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venerdì 5 febbraio 2016

Sexy Bomb all'Oberjack

Al buio dell’abitacolo, le luci dei fari che intervallavano l’oscurità, si portò una nocca alle labbra, osservando la strada sdrucciolevole fuori dal finestrino. Il tassista era stato clemente, scegliendo di non sostenere alcuna conversazione priva di senso. Non era un gran chiacchierone, almeno finché non entrava in pista. Ma lì erano solo i corpi a doversi esprimere, non certo le menti. Che di brillanti non sempre se ne trovavano, oltretutto. 
La pioggia cadeva fitta, quella sera, ma a lui non importava sul serio, non quanto aveva dato a intendere a Jack prima di uscire. Billy, che adorava il vicino, non aveva fatto altro che guaire guardandolo passeggiare oltre la siepe e l’attenzione del vecchio non era stata così difficile da catturare. Quell’ammasso di pulci adorava lo strambo soldato claudicante che abitava poco distante da loro e Dre proprio non capiva come mai e quando, soprattutto, fosse nato l’amore viscerale che li legava. Si mordicchiò la pelle morbida del dito, ascoltando distrattamente una canzone jazz in filodiffusione tramite le casse posteriori. Cristo, odiava il jazz! A dire il vero odiava anche i taxi, ma non aveva potuto fare a meno di chiamarne uno, quando aveva appurato che l’acquazzone non sarebbe cessato a breve. Vestito di nero, dai pantaloni regular fit alla maglia in cotone stretch, aveva tagliato i capelli ancora più corti di come li portava di solito, complice il caldo asfissiante che aveva iniziato ad alitargli sul collo con troppa energia; rovinare la sua mise per un po’ d’acqua gli avrebbe mandato il sangue al cervello, invece del punto in cui ne aveva bisogno per divertirsi. Era sabato sera e non poteva permettersi di perdere un fine settimana per via della pioggia. Seppure quel clima gli stesse comodo come un paio di pantofole in pieno inverno. Eppure non era sempre stato così, c’era stato un tempo in cui aveva adorato la neve, odiando l'acqua dal cielo, ma ormai…
«Arrivati a destinazione. Sono trenta dollari» proruppe l’autista distraendolo. Cristo, trenta bigliettoni per quindici minuti in macchina era un furto! Con il treno avrebbe speso meno della metà…
«Tenga» e scordati il fottuto resto, col cazzo che te lo lascio. Quello sarebbe stato il sottotitolo, se la voce di sua madre non fosse intervenuta prontamente a mettere un freno a quella testa calda che si ritrovava sulle spalle.
 «Calma, Dre, non fare il solito cazzone intransigente e burbero…»
Trenta dollari… Da non crederci! Dre scese dall’auto scuotendo la testa, contento soltanto di sbattere la portiera in faccia a quella musica di merda che ancora gli fischiava nelle orecchie. Si leccò i denti, alzando lo sguardo, mentre la pioggia riprendeva a chiamarlo, sollecita, ricordandogli il perché di quei fottutissimi dollari ormai al semaforo assieme al loro nuovo proprietario.
«Cazzo» sbraitò correndo verso l’entrata dell’Oberjack. Appena giunto sulla soglia, lanciò un’occhiata a Phil che lo lasciò passare senza neanche prestargli attenzione, troppo preso a limitare la folla accalcata contro il suo stomaco prominente. Erano finiti i tempi in cui era stato costretto alla stessa trafila, durata in ogni caso meno di quanto avrebbe scandito i sabato sera dei nuovi frocetti in trasferta dal Quince. Le vacanze al caldo col culo ancora gelido dell’inverno americano… Sorrise, suo malgrado, ripensando al freddo nelle vene che si era portato in valigia quando con Rachel era emigrato a Melbourne, poi si guardò intorno ben deciso a non incupirsi. 


Le luci psichedeliche avevano già iniziato a roteare sul soffitto, mentre la musica prendeva il sopravvento addirittura sui pensieri. Meglio, non avrebbe dovuto riflettere. Era tardi, sicuramente, e il traffico che avevano incontrato sulla strada non aveva giovato a rendere il viaggio più veloce. Trenta dollari… Inspirò l’aria satura di testosterone e allargò i polmoni mentre con la lingua si leccava le labbra per nulla secche, ma pronte. Pronte e frementi. Il sabato sera era per lui una liberazione: il completo stordimento dopo una settimana di finzione. Si inoltrò nella pista, insinuandosi tra i corpi in movimento, dondolando sulle gambe, a tempo con i bassi, strizzando le chiappe di questo o quello. Prese lentamente confidenza con le onde sonore, facendosi aderire addosso la voce del vocalist, gli odori acri, il divertimento e la promiscuità che era parte di lui. Lui era quel dannato posto e quel dannato posto era il suo specchio. 
Sam Sparro prese a martellare nelle case, strisciando sotto pelle con quel tono maschio capace di indurirgli le palle e confondergli i pensieri. E chiuse gli occhi, alzando le braccia e trascinandosi in una danza fatta di corpi e dita. D’un tratto avvertì una lingua tra le labbra e, senza vedere neanche di chi fosse, tirò fuori la sua in un gioco di crescente eccitazione. Poi una mano, calda, vigorosa, gli strinse l’uccello con così tanta forza che aprire gli occhi fu istintivo e automatico. La lingua ancora intenta a stoccare promesse di sesso, osservò gli occhi aperti di quell’energumeno in camicia bianca, e l’uccello gli si fece ancora più duro, marmo nei pantaloni ormai troppo stretti. Capelli corti e neri, occhi chiari, di colore indefinito, collo taurino e fisico possente... Fattibile. 
Il crescendo della musica assecondò quella che in breve divenne una sega al di sopra della stoffa, finché Dre, incontenibile, ringhiò mordendo le labbra dello sconosciuto, afferrandogli il culo con una mano e spingendosi quello che sperava essere un cazzo enorme contro il bacino. Prese a ondeggiare, strofinandosi contro la coscia dello sconosciuto che non faceva altro che infilargli la lingua nel timpano, scendendo sul collo, succhiandogli avido il pomo d’adamo e risalendo lungo il mento.

«Te lo succhio» gli disse a un tratto nell’orecchio, la canzone alle ultime battute su un cazzo ormai gonfio. Senza dire una parola, Dre lo prese per mano e, sgomitando per aprirsi un varco in quell’intrico di corpi e lingue, si incamminò verso i bagni. Non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di esservi entrato perché, l’uccello già fuori dalle mutande, la lingua dell’uomo gli si avviluppò intorno alla cappella restituendogli una scarica di adrenalina che si irradiò per tutto il corpo, persino nelle dita. Prendere per i capelli quel tipo facendolo affondare tra i suoi peli, spingendogli in gola la sua erezione fino a sentirlo mugolare d’approvazione, fu il minimo che riuscì a fare prima di venirgli in bocca con un rantolo sommesso. Ansimante, la musica della pista talmente potente da battere contro la porta chiusa, Dre guardò il soffitto, sorridendo. Era solo l’inizio ed era cominciato col botto. 

