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martedì 11 marzo 2014

Perversa di Valter Padovani

Perversa
Martina si prepara a tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Nonostante il traffico, gli ostacoli durante il ritorno, la sua eccitazione è ai massimi livelli. Luca, finalmente, sta tornando da uno dei suoi soliti viaggi e le ha promesso una sorpresa davvero entusiasmante. Le ha imposto che vestiario indossare, promettendole di non rimanere delusa. E Martina non solo crede ciecamente alle parole del fidanzato, ma non vede l'ora di saggiare fino a che punto si sia spinta, questa volta, la vasta fantasia dell'uomo. Giunta a casa la sorpresa avrà inizio, anche se...
Letto in mezz'ora, “Perversa” costituisce una gradevolissima parentesi per distendere le membra, la mente e il sorriso. Dal linguaggio mai volgare, ricercato, alcune volte, e dai tratti spinti ma giusti, questo breve racconto si fa leggere con grazia e semplicità. Non conoscevo l'autore, prima di questo suo scritto, né la casa editrice che lo ha pubblicato -Eros e Cultura-, se non per i sonetti di Xlater di cui ho parlato nei giorni scorsi, ma devo dire che la cura, l'ottimo editing e la sapienza con il quale la narrazione è presentata al lettore merita quei pochi centesimi di euro spesi. Un lavoro di qualità, sia da parte dell'autore che da parte dell'editore, “Perversa” è una storia godibile, dalla facilissima fruizione, che mette in luce l'indubbio talento dell'autore nello scrivere e dal finale fantasioso, per nulla scontato, che spiazza e, sinceramente, fa anche sorridere, nonostante il sorriso non sia proprio la reazione che ci si aspetterebbe nella realtà davanti alla prospettiva presentata. Consigliatissimo!  

mercoledì 26 febbraio 2014

L'Inferno di Rebecca - edizioni Damster - un romanzo mio!




Oggi parlerò dell'Inferno di Rebecca. Non per vana gloria. Non per farmi pubblicità, anche se sarebbe del tutto normale, trattandosi del mio libro, ma perché voglio spiegare il contenuto del romanzo, non lasciando al lettore l'arduo compito di farlo o di comprenderne il significato non facile. Negli ultimi tempi si parla moltissimo della violenza sulle donne, della loro sudditanza di fronte ad aggressori in grado di manipolare e aggirare una mente che, fino all'incontro con lui, era sana e colma, sicuramente, di una gioia di vivere pari a quella degli altri. La violenza, non solo fisica, ma soprattutto quella psicologica, si insinua nella mente della vittima, comincia a logorarne le pareti e a scavare una voragine dalla quale risulta quasi impossibile risalire. La coercizione di un essere che si ritiene inferiore,, perché magari avvinto da un sentimento che dovrebbe essere amore ma, nel più delle volte, si tramuta in una sottomissione totale, reca all'aggressore un potere difficile da scalfire. Il carnefice inizia a sentirsi Dio in casa, tra le pareti, continuando a subissare la propria compagnia con cattiverie gratuite, accentuando un'insicurezza nata proprio dalle sue parole. Nessuno è al riparo da tale giogo, e nonostante si pensi che le vittime designate debbano essere donne deboli, inclini a un comportamento simile, molto spesso con un passato triste, ci si deve ricredere. La realtà è che l'arma del fascino e dell'amore è molto più forte di un carattere, se utilizzato con l'intenzione di brandire e fare male. Rebecca è una persona indubbiamente normale, prima di conoscere Stefano, con la propria vita d'adolescente e le inclinazioni sessuali proprie di una ragazza della sua età. Stefano, invece, si dimostra una persona disturbata, dalla spiccata perversione sessuale, affetto probabilmente da quella che si potrebbe definire satiriasi. La sua curiosità verso l'oscuro lo porterà nelle mani di demoni potenti, in grado di esaudire i suoi desideri sessuali nuocendo gravemente a tutti coloro con i quali verrà in contatto, facendolo sentire onnipotente e sprezzante delle regole. Ma i demoni delle regole le hanno e, nonostante si stia parlando del male puro, atto a soverchiare la coscienza umana a qualsiasi costo, le regole devono essere rispettate, pena la morte. Ma non una morte indolore, priva di sofferenze. Una morte al “Monaco di Lewis”, alla “Doria Gray”, atta a punire insubordinazioni, atta a far comprendere cosa significhi vendere la propria anima in favore della realizzazione del proprio ego. E metaforicamente, la morte è atta a provare come la violenza generi violenza. Perché di questo si parla, nell'Inferno di Rebecca. Di violenza, di squallore, di sesso perverso, di sottomissione. Esistono personaggi positivi? Si, ma come nella realtà di chi vive una violenza, non emerge. Tutto il mondo sembra ignaro alla sua sofferenza. Quale scappatoia, se non rifugiarsi in un mondo fatto di dualismi, dove il proprio doppio è in grado di agire per proprio conto? L'unica via di salvezza sembra la pazzia. Se di pazzia si può parlare. La realtà dell'Inferno è il voler sondare e spiegare come una persona, apparentemente sana e lucida, possa essere soggiogata dalla scaltrezza e furbizia di un'altra, magari dotata semplicemente di una personalità più forte. L'inferno è un intreccio di vite di esperienze, di sensazioni e, in taluni casi, di una normalità sconcertante. Volete scoprire un mondo sotterraneo che, ultimamente miete vittime come mosche? Leggete L'Inferno di Rebecca. Ma non se avete uno stomaco debole. Perché i demoni sanno essere lussuriosi, ma l'essere umano è capace di una fantasia ancora più feroce e lubrica.
Per leggere le prime pagine e acquistarlo tramite tutti gli store, il link:
  

