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sabato 11 luglio 2015

Questa settimana vorrei condividere con voi...

Una gioia! Sì, è uscito il mio nuovo romanzo. Avrete notato, no, che non c'è stato 'aggiornamento de Le ultime ore dell'Angelo. Ebbene, sono stata davvero troppo occupata per il lanci, lo ammetto, ma torno settimana prossima. Ma adesso permettetemi di presentarvi il mio piccolo gioiello di Luglio.  Edito da Rizzoli per la collana You Feel, arriva in tutti gli stores online:
SPLENDIDO COME IL SOLE DI TULUM

Come è stato per L'Istinto di una donna, anche questo è un libro che non solo sento molto, ma particolare perché in ogni caso legato, seppur in maniera molto più fresca e semplice, al mondo dell'omosessualità e alla voglia di dire che siamo tutti assolutamente uguali. Vi lascio la sinossi e il link di acquisto ad amazon, fermo restando che potrete trovarlo anche su tutti gli altri negozi online come Kobo, Ibs, Ituns, Googleplay e via discorrendo! Un bacio e che #tulum sia con noi per tutta l'estate torrida che ci sta soffocando!
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Fanny attende trepidante il momento del fatidico sì. Abbandonata appena nata e cresciuta senza affetti, ha finalmente la possibilità di essere felice e costruirsi una famiglia. Ma il matrimonio non si fa: Carlo, lo sposo, la lascia sull’altare e scardina ogni certezza costruita fino a quel momento. In pochi minuti, senza pensare troppo alle conseguenze e per non morire di dolore, Fanny decide di partire lo stesso per il Messico, meta del viaggio di nozze, chiedendo al suo grande amico Davide di accompagnarla. Non sa che lui aveva già pronte le valigie per fuggire dall'Italia e da una vita di solitudine affettiva, specialmente dopo il suo outing che lo aveva definitivamente allontanato da un padre bigotto e omofobo. Il viaggio spinge Fanny e Davide a iniziare un percorso interiore alla riscoperta di loro stessi. Alejandro e Rafael, due animatori del villaggio, sembrano incarnare le paure e le speranze di entrambi. Insieme a loro, Fanny e Davide capiranno davvero quali sono i loro sogni per il futuro. E l'amore li travolgerà, inaspettato, caldo e splendido come il sole di Tulum.
Una doppia storia d’amore che procede su due binari paralleli e diversi, con la forza che solo l’amore vero sa dare.


lunedì 15 dicembre 2014

Mora Selvatica di Elisabetta Motta


Mora selvatica (Youfeel)

Chiunque abbia mai raccolto more è cosciente delle insidie celate tra i rovi. Come un muro posto a difesa del proprio castello, infatti, le spine proteggono i frutti dagli attacchi esterni, consentendo loro di crescere, maturare, divenire polposi e succosi come natura impone. Una volta superato il dolore della puntura, però, si ha libero accesso al raggiungimento della propria golosità ed è in quel momento che il sapore pieno e carnale invade i sensi, esplodendo nella bocca in un tripudio di paradisiache sensazioni che ripagano della fatica appena compiuta. Marco Ravelli è ben cosciente del fatto che il suo percorso, nel tentativo di dimenticare Lori e quindi approdare al dolce frutto che è la pace da un amore concluso, ma non ancora per il suo cuore, è lungo e appena iniziato. Abbandonato da una moglie capricciosa, impulsiva e quasi priva di sensibilità alcuna, Marco non riesce più a tornare a Porto Cervo, teatro del loro rapporto, ed è intenzionato a vendere la splendida tenuta che acquistò per lei anni prima, forte di un magone troppo pressante che non consente neanche di riuscire a respirare senza difficoltà. D'accordo con l'agente immobiliare che gliela vendette all'epoca, quindi, l'uomo si reca sul posto a incontrare l'acquirente. Un'acquirente spietatamente femminile, dai lunghi capelli neri e gli occhi verdi, conturbanti, ammalianti. Ecco che, senza neanche rendersene conto, il passaggio nel rovo del suo percorso verso una libertà psicologica dalla nostalgia amorosa si districa, come per incanto, lasciando intravedere forse la più bella mora selvatica a cui i suoi occhi potranno mai accedere. E sarà l'amore rinnovato, forse addirittura quello vero.

Elisabetta Motta confeziona per noi un romanzo che è un piccolo frutto in questione di stile, scrittura e tradizione. Forte della sua lunga esperienza nel campo del romance, infatti, la Motta descrive magistralmente ciò che una lettrice accanita di questo genere cerca spasmodica in ogni libro. I canoni qui vengono rispettati tutti, senza alcuna esclusione, e l'incanto della favola è assicurato. Marco Ravelli è un facoltoso imprenditore, a cui i soldi non mancano di certo, proprietario di una tenuta in quella che è forse la più bella città marittima d'Italia, Porto Cervo. Giulia Boschi è una donna splendida, vedova da pochissimo, con una disponibilità elevata di denaro che le consente di approdare alla villa messa in vendita dall'imprenditore. Entrambi hanno sofferto ed entrambi celano un dolore ben chiuso nell'armadio, come il più classico degli scheletri ai quali difficilmente è consentito di essere palesati a cuor leggero. La voglia di amore, in Mora Selvatica, e l'inno alla speranza divampano in un rogo caldo e sensuale, proprio dello stile che la Motta adotta per descrivere gli avvenimenti. Non vi è mai vera tristezza, nonostante i temi profondi che vengono toccati, e tutto viene trattato con estrema delicatezza e classe. Il profondo dolore di perdere una gravidanza viene toccato, ma mai approfondito in maniera da appesantire la trama, rendendo morboso un discorso che devierebbe l'attenzione dal quadro principale che è la storia d'amore. D'amore questo libro parla, senza dar spazio al dolore e fornirgli l'occasione di avere appigli al quale aggrapparsi per radicare le proprie radici. La vedovanza, la fine di un rapporto forse costruito su basi sbagliate, la perdita di un futuro quasi prestabilito e la destabilizzazione di punti fermi che una persona, giunta a un determinato momento, sente di dover stabilire, non riescono a intaccare la speranza di fondo che la Motta sottolinea in ogni momento: la felicità è possibile, sempre. Il karma ripaga e non esistono maledizioni, persecuzioni divine o altro, nella vita, se non la voglia di amore e il grido tacito del proprio cuore. Interessante il fatto che il personaggio negativo, che nonostante la dipartita finale sempre tale rimane per egoismo e noncuranza, sia una donna di una cultura differente da quella italiana, come se la Motta prendesse decisamente le distanze dalle donne che abbandonano il focolare domestico per mero capriccio. Non si tratta di patriottismo, ma semplicemente di distanza psicologica, un modo di pensare così lontano dal proprio. Si evince come per l'autrice l'importanza dei valori tradizionali sia alla base di un sano rapporto familiare e nessuno saprebbe o vorrebbe darle torto. Non ci sarebbero le basi per farlo, in ogni caso. Una favola, la sua, che aiuta a distendersi, a rilassarsi, ma a sperare nella bontà d'animo del prossimo, senza riserve alcune. Belle persone a questo mondo esistono ancora, bisogno solo aprire gli occhi e prestare attenzione. O semplicemente leggere oltre le apparenze.

giovedì 11 dicembre 2014

Prime Catastrofiche Impressioni di Cinzia Giorgio (You Feel)


Prime catastrofiche impressioni (Youfeel)
Dio, di nuovo! Isabella li vede ovunque, in ogni dove e in ogni situazione, anche la più incresciosa. Al bagno, a letto col ragazzo, davanti a una coppa di gelato o nel bel mezzo di una discussione. Elizabeth, Mr Darcy e companatico fanno capolino nei momenti più impensati, dispensando consigli su questo o quello, senza farsi il minimo scrupolo. Eppure dovrebbero saperlo che bisognerebbe chiedere il permesso prima di interrompere questo o quel discorso. Cavoli, ma sono visioni! Possibile che siano così... invasive? Che Isabella sia davvero pazza? Si parla di sindrome di Stoccolma, ma qui la faccenda è seria. Specialmente perché il suo incontro fortuito con Mr Darren somiglia in maniera raccapricciante a quello tra Liz e Darcy nel famoso libro della Austen. E se non fosse poi così un male? Il loro rapporto, di incontri e scontri, sembra mettere per la prima volta d'accordo tutti i personaggi austeniani in un convivio di “Dài, dài, che stavolta è quello giusto”. Giusto? Può Fabio Darren essere l'uomo del futuro? Isabella è titubante, specialmente dopo aver origliato i commenti al vetriolo di quella vipera di Carolina. Sospetta che la vamp abbia un flirt con il bel tenebroso... E se così non fosse?

Cinzia Giorgio confeziona il primo di quello che ha promesso essere una serie ispirata alla scrittrice romance per eccellenza. Jane Austen è una certezza, perché i temi affrontati nei suoi capolavori sono sempre attuali, perfettamente azzeccati in ogni tempo e luogo. E lo sa bene la Giorgio che ci costruisce attorno un romanzo intero, riuscendo alla perfezione a rendere omaggio e a divertire, nel contempo. Non ci si annoia mai, sorvolando pagine e pagine di fine e delicata ironia, pur con qualche inflessione verso il dramma che non danneggia, ma che anzi esalta una scrittura davvero godibile. Isabella è una novella Elizabeth Bennet, ma è anche umana e mortale come tantissime donne, forse anche troppo buone. L'orgoglio, il pregiudizio, sono temi che ricorrono tra le pagine di Prime Catastrofiche Impressioni, ma che permeano nella vita quotidiana di ciascuno, rendendo di fatto il lavoro della Giorgio un delizioso cammeo da leggere, studiare, approfondire per trarre conclusioni non affrettate, ma ragionate. Fa sorridere il rapporto tra sorelle, perché realistico in maniera disarmante. Chiunque non sia figlio unico sa che le diatribe tra fratelli sfociano, il più delle volte, in parole forti che neanche si penserebbe mai di utilizzare, ma che sono dette superficialmente, sfiorando un affetto puro e sincero che è alla base: e guai a scalfirlo in qualche modo, dall'esterno, pena l'annientamento in tronco dell'aggressore. Perfettamente resa la visione snob della ricchezza, perché da qualche parte il pregiudizio che noi comuni mortali abbiamo dei benestanti da qualche parte dovrà pure prendere origine, e Carolina incarna perfettamente la stronza da strangolare per tracotanza e alterigia. Il bel tenebroso, che sulle prime battute è un cafone senza eguali, si rivela essere dolce e affettuoso, bello e quasi impossibile anche solo da sognare, dando forma concreta al messaggio di fondo che recita: le prima impressioni non sempre sono quelle che contano. Siamo stati educati a pensare il contrario, ma una seconda occhiata non fa mai male e la Giorgio lo dice a chiare lettere. Frizzante, per nulla banale, alla stregua di una favola moderna della quale si ha davvero bisogno, Prime Catastrofiche Impressioni da prova di essere un romanzo di tutto rispetto, che distende e fa sognare. E permettetemi... Queste sono le opere che farei leggere alle donne che, dall'alto del loro snobismo, tendono a classificare i romanzi rosa come di serie B. La Giorgio è da poco uscita in libreria con un saggio, mica bazzecole, e fornisce con la sua cultura la prova che bisogna andare a fondo, cercare i messaggi subliminali, scansare i pregiudizi e rendersi conto che a dispetto di tutto, l'essere umano ha bisogno di sognare, di vivere bene e di sorridere senza essere tacciato di superficialità, perché probabilmente superficiale non lo è proprio. E sono contenta di sapere che la sindrome di Ally Mc Beal non appartiene solo a me!http://www.amazon.it/catastrofiche-impressioni-Youfeel-Cinzia-Giorgio-ebook/dp/B00LX6P12M/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1418299714&sr=1-1&keywords=prime+catastrofiche+impressioni