venerdì 8 gennaio 2016

Avventura dopo il Natale

Si preparò per uscire di casa con estrema cura, quella sera. Era tornato da casa di Rachel spossato e per nulla contento di ciò che era stato il suo Natale. Non perché non fosse stato tutto sommato bene, quanto perché il dolore della perdita si faceva più intenso se in compagnia di lei, capace di ricordargli entrambi i genitori con un solo battito di ciglia. Era stato straziante rivederla dopo quasi un anno ed era stato altrettanto penoso andare via, dire arrivederci ai bambini e a suo cognato, stringere in un abbraccio la gracile figura di lei ancorata a terra solo con la forza di un affetto fraterno difficile da estirpare. Nonostante la stronzaggine che Dre impiegasse in ogni dialogo affinché mollasse la presa, affinché lo lasciasse respirare senza il fantasma di una famiglia perduta.
Ma quella sera non era adatta a rivangare il passato o la tristezza del presente.
Quella sera era semplicemente sua e di chi avrebbe voluto condividere la sua stessa sete di libertà con lui. Aprì l'armadio, scelse un paio di pantaloni dal taglio informale e una maglia a maniche corte capace di fasciare il suo fisico risaltandone i punti migliori, quindi umettò i capelli con degli schizzi d'acqua e sorrise al suo riflesso della toilette. Cazzo, quanto era figo! D'altronde la fortuna di trascorrere gennaio a Melobourne era senza eguali: vestiti leggeri e lieve brezza sul volto. L'estate australiana era l'inverno del resto del mondo... sublime!
«Surreale anche, eh, Billy?» commentò i suoi pensieri voltandosi verso il suo pastore sonnacchioso. Quell'ammasso di peli non faceva che dormire! Schioccò le labbra, mandandolo idealmente al diavolo, e uscì dalla porta sul retro salutando Jack che proprio in quel momento usciva per la sua passeggiatina serale. Claudicante come sempre e con quella tuba alla Zio Sam che lo faceva sempre sorridere.
«Ehi, Jack, come butta?» lo apostrofò incamminandosi oltre il giardino con le chiavi che facevano la spola tra una mano e l'altra.
«Ehi, ragazzo! Tutto bene, tutto bene. Tranne quella filippina del cazzo che tenta di avvelenarmi ogni giorno con la sua cucina di merda, tutto bene» rispose il vecchio, proseguendo sul marciapiede,  traballante sul suo bastone. Reduce di guerra, quello strambo esserino gracile e dinoccolato era una sagoma, ma povera la colf che gli capitava sotto mano! Ne cambiava almeno una ogni due mesi e Dre non ricordava più il record dell'ultima.
«Non ci credo che è così cattiva» commentò con un sorriso sulle labbra mentre scuoteva la testa, divertito. Dopo pochi altri convenevoli, salutò il vecchio soldato e si fermò alla fermata dell'autobus. Non aveva la macchina e a ben guardare non era una gran perdita. Meno stress, meno soldi da sperperare e tutta la gente del mondo da conoscere. Alzò un sopracciglio, sorridendo dei suoi pensieri, narciso, poi protese la mano per fermare il mezzo.
Prese posto a tre file dalla fine, guardandosi attorno. Notò subito il moretto seduto a pochi passi dall'autista, lo sguardo perso nel vuoto del buio esterno, vestito in maniera casual, ma ordinata, e lunghi capelli spioventi davanti agli occhi dall'aria vagamente ribelle. Dre non era tipo di eccitarsi al solo guardare un bel ragazzo, ma dovette ammettere che c'era qualcosa in quel tizio che lo intrigava. Ci pensò su un momento, si grattò distrattamente il labbro superiore, si guardò di nuovo attorno senza realmente osservare nessuno, poi si alzò e si incamminò ondeggiando verso la meta.


«Scusa... Io... credo di conoscerti» iniziò catturando l'attenzione del moretto che a quelle parole sollevò sorpreso lo sguardo.
«Scusa? Dici a me?» chiese come se si fosse appena svegliato, il tono di voce tanto roco da insinuarsi sotto la pelle e arrivare dritto dritto al suo uccello. Cazzo, che tipo!
«Sì... Malcolm, giusto?» tentò sfoderando il suo sorriso migliore, quello con cui sapeva di far breccia, lo stesso che gli aveva procurato appuntamenti davvero niente male. Lo tirava fuori dal repertorio solo quando la situazione lo richiedeva. E quella meritava più di tante altre, davvero.
«No» rispose secco l'altro continuando a osservarlo, i capelli davanti a delle iridi assolutamente mozzafiato. Cobalto... Cazzo, aveva detto di no!
«No che non ti chiami Malcolm o no che non ci conosciamo?» insistette. E sarebbe stata la sua ultima chance, dopodiché sarebbe tornato sui suoi passi, lo avrebbe mandato a cagare e magari si sarebbe fatto una sega ripensando a quegli occhi. Forse il giorno seguente. Non aveva tutto quel tempo da perdere. Sì, ogni conquista andava coccolata, ma c'erano da considerare tanti altri fattori e il rifiuto non era un particolare irrilevante.
«Non mi chiamo Malcom... Anche se credo di averti già visto da qualche parte» commentò senza togliergli gli occhi di dosso l'altro. In effetti quel tipo cominciava a incuriosirlo non poco. Strano. Differente. Terribilmente eccitante.
«E dove?» indagò rimanendo in piedi mentre l'autobus lo sballottava un po' di qua e un po' di là. Dre si tenne con una mano all'asta di ferro sulla sua testa, sicuro di mettere in mostra i bicipiti torniti di cui andava fiero. Come tutto il resto. E che cazzo: era figo, non poteva certo far finta che non fosse così!
«In giro» rispose laconico l'altro. Ok, figo, ma... cazzo, su!
«E... quindi hai detto che ti chiami?»
«Non l'ho detto» continuò con lo stesso tono l'altro. O porca troia, quant'era difficile! Un pompino, santiddio, un pompino chiedeva, certo non la mano e il regno!
«Ok, amico, non c'è problema. Ci si vede» tagliò corto infastidito. Fece per voltarsi, ma il moretto lo afferrò per la mano, bloccandolo e inducendolo a voltarsi.
«Mi chiamo Fred e hai resistito molto più di altri. Di solito la gente se ne va al mio primo no» lo derise allargando le labbra su due file di denti perfetti. E fu un attimo. Dre avvertì il bollore della sua eccitazione salire al livello, correre oltre e gorgogliare spumeggiante nei pantaloni stretti. Si morse il labbro, davanti a quegli occhi, e la smorfia sbarazzina che gli lanciò l'altro gli tolse ogni dubbio.
«Forse andiamo dalla stessa parte...» riprese Fred accarezzandogli il polso con le dita calde. Dre osservò quel gesto, poi tornò con l'attenzione sul volto pulito del moretto ed estrasse la lingua per riprendere a mordersi le labbra.
«Forse sì.»
«Phillis Cafè?»
«Andata.»
Quando Fred si alzò, sovrastandolo di qualche centimetro, l'autobus fece una brusca frenata gettandoli uno tra le braccia dell'altro. E fu allora che che entrarono in collisione e che Dre avvertì un cazzo davvero duro contro il bacino.
«Ti scopo fino a farti urlare» si sentì alitare nell'orecchio prima che la lingua prendesse il posto delle parole e gli lambisse il lobo.
Dre si impose di respirare per non succhiarglielo lì davanti a tutti, quindi si allontanò di un passo, lo osservò e sorrise.
«Non aspettavo altro» commentò soddisfatto.