martedì 25 febbraio 2014

In Paradiso di Antonella Aigle


In Paradiso (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)


La vera bellezza di frequentare facebook, piattaforme sociali in generale e amazon è il continuo ricercare, scovare e godere di nuovi autori, validi. Utilizzare ciò che la rete mette a disposizione per arricchirsi culturalmente credo sia la cosa migliore che si possa fare, specialmente in un periodo in cui l'italiano è sempre più messo alla berlina in favore di un estremo amore per lo straniero. Perché ti fanno credere che straniero è bello. Che le uniche letture che valga la pena fare siano quelle oltreoceano, o comunque oltre il nostro paese. Poi, invece, capita di imbattersi in romanzi come “In Paradiso” e finalmente uno squarcio arriva a frammentare quel lugubre e grigio panorama letterario fatto solo di sfumature di rosso, viola, grigio, nero... Insomma quello che volete, pur che sia non italiano. Diamine, abbiamo fior fiori di scrittori scalpitanti e in attesa che qualcuno creda in loro e che li legga, e noi ce ne andiamo in giro sfarfallando, magari dicendo anche che qui in Italia non si è in grado di scrivere erotico come all'estero? Allora Antonella Aigle, edita da Damster, che ha scritto un romanzo in grado di farsi leggere in una mezza giornata, non è forse degna di attenzione? Io dico di si. Inizialmente, come al solito, sono andata a leggere le recensioni e i commenti su Amazon, tanto per farmi un'idea. E tra i “superlativo”, solitamente non troppo veritieri, mi sono imbattuta nel “non lo comprate, per carità di Dio”. Inutile dirlo, mi sono incuriosita ancor di più, chiedendomi come si potesse avere pareri tanto contrastanti. Dal momento che qui in Italia vige la moda di voler essere ciò che non si è, quindi: scrittore, recensore, allenatore e qualsivoglia mestiere, magari facendo tutt'altro, ho soprasseduto a tali commenti, decisa a farmi un'idea mia del tutto. All'ora di pranzo mi son messa comoda sul divano e ho iniziato a conoscere Francesca, la protagonista. In pochissimo tempo sono arrivata al cinquanta per cento del romanzo domandandomi circa l'identità di talune persone in grado di definire “In Paradiso” assolutamente da non leggere. Giunta, subito dopo cena, alla fine del romanzo, mi sono chiesta se, per caso e come sempre, non ci fosse lo zampino di qualche autore invidioso dietro ai nick fantasiosi volti a sminuire il lavoro della Aigle. È indubbio il fatto che ci si trovi davanti al romanzo d'esordio di una scrittrice con poca esperienza, lo dimostrano gli errori dovuti alla disattenzione oppure ad alcuni particolari quali tre punti esclamativi consecutivi, il ripetere il nome dell'interlocutore nonostante sia ben chiaro di chi si tratti. Ma, ragazzi, come ho già tenuto a sottolineare in precedenza, un autore è un autore e il suo mestiere è quello di scrivere storie che riescano a coinvolgere, ad emozionare, a trasmettere. E la Aigle tutto ciò lo ha fatto. Leggendo e andando avanti, magari documentandosi, dal punto di vista di qualche particolare in più sulle regole dell'editing, sicuramente perfezionerà ciò che “In Paradiso” è ravvisabile come refuso, ma in quanto a talento nel voler esprimere concetti non ha certo di che giustificarsi con nessuno. Le si è imputato il fatto di descrivere il rapporto anale al secondo giorno di conoscenza con l'uomo dei suoi sogni, nonostante la protagonista non ne avesse mai fatto “uso”. Ragazzi: succede. E neanche così poco spesso. Certo, io avrei ridotto i numerosissimi amplessi, cosa magari non proprio veritiera, ma si tratta di un romanzo, non di vita vera. E ogni uomo, così come ogni donna, sogna notti di interminabile e fantastico sesso, anzicheno! Le si è imputato il fatto di aver parlato della protagonista intenta a bere, e cito testualmente, sperma come fosse cocacola, cosa non solo non vera, dato che l'autrice non ha mai utilizzato neanche lontanamente un espressione volta a pensarlo, ma, comunque, possibile. Vorrei ricordare che i pensieri che possono scattare nella mente di una ragazza come quella descritta nel libro sono molteplici e non per forza confinati in una morale imperante nella società perbenista che vige ai giorni nostri. Su questo punto, oltretutto, avrei molto da dire, dal momento che nessuno ne parla, ma chissà come mai, i romanzi erotici vanno a ruba. È stata altresì mossa l'accusa di ripetere l'espressione “raggiunse l'orgasmo gridando il suo nome” addirittura con il supporto di una cifra. Il commentatore si è messo a leggere il romanzo contando le prole... Queste sono le critiche assolutamente inutili di cui nessuno ha bisogno. Non ci sono molti modi per esprimere determinati concetti, e per quanti se ne possano trovare, si risulterà sempre poco originali. Siamo nel 2014, non nel 1900, e come la musica, molto è stato già scritto e divulgato. La maestria di un autore sta nel creare una storia coinvolgente e narrarla nella maniera più empatica possibile. E la Aigle, questo, lo ha fatto. Leggendo un romanzo erotico io mi aspetto di avvertire un brivido di eccitazione, una sorta di divertimento o di coinvolgimento emotivo. Bene, nel “In Paradiso” non manca nulla di tutto ciò. Non posso che ritenermi soddisfatta della lettura, e posso asserire, senza ombra di dubbio, che attenderò maggio per leggere il secondo romanzo di Antonella, già nella programmazione della Damster edizioni. Spero si giunga, prima o poi, al bando di questa esterofilia dilagante. Gli americani non sono migliori di noi, ragazzi, hanno solo mezzi più potenti per arrivare nelle nostre librerie. Punto. Di seguito lascio il link al romanzo di Antonella Aigle, “In paradiso”, invitandovi al suo acquisto:http://www.amazon.it/In-Paradiso-Damster-Erox%C3%A8-parola-ebook/dp/B00GG2JEX0/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1393244665&sr=1-1&keywords=in+paradiso