mercoledì 10 dicembre 2014

Diplomazia di Zahra Owens


Diplomazia
Diplomazia. Jack ha vissuto una vita all'ombra di questa parola e ci ha costruito un'intera esistenza intorno, nella consapevolezza di riuscire nell'intento. Gli studi, l'esperienza, un matrimonio lungo quindici anni. Tutto ha concorso alla riuscita delle sue aspirazioni ed essere diventato Ambasciatore degli Stati Uniti è un traguardo troppo ghiotto per essere vanificato da un imprevisto. A meno che questo imprevisto non sia un uomo imberbe, dallo spirito frizzante e battagliero, sagace e irriverente quanto basta per fare di Jack creta da plasmare. E Lucas incarnerà tutto questo, conducendo un gioco insolito, differente, mettendo a nudo la parte oscura dello statunitense, quel lato che ha sempre sopito e che, latente, lo ha condotto a mentire per anni, A Maria, ai familiari, a sé stesso, perfino. L'amore, quello vero, bussa quando meno lo si aspetti. E non si tratta di un tradimento vero, forse, se decreta l'inizio di una nuova vita, appagante e totalizzante come mai in precedenza.

Da poco approdata al genere cosiddetto M/M, ho divorato il romanzo della Owens, apprezzandone l'erotismo mai volgare e la sapiente cura nel dosare romanticismo e carnale istinto. La storia, lo ammetto, sarebbe anche abbastanza scontata, se trasposta in un generico romance classico, dove uomo e donna si incontrano, si innamorano e tradiscono i rispettivi compagni pur di vivere la passione dirompente. Il discorso di fondo, però, è completamente differente nel momento in cui subentrano canoni differenti dall'usuale. Se la società può anche, forse, chiudere gli occhi davanti a un tradimento, apostrofando l'evento come “possibile”, quando le parti sono di sesso opposto no. Quando a innamorarsi sono due uomini, per lo più facenti parte di una gerarchia tutt'altro che semplice come quella politica internazionale, le implicazioni morali cambiano, a anche di molto. Sulla carta si è portati tranquillamente ad accettare, sempre coscienti del fatto che si sta leggendo una storia, si sta vivendo qualcosa di estremamente irreale. Ma quando la situazione diventa dannatamente concreta, come quella che si trova ad affrontare Jack alle prese con le sue pulsioni differenti, sbagliate forse perché vissuto in un mondo che questo gli ha insegnato, le implicazioni sociali sono imprevedibili. Cosa accadrebbe se due uomini rivelassero la propria omosessualità in un contesto dove anche lo sguardo di un subalterno può diventare minaccioso? Perderebbero il lavoro, gli affetti, la stima altrui. Dovrebbero migrare, cambiare radicalmente stile di vita e mentalità. A questo pensa Jack, prima ancora di comprendere i propri sentimenti verso l'inglese. Prima ancora di averlo baciato, per giunta. Perché l'omosessualità va oltre il semplice concetto di pulsione, amore, passione. L'omosessualità decreta chi tu sia in ogni momento della vita futura. Credo che non sia stato reso al massimo il conflitto interno di Jack, in questo romanzo, né la costernazione effettiva che avrebbero provato taluni amici nell'apprendere della sua omosessualità. Inoltre il fatto che la segretaria personale dell'ambasciatore, per quanto di ampie vedute, capisca fin dal primo incontro, che il suo superiore potrebbe provare attrazione verso un collega appare artificioso perché privo di spiegazioni logiche che, seppur scarne, avrebbero potuto giustificare meglio il suo comportamento. Cariche e passionali le scene erotiche, decisamente coinvolgenti e molto ben descritte. Eccitanti, mai però volgari, le scene di erotismo mostrano e solleticano al punto giusto, senza mai strafare e lasciando quell'acquolina in bocca che tacitamente si richiede a un romanzo del genere. Complessivamente il mio giudizio è molto positivo e quattro stellette ipotetiche la Zahra se le merita tutte.

martedì 9 dicembre 2014

Ciliegio in fiore di Nora Noir (You Feel)


Ciliegio in fiore (Youfeel): In ogni donna si nasconde una sensuale geisha

In silenzio, molto in silenzio, ho acquistato il Ciliegio e mi sono chiusa col pc nell'austerità pacata di una notte buia e tempestosa. Il bimbo dormiva, il marito anche e ho deciso che, per iniziare degnamente un viaggio alla scoperta della femminilità, bisognava che io stessi attenta, in lancio verso il mio io, proiettata nell'avidità di sapere, conoscere, sentire. E Nora Noir non mi ha delusa. Senza smentirmi, senza ripetersi, in uno stile consueto ma dopotutto nuovo perché frizzante al punto di non ritorno, il suo Ciliegio in fiore mi ha avvinta. Come parlando al telefono con una cara amica, ho sentito sciorinare le pagine da una voce guida, quella dell'autrice, mentre mimava consapevole la sua storia, donando l'inflessione giusta alle parole, sporcandole un poco con la cadenza del nord che rende tutto più globale e meno artificioso nell'incedere del racconto. Ho conosciuto Ume, assieme a Bea, sentendomi piccola nel bugigattolo dove insegna e grande nel silenzio della sua arte. Ho conosciuto Alessandro, godendo del suo fascino e bevendo avida i languidi sguardi che lanciava, preda di un desiderio palpabile e impossibile da ignorare. Ho conosciuto Flavia, la sua personalità esplosiva, la sua ambiguità e il suo essere così dannatamente “quotidiana” e stereotipata alla maggior parte delle persone “amiche” vuote, proiettate a velocità supersonica unicamente verso il proprio baricentro immenso e per questo insormontabile. Alterigia, superbia, dolcezza e umiltà si sono dati appuntamento, nella fantasia di Nora, dando vita al romanzo che già sapevamo sarebbe arrivato. Con la Serva di Vienna, con Candy Apple... La Noir era destinata a fare il balzo e, come una vera gatta, nera e sinuosa, è balzata laddove tanti non osano neanche sperare. Approdando in Rizzoli, Nora ha dato prova di meritare ancora prima delle ufficializzazioni. Non ci sono corsie preferenziali, tappe mirate o sotterfugi, nel successo di questa autrice . C'è solo puro talento e la dannatissima voglia di emergere, sacrosanta e meritevole. Tra queste pagine avevo osato immaginare per lei un futuro degno di questo nome, e le mie parole sono state prese in considerazione. Dall'autrice stessa che, contando solo sulle sue forze, forte di uno studio approfondito e di una tenacia forte e dirompente, ha scritto, immaginato, mostrato, narrato. Ha reso il suo lavoro una perla, simile al candore del fiore di ciliegio appena sbocciato e screziato da venature tenui e colorate, talmente delicate da uniformarsi creando una sfumatura unica che stupisce nel suo splendore. Non mi dilungherò sulla storia, davvero ben caratterizzata, chiaramente studiata, perfettamente resa. Non mi soffermerò a parlare del desiderio di femminilità che avvince la lettrice, donandole la forza, se bisognosa, di credere in sé stessa gettando alle ortiche futilità quotidiane che prendono, sovente il sopravvento sui valori giusti e concreti sui quali una vita vera dovrebbe reggersi e basarsi, ovvero l'amore verso sé e gli altri, godendo del poco tempo messo a disposizione dall'unica vita concessaci a questo mondo. Non mi soffermerò neanche sulla psicologia dei personaggi, tanto ricchi e completi da costituire base portante di temi ben più importanti. In questa recensione voglio concentrarmi sull'arte di Nora Noir di scrivere. Troppo spesso sento polemiche astruse, gettate sul banco come basi incoerenti di tesi davvero povere di decoro. Nora Noir se è giunta in Rizzoli lo merita. La sua capacità narrativa supera di gran lunga decine di autrici convinte, dimostrando ancora una volta come sia importante studiare, non cedere alla lusinga della pubblicazione semplice e priva di giudizio autorevole alcuno. Nora ha superato ostacoli, scrivendo, sbagliando e correggendo. Ha fatto la cosiddetta gavetta, ha sudato, ha ricevuto porte in faccia riaprendole una a una. Ora, senza bussare, ha tutto il diritto di portare nelle case dei suoi lettori questo piccolo gioiello erotico, di un erotismo fine e tenue, mai ostentato ma lasciato affiorare a pelo d'acqua come uno scoglio. Si è coscienti delle pulsioni selvagge proprie dell'essere umano, ma non si vivono in maniera animalesca o travolgente. Come una rosa che ai raggi del sole si apre, la sensualità di ogni personaggio si mostra chiaramente ma con leggiadria, lasciando al lettore il compito di immaginare, sentire, assaporare. Giunta al termine del Ciliegio, stordita e assolutamente diversa da quando avevo iniziato, ho chiuso il computer e ho chiuso gli occhi, ascoltando me stessa. Questa sarà la reazione di qualunque persona giunta al termine dal viaggio di Nora. Perché se c'è una cosa che l'autrice riesce a fare, nella sua furba maestria, è entrare nella mente del lettore e rimanerci. Strenuamente, come un folletto, nel non più disperato tentativo di dirgli: fermati e ascoltati. Un momento, solo un momento per te. Prendilo, assaporalo e godi della vita che ti è stata donata. In ogni momento possibile.

