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venerdì 13 novembre 2015

Volevo solo te: la vera protagonista

Siamo giunti a due giorni dall'uscita della versione cartacea di Volevo solo te. La copisteria sta lavorando alacremente e in questo momento un bel po' di copie in bianco e nero con banda rossa stanno sfilando sui nastri una dopo l'altra, allineandosi composte in attesa di trovare il proprio posto nel mondo.
Nelle vostre case? Probabile. In libreria? Forse...


Ma c'è una cosa ancora più importante, che si muove sotto quel bacio intenso che è la fotografia di un amore ancora da scoprire...
Flora, che ancora sogna, ancora corre nell'erba, ancora arrossisce per uno sguardo intenso rubato nei campi.
Flora che non sa e non vuole sapere cosa significa crescere. O forse sì: forse desidera così tanto conoscere la vita che ne fugge per la paura che l'emozioni la sovrasti.
Flora, una ragazza d'altri tempi con l'innocenza propria delle adolescenti tumultuose.
Ed ecco che oggi parleremo della mia splendida protagonista, una ragazza bellissima, dal corpo in evoluzione, con un amore sconfinato nel petto e un mondo da scoprire negli occhi.
Perché Flora è dentro di voi, dentro di me. Flora è il nostro fanciullo interiore.
Amatela come io ho amato lei.

FLORA
La mattinata trascorse nel timore e nella speranza di rivedere quel ragazzo senza nome, mentre le gambe solerti pedalavano e macinavano chilometri con la stessa lena con la quale le donne raccoglievano il grano in luglio e stipavano il fieno nei silos. Molti pensavano erroneamente che la sua mansione fosse più leggera di tante altre, ma correre come faceva lei tutto il giorno, piegata nello sforzo di filare via carica di acqua, era tutto fuorché semplice. Lo sapeva bene il suo fisico, adattato allo sforzo fisico e modellato di conseguenza. Il seno abbondante , sul ventre piatto e il vitino da vespa di cui tanto andava fiera, era l'unico ingombro di cui avrebbe fatto a meno durante le cavalcate forsennate in sella al suo inseparabile mezzo a due ruote, questo almeno fino al momento in cui non le capitava di specchiarsi nei vetri degli spacci aziendali. In quei frangenti poteva ammirare estasiata la sua figura, provando un guizzo di orgoglio e un brivido di eccitazione nell'osservare ogni sua curva voluttuosa che sembrava gridare desiderio a ogni fremito. Quando giunse nei pressi del campo dove lavorava quel ragazzo dagli occhi penetranti, quindi, non ci pensò due volte a togliersi il fazzoletto dalla testa e scuotere i suoi lunghi capelli ramati, selvaggi nella massa fulva che era fiera di ostentare alla luce del sole.




 Uscì dall'acqua e notò come gli ultimi raggi di sole che filtravano tra gli alberi le cadessero addosso giocando col pulviscolo fine che le vorticava attorno. La sua pelle riluceva nel riflesso dorato del tramonto facendola sentire sensuale, bella come mai si era sentita. Il pensiero del suo appuntamento notturno le accelerò i battiti del cuore e le illanguidì le membra, inducendola a sorridere di nascosto per il suo dolce segreto. Sentendosi osservata alzò lo sguardo giusto in tempo per notare un paio di occhi chiari sparire oltre le fronde degli alberi dirimpetto al canale e le guance tornarono a imporporarsi. Le sue labbra dipinsero una “o” sul volto stupito e lo sconcerto iniziale cedette subito il passo all'emozione e alla meraviglia. Era lui? Davvero l'aveva vista nuda? E cosa aveva pensato? Le era piaciuta? Gli occhi lucidi di incredulità, afferrò l'asciugamano e iniziò a tergersi l'acqua di dosso. Ascoltò distrattamente Nilde blaterare qualcosa senza realmente dare peso alle sue parole. Quegli occhi le erano entrati dentro, cantandole una melodia impossibile da ignorare.


martedì 10 novembre 2015

Volevo solo te, i personaggi #3

In ogni romanzo che si rispetti, non può mancare il cattivo. Per lo meno non nei romanzi che presuppongono un grande amore. In fondo senza ostacoli non ci sarebbe il pathos necessario a voler davvero essere l'uno nelle braccia dell'altro no?

Ma chi è davvero il cattivo di Volevo solo te?
Renzo Lorenzin è davvero così meschino come vorrei dipingerlo? E chi era, nella realtà?
Come per Miss Gioconda, personaggio strettamente collegato al nuovo fattore dell'azienda, lascerò che siano le parole del Lorenzin a raccontarvi del suo carattere e del suo modo di muoversi tra le persone.
E ricordate che Renzo non è solo scaltro e subdolo, ma anche dannatamente bello.
Come ogni cattivo conturbante che si rispetti!

Renzo


Schioccò le labbra, dondolando sui talloni, mentre le dita scivolavano lungo gli straccali e si andavano a incuneare tra i pantaloni e la camicia intrisa di sudore. Si sarebbe rassettato prima di uscire a festeggiare. La prima notte in quel luogo non poteva trascorrere senza una puntata nei bordelli di Roma di cui gli era stato parlato assai bene dagli amici emigrati prima di lui. Catturò con lo sguardo l'immagine di Lucia intenta già a disfare le valige e decise di sfogare i propri bollori in quello stesso momento, per evitare inutili perdite di tempo più tardi. In fondo se doveva pagare qualche puttana, era bene farlo a ragion veduta e non per una sveltina regalata per la troppa fretta di infilarlo nel buco adatto. Rimase in silenzio, osservando le forme generose di sua moglie. Inadatta al concepimento di prole, era soddisfacente almeno tra le lenzuola, non fosse altro che almeno era docile e remissiva quanto bastava per esaudire ogni sua turbolenta fantasia. Attese, come un ragno sulla tela, finché la donna non gli passò di fianco per andare a prendere la sua valigia ancora a terra di fianco alla porta. Con uno scatto fulmineo del braccio la accalappiò cingendole la vita e togliendole il fiato. Incredula, per nulla preparata a quell'assedio, la donna annaspò nel vuoto, atterrando poi con i palmi aperti sul legno duro e fibroso della tavola su cui avrebbero desinato da quel giorno in avanti. La sentì sospirare, irrequieta, quindi rassegnarsi docile ai suoi voleri.
«Brava, mogliettina, sai cosa voglio» le sussurrò, avvicinandole la bocca all'orecchio. Le sciolse la severa crocchia con cui aveva ordinatamente acconciato i capelli alla nuca, quindi le scompose la massa nera di riccioli che cadde sulle schiena e sul tavolo scuro.

«Abbassati e allarga le gambe» le ordinò, mentre con una mano armeggiava con la patta dei suoi pantaloni per tirare fuori il suo membro, svettante e pronto. Lo eccitava il potere che il suo ruolo gli conferiva. Non solo di fattore, ma anche di marito.


«Be', comunque non c'è molto da spiegare, mia cara Flora» continuò poi, avvicinandosi. In poche falcate le fu di fronte. Il bacino all'altezza del suo volto. Pensò di alzare lo sguardo, ma si rese conto di essere in una posizione equivoca e davvero sgradevole. Se lo avesse guardato, la prospettiva dal quale l'avrebbe fatto sarebbe stato dalla cintola in su e, per quanto il suo corpo ne fosse tentato, si ritrasse impercettibilmente sul pavimento guardando un punto imprecisato a terra. Rimasero in silenzio per parecchi secondi, come se il fattore volesse mettere alla prova la sua curiosità, quindi lo sentì piegarsi sulle gambe e portare il volto all'altezza del suo. Le sollevò il mento, costringendola a guardarlo. Flora sentì lo stomaco contrarsi in un miscuglio tra desiderio, adrenalina e fastidio. Non riusciva a decifrare i suoi sentimenti, ma seppe chiaramente che non erano gli stessi che provava con Fausto.

