Se son rose fioriranno...
Un commento particolare lo merita l'enigmatico e bastardissimo Edo, passatemi il termine. Capisco essere il fratello protettivo, capisco il livore del passato, e capisco anche un dilemma personale vissuto durante la malattia della sorella in cui ha dovuto dimostrare una forza di carattere non indifferente che riuscisse a sostenere entrambi: ma un cazzottone in faccia e un bel calcio negli zibbedei non glieli levava nessuno, al posto di Cristina! E c'è da dire una cosa importante: se la D'Angelo è riuscita a farmi odiare un personaggio, ha centrato lo scopo.
A letto con il nemico sancisce l'esordio di un'autrice davvero promettente, nel genere erotico come in quello rosa. Credo, in verità, che la D'Angelo sia in grado di scrivere qualsiasi cosa desideri. La strada è lunga, ma destinata a essere lastricata di successi.

http://www.amazon.it/letto-con-nemico-Youfeel-apostrofo-ebook/dp/B00S6D0F6C/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1423524530&sr=1-1&keywords=a+letto+con+il+nemico+di+angela+d%27angelo

giovedì 22 gennaio 2015

Le uscite di Dunwich edizioni di questo mese... Let's rock!

Oggi apriamo con la segnalazione delle uscite di Dunwich, casa editrice sempre sul pezzo, specialmente per quanto riguarda l'horror, il paranormal e tutte le loro sfumature.
E allora partiamo e vediamo nel dettaglio cosa è uscito e di cosa si parla, gente!

