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giovedì 4 dicembre 2014

Quel cucciolo è mio! di Letizia Draghi

Quel cucciolo è mio! (Youfeel): Due cuori e... una ciotola di croccantini



Dio mio, questi proprietari di cani di razza, che impettiti spocchiosi e poco obiettivi sanno essere. Con tutti i canili straripanti di cuccioli abbandonati, guarda tu se una persona deve andare a considerare la lunghezza di una zampa, di un baffo o di una ciocca di peli. Assurdo... E Giorgia è questo che pensa passeggiando per Forte dei Marmi con la sua maltesina al guinzaglio. Vorrebbe sotterrarsi per la vergogna. Lei, proprio lei che rifiuta ogni tipo di considerazione venale legata agli animali, porta al guinzaglio una cagnetta prezzolata come Neve... Ma non è stata colpa sua: la signora Grimaldi è invecchiata, non si è più curata di quel cucciolo e i parenti sembrano essersi dileguati... Che fare, se non adottarla? E innamorarsene, ovviamente? E il cappottino... Dio, è stata anche costretta a mettergli un cappottino, a quello scricciolo peloso, perché in fondo non è proprio per vezzo che si vestono gli animali con le caratteristiche di Neve, è sopravvivenza canina. Insomma, un'animalista come lei alle prese con una cagnolina da esposizione è un evento talmente spassoso per gli amici da renderla quasi la personificazione dell'ipocrisia. E se a questo si aggiunge il fatto che Grandine, maltese esuberante e “figlioccio” di Tornabuoni (figo da paura) decide di montare la piccola Neve paventando una cucciolata a cinque zeri come minimo, la faccenda si complica. Che fare? Cedere alla lusinga del denaro o rimanere fedele alla propria integerrima visione della vita canina? Assecondare le avances dell'imprenditore (che forse imprenditore non è) o rimanere saldamente ancorata a un rapporto stantio con Monsterchef? Giorgia è combattuta, ma guardando gli occhi teneri di Neve capisce di non serbare alcun dubbio riguardo a lei e ai suoi cuccioli... E sarà un'avventura, nel vero senso della parola.

Torna Letizia Draghi, su queste pagine, e non più in Delos nella collana Senza Sfumature, dove l'avevamo lasciata. Reinventandosi, quasi, nel filone chick lit, dove da prova di riuscire a esprimersi nella stessa conturbante maniera dei suoi lavori precedenti, la Draghi ha fatto il salto con “Sotto il segno dei pesci” nella collana You Feel della Rizzoli e torna, confermandosi autrice di tutto rispetto con il suo “Quel cucciolo è mio!”. Siamo a Forte dei Marmi, luogo prediletto dalla scrittrice per l'ambientazione dei suoi romanzi, e Giorgia è una donna normalissima, la classica “comune mortale” che non comprende la psicologia che si muove attorno al pedigree e ai soldi che vedono gli animali alla stregua di un oggetto. Come tanti, del resto. Sprezzante, quasi razzista nei confronti di chi fa della bellezza canina un vanto, la ragazza non conosce e ignora le vere motivazioni e i veri sacrifici che muovono talune situazioni. Come in ogni aspetto sociale, infatti, non bisognerebbe mai giudicare senza vivere ed è questa la filosofia portante della storia di Neve e Giorgia. Come lo è il desiderio di evasione dalla vita quotidiana, stantia, priva di abbrivio. Quanti, in un rapporto stanco, in una relazione giunta al capolinea, si convincono della necessità di accontentarsi, quasi certi del fatto che “è così che deve essere” senza sognare davvero un lieto fine? Tanti. Molto pochi quelli che hanno il coraggio di prendere in mano la propria vita e modificarla radicalmente, guardando in faccia una realtà difficile da digerire. Giorgia viene aiutata dagli eventi, comprendendo quanto Andrea, alias Monsterchef, non sia l'uomo adatto a lei. Una scelta gigiona, che però riesce a scuoterla, inducendola a guardarsi dentro e a combattere la vita con le unghie, capendo anche quanto sia importante la presenza degli affetti. Specialmente a Natale. Specialmente quando le situazioni si fanno difficili e le proprie forze non bastano da sole. Interessante constatare come tutte le protagoniste della Draghi siano completamente sole, senza l'appoggio di una famiglia amorevole alle spalle, come se fossimo tutti uccellini e vigesse la regola “fuori dal nido si è soli”. Bella anche la visione che Letizia ha del genere maschile, rude ma buono, passionale ma arrogante all'apparenza. Leale, Tornabuoni rappresenta l'amore ed emoziona. Con i suoi modi ironici, la sua tracotanza solo ostentata, la pazienza di cercare un quid che non arriva mai... Ironica e frizzante, la Letizia fa sorridere con uno humor forse di stampo anglosassone, che non tende a far sganasciare, ma ridere sommessamente insinuandosi grazie a una trama accattivante e dannatamente realistica. Non ci sono favole, con la Draghi, ma fatti possibili. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini trovano i loro doppi in Giorgia e Tornabuoni, quasi a insegnare che in fondo l'amore senza schermaglie non è bello come dovrebbe. Lo scontro, il confronto pressante, la lite e la pace, il rincorrersi per trovarsi e l'emozione di riuscirci... Con un lieve ammiccamento al genere erotico che tanto ha donato alla Draghi e che sfocia, alcune volte, rompendo gli argini della semplice narrativa romantica, Quel cucciolo è mio lo consiglio spassionatamente per trascorrere piacevolmente le ore libere che si hanno a disposizione, impiegando il proprio tempo in maniera spensierata e costruttiva. Un mood al giorno toglie il medico di torno... Semplice e lineare!