mercoledì 12 febbraio 2014

Il dolce sapore della vendetta di Macrina Mirti




Appena tornata da Oslo, giovane donna con la prospettiva di una carriera fulminante nella Andreoli Cachemire, Sandra si ritrova alla festa di capodanno in casa dei suoi datori di lavoro. Potenzialmente timida, proveniente da una famiglia prettamente cattolica e bigotta, la donna spera in un futuro smagliante, costituito da soddisfazioni lavorative e una vita completamente differente da quella di sua madre, sedotta e abbandonata da un marito colpevole di aver lasciato anche due figli a suo carico. È una sorpresa per lei, quindi, trovarsi faccia a faccia con il simbolo dell'amore perduto, con l'uomo che, tanti anni prima, la tradì senza ritegno, facendola piombare in un'insicurezza latente e galoppante. “Il dolce sapore della vendetta” inizia così. Una sottile storia d'amore e risentimento, avvolta attorno alla figura di un mondo di classe, dove il denaro sembra consentire un tenore di vita al quale tutti agognano, si snoda dalla penna di Macrina Mirti, talentuosa autrice romana. Il linguaggio mai scontato, a volte ricercato, descrive con sapienza una storia capace di far sorridere e innervosire nel contempo, densa di emozioni vissute e visibili. L'erotismo appare, in maniera molto velato, in alcuni punti, mostrando amplessi che vorremmo non avessero termine in breve tempo. A volte si ha come l'impressione che l'autrice non abbia voluto soffermarsi sul mostrare chiaramente delle scene attese durante la lettura facendo accrescere, in questo modo, una fantasia, nel lettore, che invoglia ancora di più alla lettura, allo scoprire il seguito, pagina dopo pagina. Pur trattandosi di un romanzo breve, più che di un racconto lungo, si ha molto romance e molto erotismo. Macrina merita il plauso di una penna formidabile in grado di trasmettere più di quanto, forse, voglia. Il sesso è accarezzato, mostrato dietro un velo sottile e nero, come se una coltre nebbiosa sfocasse l'immagine non rendendone chiari i contorni, accrescendo, quindi, la voglia di togliere quel velo dagli occhi, aprire la porta dalla quale si sta spiando tramite uno spioncino. Mai volgare, dal fortissimo impatto emotivo, consigliato alle amanti del romance spinto, “Il dolce sapore della vendetta” è un racconto da leggere assolutamente. E come di consueto, sperando nella redenzione di chi legge poco o nulla, lascio il link all'acquisto, rimarcando come il costo di un e-book della Delos equivalga a un caffé davanti al Colosseo.