Nel Profondo
Titolo Nel Profondo
Autore Giuliana Ricci
Genere Paranormal Romance
Pagine 40
Prezzo 0,99 ebook
Data di uscita 05/01/2015 ebook
Link di acquisto: http://www.amazon.it/Nel-ProfondoGiuliana-Ricciebook/dp/B00RUNN6WY/ref=sr_1_1?s=digitaltext&ie=UTF8&qid=1420992995&sr=1- 1&keywords=dunwich+edizioni
Sinossi
Racconto vincitore del concorso L’Ultimo Canto delle Sirene.
Quali leggende o ignote realtà nasconde la profondità
dell’oceano? I ruderi di una civiltà perduta, il canto di
un’eterea creatura o forse solamente un miraggio?
Ario è un esploratore e un esperto di immersioni subacquee.
Conosce bene il fascino e la pericolosità dei fondali ma
neanche immagina quale abisso di segreti possa celare. Alcune
foto lo hanno incuriosito. Ritraggono strutture di roccia tagliate
con precisione e figure geometriche simili a costruzioni
templari. Potrebbero essere formazioni naturali, i risultati di
un’abile manipolazione grafica oppure i resti di una città
sottomarina. Lui è intenzionato a svelare il mistero. Diverrà
prigioniero di un richiamo irresistibile e testimone di un antico
destino che lo porterà sulle tracce di un mondo sommerso
Pavlov's Dogs - L'Armata Dei Lupi
D.L. Snell / Thom Brannan
Pavlov’s Dogs – L’armata dei Lupi
genere: horror
pagine 250
prezzo 3,99 ebook 9,90 cartaceo
uscita 12 gennaio ebook, 1 febbraio cartaceo
link di acquisto: http://www.amazon.it/Pavlovs-DogsLArmata-Dei-Lupiebook/dp/B00S4OXB6Y/ref=sr_1_1?s=digitaltext&ie=UTF8&qid=1421058692&sr=1- 1&keywords=dunwich+edizioni
SINOSSI
LUPI MANNARI
Il dottor Crispin ha creato i salvatori dell'umanità: i Cani di
Pavlov, un team di soldati in grado di trasformarsi in bestie
spaventose. Ma quando il dottore e i suoi collaboratori danno il
benvenuto al nuovo neuroscienziato si rendono conto di aver
messo il loro lavoro nella mani di un uomo di cui non si fidano
completamente.
ZOMBIE
Ken Bishop e il suo miglior amico Jorge restano bloccati nel
traffico mentre stanno tornando a casa dal lavoro. C’è un
incidente poco più avanti. E qualcosa di peggio. Sono i primi
segni di un’epidemia. Ken e Jorge sono proprio a un punto
morto. Non devono solo fuggire, ma anche salvare il maggior
numero di persone.
ARMAGEDDON Ora Crispin e i suoi devono prendere una decisione difficile:
mandare i Cani nel bel mezzo dell’apocalisse zombie per
salvare i sopravvissuti o seguire i consigli del neuroscienziato
che suggerisce loro di risparmiare le risorse e usare i soldatibestia
come guardie dell’isola?
«Lupi mannari creati con alterazioni genetiche, orde di zombie
cannibali e abbastanza azione da farvi venire un attacco di
cuore.» (Jonathan Maberry, autore di Dead Of Night e Dust &
Decay)
«Un'avventura horror di altissima qualità.» (Joe Mckinney,
autore di Apocalypse Of The Dead e Flesh Eaters)
Scritti Con Il Sangue
Titolo Scritti Con Il Sangue
Autore Francesco G. Lugli
Genere Horror
Pagine 223
Prezzo 2,99 ebook 9,90 cartaceo
Data di uscita 05/01/2015 ebook 01/02/2015 cartaceo
Link di acquisto: http://www.amazon.it/Scritti-Con-SangueFrancesco-Lugliebook/dp/B00RU9PUYA/ref=sr_1_2?s=digitaltext&ie=UTF8&qid=1420974682&sr=1- 2&keywords=dunwich+edizioni
Sinossi
A volte per scacciare gli incubi bisogna aprire gli occhi, a volte
basta chiuderli, a volte non c'è niente da fare…
«Il sangue è più dolce del miele… e l'inchiostro non era
abbastanza denso per gli orrori che Francesco G. Lugli voleva
evocare.» (ANDREA CARLO CAPPI)
A volte ritornano, verrebbe da dire, citando il titolo di una
celebre antologia del maestro Stephen King, ma in questo caso
non se ne sono mai andati del tutto e non ci resta che rievocarli,
magari con una seduta spiritica. Stiamo parlando di quei
racconti horror capaci di appassionarci e spaventarci in
gioventù e che ancora oggi sono fulgidi esempi di come anche
la carta stampata possa provocare brividi lungo la schiena e
notti insonni.
Fra le mani avete una raccolta tributo a quegli autori che hanno
fatto la storia del mistero e del terrore. E così non sarà difficile
scorgere riferimenti al sopraccitato Re del Maine o a Richard
Matheson, ma anche a Philip K. Dick, Edgar Allan Poe, H.P.
Lovecraft e tanti altri.



Io, per voi, mi occuperò di "Nel profondo" e "Scritti con il sangue"... Stay tuned ;)

mercoledì 14 gennaio 2015

Scrivere l'erotico in una nuova chiave? Sì, con Maddalena Costa!

Eccoci qui, dopo le feste natalizie, con tanto di Capodanno e Befana... E pure qualche giorno extra, Sì, perché se volete le recensioni qualcuno dovrà pur leggere... Poi avrei anche qualcosina di nuovo da scrivere... A proposito di scrittura,.. Ieri la regia mi ha informata di una importantissima novità. Chi è la regia? Non fate domande, per cortesia, e leggete! Dicevo... Ieri è nata una nuova collana erotica.
-E dove sta la novità, Federì?- chiesero dagli spalti. E qui vi frego io! La nuova collana targata Lettere Animate sarà un caleidoscopio di scoppiettante novità. A partire dalla sua curatrice, la fantastica Maddalena Costa... Una tipetta che ha vinto millemila concorsi e che attualmente figura tra gli autori Damster con un romanzo "senza sfumature" appassionante e appassionato. Oltretutto è conduttrice radiofonica di "Sex Pills" e una giornalista di tutto rispetto. Ma andiamo al sodo. Carnt Erotique è ambizioso, audace e innovativo. Come si legge sul profilo tumblr della casa editrice, la collana:

avrà una conformazione particolare e unica (
come fosse un piccolo marchio editoriale all’interno di Lettere Animate). L’idea è quella di pubblicare prevalentemente autrici donne che possano scrivere con una cadenza regolare racconti, romanzi brevi, romanzi e tutto quello che può ruotare attorno alla letteratura per adulti. E molti dei titoli saranno prodotti in doppia versione standard e multimediale con approfondimenti audio, video e visivi per una esperienza di lettura erotica mai vista prima.

