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lunedì 20 ottobre 2014

Le ragioni del cuore di Macrina Mirti

Le ragioni del cuore (Passioni Romantiche)

La guerra tra Goti e Latini imperversa senza sosta. Le sorti dei simpatizzanti clericali, però, versano in condizioni disastrose e numerose sono le vittime che cadono sotto i colpi della fame e delle armi. Lucilla ha perduto qualsiasi cosa. I fratelli, suo marito, suo figlio... Le è rimasto solo il padre, un uomo buono e saggio, devoto a Dio, ma non in maniera così estrema da abbracciare completamente le cause della Chiesa. Lucilla è più estremista, complice anche la sua giovane età e le brutture che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita, quelli della maturità e del passaggio all'età adulta. Per questo motivo, forse, decide di seguire il plotone organizzato alla bell'è meglio. Per questo motivo, forse, decide di vendere cara la pelle pur di rubare provviste e portarle alla sua gente. I goti hanno tagliato qualsiasi ponte con l'esterno e Lucilla è costretta alla fame da troppo tempo. Non può resistere lei come non può resistere il popolo, costretto a mangiar topi e cavalli pur di continuare a vivere. Parte, quindi, vestita da soldato. Parte, rendendosi conto dell'estremo rischio che sta correndo. Parte con la paura di non tornare più. E se non fosse poi così terribile cadere tra le braccia del nemico?
Macrina Mirti ormai è la mia garanzia. Quando leggo lei so per certo che trascorrerò almeno un'ora nel sogno più spettacoloso possibile. Sarà la penna, il suo talento indiscusso, la profonda conoscenza degli ambienti storici descritti o le storie originali e colme di emozioni, ma Macrina è per me LA scrittrice di racconti rosa storici per eccellenza. Non me ne vogliano le altre autrici, ma quando riesco a impadronirmi delle sue opere gongolo. Le ragioni del cuore è semplicemente magnifico. Scritto in maniera impeccabile, ambientato nella mia terra e in un contesto storico poco strumentalizzato dagli scrittori in generale, questo racconto è capace di esprimere tutto ciò che una lettrice di genere brama. C'è la passione, ci sono gli intrighi, ci sono i buoni così come i cattivi. Lucilla è una donna forte, che non si odia per debolezza, ma si ammira per tenacia. Oldegamo è il personaggio maschile per eccellenza, colui che ruba il cuore e l'anima, il fusto che chiunque vorrebbe come consorte. Si sogna, si sbava anche (che è quello che serve per caratterizzare al massimo un romance) e... Sono rimasta incantata. Credo che questo sia il racconto di Macrina Mirti che più ho adorato. Letto in mezz'ora, ha catturato ogni mia sinapsi. Non pensavo, non cercavo altro... Catturata irrimediabilmente dall'arpia Amalia e dalla storia d'amore. Inoltre devo dire che l'ambientazione storica è davvero azzeccata. Come si sarà notato non sono riuscita a rimanere "fredda e distaccata" questa volta, ma è stato più forte di me. Forftemente e vivamente consigliato, Le ragioni del cuore entra per meriti nella mia libreria personale di best seller!

http://www.amazon.it/ragioni-del-cuore-Passioni-Romantiche-ebook/dp/B00NDIHO6E/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1410070532&sr=1-2