giovedì 30 ottobre 2014

Tutta colpa del mare (e anche un po' di mojito) you feel di Chiara Parenti

Tutta colpa del mare (Youfeel): (e anche un po' di un mojito)


Maia è un fascio di nervi che cammina, un po' come Gig robot d'acciaio nella sala degli specchi al lunapark. Dire che vive una vita asettica sarebbe riduttivo, quindi ci si limita a constatare quanto non risulti umana, per lo meno all'apparenza. Il suo modo di essere si è uniformato allo standard voluto e concepito per lei da Lapo e Madre, anche se non riesce perfettamente nella mimesi. In effetti non riesce proprio a mandar giù la fabbrica di riso alla Buba Gamp (mi sembrava quasi di vedere il labbro appeso di Buba mentre sciorinava un'improbabile lista di gamberi al riso) nonostante per lei il cereale sia diventato l'unico alimento di sostentamento (e che, come lei stessa afferma, ha provocato un leggero cambio di ritmo interno che alla Marcuzzi brillerebbero gli occhi all'idea di quanti yogurt potrebbe rifilarle con il bifidus!). Insomma, la vita di Maia, l'ape vagabonda, scorre su binari non propriamente felici, al contrario ordinari al limite dell'esaurimento nervoso grazie anche a un impiego carcerario con Ciccio Cianuro. Questo finché non parte per festeggiare l'addio al nubilato di Diana, sua migliore amica nonché sorella del suo fidanzatissimo abbronzatissimo superfighissimo Lapo. L'evento si svolgerà in Versilia, dove il mare è blu e il Re dei Sette Mari ancora regna indisturbato sul letto di ricordi che scorre placido tra scogli e bicchieri di mojito.

Chiara Parenti. Chiara Parenti è una sagoma! Non posso aggiungere chissà quanti aggettivi per esprimere l'ilarità che il suo modo spensierato e sbarazzino di scrivere mi ha trasmesso. Già dalle primissime pagine mi sono ritrovata a ridere come una povera demente, con mio marito che mi guardava (ormai avvezzo a tali esternazioni) con l'espressione del “Ci risiamo, o è incinta o ha bisogno di una pasticchetta”. Viene naturale, dopo aver letto “Tutta colpa del mare” uniformarsi allo stile dell'autrice, cercando il modo di vedere in maniera ironica ogni lato e sfaccettatura del vivere quotidiano. Non si tratta tanto di gag spassose, quanto di espressioni che rimangono in testa e che non si vede l'ora di adottare nella vita comune. Il romanzo breve della Parenti è un inno alla vita, alla speranza, al raggiungimento di quella bellissima frase che la Fata Madrina (che nel caso dell'autrice è personificata da Alessandra Bazardi) canta a una Cenerentola affranta e demoralizzata: I sogni son desideri. Per Maia, o Apetta che dir si voglia, la Versilia rappresenta il giro di boa dopo il quale la vita deve per forza prendere una svolta che decreterà il resto della propria esistenza. Come spesso accade, raggiunta l'età degli “enta”, si pensa che la propria strada sia prestabilita, diritta e impostata , quasi fosse impossibile modificarne anche solo una traversa. La Parenti dimostra che non è così, che il destino può essere scelto e modificato anche quando non se ne sente minimamente il bisogno. Devo dire che, leggendo sotto la trama ironica, poi, si scopre una profondità di concetti da rimanerne sbalorditi. Sbalorditi per la naturalezza e la semplicità con la quale vengono narrati. Senza essere pesante o struggente, Chiara parla di condizionamento emotivo, di pressione psicologica al limite della sopportazione, di mobbing lavorativo e familiare. Sembra impossibile leggere una sottotrama del genere, eppure Madre e Ciccio Cianuro, nonché l'odiatissimo Lapo, rappresentano proprio il negativo che la vita a volte riesce a propinare. E Marco, o Tonno, il positivo a cui ognuno dovrebbe aspirare per essere felice. Un amore alla Maxibon, che sembra addirittura di vedere un giovanissimo Stefano Accorsi dare un morso al gelato e dire, ammiccando a una timida Apetta, “Two is megl che one!” Risulta, per tanto, impossibile non farsi travolgere da “Tutta colpa del mare (e anche un po' di mojito)” , dal suo linguaggio colloquiale e dalle battute degne della Gucciari (memorabile il cast di The Walking Dead e la scena della probabile prole di Maia e Lapo). Si respira una forte contaminazione dei chick lit d'oltreoceano, dal quale la Parenti sembra aver assorbito tutto il positivo, tralasciando le note tediose o poco originali. Insomma, per dirla in parole semplici, la Parenti spacca e... wow! Tutta colpa del mare è assolutissimamente da leggere!