giovedì 10 dicembre 2015

Appuntamento scarica nervi... con Liam

«Dre, non puoi mancare, Cristo! Lo sai che i bambini ci tengono e io... Non puoi lasciarmi da sola proprio la sera di Natale, non dopo tutto quello che è successo...»
«Rachel, lo so, ma cerca di capire... Non è semplice neanche per me e venire a casa tua sarebbe come ammettere che effettivamente non c'è più rimedio, che...»
«Ma un rimedio non c'è, infatti! Mamma e papà non li farai certo tornare dal mondo dei morti soltanto perché rimarrai chiuso in casa come un eremita! Lo vuoi capire che oltre al lav...»
«Ma tu che cazzo ne sai di quello che faccio io? Che cazzo ne sai di come sto elaborando il lutto, eh? Pensi che non lo sappia che loro stanno marcendo sotto terra? Pensi che non sappia che non torneranno più da me? Non sono un bambino, non ho bisogno di una seconda madre, Rachel!»
«Vorresti dire che non hai bisogno di me?»
«Ma chi cazzo ha detto una cosa del genere? Oh, porca troia, ma è possibile che ogni volta che ci sentiamo finiamo per litigare? Non ci credo...» sospirò allargando le braccia e guardando al cielo. Un cielo fatto di bianco, faretti al neon e qualche ragnatela. Umidità schivata: menomale!
«Non fare il solito teatrale, Dre. Lo sai anche tu che hai un carattere di merda» lo apostrofò sua sorella col tono della serpe che era.
Inspirò profondamente, imponendosi la calma, quindi si leccò le labbra finendo per mordersi la lingua pur di non mandarla a fanculo. Lui, un carattere di merda? E lei, allora?
«Ascolta, al di là di cosa posso o non posso pensare, ho delle scadenze da rispettare al lavoro e tu non abiti proprio qua dietro, e...»
«Cazzate, Dre. Potresti partire il 24, al mattino, e tornare il 26 sera. Oltretutto sei un fottutissimo editor e lo sai tu come lo so io che questo è un lavoro che puoi fare tranquillamente da casa. Non capisco perché non vuoi stare in famiglia a Natale...»
«Rachel, mi fa male vederti» sbottò sbattendo la mano sul tavolo, al limite della sopportazione. Il silenzio che seguì le sue parole fu eloquente, quasi quanto il click finale col quale Rachel interrompeva la conversazione.
«Cristo santo» sospirò gettando il telefono sul sofà sotto lo sguardo annoiato di Billy. Sembrava fosse abituato ai loro scazzi e in effetti era così. Quante volte litigavano al mese? Almeno due su quattro... Una buona media, di tutto rispetto... Camminò stizzito in cucina, aprì il frigo e prese una lattina di birra, quindi si voltò e si appoggiò col culo al ripiano di marmo del lavabo, sorseggiando la bibita con gli occhi persi nel vuoto. Rivangare il passato non era proprio una scelta opinabile, così come farsi il sangue amaro per una discussione che prevedeva, tra le altre cose, la sua capitolazione nel termine di un paio di giorni.


«Che coglioni, mi toccherà andarci, alla fine!» esclamò dandosi una spinta di reni e sollevandosi per tornare in salone. Si mordicchiò il labbro, ingollando altra birra, quindi abbandonò la lattina su una mensola e riprese il telefono dal sofà. Scorse i numeri sulla rubrica, con una mano sul fianco, e intercettò il nome che avrebbe potuto fare al caso suo. Cosa c'era di meglio di una sana trombata per scrollarsi di dosso tutto il nervosismo accumulato? Lui era tornato in città, d'altronde, glielo aveva detto una settimana prima e lui lo aveva liquidato con un messaggio lapidario.
«Bene, vediamo se ha tutta questa voglia di cioccolata fondente» mormorò portandosi il ricevitore all'orecchio, in attesa. L'uomo non si fece attendere, quasi stesse attendendo proprio la sua telefonata da ore. Quando si diceva il fascino del bel tenebroso...
«Liam? Sì, ciao. Senti, ma... non è che ti andrebbe di... Perfetto! Ci vediamo... ah, ok, allora tra mezz'ora qui. Il tempo di farmi la doccia e... Cazzone!» rise «Ok, ti aspetto» gli disse terminando la comunicazione. Quando si voltò aveva ancora il sorriso tra le labbra.
 Lanciò un'occhiata fugace a Billy, ancora acciambellato nella sua cesta e troppo stanco per badare a lui, quindi volò verso il bagno, togliendosi la t-shirt e i pantaloncini durante il tragitto. Fece una doccia veloce, poi indossò un paio di boxer corti e aderenti e si sedette sul sofà, i piedi sul tavolino basso in cristallo, ricordo dei suoi. Di suo padre, precisamente. Accese la tv, si sporse a prendere la lattina di birra, ormai calda, e ne bevve un sorso storcendo la bocca. Natale e non sentirlo...
«Cazzo, a casa, di questi tempi, se uscivi senza paraorecchie ti ritrovavi con i lobi blu dal freddo» borbottò alzandosi « e invece qui ti si sciolgono pure le palle, se non le tieni a bada. Dicembre e fa un caldo soffocante!» finì aprendo il frigo e prendendo una nuova lattina. In quel momento il campanello di casa suonò, così ne prese una seconda e si diresse verso la porta. Era praticamente nudo, il suo cane dormiva della grossa e fuori il sole ancora era alto nel cielo. Un pompino, sorseggiando una birra ghiacciata, sarebbe stato il toccasana per i suoi nervi. Appena aprì la porta, le lattine entrambe incastrate nella destra, Liam lo divorò con lo sguardo. Se non avesse avuto i pantaloni addosso, Dre avrebbe potuto vedergli il cazzo svettare oltre l'ombelico, ne era certo.
«Uhm... è così che mi accogli, Dre?»
«Vuoi sul serio chiacchierare, tesoro?» gli rispose facendosi da parte e lasciandolo entrare. Chiuse la porta, lanciando un'occhiata alla strada deserta prima di voltarsi verso l'ospite, ma non ebbe neanche il tempo di aprire di nuovo bocca. Liam lo sbatté contro il muro e fu solo per puro caso che le birre non scivolarono dalla sua mano, andando allegramente a imbrattare il parquet. L'impatto col freddo dell'intonaco quasi lo rinvigorì, mentre le mani dello scrittore già vagavano oltre i boxer alla ricerca del suo uccello.
«Irruente...» lo apostrofò afferrandogli la testa mentre quello scendeva leccandogli il petto.
«Non sai da quanto desideravo rivederti» mormorò in risposta Liam, inginocchiandosi davanti alla sua erezione scura e pronta. Dre cercò di ignorare il campanello d'allarme che quelle parole avrebbero dovuto segnalargli, chiudendo invece gli occhi e abbandonando la testa all'indietro al primo guizzo di lingua sulla cappella.
«Uhm...» mugolò quando Liam glielo prese in bocca d'un colpo, leccando forsennato tutta la sua lunghezza come se fosse l'unica cosa in grado di dissetarlo. Non pensava, in quel momento, e non esisteva altro che la lingua umida e morbida sulle sue palle. Strinse la mano sui capelli dell'uomo, un po' più lunghi dell'ultima volta, e ansimò quando con entrambe le mani quello iniziò a massaggiargli lo scroto. Un pompino così era quello che ci voleva per dimenticare quella stronza intransigente.
«Vieni, andiamo sul divano» gli disse d'un tratto lo scrittore staccandosi dal suo uccello e rialzandosi «voglio fotterti fino a sentirti urlare» continuò prendendogli una mano e conducendolo davanti al camino spento. Il cazzo in tiro, e ancora fuori dai boxer, Dre si lasciò guidare, quindi appoggiò le lattine, di nuovo calde, su una mensola e rimase in attesa. «Io non urlo, tesoro, dovresti saperlo» lo canzonò alzando un sopracciglio. Vide Liam spogliarsi degli abiti seriosi che lo avvolgevano, poi avvicinarsi afferrandolo per il mento e infilargli la lingua in bocca. «Oggi lo farai» gli disse prima di baciarlo di nuovo. Dre giocò con quella punta guizzante, dolce dei suoi umori, per il tempo necessario a trovare con le dita il cazzo che pungolava il suo. Entrambi nudi, si strinsero in un abbraccio passionale, fatto di forza e desiderio, e l'eccitazione ben presto giunse al parossismo, tanto che Liam lo voltò bruscamente facendolo calare con le braccia sulla testiera del divano. Dre chiuse gli occhi, sentendo il dito bagnato di saliva frugarlo, allargandolo, e aprì la bocca nel momento in cui fu qualcosa di ben più possente a penetrarlo rudemente. Non ricordava Liam così animalesco, ma la cosa gli piacque oltremodo. Fece per portarsi una mano sull'uccello, ma lo scrittore lo bloccò per il polso, piegandosi poi sulla sua schiena per poter essere lui l'artefice del suo orgasmo. Il silenzio nella stanza, ora, era rotto solo dallo schioccare delle sue chiappe contro le cosce possenti di Liam, a ogni affondo, e dai loro respiri affannosi, sempre più corti. Il ringhio di Liam giunse dopo pochi secondi, basso e carico di un orgasmo che giudicò potente quanto quello che si approssimava a provare lui. E l'urlo ci fu, in effetti, proprio come lo scrittore gli aveva annunciato. Non un grido virile, quanto un sospiro stridulo che gli mozzò il fiato in gola, mentre la testa girava e i fiotti del suo piacere si riversavano nel palmo chiuso del compagno.
«Direi che come inizio non c'è male» sussurrò lasciandosi andare a un sorriso che, stranamente, interessò anche i suoi occhi.
Una birra. Ci voleva una birra.

