Francesca è un dottoressa
specializzata in sessuologia. Francesca è una validissima amica,
senza la quale Maria sarebbe persa. Francesca è la webmaster di un
blog dedicato interamente al mondo romance in chiave austeniano.
Soprattutto, Francesca è una donna sola, dedita indefessamente al
proprio lavoro, incapace, dopo il suo fallimentare rapporto di cinque
anni prima, di provare alcuna fiducia nei riguardi del sesso forte.
Preferisce riversare tutta la sete di romanticismo che prova nelle
storie che legge accanitamente e nei personaggi maschili dei romanzi,
dal temperamento così forte da procurarle un'infatuazione viscerale
a ogni incontro. La verità è che Francesca attende il suo principe
azzurro, senza che questo, però, sembri destinato a palesarsi
nell'immediato futuro. Per lo meno fino a quando, in una mattina da
dimenticare, Christian entra, assieme a un torrente di pioggia
scrosciante, nella sua vita. A impadronirsi dei suoi sensi, del suo
cuore, della sua anima, se possibile. Da quel momento in avanti, sarà
una storia d'amore in piena regola, in perfetto stile “giorno da
favola”. Ed è proprio da questo titolo che parto per raccontare di
un'autrice scoperta per caso, Fabiola D'Amico, DEGNA di essere
chiamata scrittrice, nonostante la ritrosia che lei stessa dimostri
nel fregiarsi di tale titolo. Con una rapida ricerca nel web, si
scoprono tantissime cose, sul conto di una persona, primo fra tutte
le pubblicazioni a cui ha dato seguito nella proprio carriera. Bene,
la D'Amico sa il fatto suo. Perché è un'autrice di romance, ma lo è
anche, e in maniera brillante, di genere erotico. Oltre a questo
piacevolissimo romanzo, ho avuto occasione di leggere anche “La
compagnia delle orchidee”, romanzo breve edito dalla Damster
edizioni, in cui riesce a dar sfoggio della sua penna sagace, ironica
e davvero talentuosa. C'è una cosa da puntualizzare, a chi vorrebbe
obiettare errori di distrazione, presenti in “Un giorno da favola”
specialmente (semplicemente perché autopubblicato): un autore non è
un l'addetto all'editing. Nella concezione comune e moderna, data la crisi del
mercato dell'editoria, si è stati portati a credere che l'autore sia
anche la persona con l'obbligo di smussare gli errori, la forma o,
molto più volgarmente detto “correttore di bozze”. Bene, non è
così. Che bisogni mettere cura nel proprio lavoro, cercando di
svolgerlo nel migliore dei modi è un dato lapalissiano, sul quale
nessuno si permette di obiettare, ma l'autore è una cosa, l'editore
è un'altra. E solitamente, anche se in maniera fiacca, il correttore
di bozze viene pagato per il proprio servizio dalla casa editrice.
Come si suol dire, a ognuno toccherebbe svolgere il proprio lavoro.
Ed è per questo motivo che, pur rimarcando il fatto oggettivo della
presenza di alcuni errori (peraltro marginali e non attinenti a una
qualche ignoranza dell'autrice, ma semplicemente, forse, a una fretta
nel voler divulgare il proprio lavoro agli altri) mi trovo a
considerare semplicemente la storia narrata. Storia che ho trovato
gradevolissima, simpatica, con personaggi descritti in maniera acuta,
in grado di trasmettere emozioni di affetto, ironia, simpatia,
rabbia. E quando un autore riesce in tutto ciò, perdonatemi, ma io
lo chiamo autore. La D'Amico è riuscita a farmi leggere il suo
romanzo in una serata, e non è cosa da poco. Come sempre sono
estremamente sincera. Ho ignorato libri lasciati a metà e contattato
i vari autori spiegando il perché avessi agito in una maniera
simile. Con Fabiola D'Amico non ne ho avuto minimamente bisogno: il
libro m'è piaciuto. Una revisione ulteriore e il suo romanzo
potrebbe benissimo essere presentato a case editrici valide, anziché
essere confinato all'autopubblicazione (e chiamiamola in italiano,
per favore, dato che viviamo in questo paese!) Unica nota che devo
assolutamente porre a margine è la moda, che ho riscontrato
ultimamente, di inserire i titoli dei propri romanzi nei propri
libri, facendo leggere ai protagonisti le pubblicazioni passate
dell'autore stesso. Sono già tre volte, nel termine di un mese, che
leggo di questa usanza in vari autori e non mi piace. Perdonatemi, ma
a me non piace proprio. Discorso, forse, prettamente soggettivo, ma
ripeto: dico ciò che penso. Tolto questo dettaglio, comunque, che
rimane fine a sé stesso e che non pregiudica la lettura di “Un
giorno da favola”, consiglio la ricerca dell'autrice in rete.
Leggete i suoi lavori e scoprirete un mondo nuovo, credetemi. La
simpatia e la maniera brillante di scrivere di questa autrice vi
lascerà soddisfatti. Purtroppo ho letto recensioni, inerenti a
questo romanzo, assurde. Mi chiedo se le persone, in Italia,
comprendano davvero il senso di ciò che leggono e soprattutto di ciò
che dicono. Vi lascio il link, come di consueto:
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