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venerdì 8 gennaio 2016

Avventura dopo il Natale

Si preparò per uscire di casa con estrema cura, quella sera. Era tornato da casa di Rachel spossato e per nulla contento di ciò che era stato il suo Natale. Non perché non fosse stato tutto sommato bene, quanto perché il dolore della perdita si faceva più intenso se in compagnia di lei, capace di ricordargli entrambi i genitori con un solo battito di ciglia. Era stato straziante rivederla dopo quasi un anno ed era stato altrettanto penoso andare via, dire arrivederci ai bambini e a suo cognato, stringere in un abbraccio la gracile figura di lei ancorata a terra solo con la forza di un affetto fraterno difficile da estirpare. Nonostante la stronzaggine che Dre impiegasse in ogni dialogo affinché mollasse la presa, affinché lo lasciasse respirare senza il fantasma di una famiglia perduta.
Ma quella sera non era adatta a rivangare il passato o la tristezza del presente.
Quella sera era semplicemente sua e di chi avrebbe voluto condividere la sua stessa sete di libertà con lui. Aprì l'armadio, scelse un paio di pantaloni dal taglio informale e una maglia a maniche corte capace di fasciare il suo fisico risaltandone i punti migliori, quindi umettò i capelli con degli schizzi d'acqua e sorrise al suo riflesso della toilette. Cazzo, quanto era figo! D'altronde la fortuna di trascorrere gennaio a Melobourne era senza eguali: vestiti leggeri e lieve brezza sul volto. L'estate australiana era l'inverno del resto del mondo... sublime!
«Surreale anche, eh, Billy?» commentò i suoi pensieri voltandosi verso il suo pastore sonnacchioso. Quell'ammasso di peli non faceva che dormire! Schioccò le labbra, mandandolo idealmente al diavolo, e uscì dalla porta sul retro salutando Jack che proprio in quel momento usciva per la sua passeggiatina serale. Claudicante come sempre e con quella tuba alla Zio Sam che lo faceva sempre sorridere.
«Ehi, Jack, come butta?» lo apostrofò incamminandosi oltre il giardino con le chiavi che facevano la spola tra una mano e l'altra.
«Ehi, ragazzo! Tutto bene, tutto bene. Tranne quella filippina del cazzo che tenta di avvelenarmi ogni giorno con la sua cucina di merda, tutto bene» rispose il vecchio, proseguendo sul marciapiede,  traballante sul suo bastone. Reduce di guerra, quello strambo esserino gracile e dinoccolato era una sagoma, ma povera la colf che gli capitava sotto mano! Ne cambiava almeno una ogni due mesi e Dre non ricordava più il record dell'ultima.
«Non ci credo che è così cattiva» commentò con un sorriso sulle labbra mentre scuoteva la testa, divertito. Dopo pochi altri convenevoli, salutò il vecchio soldato e si fermò alla fermata dell'autobus. Non aveva la macchina e a ben guardare non era una gran perdita. Meno stress, meno soldi da sperperare e tutta la gente del mondo da conoscere. Alzò un sopracciglio, sorridendo dei suoi pensieri, narciso, poi protese la mano per fermare il mezzo.
Prese posto a tre file dalla fine, guardandosi attorno. Notò subito il moretto seduto a pochi passi dall'autista, lo sguardo perso nel vuoto del buio esterno, vestito in maniera casual, ma ordinata, e lunghi capelli spioventi davanti agli occhi dall'aria vagamente ribelle. Dre non era tipo di eccitarsi al solo guardare un bel ragazzo, ma dovette ammettere che c'era qualcosa in quel tizio che lo intrigava. Ci pensò su un momento, si grattò distrattamente il labbro superiore, si guardò di nuovo attorno senza realmente osservare nessuno, poi si alzò e si incamminò ondeggiando verso la meta.


«Scusa... Io... credo di conoscerti» iniziò catturando l'attenzione del moretto che a quelle parole sollevò sorpreso lo sguardo.
«Scusa? Dici a me?» chiese come se si fosse appena svegliato, il tono di voce tanto roco da insinuarsi sotto la pelle e arrivare dritto dritto al suo uccello. Cazzo, che tipo!
«Sì... Malcolm, giusto?» tentò sfoderando il suo sorriso migliore, quello con cui sapeva di far breccia, lo stesso che gli aveva procurato appuntamenti davvero niente male. Lo tirava fuori dal repertorio solo quando la situazione lo richiedeva. E quella meritava più di tante altre, davvero.
«No» rispose secco l'altro continuando a osservarlo, i capelli davanti a delle iridi assolutamente mozzafiato. Cobalto... Cazzo, aveva detto di no!
«No che non ti chiami Malcolm o no che non ci conosciamo?» insistette. E sarebbe stata la sua ultima chance, dopodiché sarebbe tornato sui suoi passi, lo avrebbe mandato a cagare e magari si sarebbe fatto una sega ripensando a quegli occhi. Forse il giorno seguente. Non aveva tutto quel tempo da perdere. Sì, ogni conquista andava coccolata, ma c'erano da considerare tanti altri fattori e il rifiuto non era un particolare irrilevante.
«Non mi chiamo Malcom... Anche se credo di averti già visto da qualche parte» commentò senza togliergli gli occhi di dosso l'altro. In effetti quel tipo cominciava a incuriosirlo non poco. Strano. Differente. Terribilmente eccitante.
«E dove?» indagò rimanendo in piedi mentre l'autobus lo sballottava un po' di qua e un po' di là. Dre si tenne con una mano all'asta di ferro sulla sua testa, sicuro di mettere in mostra i bicipiti torniti di cui andava fiero. Come tutto il resto. E che cazzo: era figo, non poteva certo far finta che non fosse così!
«In giro» rispose laconico l'altro. Ok, figo, ma... cazzo, su!
«E... quindi hai detto che ti chiami?»
«Non l'ho detto» continuò con lo stesso tono l'altro. O porca troia, quant'era difficile! Un pompino, santiddio, un pompino chiedeva, certo non la mano e il regno!
«Ok, amico, non c'è problema. Ci si vede» tagliò corto infastidito. Fece per voltarsi, ma il moretto lo afferrò per la mano, bloccandolo e inducendolo a voltarsi.
«Mi chiamo Fred e hai resistito molto più di altri. Di solito la gente se ne va al mio primo no» lo derise allargando le labbra su due file di denti perfetti. E fu un attimo. Dre avvertì il bollore della sua eccitazione salire al livello, correre oltre e gorgogliare spumeggiante nei pantaloni stretti. Si morse il labbro, davanti a quegli occhi, e la smorfia sbarazzina che gli lanciò l'altro gli tolse ogni dubbio.
«Forse andiamo dalla stessa parte...» riprese Fred accarezzandogli il polso con le dita calde. Dre osservò quel gesto, poi tornò con l'attenzione sul volto pulito del moretto ed estrasse la lingua per riprendere a mordersi le labbra.
«Forse sì.»
«Phillis Cafè?»
«Andata.»
Quando Fred si alzò, sovrastandolo di qualche centimetro, l'autobus fece una brusca frenata gettandoli uno tra le braccia dell'altro. E fu allora che che entrarono in collisione e che Dre avvertì un cazzo davvero duro contro il bacino.
«Ti scopo fino a farti urlare» si sentì alitare nell'orecchio prima che la lingua prendesse il posto delle parole e gli lambisse il lobo.
Dre si impose di respirare per non succhiarglielo lì davanti a tutti, quindi si allontanò di un passo, lo osservò e sorrise.
«Non aspettavo altro» commentò soddisfatto.

lunedì 30 novembre 2015

Il Castello Rospigliosi. I luoghi di Volevo solo te. Tra fantasy e realtà

Pur non essendo menzionato all'interno del libro, il Castello Rospigliosi occupa un ruolo fondamentale nei cuori dei cittadini della costa laziale in cui si svolgono le vicende di Volevo solo te. Maccarese, infatti, è legata a doppio nodo con il castello medioevale che troneggia al di là del ponte e che sembra sorridere, gentile, agli avventori già dalle mura esterne. Eppure non tutti conoscono le origini, davvero suggestive, che hanno determinato non solo l'aspetto, ma anche il nome di questo maniero passato quasi in secondo piano ai più, ma denso di storia.