image


Chiunque voglia partecipare attivamente può farlo inviando il proprio testo direttamente  compilando il form di Lettere animate a questo link:

http://www.lettereanimate.com/manoscritti/invio.php scrivendo nella sezione Generi il nome della collana oppure inviando una mail a Maddalena all'indirizzo 
lascrivadinia@gmail.com

Vi lascio con la pagina facebook della collana. Ragazzuoli scrittori: scrivete scrivete scrivete!
https://www.facebook.com/pages/Carnet-%C3%89rotique/407268692782167

martedì 23 dicembre 2014

Rebirth- I tredici giorni di Alessia Coppola / BLOGTOUR



Rebirth - I Tredici Giorni

Grace incede sul palco, il sorriso le increspa le labbra su una pelle all'apparenza levigata, giovane, fresca. La sua lucentezza risplende solo per il pubblico acclamante, mentre dentro, nell'anima, tutto urla. La stessa anima che sarebbe pronta a migrare verso un ipotetico demone, un ipotetico diavolo. Come Gray, come Dorian e il suo quadro. Cosa darebbe Grace, pur di non cedere al tempo e ai suoi passi inesorabili nel cammino dell'età? Una ruga, una semplice ruga risponderà per lei e sarà un viaggio senza fine verso la salvezza, l'aria fresca per vivere, la fulgida carezza di un amore che non sapeva potesse esistere per lei.
Alessia Coppola entra in punta di piedi nel mondo della narrativa gotica, e lo fa in maniera esplosiva, attingendo alla branca più amata dagli esordienti: l'horror fantasy. Ciò che stupisce, però, è l'innovazione nel cliché di un combattimento eterno tra bene e male. Raccontando un viaggio interiore alla stregua di un rehab, la Coppola vive la sua eroina, mostrandola con le sue debolezze ma anche con la sua impagabile forza. Grace è una diva, ma è anche una donna sola, un'anima fragile eppure forte nella sua determinazione rafforzatasi nel tempo di un'infanzia per nulla semplice. Il rapporto conflittuale con i genitori, troppo ripiegati su sé stessi per pensare davvero al bene dell'unica persona che avrebbero dovuto proteggere persino dalla Morte, determina nella protagonista un'evoluzione negativa che accresce l'idea sbagliata della supremazia materiale su quella morale. Diviene più importante il lavoro della vita stessa. Il successo è solo un succedaneo dell'affetto che manca, ma Grace non può rendersene conto. Impossibilitata ad amare come non sa neanche di volere, dati i suoi trascorsi, arriva a vendere la sua anima a un demone pur di continuare a rimanere nella bolla alterata delle sue superficiali credenze. Non importa quanto Gary la ami, quanto sia disposto a perdere per lei. Ciò che conta è l'applauso, l'amore del pubblico. Studiando il periodo storico in cui è ambientato il romanzo non si stenta poi a credere alla fattibilità degli eventi. Siamo alla fine degli anni 30, nel pieno focolaio della seconda guerra mondiale. Un uomo, dall'altra parte del mondo, sta promulgando i propri bassi ideali, facendo leva sul pubblico che tanto adora Grace e su cui tanto fa affidamento. La denuncia dell'autrice, pur non essendo palesata in alcun modo, con la scelta del periodo risulta chiara. La massa non sempre sceglie per il meglio e, di conseguenza, non vi è il cosiddetto “posto al sole” laddove risiede la moltitudine. Ciononostante Grace cede alla lusinga dei beni materiali e della carezza delle acclamazioni e Alessia Coppola decide di promuovere la discesa verso la fine dell'eroina omaggiando Oscar Wilde e il suo Dorian, colpevole di aver ceduto alle lusinghe del diavolo distrattamente, senza porre troppa attenzione alle conseguenze delle proprie parole e azioni. Labile è il confine tra omaggio e copiatura: l'autrice rende chiaro il suo intento di ricordare senza attingere a piene mani ed è un merito di pochi.