Dal 15 Novembre Volevo solo te (clicca sul nome per scaricarlo in ebook) sarà disponibile anche in cartaceo!
*foto Web  

lunedì 9 febbraio 2015

A letto con il nemico (You Feel) di Angela D'Angelo

A letto con il nemico (Youfeel): Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole T'odio

Una partita di basket può cambiare la vita di una persona? Be', per Cristina non sarebbe la prima volta. Eppure Zanini rappresenta la svolta che non si sarebbe mai aspettata, che non avrebbe mai osato neanche chiedere a una vita già dura e colpevole di aver messo alla prova i suoi nervi che non avrebbe mai creduto così fragili. Perdere i propri riferimenti, la fiducia in un futuro prestabilito e dover reinventare una carriera di sana pianta è stata, per lei, una prova che è andata al di là di un normale cambiamento dovuto alla maturità e il buon senso. Il basket è da sempre stata la sua vita e, davanti alle gesta atletiche di suo fratello, Cristina è costretta a vivere di riflesso un'esistenza che ha sempre creduto possibile per se stessa. Ed ecco il figo di Zanini arrivare e portare una ventata di novità insperata e decisamente frizzante. E anche per nulla semplice da gestire o assecondare. Nicola è l'acerrimo nemico di Edo, è il Marcantonio da cui doversi difendere, è il Casanova di cui ogni locale parla, raccontandone le gesta incredibili fuori e dentro le lenzuola. Zanini... che è anche un perfetto esempio di bellezza statuaria, biondo e intrigante da star male. Cristina cosa farà? Cederà all'impulso sensuale e sessuale di farlo suo, oppure resterà fedele al principio che vorrebbe Nicola lo spauracchio da cui doversi guardare?
Angela D'Angelo approda in You feel dopo una gavetta lampo, fatta di Delos (grande donna quella curatrice che risponde al nome di Simona Liubicich e che ha saputo individuare fior fiori di autrici) e tanto studio. Un'autrice giovane, frizzante, che porta con sé un linguaggio moderno, colloquiale quel tanto che basta a rendere fruibili i propri romanzi anche a chi, solitamente, si tiene alla larga da certi generi. Ma il percorso scrittorio dell'autrice non è per nulla cosa da sottovalutare, e tutto si evince dalla maniera in cui questa ragazza riesce a coinvolgere ed emozionare senza salti o voli pindarici. Dotata di un frasario per nulla scontato, ogni parola della D'Angelo concorre alla costruzione di frasi dirette al punto cruciale. Non esistono punti morti, in “A letto con il nemico” e non esiste tempo per fermarsi e domandarsi “Chi, come e perché?”. Il ritmo serrato e le emozioni concatenate le une alle altre viaggiano a trecento all'ora verso il finale, facendo in modo che il lettore non risulti mai annoiato o privo di curiosa eccitazione per gli eventi.
Nicola è il classico donnaiolo, bello e quasi impossibile. Quante di noi hanno avuto a che fare con tipi simili, capaci di far svenire solo per uno sguardo? E quanto è stato brusco il risveglio dopo averli visti illuminarsi come una cometa nel cielo dei nostri giorni, senza apportare null'altro che sogni per nulla esauditi? Cristina in fondo ha una comprensibile paura verso il fascino imbelle di Zanini... E come darle torto? Provata duramente dalle privazioni a cui è stata costretta durante la sua breve vita per via di un infortunio doloroso, ha tutto da perdere, anche e soprattutto il briciolo di fiducia in un cuore spezzato dal dolore. Ma la forza delle donne risiede anche in lei e insegna. Insegna a risollevarsi, a non cedere, a sapersi alzare dopo una caduta, a volersi emozionare nonostante il terrore di sbagliare. Poi c'è l'orgoglio... E lì è tutta un'altra storia. Le cose non dette, i sentimenti taciuti e i fraintendimenti sono capaci di allontanare senza motivi davvero importanti e la D'Angelo è bravissima a trasmettere il desiderio di non cedere al silenzio, al perdono, al volersi fidare nonostante tutto e tutti. Per l'amore, per la voglia che si prova di tentare e rischiare in barba a qualsiasi consiglio. L'amore è forte, e come dicevano i vecchi? Se son rose fioriranno...
Un commento particolare lo merita l'enigmatico e bastardissimo Edo, passatemi il termine. Capisco essere il fratello protettivo, capisco il livore del passato, e capisco anche un dilemma personale vissuto durante la malattia della sorella in cui ha dovuto dimostrare una forza di carattere non indifferente che riuscisse a sostenere entrambi: ma un cazzottone in faccia e un bel calcio negli zibbedei non glieli levava nessuno, al posto di Cristina! E c'è da dire una cosa importante: se la D'Angelo è riuscita a farmi odiare un personaggio, ha centrato lo scopo.
A letto con il nemico sancisce l'esordio di un'autrice davvero promettente, nel genere erotico come in quello rosa. Credo, in verità, che la D'Angelo sia in grado di scrivere qualsiasi cosa desideri. La strada è lunga, ma destinata a essere lastricata di successi.

http://www.amazon.it/letto-con-nemico-Youfeel-apostrofo-ebook/dp/B00S6D0F6C/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1423524530&sr=1-1&keywords=a+letto+con+il+nemico+di+angela+d%27angelo