Leggende popolari narrano che, nel XII secolo circa, la zona di Maccarese fosse infestata da un terribile drago e che tutti i residenti del luogo, cacciatori e  pescatori, ne fossero profondamente terrorizzati tanto da disperdersi ed evitare di frequentare le zone più isolate del paese. Con il passare del tempo furono proprio i cittadini a richiedere l'intervento del papa con l'intento di risolvere l'impasse che rendeva impossibile una pacifica permanenza nella zona. Fu per questo motivo che la chiesa bandì un torneo, a cui presero parte numerosi cavalieri delle famiglie romane più importanti, per stanare e sconfiggere il famigerato drago. 
                                                                               

Si narrava che la terribile creatura vivesse in una grotta poco distante dalla città e che lì si nascondesse; forti di questa certezza, i cavalieri si presentarono compatti sulla soglia della grotta (da qui il nome di Malagrotta) senza però sventare il pericolo. Il drago, infatti, uscendo dal suo nascondiglio terrorizzò tutti a tal punto da far scappare anche il più temerario. Soltanto Giorgio dei conti Anguillara rimase, stoico, al suo posto combattendo alacremente e cacciando la creatura seguendola fin sulle sponde del fiume Arrone.
                                                                                   


Nel punto in cui il drago scomparve sorse il castello che prese il nome di San Giorgio, oggi però conosciuto ai più con il nome di Castello Rospigliosi per via della famiglia che lo governò in epoca moderna.
Tuttavia sembra che la leggenda derivi dallo spauracchio di alcuni briganti che, tra il X e l'XI secolo, imperversavano nelle zone adiacenti il paese e che erano soliti depredare gli avventori. Tutto ebbe fine con l'intervento degli Anguillara che ottennero, in cambio, le terre di Maccarese dal papa dando inizio alla civiltà che poi mutò sotto il periodo del fascio.

Maccarese fantasy non l'avrei mai pensata... e voi? 

*fotoweb

venerdì 6 novembre 2015

Volevo solo te: i personaggi #1

Manca poco, ragazzi, una manciata di giorni.
A cosa?
Al cartaceo, al digitale... Volevo solo te è ormai una realtà e lo sarà per chiunque vorrà leggere una storia d'amore possibile in un periodo dimenticato da molti. Ma non da tutti, chiaro.

In ogni caso bando alle ciance, di storia ne abbiamo parlato fin troppo negli ultimi periodi (non credete... tornerò!) quindi direi di passare a presentare i personaggi principali che vi terranno compagnia nelle prossime settimane.
Parlare di tutti, oggi, sarebbe impensabile. Tanto il romanzo è breve quanto la psicologia di ogni singola persona ritratta tra le pagine è immensa. 
Inizieremo con calma e, oserei dire, dal più bello di tutti. L'ho creato io, so di che parlo. 
Partire "col botto"? E perché no? In fondo di un libro si può prendere ciò che si vuole e girarlo a proprio piacimento con la forza dell'immaginazione. La bellezza che risiede nella lettura coinvolge anche e soprattutto questo aspetto.
Be', che dire... Buon viaggio ;)

Fausto




Era lui ed era più bello di come lo avesse ricordato per tutta la notte. Il torso nudo riluceva sotto i raggi torridi del sole quasi allo zenit e i pantaloni gli cadevano larghi oltre le ginocchia, ma non sulle cosce, tornite, possenti e chiaramente intuibili sotto la stoffa leggera e aderente. Aveva un torace scolpito, tale da fare invidia alle statue che solo una volta Flora aveva visto in Piazza Venezia, e le braccia richiamavano pensieri oltremodo peccaminosi e dediti alla lussuria più sfrenata, di cui lei non conosceva nulla, ma che immaginava con la forza del desiderio appena natole in petto. Temette di morire di crepacuore, tanto quello correva forsennato fino alle tempie. Notò un sorriso buono, largo e sensuale dipingersi sul volto bronzeo del ragazzo e udì un coro di angeli, che nella realtà altro non era che il chiacchiericcio divertito delle donne di fianco a loro


«Sei venuta, allora» si sentì apostrofare da dietro le spalle, a bassa voce; una mano le sfiorò il braccio delicatamente. Il cuore le balzò in gola battendo all'impazzata, ma non osò muoversi. Lasciò che Fausto le si avvicinasse ancora di più, aderendo il corpo al suo.
Chiuse gli occhi, tentando di respirare per non svenire dalla gioia. Poteva sentire il respiro calmo del ragazzo lambirle l'orecchio destro, le sue braccia forti cingerle la vita, il cuore di lui suonare all'unisono col suo in una danza arcana e misteriosamente veloce.
«Non sai che regalo sia per me vederti qui. Non riesco a non pensarti dal primo giorno in cui ti ho vista» le sussurrò, scostandole i capelli dal collo e posandovi le labbra. Flora trattenne il fiato, mentre un liquido caldo le inumidiva le cosce nude. L'unico ostacolo tra il suo corpo e il buio della notte era la leggerissima camicia con la quale era solita dormire. Avvertì l'erezione del ragazzo spingerle contro le natiche e il suo cuore accelerò ancora, come se fosse in grado di farlo senza ucciderla. Avvertì le labbra morbide di Fausto baciarle timidamente la base del collo, facendola rabbrividire  al punto che si sentì tanto sfrontata da offrirgli maggior spazio inclinando la testa di lato. Senza volerlo gemette e questo risultò un chiaro invito a proseguire. Le braccia del suo moro la cinsero ancora più stretta, mentre i baci si facevano più audaci, risalendo lungo la curva dolce che portava dritta alle sue labbra dischiuse. Flora temette di accasciarsi al suolo, perché le sue gambe divennero tanto molli da non reggere il suo peso senza tremare.


«Stai tremando» le baciò addosso Fausto, e lei fu in grado solo di annuire lentamente portando le mani sopra quelle di lui, ferme ancora sul ventre. Erano calde, forti, grandi quel tanto che sarebbe servito ad amarla come aveva sognato durante le settimane passate. Si morse il labbro, desiderando fare la stessa cosa con la bocca di lui, tanto che si fece audace e mosse il volto verso la sua direzione. E lo trovò, pronto, conturbante, lo sguardo brillante nella luce della luna piena. Si fissarono e Flora seppe che non c'erano discorsi da fare, parole da cercare, frasi a effetto da cantare. Le loro labbra si cercarono nello stesso momento e si trovarono, di conseguenza, iniziando a rincorrersi in un gioco sconosciuto a entrambi, ma naturale come lo era bere. Flora fu la prima a dischiudere le sue, anelando qualcosa di più. Fausto rispose prontamente, leccandole via il sapore del timore, della vergogna, del piacere di saperlo vicino. E d'un tratto i loro corpi immobili presero vita, desiderando di comune accordo una vicinanza diversa

* Foto Web

lunedì 26 ottobre 2015

L'Italia del Duce e il Nord al Sud

C'è una cosa comune nella visione idilliaca del fascismo e del nazismo e questa cosa rese quasi folli i rispettivi capi di governo, perché galvanizzati da un'idea talmente grande di città da essere scambiati facilmente per esaltati. Questa nota che metteva in relazione le due dittature si riassumeva in una sola parola: Roma. Della serie: l'impero romano colpisce ancora.
Ah, questi romani, conquistatori grandi e forti, colonizzatori indiscussi e dall'architettura che ancora oggi resiste in varie parti del mondo.