giovedì 3 dicembre 2015

La doccia

Girò la chiave nella toppa ed entrò fischiando sonoramente.
«Billy?! Hai finito di ronfare come un orso?» gridò allegramente chiudendosi la porta alle spalle. L'odore penetrante del nuovo profumatore alla vaniglia lo investì subito, nauseandolo. Chi cazzo glielo aveva fatto fare di comprare quell'affare disgustoso? Non avrebbe dovuto "profumare l'ambiente in maniera delicata e davvero gradevole, signore, vedrà... mi ringrazierà!"?
«Un cazzo» borbottò sfilandosi la giacca «fa uno schifo immondo. Vaniglia... Che cazzo mi è saltato in mente? L'ho sempre odiata, io...»
Si voltò e appese il soprabito alla gruccia in ferro battuto appesa al muro, quindi si tolse le scarpe mantenendo l'equilibro con una mano saldamente ancorata alla credenza dell'ingresso.
«Palla di pelo? Dove sei, scroccone?» chiamò di nuovo voltandosi verso la sala. «Solo io ho un cane che non gliene fotte un cazzo del padrone. "Carino, mi fa sempre le feste quando torno"» parafrasò in falsetto camminando verso la cucina «e io invece ho un sacco di pulci sociopatico. Ehi» disse fermandosi davanti alla cesta enorme quanto il suo cane, sotto le scale «ce l'ho con te. Almeno potresti degnarti di alzare la testa» continuò piegandosi sulle ginocchia. Billy aprì un occhio, mugolando appena, quindi si alzò sulle zampe, si scrollò energicamente in un trionfo di peli bianchi, poi sbadigliò pigramente.
«Ecco, sì, mi raccomando: manda quei cazzo di peli ovunque» lo apostrofò protraendo una mano per accarezzarlo «che poi c'è la serva, qui, che pulisce tutto... Cristo, che palle» aggiunse dandosi del coglione. Sua madre gli aveva fatto una testa così, quando era piccolo, sui commenti sessisti, ma a lui non entrava proprio in testa quell'argomento. Non lo faceva per cattiveria, era istintivo.
«Ma guarda tu se devo farmi tutte queste seghe mentali per una stronzata del genere» mormorò continuando ad accarezzare bonariamente il suo compagno con un sorriso mesto sulle labbra. Era stato un vero dramma trasportare Billy da Alberta a Melbourne, ma neanche i suoi occhioni tristi avevano potuto niente sulla decisione di andarsene via da quella casa. Tutto, lì, urlava dolore.
Si leccò le labbra, allargando le narici, e inspirò a pieni polmoni con lo sguardo perso nel vuoto. Avrebbe dovuto chiamare Rachel, ma il solo pensiero gli provocava un'ulcera perforante che desiderava evitare con tutte le sue forze. Sua sorella era tanto cara, ma una stronza...
«Avanti» si riscosse dando un'ultima pacca sul groppone di Billy «accendo il camino, mi faccio una doccia e poi mangiamo» concluse alzandosi e portando le mani ai fianchi. «Che dici, stasera bistecca per me e solita scatoletta per te? O vuoi quel pappone schifoso che puzza a tre chilometri di distanza?» chiese al cane osservandolo. Era talmente abituato a trattarlo come un suo pari che non si poneva il problema di sembrare uno stupido. E comunque non era stupido: quel pastore, ormai, era la sua famiglia.


«Ed ecco una nuova puntata dei dialoghi interiori di Dre Walker, signore e signori» proclamò cominciando ad armeggiare con la legna «ma questa volta dovete pagare il biglietto. Oh sì» continuò soffiando sulla scintilla appena avviata «perché mi sono rotto il cazzo di farvi da giullare, o sadico pubblico.» Osservò per un momento il fuoco crepitare nella nicchia di pietra, quindi si slacciò i primi bottoni della camicia e si incamminò verso il bagno. Fece scrosciare l'acqua, saggiandone il calore, via via più intenso, con una mano, quindi si spogliò e osservò il suo profilo davanti allo specchio. Come sempre una gioia per gli occhi.
«Quando ci vuole, ci vuole: sono un figo e me lo dico da solo... Ti credo che gli uomini fanno a gara per scoparmi» disse al proprio riflesso guardandosi su entrambi i lati. Schioccò le labbra e sorrise al suo doppio prima di entrare nella cabina doccia. Chiuse gli occhi appena il lento fluire dell'acqua lo avvolse, quindi inclinò il capo all'indietro e lasciò lo stress scivolare lungo il canale di scolo. Senza neanche averne percezione, portò una mano sul petto, accarezzando piano la pelle tesa, poi scese lungo l'addome fino ad arrivare al membro floscio. Non ci aveva pensato neanche per un attimo, prima di entrare lì dentro, ma ormai c'era... perché non approfittarne? Cominciò a massaggiarsi l'uccello, scegliendo con cura la situazione favorevole tra le innumerevoli fantasie a disposizione. Aveva trombato con così tanti uomini da avere l'imbarazzo della scelta. Mentre il sangue iniziava a fluire nelle vene in tensione, si leccò le labbra lasciandosi andare a un paio di occhi verdi che lo avevano catturato qualche mese prima. E con il cui proprietario aveva scopato alla grande per due ore. Era alto, fisico asciutto, occhi contornati da ciglia nere e folte, tanto che sembrava avesse messo il kajal - e forse era anche così, conoscendo alcuni tipi - capello riccio e moro, conturbante, e labbra da succhiacazzi conclamato. L'uccello iniziò a indurirsi, nella sua mano destra, mentre l'altra giaceva abbandonata lungo i fianchi. Quelle cazzate sul tenere occupato tutto ciò che si aveva a disposizione lo indispettivano. Per una sega erano sufficienti le dita di una mano sola, tutt'al più il palmo, ma l'altra? Cazzo, se stava ferma non succedeva proprio niente. Dischiuse la bocca, lasciando che l'acqua vi scivolasse dentro, accarezzando la lingua e lambendo i denti, mentre l'uomo dagli occhi verdi prendeva posto davanti al suo bacino in attesa che lo riempisse. E lo fece, giocando di polso in maniera un po' più accentuata, penetrandogli quelle labbra carnose e magnifiche e osservandolo succhiare a occhi chiusi tutta la sua lunghezza. Non si era mai potuto lamentare delle sue dimensioni, anche se non erano da record... ma in fondo a che serviva? A niente, appunto.
Gemette, aumentando la velocità e raggiungendo una dimensione parallela di piacere paradisiaco.
«Uhm» mormorò mentre lo sconosciuto leccava la cappella guizzando la lingua da una parte all'altra. Lo stava gustando come piaceva a lui, come avrebbe sempre voluto avvenisse, come...
Venne portandosi un pugno alla bocca, soffocando un rantolo spontaneo, quindi aprì gli occhi sorretto dall'ondata di adrenalina che lo aveva appena investito. Puntini neri e bianchi galleggiavano a mezz'aria ovunque volgesse lo sguardo, e si impose di respirare regolarmente, riportando anche i battiti cardiaci a più miti consigli. Niente di meglio di un cazzo di orgasmo in solitaria... A volte era meglio quello che una scopata in coppia. Si pulì sotto il getto d'acqua, insaponandosi con cura e risciacquando il corpo come un perfetto maggiordomo alle prese con un pavimento incrostato, quindi chiuse il rubinetto e uscì dalla cabina giusto in tempo per sentire Billy grattare alla porta in cerca di cibo.
«Che coglioni...» sospirò «Arrivo, mangiaufo a tradimento!» urlò al silenzio del bagno, quindi si tuffò nell'accappatoio, si immerse nella colonia e si vestì, pronto per una serata pigra e serena.