venerdì 3 ottobre 2014

Lungo la via del pensiero di Andrea Franco

Lungo la via del pensiero: 4 (Serial Killer)
Una puttana. Abbordare una puttana è la scelta più semplice per un serial killer. In fondo, a chi importa di una puttana straniera? A nessuno! Ed è per questo motivo che Gianfranco Stavanin se ne va in giro per le strade, le sceglie e le porta a casa. Per scattare foto. Per fare filmati. Per avere quel sesso che ha conosciuto per caso e che lo pungola in maniera perversa. Per provare a sua madre che finalmente ha trovato la donna giusta.
La verità è che non sono solo puttane, le donne che cerca, e lo sa lui come lo saprebbe sua madre se non fosse morta. Sono tentativi. Ogni ragazzo porta a casa la propria fidanzata, sperando nell'approvazione e nell'accettazione della propria scelta. Ogni ragazzo cerca la conferma, nei suoi genitori, di aver fatto bene, di aver agito secondo coscienza e maturità. E Gianfranco è questo che ricerca in ognuna della sue “conquiste”. La tanto agognata approvazione di sua madre. Un'approvazione che, a quanto sembra dal numero di vittime crescente, non arriva mai. Ciò che pensa suo padre è secondario, perché in fondo non è lui quello che ha decretato un futuro perverso e ricco di insoddisfazioni e scatti d'ira nel suo animo. Gianfranco non cerca uomini su cui riversare la sete d'amore e accettazione di cui si sente colmo. Gianfranco cerca Maria Amelia, Donatella, sua madre...
Non è semplice entrare nella mente di un individuo squilibrato, preda dei suoi istinti più nascosti contrapposti a un'adolescenza ormonale ancora in pieno svolgimento nonostante l'età adulta. Non è semplice, eppure Andrea Franco ci riesce. E bene, aggiungo. In un romanzo si impiegano capitoli e capitoli per rendere la struttura della trama omogenea alla personalità del protagonista, mentre Franco riesce in poche righe a fornire qualsivoglia elemento per intuire e comprendere intrecci e passati. Mediante flash back ben cadenzati, seguendo un ritmo incalzante proprio del thriller, Andrea racconta e mostra quanto la mente dello Stevanin fosse immersa in un universo parallelo alla società che lo attorniava all'epoca dei fatti. E la cosa affascinante è che l'autore riesce ad accompagnare il lettore nei sentieri della storia quasi lo prendesse per mano addentrandosi in una casa degli orrori da luna park anni Novanta. Sembra, in effetti, di scorgere l'omicida mentre accosta l'auto al marciapiede, parlando con Gabriella e mostrando alla donna il lato innocente e quasi scialbo che lo contraddistingue agli occhi dei passanti. Persino quando viene fermato dalla polizia sembra di sudare con i poliziotti, in attesa del controllo di routine circa i suoi trascorsi e si impallidisce di stupore proprio come i due agenti nell'apprendere gli insospettabili reati di cui Gianfranco è colpevole. Interessante l'introspezione del personaggio secondo il quale si evince l'odio verso la figura oppressiva della madre e, nel contempo, la continua ricerca di approvazione quasi come se la morte di quest'ultima abbia posto fine alla possibilità di redenzione condannando lo Stevanin a una continua ricerca insoluta dell'essere accettato con le sue debolezze e i suoi difetti. Forse, alla fine, non si gioisce neanche tanto al pensiero che l'omicida sia stato catturato. Forse, alla fine, si prova compassione per un ragazzo oppresso le cui decisioni future sono state scelte dalla cattiva condotta genitoriale. Forse, alla fine, di prova pena per uno psicopatico reso tale dagli eventi. Però, proprio alla fine, forse si tira anche un sospiro di sollievo a saperlo in un luogo dove non potrà più nuocere a nessuno.
Il linguaggio utilizzato è diretto, senza parole arzigogolate per provare chissà quale bravura: il talento di Andrea Franco non ha bisogno di artefici di alcun genere, dato che riesce a emergere in maniera tanto lampante persino da un racconto lungo.

La Delos conferma la ricercatezza nello scovare autori validi e colmi di talento e io ho trovato un nuovo scrittore da seguire. E da consigliare!

http://www.amazon.it/Lungo-via-del-pensiero-Serial-ebook/dp/B00HUFHC72

domenica 29 giugno 2014

Il peccato della sirena di Maria Michela Di Lieto


Il peccato della sirena (History Crime)

Piove. Diamine, piove e il mare sembra ostacolare anche il suo cammino verso il rifugio sicuro e asciutto che è la grotta dei Cappuccini. Inoltre sembra che la sua fedele amica, ormai vuota dell'alcool che gli ha donato, abbia deciso di procurargli allucinazioni a non finire. Non può essere altrimenti. Con un tempo da lupi, come quello, nessuno uscirebbe in mare con una barchetta da pescatore senza neanche una luce a rischiarare la via. Si, decisamente ciò che Pino vede, nel suo arrancare verso il rifugio, non è altro che un sogno sfocato causato da quella dannatissima bottiglia. E forse è un 'allucinazione anche la donna che con lui divide il riparo asciutto e sicuro. I lampi ne delineano il profilo, ma è solo avvicinandosi un poco di più che Pino si rende conto che la donna è reale, livida, fredda e... morta! Dio, ci mancava solo questa! Una donna stupenda morta, probabilmente ammazzata, lì di fianco a lui... Saranno problemi del brigadiere, non suoi, eppure non riesce a reprimere un grido di profondo orrore.

Siamo ad Amalfi, nel 1817, e l'ignoranza e la povertà sembrano aver oscurato la bellezza del luogo esotico e pittoresco che è la cittadina del centro Italia. Nonostante la pioggia insistente, si riesce a percepire una sorta di afa che rende i movimenti e i pensieri pesanti, difficili e terribilmente faticosi. Ed è proprio questo che affascina, inizialmente, del “Peccato della sirena”. Prima ancora che Giovanni e Biagio si trovino a fare i conti con quell'ubriacone di Pino e il suo macabro ritrovamento, Maria Michela Di Lieto, infatti, riesce con pochissime parole a immergere il lettore nell'Amalfi criminosa che dipinge, nel buio della spiaggia, con la risacca e la lieve brezza portatrice di pioggia. Sembra di venir abbagliati dai lampi e, più tardi, di vedere chiaramente il volto della donna riversa sulla parete di pietra priva di vita e brutalmente uccisa. Un giallo prima ancora di un thriller, Il Peccato della Sirena sembra quasi uno spin off di un caso del commissario Montalbano. Narrato con la stessa semplicità, chiaro ed esaustivo in ogni sua parte, il racconto della Di Lieto fa comprendere in pieno perché un opera della sua autrice sia stata pubblicata, nel 2012, all'interno dei Gialli Mondadori. Bravura, talento, sapienza nella descrizione dei personaggi prima ancora che dei luoghi, fanno della Di Lieto un'autrice che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi più noti del genere. I suoi dialoghi non sono mai scontati, anzi ricchi di particolari in grado di fare di una semplice frase una scena precisa di un ipotetico lungometraggio. Si, perché diciamolo: Il peccato della Sirena è scritto quasi fosse una sceneggiatura. Il lettore ha perfettamente in mente i luoghi, i colori e le situazioni in cui si muovono i protagonisti del racconto, quasi in effetti lo stia vedendo proiettato su uno di quei muri con il proprio super8 d'epoca. Non dimentichiamo l'ambientazione storica, che solo accennata all'inizio del racconto riesce a donare una sfumatura color seppia all'intero contesto. L'autrice, purtroppo confinata nel limite delle battute prestabilite dalla collana della Delos, esplode in un piccolo capolavoro, creando un racconto in grado di donare molto, suscitando nell'animo il desiderio di leggerne ancora e ancora. Ci si chiede quando sarà possibile leggere un suo romanzo, data la bravura, ma ci si accontenta anche delle perle che dona, con saggezza e sapienza, testimoniando come non bisogni per forza scrivere 400 pagine per essere incisivi e profondi. Scrivere racconti non è semplice, e scriverne di tali lo è ancor meno. Decisamente consigliata a chiunque adori leggere e non soltanto ai fruitori del genere thriller o giallo, Maria Michela Di Lieto convince fin dalle prime battute. Insomma, il canto della sirena, per quanto peccaminoso, attrae di nuovo, come nella storia, senza però condurre alla sventura. La sirena, questa volta, è portatrice di una storia meritevole di esser letta e apprezzata.