Ovviamente, se si deve essere grandi, si cerca di ispirarsi ai migliori: gliene fareste un torto a quei due lì? Assolutamente. Ciò che interessa le città lavoro e l'architettura che Gentile chiamò "fascismo di pietra" è ciò che forse più di tutto decretò il positivo di quel governo passato di cui ancora notiamo gli effetti oggi. In Italia, per lo meno. Della Germania, adesso, poco ce ne importa.


Il Duce, appena insediatosi, iniziò subito a promulgare le sue personali visioni di gloria e grandezza e bisogna riconoscergli il merito del carisma e dell'effettiva laboriosità della sua mente che in effetti concretizzò un bel po' di cose per tutta la penisola. Tra palazzi, istituzioni, leggi innovative (ragazzi, gli va riconosciuto) ci furono anche le cosiddette città lavoro di cui si parlava poc'anzi. In un paese "alla frutta" la creazione di lavoro era vista come un miracolo. Be', ne sappiamo qualcosa di questi tempi, no? Eppure non crediate che le motivazioni del Duce fossero così nobili. Lui voleva una colonizzazione del suolo urbano, dichiarando di fatto guerra alla Roma reale che fino a quel momento era rimasta inerte a osservare il paese uscire dalla Grande Guerra. In rotta anche contro l'urbanizzazione eccessiva, specialmente quella che aveva visto la popolazione rurale riversarsi nelle città, decretando quindi, secondo il regime, un abbassamento della natalità oltre che il dispendio ulteriore di fondi per la creazione di nuove scuole, chiese, ospedali, il Duce promulgò l'importanza della terra e del lavoro nei campi. Una novella Rossella O'Hara italiana con la terra di Littoria tra le mani e lo sguardo perso verso l'orizzonte, insomma.

Fu così, proprio così, che numerose cittadine videro la luce, vedendo il trasferimento dell'intero Nord al Sud e quasi mai viceversa. Tra tutte, molta risonanza, anche mediatica, la ebbe la "Pentapoli" pontina, costituita da: Littoria, Sabaudia, Pontina, Aprilia e Pomezia.
Rifacendosi al modello ostiense di bonifica, per mano soprattutto dei Ravennati, il Duce dispose vere e proprie città lavoro che qui dove abito io si tradussero principalmente nell' Azienda di Maccarese. Quasi tutti veneti e lombardi, con una spruzzata di abruzzesi qui e lì (a Fiumicino, per esempio, sono tantissimi i napoletani) i contadini assunti rivoltarono e abitarono queste terre, dando vita alle città che tutt'ora viviamo.

E quando dico che le viviamo ancora oggi, intendo dire che in molti posti sembra essere rimasti cristallizzati agli anni 30. Come a Maccarese, paese in cui di romani romanacci ce ne sono ben pochi. Strano, vero? Eppure nessuno lo sa. E mi viene da ridere quando si parla di differenza tra nord e sud, tra la metodologia di lavoro propria dell'Italia del meridione, del mezzogiorno e del settentrione perché, proprio qui, c'è un raccordo di tutte le parti della penisola ed è proprio questo che rende grande e particolare questa realtà.
Adesso capite perché ho voluto scrivere Volevo solo te?
  

mercoledì 25 febbraio 2015

Usciamo con Dunwich...

E come di consueto eccoci di nuovo. Lo so, sono tremenda e incostante, ma capitemi... Tra i libri, il vampirotto, il giornale, l'editing: già è tanto se non sono ancora implosa! Ma bando alle ciance, io so cosa volete... Volete sapere quali saranno le prossime uscite Dunwich. Ed ecco, allora, la carrellata dei link tutti da spulciare, leggere e acquistare.


Avventura alla stazione di servizio di Pietro Gandolfi
Avventura Alla Stazione di Servizio
Sinossi

Nathan è un bambino come tanti; ha un padre, una madre, forse
qualche sogno nel cassetto.
È un normale pomeriggio per lui e, anche se è costretto a
trascorrerlo nei pressi di quello squallido diner, nulla lascia
intendere quanto una manciata di ore si dimostrerà importante
per il suo futuro.
Nathan scoprirà il valore della propria indipendenza, il piacere
dell’amicizia e forse persino l’amore. E il sesso… un mondo
nuovo ai suoi occhi ancora innocenti.
Ma verrà a conoscenza anche del lato oscuro dell’uomo e forse
si perderà nel vortice generato dalla sua violenza.
Dopo quel pomeriggio, Nathan non sarà mai più lo stesso:
crescerà fino a diventare una persona migliore, di sicuro
diversa e, chi può dirlo, forse addirittura un uomo.
Perché in fondo la sua strada è solo all’inizio.
Avventura Alla Stazione di Servizio è un racconto di
formazione, è il percorso di dannazione di ognuno di noi.

http://www.amazon.it/Avventura-Alla-Stazione-di-Servizio-ebook/dp/B00TKNTNI8/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1424885731&sr=1-1&keywords=avventura+alla+stazione+di+servizio+pietro+gandolfi

Lovecraft Innsmouth di Claudio Vergnani
Lovecraft's Innsmouth (Cthulhu Apocalypse Vol. 1)
Sinossi

… si trattava semplicemente di accompagnare il professor
Franco Brandellini (questo il nome del cliente) per una
settimana in una cittadina per turisti sulle coste del
Massachusetts, dove era stata ricostruita a uso e consumo dei
gonzi (questa invece la spiegazione di Vergy) la Innsmouth del
racconto The Shadow Over Innsmouth di H.P. Lovecraft. Il
nome della struttura era, nella sua grande originalità,
Lovecraft’s Innsmouth.
«Insomma», spiegò Vergy, «hanno costruito questa specie di
Disneyland che rispecchia pari pari la città del racconto.
Catapecchie cadenti, vicoli, l’albergo schifoso, la chiesa
dell’ordine di quel… come si chiamava quello stronzo con le
squame con il quale i cittadini stringono il solito patto
blasfemo?»
Ritornai con la memoria ai tempi del liceo. «Dagon, direi. Lo
 aveva contattato un capitano del posto che era stato in non so
quale località esotica e lì aveva saputo di questa creatura che, al
prezzo modico di qualche sacrificio umano, avrebbe garantito
pesce, oro e figa per tutti gli anni a venire.»
«Giusto, una cosa così. Aspetta, questa ti piacerà: per le strade
girano anche delle comparse truccate come gli abitanti del
racconto. Dei rachitici che camminano arrancando, puzzano di
pesce e al posto della faccia hanno un mascherone da
merluzzo. Bene, ora tu non ci crederai, ma sembra che esistano
molti appassionati di questa spazzatura e il nostro professore è
uno di loro. E vuole fare un salto a godersi cotanta bellezza. Tu
e io lo dobbiamo accompagnare e proteggere. Da cosa, non
saprei.»
«Sembra un compito abbordabile.»
«Già. Il guaio è che dicevano così anche dello sbarco in
Normandia.»
http://www.amazon.it/Lovecrafts-Innsmouth-Cthulhu-Apocalypse-Vol-ebook/dp/B00TKWTIJS/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1424885885&sr=1-1&keywords=lovecraft+innsmouth

Soulmates di Alessia Coppola
Soulmates (English Edition)
Sinossi
Il volto di Gabrielle è l'unico ristoro per il cuore di Ayku, tramortito
dalla rabbia e dal dolore per essere stato strappato dalla propria terra.
Il loro amore infrange le barriere delle convenzioni e divampa come
una fiamma.
Ma accade qualcosa di inaspettato.
Un Chronat si insinua nella vita di Ayku, costringendolo a un patto
oscuro.
La fine diventa principio.

http://tinyurl.com/qen4out

Un assaggio di Dunwich 2 - Antologia di Eleonora Della Gatta, David Falchi, Alexia Bianchini,
Claudio Vastano
Un Assaggio di Dunwich 2
L'antologia contiene quattro racconti completi:
- "Quando il Sole Tace" di Eleonora Della Gatta
- "Il Forno" di David Falchi
- "Il Messaggero" di Alexia Bianchini
- "La Strada Per Dunwich" di Claudio Vastano
All'interno troverete anche gli incipit di "Fuori è Buio", "Nero
Eterno", "Cronache Infernali", "Ragni".

http://www.amazon.it/Un-Assaggio-di-Dunwich-2-ebook/dp/B00TKBNBI8/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1424886240&sr=1-1&keywords=un+assaggio+di+dunwich

E lasciate che vi dica una cosa... Tutte le cover dei libri Dunwich meritano un applauso particolare!

lunedì 9 febbraio 2015

Uscite Dunwich edizioni... ma quanto so forti?

