Una gioia! Sì, è uscito il mio nuovo romanzo. Avrete notato, no, che non c'è stato 'aggiornamento de Le ultime ore dell'Angelo. Ebbene, sono stata davvero troppo occupata per il lanci, lo ammetto, ma torno settimana prossima. Ma adesso permettetemi di presentarvi il mio piccolo gioiello di Luglio. Edito da Rizzoli per la collana You Feel, arriva in tutti gli stores online:
SPLENDIDO COME IL SOLE DI TULUM
Come è stato per L'Istinto di una donna, anche questo è un libro che non solo sento molto, ma particolare perché in ogni caso legato, seppur in maniera molto più fresca e semplice, al mondo dell'omosessualità e alla voglia di dire che siamo tutti assolutamente uguali. Vi lascio la sinossi e il link di acquisto ad amazon, fermo restando che potrete trovarlo anche su tutti gli altri negozi online come Kobo, Ibs, Ituns, Googleplay e via discorrendo! Un bacio e che #tulum sia con noi per tutta l'estate torrida che ci sta soffocando!
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Fanny attende trepidante il momento del fatidico sì. Abbandonata appena nata e cresciuta senza affetti, ha finalmente la possibilità di essere felice e costruirsi una famiglia. Ma il matrimonio non si fa: Carlo, lo sposo, la lascia sull’altare e scardina ogni certezza costruita fino a quel momento. In pochi minuti, senza pensare troppo alle conseguenze e per non morire di dolore, Fanny decide di partire lo stesso per il Messico, meta del viaggio di nozze, chiedendo al suo grande amico Davide di accompagnarla. Non sa che lui aveva già pronte le valigie per fuggire dall'Italia e da una vita di solitudine affettiva, specialmente dopo il suo outing che lo aveva definitivamente allontanato da un padre bigotto e omofobo. Il viaggio spinge Fanny e Davide a iniziare un percorso interiore alla riscoperta di loro stessi. Alejandro e Rafael, due animatori del villaggio, sembrano incarnare le paure e le speranze di entrambi. Insieme a loro, Fanny e Davide capiranno davvero quali sono i loro sogni per il futuro. E l'amore li travolgerà, inaspettato, caldo e splendido come il sole di Tulum.
Una doppia storia d’amore che procede su due binari paralleli e diversi, con la forza che solo l’amore vero sa dare.
La saga di Dre Walker by CK.Harp
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sabato 11 luglio 2015
giovedì 30 ottobre 2014
Tutta colpa del mare (e anche un po' di mojito) you feel di Chiara Parenti
Maia è un fascio di nervi che cammina,
un po' come Gig robot d'acciaio nella sala degli specchi al lunapark.
Dire che vive una vita asettica sarebbe riduttivo, quindi ci si
limita a constatare quanto non risulti umana, per lo meno
all'apparenza. Il suo modo di essere si è uniformato allo standard
voluto e concepito per lei da Lapo e Madre, anche se non riesce
perfettamente nella mimesi. In effetti non riesce proprio a mandar
giù la fabbrica di riso alla Buba Gamp (mi sembrava quasi di vedere
il labbro appeso di Buba mentre sciorinava un'improbabile lista di
gamberi al riso) nonostante per lei il cereale sia diventato l'unico
alimento di sostentamento (e che, come lei stessa afferma, ha
provocato un leggero cambio di ritmo interno che alla Marcuzzi
brillerebbero gli occhi all'idea di quanti yogurt potrebbe rifilarle
con il bifidus!). Insomma, la vita di Maia, l'ape vagabonda, scorre
su binari non propriamente felici, al contrario ordinari al limite
dell'esaurimento nervoso grazie anche a un impiego carcerario con
Ciccio Cianuro. Questo finché non parte per festeggiare l'addio al
nubilato di Diana, sua migliore amica nonché sorella del suo
fidanzatissimo abbronzatissimo superfighissimo Lapo. L'evento si
svolgerà in Versilia, dove il mare è blu e il Re dei Sette Mari
ancora regna indisturbato sul letto di ricordi che scorre placido tra
scogli e bicchieri di mojito.