mercoledì 17 dicembre 2014

Lo strappo di Paola Renelli


Lo strappo
Quando per Julie è diventato stantio il rapporto con Philippe? In quale momento ha ascoltato la nota stonata suonare in maniera discordante nella melodia del suo amore? Eppure gli anni accanto all'uomo non sono stati pochi, corsi come acqua sotto i ponti, fluttuanti e sinuosi come possono esserli quelli contraddistinti dalla serenità e pacatezza di una sicurezza donata e mai, forse, guadagnata. Concedere il proprio corpo ad Alex è per la donna, quindi, un atto di passione o di anarchia verso quello che vede come un debole riflesso della vita che vorrebbe condurre? La passione, la voluttuosa concretezza di un amplesso senza freni nella libertà della trasgressione divengono presto cardini necessari sui quali si impernia la vita stessa di Julie. Ogni suo pensiero, ogni suo più recondito desiderio recante un singolo movimento è legato indissolubile all'uomo che di lei non si cura se non durante i loro attimi di irrefrenabile godimento. Alex è divenuto il mondo di Julie, nonostante Philippe, nonostante l'amore.
Paola Renelli arriva con Lo strappo, forte della sua duttilità scrittoria, e lo fa in maniera diretta, impattante, priva di infiorettature vane e inutili. Approfittando forse della levatura professionale, la Renelli si concede di parlare in maniera forte, come la sua storia richiede, sicura di non venir giudicata ma criticamente ascoltata, lanciando al lettore la palla per una valutazione obiettiva e oggettiva del suo strappo. Uno strappo dell'anima, prima ancora dell'amore, prima ancora di un bene materiale che rappresenta solo menzogna. E non menzogna nei confronti di un uomo amorevole e ricco di affetto, ma verso sé e la propria coscienza. Il dualismo di cui è vittima Julie, divisa tra l'amore per Philippe e quello morboso per Alex, non è altro che uno scisma del suo io interiore, giunto all'obbligo di una decisione che forse non è pronto a prendere. Chiamata a maturare, a fare il passo di doversi assumere la responsabilità di un sentimento promulgato per anni, Julie chiede di più, come se la vita le stesse fuggendo dalle mani, come se, timorosa di non avere altre occasioni dopo la discesa nella gabbia che è il matrimonio, o la vita stessa, cercasse di divincolarsi da legacci invisibili che rifiuta e cerca, nel contempo, nella bocca di Alex. E allora riscopre la sua natura, che è un po' quella di qualsiasi donna, il suo istinto primordiale di essere posseduta con rudezza da un uomo che non la stima, ma che la tratta solo come oggetto sessuale. Si sente desiderata, ma il suo gioco non è galvanizzante e appagante, e forse per questo ne diventa schiava e vittima. Alex rappresenta l'adolescenza, forse, e il tempo della scoperta di un corpo per tanto ignorato, con i propri bisogni e che scalpita per essere ascoltato. Ecco, credo che il problema di un tradimento nasca proprio dal mancato dialogo e al di là di dissertazioni filosofiche facili, si evince nello strappo una richiesta di comprensione, prima ancora di mera ricerca del piacere. La Renelli non è il D'Annunzio, è cosciente, mentre scrive di Julie, del fatto che Philippe è l'uomo giusto, ma non perché sicuro del suo amore o perché buono, ma perché parte integrante di lei. Più volte la protagonista si stupisce dell'empatia col proprio uomo, e trema davanti alla chiara minaccia di perderlo. Perderebbe sé stessa, non solo il futuro e l'amore vero. Eppure, se solo Alex desse prova di amarla, non ci penserebbe due volte a lasciare tutto ed evadere. Forse. Una sorta di sliding dors, questo strappo, in cui una semplice scelta può pregiudicare il continuo di una vita. L'egoismo non è proprio egoismo, nonostante Julie non esca bene dalla sua storia, nonostante il suo sia un personaggio non propriamente positivo o simpatico. Facile giudicarla, ma obiettivamente vive ciò che tutti, prima o poi, pensano e sentono. L'erba del vicino è sempre più verde, si dice, e Julie desidera mangiarne restando al sicuro nel suo recinto. Come tutti. Il finale del romanzo, in fondo, è esplicativo e rappresenta la scelta, il sacrificio e la piena coscienza delle conseguenze. La Renelli non risparmia parole, gesti, riuscendo a omettere pur mostrando chiaramente. Scritto in maniera incalzante, ogni parola ha una valenza, ogni frase concorre al raggiungimento del finale. Nulla è superfluo, nulla può essere saltato a piè pari e qualsiasi flash back è troppo importante per essere ignorato. Soprattutto, la storia di Julie insegna, rimane nell'anima e lascia quel senso di incompiuto, irrisolto, che volente o nolente qualsiasi persona sente come un sapore amaro in bocca ripensando al passato. Quel “e se...” risuona nella mente, echeggia come un coro angelico, facendo venir voglia di tornare indietro, assaporare un momento passato che non tornerà più. E allora Alex diventa la fugacità della vita, il porto di trasgressione da cui evadere e in cui rifugiarsi quando la vita diventa difficile, quando si desidera tornare bambini e demandare le responsabilità dell'età ai più grandi. La Renelli si dimostra maestra, grande scrittrice, forte e in grado di insegnare perché cosciente. Lo Strappo è assolutamente da leggere. E non lasciatevi impressionare da parole forti che in fondo non sconvolgono, ma rappresentano forme e desideri reconditi o mostrati di chiunque. Nonostante la reticenza nell'ammetterlo.

venerdì 12 dicembre 2014

Di morte e d'ambra di Ashara Amati

Di morte e d'ambra (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)

Come iniziare una recensione di un libro imparagonabile a nulla di quanto letto fino a ora? Come risultare originale lì dove l'autrice ha già compiuto il miracolo tra le pagine della sua opera? Cosa dire di differente dall'emozione che può scaturire dalla lettura di Di Morte e D'Ambra senza risultare prolissa, inutile, inferiore e incapace di rendere la meraviglia tramite un semplice commento volto a incuriosire voi tutti? Dopo tre volte che inizio e cancello, proverò a incedere lentamente, a differenza della veemenza con cui Ashara Amati catapulta il lettura nel regno di Etra, nei suoi incubi, nel suo timore del fato. Chi non ha conosciuto il mito di Teseo, di Arianna e del Minotauro? Seppur vagamente, visioni di uomini dalla testa di toro, donne dalla chioma fatta di serpenti si intersecano, sovrappongono, restituendo alla mente una visione distorta della storia, quasi si trattasse di un caleidoscopio che da bimbi ci si divertiva a osservare cercando forme sempre nuove. E i miti greci sono un po' così, per chi come me li ha studiati parecchi anni fa. Si ricorda l'incanto delle gesta, l'idea di taluni personaggi, il coraggio ostentato nei caratteri degli eroi. Eppure si coglieva, già allora, una nota stonata. Come se l'eroe non fosse poi così forte e gagliardo, come se i deboli mascherati da mostri sempre deboli fossero. Restituendo una parvenza di realtà alle immagini mitologiche e magiche, proprie di un'epoca che stentiamo a riconoscere come realmente apparsa nel mondo conosciuto, Ashara si inerpica nell'intricato profilo del sentiero che conduce tra Creta e Atene, cantando con infinita delicatezza e inaspettato ardore una visione del mito come pochi sarebbero capaci di evocare senza scadere nello scontato. Di Morte e D'Ambra parte in sordina, da molto lontano, dagli albori di una storia che è forse la più bella di tutta la mitologia greca. Vengono presentati uno a uno i vari personaggi del fitto gioco delle Parche, la loro psicologia, le loro gesta meritevoli di attenzione perché vive e pulsanti nel quadro generale che farà da scenario al dramma dell'unica eroina di tutta l'opera, ovvero Arianna. Pur essendo Teseo e il Minotauro coloro che, negli anni, sono emersi per rimanere impressi nella memoria, è Arianna la vera protagonista del romanzo di Ashara. E rimane tale, pur essendo bastarda, pur essendo quella che verrebbe definita “attrice non protagonista”. Come nella vita reale, l'erotismo è il filo conduttore delle passioni e degli ardori che muovono i personaggi e i loro istinti. Sconvolgente, a tratti anche irriverente per crudeltà e assoluta ruvidezza, l'autrice tesse una visione lungi dall'essere edulcorata della vita greca, delle abitudini, degli usi e costumi dell'epoca, condannando taluni fermamente, senza il minimo ripensamento, e osannando altri. E la correlazione con la condanna del pregiudizio nell'epoca moderna è chiara e lapalissiana. Ashara si scaglia contro la visione maschilistica e bigotta di Teseo, schierandosi apertamente con la bellezza della libertà ostentata nel mondo cretese dove la donna era considerata molto più che ora nella società. Non solo oggetto sessuale la figura femminile, quindi, bensì colei che detiene il potere della procreazione, della sensualità, della femminilità. Forte e capace di prendere in mano il destino di un intero popolo (vedi Acalla e la sua discendenza al trono) la donna era il simbolo della Madre e non a caso ne conservava il fulcro del piacere, quello che poi determinerà il destino di molti. Facendo leva sul sesso, sia questo mosso dall'amore o da meri fini pratici, vengono decretate le sorti di tutte le pedine che concorrono al raggiungimento del climax, che devo dire riesce in maniera magistrale e davvero suggestivo. Ashara coinvolge, stupisce, e fornisce la prova che di talenti ne è piena l'editoria e spesso laddove nessuno andrebbe mai a sospettare. Negli ultimi mesi si è assistito a un incremento della pubblicazione del genere erotico, quasi si trattasse di una fiera alla quale chiunque può partecipare con il proprio banchetto, come se scrivere di amplessi sia semplice quanto fare uno zucchero filato. Ashara Amati arriva proprio quando avevo perso le speranze e lo fa in maniera positivamente scioccante, fornendo spunti, mostrando un'originalità del tutto inusuale, descrivendo senza parsimonia amplessi ricchi, mai stucchevoli, appaganti quanto realistici. Mai preda di snobismo, capace di parlare di perversione senza scadere nel viscido costume di molti, l'autrice mostra usanze e costumi, situazioni che sono in voga dalla notte dei tempi (quella di 50 sfumature non s'è inventata niente e i doppi falli c'erano pure tra gli Egizi) e lo fa in maniera nuova, totalizzante, estremamente fine. Sconvolge il percorso di maturazione di Teseo, il suo crescere nel male e la sua fredda determinazione priva di scrupoli. In un'epoca e n una cultura dove l'uomo davvero aveva pieno controllo e potere, Teseo incarna la perversione, il sottomesso che si riscatta e diviene ancor peggiore del suo aguzzino. Fa riflettere l'involuzione psicologica di Asterio, alias Minotauro, il suo mutamento davanti alle brutture di una guerra sanguinaria e mai umana. Commuove, infine, il personaggio di Arianna perché rispecchiante la donna moderna oltre ogni logica, così dannatamente attuale da lasciar sgomenti. Ci sarebbero milioni di cose da dire riguardo Di Morte e D'Ambra, ma non sarei comunque in grado di trasporre da sola le emozioni provate, le sensazioni molteplici che fanno di Ashara una scrittrice con la s maiuscola. Spero vinca il contest in cui gareggia perché credo fermamente il suo sia il romanzo migliore letto tra tutti e oltre. Ashara merita il cartaceo, curato in ogni particolare, perché il suo è UN LIBRO, diamine!