Ragazzi, eccoci giunti di nuovo alle uscite Dunwich per il mese n corso! Curiosi? Anche io! Anche perché ho la recensione di Giuliana Ricci che scalpita per essere pubblicata... Pazientate. Però, nel frattempo, gustatevi questi gioielli di consigli e prestate particolare attenzione all'inizio della saga del Moon Witch... Da questo mese partirà il primo episodio della storia della celeberrima Rebecca Nurse e vi assicuro che gli autori sono figherrimi e bravissimi!

Evadne - La sirena perduta di Diana Al Azem

Non potrò mai dimenticare quel senso di soffocamento
provocato dallo stare così tanto tempo sott’acqua. Né la
mancanza di ossigeno che mi bloccava i polmoni,
provocandomi piccoli spasmi, o la poca luce che passava sotto
il mare, spegnendosi poco a poco.
Qualche istante prima di perdere conoscenza, sentii qualcosa
afferrarmi la vita e trascinarmi nelle profondità del mare.
Proprio in quel momento persi i sensi.
Non ricordo né come né quando tornai a galla, ma a un tratto
mi ritrovai alla deriva su una tavola da surf, di sera, a poche
centinaia di metri al largo della costa di Tarifa.
Grazie a una pattuglia di guardia che vigilava la zona, riuscii a
tornare a casa. Non sono mai stata capace di spiegarmi come
una bambina di tre anni, in mezzo al mare, fosse riuscita a
sopravvivere a quelle temperature invernali.
http://www.amazon.it/Evadne-Perduta-Diana-Al-Azem-ebook/dp/B00T52T9NI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1423493932&sr=1-1&keywords=evadne


La Regina dei Leviatani (Infernal Beast - Vol III)

Le giornate di Jean scorrono tranquille a São Sero, villaggio
sorto in prossimità di una grattacielo in disfacimento all’interno
della giungla amazzonica. Dopo un’esistenza difficile e
violenta, vive finalmente sereno insieme alla sua famiglia, con
il solo compito di proteggere i concittadini dalle bestie
mostruose e dai selvaggi che popolano la foresta. Jean è infatti
un Cacciatore mutato dal Virus, che lo ha dotato di una
resistenza straordinaria e di misteriose quanto letali Falci che
scattano fuori dagli avambracci. Ma qualcosa cambia quando
uno zeppelin con il simbolo dell’Illuminato atterra poco
distante da São Sero. A bordo vi è il Nobile Riberio che, con la
scorta del mercenario Rice, invita Jean a partecipare al più
grande spettacolo mai organizzato in un’Arena: lo scontro
contro un Leviatano Corazzato. Per sconfiggerlo, però, servirà il lavoro coordinato dei migliori Cacciatori sul pianeta, e
bisognerà convincerli a partecipare a un combattimento che
sembra più un suicidio.
E il primo da persuadere sarà proprio Jean.
http://www.amazon.it/Regina-Leviatani-Infernal-Beast-Vol-ebook/dp/B00SV5GGZO/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1423493902&sr=1-1&keywords=la+regina+dei+leviatani


La Lama d'argento (Moon Witch - Volume I)

Nonostante sia discendente di potentissime streghe e membro
della prestigiosa congrega della Luna Crescente, la
diciassettenne Aurora Prandi non è affatto portata per la magia.
Poco prima di un raduno, scopre che proprio per questa ragione
è stata estromessa dalla sorellanza e, umiliata, decide di
allontanarsi da sola dal luogo del ritrovo… finendo dritta tra le
grinfie di un inquisitore. L’uomo, deciso a ucciderla, non sa che
all’interno del pugnale da lui brandito è custodita l’anima di
Elizabeth Blanchard, arsa sul rogo secoli addietro a Salem.
Dopo una lunga reclusione, lo spirito di Beth trova finalmente
nella giovane strega la persona adatta a ospitarlo.
Nel frattempo Ivan, mezzo-demone in fuga dai suoi simili,
vede la sua ferma convinzione di essere destinato alla
solitudine andare in frantumi a seguito dell’incontro fortuito

con Aurora. O è forse stato il fato a condurlo da lei?

giovedì 4 dicembre 2014

Quel cucciolo è mio! di Letizia Draghi

Quel cucciolo è mio! (Youfeel): Due cuori e... una ciotola di croccantini



Dio mio, questi proprietari di cani di razza, che impettiti spocchiosi e poco obiettivi sanno essere. Con tutti i canili straripanti di cuccioli abbandonati, guarda tu se una persona deve andare a considerare la lunghezza di una zampa, di un baffo o di una ciocca di peli. Assurdo... E Giorgia è questo che pensa passeggiando per Forte dei Marmi con la sua maltesina al guinzaglio. Vorrebbe sotterrarsi per la vergogna. Lei, proprio lei che rifiuta ogni tipo di considerazione venale legata agli animali, porta al guinzaglio una cagnetta prezzolata come Neve... Ma non è stata colpa sua: la signora Grimaldi è invecchiata, non si è più curata di quel cucciolo e i parenti sembrano essersi dileguati... Che fare, se non adottarla? E innamorarsene, ovviamente? E il cappottino... Dio, è stata anche costretta a mettergli un cappottino, a quello scricciolo peloso, perché in fondo non è proprio per vezzo che si vestono gli animali con le caratteristiche di Neve, è sopravvivenza canina. Insomma, un'animalista come lei alle prese con una cagnolina da esposizione è un evento talmente spassoso per gli amici da renderla quasi la personificazione dell'ipocrisia. E se a questo si aggiunge il fatto che Grandine, maltese esuberante e “figlioccio” di Tornabuoni (figo da paura) decide di montare la piccola Neve paventando una cucciolata a cinque zeri come minimo, la faccenda si complica. Che fare? Cedere alla lusinga del denaro o rimanere fedele alla propria integerrima visione della vita canina? Assecondare le avances dell'imprenditore (che forse imprenditore non è) o rimanere saldamente ancorata a un rapporto stantio con Monsterchef? Giorgia è combattuta, ma guardando gli occhi teneri di Neve capisce di non serbare alcun dubbio riguardo a lei e ai suoi cuccioli... E sarà un'avventura, nel vero senso della parola.