mercoledì 22 ottobre 2014

Sogni apparenti di Ellah K Drake

Sogni Apparenti

Angie è a pezzi. Il suo James, l'attorone scozzese che fa impazzire le bionde (ma pure le more, le rosse e chi più ne ha più ne metta) l'ha abbandonata nella loro villetta di Milano. Abbandonata senza una spiegazione, nel silenzio totale. E dopo una telefonata devastante, dettata dalla disperazione, decide di annegare i suoi dispiaceri nell'alcol. Tutti sanno che effetti abbia il nettare degli dei sulla mente depressa di Angie. Tutti, anche lei. Chi ancora lo ignora è Roberto, un figo assurdo uscito da chissà dove in quello che una volta era il pub in cui Angie aveva conosciuto James, ora diventato un localaccio di lap dance. E Roberto si innamorerà della Angie scrittrice, della Angie depressa e della Angie combattiva e astiosa. Insomma, che sia lui l'uomo giunto dall'universo a trarre d'impaccio la ragazza dal suo destino perverso, costellato da occhi blu, abbandoni e dolorose rinunce? No! No, perché Roberto non sarà un attore, ma è pur sempre un giornalista freelance, reporter di guerra. Roberto non può essere l'uomo giusto e per Angie la stagione della depressione è ancora aperta. Ma se il destino stesse per giocare uno scherzetto niente male sul treno diretto verso Parigi? Se un toy boy arrivasse per sconquassare la vita alla povera Angie, facendoci odiare definitivamente James, già reo di inettitudine?
Come si è capito, ho letto il seguito di “Sognando una stella”, ovvero “Sogni apparenti”. Come si è capito ho millemila cose da dire su Angie e le sue disavventure. Come si è capito odio James con tutto il mio essere e, per non rischiare di essere fraintesa, dichiaro pure di amare alla follia l'elemento sorpresa che farà tirare un sospiro di sollievo al lettore nella valle di lacrime che sembra essere la vita della povera scrittrice milionaria (che non sarà come quella del maghetto, ma cavoli: tutte sogniamo una carriera simile!) Torna Ellah K Darke, tornano i suoi esilaranti personaggi e la sua personale visione di una Hollywood popolata da attori gentili, superfighissimi e che fanno il verso a quelli veri e reali che camminano il red carpet ai giorni nostri (mi sono sbellicata quando ho letto Denzel Wash! Il particolare mi ha riportato indietro nel tempo, a quando leggevo le storie di Topolino, dove un improbabile giornalista Paperica intervistava gli attori famosi)
Ma veniamo alle cose serie: James ci ha stancato. Lui e la sua arroganza, superfigaggine de noantri, dagli occhi azzurri che sembrano voler acchiappare ogni cosa presente nella stanza, pure il pulviscolo svolazzante. Diciamocelo: gli stronzi non fanno più tanta gola come una volta. Ovvero. Si, la fanno, ma il troppo stroppia e James l'ha fatta fuori dal vasino. E per quello non c'è rimedio. Anzi si: Alex. Ragazzi miei, che cos'è Alex? Alex è la ventata d'aria fresca che serviva. Ella è riuscita a stravolgere l'intero romanzo, e non è da tutti. Invece di rimanere fossilizzati su una amore che consuma e dilania, ha voltato pagina e l'ha fatta voltare anche alla sua eroina: applausi! L'unica cosa che risulta ridondante, forse, è il fatto che tutti gli uomini fighi della terra si innamorino di Angie, ma in un romanzo d'evasione come questo ci può stare. C'è da dire, comunque, che per essere un chick lit Ellah tratta argomenti seri e per nulla scontati. Primo fra tutti la guerra, con i suoi scenari sanguinari e lo spauracchio della morte sempre presente. L'autrice è bravissima a non impietosire, ma anche a non appesantire l'argomento, lasciando che sia l'immaginazione a parlare, evocando le immagini che solo la parola guerra è in grado di suggerire. Vi è poi il tema del riscatto dopo la delusione. Non è un argomento scontato o di poco conto. Non tutti sono in grado di risalire la china dopo una delusione d'amore così forte da annientare perfino l'anima. Commutare la sofferenza in ricchezza è una dote che in pochi hanno, anche se dovrebbe essere nota comune per imparare a vivere. È in questo particolare che si evince tutta la positività dell'autrice. Sembra, ad alcuni, fuori luogo parlare di elfi, fate e piccolo popolo in frangenti in cui la realtà sbatte in faccia il conto di un sogno. Credo invece che credere nella forza della natura e dell'universo, traendo da essi l'energia necessaria per tornare a combattere nel quotidiano, sia una filosofia da imitare, per nulla dispendiosa e dai risultati garantiti. Io adoro Ellah anche per questo aspetto. Nei suoi libri traspare sempre uno slancio di luce, anche nei momenti più bui, che consente di guardare al domani con una mente rilassata e libera da impedimenti inutili. Approcciarsi alla vita considerando giorno per giorno, accettando il proprio destino tentando di uniformarlo al proprio bisogno.
Al di là della profondità insita nel romanzo, comunque, c'è la buona dose di sorriso che Ellah riesce a elargire a chiunque mediante Angie e i suoi dialoghi azzaccatissimi. Ho apprezzato moltissimo il linguaggio colloquiale che caratterizza questo secondo volume della trilogia. Ho notato una crescita in termini di scrittura notevole, adorando ogni pagina letta. Scorrevole, pieno di brio e ironia, Sogni apparenti emoziona e non tradisce lo spirito con cui è stato concepito. Ellah non modifica nulla del proprio stile, lo arricchisce rendendolo più fluido, ma non cede alle lusinghe della moda. Non tradisce, quindi, il lettore, mantenendo la promessa di un amore divertente.
Consigliato a chi già ha letto il primo volume e anche a chi si appresta a farlo. Prendete Sognando una stella, perché il suo continuo è anche migliore!