giovedì 27 novembre 2014

Intrigo e Passione di Simona Liubicich

Intrigo e passione
Quella missione sembra più importante di tante altre. Forse è la reliquia che ha il compito di consegnare, ma di non scorgere. Forse è perché Santiago sembra così maledettamente sfuggente, non consentendole di vivere al meglio i pericoli che come spia è portata a dover fronteggiare. Forse è perché il suo cuore non è più lo stesso da quando ha conosciuto e amato Rafat. Rosario osserva la vita sfuggirle, convinta che l'amore non sia qualcosa che debba appartenerle. Non dopo la sua infanzia, non dopo Guglielmo. Aveva sperato che con lui esistesse un futuro, mentre l'uomo già pensava alla Dama Oscura. E forse era stato meglio così, perché il cuore non gli era mai appartenuto del tutto e se ne era resa conto nel momento in cui gli occhi avevano scorto la cicatrice conturbante sul volto duro e stupendo del saraceno. Il saraceno, colui che la trarrà in salvo da qualcosa peggiore della morte. Rafat, uomo indomito di forti principi, piegato dalla vita e consapevole dei propri crimini. Rafat: il sesso più bello e l'amore più completo che lei possa solo concepire. Una felicità insperata è, dopotutto, dietro l'angolo, accessibile anche a lei? Sulla nave di Maklouf Rosario scoprirà la sua vera forza e la vera magia che la vita a volte sa donare.
Arrivati all'ultimo capitolo della trilogia di Simona Liubicich, ci sentiamo appagati, forse rinfrancati, ma decisamente felici di una storia che quadra il cerchio, chiedendoci forse se l'autrice ha qualcosa di nuovo in serbo per noi, tanto esigenti, quanto desiderosi di nuove storie di quelli che sono diventati, in breve, i nostri personaggi preferiti. Intrigo e Passione mantiene ciò che il libro precedente aveva promesso, sancendo una maturità dell'autrice tale da rendere il suo ultimo componimento un libro d'autore. Lo stile decisamente più scorrevole, privo di ampollosità ma pago di una chiarezza che si era perduta un poco nel secondo volume a discapito di un'empatia che invece viene prepotentemente recuperata in questo e tenuta in maniera tenace grazie proprio allo studio che si evinceva star dietro ogni parola. Confermando l'idea di transizione, Simona esplode in un tripudio di classe e talento, parlando di personaggi forti, delineati e caratterizzati in maniera impeccabile, facendo leva sulle sfaccettature dei loro caratteri per narrare storie che sembrano emergere direttamente da una realtà vissuta. Davvero toccante e descritta in maniera ardita ma giustissima, la violenza carnale subita da Rosario. Lo sgomento e la devastazione interna vengono resi al meglio, forse non portati fino in fondo nelle pagine direttamente successive, ma comunque in grado di creare una fortissima empatia col lettore che si trova a odiare il carnefice sperando in una sua dipartita. Simona non delude e puntuale cala la penna come un giustiziere, per punire, appagare, deliziare, sconvolgere. Rafat è forse il più bell'uomo che lei abbia caratterizzato e non dal punto di vista fisico, bensì emotivo. Tornano i temi già vissuti nel primo volume. Un padre reo di non conoscere l'amore filiale e familiare. La denuncia della bestialità insita negli uomini abbietti, la forza delle donne che, mai come in questo periodo storico attuale che ci troviamo a vivere, conosce la sua massima espressione. La Liubicich parla, esterna il suo messaggio di speranza, calcando la mano sul fatto che qualsiasi cosa si desideri fortemente si può ottenere, anche dopo immensi dolori, anche dopo che la strada maestra sembra perduta e tutto diviene, per un immenso istante, buio. La forza, infatti, giunge quando il sipario cala, quando si rimane soli con sé stessi a fronteggiare qualcosa di ancora più bestiale della morte: la cattiveria della vita che sa accanirsi senza pietà. E la vita allora va aggredita, dilaniata con i denti del coraggio, con gli artigli propri di una tenacia che risiede in ognuno, desiderosa solo di emergere. Le donne di Simona Liubicich non sono donnicciole, non sono bambole di pezza alla mercé di uomini arroganti. Le donne di Simona sono forti, caparbie, audaci e fiere. E gli uomini, pur essendo forti e indomiti, rimangono esseri umani prede delle passioni e dei sentimenti che muovono il mondo. In effetti, nell'universo di questa trilogia, ciò che tutto muove è l'amore. L'amore per una donna, per la vita, per i figli, per la brama di potere o per il desiderio di possessione. L'amore è alla base di ogni cosa ed è il solo motore in grado di determinare la riuscita di eventi positivi. Interessantissimi gli scorci storici, resi al meglio, e le eccezioni che ogni tempo fornisce ai puri di cuore o ai tenaci predatori. I cattivi, qui, tornano a essere cattivi, anzi: cattivissimi. Perfido Santiago, deplorevole, Maklouf, viscido e ambiguo Silas. I personaggi secondari hanno il giusto ruolo e conoscono la giustizia del loro posto nel romanzo con Rebecca e Haashim. Il loro amore, infatti, sboccia come potrebbe in una qualsiasi storia reale, deliziando il lettore con un cammeo piacevole dai tratti passionali per nulla artificiosi o superflui. Simona convince, guadagnandosi di diritto il posto che le spetta e che si è guadagnata con gavetta, umiltà e sudore. Chi parla a sproposito credo sia mosso esclusivamente da invidia, propria di questo mondo, ma inconsapevole perché probabilmente ignaro del suo saper scrivere, forse teso a fare la medesima cosa ma incapace di assurgere allo stesso livello. Consigliatissimo, Intrigo e Passione chiude una trilogia onirica di tutto rispetto. Simona Liubicich, stai lavorando al prossimo, vero? Speriamo tutti di sì!

lunedì 24 novembre 2014

Tentazione e Orgoglio di Simona Liubicich

Tentazione e orgoglio

Guglielmo è bellissimo, ma nonostante questo non lo è stato abbastanza per rapire il cuore di Costanza, l'attuale moglie di suo cugino Simone. Lo stesso Simone, dissolutissimo, dei servizi segreti di Napoleone, lo stesso biondissimo angelo che è capitolato sotto gli effluvi dell'amore in quel di Roma. Guglielmo sembra destinato a una vita di spionaggio, solitudine ed effimero affetto. Rosario, una donna dal fascino travolgente e dolce, nonostante il lavoro di spia, sembrerebbe la donna con la quale dividere i momenti di abbandono per la vita, e Guglielmo è stato anche sul punto di chiederle la mano. Perché non lo ha fatto? Perché non è riuscito a lasciarsi andare? Forse perché attendeva la Dama Oscura? Forse perché inconsciamente sapeva che avrebbe conosciuto il vero amore e che, come in un perfetto dramma shakespeariano, avrebbe sofferto pur di ottenerlo? Guglielmo non ha idee chiare riguardo il corso degli eventi, ma sa perfettamente qual è il suo destino e per tutto l'oro del mondo, mettendo a repentaglio anche la sua vita, cercherà di vivere l'amore tenebroso che il fato gli ha messo sulla strada dell'esistenza. Lucilla è il suo futuro.
Torna Simona Liubicich, torna l'amore e la passione del 1800. Avendo dato prova con il suo primo episodio della trilogia di essere perfettamente calata nello spirito Harmony, Simona si permette ardimento e originalità nel secondo come fosse una scrittrice affermata, quale dimostra di essere in effetti. Lo stile, qui, risulta leggermente differente, forse più scarno di un'ampollosità che ad alcuni odorava di infodump ma che credo invece caratterizzasse al meglio il periodo storico in cui i personaggi si muovono. Devo ammettere che a me lo stile precedente piaceva forse di più, però è anche vero che uno scrittore ha il dovere verso il lettore di evolversi, tentare, sperimentare, transitare nelle varie fasi letterarie che per naturalezza si trova a dover fronteggiare. Come nel canto si impara a utilizzare il diaframma per esteriorizzare al meglio il proprio talento, così la Liubicich inizia a mettere a frutto gli studi di tecnica scrittoria che sicuramente ha intrapreso spinta da un talento naturale che aveva bisogno di essere affinato. Come in ogni processo, quindi, Tentazione e Orgoglio risulta essere un romanzo di transizione nella maturità letteraria dell'autrice. Originale e perfettamente caratterizzata la figura di Lucilla, o Lucinda, che fornisce uno spettro più ampio per comprendere la visione femminile che ha Simona della donna nonché la sua nuova verve in ambito letterario. Sempre più forte, sempre più padrona delle proprie azioni, la protagonista gioca con il suo corpo solo in apparenza per volere altrui. Lei decide di intraprendere un percorso di vita che la porterà a essere una spia della Corona e sarà sempre lei a scegliere di abbandonare il suo mondo dorato e artificiale per seguire la chimera di un amore improvviso e forse neanche mai provato. Guglielmo è un uomo statuario, bellissimo, forte e che rispecchia perfettamente i canoni prestabiliti che una lettrice di romance cerca per appagare la sua sete di passione. Credo che nel paragone, però, tra il primo e il secondo episodio della trilogia sia lapalissiana la preferenza della Liubicich per uomini nordici, quale Simone dimostra di incarnare le caratteristiche. Tra Guglielmo e il conte Aldobrandini c'è un divario davvero notevole. Con Guglielmo, infatti, Simona si limita a descriverne la passionalità, cosa portata invece all'estremo nel primo volume dove la caratterizzazione maschile conosce i suoi massimi livelli. Anche il cattivo subisce un inflessione, forse perché in Tentazione e Orgoglio ve ne è solo uno, a differenza del trio malvagio che ordiva alle spalle di Costanza in Seduzione e Vendetta. Jonathan è sì perfido, mosso da una sete di vendetta latente e intimamente spregevole, forse però non lo è fin dall'inizio, facendo perdere un po' di mordente nei suoi confronti. In effetti non vi è una vera e propria empatia negativa nei suoi confronti da parte del lettore, più un fastidio strisciante che però non raggiunge il livello di astio che si ha al cospetto di un Rizzo o di una Sveva. Importantissima la figura della famiglia, della ricerca di solidità e dell'affetto parentale che Simona rimarca in ogni paragrafo, cementificando la sua filosofia che vede il microcosmo domestico come fonte di salvezza da qualsiasi negatività esterna. I figli sono visti come pietra miliare da salvaguardare per una felicità immensa, imprescindibile.n Tra le pagine del romanzo Simone ammette come sua moglie e le sue figlie gli abbiano permesso di risalire dal buio in cui era immerso prima della loro comparsa nella sua vita. Lo stesso tutore di Lucilla, Rathborne, mostra una tenerezza nei confronti della sua pupilla alla stregua di un vero padre che commuove e fa riflettere. Pur essendo un Harmony, e quindi un romanzo di evasione, la Liubicich riesce a trasmettere i valori che reputa fondamentali e lo fa con la sua solita classe. Lettura consigliatissima di quello che credo sia una tappa fondamentale per arrivare al terzo volume della trilogia. Tentazione e Orgoglio è un romanzo ricco di suspence e Simona Liubicich ha il pregio di confezionare ogni volta storie dal finale oscuro e velato di mistero, storie dai voli pindarici il cui epilogo occhieggia a ogni pagina senza mai rivelarsi. Cosa ci attenderà nel terzo episodio della saga? Quale personaggio avrà deciso di rendere protagonista, la nostra autrice, per farci sognare ancora una volta? Tra pochissimi giorni lo saprete...

sabato 25 ottobre 2014

Le scarpe son desideri di Mara Roberti


Le scarpe son desideri

Una scarpa è per sempre. No, quello era il diamante... Eppure sembra che per Cecilia gli unici oggetti in grado di rivelare l'animo di una persona siano proprio le calzature che tale individuo indossa. E l'animo non è un particolare momentaneo. L'animo caratterizza ciò che una persona sente, vede, ama. Quindi è vero che una scarpa è per sempre. E se tale affermazione è vera, è reale anche il fatto che una scarpa ideata da Sanz è eterna. Eterna perché magica, perfetta nel suo insieme, capace di donare quel tocco che mancava prima che fosse stata inventata. Insomma, provate a pensare cosa debba significare, per una tipa come Cecilia, essere invitata alla festa di apertura del nuovo negozio di scarpe di Steve Sanz. Una gioia delirante che esplode nel petto, uno svettare verso il cielo anche senza ausilio di tacco quindici... Ma, come la bella favola di Cenerentola insegna, la festa sembra quasi irraggiungibile. Vuoi per il vestito che non c'è, vuoi per le scarpe perfette che Cecilia proprio non può permettersi, vuoi per le mail di UOMO TRANQUILLO che la gettano nella confusione più totale... Per non parlare poi delle terribili sorellastre, che nel caso di Cecilia altro non sono che le sue datrici di lavoro. Due arpie che la metà basta. La domanda nasce spontanea: riuscirà la nostra eroina a essere felice? Certamente, ma non contate sul nuovo vicino di casa, scorbutico e arrogante che...