Torna Letizia Draghi, su queste pagine, e non più in Delos nella collana Senza Sfumature, dove l'avevamo lasciata. Reinventandosi, quasi, nel filone chick lit, dove da prova di riuscire a esprimersi nella stessa conturbante maniera dei suoi lavori precedenti, la Draghi ha fatto il salto con “Sotto il segno dei pesci” nella collana You Feel della Rizzoli e torna, confermandosi autrice di tutto rispetto con il suo “Quel cucciolo è mio!”. Siamo a Forte dei Marmi, luogo prediletto dalla scrittrice per l'ambientazione dei suoi romanzi, e Giorgia è una donna normalissima, la classica “comune mortale” che non comprende la psicologia che si muove attorno al pedigree e ai soldi che vedono gli animali alla stregua di un oggetto. Come tanti, del resto. Sprezzante, quasi razzista nei confronti di chi fa della bellezza canina un vanto, la ragazza non conosce e ignora le vere motivazioni e i veri sacrifici che muovono talune situazioni. Come in ogni aspetto sociale, infatti, non bisognerebbe mai giudicare senza vivere ed è questa la filosofia portante della storia di Neve e Giorgia. Come lo è il desiderio di evasione dalla vita quotidiana, stantia, priva di abbrivio. Quanti, in un rapporto stanco, in una relazione giunta al capolinea, si convincono della necessità di accontentarsi, quasi certi del fatto che “è così che deve essere” senza sognare davvero un lieto fine? Tanti. Molto pochi quelli che hanno il coraggio di prendere in mano la propria vita e modificarla radicalmente, guardando in faccia una realtà difficile da digerire. Giorgia viene aiutata dagli eventi, comprendendo quanto Andrea, alias Monsterchef, non sia l'uomo adatto a lei. Una scelta gigiona, che però riesce a scuoterla, inducendola a guardarsi dentro e a combattere la vita con le unghie, capendo anche quanto sia importante la presenza degli affetti. Specialmente a Natale. Specialmente quando le situazioni si fanno difficili e le proprie forze non bastano da sole. Interessante constatare come tutte le protagoniste della Draghi siano completamente sole, senza l'appoggio di una famiglia amorevole alle spalle, come se fossimo tutti uccellini e vigesse la regola “fuori dal nido si è soli”. Bella anche la visione che Letizia ha del genere maschile, rude ma buono, passionale ma arrogante all'apparenza. Leale, Tornabuoni rappresenta l'amore ed emoziona. Con i suoi modi ironici, la sua tracotanza solo ostentata, la pazienza di cercare un quid che non arriva mai... Ironica e frizzante, la Letizia fa sorridere con uno humor forse di stampo anglosassone, che non tende a far sganasciare, ma ridere sommessamente insinuandosi grazie a una trama accattivante e dannatamente realistica. Non ci sono favole, con la Draghi, ma fatti possibili. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini trovano i loro doppi in Giorgia e Tornabuoni, quasi a insegnare che in fondo l'amore senza schermaglie non è bello come dovrebbe. Lo scontro, il confronto pressante, la lite e la pace, il rincorrersi per trovarsi e l'emozione di riuscirci... Con un lieve ammiccamento al genere erotico che tanto ha donato alla Draghi e che sfocia, alcune volte, rompendo gli argini della semplice narrativa romantica, Quel cucciolo è mio lo consiglio spassionatamente per trascorrere piacevolmente le ore libere che si hanno a disposizione, impiegando il proprio tempo in maniera spensierata e costruttiva. Un mood al giorno toglie il medico di torno... Semplice e lineare!

venerdì 28 novembre 2014

Freccia di Emilio Alessandro Manzotti


Una corsa contro il tempo per salvare Diego e la sua anima. In che modo agire? Il Supremo Seduttore sembra avere un piano, ma richiederà sacrificio. Forse uno di troppo. E Saetta... Beh, lui è l'unico di cui si fidi Freccia, ma è anche inesperto, piccolo, promettente ma pur sempre allievo... Nero non può essere d'aiuto e Pinna Bianca incombe, come uno squalo, sulla vita del ragazzo. Cosa accadrebbe se il male fosse in grado di essere sovvertito dalle buone azioni dei suoi accoliti? Cosa accadrebbe se vi fossero le prove di una possibile redenzione nelle più alte sfere celesti, laddove Lucifero cadde? È davvero possibile tornare indietro e sperare nella grazia del Creatore? O come sostiene Pinna Bianca il male è fine a sé stesso e non si può tornare indietro?
In un inferno orwelliano, dove esistono poveri diavoli destinati e condannati all'oblio contrapposti, invece, a diavoli consiglieri alla stregia dell'antica Roma, si svolge la storia di Freccia, un Tentatore Junior dall'animo gentile che per un solo episodio è stato condannato agli inferi. Freccia è appunto il nome del protagonista dell'omonimo romanzo d'esordio di Emilio Alessandro Manzotti.
Forte delle contaminazioni di anni di letture, da Orwell alla saga del Signore degli Anelli per arrivare anche a quella più moderna di Harry Potter, Manzotti dipinge personaggi con caratteristiche ben precise, dai lineamenti marcati e mai lasciati in balia di sé stessi. Figura che spicca fra tutti, forse, il maestro, Nero, molto similare al Dumbledore di Potter per bontà d'animo e qualche scheletro nell'armadio da rivelare a tempo debito.

In effetti vi sono molteplici chiavi di lettura in Freccia, degne di essere menzionate una per una. È chiara, fin dalle prime battute, la denuncia che Manzotti fa dell'ambiguità che vige nel nostro mondo, mediante la visione dell'Inferno così simile a molti scenari del nostro presente reale. Uomini inetti, incapaci di guadagnare fiducia e per questo inchiodati a un senso di ineluttabilità che deprime e avvilisce. Vi si legge una sorta di distinguo tra le diverse classi sociali, ma più che tra queste, la differenziazione tra gente che cerca di acculturarsi per non rimanere nell'ignoranza privandosi di appigli per una possibile ribellione, e il popolo “pecora” che pende dalle labbra dei potenti pur di sopravvivere senza colpo ferire. Snaturando un po' l'idea che si ha del male, Manzotti parla chiaro circa la propria filosofia. Non esiste l'essere malvagio perché contaminato, ma esiste quello che sceglie di essere tale con le azioni discutibili e prive di empatia, volte solo al proprio arricchimento materiale e sociale. Si percepisce molto chiaramente come la tentazione, data anche dal progresso di cui siamo spettatori, arrivi a toccare anche chi è per natura, o scelta, buono e tendente all'amore verso il prossimo. Nessuno è al sicuro dalla bramosia, chiunque può cadere in quella che viene definita “la fossa dei perduti”. Interessante constatare come gli autori, al proprio esordio, sprizzino vitalità a ogni pagina, desiderosi di raccontare, mettere a parte il lettore del proprio modo di pensare e fa riflettere come l'esemplificazione di ipotetici inferni e paradisi diano largo margine di azione in questa necessità di divulgazione. Diciamo che il pensiero di Manzotti non si discosta affatto da quello che vige nella mente di molti, e Freccia diviene così una sorta di istantanea della situazione politica e sociale della nostra epoca. Diversi i sotto testi, ma diversi anche i narratori che, nel romanzo, si rincorrono e accavallano, risultando a volte un poco dispersivi e non indispensabili per l'economia della storia che comunque “sfreccia”, lasciando al lettore la continua domanda del “che accadrà adesso”? Un buonissimo punto di partenza per un autore al suo esordio che da prova di conoscere l'italiano e di saperlo scrivere, fatto non così scontato come verrebbe da pensare in questi tempi moderni dove l'autopubblicazione sopperisce a un'ignoranza latente in nozioni grammaticali e sintattiche. Manzotti restituisce a molti l'idea dello scrittore, inteso come persona che studia, e lo fa per bene, prima di mettersi in gioco. Decisamente cattivi i cattivi e un poco più ambigui i buoni che, diciamocelo, non fanno mai tanta presa sul lettore. Anche Freccia non risulta simpatico o empatico come invece dimostra di fare Saetta, o Nero o, perché no, proprio il Supremo Seduttore che sembra ammiccare da ogni foglio, lanciando seducenti appigli per rimanere impresso nella memoria. Molto più del giovane ladro Diego che risulta una persona normalissima, scossa da pensieri contrastanti come la maggior parte delle persone toccate dalle sofferenze proprie della vita. Si rimane un po' perplessi davanti agli atteggiamenti di Alice e i suoi amici, forse un po' troppo infantili per l'età che hanno, rimanendo la parte comunque dispersiva che, “se asciugata”, non minerebbe affatto la buona riuscita della trama. Freccia, rimane comunque a mio avviso, un ottimo inizio per proseguire il mestiere di scrittore. Manzotti: stupisci!