Piccolo appello personale: Ellah, ti prego, non attuare ciò che hai scritto nelle battute finali. Ti prego, Alex è decisamente la cosa migliore per tutti

sabato 18 ottobre 2014

(Es)senza di te di Corinne Savarese (You Feel Rizzoli)


(Es)senza di te (Youfeel)

Adam-Cretino ha deciso che Donna sarà la sua musa, la sua guardiana, la sua domatrice... Vuole fare il servo di quella quarantenne cadente che lo tratta da toy boy? Bene. Anzi, benissimo! A Juliette non importa un fico secco della vita del suo ex, non importa davvero nulla. Assolutamente. È proprio per questo che accetta il trasferimento in un'altra città, in un altro continente... La Francia e la lavanda. Lei adora la lavanda! Adora Grasse, la lingua francese, annessi e connessi. La sua decisione non c'entra nulla con Adam-Cretino che fa sesso come Furio con Magda. No, no. Juliette è una scienziata, diamine! È una stimatissima dottoressa che con la sua tesi sui feromoni è pronta a lanciarsi nella mischia, ad abbandonare le sue guardie del corpo, a cambiare per sempre la sua vita e quella degli altri. Si!
“Da oggi sarà lei a dirigere il progetto del profumo perfetto!”si sente apostrofare alla sua prima riunione importante, infatti. Nonostante lo sgomento iniziale, la scienziata che è in lei gongola, pensando alle possibili combinazioni di essenze in grado di catturare e imbottigliare l'amore della vita. “Ogni sera andrà nell'enoteca e abborderà uomini, valutando l'effetto dei vari feromoni sulla psiche maschile.” Cosa, cosa, cosa? Non può essere, no... E invece si!
E fu così che Juliette si ritrovò Marilyn de noantri, passo bradipale e sguardo ammaliatore, pronta a furoreggiare in quel di Grasse... Lucille permettendo!
Torna Corinne Savarese, ma questa volta torna con You Feel, non più self. Rizzoli, ragazzi, mica bruscolini! Partita in maniera spumeggiante con il suo “Cara cognata ti odio”, Corinne ha fatto il salto ed è approdata sui nostri kindle con una bella R accanto al suo nome. Non è da tutti e diciamocelo: se l'è meritata tutta! Frizzante, irriverente, ci ha abituati a sorridere, ghignare e poi ridere di gusto, fino alle lacrime. (Es) senza di te non delude le aspettative e, anzi, regala quel tocco di romance in più che non guasta. Specialmente se dall'altra parte della barricata, questa volta, c'è Miguel. Un uomo assolutamente divino, dal torace scolpito, latino e passionale, dal passato un po' triste che fa ancora più figo. D'altronde a noi donne dateci un uomo in grado di comprendere le brutture della vita e allestiremo una statua votiva in suo onore! Juliette, come ogni protagonista della Savarese del resto, ne passa di tutti i colori, preda della psicopatica arrivista di turno che risponde al nome di Lucille. Questa volta, però, non c'è il tema del perdono a far da cardine a una storia ben narrata a tratti esilarante. Questa volta la stronza ha quello che si merita e viene fatta passare proprio per quella che è: sia lodato il Signore! Cominciavamo a temere che Corinne non fosse di questo pianeta, per la troppa bontà, e invece dimostra di essere proprio come ognuna di noi! Punto fondamentale, invece, in questo romanzo è l'importanza della propria indipendenza e del proprio successo prima di ogni altra cosa. Per società, costume e maschilismo diffuso un po' ovunque, la donna è abituata a tralasciare il proprio successo e la propria carriera se preda di un'amore che consuma e dilania. Corinne dice no ed è la cosa più sensata che abbia letto negli ultimi anni nei romance di questo genere. E diamine, lo vogliamo dire che senza la propria personalità una donna non è nulla? Pur soffrendo, pur vivendo momenti di sconforto se non comprese dalla controparte, noi donne sappiamo che la perseveranza ripaga e Juliette vive tutto questo sulla sua pelle. Perché se è vero che è importante l'amore, è vitale rimanere se stessi in un rapporto. Annullare le proprie aspirazioni in funzione del volere altrui non è mai una buona idea. E la vita ripaga... Magari lentamente, ma ripaga! Altro punto fondamentale del romanzo è il tema della meritocrazia, molto spesso appannata da una spessa coltre di furbizia, cattiveria e scaltrezza ai danni di chi, invece, si impegna nel raggiungimento dei propri obiettivi con il sudore della fronte. La denuncia della Savarese è forte e chiara: puoi soffiarmi il posto quanto vuoi, ma alla lunga chi vincerà sono io. E non ha forse ragione da vendere? Quanto le scorrettezze possono fare strada? Quanto, invece, l'onestà di pensiero viene premiata? Ci vuole pazienza, rischiando anche tutto pur di credere in forti valori.
Ma questo romanzo, al di là di tutte queste considerazioni, è o non è un chick lit? Certamente si! Le gag esilaranti, le figuracce di Juliette e le sue risposte ad hoc fanno di (Es)senza di te un'opera piacevole, divertente e per nulla stucchevole. I dialoghi sono spontanei, i sentimenti espressi con semplicità e con un vocabolario ricco di espressioni colloquiali in grado di farci vivere con più naturalezza l'intera storia.