martedì 2 settembre 2014

L'amante del boia di Alessandra Paoloni

L'amante del boia (Senza sfumature)

Maire è di nuovo fuori le porte della prigione. Canta, Maire, e lo fa in maniera struggente e triste, quasi volesse attirare l'attenzione sul proprio dolore. E in un certo senso è proprio così. Suo padre è rinchiuso in una delle celle fetide che si trovano all'interno della galera e a nessuno è concessa l'entrata, previa autorizzazione del Re. Autorizzazione che, ovviamente, Maire non ha. Tentare, comunque, non le costa nulla. Ha poco tempo prima che il boia giustizi suo padre per alto tradimento e ogni momento potrebbe essere l'ultimo per parlare con colui che l'ha generata. Almeno un'ultima volta. Worth ignora le ragioni del canto della ragazza, limitandosi ad ascoltarla dall'interno della prigione. La osserva, gustandone la bellezza dei delicati lineamenti, e la desidera. La desidera e non chiede altro se non un pretesto per farla sua. Almeno prima della prossima esecuzione. Almeno per togliersi dalla testa quelle forme sinuose nascoste sotto gli abiti logori. Non immagina che presto il pretesto arriverà. Non immagina che in realtà la ragazza che tanto desidera altri non è che la figlia dell'uomo che dovrà uccidere ben presto, a volto celato, con le stesse mani che bramano lussuria.
Torna Alessandra Paoloni e questa volta in una veste ancor più piccante e seducente del nostro ultimo incontro su queste pagine. L'amante del boia, infatti, rivela una nuova incandescente freccia che l'autrice ha al suo arco e che ancora non aveva scoccato in passato. Se nel suo primo erotico “È te che aspettavo” Alessandra aveva introdotto i suoi lettori a un nuovo genere, provando come fosse anch'esso nelle sue corde, con il nuovo numero della collana “Senza Sfumature” della Delos, conferma la sua bravura e, anzi, riesce a superare il successo già ottenuto in passato. Il lettore, infatti, riesce a intuire la crescita dell'autrice, quanto in poco tempo sia riuscita ad ambientarsi nel nuovo genere e come sia stata in grado di unire i suoi due amori letterari in un nuovo scoppiettante lavoro. I nomi dei personaggi, infatti, evocano chiaramente scenari del fantasy in voga fino a poco tempo fa e che possiede e mantiene, comunque, tutto il fascino dei tempi che chiunque vorrebbe aver vissuto. Le ambientazioni sotto descritte in maniera impeccabile, così come gli stati d'animo dei protagonisti. Ben delineati e caratterizzati, Maire e Worth danzano sulla carta quasi si assistesse alla trasposizione cinematografica delle loro movenze. L'erotismo è fine, per nulla volgare, ma puntualmente piccante ed eccitante. Insomma, l'amante del boia è un racconto lungo che vorremmo divenisse romanzo. E spero fortemente che la Paoloni rifletta bene su una possibilità simile.

venerdì 25 luglio 2014

Prima dell'alba di Luce Loi


Prima dell'alba (Senza sfumature)

Gli uomini sanno essere davvero meschini. Ti lasciano e cercano anche di farti credere che la colpa sia la tua. Francesco è così. Ha lasciato Viola, infatuato della nuova fiammante ragazza apparsa nel suo universo, asserendo quanto lei, in ogni caso, non fosse stata una grande amante negli anni della loro unione. Con la sua taglia 46 non ci vuole poi tanto, sommando questi presupposti, a fare in modo che la ragazza in questione non creda più di essere piacente o sexy. Inoltre ha mille pensieri per la testa, uno fra tutti quello di finire l'università. Per fare ciò è costretta in quel bar dove vede la vita degli altri scorrere, assieme ai loro amori e storie di vita. Ed è proprio mentre serve al bar che incontra la coppia che le modificherà il modo di vedere la vita. Mediante una notte sola. La coppia è formata da Blandine e Roberto, ma Viola non ha occhi che per l'uomo, pur tenendosi a distanza. È fidanzato, è stupendo e lei non è proprio la Venere del Botticelli. Eppure il brivido intercorso nel momento in cui i loro occhi si incrociano fa vacillare qualsiasi certezza, creando un accelerazione del cuore di Viola come se non avesse mai provato amore per nessuno.
Torna Luce Loi per la collana Senza Sfumature e lo fa con una storia di tutto rispetto. Un vero e proprio viaggio onirico, il suo, dove la donna ingenua cede immediatamente alla lusinga del corteggiamento rude. Nessuno, nella vita reale e di questi tempi, accetterebbe mai un invito in una camera d'albergo da un uomo appena conosciuto. Nella vita reale. Ma nei sogni è tutto diverso. Nei nostri sogni il principe azzurro si materializza proprio in questo modo e a cosa serve scrivere se non per idealizzare pensieri nati per caso nella mente? Specialmente nel mondo erotico l'immaginazione è tutto e Luce Loi prova che i voli pindarici di una mente fervida possono creare scenari probabili nonostante nessuno abbia il coraggio, poi, di attuarli nella realtà. Durante il sogno a occhi aperti della Loi la lettrice si immedesima perfettamente con la protagonista, che non è la solita bellissima ragazza dal fisico asciutto e capelli fluenti. Viola è una ragazza normale, dal fisico nella media con una tranquillissima taglia 46 che le consente di essere bella nella sua semplicità. La titubanza a ricevere le attenzioni da un uomo che reputa magnifico è la stessa che prova qualunque donna immersa nelle proprie insicurezze naturali. L'essere femminile, salvo rari casi, nasce e cresce con determinati complessi inesistenti che, però, la fanno dubitare di sé stessa e del suo modo di vivere e amare. Complici le bocche larghe di alcuni uomini incapaci di guardare al proprio orto anziché rovistare nell'altrui, queste donne solitamente perdono fiducia in sé stesse, nelle proprie qualità e nella loro carica seduttiva. Avviene, però, alcune volte che un anima dal cuore puro, indifferente all'apparenza ma attenta alla sostanza e ai particolari che rendono davvero bello un essere affine, riesca a far emergere di quelle donne l'aspetto più significativo e importante, rivelando loro e agli altri la bellezza di cui invece sono padrone. Ed è proprio questo il processo che si attua durante l'incontro tra Viola e Roberto. Assieme alla ricerca del piacere lungo una notte intera, in lussi che neanche ha mai immaginato esistessero, la ragazza vive un sogno atto a rivelarle quanto di sé non è stata in grado di carpire fino a quel momento. In questo modo la bellezza non solo estetica emerge naturalmente senza forzature, accrescendo una sicurezza scemata e quasi perduta.