sabato 8 febbraio 2014

Un racconto erotico horror... pubblicarlo? Ma si, fa parte di me!



Proiettato verso l'infinito



A ben guardare, in fondo, non era poi tanto male. Il seno di una terza misura abbondante, le natiche sode e le labbra invitanti. Nel complesso non era da buttar via. Certo, i capelli biondi, poco puliti, e le unghie dallo smalto scrostato non erano certamente invitanti. Ma non odorava di cattivo, questo no. Le si avvicinò, lo sguardo lubrico, il pene duro nei pantaloni. Gli bastava così poco, ormai, per far si che l'eccitazione prendesse pieno potere dei suoi arti inferiori. Avvertì il classico pizzicore all'inguine, mentre il membro continuava a salire verso l'ombelico, sfiorando l'elastico delle mutande strette. Si sedette meglio sul sedile dov'era seduto, accostandosi ancora un poco alla ragazza. L'ondeggiare della metro aiutava il suo pene a distendersi, provocando una sorta di movimento propedeutico all'eccitamento progressivo. Un braccio sulla testiera del sedile di destra, si sporse a odorare la chioma poco fluente della ragazza. Ciò che sentì non era esattamente quel che avrebbe desiderato, d'altronde già il loro aspetto non gli aveva fatto sperare il contrario. Ma non importava. Lo sguardo gli cadde nuovamente sulla scollatura ampia della ragazza, ignara di essere diventata, d'un tratto, preda succulenta. Le cuffie del lettore mp3 alle orecchie, teneva gli occhi chiusi, battendo un piede a terra al ritmo incessante di quello che distinse come un rock duro. Duro, come il suo pene. Sorrise, sfiorando col ginocchio quello di lei. Solo quel contatto gli provocò una scarica di adrenalina pura e immaginò come sarebbe stato affondare le labbra nei seni prosperosi, infilare le dita nell'incavo delle cosce, leccando i capezzoli e risalendo, fino al mento. Si chiese, una mano a massaggiarsi il membro, come sarebbe stato insinuare la sua lingua tra le labbra lisce di lei, ascoltare il pulsare del suo pene nell'umida cavità del suo intimo, affondando una mano tra i capelli, afferrandole la nuca.
La ragazza aprì gli occhi, a controllare la fermata a cui erano giunti, e si accorse dell'estrema vicinanza all'uomo. Visibilmente imbarazzata, cercò di allontanarsi, accostandosi ancor più alla testiera. Erano soli nel vagone e la mano sul membro che ne massaggiava l'interno la spaventò ancor più del pensiero che le era sovvenuto alla mente. Lo osservò, cercando di respirare piano e di muoversi con estrema cautela. Non voleva che si destasse, non voleva attirare ancor di più la sua attenzione. Faceva caldo e i calzoncini che aveva indossato, per recarsi a lavoro, avevano fatto in modo che la pelle delle cosce si attaccasse al sedile. Cercò di alzarsi con estrema lentezza, ma avvertì un estremo dolore nel farlo. Troppo caldo, troppo calore. Timorosa di aver mosso troppa aria, si voltò a osservare il suo vicino. Non era brutto. Non era affatto brutto, e in un'altra circostanza gli avrebbe riservato un lungo sguardo, cercando una maniera per farsi abbordare. Ma non così, non con la sua mano che massaggiava l'evidente eccitamento che lei, o qualsiasi altra cosa, gli avevano procurato. Appoggiò la mano destra sul sedile a fianco e riprovò a muoversi, questa volta con più successo. Quel dannato trenino sembrava proiettato verso la fine del mondo. Non si fermava mai, in nessun posto, come fosse incantato. Avvertì la nausea bruciarle la gola, montandole direttamente dallo stomaco, mentre con orrore notava gli occhi cerulei dell'uomo aprirsi e guardarla. Lei non si era ancora mossa dal suo posto e la mano di lui, abbandonata alla testiera del suo sedile, dondolante al movimento ondulatorio del vagone, incombeva come un rapace sul suo seno. Si osservarono, il respiro di lei trattenuto nei polmoni, quello di lui corto. Un sorriso. La ragazza arrossì, immobile nel panico crescente.
Ora che la guardava la sua eccitazione era ancora più palpabile. Aveva gli occhi verdi. Peccato per i capelli poco curati, d'altronde fuori faceva un gran caldo e la giornata era volta al tramonto. O almeno credette fosse il momento del tramonto. La mano ancora a indugiare sull'inguine, si sentì umido delle poche gocce appena uscite. Le sorrise ancora, mostrando la sua dentatura perfetta. Sapeva di essere piacente, sapeva di potersi permettere qualunque ragazza avesse voluto. Ma possederne una, contro la sua volontà, madida del terrore procurato, era un afrodisiaco al quale non sapeva più rinunciare. Era come spararsi un ago in vena. Una volta provato non si era più in grado di rinunciarvi. Una droga, si, una droga. Sempre guardandola, spostò la sua mano sul seno, stringendo forte la carne tra le dita. La ragazza, colta di sorpresa, emise un gemito. Lui lo interpretò come piacere e la cosa non gli piacque. Si svestì del sorriso, appena indossato, e la afferrò per la vita con il braccio libero. La ragazza iniziò, lentamente, a reagire. Avvertì un pugno debole lanciatogli sulla spalla destra mentre se la portava a cavalcioni sulle cosce. Le afferrò le natiche con entrambi i palmi aperti e spinse l'intimo di lei verso la sua eccitazione pulsante. La ragazza gridò più forte, questa volta. Lui sorrise. Finalmente. Sibilò un invito a tacere, sporgendo le labbra scure in avanti, e la spinse nuovamente contro il suo bacino. La ragazza urlò, graffiandolo in faccia.
Bene. Il terrore, il panico strisciante, il veleno della paura le stava intossicando le vene. Si alzò di scatto, lei in braccio con le cosce ad avvolgerlo, e si gettò in terra, posizionandola sotto il proprio peso. Gemette di dolore.