mercoledì 10 dicembre 2014

Diplomazia di Zahra Owens


Diplomazia
Diplomazia. Jack ha vissuto una vita all'ombra di questa parola e ci ha costruito un'intera esistenza intorno, nella consapevolezza di riuscire nell'intento. Gli studi, l'esperienza, un matrimonio lungo quindici anni. Tutto ha concorso alla riuscita delle sue aspirazioni ed essere diventato Ambasciatore degli Stati Uniti è un traguardo troppo ghiotto per essere vanificato da un imprevisto. A meno che questo imprevisto non sia un uomo imberbe, dallo spirito frizzante e battagliero, sagace e irriverente quanto basta per fare di Jack creta da plasmare. E Lucas incarnerà tutto questo, conducendo un gioco insolito, differente, mettendo a nudo la parte oscura dello statunitense, quel lato che ha sempre sopito e che, latente, lo ha condotto a mentire per anni, A Maria, ai familiari, a sé stesso, perfino. L'amore, quello vero, bussa quando meno lo si aspetti. E non si tratta di un tradimento vero, forse, se decreta l'inizio di una nuova vita, appagante e totalizzante come mai in precedenza.

Da poco approdata al genere cosiddetto M/M, ho divorato il romanzo della Owens, apprezzandone l'erotismo mai volgare e la sapiente cura nel dosare romanticismo e carnale istinto. La storia, lo ammetto, sarebbe anche abbastanza scontata, se trasposta in un generico romance classico, dove uomo e donna si incontrano, si innamorano e tradiscono i rispettivi compagni pur di vivere la passione dirompente. Il discorso di fondo, però, è completamente differente nel momento in cui subentrano canoni differenti dall'usuale. Se la società può anche, forse, chiudere gli occhi davanti a un tradimento, apostrofando l'evento come “possibile”, quando le parti sono di sesso opposto no. Quando a innamorarsi sono due uomini, per lo più facenti parte di una gerarchia tutt'altro che semplice come quella politica internazionale, le implicazioni morali cambiano, a anche di molto. Sulla carta si è portati tranquillamente ad accettare, sempre coscienti del fatto che si sta leggendo una storia, si sta vivendo qualcosa di estremamente irreale. Ma quando la situazione diventa dannatamente concreta, come quella che si trova ad affrontare Jack alle prese con le sue pulsioni differenti, sbagliate forse perché vissuto in un mondo che questo gli ha insegnato, le implicazioni sociali sono imprevedibili. Cosa accadrebbe se due uomini rivelassero la propria omosessualità in un contesto dove anche lo sguardo di un subalterno può diventare minaccioso? Perderebbero il lavoro, gli affetti, la stima altrui. Dovrebbero migrare, cambiare radicalmente stile di vita e mentalità. A questo pensa Jack, prima ancora di comprendere i propri sentimenti verso l'inglese. Prima ancora di averlo baciato, per giunta. Perché l'omosessualità va oltre il semplice concetto di pulsione, amore, passione. L'omosessualità decreta chi tu sia in ogni momento della vita futura. Credo che non sia stato reso al massimo il conflitto interno di Jack, in questo romanzo, né la costernazione effettiva che avrebbero provato taluni amici nell'apprendere della sua omosessualità. Inoltre il fatto che la segretaria personale dell'ambasciatore, per quanto di ampie vedute, capisca fin dal primo incontro, che il suo superiore potrebbe provare attrazione verso un collega appare artificioso perché privo di spiegazioni logiche che, seppur scarne, avrebbero potuto giustificare meglio il suo comportamento. Cariche e passionali le scene erotiche, decisamente coinvolgenti e molto ben descritte. Eccitanti, mai però volgari, le scene di erotismo mostrano e solleticano al punto giusto, senza mai strafare e lasciando quell'acquolina in bocca che tacitamente si richiede a un romanzo del genere. Complessivamente il mio giudizio è molto positivo e quattro stellette ipotetiche la Zahra se le merita tutte.