Chiara Parenti. Chiara Parenti è una
sagoma! Non posso aggiungere chissà quanti aggettivi per esprimere
l'ilarità che il suo modo spensierato e sbarazzino di scrivere mi ha
trasmesso. Già dalle primissime pagine mi sono ritrovata a ridere
come una povera demente, con mio marito che mi guardava (ormai
avvezzo a tali esternazioni) con l'espressione del “Ci risiamo, o è
incinta o ha bisogno di una pasticchetta”. Viene naturale, dopo
aver letto “Tutta colpa del mare” uniformarsi allo stile
dell'autrice, cercando il modo di vedere in maniera ironica ogni lato
e sfaccettatura del vivere quotidiano. Non si tratta tanto di gag
spassose, quanto di espressioni che rimangono in testa e che non si
vede l'ora di adottare nella vita comune. Il romanzo breve della
Parenti è un inno alla vita, alla speranza, al raggiungimento di
quella bellissima frase che la Fata Madrina (che nel caso
dell'autrice è personificata da Alessandra Bazardi) canta a una
Cenerentola affranta e demoralizzata: I sogni son desideri. Per Maia,
o Apetta che dir si voglia, la Versilia rappresenta il giro di boa
dopo il quale la vita deve per forza prendere una svolta che
decreterà il resto della propria esistenza. Come spesso accade,
raggiunta l'età degli “enta”, si pensa che la propria strada sia
prestabilita, diritta e impostata , quasi fosse impossibile
modificarne anche solo una traversa. La Parenti dimostra che non è
così, che il destino può essere scelto e modificato anche quando
non se ne sente minimamente il bisogno. Devo dire che, leggendo sotto
la trama ironica, poi, si scopre una profondità di concetti da
rimanerne sbalorditi. Sbalorditi per la naturalezza e la semplicità
con la quale vengono narrati. Senza essere pesante o struggente,
Chiara parla di condizionamento emotivo, di pressione psicologica al
limite della sopportazione, di mobbing lavorativo e familiare. Sembra
impossibile leggere una sottotrama del genere, eppure Madre e Ciccio
Cianuro, nonché l'odiatissimo Lapo, rappresentano proprio il
negativo che la vita a volte riesce a propinare. E Marco, o Tonno, il
positivo a cui ognuno dovrebbe aspirare per essere felice. Un amore
alla Maxibon, che sembra addirittura di vedere un giovanissimo
Stefano Accorsi dare un morso al gelato e dire, ammiccando a una
timida Apetta, “Two is megl che one!” Risulta, per tanto,
impossibile non farsi travolgere da “Tutta colpa del mare (e anche
un po' di mojito)” , dal suo linguaggio colloquiale e dalle battute
degne della Gucciari (memorabile il cast di The Walking Dead e la
scena della probabile prole di Maia e Lapo). Si respira una forte
contaminazione dei chick lit d'oltreoceano, dal quale la Parenti
sembra aver assorbito tutto il positivo, tralasciando le note tediose
o poco originali. Insomma, per dirla in parole semplici, la Parenti
spacca e... wow! Tutta colpa del mare è assolutissimamente da
leggere!