Il linguaggio della Loi è diritto, lineare, privo di artefici inutili. I dialoghi, pochi ma ben strutturati, rendono il racconto estremamente godibile e le scene erotiche hanno un impatto potente nella mente, capaci di mostrare e nel contempo emozionare, come un erotico dovrebbe sempre fare. Consigliata la lettura, Prima dell'alba non può mancare nella vostra collezione di ebook!

venerdì 11 luglio 2014

Sensuali tentazioni sull'Orient Express

Sensuali Tentazioni: sull'Orient Express


In fondo un annuncio su internet che male potrebbe fare? E a chi, poi? Certo, chiedere i servigi di un gigolò non è da tutti, forse sembra anche immorale, ma in fin dei conti i soldi sono i suoi e, data la sua improvvisa ricchezza, ne ha tutti i diritti. Così si giustifica Anais agli occhi delle sue amiche e anche, un poco, ai suoi. Già perché, sotto sotto, lei è perfettamente cosciente dei suoi limiti emotivi. Dopo la sofferenza arrecata dal suo ultimo rapporto, non ha minimamente voglia di legarsi a qualcuno. Perché questo qualcuno potrebbe ingannarla, illuderla, deriderla e... derubarla. Cosa? Anche un gigolò potrebbe? No... No, lui mai. I soldi, la fama, la soddisfazione di irretire una giovane e insulsa donna come lei... Insulsa, si. Beh, se non lo fosse stata non le sarebbe mai capitato ciò che aveva subito per via di quel mascalzone di... No, un annuncio non può far male a nessuno, tanto meno alla sua defunta ispirazione. Una scrittrice di romanzi erotici costretta a ricercare la fantasia su un treno famoso come l'Orient Express... Possibile? Si. E Santiago le ha appena risposto. Dalle foto è un perfetto esemplare di uomo. Alto, latino, dallo sguardo decisamente conturbante e... gigolò professionista. Si, è deciso! Si parte alla volta di Vienna, su quel treno reso tanto famoso dalla più celeberrima scrittrice di gialli. L'Orient express attende... E Anais lo prenderà al volo, assieme, forse, anche all'amore.
Un inizio esplosivo per il nuovo romanzo della D'Amico, scrittrice ben nota tra le mie pagine e per nulla sazia, per fortuna, dei suoi sogni a occhi aperti. Parlo di sogni dal momento che ogni sua opera sembra il disegno dipinto dal dio dei desideri. Colmo di passione, aspettative, sensualità e amore, Sensuali tentazioni sull'Orient Express decreta il talento indiscusso di Fabiola D'Amico, semmai ce ne fossero stati dubbi in precedenza. Mai banale, sempre pronta a esternare le proprie emozioni tramite la parola scritta, l'autrice delinea, con il suo nuovo romanzo, una favola probabile dei giorni nostri, dove la donna prende in mano il timone del potere e decide, per una volta, laddove ha sempre avuto egemonia l'uomo. Si è sempre visto il genere maschile pagare per avere prestazioni di tipo sessuale o di compagnia, anche se il fatto comincia a diventare decisamente anacronistico in un mondo dove la donna è sempre più padrona di sé stessa. Anzi, proprio in un tempo dove la violenza sulle donne è sempre attuale, rimarcare il fatto che il gentil sesso ha gli stessi diritti della sua antitesi naturale è geniale. Santiago è il classico uomo stupendo, tipico dei romance e del quale non ci stancheremmo mai. Diciamocelo. L'uomo dei romance DEVE essere bellissimo ed esperto, altrimenti non lo ameremmo come invece facciamo sempre noi donne durante la lettura. Anais, invece, risponde perfettamente ai canoni della donna insicura, tradita in passato e desiderosa di scoprire quanto l'amore sia in grado di cambiare la vita, sorprendendo un'esistenza che sembra destinata all'ineluttabile tristezza della solitudine forzata. Il viaggio, intrapreso dai due sul celeberrimo treno, non è soltanto fisico, ma anche mentale. Entrambi i personaggi, infatti, compiono una sorta di salto nelle loro coscienze, acquisendo consapevolezza, man mano, dei loro caratteri, desideri, voglie e passioni. Sia Santiago che Anais maturano, di città in città, mediante l'amore, mediante il dialogo. Ciò che si evince dal romanzo, quindi, non è solo l'importanza indiscutibile che ha l'erotismo in una coppia ben affiatata, ma anche il dialogo capace di riempire i vuoti della solitudine. A tal proposito menzione dovuta è la scena del tango, indiscusso “combattimento” d'amore tra amanti uniti dalla passione e ardente voglia di stare l'uno nelle braccia dell'altro, non senza rinunciare al proprio modo di essere. Mantenere la propria personalità, quindi, non significa non sapere o volere amare perdutamente un altro individuo, bensì comprendere la maniera in cui la propria anima riesce ad adattarsi per allargare il cuore ed essere felici. L'amicizia è un'altra forte componente che rende molto più intimistico il lavoro della D'Amico di quanto si sia in grado di pensare in un primo momento. A una lettura attenta, infatti, si capisce quanto la vicinanza di persone affini riesca a far emergere il meglio di un carattere solo abbozzato o privo di quella fiducia necessaria a diventare padroni del proprio ego. A volte le amicizie, infatti, spingono e sostengono decisioni altrimenti quasi impossibili da prendere e attuare. La D'amico riesce a trasmettere innumerevoli emozioni, neanche volendo, con la sua semplicità nello scrivere. Semplicità che abbiamo apprezzato in passato e che continua a convincere nel presente. Decisamente consigliato per sognare, gustare e desiderare, Sensuali tentazioni sull'Orient Express coinvolge e trasporta. Ultima cosa, ma non meno importante, per i più golosi c'è anche un interessantissimo ricettario alla fine dell'ebook. Sia mai che qualcuno voglia provare le stesse sensazioni paradisiache saggiate dai protagonisti?

Sensuali tentazioni sull'Orient Express vi attende... Che aspettate a salire in carrozza?

sabato 28 giugno 2014

La serva di Vienna di Nora Noir


La serva di Vienna (Senza sfumature)