Questo esordio presenta tantissimi spunti innovativi, tanti sprazzi di intelligente originalità, mai banale o fuori luogo. Le scelte non sono forzate e il declivio verso il fantasy non guasta, ma accresce il grottesco che diventa, forse, ancora più interessante. Personalmente ho adorato il Chronat e la sua cattiveria. Finalmente il malvagio torna a essere tale e ad attentare alla vita del malcapitato. Senza redenzione, senza giustificazioni di sorta che ne determinino una riflessione postuma. Seguendo un po' la credenza religiosa per la quale si diventa animale abbietto nella vita successiva se colpevoli di nefandezze in quella attuale, la Coppola spiega al lettore come la condotta morale sia importante per aspirare alla bellezza eterna piuttosto che alla dannazione del male. Bellissimi gli scenari, le ambientazioni, quasi si potesse cogliere l'atmosfera rarefatta del bianco e nero con cui siamo soliti immaginare gli anni trenta. Le volute di fumo che si levano al di sopra dei caschetti neri e lucidi delle ballerine, il trucco pesante per esaltarne la bellezza, la musica amplificata e gioviale tesa a mitigare momenti oscuri quali il proibizionismo, il conflitto alle porte, il razzismo che imperava in quel periodo nell'America descritta con dovizia di particolari dalla Coppola che da prova di uno studio per nulla approssimato. Il linguaggio è in alcuni tratti ampolloso, forse troppo per il ritmo conferito all'intera opera, comunque piacevole e mai portato all'esasperazione. È un esordio , quello di Alessia Coppola: un ottimo esordio. Non potrà che migliorare, dopo una prova simile, confermandosi non solo una bravissima illustratrice, ma una promettente autrice. E poi, perdonate, se come primo blog tour di Semplice e Lineare ho scelto Rebirth- I tredici giorni, un motivo ci sarà, no? E ora veniamo alle cose serie... Di seguito le regole per poter partecipare al viaggio di Alessia nell'internet librosa, tanti link interessanti e... Lei, nel suo blog interamente dedicato a Grace, il Chronat e Ayku...  






Programma BlogTour

27 Novembre - Presentazione BlogTour e anteprima del libro
1 Dicembre - Booktrailer (Rosie M. Stuart  - DragonflyWings)
4 Dicembre - Personaggi (Alessia B. Nolli - Scrivere mipiace)
8 Dicembre - Ambientazioni (Ilenia Caldarella - Libri di Cristallo)
11 Dicembre - Intervista a Grace (Lettrice Segreta - Le parole segrete dei libri)
14 Dicembre - Intervista autrice (Silver Lu / E scrivere)
17 Dicembre - Estratti
20 Dicembre - Curiosità sul libro (Giovanna Ricchiuti - Un lettore è un gran sognatore)
23 Dicembre - Doppia Recensione (Bianca Cataldi - B. amongthe little women Federica D'Ascani)
28 Dicembre - Video Recensione (Anita Book - L'ora del libro)
2 Gennaio - E tu, cosa faresti se avessi 13 giorni per sfuggire alla Morte? (Miriam Rizzo - Le passioni di Brully)
5 Gennaio - Video Intervista ( Anita Book- L'ora del libro)
7 Gennaio - Estrazione della vincitrice di una copia cartacea di Rebirth autografata dall'autrice. (Sogni di Marzapane)