giovedì 27 novembre 2014

Intrigo e Passione di Simona Liubicich

Intrigo e passione
Quella missione sembra più importante di tante altre. Forse è la reliquia che ha il compito di consegnare, ma di non scorgere. Forse è perché Santiago sembra così maledettamente sfuggente, non consentendole di vivere al meglio i pericoli che come spia è portata a dover fronteggiare. Forse è perché il suo cuore non è più lo stesso da quando ha conosciuto e amato Rafat. Rosario osserva la vita sfuggirle, convinta che l'amore non sia qualcosa che debba appartenerle. Non dopo la sua infanzia, non dopo Guglielmo. Aveva sperato che con lui esistesse un futuro, mentre l'uomo già pensava alla Dama Oscura. E forse era stato meglio così, perché il cuore non gli era mai appartenuto del tutto e se ne era resa conto nel momento in cui gli occhi avevano scorto la cicatrice conturbante sul volto duro e stupendo del saraceno. Il saraceno, colui che la trarrà in salvo da qualcosa peggiore della morte. Rafat, uomo indomito di forti principi, piegato dalla vita e consapevole dei propri crimini. Rafat: il sesso più bello e l'amore più completo che lei possa solo concepire. Una felicità insperata è, dopotutto, dietro l'angolo, accessibile anche a lei? Sulla nave di Maklouf Rosario scoprirà la sua vera forza e la vera magia che la vita a volte sa donare.
Arrivati all'ultimo capitolo della trilogia di Simona Liubicich, ci sentiamo appagati, forse rinfrancati, ma decisamente felici di una storia che quadra il cerchio, chiedendoci forse se l'autrice ha qualcosa di nuovo in serbo per noi, tanto esigenti, quanto desiderosi di nuove storie di quelli che sono diventati, in breve, i nostri personaggi preferiti. Intrigo e Passione mantiene ciò che il libro precedente aveva promesso, sancendo una maturità dell'autrice tale da rendere il suo ultimo componimento un libro d'autore. Lo stile decisamente più scorrevole, privo di ampollosità ma pago di una chiarezza che si era perduta un poco nel secondo volume a discapito di un'empatia che invece viene prepotentemente recuperata in questo e tenuta in maniera tenace grazie proprio allo studio che si evinceva star dietro ogni parola. Confermando l'idea di transizione, Simona esplode in un tripudio di classe e talento, parlando di personaggi forti, delineati e caratterizzati in maniera impeccabile, facendo leva sulle sfaccettature dei loro caratteri per narrare storie che sembrano emergere direttamente da una realtà vissuta. Davvero toccante e descritta in maniera ardita ma giustissima, la violenza carnale subita da Rosario. Lo sgomento e la devastazione interna vengono resi al meglio, forse non portati fino in fondo nelle pagine direttamente successive, ma comunque in grado di creare una fortissima empatia col lettore che si trova a odiare il carnefice sperando in una sua dipartita. Simona non delude e puntuale cala la penna come un giustiziere, per punire, appagare, deliziare, sconvolgere. Rafat è forse il più bell'uomo che lei abbia caratterizzato e non dal punto di vista fisico, bensì emotivo. Tornano i temi già vissuti nel primo volume. Un padre reo di non conoscere l'amore filiale e familiare. La denuncia della bestialità insita negli uomini abbietti, la forza delle donne che, mai come in questo periodo storico attuale che ci troviamo a vivere, conosce la sua massima espressione. La Liubicich parla, esterna il suo messaggio di speranza, calcando la mano sul fatto che qualsiasi cosa si desideri fortemente si può ottenere, anche dopo immensi dolori, anche dopo che la strada maestra sembra perduta e tutto diviene, per un immenso istante, buio. La forza, infatti, giunge quando il sipario cala, quando si rimane soli con sé stessi a fronteggiare qualcosa di ancora più bestiale della morte: la cattiveria della vita che sa accanirsi senza pietà. E la vita allora va aggredita, dilaniata con i denti del coraggio, con gli artigli propri di una tenacia che risiede in ognuno, desiderosa solo di emergere. Le donne di Simona Liubicich non sono donnicciole, non sono bambole di pezza alla mercé di uomini arroganti. Le donne di Simona sono forti, caparbie, audaci e fiere. E gli uomini, pur essendo forti e indomiti, rimangono esseri umani prede delle passioni e dei sentimenti che muovono il mondo. In effetti, nell'universo di questa trilogia, ciò che tutto muove è l'amore. L'amore per una donna, per la vita, per i figli, per la brama di potere o per il desiderio di possessione. L'amore è alla base di ogni cosa ed è il solo motore in grado di determinare la riuscita di eventi positivi. Interessantissimi gli scorci storici, resi al meglio, e le eccezioni che ogni tempo fornisce ai puri di cuore o ai tenaci predatori. I cattivi, qui, tornano a essere cattivi, anzi: cattivissimi. Perfido Santiago, deplorevole, Maklouf, viscido e ambiguo Silas. I personaggi secondari hanno il giusto ruolo e conoscono la giustizia del loro posto nel romanzo con Rebecca e Haashim. Il loro amore, infatti, sboccia come potrebbe in una qualsiasi storia reale, deliziando il lettore con un cammeo piacevole dai tratti passionali per nulla artificiosi o superflui. Simona convince, guadagnandosi di diritto il posto che le spetta e che si è guadagnata con gavetta, umiltà e sudore. Chi parla a sproposito credo sia mosso esclusivamente da invidia, propria di questo mondo, ma inconsapevole perché probabilmente ignaro del suo saper scrivere, forse teso a fare la medesima cosa ma incapace di assurgere allo stesso livello. Consigliatissimo, Intrigo e Passione chiude una trilogia onirica di tutto rispetto. Simona Liubicich, stai lavorando al prossimo, vero? Speriamo tutti di sì!