lunedì 17 novembre 2014

I demoni di mezzanotte di Romina Principato



Cosa si può provare al cospetto di una Chiesa? Reverenza, fede, speranza, semplice sottomissione per una radicata condizione di rispetto infantile promulgata dalla società fino a giungere ai massimi livelli di consapevolezza nell'età adulta. E se lo spauracchio della morte, l'ansia di non vedere il mondo futuro, dipendessero proprio da quella struttura che promulga bene e amore? Se fossero i suoi funzionari a decretare diritto di vita o morte, contravvenendo ai principi fondamentali della religione di cui si fanno promotori? Amelia ha conosciuto bene l'ira distruttrice e funesta dell'Inquisizione, così come Giacomo e Agata. È per questo che i tre si sono rifugiati a Cemmo, scappando da una situazione insostenibile che vide la morte della madre dei gemelli. Dieci lunghi anni sono trascorsi da quella orrenda notte passata a correre via dai forconi, cavalcando febbrilmente un cavallo che aveva zampe come il vento autunnale, troppo solo, però, per contrastare la ragione e la forza dell'ignoranza. Ed è su questa che la Chiesa si baserà, alla soglia dei quindici anni di Giacomo e Agata, giocando con la furia dell'epidemia che a Brescia sta mietendo vittime e che, lenta e inesorabile, ha iniziato a contaminare il piccolo paese “dimenticato da Dio”. Che la febbre che uccide sia la conseguenza delle azioni nefaste delle streghe? Ma Andreas, il figlio del Duca, conosce la verità...

Romina Principato, dopo il fortunato esordio de “I quattro Re” avvenuto in tempi non sospetti e lontani, torna in maniera decisamente impattante, narrando una storia ancora troppo vicina, che tocca con mano decisa e per nulla lusinghiera il nostro Paese. Siamo nella Val Camonica, nei primi secoli dell'anno mille. L'Inquisizione agisce in maniera indisturbata ovunque, dando libero sfogo alla sua sete di potere e perversione, lasciando a tomi di dubbio gusto il compito di esemplificare i propri propositi per estirpare il male dalle donne ree di ballare col diavolo. Satana, infatti, possiede e irretisce le donne, colpevoli di saper far nascere i bambini e curare i malanni grazie ad anni di esperienza e studio sulle erbe medicali a lungo utilizzate in antichità e tramandate di famiglia in famiglia. In questo scenario si colloca la storia di Agata, ragazza di bellezza senza pari, nel fiore della propria gioventù, pronta ad affacciarsi al mondo dell'amore con timida ritrosia ma feroce speranza. E Andreas, figlio del Duca, sembra essere l'uomo dei suoi sogni, colui per il quale compiere pazzie, mentire alla propria balia e a un fratello oppressivo e dispotico per naturale corso temporale. Il lettore vive assieme a lei il rossore delle gote, la nascita di un'infatuazione data dal rispetto, dalla sottomissione a una condizione sociale elevata, da una bellezza fatta di pulizia e decoro e da modi galanti e rudi che affascinano senza fornire campanelli d'allarme. La scrittura incalzante della Principato, particolarmente attenta a immergere il suo lettore nella quotidianità di una vita povera e priva di riposo, provoca un'empatia furiosa con i protagonisti, tanto da cominciare a temere per le loro sorti con lo scorrere delle pagine che scivolano come acqua da un bicchiere. La storia prende l'abbrivio in maniera inaspettata, insinuando il timore di una disfatta lenta, sorniona, quasi si stesse vivendo la vita di Agata. Si ascolta il suo cuore, si vive una violenza ingiusta, l'ebbrezza del vino e la delusione dell'inganno. E si riflette. Perché la condizione di Agata è terribilmente simile a quella di tante ragazze prede del loro primo amore, disposte a far pazzie pur di vivere un'emozione esaltante con colui di cui si fidano ciecamente senza reale motivo. Ci si rende conto con stupore quanti siano stati i rischi di assecondare il primo amore, magari burrascoso, magari fatto di sotterfugi, e ci si chiede come mai un momento così forte e importante debba esser stato fonte di morte per molti, all'epoca. La perversione della Chiesa ha saputo mietere vittime grazie all'ignoranza a cui, lentamente, la nostra società sembra essere destinata nuovamente grazie all'idea di un progresso che promette facile successo con un minimo sforzo, Ma l'ignoranza determina la caccia alle streghe, non per forza anime affini al diavolo, ma di qualsiasi natura e genere. La Principato scrive e sa come farlo, emozionando e trasmettendo un'ansia che devono davvero aver provato milioni di donne del periodo buio medioevale. Inutilmente i papi che si sono succeduti nel tempo hanno chiesto scusa per il loro predecessori. Le morti per mano dell'Inquisizione non si contano e Romina è bravissima a farcelo notare. Gli eventi naturali fecero da combustibile a una credenza popolare basata sul timore di non sopravvivere. Le forti epidemie che a causa delle tasse e delle condizioni sfavorevoli di siccità invasero il nostro paese fornirono alla Chiesa lo spunto a perseguire quella scalata al potere atta a sovvertire i vertici a proprio favore. E l'ignoranza di un popolo che fino a pochi anni prima aveva visto nella natura i suoi unici dei fece da mastice a due lembi di storia da unire pur di rincorrere il denaro e l'egemonia di un ordine clericale sempre più arrivista. La ricostruzione storica della Principato denota un grande studio, ed è reso al meglio nei momenti di vita quotidiana di cui riesce a esprimerne il tedio, la sofferenza, la noia di gesti ripetuti e per nulla godibili. La caratterizzazione dei personaggi è al limite della perfezione, così come l'eviscerazione delle emozioni che penetrano l'animo del lettore facendo divenire anch'egli attore non protagonista di una delle pagine più nere dell'intera storia clericale mondiale. Perfettamente riuscita la descrizione del divario tra le classi sociali di Agata e Andreas, agli antipodi e per questo così sbilanciate. Andreas è figlio del suo tempo, di una noia egoisticamente cattiva, per nulla conscio del suo reale potere e la Principato ce lo fa odire in maniera assoluta, restituendo dignità in quello che in un primo momento si è portati a detestare per il fare autoritario degno di una società maschilista come quella dell'epoca. Giacomo assurge a patriarca, nonostante l'età, e per questo incuterà poi tutto il rispetto che merita. Amelia, la balia, rappresenta la saggezza, l'esperienza, la bontà burbera e affettata propria delle donne di famiglia, veri angeli del focolaio, tanto simile alle nostre nonne e pratica nel donare non chiacchiere ma fatti. I demoni di mezzanotte si collocano con prepotenza ai vertici delle mie letture annuali, richiamando l'attenzione su un polemica nata con l'avvento dell'autopubblicazione. La scrittura è una scienza basata sul forte studio delle sue regole. Il mestiere dello scrittore è un mestiere, appunto, e per questo frutto di un lavoro di lettura, studio, esperienza, gavetta. Non ci si improvvisa scrittori, tranne rare eccezioni che comunque non fanno la regola, e Romina Principato è la prova di quanto detto. Scevra da qualsiasi polemica sterile in quel mondo stupido che vede in cento contatti facebook un successo inutile e inesistente, Romina scrive e continua a farlo, crescendo negli anni e divenendo davvero una promessa destinata, spero,a emergere come merita.