sabato 19 aprile 2014

Il canto del cuore di Macrina Mirti


Il canto del cuore (Passioni Romantiche)


Domiziana è una fanciulla cresciuta all'ombra di regole e comportamenti degni di un nobile. D'altronde lo è, figlia del sovrano Rufo. Siamo nel 569 e le guerre, pian piano, sul suolo di quella che diverrà Italia, si susseguono. Piccoli e grandi scontri atti a cementificare egemonie e nuovi insediamenti, destabilizzando ordini da anni consolidanti e costruendone di nuovi. Vi sono tangibili minacce a minare la pace del regno di Rufo, ma Domiziana è una ragazza con mente prettamente adolescenziale, avvezza all'insubordinazione e incline alla sperimentazione dell'avventura. Forte di questo suo carattere ribelle, la fanciulla decide di inoltrarsi nei terreni limitrofi alla villa del padre, complice un passaggio segreto di cui nessuno sembra essere a conoscenza. Proprio nel mezzo di un bagno ristoratore nel lago attiguo alla villa patrizia, però, due barbari fanno la loro comparsa, le vesti candide della fanciulla in una mano, un ghigno famelico e maligno dipinto sul volto. È la fine di Domiziana? Verrà posseduta con forza fino alla morte? Non vi è altra salvezza che il suicidio nelle acque profonde del lago. Meglio l'ottenebrarsi della mente per sua mano piuttosto che per quella di uomini scaltri e dai desideri sordidi fin troppo evidenti. Ma non sarà la fine di Domiziana, salvata in extremis da Neherem, soldato agli ordini di Rufo e uomo d'onore. Nonostante il bellatores sia un goto di origini, infatti, è il primo soldato del sovrano, colui di cui si fida. E giustamente, dato che, a discapito della pace stessa del regno, egli porrà fine alla vita dei barbari traendo in salvo una sconvolta Domiziana. Quell'episodio sancirà l'inizio della fine o l'inizio di un canto, quello del cuore, capace di avvolgere con la sua melodia anche l'animo più duro e, all'apparenza, freddo? Tanta la carne al fuoco, in questo racconto lungo scritto da Macrina Mirti per “Passioni romantiche”, tante le chiavi di lettura in uno storico che non ha nulla da invidiare ai romanzi considerarti tali per lunghezza. La realtà è che “Il canto del cuore”, nonostante la brevità, cattura ed esalta, lasciandosi leggere in meno di un battito di ciglia, tanto è ben congegnato. Dal linguaggio colto ma fluido, Il canto del cuore narra le vicende di una fanciulla che ancora deve scoprire il mondo ma che ha già conosciuto il dolore della perdita. Forse è mediante esso che Domiziana crede di sapere tutto, di aver vissuto tutto e di essere in grado di scrutare in fondo agli animi delle persone di cui si trova al cospetto. Come ogni adolescente che si rispetti, d'altronde, convinta in ogni momento di possedere una conoscenza profonda della vita e del mondo. Ma la morte riesce a gettare un velo di nitidezza nei suoi occhi, svelando anche quanto la rudezza dei comportamenti di Nehrem sia dovuta a un carattere introverso e serio, capace di celare sentimenti grandi e puri in nome di un rispetto consolidato nel tempo. Perché il rispetto, a volte, è molto più importante dell'amore stesso. Ogni personaggio del racconto è ben delineato, come davvero facesse parte di un contesto di più ampio respiro, come se le parole avessero il potere di dilatarsi per consentire una conoscenza più dettagliata di ogni singolo carattere. Mai, durante la lettura, si cade nella noia o nello scontato. Mai si rimpiange il fatto di non leggere un romanzo di più pagine, proprio per la sapienza che ha l'autrice di intessere la sua trama in maniera puntuale e minuziosa, non tralasciando nulla al caso, saziando ogni piccola curiosità mediante parole ben studiate e dosate. Il canto del cuore trasmette amore, complice anche il contesto storico che perfettamente si presta al compito, riuscendo ad avvolgere la mente del lettore in maniera tale da trasportarlo in altri luoghi il tempo necessario a conoscere le intricate trame che nel racconto si sviluppano. Macrina già c'è stato modo di conoscerla in passato, tra le mie pagine, ma conferma ogni volta quanto scrittrice sia il nome di cui si può fregiare senza dubbio alcuno. Consigliato a chiunque, Il canto del cuore è un racconto godibile adatto a qualsiasi pubblico, anche a quello non avvezzo alle storie romantiche ma desideroso di essere trasportato nel tempo alla continua ricerca di emozioni forti date da altri contesti in altri luoghi. Spero davvero presto di poter godere di un romanza di questa talentuosa autrice, perché sono certa sarebbe un'altra ottima prova.