lunedì 24 novembre 2014

Tentazione e Orgoglio di Simona Liubicich

Tentazione e orgoglio

Guglielmo è bellissimo, ma nonostante questo non lo è stato abbastanza per rapire il cuore di Costanza, l'attuale moglie di suo cugino Simone. Lo stesso Simone, dissolutissimo, dei servizi segreti di Napoleone, lo stesso biondissimo angelo che è capitolato sotto gli effluvi dell'amore in quel di Roma. Guglielmo sembra destinato a una vita di spionaggio, solitudine ed effimero affetto. Rosario, una donna dal fascino travolgente e dolce, nonostante il lavoro di spia, sembrerebbe la donna con la quale dividere i momenti di abbandono per la vita, e Guglielmo è stato anche sul punto di chiederle la mano. Perché non lo ha fatto? Perché non è riuscito a lasciarsi andare? Forse perché attendeva la Dama Oscura? Forse perché inconsciamente sapeva che avrebbe conosciuto il vero amore e che, come in un perfetto dramma shakespeariano, avrebbe sofferto pur di ottenerlo? Guglielmo non ha idee chiare riguardo il corso degli eventi, ma sa perfettamente qual è il suo destino e per tutto l'oro del mondo, mettendo a repentaglio anche la sua vita, cercherà di vivere l'amore tenebroso che il fato gli ha messo sulla strada dell'esistenza. Lucilla è il suo futuro.
Torna Simona Liubicich, torna l'amore e la passione del 1800. Avendo dato prova con il suo primo episodio della trilogia di essere perfettamente calata nello spirito Harmony, Simona si permette ardimento e originalità nel secondo come fosse una scrittrice affermata, quale dimostra di essere in effetti. Lo stile, qui, risulta leggermente differente, forse più scarno di un'ampollosità che ad alcuni odorava di infodump ma che credo invece caratterizzasse al meglio il periodo storico in cui i personaggi si muovono. Devo ammettere che a me lo stile precedente piaceva forse di più, però è anche vero che uno scrittore ha il dovere verso il lettore di evolversi, tentare, sperimentare, transitare nelle varie fasi letterarie che per naturalezza si trova a dover fronteggiare. Come nel canto si impara a utilizzare il diaframma per esteriorizzare al meglio il proprio talento, così la Liubicich inizia a mettere a frutto gli studi di tecnica scrittoria che sicuramente ha intrapreso spinta da un talento naturale che aveva bisogno di essere affinato. Come in ogni processo, quindi, Tentazione e Orgoglio risulta essere un romanzo di transizione nella maturità letteraria dell'autrice. Originale e perfettamente caratterizzata la figura di Lucilla, o Lucinda, che fornisce uno spettro più ampio per comprendere la visione femminile che ha Simona della donna nonché la sua nuova verve in ambito letterario. Sempre più forte, sempre più padrona delle proprie azioni, la protagonista gioca con il suo corpo solo in apparenza per volere altrui. Lei decide di intraprendere un percorso di vita che la porterà a essere una spia della Corona e sarà sempre lei a scegliere di abbandonare il suo mondo dorato e artificiale per seguire la chimera di un amore improvviso e forse neanche mai provato. Guglielmo è un uomo statuario, bellissimo, forte e che rispecchia perfettamente i canoni prestabiliti che una lettrice di romance cerca per appagare la sua sete di passione. Credo che nel paragone, però, tra il primo e il secondo episodio della trilogia sia lapalissiana la preferenza della Liubicich per uomini nordici, quale Simone dimostra di incarnare le caratteristiche. Tra Guglielmo e il conte Aldobrandini c'è un divario davvero notevole. Con Guglielmo, infatti, Simona si limita a descriverne la passionalità, cosa portata invece all'estremo nel primo volume dove la caratterizzazione maschile conosce i suoi massimi livelli. Anche il cattivo subisce un inflessione, forse perché in Tentazione e Orgoglio ve ne è solo uno, a differenza del trio malvagio che ordiva alle spalle di Costanza in Seduzione e Vendetta. Jonathan è sì perfido, mosso da una sete di vendetta latente e intimamente spregevole, forse però non lo è fin dall'inizio, facendo perdere un po' di mordente nei suoi confronti. In effetti non vi è una vera e propria empatia negativa nei suoi confronti da parte del lettore, più un fastidio strisciante che però non raggiunge il livello di astio che si ha al cospetto di un Rizzo o di una Sveva. Importantissima la figura della famiglia, della ricerca di solidità e dell'affetto parentale che Simona rimarca in ogni paragrafo, cementificando la sua filosofia che vede il microcosmo domestico come fonte di salvezza da qualsiasi negatività esterna. I figli sono visti come pietra miliare da salvaguardare per una felicità immensa, imprescindibile.n Tra le pagine del romanzo Simone ammette come sua moglie e le sue figlie gli abbiano permesso di risalire dal buio in cui era immerso prima della loro comparsa nella sua vita. Lo stesso tutore di Lucilla, Rathborne, mostra una tenerezza nei confronti della sua pupilla alla stregua di un vero padre che commuove e fa riflettere. Pur essendo un Harmony, e quindi un romanzo di evasione, la Liubicich riesce a trasmettere i valori che reputa fondamentali e lo fa con la sua solita classe. Lettura consigliatissima di quello che credo sia una tappa fondamentale per arrivare al terzo volume della trilogia. Tentazione e Orgoglio è un romanzo ricco di suspence e Simona Liubicich ha il pregio di confezionare ogni volta storie dal finale oscuro e velato di mistero, storie dai voli pindarici il cui epilogo occhieggia a ogni pagina senza mai rivelarsi. Cosa ci attenderà nel terzo episodio della saga? Quale personaggio avrà deciso di rendere protagonista, la nostra autrice, per farci sognare ancora una volta? Tra pochissimi giorni lo saprete...

giovedì 20 novembre 2014

Seduzione e Vendetta di Simona Liubicich


Seduzione e vendetta

Dario Rizzo è arrivato a palazzo e Costanza ne conosce le intenzioni licenziose e viscide proprie del suo incedere nel mondo. Non lo desidera, eppure suo padre appare persuaso dall'idea che lui possa diventare il suo futuro marito. Spinto dalla strega che ha scelto per moglie, infatti, Gilberto Balbi mal sopporta, oramai, i continui singulti di vita recalcitranti della figlia, mossa, come egli crede, da una gelosia filiale acuta che la porta a odiare la donna che ha preso in seconde nozze, dopo la morte della sua Augusta. Ma se Costanza non fosse preda della gelosia? Se Sveva, la stupenda concubina di suo padre, ordisse alle spalle del vecchio per accaparrarsi l'intero patrimonio, complice del dissoluto Rizzo? Una lettera pervenuta in maniera anonima alla ragazza sembra paventare questa possibilità e quando il nobile dai libertini costumi si introduce nelle stanze di Costanza per abusare di lei, l'ipotesi di complotto sembra tremendamente vera. Costanza scappa, aiutata dall'inseparabile e amorevole balia Maria, ed è pronta a farsi suora pur di non sottostare ai voleri patriarcali, pur di non convolare a nozze con quel bruto viscido che vuole solo i suoi soldi e la carne, senza bramarne il cuore. E durante il viaggio verso Roma, diretta al convento di sua zia Agnese, Costanza incontrerà un angelo biondo, dalla bellezza estatica fatta di oro e antrace come la massa fulva che svolazza sul suo capo e i pozzi neri con cui la guarda. E sarà amore...

Simona Liubicich, autrice italianissima che ha fatto il salto, meritatissimo, tra anni fa. Senza mai fermarsi, dimostrando una passione vera per la scrittura e il suo mondo, questa scrittrice da prova di avere incommensurabile talento, tanto da riuscire a scrivere per una casa editrice tanto importante come la Harlquin Mondadori. Un romanzo storico, il suo, intriso di passione, lascivia, amore, seduzione propria di tempi andati e forse proprio per questo tanto affascinanti. Simona non descrive, narra. E lo fa immergendo il lettore nel suo mondo, vivendo i personaggi, guardandoli persino, spingendolo a toccarne i profili e ad arrossire e fremere con loro. Azzeccatissimo in alcuni punti il narratore onnisciente che riesce a esprimere i sentimenti dei principali punti di vista della storia, ovvero quelli di Costanza e di Simone. Una marchesa lei, un conte libertino lui. Di una bellezza sfolgorante entrambi, sembrano destinati a unirsi fin dall'inizio delle loro vite e la passione che divampa appare come naturale corso degli eventi conseguente al loro incontro. Non esiste nessun altro, guardandosi, e tutto prende forma nuova distogliendo l'attenzione dal mondo che li circonda e che appare così frivolo e privo di attrattiva. Ed è l'amore che consuma e dilania la colonna portante di questo romanzo. L'amore in qualsiasi sua sfaccettatura, che sia devastante turbinio positivo, o perverso amor carnale, o ancora affetto genitoriale tanto grande quanto, a volte, sacrificabile per inseguire una chimera fatta di fuoco e blu notte. Qualcuno potrebbe obiettare, come sento a volte, che il punto di vista (questo dannatissimo pov) sia impazzito. Io non credo. Mi hanno insegnato a discernere la tecnica dall'arte e Simona sembra incarnare benissimo questa realtà. I personaggi, mediante il flusso delle sue parole, emergono perfettamente reali, possibili, probabili nelle loro movenze. Ognuno, nel salotto di questo romanzo, si muove con particolare attenzione, seguendo un carattere delineato in maniera precisa e puntuale. Costanza e la sua voglia di vivere, incurante dei sussurri nobiliari che potrebbero investirla con il lor brusio. Simone e la dissolutezza, il sesso portato agli estremi, per il tempo, avvezzo a uno stile tutto maschile degno dell'epoca in cui si trova. Sveva e la sua cattiveria, Dario e la tracotanza viscida di cui sembra addirittura aver preso sembianza. Gilberto e la sua età che lo porta a essere sottovalutato, ma non per questo meno temuto. Ho adorato questo romanzo. Non solo per le scene di sesso passionali, ben descritte, cariche di una classe inusitata pur penetrando sornione al di sotto delle gonne di chi legge. Ho amato Simone, il suo carattere solo in apparenza forte e sprezzante. La sua resa incondizionata all'amore, infatti, lo ha reso umano, davvero probabile, instaurando un'empatia con il lettore devastante. Ci si commuove nei flashback della sua infanzia, si arde di passione con lui, ci si infuria per i torti subiti. Costanza, dal suo canto, non è la donna ingenua e avvezza ai salotti, priva di nerbo e indifeso agnello sacrificale. Costanza si ribella a un matrimonio imposto, Costanza cavalca come un'amazzone e tira con il fucile. Costanza è donna e per questo degna davvero di rispetto. Ama e sa amare, ma sa anche picchiare e ci si trova a esultare quando aggredisce le sue aguzzine, scalpitando affinché abbia la meglio su di loro. Si ama il suo temperamento tanto moderno, perché inneggiante a un'indipendenza che dovrebbe essere propria, ormai, di qualunque donna contemporanea. Di contro si odia Sveva e non si langue davanti alla sua disfatta, tanto meritata quanto cercata. A poco conta che i suoi passi siano mossi da un'infanzia rubata, da un amore non corrisposto. La brama di potere è più potente ed è presente in ogni sua mossa, ogni suo ghigno malvagio. Dario è il vero cattivo, viscido e ignobile, e rappresenta l'unico mio rimpianto perché la sua fine non è stata caratterizzata al meglio come invece avrei voluto. Con una trama avvincente e un linguaggio incalzante, mai tedioso, con il mordente giusto e una dose di erotismo mai eccessiva, Simone tesse la tela che porta il lettore al secondo libro della sua trilogia. Decisamente consigliata, inspiegabilmente non sotto le luci di una ribalta che merita, Simona Liubicich fa centro al primo colpo. Chissà nel secondo romanzo, “Tentazione e orgoglio”, cosa ha riservato? Tra qualche giorno potrete saperlo, questa è la Liub Trilogy!