venerdì 3 ottobre 2014

Lungo la via del pensiero di Andrea Franco

Lungo la via del pensiero: 4 (Serial Killer)
Una puttana. Abbordare una puttana è la scelta più semplice per un serial killer. In fondo, a chi importa di una puttana straniera? A nessuno! Ed è per questo motivo che Gianfranco Stavanin se ne va in giro per le strade, le sceglie e le porta a casa. Per scattare foto. Per fare filmati. Per avere quel sesso che ha conosciuto per caso e che lo pungola in maniera perversa. Per provare a sua madre che finalmente ha trovato la donna giusta.
La verità è che non sono solo puttane, le donne che cerca, e lo sa lui come lo saprebbe sua madre se non fosse morta. Sono tentativi. Ogni ragazzo porta a casa la propria fidanzata, sperando nell'approvazione e nell'accettazione della propria scelta. Ogni ragazzo cerca la conferma, nei suoi genitori, di aver fatto bene, di aver agito secondo coscienza e maturità. E Gianfranco è questo che ricerca in ognuna della sue “conquiste”. La tanto agognata approvazione di sua madre. Un'approvazione che, a quanto sembra dal numero di vittime crescente, non arriva mai. Ciò che pensa suo padre è secondario, perché in fondo non è lui quello che ha decretato un futuro perverso e ricco di insoddisfazioni e scatti d'ira nel suo animo. Gianfranco non cerca uomini su cui riversare la sete d'amore e accettazione di cui si sente colmo. Gianfranco cerca Maria Amelia, Donatella, sua madre...
Non è semplice entrare nella mente di un individuo squilibrato, preda dei suoi istinti più nascosti contrapposti a un'adolescenza ormonale ancora in pieno svolgimento nonostante l'età adulta. Non è semplice, eppure Andrea Franco ci riesce. E bene, aggiungo. In un romanzo si impiegano capitoli e capitoli per rendere la struttura della trama omogenea alla personalità del protagonista, mentre Franco riesce in poche righe a fornire qualsivoglia elemento per intuire e comprendere intrecci e passati. Mediante flash back ben cadenzati, seguendo un ritmo incalzante proprio del thriller, Andrea racconta e mostra quanto la mente dello Stevanin fosse immersa in un universo parallelo alla società che lo attorniava all'epoca dei fatti. E la cosa affascinante è che l'autore riesce ad accompagnare il lettore nei sentieri della storia quasi lo prendesse per mano addentrandosi in una casa degli orrori da luna park anni Novanta. Sembra, in effetti, di scorgere l'omicida mentre accosta l'auto al marciapiede, parlando con Gabriella e mostrando alla donna il lato innocente e quasi scialbo che lo contraddistingue agli occhi dei passanti. Persino quando viene fermato dalla polizia sembra di sudare con i poliziotti, in attesa del controllo di routine circa i suoi trascorsi e si impallidisce di stupore proprio come i due agenti nell'apprendere gli insospettabili reati di cui Gianfranco è colpevole. Interessante l'introspezione del personaggio secondo il quale si evince l'odio verso la figura oppressiva della madre e, nel contempo, la continua ricerca di approvazione quasi come se la morte di quest'ultima abbia posto fine alla possibilità di redenzione condannando lo Stevanin a una continua ricerca insoluta dell'essere accettato con le sue debolezze e i suoi difetti. Forse, alla fine, non si gioisce neanche tanto al pensiero che l'omicida sia stato catturato. Forse, alla fine, si prova compassione per un ragazzo oppresso le cui decisioni future sono state scelte dalla cattiva condotta genitoriale. Forse, alla fine, di prova pena per uno psicopatico reso tale dagli eventi. Però, proprio alla fine, forse si tira anche un sospiro di sollievo a saperlo in un luogo dove non potrà più nuocere a nessuno.
Il linguaggio utilizzato è diretto, senza parole arzigogolate per provare chissà quale bravura: il talento di Andrea Franco non ha bisogno di artefici di alcun genere, dato che riesce a emergere in maniera tanto lampante persino da un racconto lungo.

La Delos conferma la ricercatezza nello scovare autori validi e colmi di talento e io ho trovato un nuovo scrittore da seguire. E da consigliare!

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sabato 20 settembre 2014

Cristallo

Cristallo
Oggi ho deciso di autocelebrarmi. Non per mero egoismo. Chi mi segue sa benissimo che non parlo mai dei miei romanzi, preferendo argomentare le storie dei miei colleghi. In questo caso, però, credo sia doveroso spendere alcune parole per il mio ultimo lavoro appena pubblicato su Narcissus. Cristallo nasce dal bisogno di raccontare a quante più persone possibili cosa significhi essere vittima di violenza psicologica. Mi sono prefissata l'obiettivo di riuscire, almeno nel mio piccolo, a sensibilizzare chi mi sta accanto su questa tematica davvero poco conosciuta. Se tutti, ormai, parlano di violenza sulle donne, omicidi ingiustificati ai danni di una moglie, un'ex fidanzata, una ragazza appena conosciuta e via dicendo, ben pochi considerano il fatto che è il danno psicologico a scavare l'animo delle vittime fino a renderle fragili, appunto come il cristallo. Non è semplice comprendere il contesto, né per chi vive la situazione, né per chi dovrebbe fare qualcosa affinché tale danno perpetrato abbia termine. La violenza psicologica non si vede, non si avverte, striscia in parole dure, in mortificazioni verbali, in limitazioni via via più drastiche fino al totale annientamento della volontà della vittima. Facile pensare che il carnefice, in questo caso il "violentatore" sia pazzo, abbia avuto un'infanzia difficoltosa o via dicendo. Non è così. L'uomo che riesce in tutto ciò è cattivo, furbo, scaltro, molte volte inadatto al lavoro e presuntuoso riguardo le sue reali capacità intellettuali e cognitive. Più la donna che ha accanto risulta essere brillante, colma di vita, più esso si incaponisce nell'affossare le sue aspirazioni, tagliando i ponti con qualsiasi legame si abbia con la libertà. Divenendo l'universo unico della vittima, facendo leva sull'amore e un'oggettiva insicurezza che, come un'animale, fiuta, riesce a creare la sua bambola, creando un totale controllo sulla sua mente e le sue azioni. Ecco che la donna si sente in dovere di riferire ogni suo spostamento, si limita nel parlare agli altri, specialmente agli uomini, taglia ponti con la famiglia e amici, in una costante ricerca dell'approvazione del compagno che non arriva mai. La violenza psicologica è sordida, spietata e annulla la volontà della vittima, sino a renderla schiava di un uomo che ne vuole l'annichilimento per sentirsi forte e fiero. Se vogliamo, la violenza psicologica si può associare, per gravità, all'anoressia o bulimia perché il concetto è lo stesso. Si conosce perfettamente il fatto che non si sta vivendo nel modo corretto, ma la mente agisce indipendentemente dal cuore e continua nel suo errore. Nessuno è al sicura da una cosa simile e credo che la società debba esser messa a parte di un problema tanto diffuso. Perché la violenza psicologica esiste ed è più ramificata di quanto si pensi. Lo stalking, la violenza fisica e il gesto estremo finale... Quelli arrivano dopo, dopo aver lavorato in maniera snervante sulla volontà della vittima rendendola succube di un potere troppo vasto. Nessuno è al sicuro da qualcosa che potrebbe esser definito un virus. Attacca in un qualsiasi momento vulnerabile e inizia il suo vile lavoro. Per questo è nato Cristallo. Il mio progetto è molto più ampio di un romanzo, ma è da qui che inizia. In questo momento ci sono milioni di donne che stanno combattendo per la loro indipendenza intellettuale e fisica, silenziosamente e col sorriso sulle labbra. Perché la donna è forte e ad alcune persone questo particolare non va proprio giù...
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mercoledì 10 settembre 2014

La sabbia delle streghe "Rosehan e la spada di Shanas" di Teresa Di Gaetano



Una spada, un diadema, una spilla. Questi gli oggetti lasciati a Rosehan da Fuinuir, L'Uccisore delle Tenebre. A che scopo? A cosa servirà mai la spada di Shanas e perché proprio Rosehan deve averci a che fare? La ragazza è interdetta, insicura, nonostante il suo carattere ribelle lasci trasparire il contrario; soprattutto è preoccupata perché il mago, pur di ottenere la sua attenzione, ha imprigionato i suoi genitori in un luogo oscuro. I suoi genitori... Rosehan ancora ignora il fatto di essere stata adottata, ignora il significato dello strano simbolo che ha sul collo: Rosehan è completamente digiuna della storia della sua vera famiglia e delle sue nobili origini. Lei è l'Eletta. L'Eletta per cosa? Il percorso che intraprenderà svelerà questo e tanti altri interrogativi.