giovedì 20 febbraio 2014

La guardia del corpo di Letizia Draghi


La guardia del corpo: 8 (Senza sfumature)


Dopo la parentesi fallimentare con Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito, è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità, invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey, durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza sfumature”! Di seguito link, ragazzi!

lunedì 17 febbraio 2014

Zona d'ombra di Emiliana de Vico


Zona d'ombra: 7 (Senza sfumature)


Vivienne è sola. Di nuovo. Alexander Cambi è stato un miraggio, una dolorosa meteora nel suo mondo fatto di solitudine e dolore altrui. Non ha voglia di amare, non più. Il tradimento emotivo dell'uomo l'ha travolta, facendola piombare in un'insicurezza che dovrebbe essere propria dei suoi assistiti, non sua. Ma in fondo nessuno è al riparo dalla tristezza e dal dolore, pur conoscendo questi sentimenti nel profondo, pur avendo guardato negli occhi la solitudine, la violenza di un amore perverso. Ma Vivienne è ignara del fatto che il futuro è un libro oscuro nel quale sono scritti destini involontari, provenienti quasi da mondi paralleli. Sexy Law, o più semplicemente Oliver, arriva come un turbine nelle sue giornate, scombinando le sue certezze con le sue zone d'ombra, visibili, latenti, dolorose. Ero incerta, all'inizio, avendo timore di leggere una sorta di replica del primo episodio. Sono stata sorpresa, travolta io stessa dalle emozioni che la De Vico ha trasmesso, così intense da mettere, quasi, in secondo piano l'erotismo, descritto in maniera strategica e spiazzante, come era stato nel primo episodio. Nessuna replica, ma un'intensità tale da spingere a indagare il proprio animo. Fino a quanto si è disposti a donare di sé stessi in favore di un amore totalizzante? La violenza psicologica, molte volte, sa essere più subdola e penetrante di quella fisica, spingendo un individuo ad annullare la propria identità in funzione del proprio aguzzino, di cui non si percepisce la pericolosità. Mai. La forza di Emiliana sta nel testimoniare e nel provare che la violenza non è propria solo degli uomini, intesi come maschi. La violenza può essere perpetrata su chiunque, in un turbinio di ricatti capaci di evirare, uccidere, annientare la volontà della vittima. Con “Zone d'ombra”, di nuovo, la De Vico dimostra la sua sapienza, in ambito psicologico, spingendo però il lettore ad arrivare con le proprie capacità alla soluzione di un bandolo intricato quanto può esserlo una mente distorta dal dolore. Vivienne è toccata da una violenza data dal tradimento della fiducia riposta, mentre Oliver è vittima di un tipo di coercizione forzata, mentale, invisibile, ma latente. Come sovente accade, con le grandi penne che si ha la fortuna di leggere ogni tanto, l'erotismo eccitante è un trait d'union tra la psicologia e l'amore. La mente umana sa essere complicata, ostica e decisamente ottusa, se permeata da sentimenti poco usuali, e da ciò che la morale considera insensato e sbagliato. Non posso andare oltre, nelle considerazioni, perché rischierei di rivelare troppo di un racconto che desidera essere letto perché meritevole di rimanere nella mente e nella coscienza di tutti, come bandiera, specialmente in questi periodi bui in cui la violenza sulle donne è criticamente presente in Italia e nel mondo, inneggiante alla libertà dell'individuo e alla propria dignità nell'essere vivo. Link di seguito, non posso che battere le mani ad Emiliana, rinnovando i miei complimenti