Estrella non ha avuto molta scelta. In partenza per Vienna, di fianco al vecchio che sarà presto suo marito, la ragazza è stata convinta con ogni sotterfugio ad accettare quella situazione. Horacio, suo padre, l'ha promessa a quel grassone dalle mani lunghe e l'orgasmo facile, in cambio di una rendita in grado di sostenere i vizi sfrenati che lo hanno reso, nel tempo, un nobile spagnolo povero in canna. Siamo nel 1880 e Vienna rappresenta già una delle più belle capitali europee possibili da visitare. È proprio questo ad attrarre Estrella e a far propendere la sua decisione verso la volontà di seguire il vecchio maliardo alla volta di un matrimonio di puro interesse. Ciò che la ragazza ignora è che l'interesse sarà della famiglia e del marito, non il suo, ignara vittima sacrificale di un gioco più grande e inarrestabile. Inoltre non può immaginare che non tornerà mai più nel suo paese, una volta abbandonato, né che conoscerà l'amore puro e vero in una maniera del tutto impensata e inusuale. Torniamo a parlare della collana Senza Sfumature della Delos Digital, e lo facciamo tramite “La serva di Vienna”, racconto lungo scritto dalla scrittrice Nora Noir, autrice italo inglese di cui abbiamo la fortuna di saggiare il talento. Di sé, nella sua biografia, dice di scrivere principalmente quando è triste o incazzata e quindi di trovarsi nelle condizioni di narrare storie erotiche molto spesso. Beh, se è così il lettore deve augurarsi che a Nora Noir non manchino mai fonti di disturbo o di tristezza, perché è capace di regalare, con le sue parole, momenti di puro godimento. La serva di Vienna è ciò che definiremmo un piccolo romanzo, nonostante la sua brevità, perché capace di emozionare in molti modi pur non scadendo mai né nella volgarità, né tantomeno nello scontato. Tramite una scrittura scorrevole, mai tendente allo statico o al noioso, Nora Noir narra le vicissitudini di una bellissima ragazza spagnola, di nobili origini, costretta dagli eventi, propri del suo tempo, a un rapporto malsano e decisamente poco appagante come quello intavolato con il conte Sigmund Von Haken. La povertà di suo padre, nonostante la nobiltà, dovuta principalmente ai vizi a cui cede sovente l'uomo, quasi costringono la ragazza ad accettare la proposta del vecchio grassoccio che gioverà a tutti, nel futuro, tranne che a Estrella stessa, confinata in un palazzo dall'opulenza accecante a ricoprire il ruolo di oggetto esotico da sfoggiare e osannare a ogni ricevimento o festa indetta dal nobile viennese. Questo sarà l'inizio di una storia intensa, di un amore insospettato, di una muta denuncia verso il maschilismo e l'ignoranza, e della testimonianza di come, non troppo tempo fa, la famiglia dettava regole attualmente improponibili e prive di qualsiasi forma di empatia o rispetto. Disponendo della vita dei propri figli come meglio si credeva, per proprio tornaconto, infatti, i nobili dell'epoca, e non solo loro, decidevano le sorti di intere future famiglie in nome solamente del vile denaro e del vizio sfrenato. La chimera di una possibile scelta davanti a proposte come quelle descritte ne “La serva di Vienna” era semplicemente uno specchio per le allodole, atto a preservare l'apparenza di una libertà impossibile e inimmaginabile. Perfettamente in grado di trasmettere sensazioni discordanti nello stesso momento, Nora Noir inoltra il lettore dapprima nel clima caldo e afoso dell'estate spagnola, poi in quello più rigido e asettico dell'inverno viennese, descrivendo con sottile ironia e semplicità eventi che altrimenti sarebbero risultati davvero di difficile digeribilità. Il racconto non risulta privo, infatti, di momenti esilaranti, specialmente nei primissimi frangenti quando la scena è occupata da Horacio, padre di Estrella, e Juan, amico di famiglia. In effetti alcuni frangenti de “La serva di Vienna” rievocano passi della commedia erotica degli anni passati, quasi il lettore stesse assistendo alla proiezione di un film dai contorni sbiaditi dalla calura afosa e pesante di una Spagna ancora calpestata da Don Diego della Vega in versione molto più piccante da quello conosciuto fino a ora. Le situazioni erotiche sono caldissime, ma assolutamente pulite, quasi l'autrice riuscisse a farci intravedere gli amplessi dalla fessura di una porta in grado di celare l'impudicizia delle situazioni più scabrose. Dolce e sentita la relazione omosessuale, descritta e mostrata in maniera del tutto sensuale e sensibile. Quasi si riuscissero ad avvertire gli odori presenti nelle stanze, o ad ascoltare i rumori attutiti attraverso le pareti come se si fosse parte integrante del racconto stesso, il lettore si affaccia assieme a Estrella di notte a spiare gli amanti di cui prova gelosia e invidia, si distende sul letto in attesa del piacere tanto agognato, trema ai soprusi del conte Von Haken, retrogrado nobile incentrato sul tentativo di apparire, dimenticando di vivere ciò che possiede e ostenta con eccessivi orgoglio e tracotanza. Non si riesce a trovare difetto in questa novella di Nora Noir, che non solo rappresenta un chiaro esempio di come un piccolo racconto storico possa entusiasmare al pari di un romanzo di più ampio respiro, ma dimostra anche come l'erotismo possa essere considerato letteratura e non solo intrattenimento.

giovedì 17 aprile 2014

Rivelazioni di Letizia Draghi


Rivelazioni (Senza sfumature)


Alessia attende fiduciosa, seduta al tavolino del bar, che si presenti la donna raffinata che le ha commissionato il suo prossimo lavoro. Una nuova sala di genere erotico. Che tipo sarà? E, soprattutto, quali saranno i temi sui quali la futura architetta dovrà concentrarsi per replicare il successo ottenuto con la sala delle punizioni di Martini? Incinta, ancora non si sa se del suo Volto d'Angelo o del suo precedente amante, Alessia Delfini vivrà nuove ed esaltanti avventure del tutto fuori dall'ordinario. Più di ogni altra cosa, fuori totalmente dagli schemi mentali con i quali è sempre cresciuta e vissuta. Letizia Draghi, già conosciuta al pubblico lettore con le sue precedenti opere edite da Delos, torna a narrare le vicissitudini della sua eroina, ormai diventata una sorta di immagine cult della collana “senza sfumature”. Anche questa volta, come lo è stato nelle precedenti, mediante la frizzantezza del linguaggio e la classe priva di volgarità anche nelle scene più calde, la Draghi indaga l'animo umano rivelando quanto i tabù limitino il vero essere di un individuo. Come ne “La sala delle Punizioni”, ma ancor di più in Bodysushi, l'autrice svela quanto i comportamenti e i caratteri individuali, sovente mal giudicati da una morale a volte pesante, siano essenziali e parti integranti della società moderna. Nonostante non siano di dominio pubblico, infatti, molte di quelle che vengono chiamate perversioni sono stili di vita propri di moltissime coppie. I ruoli ben definiti in ambito sessuale, così come i giochi che da essi possono scaturire in un susseguirsi di piaceri sconosciuti ma non per questo condannabili, sono atti a testimoniare quanto nessuno abbia il diritto di giudicare il prossimo, libero e padrone, invece, di esternare in piena libertà la propria pulsione latente. La Draghi, a tal proposito, è bene attenta a usare dei distinguo ben chiari tra i vari ruoli che la società bigotta vede come perversione derivante da qualsivoglia trauma esistenziale. Vi sono, infatti, moltissime coppie che trovano la loro perfetta dimensione in giochi che non sempre incontrano il favore e il gusto degli altri, non rivelando, però al contempo, il fatto che essi stessi siano condannabili o esecrabili dal punto di vista sociale e morale. E un punto di assoluta importanza lo si evince nel momento in cui si spiega perfettamente la differenza tra pulsioni sessuali tra persone consenzienti e perversioni vere e proprie di chi prova gusto e piacere nella violenza e nell'utilizzo della propria forza ai danni di individui più deboli. Gioco sessuale, quindi, non equivale a violenza carnale o egemonia del più potente. La verità nuda e cruda, come il racconto stesso lascia intuire, è che in Italia ancora non vi è quella libertà sessuale che invece sembra imperare in altri stati. Forse per cultura, forse solo per rispetto altrui. Non significa che il sesso tradizionale non abbia la sua valenza, ma si testimonia come anche quello cosiddetto “alternativo” possa e debba trovare la propria connotazione e collocazione legittimata nell'universo moderno così all'avanguardia per tantissime altre cose. Aldilà del fattore sessuale e delle varie scene erotiche che, come sempre, vengono descritte in maniera molto sofisticata dall'autrice, “Rivelazioni” rimane una bella storia d'amore da scoprire e dalla quale lasciarsi trasportare. Sergey rimane l'uomo russo dal fascino incorruttibile e Alessia la solita anima romantica, ammansita forse un poco per via della dolce attesa del piccolo che comincia a crescere nel suo grembo. Di rilevanza assoluta la tenerezza che dal racconto emerge, come a testimoniare che nel sesso non vi è nulla di “sporco” o innaturale e che una gravidanza non ne pregiudica in alcuna maniera l'atto che, d'altronde, proprio alla nuova vita ha condotto in precedenza. Molti gli spunti di riflessione, quindi, come in ogni racconto di Letizia, nonché momenti ilari e scanzonati che, assieme alle componenti erotiche fanno di “Rivelazioni” un nuovo racconto perfettamente in linea con la collana erotica più gettonata del momento, ovvero quella della Delos Digital “Senza Sfumature”.