Bene. Portò una mano all'ampia scollatura e tirò la maglia verso il ventre, scoprendo un seno pieno. Si gettò, famelico, a divorarle il capezzo, succhiando avidamente, mentre con l'altra mano tentava di arginare i movimenti frenetici delle sue braccia, travolte dal panico. Non disgusto, panico irrazionale. Il seno in bocca e il collo della maglia bloccato sotto di esso, utilizzò la mano libera per slacciarsi i pantaloni, lasciando respirare il suo pene, desideroso di avventura. Poi abbassò quelli di lino di lei, non trovando alcuna resistenza. Lei gemeva, mugolava e urlava a tratti, come volesse richiamare l'attenzione di qualcuno. Nessuno, però, l'avrebbe ascoltata. Quel vagone era proiettato verso l'infinito e oltre. Un vagone fantasma, giunto alla fermata giusta nel momento giusto. Secondo i punti di vista, certo. D'un tratto la metro sussultò, cigolando sui binari. La ragazza, suo malgrado, sorrise, esclamando un singhiozzo umido di saliva e lacrime. Incurante, lui la penetrò, continuando a suggere dal suo seno scoperto, emettendo versi gutturali di un'oscenità rivoltante. La ragazza urlò il suo disgusto, nonostante sapesse che la salvezza era vicina, nonostante pregustasse il sangue zampillare dalla pelle lacerata di lui, una volta fatto preda dei pendolari. La metro si fermò, le porte del vagone si aprirono e salirono quattro uomini, tre donne, e cinque adolescenti. Nessuno la guardò, nessuno ne ascoltò le grida, insistenti, di aiuto. Le porte si richiusero, lei gettata a terra mossa dai colpi della violenza incalzanti, mentre gridava il dolore sordo e inascoltato. Lo sentì ridere, lo sentì gemere e avvertì la saliva colarle lungo un fianco. Poi, mentre i colpi di bacino si facevano più violenti e i loro gemiti riempivano lo spazio vuoto, sovrastando il tramestio del mezzo, l'uomo abbandonò il seno e portò la bocca al suo orecchio, mordicchiandole il lobo, viscido di sudore, per sussurrarle “Tesoro, non l'hai ancora capito? Questo vagone è proiettato verso l'infinito, e noi due siamo solo anime affini unite nella morte.” Lei sgranò gli occhi, la certezza di non aver colto la propria fine. Urlò, chiedendo un muto e inutile aiuto ai pendolari, mentre l'uomo le esplodeva dentro e riarmava le proprie forze per ricominciare da capo.