Mara Roberti. Una scrittrice italiana che ben poco noto su Facebook, dove gli autori disperati alla ricerca della CE BIG imperversano, ma che mi ha catturata con il suo modo spensierato e fiabesco di scrivere l'amore. Un amore semplice, ricco di emozioni, dove il bello è stupendo e quasi impossibile, ma umano. Dove la donna è la Cenerentola moderna, con le sue sfortune e le amicizie assenti, ma forte della proprio modo di essere, fedele a se stessa ma con il desiderio di migliorare senza cedere al vittimismo. Oddio, questo quando non ammicca sensuale ai bicchieri di vino nel pieno del suo pessimismo cosmico, ma ci sta. Devo dire che la lettura di questo romanzo mi ha riportata indietro nel tempo, al mio periodo “monolocale/libertà/singletudine”. Dire che ho adorato, pertanto, questo libro è dire poco. Forse soltanto chi ha vissuto da solo riesce a comprendere in pieno determinati aspetti del carattere di Cecilia. Il suo sentirsi sola in una casa enorme, nonostante inizialmente lei stessa abbia fantasticato su quelle mura pensando alla gioia di abitarvi dentro. Il particolare di sperare in un miglioramento della propria vita sola e triste, confidando nella classica “occasione” in grado di risolvere l'esistenza, e il sentirsi inadeguati e desiderosi di nascondersi proprio nel momento in cui questo evento sembra bussare alla proverbiale porta. E poi c'è la bellissima e struggente sensazione di sognare a occhi aperti, la semi depressione di sentirsi sole anche in mezzo a tanta gente, il cercare un legame con persone del passato che reputavamo perfette e rendersi conto che, forse, si somiglia loro più di quanto non si pensi. Profondo e toccante il flash back sulla madre di Cecilia. L'inno alla felicità fatta di piccole cose, che nel linguaggio del quotidiano diventano cose speciali. La fine dell'amore perfetto e la conseguente depressione e voglia di evadere, che può colpire nonostante si siano generati figli, nonostante le responsabilità spingano a terra. Tenero, poi, il rapporto materno che Cecilia ha con la portinaia, alias fata madrina, che ricorda tantissimo l'affetto che molte vicine attempate dimostrano alle ragazze che vivono sole e per le quali sentono un legame che va al di là del rapporto consanguineo.
Questo romanzo è ricco di riflessioni, di psicologia tenera ed elementare che però risulta vera in maniera disarmante. Chi ha mai pensato a cosa vogliano dire un paio di scarpe indossate da una persona in un dato momento? Eppure non è forse vero che proprio grazie a questo oggetto spesso ci sentiamo meglio? Più belle, più forti. Come indossare un paio di occhiali se si è timidi. Il meccanismo è lo stesso. E Mara Roberti indaga nell'intimo del lettore, mediante la sua analisi “scarpesca”, costringendolo a pensare e riflettere sul proprio carattere e sul proprio modo di essere con gli altri. Interessante il fatto che l'autrice non faccia mai menzione delle scarpe delle amiche, nel momento in cui le descrive. Forse perché quelle, a differenza dei fidanzati o dei conoscenti, molte volte si “ritrovano” tra capo e collo, senza una reale spiegazione. Amiche né buone né cattive, semplicemente amiche che ci sono da anni e che rimangono lì, impigliate tra un assenso e un sorriso.
Vogliamo parlare del bello? Di Stefano, il vicino, che pur essendo un arrogante bellimbusto, è un figo pazzesco con il quale qualsiasi donna uscirebbe almeno una volta nella vita? Chi non sognerebbe di rimanere chiusa in ascensore con lui, se le conseguenze sono quelle vissute dalla protagonista? Io, nonostante il matrimonio e il bimbo, un pensierino ce lo farei volentieri!
Insomma, questo è stato un romanzo davvero divertente, gustoso e per nulla “già visto”. Scrivere d'amore in questo modo, così vicino a quegli Harmony che tutti bistrattano, ma che tutti continuano a leggere, credo fermamente sia un'arte.
Un'arte non di tutti.

Ma per tutti.

mercoledì 22 ottobre 2014

Sogni apparenti di Ellah K Drake

Sogni Apparenti

Angie è a pezzi. Il suo James, l'attorone scozzese che fa impazzire le bionde (ma pure le more, le rosse e chi più ne ha più ne metta) l'ha abbandonata nella loro villetta di Milano. Abbandonata senza una spiegazione, nel silenzio totale. E dopo una telefonata devastante, dettata dalla disperazione, decide di annegare i suoi dispiaceri nell'alcol. Tutti sanno che effetti abbia il nettare degli dei sulla mente depressa di Angie. Tutti, anche lei. Chi ancora lo ignora è Roberto, un figo assurdo uscito da chissà dove in quello che una volta era il pub in cui Angie aveva conosciuto James, ora diventato un localaccio di lap dance. E Roberto si innamorerà della Angie scrittrice, della Angie depressa e della Angie combattiva e astiosa. Insomma, che sia lui l'uomo giunto dall'universo a trarre d'impaccio la ragazza dal suo destino perverso, costellato da occhi blu, abbandoni e dolorose rinunce? No! No, perché Roberto non sarà un attore, ma è pur sempre un giornalista freelance, reporter di guerra. Roberto non può essere l'uomo giusto e per Angie la stagione della depressione è ancora aperta. Ma se il destino stesse per giocare uno scherzetto niente male sul treno diretto verso Parigi? Se un toy boy arrivasse per sconquassare la vita alla povera Angie, facendoci odiare definitivamente James, già reo di inettitudine?
Come si è capito, ho letto il seguito di “Sognando una stella”, ovvero “Sogni apparenti”. Come si è capito ho millemila cose da dire su Angie e le sue disavventure. Come si è capito odio James con tutto il mio essere e, per non rischiare di essere fraintesa, dichiaro pure di amare alla follia l'elemento sorpresa che farà tirare un sospiro di sollievo al lettore nella valle di lacrime che sembra essere la vita della povera scrittrice milionaria (che non sarà come quella del maghetto, ma cavoli: tutte sogniamo una carriera simile!) Torna Ellah K Darke, tornano i suoi esilaranti personaggi e la sua personale visione di una Hollywood popolata da attori gentili, superfighissimi e che fanno il verso a quelli veri e reali che camminano il red carpet ai giorni nostri (mi sono sbellicata quando ho letto Denzel Wash! Il particolare mi ha riportato indietro nel tempo, a quando leggevo le storie di Topolino, dove un improbabile giornalista Paperica intervistava gli attori famosi)
Ma veniamo alle cose serie: James ci ha stancato. Lui e la sua arroganza, superfigaggine de noantri, dagli occhi azzurri che sembrano voler acchiappare ogni cosa presente nella stanza, pure il pulviscolo svolazzante. Diciamocelo: gli stronzi non fanno più tanta gola come una volta. Ovvero. Si, la fanno, ma il troppo stroppia e James l'ha fatta fuori dal vasino. E per quello non c'è rimedio. Anzi si: Alex. Ragazzi miei, che cos'è Alex? Alex è la ventata d'aria fresca che serviva. Ella è riuscita a stravolgere l'intero romanzo, e non è da tutti. Invece di rimanere fossilizzati su una amore che consuma e dilania, ha voltato pagina e l'ha fatta voltare anche alla sua eroina: applausi! L'unica cosa che risulta ridondante, forse, è il fatto che tutti gli uomini fighi della terra si innamorino di Angie, ma in un romanzo d'evasione come questo ci può stare. C'è da dire, comunque, che per essere un chick lit Ellah tratta argomenti seri e per nulla scontati. Primo fra tutti la guerra, con i suoi scenari sanguinari e lo spauracchio della morte sempre presente. L'autrice è bravissima a non impietosire, ma anche a non appesantire l'argomento, lasciando che sia l'immaginazione a parlare, evocando le immagini che solo la parola guerra è in grado di suggerire. Vi è poi il tema del riscatto dopo la delusione. Non è un argomento scontato o di poco conto. Non tutti sono in grado di risalire la china dopo una delusione d'amore così forte da annientare perfino l'anima. Commutare la sofferenza in ricchezza è una dote che in pochi hanno, anche se dovrebbe essere nota comune per imparare a vivere. È in questo particolare che si evince tutta la positività dell'autrice. Sembra, ad alcuni, fuori luogo parlare di elfi, fate e piccolo popolo in frangenti in cui la realtà sbatte in faccia il conto di un sogno. Credo invece che credere nella forza della natura e dell'universo, traendo da essi l'energia necessaria per tornare a combattere nel quotidiano, sia una filosofia da imitare, per nulla dispendiosa e dai risultati garantiti. Io adoro Ellah anche per questo aspetto. Nei suoi libri traspare sempre uno slancio di luce, anche nei momenti più bui, che consente di guardare al domani con una mente rilassata e libera da impedimenti inutili. Approcciarsi alla vita considerando giorno per giorno, accettando il proprio destino tentando di uniformarlo al proprio bisogno.
Al di là della profondità insita nel romanzo, comunque, c'è la buona dose di sorriso che Ellah riesce a elargire a chiunque mediante Angie e i suoi dialoghi azzaccatissimi. Ho apprezzato moltissimo il linguaggio colloquiale che caratterizza questo secondo volume della trilogia. Ho notato una crescita in termini di scrittura notevole, adorando ogni pagina letta. Scorrevole, pieno di brio e ironia, Sogni apparenti emoziona e non tradisce lo spirito con cui è stato concepito. Ellah non modifica nulla del proprio stile, lo arricchisce rendendolo più fluido, ma non cede alle lusinghe della moda. Non tradisce, quindi, il lettore, mantenendo la promessa di un amore divertente.
Consigliato a chi già ha letto il primo volume e anche a chi si appresta a farlo. Prendete Sognando una stella, perché il suo continuo è anche migliore!