lunedì 3 novembre 2014

Candy Apple di Nora Noir


Candy Apple
Elisa è una ballerina di danza classica, ferma in maniera statica nell'abitudine di apparire come gli altri vorrebbero fosse. Alberto è invece un chitarrista metal, un tipo alla mano, superficiale come può esserlo un uomo fatto di trent'anni suonati alle prese con la Londra rockeggiante dei nostri anni. Entrambi, come spesso accade, prede e vittime del caso, dell'incerto corso di eventi che, talvolta, concertano per far quadrare situazioni all'apparenza senza senso. In una galleria i due si incontreranno e scontreranno un po' come accade tra Licia e Mirco in un giorno di pioggia e così...
Torna Nora Noir, torna l'erotismo sensuale di una delle scrittrici più promettenti del panorama emergente italiano. Dopo la Serva di Vienna, l'autrice dal capello nero corvino ci presenta un titolo completamente diverso per genere, stile e linguaggio. Candy Apple è dolce e succoso proprio come il frutto, decisamente croccante nei dialoghi, fragrante nell'aroma degli amplessi dosati ed eccitanti, e candita negli aspetti psicologici che si intravedono ma che non appesantiscono una trama semplice e piacevole. Quello di Nora è un romanzo breve, contraddistinto da un doppio punto di vista dal quale è possibile carpire ogni aspetto della vicenda, senza avere quei fastidiosi "buchi"nell'interpretazione dei sentimenti dei vari personaggi. Leggendolo, in effetti, mi è tornato in mente un cartone che andava molto di moda durante gli anni della mia adolescenza (l'altro ieri, per la cronaca!). L'anime in questione si chiamava Lui/Lei e narrava le vicende di due giovani liceali giapponesi. Nora sembra aver estrapolato lo stile innovativo e simpatico di questo cartone per trasporlo in letteratura rinnovandone, però, la classicità con un linguaggio colloquiale che non stride per nulla, ma che anzi accompagna il lettore rendendolo partecipe della storia in maniera calzante e incalzante. Si sentono forti contaminazioni di letture contemporanee, delle quali l'autrice da mostra di saper imparare e mettere in pratica le lezioni, ma unisce a questo uno studio mirato di generi artistici lontani, ma non sempre, dal mondo della scrittura. Si parla in maniera consapevole di rock metal, in Candy Apple, e lo si fa riuscendo ad attrarre il lettore verso questo genere musicale per nulla commerciale. Personalmente ho sempre sentito parlare dei Nightwish senza cercare qualche loro canzone, cosa che invece ho fatto per immedesimarmi ancora meglio con Alberto e le sue fantasie. E devo dire che a me è sembrato davvero di entrare nel tinello di Nigel e vedere l'artista alle prese con le sue "croste", ho passeggiato con Elisa e Alberto per le strade londinesi, ammirato il balletto di danza dove Jennifer sgomitava per essere notata, ho bevuto con i ragazzi nel pub e vissuto l'incontro con Paul nella galleria artistica. Insomma, ho vissuto Candy Apple solo grazie allo stile frizzante di Nora, che ha saputo utilizzare il frasario tipico del nord Italia in maniera superba. Come le ho riferito privatamente "mi sono piaciuti un casino i suoi dialoghi e il modo in cui fa parlare i personaggi nei monologhi introspettivi". Sì, perché al di là della favola narrata, ci sono parti che sondano l'animo umano alle prese con decisioni difficili, con cambiamenti di vita non prestabiliti o previsti. Particolarmente toccante la lotta che Elisa fa con il suo subconscio per evadere dallo schema limitante che prevede il suo ferreo autocontrollo. I dubbi dell'amore, il pensiero del tradimento, i malintesi tipici di un amore appena sbocciato privo della complicità propria di un rapporto ben collaudato e, pertanto, prerogativa quasi esclusiva dei ragazzi nel pieno della ricerca di una propria stabilità e maturità mentale. Nora mi ha catturata e sedotta in vari punti, specialmente quando poi il romanzo è iniziato a vertere laddove lei è maestra: l'erotismo. Le scene sono descritte minuziosamente pur rimanendo dense di una classe inusuale. Nora emoziona sapendo di poterlo fare con parole prive di volgarità asperse, penetrando la mente del lettore e insinuandosi in essa con ferma e dolce determinazione.
Insomma... Se non avete ancora compreso il da farsi: comprate e leggete Candy Apple, mordete di gusto e poi conservate il torsolo per rendere partecipi anche i vostri amici. Senza passaparola noi autori non siamo nessuno. Senza lettori non abbiamo ragione di esistere, mentre Nora Noir merita di essere affermata!

http://www.amazon.it/Candy-Apple-Nora-Noir-ebook/dp/B00OYU2CS0/ref=pd_sim_kinc_3?ie=UTF8&refRID=0HP3Q1FANX68H4A4X62E

mercoledì 26 marzo 2014

Passioni mortali di Isabel Heyers (nom de plume di Fabiola D'Amico)