Insomma... Che diavolo state aspettando? Ancora non lo avete letto e commentato il nuovo romanzo di Corinne Savarese?!

sabato 19 luglio 2014

Sognando una stella di Ellah K. Drake


Sognando una stella...

La maledizione degli occhi azzurri. Sembra il titolo di un cartone animato demenziale eppure è ciò che perseguita Angelica. Che ci si creda oppure no, chiunque abbia gli occhi azzurri è destinato a far soffrire o ad abbandonare la ragazza, anche, forse, senza volerlo. Destinato... Diciamo che Angelica ha talmente timore di questa sorta di maledizione che allontana senza colpo ferire chiunque abbia questo particolare colore impresso nelle iridi. Chiunque tranne James.
James, l'amico.
James, l'attore.
James, il fico assurdo che abita con lei e che, assolutamente, non è l'uomo che le fa battere il cuore come se avesse un leone ruggente in gabbia. Angelica non ama James.
Per nulla.
James è troppo bello, troppo famoso, troppo scozzese, troppo... Troppo tutto, insomma, e una sfigata come lei non deve neanche lontanamente sognarsi di amare un tipo come lui. Nonostante le attenzioni che James le presta, l'appartamento fichissimo in cui abitano e che lui, fortemente, ha voluto che lei arredasse; nonostante, poi, il bacio.
Eh si, il bacio...
Dio, che bacio! Uno di quelli che ti rimescolano tutta, che ti colpiscono al cuore, che non ti lasciano stare con le mani ferme... E che valgono un bel cazzottone in faccia se non si è il ragazzo o l'ex-appena-lasciato Insomma, Angie non ama e non può amare James.
Ma questo James lo sa?

Arriva nei nostri e-reader il romanzo di Ellah K. Drake, pseudonimo di un'autrice dal passato letterario estremamente congruo, come si evince anche dalla sua biografia. Dallo stile estremamente godibile, di un gusto semplice ma non per questo da sottovalutare, Sognando una stella è IL chick lit. Divertente, spumeggiante, ironico quanto basta, questo romanzo cattura e chiede a gran voce di esser letto. Non sappiamo bene come accade, in questi casi, ma avviene che uno scrittore abbia la capacità insita di inserire un piccolo ingrediente segreto all'interno della storia narrata in grado di rendere la sua opera impossibile da abbandonare fino al termine della sua lettura. E quando ciò avviene, la cosa è chiara fin dalle prime pagine. Ellah sa di possedere le arti per compiere questo speciale incantesimo e ne fa uso, perfettamente cosciente di potersi permettere, quindi, una trilogia tenendo l'attenzione alta e non rischiando che qualche lettore si perda per strada. Come potrebbe accadere, d'altronde? Sognando una stella possiede tutto. La storia d'amore quasi impossibile, la protagonista divertente, irriverente, talmente bella nell'animo da esser vista stupenda anche al di fuori, nonostante ella stessa non si percepisca come tale. Numerosi gli omaggi che l'autrice fa verso i suoi idoli cinematografici, spassosi i nomi che sceglie per far comprendere chi essi siano nella realtà, come divertenti sono, molte volte, i dialoghi mai banali con i quali l'autrice riesce a intessere la trama di una storia per nulla scontata. Passando per particolari che profumano di “Il matrimonio del mio miglior amico” Ellah K. Drake conduce, come si trattasse di un vero e proprio film, la narrazione tenendo l'attenzione sempre alta. Non distogliendo gli occhi da particolari che si teme siano dimenticati, occupa spazi altrimenti vuoti e costruisce i suoi personaggi donando a ciascuno una propria identità non lasciando, quindi, mai nessuno a far da contorno alla pietanza principale. La storia d'amore è struggente, sospirata quanto piace, e i due punti di vista presenti nell'opera la esaltano conferendo a Sognando una stella anche l'originalità di mostrare quanto un uomo possa soffrire per amore. Il tema principale è la ricerca del proprio essere, nella propria individualità, fuggendo l'insicurezza propria dell'età adolescenziale, la qual cosa si evince anche dall'illibatezza della protagonista. Vi è poi il sogno, quello vero e che unisce tutti gli autori di romanzi, che è il diventare famosi, essendo conosciuti e venendo osannati per il proprio lavoro, ottenendo addirittura la trasposizione cinematografica della propria opera. Tutti gli scrittori, mentre idealizzano il proprio romanzo, immaginano i propri personaggi, le scene e i colori. Persino le musiche, talvolta, rientrano in tale viaggio onirico, rendendo il sogno quasi reale, quasi possibile. Ellah svela come e cosa accadrebbe se tutto ciò divenisse realtà. Ma non sono questi gli unici punti a favore dell'opera della Drake. Il rapporto familiare, le incomprensioni che possono influenzare un'intera vita, l'importanza del dialogo, il saper esternare i propri sentimenti nonostante la paura e il timore di non venir corrisposti sono solo alcuni. Il saper osare, poi, sfidando la sorte e mettendo in discussione tutto il proprio mondo al fine di tentare di ottenere la meta del desiderio è un punto fondamentale del romanzo, particolare sul quale si incentra tutta la storia. James è un aspirante attore, mentre Angelica è limitata in un limbo disseminato da insicurezze, sfortune che ella stessa ricerca, quasi, perché incapace di affrontare la propria vita di petto e quindi di comprendere, davvero, il suo posto nel mondo e nel cuore di chi ama. Un chick lit, insomma, ma anche un manuale ironico, quello della Ellah, capace di incoraggiare uno spirito ancora racchiuso nel proprio bozzolo in attesa di una spinta che lo renda crisalide. Il primo di una trilogia, di cui il secondo volume già è disponibile, Sognando una stella è un romanzo da leggere, condividere e diffondere.

lunedì 28 aprile 2014

Finché suocera non ci separi (Cara, ti odio!) di Corinne Savarese


Finché suocera non ci separi!