Piccolo appello personale: Ellah, ti prego, non attuare ciò che hai scritto nelle battute finali. Ti prego, Alex è decisamente la cosa migliore per tutti

lunedì 20 ottobre 2014

Le ragioni del cuore di Macrina Mirti

Le ragioni del cuore (Passioni Romantiche)

La guerra tra Goti e Latini imperversa senza sosta. Le sorti dei simpatizzanti clericali, però, versano in condizioni disastrose e numerose sono le vittime che cadono sotto i colpi della fame e delle armi. Lucilla ha perduto qualsiasi cosa. I fratelli, suo marito, suo figlio... Le è rimasto solo il padre, un uomo buono e saggio, devoto a Dio, ma non in maniera così estrema da abbracciare completamente le cause della Chiesa. Lucilla è più estremista, complice anche la sua giovane età e le brutture che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita, quelli della maturità e del passaggio all'età adulta. Per questo motivo, forse, decide di seguire il plotone organizzato alla bell'è meglio. Per questo motivo, forse, decide di vendere cara la pelle pur di rubare provviste e portarle alla sua gente. I goti hanno tagliato qualsiasi ponte con l'esterno e Lucilla è costretta alla fame da troppo tempo. Non può resistere lei come non può resistere il popolo, costretto a mangiar topi e cavalli pur di continuare a vivere. Parte, quindi, vestita da soldato. Parte, rendendosi conto dell'estremo rischio che sta correndo. Parte con la paura di non tornare più. E se non fosse poi così terribile cadere tra le braccia del nemico?
Macrina Mirti ormai è la mia garanzia. Quando leggo lei so per certo che trascorrerò almeno un'ora nel sogno più spettacoloso possibile. Sarà la penna, il suo talento indiscusso, la profonda conoscenza degli ambienti storici descritti o le storie originali e colme di emozioni, ma Macrina è per me LA scrittrice di racconti rosa storici per eccellenza. Non me ne vogliano le altre autrici, ma quando riesco a impadronirmi delle sue opere gongolo. Le ragioni del cuore è semplicemente magnifico. Scritto in maniera impeccabile, ambientato nella mia terra e in un contesto storico poco strumentalizzato dagli scrittori in generale, questo racconto è capace di esprimere tutto ciò che una lettrice di genere brama. C'è la passione, ci sono gli intrighi, ci sono i buoni così come i cattivi. Lucilla è una donna forte, che non si odia per debolezza, ma si ammira per tenacia. Oldegamo è il personaggio maschile per eccellenza, colui che ruba il cuore e l'anima, il fusto che chiunque vorrebbe come consorte. Si sogna, si sbava anche (che è quello che serve per caratterizzare al massimo un romance) e... Sono rimasta incantata. Credo che questo sia il racconto di Macrina Mirti che più ho adorato. Letto in mezz'ora, ha catturato ogni mia sinapsi. Non pensavo, non cercavo altro... Catturata irrimediabilmente dall'arpia Amalia e dalla storia d'amore. Inoltre devo dire che l'ambientazione storica è davvero azzeccata. Come si sarà notato non sono riuscita a rimanere "fredda e distaccata" questa volta, ma è stato più forte di me. Forftemente e vivamente consigliato, Le ragioni del cuore entra per meriti nella mia libreria personale di best seller!

http://www.amazon.it/ragioni-del-cuore-Passioni-Romantiche-ebook/dp/B00NDIHO6E/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1410070532&sr=1-2

sabato 18 ottobre 2014

(Es)senza di te di Corinne Savarese (You Feel Rizzoli)


(Es)senza di te (Youfeel)

Adam-Cretino ha deciso che Donna sarà la sua musa, la sua guardiana, la sua domatrice... Vuole fare il servo di quella quarantenne cadente che lo tratta da toy boy? Bene. Anzi, benissimo! A Juliette non importa un fico secco della vita del suo ex, non importa davvero nulla. Assolutamente. È proprio per questo che accetta il trasferimento in un'altra città, in un altro continente... La Francia e la lavanda. Lei adora la lavanda! Adora Grasse, la lingua francese, annessi e connessi. La sua decisione non c'entra nulla con Adam-Cretino che fa sesso come Furio con Magda. No, no. Juliette è una scienziata, diamine! È una stimatissima dottoressa che con la sua tesi sui feromoni è pronta a lanciarsi nella mischia, ad abbandonare le sue guardie del corpo, a cambiare per sempre la sua vita e quella degli altri. Si!
“Da oggi sarà lei a dirigere il progetto del profumo perfetto!”si sente apostrofare alla sua prima riunione importante, infatti. Nonostante lo sgomento iniziale, la scienziata che è in lei gongola, pensando alle possibili combinazioni di essenze in grado di catturare e imbottigliare l'amore della vita. “Ogni sera andrà nell'enoteca e abborderà uomini, valutando l'effetto dei vari feromoni sulla psiche maschile.” Cosa, cosa, cosa? Non può essere, no... E invece si!
E fu così che Juliette si ritrovò Marilyn de noantri, passo bradipale e sguardo ammaliatore, pronta a furoreggiare in quel di Grasse... Lucille permettendo!
Torna Corinne Savarese, ma questa volta torna con You Feel, non più self. Rizzoli, ragazzi, mica bruscolini! Partita in maniera spumeggiante con il suo “Cara cognata ti odio”, Corinne ha fatto il salto ed è approdata sui nostri kindle con una bella R accanto al suo nome. Non è da tutti e diciamocelo: se l'è meritata tutta! Frizzante, irriverente, ci ha abituati a sorridere, ghignare e poi ridere di gusto, fino alle lacrime. (Es) senza di te non delude le aspettative e, anzi, regala quel tocco di romance in più che non guasta. Specialmente se dall'altra parte della barricata, questa volta, c'è Miguel. Un uomo assolutamente divino, dal torace scolpito, latino e passionale, dal passato un po' triste che fa ancora più figo. D'altronde a noi donne dateci un uomo in grado di comprendere le brutture della vita e allestiremo una statua votiva in suo onore! Juliette, come ogni protagonista della Savarese del resto, ne passa di tutti i colori, preda della psicopatica arrivista di turno che risponde al nome di Lucille. Questa volta, però, non c'è il tema del perdono a far da cardine a una storia ben narrata a tratti esilarante. Questa volta la stronza ha quello che si merita e viene fatta passare proprio per quella che è: sia lodato il Signore! Cominciavamo a temere che Corinne non fosse di questo pianeta, per la troppa bontà, e invece dimostra di essere proprio come ognuna di noi! Punto fondamentale, invece, in questo romanzo è l'importanza della propria indipendenza e del proprio successo prima di ogni altra cosa. Per società, costume e maschilismo diffuso un po' ovunque, la donna è abituata a tralasciare il proprio successo e la propria carriera se preda di un'amore che consuma e dilania. Corinne dice no ed è la cosa più sensata che abbia letto negli ultimi anni nei romance di questo genere. E diamine, lo vogliamo dire che senza la propria personalità una donna non è nulla? Pur soffrendo, pur vivendo momenti di sconforto se non comprese dalla controparte, noi donne sappiamo che la perseveranza ripaga e Juliette vive tutto questo sulla sua pelle. Perché se è vero che è importante l'amore, è vitale rimanere se stessi in un rapporto. Annullare le proprie aspirazioni in funzione del volere altrui non è mai una buona idea. E la vita ripaga... Magari lentamente, ma ripaga! Altro punto fondamentale del romanzo è il tema della meritocrazia, molto spesso appannata da una spessa coltre di furbizia, cattiveria e scaltrezza ai danni di chi, invece, si impegna nel raggiungimento dei propri obiettivi con il sudore della fronte. La denuncia della Savarese è forte e chiara: puoi soffiarmi il posto quanto vuoi, ma alla lunga chi vincerà sono io. E non ha forse ragione da vendere? Quanto le scorrettezze possono fare strada? Quanto, invece, l'onestà di pensiero viene premiata? Ci vuole pazienza, rischiando anche tutto pur di credere in forti valori.
Ma questo romanzo, al di là di tutte queste considerazioni, è o non è un chick lit? Certamente si! Le gag esilaranti, le figuracce di Juliette e le sue risposte ad hoc fanno di (Es)senza di te un'opera piacevole, divertente e per nulla stucchevole. I dialoghi sono spontanei, i sentimenti espressi con semplicità e con un vocabolario ricco di espressioni colloquiali in grado di farci vivere con più naturalezza l'intera storia.

Insomma... Che diavolo state aspettando? Ancora non lo avete letto e commentato il nuovo romanzo di Corinne Savarese?!

martedì 14 ottobre 2014

La Sposa del guerriero di Jessica Ravera


Freya, la sposa del guerriero

Freya è bella, giovane, dal volto delicato e quasi angelico. Perfetta per essere data in moglie a qualche guerriero sovrano del regno. Sua madre è troppo astuta e troppo lungimirante per i propri interessi per non approfittare di quella fortuna sfacciata. Non le importa dell'affetto della giovane per la sua terra, per i suoi amici, per suo fratello. Non le interessa nulla di quella splendida ragazza, se non il sapere se sia illibata o meno. L'unica sua preoccupazione, infatti, si riduce a quel particolare che la ragazza custodisce gelosamente nel suo corpo. Pudica, ma obbediente, si lascia controllare e maritare, cominciando a coltivare un odio che ben presto la porterà a intraprendere strade discutibili e scelte ardite. Perché il suo essere trattata alla stregua di un uccellino in gabbia non si confà al suo spirito ribelle e indipendente. Ma nel periodo che vedrà la ragazza sbocciare e diventare sempre più bella e suadente ci sarà suo marito. L'uomo che lei non vuole, che ripudia con tutta se stessa. L'uomo che, nonostante tutto, riesce a farle palpitare il cuore senza che neanche se ne renda conto.

Jessica Ravera si inerpica lungo le vie tortuose di questo romance storico, per nulla banale e ben costruito, con la semplicità che tanto viene apprezzata nei romanzi noti alle fruitrici degli Harmony. La situazione storica è dettagliata, tanto che vien quasi voglia di fare un tuffo nei libri di scuola alla ricerca delle terre e della loro tumultuosa storia bellica, e i personaggi ben caratterizzati. Fin dal principio si mescolano emozioni contrastanti nel cuore del lettore, alle prese con i ricordi scottanti di Freya e delle costrizioni di cui è stata fatta oggetto. Si avverte chiara una forte ostilità verso la figura femminile, come se l'autrice volesse denunciare con mano e voce ferma il comportamento vile e viscido delle matriarche dell'epoca. Molto spesso, infatti, erano loro a prendere le decisioni più importanti, specialmente nei riguardi della prole femminile, buona per acquisire prestigio e nulla altro. L'uomo, tranne pochi casi, invece ha un ruolo decisamente positivo. Non solo Feran è bellissimo e saggio, in una maniera quasi sovrannaturale, ma anche il padre di Freya viene descritto come buono d'animo e gioviale di carattere. Nell'età della fanciullezza, poi, anche suo fratello e il suo migliore amico, di cui la ragazza è innamorata, conservano un'aura di grande positività. Tale aspetto verrà perduto col tempo, quasi come se l'autrice desiderasse trasmettere il concetto che la maturità e la conoscenza del male siano in grado di corrompere gli animi più nobili, forse avvezzi per naturale patrimonio genetico a essere inclini alla malvagità e alla pazzia. Freya è l'unico personaggio, in tutta questa storia, in grado di maturare e che ha la possibilità di farlo senza troppe conseguenze. È una donna che ha sofferto, strappata alla sua terra natìa e costretta ad amare un uomo che vede per la prima volta il giorno delle sue nozze. Fortuna vuole che, al suo cospetto, non compaia il perfido re Maven, bensì un uomo di rigore, di grande saggezza e pazienza, che sa padroneggiare le armi con cognizione di causa, senza lasciare che siano i sentimenti a governare il suo braccio saldo. Questo è l'aspetto che le lettrici di romanzi rosa amano e che, in fondo, ricercano in ogni storia che leggono. Jessica centra il punto e lo fa in maniera accattivante, ma anche dolce, avendo la premura e la caparbietà di perfezionare un racconto passato e pubblicato con una casa editrice che ha purtroppo cessato le sue attività. Un romanzo breve per sognare che, sicuramente, crescerà di giorno in giorno nel cuore dell'autrice, la quale si dimostra perfettamente in grado di far rivivere le personalità dei personaggi de La Sposa del Guerriero in storie future, magari ancora più grandiose. Facendo sognare ancora.