sabato 20 settembre 2014
Cristallo
Oggi ho deciso di autocelebrarmi. Non per mero egoismo. Chi mi segue sa benissimo che non parlo mai dei miei romanzi, preferendo argomentare le storie dei miei colleghi. In questo caso, però, credo sia doveroso spendere alcune parole per il mio ultimo lavoro appena pubblicato su Narcissus. Cristallo nasce dal bisogno di raccontare a quante più persone possibili cosa significhi essere vittima di violenza psicologica. Mi sono prefissata l'obiettivo di riuscire, almeno nel mio piccolo, a sensibilizzare chi mi sta accanto su questa tematica davvero poco conosciuta. Se tutti, ormai, parlano di violenza sulle donne, omicidi ingiustificati ai danni di una moglie, un'ex fidanzata, una ragazza appena conosciuta e via dicendo, ben pochi considerano il fatto che è il danno psicologico a scavare l'animo delle vittime fino a renderle fragili, appunto come il cristallo. Non è semplice comprendere il contesto, né per chi vive la situazione, né per chi dovrebbe fare qualcosa affinché tale danno perpetrato abbia termine. La violenza psicologica non si vede, non si avverte, striscia in parole dure, in mortificazioni verbali, in limitazioni via via più drastiche fino al totale annientamento della volontà della vittima. Facile pensare che il carnefice, in questo caso il "violentatore" sia pazzo, abbia avuto un'infanzia difficoltosa o via dicendo. Non è così. L'uomo che riesce in tutto ciò è cattivo, furbo, scaltro, molte volte inadatto al lavoro e presuntuoso riguardo le sue reali capacità intellettuali e cognitive. Più la donna che ha accanto risulta essere brillante, colma di vita, più esso si incaponisce nell'affossare le sue aspirazioni, tagliando i ponti con qualsiasi legame si abbia con la libertà. Divenendo l'universo unico della vittima, facendo leva sull'amore e un'oggettiva insicurezza che, come un'animale, fiuta, riesce a creare la sua bambola, creando un totale controllo sulla sua mente e le sue azioni. Ecco che la donna si sente in dovere di riferire ogni suo spostamento, si limita nel parlare agli altri, specialmente agli uomini, taglia ponti con la famiglia e amici, in una costante ricerca dell'approvazione del compagno che non arriva mai. La violenza psicologica è sordida, spietata e annulla la volontà della vittima, sino a renderla schiava di un uomo che ne vuole l'annichilimento per sentirsi forte e fiero. Se vogliamo, la violenza psicologica si può associare, per gravità, all'anoressia o bulimia perché il concetto è lo stesso. Si conosce perfettamente il fatto che non si sta vivendo nel modo corretto, ma la mente agisce indipendentemente dal cuore e continua nel suo errore. Nessuno è al sicura da una cosa simile e credo che la società debba esser messa a parte di un problema tanto diffuso. Perché la violenza psicologica esiste ed è più ramificata di quanto si pensi. Lo stalking, la violenza fisica e il gesto estremo finale... Quelli arrivano dopo, dopo aver lavorato in maniera snervante sulla volontà della vittima rendendola succube di un potere troppo vasto. Nessuno è al sicuro da qualcosa che potrebbe esser definito un virus. Attacca in un qualsiasi momento vulnerabile e inizia il suo vile lavoro. Per questo è nato Cristallo. Il mio progetto è molto più ampio di un romanzo, ma è da qui che inizia. In questo momento ci sono milioni di donne che stanno combattendo per la loro indipendenza intellettuale e fisica, silenziosamente e col sorriso sulle labbra. Perché la donna è forte e ad alcune persone questo particolare non va proprio giù...
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sabato 26 aprile 2014
L'inizio di una favola di Silvia Cossio
L'hotel Piccolo Friuli si appresta a
cambiare dirigenza e, con esso, forse anche tutto il personale. Per
lo meno i dubbi di Ilaria riguardano il suo posto di lavoro,
improvvisamente a rischio, nonostante il suo capo abbia assicurato a
tutti quanti che l'eventualità di un licenziamento è ben lungi
dall'essere reale. D'altronde il signor Claudio è stato
lungimirante, nel momento della cessione: perché mai investire in
altro personale quando si può avere il meglio sulla piazza e già
addestrato? Mancano pochissimi giorni all'incontro con l'anziano
dirigente, il Signor Ramos, e il lavoro si svolge febbrile alla
reception, tanto che Ilaria è costretta a dover rimettere al proprio
posto un impaziente e stupendo sconosciuto. Stupendo è dir poco.