sabato 15 febbraio 2014

Il suo gioco di Frances Shepard



Il suo gioco - copertina



Si può essere travolti da una passione tanto forte da essere indotti a sposare l'oggetto della propria bramosia? Lilian, donna inglese di origini, ma anche nell'animo, pensa di si quando decide di essere la moglie di Leonardo, uomo facoltoso e aristocratico della Roma bene dei primi anni del '900. L'amore scoppia, frenetico e irrefrenabile, nel cuore della donna, incapace di resistere agli occhi e al fascino dell'uomo. Ogni giorno è come il primo. Ogni carezza scatena, nelle membra di Lilian, una scossa talmente potente da farle rinnovare un sentimento lungi dall'esaurirsi. E, forte di queste emozioni, la donna scoprirà di aver sposato uno sconosciuto, dal passato celato nel mistero. Ma, questo, rappresenterà un ostacolo al rapporto, oppure un modo per comprendere la reale natura dei sentimenti che l'uomo nutre nei confronti della sua sposa? Frances Shepard, pseudonimo di un'autrice premiata dal talento innegabile, descrive in maniera saggia, delicata ma decisa, una storia di amore travolgente, in grado di proiettare il lettore nei luoghi sfarzosi in cui i personaggi si muovono, odorando gli stessi odori e toccando, con mano, gli stessi mobili e suppellettili. Fin dalle prime battute, si ha l'impressione di conoscere Lilian, di scorgerne il rossore nell'indugiare sul corpo del suo amato, lasciandosi andare alle vibrazioni naturali che l'amore le scatena dentro. Si è con lei nel castello, durante il ricevimento per gli amici di Leonardo, provando lo stesso suo turbamento nell'entrare, dalla porta principale, in un mondo a lei sconosciuto. Leggendo, fremendo, si provano i batticuori e i dubbi della morale, il terrore di scorgere una parte dell'animo, fino ad allora sconosciuto, trasgressivo ed eccitante. Insomma, la Shepard sa come parlare al lettore e lo fa senza indugi, lasciandosi andare a scene erotiche in grado di incendiare e sognare, delineando mondi, trasgressivi ancora oggi, denunciando come la morale abbia prevalso sull'istinto umano che non vorrebbe fuggire ad alcune pratiche, nonostante la gelosia, nonostante lo spettro del tradimento a pungolare un cuore tentato. Già da come ne sto parlando, si può capire benissimo come “Il suo gioco” non sia un racconto erotico fine a sé stesso, ma una goccia nel mare della riflessione, screziata dal pizzicore proprio del proibito. Un gran bel racconto, meritevole indubbiamente di essere letto per la classe con cui è narrato. Spero di leggere altro di questa brillante autrice. Ovviamente, rinunciando al vostro caffè giornaliero, invito caldamente all'acquisto tramite il link che segue (guardate che vi sto facendo un favore... è meglio una buona lettura piuttosto che l'ennesimo caffè della giornata!)

mercoledì 12 febbraio 2014

Il dolce sapore della vendetta di Macrina Mirti




Appena tornata da Oslo, giovane donna con la prospettiva di una carriera fulminante nella Andreoli Cachemire, Sandra si ritrova alla festa di capodanno in casa dei suoi datori di lavoro. Potenzialmente timida, proveniente da una famiglia prettamente cattolica e bigotta, la donna spera in un futuro smagliante, costituito da soddisfazioni lavorative e una vita completamente differente da quella di sua madre, sedotta e abbandonata da un marito colpevole di aver lasciato anche due figli a suo carico. È una sorpresa per lei, quindi, trovarsi faccia a faccia con il simbolo dell'amore perduto, con l'uomo che, tanti anni prima, la tradì senza ritegno, facendola piombare in un'insicurezza latente e galoppante. “Il dolce sapore della vendetta” inizia così. Una sottile storia d'amore e risentimento, avvolta attorno alla figura di un mondo di classe, dove il denaro sembra consentire un tenore di vita al quale tutti agognano, si snoda dalla penna di Macrina Mirti, talentuosa autrice romana. Il linguaggio mai scontato, a volte ricercato, descrive con sapienza una storia capace di far sorridere e innervosire nel contempo, densa di emozioni vissute e visibili. L'erotismo appare, in maniera molto velato, in alcuni punti, mostrando amplessi che vorremmo non avessero termine in breve tempo. A volte si ha come l'impressione che l'autrice non abbia voluto soffermarsi sul mostrare chiaramente delle scene attese durante la lettura facendo accrescere, in questo modo, una fantasia, nel lettore, che invoglia ancora di più alla lettura, allo scoprire il seguito, pagina dopo pagina. Pur trattandosi di un romanzo breve, più che di un racconto lungo, si ha molto romance e molto erotismo. Macrina merita il plauso di una penna formidabile in grado di trasmettere più di quanto, forse, voglia. Il sesso è accarezzato, mostrato dietro un velo sottile e nero, come se una coltre nebbiosa sfocasse l'immagine non rendendone chiari i contorni, accrescendo, quindi, la voglia di togliere quel velo dagli occhi, aprire la porta dalla quale si sta spiando tramite uno spioncino. Mai volgare, dal fortissimo impatto emotivo, consigliato alle amanti del romance spinto, “Il dolce sapore della vendetta” è un racconto da leggere assolutamente. E come di consueto, sperando nella redenzione di chi legge poco o nulla, lascio il link all'acquisto, rimarcando come il costo di un e-book della Delos equivalga a un caffé davanti al Colosseo.