Regole:
- Iscriversi al blog dell'autrice Anima d'Inchiostro  e al blog ospitante;
- Cliccare G+ e commentare il post;
- Cliccare "mi piace" alla pagina dell'Editore;
- Condividere l'evento sui social;
- Condividere il link del blog dedicato al libro.
- Condividere il link d'acquisto su Amazon



sabato 20 dicembre 2014

1849 di Andrea Franco


1849 (Odissea Digital)
Amare Simonetta, per Patrizio, non è semplice. Non è semplice pretendere l'esclusività di un amore che stato già promesso per l'eternità a qualcuno diverso da sé, impossibile quasi soffocare la gelosia verso chi, per naturale conseguenza degli eventi, dovrebbe soffrirne a ragione. Per quanto si sforzi di essere spigliato e spontaneo nell'esternazione dei propri sentimenti, il capitano di Guardia Civica proprio non riesce a sopprimere l'idea della sua donna assieme al marito. Arrighi vive, è presente nelle vite di entrambi gli amanti e detiene il pieno diritto sul cuore e sul corpo di Simonetta, per quanto lei promulghi sentori avversi. D'altronde Patrizio non dovrebbe neanche pretendere altro, lui che ha sempre condannato suo fratello Luciano per la condotta morale e il suo discutibile amore per quella che ha sempre considerato una semplice meretrice. Ma Elena, colei che ha rubato il cuore poetico dello storpio Luciano, è stata brutalmente uccisa. Perché? E da chi? Intanto Mazzini tenta con ogni mezzo di arginare l'invasione francese, sottostando a voleri che non desidera ascoltare, ingoiando a vuoto antipatie neanche troppo celate. L'unione d'Italia sta prendendo forma e i protagonisti di questa storia ancora stentano a crederlo possibile...

Torna Andrea Franco, forte dei suoi trascorsi in Delos, forte del suo successo in Mondadori. Torna e da prova di saper scrivere, ancora, anche se non ne ha bisogno. Un romanzo ben strutturato, forse troppo accademico, il suo 1849. Lasciando ampio spazio a quella che è stata la storia del nostro Paese, quasi l'autore sentisse la necessità di omaggiare il travaglio che uomini di altri tempi hanno dovuto sopportare pur di uniformare lo stivale sotto un unico nome e colore, Franco narra una vita possibile, un dolore probabile in quello scenario quasi apocalittico che è stato il focolaio del nostro futuro. Ho letto una recensione inerente a questo romanzo e superficialmente mi ha anche trovata d'accordo. Pur non additando in maniera negativa 1849, si rimproverava all'autore una certa sommarietà nell'affrontare la parte romanzata del libro, prediligendo la descrizione quasi minuziosa degli eventi storici del tempo. Effettivamente le storie di Luciano, così come quella di Patrizio, sembrano quasi un espediente per raccontare la storia dell'unione d'Italia, rivelando anche particolari che non tutti conoscono. L'amore tra Patrizio e Simonetta non è appassionato, caratterizzato nel sentimento e nella sua evoluzione. La parte giallistica che vede la dipartita di Elena e la conseguente sete di verità di Luciano non trasmettono tanto pathos quanto un lettore avvezzo a determinati generi richiede. E forse ad Andrea neanche interessava. Come a volte un romanzo erotico diventa tale solo per alcune scene spinte inserite all'interno di un contesto ben più importante in termine di contenuti, così 1849 si prefigge di ripercorrere momenti importanti del nostro passato, intersecandosi quasi per caso con le vite di questi fratelli maledetti, in un modo o nell'altro. Che poi il climax preveda un momento toccante tra i due, poco importa. Ciò che davvero conta è la narrazione di un determinato anno, la cronostoria di un punto cruciale politico e sociale che ha determinato ciò che ora conosciamo e che diamo per scontato. E che, come vediamo, ci permettiamo anche di mandare “a puttane”, dimenticando i retroscena, i passi che hanno solcato le nostre strade, nomi che hanno combattuto tra loro, sputandosi addosso veleni e dissapori, ostentando poteri e lottando contro quelli degli altri. È stato detto che 1849 sembra un libro di storia romanzato. E ben venga, in un momento in cui la storia non interessa a nessuno e in cui l'unico interesse sembra un cliché sentimentale che decentra l'attenzione da problemi reali che i potenti preferiscono oscurare per non doverlo fronteggiare. Insomma, Andrea Franco lavora bene e il suo 1849 deve essere letto. E ha fatto bene anche a me, che di quel periodo non ricordavo quasi nulla.