venerdì 25 luglio 2014

Prima dell'alba di Luce Loi


Prima dell'alba (Senza sfumature)

Gli uomini sanno essere davvero meschini. Ti lasciano e cercano anche di farti credere che la colpa sia la tua. Francesco è così. Ha lasciato Viola, infatuato della nuova fiammante ragazza apparsa nel suo universo, asserendo quanto lei, in ogni caso, non fosse stata una grande amante negli anni della loro unione. Con la sua taglia 46 non ci vuole poi tanto, sommando questi presupposti, a fare in modo che la ragazza in questione non creda più di essere piacente o sexy. Inoltre ha mille pensieri per la testa, uno fra tutti quello di finire l'università. Per fare ciò è costretta in quel bar dove vede la vita degli altri scorrere, assieme ai loro amori e storie di vita. Ed è proprio mentre serve al bar che incontra la coppia che le modificherà il modo di vedere la vita. Mediante una notte sola. La coppia è formata da Blandine e Roberto, ma Viola non ha occhi che per l'uomo, pur tenendosi a distanza. È fidanzato, è stupendo e lei non è proprio la Venere del Botticelli. Eppure il brivido intercorso nel momento in cui i loro occhi si incrociano fa vacillare qualsiasi certezza, creando un accelerazione del cuore di Viola come se non avesse mai provato amore per nessuno.
Torna Luce Loi per la collana Senza Sfumature e lo fa con una storia di tutto rispetto. Un vero e proprio viaggio onirico, il suo, dove la donna ingenua cede immediatamente alla lusinga del corteggiamento rude. Nessuno, nella vita reale e di questi tempi, accetterebbe mai un invito in una camera d'albergo da un uomo appena conosciuto. Nella vita reale. Ma nei sogni è tutto diverso. Nei nostri sogni il principe azzurro si materializza proprio in questo modo e a cosa serve scrivere se non per idealizzare pensieri nati per caso nella mente? Specialmente nel mondo erotico l'immaginazione è tutto e Luce Loi prova che i voli pindarici di una mente fervida possono creare scenari probabili nonostante nessuno abbia il coraggio, poi, di attuarli nella realtà. Durante il sogno a occhi aperti della Loi la lettrice si immedesima perfettamente con la protagonista, che non è la solita bellissima ragazza dal fisico asciutto e capelli fluenti. Viola è una ragazza normale, dal fisico nella media con una tranquillissima taglia 46 che le consente di essere bella nella sua semplicità. La titubanza a ricevere le attenzioni da un uomo che reputa magnifico è la stessa che prova qualunque donna immersa nelle proprie insicurezze naturali. L'essere femminile, salvo rari casi, nasce e cresce con determinati complessi inesistenti che, però, la fanno dubitare di sé stessa e del suo modo di vivere e amare. Complici le bocche larghe di alcuni uomini incapaci di guardare al proprio orto anziché rovistare nell'altrui, queste donne solitamente perdono fiducia in sé stesse, nelle proprie qualità e nella loro carica seduttiva. Avviene, però, alcune volte che un anima dal cuore puro, indifferente all'apparenza ma attenta alla sostanza e ai particolari che rendono davvero bello un essere affine, riesca a far emergere di quelle donne l'aspetto più significativo e importante, rivelando loro e agli altri la bellezza di cui invece sono padrone. Ed è proprio questo il processo che si attua durante l'incontro tra Viola e Roberto. Assieme alla ricerca del piacere lungo una notte intera, in lussi che neanche ha mai immaginato esistessero, la ragazza vive un sogno atto a rivelarle quanto di sé non è stata in grado di carpire fino a quel momento. In questo modo la bellezza non solo estetica emerge naturalmente senza forzature, accrescendo una sicurezza scemata e quasi perduta.

Il linguaggio della Loi è diritto, lineare, privo di artefici inutili. I dialoghi, pochi ma ben strutturati, rendono il racconto estremamente godibile e le scene erotiche hanno un impatto potente nella mente, capaci di mostrare e nel contempo emozionare, come un erotico dovrebbe sempre fare. Consigliata la lettura, Prima dell'alba non può mancare nella vostra collezione di ebook!

sabato 19 luglio 2014

Sognando una stella di Ellah K. Drake


Sognando una stella...

La maledizione degli occhi azzurri. Sembra il titolo di un cartone animato demenziale eppure è ciò che perseguita Angelica. Che ci si creda oppure no, chiunque abbia gli occhi azzurri è destinato a far soffrire o ad abbandonare la ragazza, anche, forse, senza volerlo. Destinato... Diciamo che Angelica ha talmente timore di questa sorta di maledizione che allontana senza colpo ferire chiunque abbia questo particolare colore impresso nelle iridi. Chiunque tranne James.
James, l'amico.
James, l'attore.
James, il fico assurdo che abita con lei e che, assolutamente, non è l'uomo che le fa battere il cuore come se avesse un leone ruggente in gabbia. Angelica non ama James.
Per nulla.
James è troppo bello, troppo famoso, troppo scozzese, troppo... Troppo tutto, insomma, e una sfigata come lei non deve neanche lontanamente sognarsi di amare un tipo come lui. Nonostante le attenzioni che James le presta, l'appartamento fichissimo in cui abitano e che lui, fortemente, ha voluto che lei arredasse; nonostante, poi, il bacio.
Eh si, il bacio...
Dio, che bacio! Uno di quelli che ti rimescolano tutta, che ti colpiscono al cuore, che non ti lasciano stare con le mani ferme... E che valgono un bel cazzottone in faccia se non si è il ragazzo o l'ex-appena-lasciato Insomma, Angie non ama e non può amare James.
Ma questo James lo sa?

Arriva nei nostri e-reader il romanzo di Ellah K. Drake, pseudonimo di un'autrice dal passato letterario estremamente congruo, come si evince anche dalla sua biografia. Dallo stile estremamente godibile, di un gusto semplice ma non per questo da sottovalutare, Sognando una stella è IL chick lit. Divertente, spumeggiante, ironico quanto basta, questo romanzo cattura e chiede a gran voce di esser letto. Non sappiamo bene come accade, in questi casi, ma avviene che uno scrittore abbia la capacità insita di inserire un piccolo ingrediente segreto all'interno della storia narrata in grado di rendere la sua opera impossibile da abbandonare fino al termine della sua lettura. E quando ciò avviene, la cosa è chiara fin dalle prime pagine. Ellah sa di possedere le arti per compiere questo speciale incantesimo e ne fa uso, perfettamente cosciente di potersi permettere, quindi, una trilogia tenendo l'attenzione alta e non rischiando che qualche lettore si perda per strada. Come potrebbe accadere, d'altronde? Sognando una stella possiede tutto. La storia d'amore quasi impossibile, la protagonista divertente, irriverente, talmente bella nell'animo da esser vista stupenda anche al di fuori, nonostante ella stessa non si percepisca come tale. Numerosi gli omaggi che l'autrice fa verso i suoi idoli cinematografici, spassosi i nomi che sceglie per far comprendere chi essi siano nella realtà, come divertenti sono, molte volte, i dialoghi mai banali con i quali l'autrice riesce a intessere la trama di una storia per nulla scontata. Passando per particolari che profumano di “Il matrimonio del mio miglior amico” Ellah K. Drake conduce, come si trattasse di un vero e proprio film, la narrazione tenendo l'attenzione sempre alta. Non distogliendo gli occhi da particolari che si teme siano dimenticati, occupa spazi altrimenti vuoti e costruisce i suoi personaggi donando a ciascuno una propria identità non lasciando, quindi, mai nessuno a far da contorno alla pietanza principale. La storia d'amore è struggente, sospirata quanto piace, e i due punti di vista presenti nell'opera la esaltano conferendo a Sognando una stella anche l'originalità di mostrare quanto un uomo possa soffrire per amore. Il tema principale è la ricerca del proprio essere, nella propria individualità, fuggendo l'insicurezza propria dell'età adolescenziale, la qual cosa si evince anche dall'illibatezza della protagonista. Vi è poi il sogno, quello vero e che unisce tutti gli autori di romanzi, che è il diventare famosi, essendo conosciuti e venendo osannati per il proprio lavoro, ottenendo addirittura la trasposizione cinematografica della propria opera. Tutti gli scrittori, mentre idealizzano il proprio romanzo, immaginano i propri personaggi, le scene e i colori. Persino le musiche, talvolta, rientrano in tale viaggio onirico, rendendo il sogno quasi reale, quasi possibile. Ellah svela come e cosa accadrebbe se tutto ciò divenisse realtà. Ma non sono questi gli unici punti a favore dell'opera della Drake. Il rapporto familiare, le incomprensioni che possono influenzare un'intera vita, l'importanza del dialogo, il saper esternare i propri sentimenti nonostante la paura e il timore di non venir corrisposti sono solo alcuni. Il saper osare, poi, sfidando la sorte e mettendo in discussione tutto il proprio mondo al fine di tentare di ottenere la meta del desiderio è un punto fondamentale del romanzo, particolare sul quale si incentra tutta la storia. James è un aspirante attore, mentre Angelica è limitata in un limbo disseminato da insicurezze, sfortune che ella stessa ricerca, quasi, perché incapace di affrontare la propria vita di petto e quindi di comprendere, davvero, il suo posto nel mondo e nel cuore di chi ama. Un chick lit, insomma, ma anche un manuale ironico, quello della Ellah, capace di incoraggiare uno spirito ancora racchiuso nel proprio bozzolo in attesa di una spinta che lo renda crisalide. Il primo di una trilogia, di cui il secondo volume già è disponibile, Sognando una stella è un romanzo da leggere, condividere e diffondere.

lunedì 12 maggio 2014

La Giustizia del sangue di Barbara Risoli



LA GIUSTIZIA DEL SANGUE (Le avventure di Venanzio ed Eufrasia)

Vi è una giustizia nel sangue con il quale si nasce? In epoca moderna forse non più, ma certamente esisteva durante la Francia rivoluzionaria, la Francia del terrore e dell'orrore, dove lo schiavo divenne padrone a suon di omicidi e vili azioni depravate di bestie mascherate da giustizieri. I nobili, ormai messi alla gogna da una sete di perverso senso di libertà, furono banditi proprio per via del liquido blu che scorreva nelle loro vene, viscoso come lo erano state le loro follie lussuose colpevoli, data l'ostentazione, di aver condotto il popolo ignorante al terrore che sfociò nella ben nota lama della ghigliottina. La furia omicida di anni poveri trovò il suo culmine nei primi anni '90. Anni nei quali furono condannati e giustiziati i reali di corte, coloro i quali si erano macchiati di ignavia e sfrontata leggerezza davanti ai reali bisogni di un volgo ignorante e facile preda di contagi ideologici e superiorità oratoria. E fu in questo clima che Eufrasia e Venanzio si mossero, al fine di trarre in salvo l'erede al trono, poco meno che un bambino, dalla crudeltà propria del popolo assetato di perfidia e riscatto. Luigi Capeto, o Carlo, erede bimbo di otto anni, strappato all'amore materno, assieme alla sorella, e costretto a subire le perversioni di sadici maniaci mascherati da promulgatori di leggi giuste ed eque. Libertà, fraternità e uguaglianza sarebbero state, pochi anni dopo, le tre parole fondamentali derivanti da una rivoluzione scaduta nel fango di un sangue versato a fiumi, ma nulla di quei motti fu ravvisabile nel 1793; fu in quell'anno che Eufrasia comprese la vita oltre il lutto di un duplice aborto mai superato e fu in quello stesso anno che Venanzio decise di donare la propria vita in favore dell'unica donna in grado di suscitare in lui un sentimento di profondo amore e rispetto.