martedì 11 febbraio 2014

Incontri protetti di Emiliana De Vico

Vi chiederete come mai, tutto a un tratto, ho iniziato a postare recensioni a gogò... Beh, ragazzi, tra i libri acquistati e i racconti della Delos, non faccio altro che leggere cose da consigliare!
Incontri protetti: 5 (Senza sfumature)
Vivienne è oppressa dal suo lavoro. Un lavoro duro, che ama, ma che le arreca anche tanta sofferenza. In qualità di assistente sociale la donna è a contatto, costantemente, con la sofferenza di tantissimi bambini e dei loro genitori, scossi da situazioni raramente di semplice risoluzione. È proprio durante un caso simile che Vivienne entra in contatto con il signor Cambi. Alexander Cambi. Un uomo trentenne, dal passato celato in uno sguardo nero come la notte. Un uomo tremendamente sexy. E sarà passione, sarà travolgente trasgressione. Le scene erotiche, di amplessi carichi di pathos, si susseguiranno in un crescendo di aspettative, nel lettore, senza mai disattenderle. Ecco, “Incontri protetti” inizia con i presupposti giusti e sacrosanti di un racconto esplosivo, denso di erotismo e ricco dei colpi di scena che tanto il lettore ama nelle storie romance. L'autrice, Emiliana De Vico, dimostra a tutti cosa significa scrivere e saper trasmettere, al prossimo, emozioni sognate e fantasie agognate. Chi non ha mai, anche solo per un momento, sognato di fare del sano sesso all'aperto? Chi, tra le donne, non ha mai agognato all'uomo capace di essere dominatore e preda, nel contempo, di un amore capace di travolgere e guidare? L'autrice è riuscita a coinvolgermi, proiettarmi nel pieno del caso trattato, odiando anche, a volte, alcuni dei suoi personaggi scomodi. Nel momento in cui si è in grado di stimolare emozioni, nel lettore, si è conquistato il potere su di lui. Ed Emiliana ci riesce, tranquillamente, con il suo linguaggio mai volgare, il suo stile che denota gusto e classe, una sapienza della psicologia, complice anche il suo lavoro primario che si evince dalla biografia, in grado di trasmettere l'empatia necessaria ad affezionarsi ai suoi personaggi. Personaggi caratterizzati, seppur in poche righe, in maniera sapiente e puntuale. Non posso che consigliare questo racconto a chiunque, segnalandolo nel blog e promulgando, ancora una volta, una collana che riesce, puntata dopo puntata, a raccogliere consensi grazie ad autrici sempre nuove e fresche. La Delos non sbaglia, la Liubicich men che meno, nel selezionare le storie da presentare al pubblico, e le autrici non disattendono le aspettative. Come Emiliana De Vico, e il suo “Incontri protetti”. Di seguito, come di consueto, lascio il link all'acquisto, invitandovi alla sua lettura. Alla prossima!

lunedì 10 febbraio 2014

Il Ladro di Ledra



Il ladro: 3 (Senza sfumature)

Non posso dire di essere delusa... Contrariata, però, indubbiamente. Solitamente non commento mai i libri che mi hanno lasciata interdetta, ma questo è un caso particolare. “Il Ladro” è un racconto strano, particolare, a suo modo unico.
Strano, perché le scene si susseguono con un ritmo che non si riesce a definire incalzante o stimolante. Ogni situazione sembra a sé stante, come tante piccole storie auto conclusive messe insieme con gli stessi protagonisti a far da denominatore comune. Non vi è una vera traccia comune e l'oggetto del contendere, ciò che porta al titolo, è talmente portato all'estremo, per essere celato al lettore fino all'ultimo capitolo, che quasi perde di valore davanti alle scene descritte. Insomma non si riesce a entrare in empatia con i personaggi, nonostante ogni capitolo parli un linguaggio carico si sensualità, meritevole di essere letto e goduto.
Particolare, perché l'autrice, già dalla propria descrizione, lascia a intendere interessi differenti dalla moltitudine della società comune. Assistiamo a giochi estremi, per alcuni versi perversi, che stuzzicano delle vibrazioni forse sconosciute fino al momento in cui vengono provate. Feticismo, collezionismo inteso in senso sessuale, il legame profondo con la natura, proprio di una cultura pagana quasi sconosciuta ai più, e piacere estremo, ricercato in ogni modo possibile, senza ostacoli o preconcetti.

Unico. Non avevo mai letto nulla di simile, fino a ora, quindi non posso che essere soddisfatta dalla lettura. L'eccitazione nasce sottile, a ogni parola, e cresce con la fantasia sfrenata dell'autrice che conduce, mano nella mano, il lettore nei meandri di un universo nuovo, differente, esaltante. Perché, allora, sono rimasta contrariata, tanto da essere combattuta all'idea di parlare di questo racconto? Per gli errori che ho riscontrato nella lettura. Ci sono refusi che innervosiscono. La stessa discontinuità delle scene, seppur descritte in maniera seducente singolarmente, rende la lettura difficoltosa, ostica in alcuni punti. In alcuni punti non si riesce a capire se si sia alle prese con un flash back o se, invece, la storia stia continuando nel futuro. A differenza dei libri o dei racconti che ho abbandonato e di cui non ho parlato, per motivazioni simili, è il fatto che i refusi, per quanto presenti, non sono invalidanti; in più le scene erotiche descritte sono narrate in maniera talmente magistrale, da poter soprassedere alla discontinuità spazio temporale che si riscontra, tra un capitolo e l'altro. E poi il finale a sorpresa merita, assolutamente, la lettura di questo “Il Ladro”. Oh beh, io aspetto i vostri commenti e faccio i miei complimenti all'autrice per l'audacia; inoltre ho visto che è anche uscito un romance che acquisterò in giornata! Vi lascio il link, come sempre, all'acquisto: e non fate i “purciari” che un cappuccino costa alla stessa maniera, in aeroporto!