Annabella è stata debellata. La sua egemonia distrutta, infranta, persa in mille pezzi dissolti nell'aria, come le ceneri del nemico. Finalmente Daphne e Andrea, sposi, si lasciano andare ai bagordi del viaggio di nozze, alle bellezze della vita di coppia, alla fantasticheria derivante dall'esaltazione del momento. È tutto un tripudio di ricchi premi e cotillons, al ritorno in casa: la loro casa. Andrea, galvanizzato dal ritorno, Daphne distrutta dal viaggio; i due si abbandonano sul letto, pronti per un riposo. Un unico particolare da sbrigare prima di lasciarsi andare al meritato ristoro dopo tanto gozzovigliare: controllare i messaggi in segreteria. Ed è lì che il gelo cala, paralizzando gli arti di Andrea, forse inconsapevolmente conscio del dramma che si sta per consumare entro le mura domestiche. Il sipario cade rovinosamente a terra, travolgendo gli attori coinvolti nella commedia “Daphne e Andrea, the revenge”. Perché Clarissa e Giustino stanno per arrivare. Clarissa e Giustino. Due nomi, una promessa. “Tesoro, amore della mamma, arriveremo per conoscere la tua sposa!” E sarà come l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo abbi pietà di noi. E saranno le piaghe d'Egitto senza il caldo torrido del sole africano. No, niente Africa. Clarissa viene dai Caraibi con furore, altroché città e governanti. Psicoterapeuta affermata, con tanto di lacché al seguito, Giustino suo marito, per l'appunto, Clarissa sarà la suocera che qualsiasi nuora vorrebbe infilzata stile bambolina voodoo da mille spilli più uno, tanta è la sua tracotanza nell'essere in ogni dove, in ogni momento. Un dio sceso in terra. Ma uno di quelli che ti fanno rimpiangere di essere ancora vivo e di non esserti estinto assieme ai dinosauri durante l'era glaciale.