Tornano gli eroi neri e crudi del Veleno del cuore, tornano Eufrasia Des Fleuves e Venanzio Sauvage in quello che ha tutta l'aria di essere un romanzo storico che di romanzo sembra non aver nulla. Perfettamente intessuta nelle trame realmente cucite dal tempo, l'opera di Barbara Risoli si innalza sul primo capitolo della saga per stile, linguaggio e assoluta aderenza ai fatti. Più volte, durante la lettura, ci si chiede quanto sia stato inventato dall'autrice e quanto sia stato, invece, creato dalla fantasia perversa e meschina dell'uomo reale. Il bimbo erede morì oppure fuggì alla perversione del vecchio schiavo popolano? Le guardie reali si ribellarono alla rivoluzione, tentando modi e sotterfugi per salvare il salvabile, oppure furono essi stessi parte integrante della follia che imperversò per le strade parigine degli anni bui della rivoluzione? Eufrasia e Venanzio esistettero davvero oppure sono mera fantasia per donare una sorta di aura romantica a ciò che la storia dipinge come atroce e insensato? Come ne La Stella d'Oro, la Risoli riesce a sconvolgere le certezze storiche del lettore, tramite una bravura davvero fuori dagli schemi, scuotendo nervi fino ad allora coperti dagli studi adolescenziali atti a produrre un velo di conoscenza labile e confusa. Lo stile sempre fedele a sé stesso, seppur leggermente differente tramite qualche piccolo accorgimento capace di migliorare qualcosa di apparentemente perfetto già nelle prime battute, l'autrice dona linfa nuova a una storia eviscerata da altri autori, ma mai con la stessa passione e cura. Scrutando, ancora una volta, l'animo umano e le relazioni interpersonali di una famiglia o di un gruppo sociale nel quale dinamiche ideologiche vanno per forza incontrandosi e scontrandosi, la Risoli intesse una trama capace di avvolgere il lettore come una serpe avvinta alla propria vittima. Come nel Veleno del cuore, anche nella Giustizia del sangue la scrittrice indaga e sottolinea l'importanza del dialogo e nel secondo capitolo più che mai. Eufrasia non è più figlia, infatti, bensì moglie e madre, seppur negata da un Dio assente che, ricordiamolo, ricorre sempre nelle opere della Risoli quasi a voler sottointendere un libero arbitrio obbligato dall'ignavia di un Signore al quale dare rispetto per la vita donata. Se nel primo capitolo della saga, quindi, ricorreva l'importanza del confronto tra genitore e figlio al fine di educare, prevenire colpi di testa dati da un'immaturità celata dietro alla ribellione dell'adolescenza e della giovinezza, nel secondo appuntamento di tale duologia il concetto fondamentale è preservare l'amore che ha unito due persone affini in carattere ed eventi. Troppo spesso, maggiormente in epoca moderna, i matrimoni subiscono fallimenti clamorosi proprio a causa di orgoglio, convinzioni errate e mai fugate, dolori inespressi e coadiuvati da una sorta di indifferenza data, forse, dall'incapacità di sostenere lacrime e sofferenze altrui. La centralità di un unione dovrebbe essere composta, appunto, dalla sapienza nell'accettare le debolezze nella coppia, facendole proprie, assumendosene le responsabilità e gli oneri che un matrimonio impone. Troppo spesso la pigrizia di indagare oltre il superficiale, o il terrore di trovare qualcosa che va al di là della propria comprensione, causa delle fratture che col tempo divengono insormontabili e prive di risoluzione. Ed è questo che, neanche troppo velatamente, sostiene la Risoli tramite la coppia Eufrasia-Venanzio. Ma vi è anche l'aspetto contrario, nel romanzo, ed è la fiducia che si può venire a instaurare tra due persone seppur legate da un sentimento nuovo, precoce e privo dell'esperienza data da una conoscenza reiterata nel tempo. Nella coppia Xavier-Lisette, infatti, si assiste alla partenza dell'uomo e alla condiscendenza della donna, uniti da un filo conduttore che è profondo affetto nonché profonda maturità nel fidarsi l'uno dell'altro, affidando al fato la vita di entrambi perché consci di non aver potere su tale aspetto. Dura è la denuncia, invece, che l'autrice muove nei confronti degli uomini deboli, incapaci di provvedere alla propria fortuna se non imbeccati dagli eventi e dalla forza caratteriale altrui. Aldo, così come il nobile Saux, sono personaggi sconfitti, moralmente inutili, nonostante il primo dimostri una certa furbizia, a volte, comunque mal gestita per pigrizia o incapacità. La maternità perduta, infine, svela parte dell'animo femminile che, per quanto forte e indipendente, può subire freni e arresti bruschi perché dolore latente che graffia il cuore quasi attentasse alla vita stessa. Contrapposta a questo sentimento, però, vi è anche la capacità della donna di saper donare il medesimo amore, seppur in maniera differente, ad altre persone, altri bambini, altri innocenti, dimostrando come l'istinto materno possa prevalere sulle parole e le convinzioni di una vita. Insomma, l'ultimo capitolo della saga francese della Risoli è un'esplosione, fuochi d'artificio che illuminano un cielo buio, quello dell'editoria, tentando di far luce sui grandi talenti nostrani che ancora non sono stati portati in alto dalla meritocrazia che agognano e a cui speriamo tutti. Prima o poi accadrà...

giovedì 8 maggio 2014

Il Veleno del cuore di Barbara Risoli



IL VELENO DEL CUORE (Le avventure di Venanzio ed Eufrasia)

Sposa del suo amato. Eufrasia freme, nel suo vestito bianco vaporoso, arrossisce e incede lungo la navata. Finalmente il coronamento di un sogno, finalmente l'amore dell'uomo che ha desiderato, agognato dal profondo fin dal primo istante, combattendo e lottando, come un puma attaccato alla propria preda. Gli occhi neri, come il felino, la donna è pronta al passo ultimo di una guerra d'amore contro suo padre, unico ostacolo al suo sogno. Specchia il suo sentimento negli occhi di Aldo, soldato umile dell'esercito francese, colui che le ha rubato il cuore, che le ha catturato l'anima, e ciò che sente è... Solo rancore, tacito fastidio e profondo astio. Non sente più nessun amore per lui. Lì davanti a tutti, davanti al parroco, alla sua famiglia, agli invitati, Eufrasia dichiara il suo diniego a un'unione voluta, forse, solo per l'ottenimento del rispetto da parte di un padre rude, severo e autoritario. Colui che aveva sempre disprezzato la sua unione. Forse se Aldo avesse combattuto per la loro relazione, come aveva del resto fatto lei durante tutto quel tempo, invece di limitarsi ad accettare lo sforzo altrui prendendo a piene mani una felicità piovuta dal cielo ma mai guadagnata... Eufrasia scappa, gettando disonore sulla casata di appartenenza, generando la rabbia improvvisa del genitore, cavalcando alla disperata ricerca di una soluzione al vuoto che sente forte lacerarle le viscere e stillare lacrime amare. E Venanzio la attende. Oh si, Venanzio sembra sapere esattamente dove trovarla, come prenderla, in quale maniera concupirla. E lo farà, anche con un nuovo nome, anche con una rinnovata identità. Perché Venanzio Sauvage è un assassino, è un ladro, ma è anche colui che riuscirà a scalfire la corazza di pietra che Eufrasia costruirà, come una maschera sul suo volto, pur di non soccombere alla tristezza e al fato.
Francia 1788, primo periodo di instabilità, formazione del Terzo Stato, assurgere della borghesia a una sorta di potere che porterà, successivamente, alla rivoluzione che tutto modificherà del paese nostro cugino. Francia tumultuosa, dove ognuno inizia a guardare ai propri interessi, in cui i prezzi dei beni di prima necessità iniziano ad aumentare in favore di una regalità ottusa e negligente. La nobiltà inizia a subire i primi cedimenti davanti alla ragione di Stato, conscia, forse, dell'imminente catastrofe che troverà il suo culmine nell'anno del 79.
Francia rivoluzionaria.

La Francia di Risoli Barbara. Non esiste, un'autrice più corretta di questa, a mio avviso, per descrivere un periodo storico dal quale ella stessa sembra esser appena uscita. Con la grazia del linguaggio che la contraddistingue e la maestria nell'intessere trame fitte dall'imprevedibile epilogo, torna la scrittrice dell'Onda Scarlatta e della Stella d'Oro con una duologia ricca di sentimento e pieno coinvolgimento emotivo. Come in passato, anche ora la Risoli riesce a emozionare, catturare, vincere titubanze e scalfire cuori duri come pietre. Sciogliendo nodi storici perduti in favore dei finali che ben tutti conosciamo, la Risoli si addentra nei suoi regni perfettamente padrona di ogni angolo delle città di cui narra, cucendo trame talmente reali da riuscire a instillare dubbi di veridicità. Con un suo stile ben delineato, mai differente e per questo simile a una sorta di impronta digitale che dichiara l'autenticità come un marchio di fabbrica, l'autrice narra di amore, passione, alterigia e sotterfugi propri di secoli passati che potrebbero benissimo essere moderni e contemporanei. I rapporti familiari astiosi, ma dai legami indissolubili del sangue e del cuore; gli amori sbocciati improvvisamente, senza rigore o significato apparenti, talmente giusti da destare scalpore nelle altrui menti... Questi sono soltanto alcuni dei temi ricorrenti tra le pagine descritte dalla Risoli nei suoi romanzi che, seppur in maniera differente, tenta sempre, riuscendoci, di gettare acqua su un fuoco di sentimenti che sovente divampa laddove non si trova dialogo alcuno tra le parti. Quanto astio e incomprensione ha generato, nel tempo, il mancato confronto tra conoscenti, parenti o familiari? Quanti quei rapporti distrutti in favore di uno stupido orgoglio atto a proteggere una parte che l'uomo troppo spesso considera intoccabile, ovvero il proprio intimo fragile e incantato? E cosa può creare la sofferenza dell'oscuro, del non sapere, l'ignoranza di un sentimento agognato e mai sperimentato? Magari, poi, per paura di un'ulteriore sofferenza. Magari per mero pudore o vile accondiscendenza. Ora molti fatti narrati tra le pagine del Veleno del cuore risultano anacronistici. Non vi sono più genitori che, per via di un possibile disonore, decidono di sacrificare la felicità e la libertà del proprio figlio. Non rinchiudendo questi, comunque, in un convento votandolo a una vita di castità e santità non voluta. Ma riflettendo bene, nonostante le dinamiche nettamente differenti nel tempo, i risultati non sono poi così tanto differenti. Infatti troppo spesso, ancora, si sentono storie di giovani suicidi per paura e codardia nell'accettare un rimprovero, una punizione o semplicemente uno sguardo che potrebbe sottolineare una delusione cocente. È questo forse, al di là di tutto il resto, il messaggio puro che la Risoli lancia tramite la sua prima opera: il dialogo. Non vi è ostacolo più grande per il raggiungimento della felicità nell'unica vita che ci è concesso vivere se non la mancanza di contatto con il prossimo. Le paure di un confronto possono essere molteplici, ma l'importanza di instaurare un rapporto sincero, seppur duro, con i propri figli serve proprio a non imbattersi in situazioni dal finale tragico e incontrovertibile. Se devo esser sincera ciò che adoro dei romanzi di Barbara è proprio la voglia di trasmettere concetti profondi attraverso quelle che sembrano semplici storie di amori storici, comunque perfettamente descritti e narrati. Lasciatemi dire, infatti, che Venanzio non disattende affatto le aspettative, conoscendo i canoni amati dall'autrice, così come fanno la loro figura i personaggi maschili secondari. Come nell'Onda ricorre la figura del lavoratore che, pur non avendo la perfezione intrinseca, guadagna la propria fortuna tramite il sudore della fronte. Vi è poi la figura del padre autoritario, che pur non trovando da subito l'empatia con il lettore, si svela per l'essere umano che in fondo è, con i propri sentimenti celati e le proprie fragilità degne di un genitore catturato e avvinto dalla quotidianità a discapito del valore più alto della famiglia, che comunque è sempre pronto a recuperare nei momenti di maggior sconforto. Le donne, come sempre nei romanzi della Risoli, poi, danno il senso della forza d'animo, dell'indipendenza e dell'assoluta capacità di riuscita nei momenti bui della propria vita senza il bisogno necessario di terzi per il raggiungimento della propria felicità. L'uomo, per le donne della Risoli, è semplicemente l'arricchimento della vita, il particolare necessario alla felicità perfetta, ma non il mezzo per il quale questa viene ottenuta. La fortuna la si costruisce con le proprie mani, che si tratti di uomo o donna, indistintamente. Plaudendo un'ulteriore volta alla bravura di un'autrice a mio avviso degna delle luci della ribalta, mi appresto a leggere il secondo volume della duologia che conclude le vicende di Eufrasia e Venanzio, augurandomi che nel frattempo qualche casa editrice scopra davvero chi è Risoli Barbara. Un'autrice italiana destinata agli scaffali delle librerie e non agli e-book autoprodotti su Amazon.