Teresa Di Gaetano, scrittrice fantasy della lunghissima saga de “La sabbia delle streghe” torna con questo nuovo episodio “Rosehan e la spada di Shanas” incuriosendo, divertendo e colpendo nel segno. Dalla scrittura lineare e semplice, come piace a me, il romanzo di Rosehan scorre veloce, quasi come se il percorso narrato non fosse così lungo e ben dettagliato come invece la Di Gaetano riesce a sviluppare. Dotata di una fervida immaginazione, degna di una vera autrice fantasy, la scrittrice racconta la storia di una guerra, la strada impervia di un percorso tedioso, il viaggio interiore di una ragazza adolescente alle prese con il proprio carattere contrapposto alla dura realtà della vita. Mediante l'intreccio complesso del fantasy, dotato però di un linguaggio dall'immediata comprensione, l'autrice riesce a parlare ai ragazzi, tentando di arginare tutti quegli ostacoli propri di un'età difficoltosa come quella post puberale, aiutando i giovani lettori a imparare a discernere, nelle varie situazioni, la realtà dalla fantasia. Analizzando il testo, infatti, oltre il mero racconto fantasioso che determina comunque una buona e originale storia intessuta magistralmente dalla Di Gaetano, Rosehan narra la crescita interiore di una ragazza, le sue paure, il suo poter e saper vedere solo “il bianco e il nero” nelle situazioni, data l'età, e il dover imparare a comprendere in chi riporre la sua fiducia. Rosehan e la spada di Shanas, dunque, rappresenta non solo un capitolo entusiasmante di una saga che rimanda molto a Terry Pratchett, ma anche una sorta di manuale per l'adolescente bisognoso di conferme. Parliamoci chiaro. Ogni ragazzo è convinto di avere problemi insormontabili, così particolari da renderlo unico, così fermi da farlo sentire “diverso” ma al contempo così chiari da convincerlo di essere sempre nel giusto. Una giustizia retta, che non vacilla, priva di sfumature o compromessi. La Di Gaetano dimostra al lettore, con questo capitolo, che il tempo insegna, che le esperienze donano conoscenza e aprono la mente consentendo la visione di sfumature impensabili prima. Insomma, Rosehan è consigliatissimo a un pubblico giovane, ma anche a uno più adulto, desideroso di viaggiare con la mente, sognando scenari fantastici e vivendo emozioni vivide e reali. 

venerdì 11 luglio 2014

Sensuali tentazioni sull'Orient Express

Sensuali Tentazioni: sull'Orient Express


In fondo un annuncio su internet che male potrebbe fare? E a chi, poi? Certo, chiedere i servigi di un gigolò non è da tutti, forse sembra anche immorale, ma in fin dei conti i soldi sono i suoi e, data la sua improvvisa ricchezza, ne ha tutti i diritti. Così si giustifica Anais agli occhi delle sue amiche e anche, un poco, ai suoi. Già perché, sotto sotto, lei è perfettamente cosciente dei suoi limiti emotivi. Dopo la sofferenza arrecata dal suo ultimo rapporto, non ha minimamente voglia di legarsi a qualcuno. Perché questo qualcuno potrebbe ingannarla, illuderla, deriderla e... derubarla. Cosa? Anche un gigolò potrebbe? No... No, lui mai. I soldi, la fama, la soddisfazione di irretire una giovane e insulsa donna come lei... Insulsa, si. Beh, se non lo fosse stata non le sarebbe mai capitato ciò che aveva subito per via di quel mascalzone di... No, un annuncio non può far male a nessuno, tanto meno alla sua defunta ispirazione. Una scrittrice di romanzi erotici costretta a ricercare la fantasia su un treno famoso come l'Orient Express... Possibile? Si. E Santiago le ha appena risposto. Dalle foto è un perfetto esemplare di uomo. Alto, latino, dallo sguardo decisamente conturbante e... gigolò professionista. Si, è deciso! Si parte alla volta di Vienna, su quel treno reso tanto famoso dalla più celeberrima scrittrice di gialli. L'Orient express attende... E Anais lo prenderà al volo, assieme, forse, anche all'amore.
Un inizio esplosivo per il nuovo romanzo della D'Amico, scrittrice ben nota tra le mie pagine e per nulla sazia, per fortuna, dei suoi sogni a occhi aperti. Parlo di sogni dal momento che ogni sua opera sembra il disegno dipinto dal dio dei desideri. Colmo di passione, aspettative, sensualità e amore, Sensuali tentazioni sull'Orient Express decreta il talento indiscusso di Fabiola D'Amico, semmai ce ne fossero stati dubbi in precedenza. Mai banale, sempre pronta a esternare le proprie emozioni tramite la parola scritta, l'autrice delinea, con il suo nuovo romanzo, una favola probabile dei giorni nostri, dove la donna prende in mano il timone del potere e decide, per una volta, laddove ha sempre avuto egemonia l'uomo. Si è sempre visto il genere maschile pagare per avere prestazioni di tipo sessuale o di compagnia, anche se il fatto comincia a diventare decisamente anacronistico in un mondo dove la donna è sempre più padrona di sé stessa. Anzi, proprio in un tempo dove la violenza sulle donne è sempre attuale, rimarcare il fatto che il gentil sesso ha gli stessi diritti della sua antitesi naturale è geniale. Santiago è il classico uomo stupendo, tipico dei romance e del quale non ci stancheremmo mai. Diciamocelo. L'uomo dei romance DEVE essere bellissimo ed esperto, altrimenti non lo ameremmo come invece facciamo sempre noi donne durante la lettura. Anais, invece, risponde perfettamente ai canoni della donna insicura, tradita in passato e desiderosa di scoprire quanto l'amore sia in grado di cambiare la vita, sorprendendo un'esistenza che sembra destinata all'ineluttabile tristezza della solitudine forzata. Il viaggio, intrapreso dai due sul celeberrimo treno, non è soltanto fisico, ma anche mentale. Entrambi i personaggi, infatti, compiono una sorta di salto nelle loro coscienze, acquisendo consapevolezza, man mano, dei loro caratteri, desideri, voglie e passioni. Sia Santiago che Anais maturano, di città in città, mediante l'amore, mediante il dialogo. Ciò che si evince dal romanzo, quindi, non è solo l'importanza indiscutibile che ha l'erotismo in una coppia ben affiatata, ma anche il dialogo capace di riempire i vuoti della solitudine. A tal proposito menzione dovuta è la scena del tango, indiscusso “combattimento” d'amore tra amanti uniti dalla passione e ardente voglia di stare l'uno nelle braccia dell'altro, non senza rinunciare al proprio modo di essere. Mantenere la propria personalità, quindi, non significa non sapere o volere amare perdutamente un altro individuo, bensì comprendere la maniera in cui la propria anima riesce ad adattarsi per allargare il cuore ed essere felici. L'amicizia è un'altra forte componente che rende molto più intimistico il lavoro della D'Amico di quanto si sia in grado di pensare in un primo momento. A una lettura attenta, infatti, si capisce quanto la vicinanza di persone affini riesca a far emergere il meglio di un carattere solo abbozzato o privo di quella fiducia necessaria a diventare padroni del proprio ego. A volte le amicizie, infatti, spingono e sostengono decisioni altrimenti quasi impossibili da prendere e attuare. La D'amico riesce a trasmettere innumerevoli emozioni, neanche volendo, con la sua semplicità nello scrivere. Semplicità che abbiamo apprezzato in passato e che continua a convincere nel presente. Decisamente consigliato per sognare, gustare e desiderare, Sensuali tentazioni sull'Orient Express coinvolge e trasporta. Ultima cosa, ma non meno importante, per i più golosi c'è anche un interessantissimo ricettario alla fine dell'ebook. Sia mai che qualcuno voglia provare le stesse sensazioni paradisiache saggiate dai protagonisti?

Sensuali tentazioni sull'Orient Express vi attende... Che aspettate a salire in carrozza?