Affascinante, dai profondissimi occhi neri, fisico statuario. Un dio
sceso in terra... Il dio dell'albergo. Si, perché ben presto Ilaria
scoprirà che il bellissimo sconosciuto altri non è che il figlio
del nuovo dirigente. Un figlio dannatamente impossibile da ignorare e
sfacciatamente attratto da lei. Tanto da...
Silvia Cossio conduce per mano il
lettore in una favola d'amore delle più belle e sentite, classica e
nel contempo non troppo scontata. Rispettando i cliché del romance
classico, la Cossio da sfoggio della sua bravura a catturare
l'attenzione e a non farla mai cedere davanti a descrizioni tediose o
prive di abbrivio. Per nulla timorosa di parlare un linguaggio
colloquiale, privo però di qualsivoglia mancanza di stile, l'autrice
intesse una trama frizzante, reale, accattivante ed estremamente
moderna. Emoziona e sa di farlo, puntando i riflettori proprio sui
punti salienti della vicenda, velando di pacata ironia quelli di
minor spessore. Non conoscevo questa autrice, eppure dopo averla
letta provo l'impulso irrefrenabile di andare a scovare e leggere
altri suoi romanzi. Perché mi ha catturata, perché ha lasciato che
evadessi dal mondo reale per immergermi in quello speciale di
un'amore agognato da uomini e donne. Narrando della difficoltà che
nel mondo moderno spesso si riscontra negli scapoli incalliti, non
sempre così facoltosi come il nostro Jonas, di impegnarsi seriamente
in una storia lasciando all'amore l'arduo compito di creare ordine e
pace in un rapporto, la Cossio, fa emergere le differenze abissali e
pur sempre vive tra gli spiriti femminili e maschili che, ahimé,
continuano a essere agli antipodi gli uni dagli altri. Nonostante si
continui a parlare dell'emancipazione femminile e di quanto le donne
si siano sostituite agli uomini anche nel modo di intraprendere le
relazioni interpersonali, si continua ad ascoltare storie di donne
alle prese con uomini immaturi troppo timorosi di impegnare il
proprio tempo in un amore, forse, troppo coinvolgente e colpevole di
avvolgerlo e modificarlo dal profondo. Inoltre si affronta il tema
della verginità oltre la maggiore età, argomento quasi dimenticato
da molti, ma che, pur sembrando quasi un fatto anacronistico, è
ancora ben presente nella società mondiale. Molte sono ancora le
ragazze che tengono a valori intensi e puri quali la loro “prima
volta” e la Cossio ha avuto l'intelligenza di porre tale argomento
in primo piano, dimostrando quanto non sia ingenuità di alcuni
pensare alla verginità in età adulta come a una chimera, bensì a
un evento reale e possibile da riscontrare. Non è tutto sesso e
dissolutezza, nonostante il mondo sia approdato nel 2014. I valori
sono ancora ben presenti e molte donne sognano ancora l'arrivo del
proprio principe azzurro, così come gli uomini ancora desiderano la
donna acqua e sapone, anteponendo una personalità forte e caparbia
alla mera bellezza fisica non supportata da altre qualità.
Ritrovandomi a consigliare vivamente “L'inizio di una favola” e
ripromettendo a me stessa il giuramento di cercare altri romanzi di
questa promettentissima autrice, vi invito a sognare con Silvia
Cossio, evadendo per un pomeriggio nelle suite dell'albergo Piccolo
Friuli. Magari annaspando davanti a un paio di occhi neri, magari
solo immergendo lo sguardo nei paesaggi suggestivi di una città, fin
troppo ignorata in favore delle più famose “cugine”, quale è
Udine. O semplicemente per puro spirito e desiderio di sognare a
occhi aperti una favola ancora possibile. Forse per sempre possibile
a chi è capace di non lasciare inaridire il proprio cuore, lanciando
a briglie sciolte desiderio e passione.
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