lunedì 28 aprile 2014

Finché suocera non ci separi (Cara, ti odio!) di Corinne Savarese


Finché suocera non ci separi!




Annabella è stata debellata. La sua egemonia distrutta, infranta, persa in mille pezzi dissolti nell'aria, come le ceneri del nemico. Finalmente Daphne e Andrea, sposi, si lasciano andare ai bagordi del viaggio di nozze, alle bellezze della vita di coppia, alla fantasticheria derivante dall'esaltazione del momento. È tutto un tripudio di ricchi premi e cotillons, al ritorno in casa: la loro casa. Andrea, galvanizzato dal ritorno, Daphne distrutta dal viaggio; i due si abbandonano sul letto, pronti per un riposo. Un unico particolare da sbrigare prima di lasciarsi andare al meritato ristoro dopo tanto gozzovigliare: controllare i messaggi in segreteria. Ed è lì che il gelo cala, paralizzando gli arti di Andrea, forse inconsapevolmente conscio del dramma che si sta per consumare entro le mura domestiche. Il sipario cade rovinosamente a terra, travolgendo gli attori coinvolti nella commedia “Daphne e Andrea, the revenge”. Perché Clarissa e Giustino stanno per arrivare. Clarissa e Giustino. Due nomi, una promessa. “Tesoro, amore della mamma, arriveremo per conoscere la tua sposa!” E sarà come l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo abbi pietà di noi. E saranno le piaghe d'Egitto senza il caldo torrido del sole africano. No, niente Africa. Clarissa viene dai Caraibi con furore, altroché città e governanti. Psicoterapeuta affermata, con tanto di lacché al seguito, Giustino suo marito, per l'appunto, Clarissa sarà la suocera che qualsiasi nuora vorrebbe infilzata stile bambolina voodoo da mille spilli più uno, tanta è la sua tracotanza nell'essere in ogni dove, in ogni momento. Un dio sceso in terra. Ma uno di quelli che ti fanno rimpiangere di essere ancora vivo e di non esserti estinto assieme ai dinosauri durante l'era glaciale.

Torna Corinne Savarese e tornano i personaggi di “Cara cognata ti odio!”, ancora più irriverenti, ancora più stressatamente spassosi. In questa nuova puntata della saga del momento, la Savarese si spinge oltre la semplice simpatia dimostrata nel primo libro della famiglia Borghi/Borgia. Strisciando sottile come una serpe nei meandri di un rapporto difficoltoso, quale quello tra suocera e nuora, l'autrice testimonia in maniera puntigliosa, puntuale, ficcante e terribilmente dissacrante quanto il proprio ego possa emergere ai danni del prossimo. Se in Cara cognata ti odio Annabella, sorella di Andrea, rappresentava l'ostacolo, l'elemento di disturbo, disturbata lei per prima da mille conflitti interni dovuti a un passato non propriamente sereno, in Finché suocera non ci separi Clarissa rappresenta l'incubo che nessuno vorrebbe vivere in terra. Rievocando quasi gli scenari apocalittici di Nightmare, la Savarese descrive in maniera assolutamente perfetta cosa siano capaci di fare il vizio, la tracotanza e la potenza di un ego smisurato abituato a ottenere tutto ciò si desideri mediante una scaltrezza quasi impossibile anche solo di immaginare. Apparentemente una commedia dell'assurdo, caratterizzata da personaggi astrusi e poco credibili, Finché suocera non ci separi narra, invece, proprio la realtà familiare di molti. Si è portati a pensare che alcune cose accadano soltanto nei film e nei libri, ma indagando in ogni famiglia è facile rendersi conto quanto, invece, molte volte le situazioni quotidiane riescano a superare di gran lunga il filo interminabile della fantasia. La violenza psicologica, quella vera, non appartiene soltanto ai rapporti uomo-donna, e non è una prerogativa di vite altrui, lontane dal proprio contesto sociale. La violenza domestica viene perpetrata in ogni dove, da qualsiasi persona e in ogni modo possibile. E per assurdo, la figura della suocera si presta in maniera disarmante a tale ruolo, perché forte di una posizione privilegiata rispetto alla nuora e al figlio. La suocera è grande, esperta, potente, colma di amore. Profondamente e attivamente mossa dalle sole parole “amore” e “aiuto”, infatti, tale figura può tranquillamente tessere e intrecciare rapporti, distruggerne di preesistenti, muovendo le fila di vite già collaudate e serene senza la sua presenza. Costantemente presente, la suocera può avvalersi del ricatto morale e affettivo nei confronti dei suoi sottoposti (in questo caso nuora e figlio) uscendo, da ogni situazione, quale vincitrice indiscussa da una battaglia che lei stessa ha creato e voluto, perpetrato e concluso, al solo fine di legittimare un ruolo in decadenza. Complici l'età, l'infrangersi di una maternità lontana, la dissolvenza di una giovinezza molto spesso sprecata per via di problemi causati probabilmente proprio da un predecessore simile a se stessa, la figura ingombrante della suocera è sfigurata, deformata, quasi fosse il riflesso di uno specchio nella casa degli orrori. Installandosi in una casa non sua, mediante scuse plausibili e prive di possibili recriminazioni altrui, la suocera entra e si insinua nel rapporto di coppia, corrodendolo dall'interno, gettando le basi per un disastro preannunciato. La Savarese, in questo frangente, pur mantenendo lo stile frizzate del primo libro, dimostra una maturità superiore nel suo riuscire a spiegare, con voce chiara e mai tentennante, le dinamiche proprie di una violenza che troppo spesso viene consumata all'interno di moltissime famiglie. Anche in questo caso, nonostante il lettore sia portato all'esasperazione, agognando una fine lenta e dolorosa nei confronti dell'aguzzino, l'autrice dimostra come la superiorità del perdono riesca a salvare una situazione disastrata e priva di apparente risoluzione. Il perdono è ciò che distingue la tracotanza dall'intelligenza. Il perdono è lo strumento che eleva l'essere umano vicino al divino, allontanandolo di netto dall'oscurità del meschino. Il perdono è ciò che permette la vera introspezione del prossimo e, in primo luogo, di se stessi, riuscendo a sanare vuoti incolmabili. Molto spesso rappresenta forse un cedimento, ma la comprensione è di gran lunga ciò che differenzia l'animale dall'essere pensante che cammina sulla terra anziché strisciare. Non tutti posseggono le facoltà elettive capaci e necessarie alla convivenza tra caratteri diametralmente opposti e ben distinti. Ma, come avviene in una coppia, il compromesso per una sana e pacifica unione è rigoroso e decisivo e molto spesso deve giungere dall'elemento più lungimirante e saggio, non necessariamente più debole. Nella concezione moderna di uomo, si è portati a pensare che l'elemento più forte sia in grado di vincere ogni battaglia e che qualsiasi forma di furbizia sia la chiave intrinseca alla vittoria. Ma cos'è, in fondo la vittoria? Il poter legittimare un sopruso? Il poter disporre a proprio piacimento della mente di un altro? Oppure il saper convivere e sorridere assieme agli altri, forti di ciò che proprio Dio ha insegnato mediante le sue parole? Quante persone, in società, cercano di passare per santi andando in chiesa ogni domenica, macchiandosi poi di delitti o soprusi atroci e deliranti? Senza riempirsi la bocca di inutili paroloni atti solo a dimostrare una bigottagine anacronistica e per nulla costruttiva, la Savarese dimostra come la bontà di un animo puro riesca a squarciare il buio rappresentato da un dolore divenuto nel tempo cattiveria. L'autrice, pur facendo ridere fino alle lacrime, quindi, riesce a trasmettere la voglia di riflessione, l'istinto a elevarsi, l'importanza di una bontà mai priva di onore e gloria. Al di là, comunque, della riflessione intrinseca e dell'aspetto intimistico del romanzo, finché suocera non ci separi è il degno seguito del suo predecessore. I personaggi si susseguono in spassosi quadretti, facendo indignare, infuriare, sbellicare dalle risate, quasi desiderando di avere il potere di penetrare tra le pagine e poter modificare alcune scene davvero esasperanti per quanto reali. Mediante questo romanzo si torna, in un certo senso, a quelle commedie delle corti reali antiche in cui il pubblico era portato a interagire con gli attori, incitandoli ad agire in maniere differenti, additando il cattivo di turno, puntando il pollice verso con tanto di “buuuh” a far da cornice. Corinne Savarese convince, di nuovo, confermando di quanto talento sia colma. Decisamente sprecata nel self publish, spero vivamente in un suo possibile contatto futuro da parte di scout di case editrici grandi, com'è già accaduto per altri talentuosi suoi predecessori. Il chick lit italiano ha una nuova stella, degna di brillare come una supernova nei cieli dell'editoria nazionale. E questa cometa fissa pronta a solcare tali cieli è Corinne Savarese e il suo Finché suocera non ci separi.