sabato 15 marzo 2014

Henrietta, la seduzione dell'innocenza di Ashara

Henrietta, la seduzione dell'innocenza: (Eroxè, dove l'eros si fa parola...) (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)


Cameriera in casa Radcliffe, giovane ed estremamente conturbante, Henrietta ha da tempo una storia con lo stalliere Johnn, ragazzo stupendo, dallo spiccato sex appeal e dai modi rudi ed eccitanti in grado di provocare smania di possedimento a ogni occhiata. Con lui Henrietta spera di convolare a giuste nozze, nonostante i loro amplessi siano gli unici contatti che ultimamente determinano il loro rapporto. Fatalmente avvinta dai toni imperiosi del ragazzo, la cameriera si introduce, nei giorni prestabiliti, all'interno degli alloggi dove dimora il ragazzo per essere presa in tutte le forme che lui desideri, fino a una sera in cui lui, incurante delle conseguenze, pecca di prudenza e lungimiranza. Henrietta capisce ben presto di essere rimasta incinta e di non avere alcuna speranza di assistenza dal padre del nascituro che, senza remore, rivela la sua vera natura rigettando le proprie responsabilità conscio di abbandonare la tenuta di li a poche settimane. Henrietta, distrutta dalla solitudine e dal tradimento, decide di correre ai ripari per salvare la propria dignità e quella del suo futuro bambino; il ritorno del padroncino Robert a casa Radcliffe sembra voler essere un segno del destino. Divertente, scritto in maniera deliziosa, priva di volgarità, Henrietta lascia il sorriso a ogni riga, facendo vivere al lettore il godimento di un talento indubbio. Ashara dà prova di un'esperienza e una cultura d'altri tempi, quasi vivesse in un mondo parallelo al presente, fatalmente immersa in un'epoca lontana e capace, per questo, di narrarla senza esitazioni o difficoltà di sorta. Gli amplessi descritti non sono mai banali, al contrario ricchi di spontaneità e brio, veri protagonisti di una novella erotica in grado di stupire e far divertire. La lettura scorre velocemente, senza che alcun intoppo ne pregiudichi la godibilità, e non lascia alcun amaro in bocca per dettagli sbagliati. Senza nulla invidiare a racconti erotici d'altri tempi, dal linguaggio sinuoso, eccitante e, nel contempo, intelligente e sagace, Henrietta non delude in nessun risvolto e riesce a donare al lettore la bellezza di una novella lunga il giusto. I personaggi, sapientemente descritti in tutte le sfaccettature possibili, si accavallano, susseguendosi in un ritmo mai altalenante, immergendo il lettore, direttamente dalle prime pagine, nel pieno contesto sociale della storia narrata, testimoniando la tragicità della forza del potere su un rango inferiore, quale la servitù, ma in maniera divertente e allegra, come se talune situazioni non fossero state, in realtà, vere e proprie disgrazie per il ceto povero di una società antica. Iniziando e proseguendo nella lettura di Henrietta, in effetti, si ha quasi la percezione di esser sbalzati sul set di una di quelle commedie tanto in voga nei primi anni '80 in Italia, nei quali stallieri, camerieri e signorotti si alternavano in situazioni comiche ed erotiche nel contempo. La narrazione non presenta mai parti lente o noiose, non lascia adito a dubbi di sorta, non evoca nella mente domande dalla risposta celata o irrisolta. Sarebbe semplicissimo, se non si sapesse la verità, spacciare questo racconto lungo come uno dei tanti di un'epoca passata e non di proprietà di un'autrice attuale ed emergente poco conosciuta. Ancora una volta si ha la prova dell'indiscusso talento che alberga nell'underground della rete, con Ashara, e di come sia assurdo che tale sapienza non venga innalzata alla conoscenza della massa. In Italia si continuano a leggere le sfumature oltreoceano, quando si avrebbero i mezzi necessari a proporre la giusta concorrenza con i propri mezzi. Autori validi, nel nostro paese, ce ne sono e Ashara ne è l'inconfutabile prova. Nella speranza che qualcuno, oltre a Damster edizioni, riconosca i meriti di un'autrice dall'indiscusso talento, lascio il link all'acquisto di questa novella erotica, irriverente e terribilmente divertente, invitandovi anche a visitare il sito di Ashara ricco di ulteriori racconti.  

giovedì 20 febbraio 2014

La guardia del corpo di Letizia Draghi


La guardia del corpo: 8 (Senza sfumature)


Dopo la parentesi fallimentare con Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito, è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità, invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey, durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza sfumature”! Di seguito link, ragazzi!

lunedì 17 febbraio 2014

Zona d'ombra di Emiliana de Vico


Zona d'ombra: 7 (Senza sfumature)


Vivienne è sola. Di nuovo. Alexander Cambi è stato un miraggio, una dolorosa meteora nel suo mondo fatto di solitudine e dolore altrui. Non ha voglia di amare, non più. Il tradimento emotivo dell'uomo l'ha travolta, facendola piombare in un'insicurezza che dovrebbe essere propria dei suoi assistiti, non sua. Ma in fondo nessuno è al riparo dalla tristezza e dal dolore, pur conoscendo questi sentimenti nel profondo, pur avendo guardato negli occhi la solitudine, la violenza di un amore perverso. Ma Vivienne è ignara del fatto che il futuro è un libro oscuro nel quale sono scritti destini involontari, provenienti quasi da mondi paralleli. Sexy Law, o più semplicemente Oliver, arriva come un turbine nelle sue giornate, scombinando le sue certezze con le sue zone d'ombra, visibili, latenti, dolorose. Ero incerta, all'inizio, avendo timore di leggere una sorta di replica del primo episodio. Sono stata sorpresa, travolta io stessa dalle emozioni che la De Vico ha trasmesso, così intense da mettere, quasi, in secondo piano l'erotismo, descritto in maniera strategica e spiazzante, come era stato nel primo episodio. Nessuna replica, ma un'intensità tale da spingere a indagare il proprio animo. Fino a quanto si è disposti a donare di sé stessi in favore di un amore totalizzante? La violenza psicologica, molte volte, sa essere più subdola e penetrante di quella fisica, spingendo un individuo ad annullare la propria identità in funzione del proprio aguzzino, di cui non si percepisce la pericolosità. Mai. La forza di Emiliana sta nel testimoniare e nel provare che la violenza non è propria solo degli uomini, intesi come maschi. La violenza può essere perpetrata su chiunque, in un turbinio di ricatti capaci di evirare, uccidere, annientare la volontà della vittima. Con “Zone d'ombra”, di nuovo, la De Vico dimostra la sua sapienza, in ambito psicologico, spingendo però il lettore ad arrivare con le proprie capacità alla soluzione di un bandolo intricato quanto può esserlo una mente distorta dal dolore. Vivienne è toccata da una violenza data dal tradimento della fiducia riposta, mentre Oliver è vittima di un tipo di coercizione forzata, mentale, invisibile, ma latente. Come sovente accade, con le grandi penne che si ha la fortuna di leggere ogni tanto, l'erotismo eccitante è un trait d'union tra la psicologia e l'amore. La mente umana sa essere complicata, ostica e decisamente ottusa, se permeata da sentimenti poco usuali, e da ciò che la morale considera insensato e sbagliato. Non posso andare oltre, nelle considerazioni, perché rischierei di rivelare troppo di un racconto che desidera essere letto perché meritevole di rimanere nella mente e nella coscienza di tutti, come bandiera, specialmente in questi periodi bui in cui la violenza sulle donne è criticamente presente in Italia e nel mondo, inneggiante alla libertà dell'individuo e alla propria dignità nell'essere vivo. Link di seguito, non posso che battere le mani ad Emiliana, rinnovando i miei complimenti