domenica 9 febbraio 2014

La Sala delle Punizioni di Letizia Draghi


La sala delle punizioni: 2 (Senza sfumature)


Daniele Martini appare come un fulmine a ciel sereno, nella vita di Alessia Delfini, eppure sembra diventare, in un momento, il suo universo. Un universo ricco, bellissimo e tremendamente sexy. Possibile che un uomo del genere abbia, nel suo animo, ciò che nella società odierna viene definita “perversione”? Alessia non se ne capacita. E sulle prime, devo dire la verità, neanche il lettore. In poche righe, però, si evince una sensualità del protagonista talmente carica da annientare ogni remora nata nel cuore della donna... e in chi segue le sue vicissitudini. Forse la narrazione in prima persona, forse il trasporto da cui si lascia travolgere la nostra eroina, fatto sta' che Daniele Martini diventa il fulcro del desiderio nascosto di chiunque. Nonostante, nella vita comune, si sia portati a pensare al sesso come qualcosa di profondamente legato al sentimento fatto di carezze, baci, respiri trattenuti, sempre comunque confinati nel modo “standard”, bisogna ammettere che chiunque subisce il fascino della trasgressione, del proibito e di ciò che la società considera sbagliato, se per caso ne viene distrattamente a contatto. Ed è proprio questo fascino a rendere Alessia così affine al lettore e Daniele così vicino all'ideale di uomo da conquistare e amare o da interpretare. Si, perché la sua Sala delle Punizioni non è più solo il luogo in cui dar vita alle proprie fantasie più sfrenate, ma il nido di un amore che potrebbe sfociare, mediante esse. Devo dire che non sono particolarmente attratta dalla narrazione in prima persona, solitamente, nonostante riconosca che, in alcuni casi, aiuti a immedesimarsi molto meglio nella storia che si sta “vivendo”. Eppure ammetto che nel caso di Letizia Draghi e della sua “Sala delle Punizioni” la modalità scelta di narrazione è tremendamente azzeccata e giusta. L'empatia che l'autrice è riuscita a ottenere per i suoi personaggi è tale da rendere questo racconto non solo un erotico, ma anche un romance. Io ho amato Daniele, in alcuni punti. Ho sofferto con e per lui. E ho anche odiato la protagonista per non aver saputo, o voluto, cercare un modo di oltrepassare le barriere di un mondo differente dal consueto, nonostante alla fine si evinca come la porta sulla trasgressione sia stata aperta per non essere più richiusa. Forse avrei preferito una descrizione un poco più lunga di alcune scene, per entrare ancora più in sintonia con la storia narrata, ma nel complesso mi ritengo ampiamente soddisfatta dalla lettura. In questa settimana ho letto tre racconti e un libro... Questa, per ora, è l'unica vera storia che mi sento di recensire, consigliare vivamente e divulgare come un verbo. La Delos è una valida casa editrice, ma questa collana, nata da poco, è capace di regalare emozioni insospettate. Si è ancora agli inizi, e sono pochi i racconti raccolti e pubblicati. Dopo “La notte dei cristalli iridati” ho deciso di leggere tutti quelli fin'ora pubblicati e ho capito di aver compiuto la scelta giusta dopo aver letto “La Sala delle Punizioni”. E poi, parliamoci chiaro. Se di un racconto si riescono a scrivere più di dieci righe di commento, o si tratta di uno schifo assurdo, oppure di un capolavoro. Letizia Draghi ha scritto un capolavoro in poche pagine. Per questo motivo lascio di seguito il link all'acquisto, rinnovando i miei complimenti all'autrice, e vi prometto di tornare in un batter d'occhio con una nuova puntata della collana “Senza sfumature”.