Torna Corinne Savarese e tornano i personaggi di “Cara cognata ti odio!”, ancora più irriverenti, ancora più stressatamente spassosi. In questa nuova puntata della saga del momento, la Savarese si spinge oltre la semplice simpatia dimostrata nel primo libro della famiglia Borghi/Borgia. Strisciando sottile come una serpe nei meandri di un rapporto difficoltoso, quale quello tra suocera e nuora, l'autrice testimonia in maniera puntigliosa, puntuale, ficcante e terribilmente dissacrante quanto il proprio ego possa emergere ai danni del prossimo. Se in Cara cognata ti odio Annabella, sorella di Andrea, rappresentava l'ostacolo, l'elemento di disturbo, disturbata lei per prima da mille conflitti interni dovuti a un passato non propriamente sereno, in Finché suocera non ci separi Clarissa rappresenta l'incubo che nessuno vorrebbe vivere in terra. Rievocando quasi gli scenari apocalittici di Nightmare, la Savarese descrive in maniera assolutamente perfetta cosa siano capaci di fare il vizio, la tracotanza e la potenza di un ego smisurato abituato a ottenere tutto ciò si desideri mediante una scaltrezza quasi impossibile anche solo di immaginare. Apparentemente una commedia dell'assurdo, caratterizzata da personaggi astrusi e poco credibili, Finché suocera non ci separi narra, invece, proprio la realtà familiare di molti. Si è portati a pensare che alcune cose accadano soltanto nei film e nei libri, ma indagando in ogni famiglia è facile rendersi conto quanto, invece, molte volte le situazioni quotidiane riescano a superare di gran lunga il filo interminabile della fantasia. La violenza psicologica, quella vera, non appartiene soltanto ai rapporti uomo-donna, e non è una prerogativa di vite altrui, lontane dal proprio contesto sociale. La violenza domestica viene perpetrata in ogni dove, da qualsiasi persona e in ogni modo possibile. E per assurdo, la figura della suocera si presta in maniera disarmante a tale ruolo, perché forte di una posizione privilegiata rispetto alla nuora e al figlio. La suocera è grande, esperta, potente, colma di amore. Profondamente e attivamente mossa dalle sole parole “amore” e “aiuto”, infatti, tale figura può tranquillamente tessere e intrecciare rapporti, distruggerne di preesistenti, muovendo le fila di vite già collaudate e serene senza la sua presenza. Costantemente presente, la suocera può avvalersi del ricatto morale e affettivo nei confronti dei suoi sottoposti (in questo caso nuora e figlio) uscendo, da ogni situazione, quale vincitrice indiscussa da una battaglia che lei stessa ha creato e voluto, perpetrato e concluso, al solo fine di legittimare un ruolo in decadenza. Complici l'età, l'infrangersi di una maternità lontana, la dissolvenza di una giovinezza molto spesso sprecata per via di problemi causati probabilmente proprio da un predecessore simile a se stessa, la figura ingombrante della suocera è sfigurata, deformata, quasi fosse il riflesso di uno specchio nella casa degli orrori. Installandosi in una casa non sua, mediante scuse plausibili e prive di possibili recriminazioni altrui, la suocera entra e si insinua nel rapporto di coppia, corrodendolo dall'interno, gettando le basi per un disastro preannunciato. La Savarese, in questo frangente, pur mantenendo lo stile frizzate del primo libro, dimostra una maturità superiore nel suo riuscire a spiegare, con voce chiara e mai tentennante, le dinamiche proprie di una violenza che troppo spesso viene consumata all'interno di moltissime famiglie. Anche in questo caso, nonostante il lettore sia portato all'esasperazione, agognando una fine lenta e dolorosa nei confronti dell'aguzzino, l'autrice dimostra come la superiorità del perdono riesca a salvare una situazione disastrata e priva di apparente risoluzione. Il perdono è ciò che distingue la tracotanza dall'intelligenza. Il perdono è lo strumento che eleva l'essere umano vicino al divino, allontanandolo di netto dall'oscurità del meschino. Il perdono è ciò che permette la vera introspezione del prossimo e, in primo luogo, di se stessi, riuscendo a sanare vuoti incolmabili. Molto spesso rappresenta forse un cedimento, ma la comprensione è di gran lunga ciò che differenzia l'animale dall'essere pensante che cammina sulla terra anziché strisciare. Non tutti posseggono le facoltà elettive capaci e necessarie alla convivenza tra caratteri diametralmente opposti e ben distinti. Ma, come avviene in una coppia, il compromesso per una sana e pacifica unione è rigoroso e decisivo e molto spesso deve giungere dall'elemento più lungimirante e saggio, non necessariamente più debole. Nella concezione moderna di uomo, si è portati a pensare che l'elemento più forte sia in grado di vincere ogni battaglia e che qualsiasi forma di furbizia sia la chiave intrinseca alla vittoria. Ma cos'è, in fondo la vittoria? Il poter legittimare un sopruso? Il poter disporre a proprio piacimento della mente di un altro? Oppure il saper convivere e sorridere assieme agli altri, forti di ciò che proprio Dio ha insegnato mediante le sue parole? Quante persone, in società, cercano di passare per santi andando in chiesa ogni domenica, macchiandosi poi di delitti o soprusi atroci e deliranti? Senza riempirsi la bocca di inutili paroloni atti solo a dimostrare una bigottagine anacronistica e per nulla costruttiva, la Savarese dimostra come la bontà di un animo puro riesca a squarciare il buio rappresentato da un dolore divenuto nel tempo cattiveria. L'autrice, pur facendo ridere fino alle lacrime, quindi, riesce a trasmettere la voglia di riflessione, l'istinto a elevarsi, l'importanza di una bontà mai priva di onore e gloria. Al di là, comunque, della riflessione intrinseca e dell'aspetto intimistico del romanzo, finché suocera non ci separi è il degno seguito del suo predecessore. I personaggi si susseguono in spassosi quadretti, facendo indignare, infuriare, sbellicare dalle risate, quasi desiderando di avere il potere di penetrare tra le pagine e poter modificare alcune scene davvero esasperanti per quanto reali. Mediante questo romanzo si torna, in un certo senso, a quelle commedie delle corti reali antiche in cui il pubblico era portato a interagire con gli attori, incitandoli ad agire in maniere differenti, additando il cattivo di turno, puntando il pollice verso con tanto di “buuuh” a far da cornice. Corinne Savarese convince, di nuovo, confermando di quanto talento sia colma. Decisamente sprecata nel self publish, spero vivamente in un suo possibile contatto futuro da parte di scout di case editrici grandi, com'è già accaduto per altri talentuosi suoi predecessori. Il chick lit italiano ha una nuova stella, degna di brillare come una supernova nei cieli dell'editoria nazionale. E questa cometa fissa pronta a solcare tali cieli è Corinne Savarese e il suo Finché suocera non ci separi.

giovedì 27 marzo 2014

Cara cognata, ti odio! di Corinne Savarese



Cara cognata, ti odio!