Passioni mortali


L'amore coglie Matt impreparato, nonostante lo spinga a rivelare una parte del suo carattere così repentinamente da farlo dubitare addirittura del suo futuro. Mai aveva preso in considerazione la prospettiva di creare una propria famiglia, mandare al diavolo la sua imperitura carriera di accattivante gigolò assieme al suo collega e amico David donando il proprio cuore a una donna speciale. Ma, nel momento in cui vede per la prima volta Rebecca ogni sfaccettatura della sua vita passata perde di valore, intensità e i contorni dei ricordi vengono offuscati dalla bellezza e dalla dolcezza della donna. Il loro incontro avviene in maniera strana, totalmente inusuale, mettendo subito i due nella condizione ideale di provare una passione potente e impensata. Ma ben presto Matt e Rebecca comprendono quanto sia impossibile vivere il loro amore alla luce del giorno. Lei, assediata e oppressa da una sorella dalle forti turbe psichiche, possessiva in maniera totale e allucinante, e preda di un egoismo che raggiunge soglie di inimmaginabile cattiveria. Lui, preda della sua impulsività che lo rende incapace di attendere, comprendere, amare come dichiara di voler e saper fare. Questa volta la Fabiola D'Amico ci introduce nelle trame fitte di un thriller mozzafiato, carico di erotismo e note di ironia insospettabili, nonostante qualche avvisaglia lei stessa l'avesse lanciata nella stesura di “Una giornata da favola”. Fin dalle prime pagine si viene proiettati nei meandri di una narrazione avvincente, per le vie di Miami, fianco a fianco con la squadra Swat intenta a sgominare una banda di narcotrafficanti aiutati nei loro traffici da una talpa all'interno della squadra stessa. Insomma, i presupposti appaiono succosi fin dalle prime battute e la D'Amico non sembra più una scrittrice italiana, ma addentrata nella filosofia americana del genere, quasi stesse ideando la trama di una serie televisiva poliziesca di grido. Non esagerando mai, descrive in maniera minuziosa scene verosimili, addentrandosi nella psicologia dei personaggi permettendo al lettore di immedesimarsi nel migliore dei modi. La lettura risulta, quindi, avvincente da subito. In meno di un'ora si giunge a metà romanzo rendendosi conto di avere avuto la percezione di avere appena iniziato. Come detto in passato, la D'Amico, nonostante la sua ritrosia e timidezza con cui si schernisce nel definirsi scrittrice, peccando di eccessiva umiltà, fornisce le prove di essere degna di tale appellativo, dotata di un talento naturale nella scrittura e nella narrazione delle sue storie. La maniera in cui espone le scene erotiche non infastidisce mai, accattivandosi, invece, l'approvazione del lettore che appare, via via, più convinto di aver fatto la scelta giusta. Non riesco a comprendere, a volte, determinate dinamiche che creano dislivelli tali da rendere più famoso un autore piuttosto che un altro quando, a una semplice obiettività, apparirebbe chiara la differenza sostanziale tra i mediocri e i meritevoli. Inutile dire che la D'Amico entra a far parte, di diritto, nella fazione dei meritevoli. Non solo per la storia che, fino alle ultime battute, regala colpi di scena intelligenti e per nulla “gigioni”, anzi anche molto azzardati e audaci, ma per la sapienza che l'autrice dimostra nel saper narrare tali scene, non risultando mai noiosa, avvincendo, invece. Per questo motivo mi sento in dovere di consigliare la lettura di questo romanzo. Per godere di una buona storia, per saggiare la bravura della D'Amico nel sapersi addentrare, con talento, in nuovi filoni letterari fino a questo momento non sondati e per comprendere, una volta per tutte, la realtà sulla fucina di autori italiani: di bravi ce ne sono e se solo fossero pubblicizzati come meriterebbero, lo saprebbero in molti.  

giovedì 6 marzo 2014

Viola come un livido di Marco Peluso


Viola come un livido

Viola come un livido è la pelle di Alessandra. Viola come un livido è l'anima di Marco. Viola come un livido è l'impatto di due vite disagiate in un mondo normale, in continuo ed eterno movimento. Un livido ha, però, diverse sfumature, comprese in gradazioni sgradevoli, sovente, proprio a sottolineare il trauma da cui è derivato. Giallo ocra, come il colore dell'urina a bagnare le tavolette di quei bagni pubblici lordi di sozzura e squallore. Blu, come un'anima pestata da traumi infantili, dall'alcool, dal bisogno represso di un affetto mai concesso. Rosso, come una passione a stento contenuta, troppo potente affinché chi ne sia pervaso possa resistervi a lungo. Verde, come le distese sconfinate nelle quali ci si vorrebbe perdere dopo aver trovato e provato le brutture di una vita grama, costellata da insuccessi o semplicemente dovuta all'ineluttabilità di esser cresciuto in una città o in un contesto differente da quello che sarebbe stato congeniale alla propria genialità. Dal linguaggio tutt'altro che semplice, ostico e per alcuni versi veramente troppo pesante, Viola come un livido narra una breve parentesi della vita di due ragazzi fondamentalmente soli, conosciutisi in una chat, più timidi e introversi di quanto vorrebbero dare a vedere nonostante frequentatori di siti al limite del pornografico. Se da una parte vi è Marco, ragazzo allampanato, alcolizzato, affetto da frequenti malesseri, dovuti proprio alla sua forte fragilità psico emotiva, dall'altra vi è Violasan, o Alessandra, ragazza di una bellezza quasi eterea, dall'animo di difficile interpretazione, scossa da tristezze nascoste e sopite, che cerca nel sesso un modo per conoscere sé stessa e gli altri. Forse. Non c'è nulla di certo, nei caratteri descritti dall'autore, se non il forte senso di inadeguatezza che scuote le anime torbide dei suoi protagonisti. Come detto, il linguaggio appare troppo sovente molto pesante e, seppur rendendo perfettamente l'idea di totale e permeante tragicità, rende difficoltosa una lettura scorrevole. L'utilizzo reiterato di determinati termini non sempre ciò che il lettore vorrebbe trovarsi a leggere, forse perché immerso, in determinati momenti, in un aura di forte romanticismo. Si denota una sorta di freno, come se si avesse paura di provare determinati sentimenti e di esporsi al mondo per ciò che realmente si è e non per ciò che si vuole apparire. Solitamente la scurrilità, così intesa nell'accezione comune, denota una forte insicurezza e fragilità, una sorta di impossibilità cronica a mettere a parte il prossimo del proprio animo, forse per paura di non essere compresi, probabilmente per timore di venir giudicati. Un romanzo indubbiamente di spessore, forte e crudo, una storia d'amore, come giustamente evidenzia l'autore Marco Peluso, atipica. Non molto, comunque. La realtà del contesto sociale, purtroppo, è ben descritta e ravvisabile in molti luoghi d'Italia. Parliamoci chiaro, quella raccontata da Peluso non è il giusto e normale corse di come un amore dovrebbe sbocciare ed evolversi, non tanto peer il sentimento, che è inteso come mezzo di salvezza reciproca, quanto per la condizione sociale nella quale i personaggi stessi vengono a trovarsi. Alessandra e Marco devono fare i conti con i propri demoni e pochi giorni insieme offrono ossigeno, ma non salvezza. Indipendentemente dal linguaggio e dall'indubbio stile talentuoso di cui si rende protagonista Peluso, quasi si soffre per i personaggi da lui narrati, perché coscienti di una loro ineluttabilità futura. Triste, reale, forse troppo forte per molti stomaci deboli e avvezzi a letture più auliche, Viola come un livido è consigliato a chiunque voglia saggiare uno squarcio di realtà vissuta, reale, ma difficile da digerire. Di seguito il link, as usual... Ah, e ricordo che il romanzo in questione concorre per il contest “Eroxé, miglior romanzo erotico” indetto da Damster edizioni”. È possibile votare, quindi, tale romanzo presso il sito di seguito!