martedì 4 febbraio 2014

La notte dei cristalli iridati di Sapphire Diamonds


Verità. Verità è il fatto che ho trovato questo lungo racconto un oceano da bere rapidamente. Verità è il fatto che ho goduto della storia come raramente accade. Verità è l'innegabile constatazione che l'autrice di questo piccolo capolavoro sia davvero scrittrice sopraffina. Verità è il nome dell'eroina, protagonista di un avvenimento erotico dalla profondità abissale. Seppur di genere, questo lungo racconto della Diamonds sa essere godibile anche a un pubblico vasto, pudico e poco avvezzo alla lettura di erotismo fine a sé stesso. La realtà è che, in questo racconto, tutto è presente, tranne il sesso inteso come atto fisico e meccanico. In poche pagine l'autrice è riuscita a trasmettere il disgusto della guerra, di un'ideologia balzana che tutti, ormai, conosciamo a menadito, portando l'occhio indagatore della sua fedele penna a descrivere un punto di vista completamente differente dal consueto. Facile, oltremodo semplice, catturare frammenti erotici di un gioco sessuale. Altamente difficile trasmettere, mediante questi, sentimenti forti e decisi, volti a testimoniare un amore desueto, ostacolato dalla morale imperante nel 38, scoppiato durante una delle più sanguinose notti mai esistite. La notte dei cristalli, ore buie di una società ripiegata nell'odio e nell'ignoranza. L'autrice, mediante il mestiere più vecchio al mondo, riesce, in poche battute, a catturare un vasto mondo, a dipingere con fedeli sbuffi di colore, un unione bandita dalla legge, dalle ideologie, capace di oltrepassare convinzioni radicate nel tempo. Non ho molte altre parole. Perché sarebbe riduttivo cercare di confinare tutto ciò che ho provato nel leggere le parole ben dosate di un'autrice sconosciuta. Perché sarebbe dannoso, ai fini di una buona comprensione, tentare di spiegare le intenzioni già ben chiare di un racconto che ha l'obbligo di essere letto. Questo è un piccolo capolavoro che testimonia come un autrice, alle prime armi con un genere a lei poco consono, sappia dimostrare talento e classe nell'eviscerare temi delicati e profondi come quelli che scossero la società mondiale dell'epoca. Odio il fatto di non conoscere la Diamonds, per il semplice fatto di non poterle dimostrare la stima che ho nei suoi confronti. Ho provato invidia, in un certo senso, perché ho trovato uno stile fantastico di narrazione. Insomma, ho adorato questo racconto, ho adorato il fatto che in poche pagine mi sembra quasi di aver letto un libro di 200 pagine, e ho adorato il bisogno di leggerne ancora. Se un autore riesce nell'impresa di saper catturare l'attenzione del lettore in maniera così repentina, significa solo che è un vero autore, degno di essere chiamato scrittore. Consiglio vivamente l'acquisto di questo piccolo gioiello, augurandomi che l'autrice, volutamente celata dietro un nome fittizio, venga alla luce per raccogliere l'applauso che merita. Per chi mi conosce sa che non parlo per piaggeria. Se una cosa non mi piace non ne faccio mistero alcuno. La notte dei cristalli iridati mi ha decisamente colpita, al di là di un erotismo sapientemente descritto, mai volgare, ma solo deliziosamente allusivo, per la cura con cui tutto è stato ben dosato, a partire da una scrittura fluida, mai noiosa, decisamente diretta. Complimenti all'autrice!

http://www.delosstore.it/ebook/45500/la-notte-dei-cristalli-iridati/  

martedì 28 gennaio 2014

Il Lupo di Luigi Brasili


Il lupo: 1 (The Tube Exposed)
Il Lupo. Primo episodio della collana The tube: Exposed (racconti esposti al morbo), collana ideata e curata da Franco Forte, pubblicata dalla Delos Book, composta da racconti, maxi racconti, scritti dalle penne degli scrittori e dei lettori del forum Writers Magazine Italia.
Il Lupo, un racconto di Luigi Brasili. 
Dico: Luigi Brasili, non il primo arrivato nella valle dei “cazzoni”. Di Brasili ho letto molto, ma soprattutto ho adorato (come darmi torto?) La strega di Beaubois. Luigi non è uno di quei tipi che ci credono, che fanno di tutto per apparire scrittori, che sgomitano tra i tanti in cerca di gloria. Luigi Brasili è uno scrittore che non ha bisogno di conferme, perché non ne sbaglia una. Forse, allora, non serve tirarsela per dimostrare che si è validi. Perché se una persona viene pubblicata a destra e manca, senza rompere l'anima al prossimo, è perché, evidentemente, se lo merita. Il Lupo è la chiara dimostrazione che la bravura non ha storie: la classe è classe, così come il talento. Io non amo il genere degli zombie, ed è per questo che ho tergiversato a lungo per acquistare l'e-book e leggerlo. Ero pronta a dare un'occhiata alle prime pagine e a farmi gli affari miei, non informando neanche il mondo di averne iniziato la lettura. E invece Luigi è riuscito laddove, solitamente, altri falliscono. Mi ha fatto piacere i morti che camminano! E non tanto perché la gente si mangia l'un l'altra, in un crescendo di labbra mozzate e dita che rotolano, ma per tutto ciò che precede il contagio. Lo scenario che viene descritto, lo squallore, la caratterizzazione dei personaggi... Tutto è perfettamente mostrato al lettore, seppure l'autore si sia avvalso di pochissime righe per farlo. Cacchio, questo è talento. Sono entrata nel vivo del luogo, stavo col Lupo, con Gina, a vomitare l'anima appresso alle pillole ingurgitate, a provare disgusto davanti alla morte. Ero insieme al gatto che si strusciava sulle gambe del suo padrone barbone, ero nella branda di Einstein, mentre curava le bruciature del suo amante. Un film. In poche pagine ho visto un film. E allora, secondo voi, Il Lupo è da leggere? Secondo voi, vi consiglio la lettura di questo e-book e del suo seguito, uscito proprio oggi “Il Lupo, il ritorno”? Se non ci siete arrivati: si, vi consiglio di acquistare i due e-book, veloci e fruibili, e mangiarveli in un sol boccone, come i protagonisti “brucano” dal torace delle loro vittime (una frase, questa, decisamente stupenda, Luigi!). Non vi anticipo nulla, non vi dico altro. Già di per sé Luigi non avrebbe bisogno di presentazioni, quindi fate voi...