Daphne, vestita del suo abito nero, simile a una calla rivolta verso il basso, incede nella sala del ristorante in cui è stata invitata dal nuovo collaboratore della sua società. Un collaboratore estremamente importante, facoltoso, famoso. Andrea De Michelis, dallo sguardo verde acqua e fisico prestante. Quasi un dio sceso in terra che l'attende, accanto al tavolo prenotato, una strana luce negli occhi, un sorriso sornione e malizioso a increspargli le labbra... E una donna bruttissima avvinghiata al collo, quasi fosse una scimmia in bilico su un ramo dall'equilibrio precario. La classe di Daphne quasi inciampa, alla visione grottesca che le si palesa davanti, mentre una rabbia sorda per essere stata ingannata si insinua, come una lingua di fuoco, nelle vene arse dalla presenza scomoda di una rivale. Ma la donna koala non è una rivale. No. Andrea, abile stratega, già avvinto all'estrema bellezza della dama attesa, presenta il ciondolo umano quale sua sorella. Sorella devota, cara, amorevole. Sorella dai modi euforici e contagiosi. Annabella. E Daphne respira, rinfrancata, pronta per cedere alle lusinghe di un corteggiamento neanche troppo sopito. Cede, respira... E capisce ben presto come Annabella sia ben lontana dall'essere la fragile donna appena conosciuta. E la sua vita diverrà un incubo costellato da articoli menzogneri redatti in giornali di gossip, intolleranze alimentari dovute a quasi certi avvelenamenti e bugie atte a destabilizzarla socialmente e moralmente. Corinne Savarese presenta, in questo modo, ciò che ho considerato, fin dalle prime pagine, il fondamentale italiano che risponde all'egemonia della Kinsella nel panorama del Chick Lit. Una rivelazione al suo esordio. Lo stile ironico, privo di volgarità, corredato da una schiettezza disarmante fanno di “Cara cognata ti odio” la premessa a ciò che l'Italia è in grado di sfornare se messa alla prova. Mai noioso, dal ritmo incalzante, brioso ed estremamente gustoso, il romanzo della Savarese vive di vita propria. Quasi come a voler mostrare uno specchio di acqua tersa e cristallina, Corinne riflette l'immagine di un mondo estremamente divertente, proprio della commedia inglese, dai tratti ironici ben delineati, mai sguaiati o forzati, capaci di mostrare in maniera intelligente come si possa essere in grado di scrivere bene in modo semplice e non per forza ricercatamente astruso. Dotata di un talento proprio a pochissimi scrittori presenti nel panorama contemporaneo, Corinne Savarese fa ridere di gusto nel tratteggiare il personaggio della scaltra Annabella, sorella di quello che il genere romance vorrebbe tra i protagonisti, ma che, al contrario, diventa quasi un carattere secondario; al limite della psicopatia, preda di un'insicurezza personale tale da spingerla a gesti di estrema cattiveria pur di detenere un potere emotivo che giudica e reputa suo di diritto, Annabella distruggerà tutti i progetti di Daphne, sistematicamente e senza alcun ripensamento, in maniera talmente intelligente da renderla quasi un mito agli occhi del lettore. Il modo in cui ama visceralmente il suo adorato “ex futuro marito Steve”, altrimenti noto con mille e più nomignoli fantasiosi, ognuno più spassoso dell'altro, è talmente assurdo da sembrare quasi possibile, in una realtà odierna in cui tutto è spinto all'estremo e all'eccesso, in cui la fragilità umana viene mascherata in modo tale da non essere rivelata per timore di non essere all'altezza del contesto sociale in cui si gravita. L'abitudine in cui cade nell'essere coccolata e vezzeggiata, in maniera totalmente sbagliata, dai propri familiari, rimanda alla costante modalità che molti genitori hanno di trattare i propri figli nella speranza di far bene senza rendersi conto di rovinare ulteriormente la situazione già di per sé precaria. Quante volte si è criticato un bambino evidentemente viziato? E quante volte si è condannato il comportamento troppo permissivo del genitore, colpevole di non saper giudicare in maniera obiettiva l'operato della prole perché accecato da particolari futili, ma non per questo meno importanti, a discapito di altri più pressanti e importanti? Molte volte. Eppure non si ha mai il coraggio di esternare la propria perplessità, fornendo un consiglio utile al fine di porre rimedio a una situazione chiaramente disastrosa. In “Cara cognata ti odio” Corinne svela proprio l'importanza di saper intervenire e consigliare, anche a discapito della propria felicità, a volte, nella ferma convinzione di fare del bene, in nome del perdono, dell'accondiscendenza atta ad aiutare e non a privare, e in nome di un voler mostrare cosa sia giusto fare e dire in momenti in cui ogni cosa sembra concertare per l'esatto contrario. A volte bisogna saper accettare le critiche, le avversità, le delusioni e le proprie fragilità, non affibbiando necessariamente colpe inesistenti a chi non ha responsabilità di sorta. Aldilà della chiave intimistica, chiaramente palesata a chi vuole leggere tra le righe, Corinne riesce a mettere in scena una commedia estremamente divertente, che non vive assolutamente della componente romance, seppur presente e coinvolgente, quanto del lato umoristico ed estremamente ironico che rende ogni dialogo e battuta un espediente per migrare verso mondi lontani dalla realtà opprimente che crisi e problemi comportano. Una lunga parentesi di buon umore, atto ad alleggerire l'anima e il cuore, in stile anche cartoonesco, per alcuni versi, che ben si sposa con la storia narrata, mai banale o priva di abbrivio necessario in un genere simile. Brava e sagace anche nel finale a sorpresa, uno dei pochi che ultimamente è riuscito a entusiasmarmi tanto da ripensarci col sorriso sulle labbra, Corinne ha dimostrato, al suo esordio, quanto il talento sappia manifestarsi senza bisogno degli espedienti fantasiosi a cui molti scrittori mediocri sono costretti a ricorrere pur di sgomitare qualche posto in avanti. “Cara cognata ti odio” mi ha riportata ai primissimi episodi di I love shopping, facendomi ricordare quanto lo stile brioso e spontaneo di tale saga mi avesse avvinto. Rimanendo in attesa dei prossimi episodi, che so per certo in procinto di giungere fino a noi, non posso che fare i complimenti a questa bravissima autrice, stupendomi di come un'esordiente riesca a essere migliore di tanti emergenti o affermati autori contemporanei, chiedendomi quando finalmente sarà notata da una grande casa editrice disposta a scommettere su una bravura e un talento certi. Non a caso il romanzo in questione è rimasto al primo posto in classifica su Amazon per molto tempo e continua a gravitare intorno alle prime posizioni...