Una gioia! Sì, è uscito il mio nuovo romanzo. Avrete notato, no, che non c'è stato 'aggiornamento de Le ultime ore dell'Angelo. Ebbene, sono stata davvero troppo occupata per il lanci, lo ammetto, ma torno settimana prossima. Ma adesso permettetemi di presentarvi il mio piccolo gioiello di Luglio. Edito da Rizzoli per la collana You Feel, arriva in tutti gli stores online:
SPLENDIDO COME IL SOLE DI TULUM
Come è stato per L'Istinto di una donna, anche questo è un libro che non solo sento molto, ma particolare perché in ogni caso legato, seppur in maniera molto più fresca e semplice, al mondo dell'omosessualità e alla voglia di dire che siamo tutti assolutamente uguali. Vi lascio la sinossi e il link di acquisto ad amazon, fermo restando che potrete trovarlo anche su tutti gli altri negozi online come Kobo, Ibs, Ituns, Googleplay e via discorrendo! Un bacio e che #tulum sia con noi per tutta l'estate torrida che ci sta soffocando!
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Fanny attende trepidante il momento del fatidico sì. Abbandonata appena nata e cresciuta senza affetti, ha finalmente la possibilità di essere felice e costruirsi una famiglia. Ma il matrimonio non si fa: Carlo, lo sposo, la lascia sull’altare e scardina ogni certezza costruita fino a quel momento. In pochi minuti, senza pensare troppo alle conseguenze e per non morire di dolore, Fanny decide di partire lo stesso per il Messico, meta del viaggio di nozze, chiedendo al suo grande amico Davide di accompagnarla. Non sa che lui aveva già pronte le valigie per fuggire dall'Italia e da una vita di solitudine affettiva, specialmente dopo il suo outing che lo aveva definitivamente allontanato da un padre bigotto e omofobo. Il viaggio spinge Fanny e Davide a iniziare un percorso interiore alla riscoperta di loro stessi. Alejandro e Rafael, due animatori del villaggio, sembrano incarnare le paure e le speranze di entrambi. Insieme a loro, Fanny e Davide capiranno davvero quali sono i loro sogni per il futuro. E l'amore li travolgerà, inaspettato, caldo e splendido come il sole di Tulum.
Una doppia storia d’amore che procede su due binari paralleli e diversi, con la forza che solo l’amore vero sa dare.
La saga di Dre Walker by CK.Harp
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sabato 11 luglio 2015
lunedì 15 dicembre 2014
Mora Selvatica di Elisabetta Motta
Chiunque abbia mai raccolto more è
cosciente delle insidie celate tra i rovi. Come un muro posto a
difesa del proprio castello, infatti, le spine proteggono i frutti
dagli attacchi esterni, consentendo loro di crescere, maturare,
divenire polposi e succosi come natura impone. Una volta superato il
dolore della puntura, però, si ha libero accesso al raggiungimento
della propria golosità ed è in quel momento che il sapore pieno e
carnale invade i sensi, esplodendo nella bocca in un tripudio di
paradisiache sensazioni che ripagano della fatica appena compiuta.
Marco Ravelli è ben cosciente del fatto che il suo percorso, nel
tentativo di dimenticare Lori e quindi approdare al dolce frutto che
è la pace da un amore concluso, ma non ancora per il suo cuore, è
lungo e appena iniziato. Abbandonato da una moglie capricciosa,
impulsiva e quasi priva di sensibilità alcuna, Marco non riesce più
a tornare a Porto Cervo, teatro del loro rapporto, ed è intenzionato
a vendere la splendida tenuta che acquistò per lei anni prima, forte
di un magone troppo pressante che non consente neanche di riuscire a
respirare senza difficoltà. D'accordo con l'agente immobiliare che
gliela vendette all'epoca, quindi, l'uomo si reca sul posto a
incontrare l'acquirente. Un'acquirente spietatamente femminile, dai
lunghi capelli neri e gli occhi verdi, conturbanti, ammalianti. Ecco
che, senza neanche rendersene conto, il passaggio nel rovo del suo
percorso verso una libertà psicologica dalla nostalgia amorosa si
districa, come per incanto, lasciando intravedere forse la più bella
mora selvatica a cui i suoi occhi potranno mai accedere. E sarà
l'amore rinnovato, forse addirittura quello vero.
Elisabetta Motta confeziona per noi un
romanzo che è un piccolo frutto in questione di stile, scrittura e
tradizione. Forte della sua lunga esperienza nel campo del romance,
infatti, la Motta descrive magistralmente ciò che una lettrice
accanita di questo genere cerca spasmodica in ogni libro. I canoni
qui vengono rispettati tutti, senza alcuna esclusione, e l'incanto
della favola è assicurato. Marco Ravelli è un facoltoso
imprenditore, a cui i soldi non mancano di certo, proprietario di una
tenuta in quella che è forse la più bella città marittima
d'Italia, Porto Cervo. Giulia Boschi è una donna splendida, vedova
da pochissimo, con una disponibilità elevata di denaro che le
consente di approdare alla villa messa in vendita dall'imprenditore.
Entrambi hanno sofferto ed entrambi celano un dolore ben chiuso
nell'armadio, come il più classico degli scheletri ai quali
difficilmente è consentito di essere palesati a cuor leggero. La
voglia di amore, in Mora Selvatica, e l'inno alla speranza divampano
in un rogo caldo e sensuale, proprio dello stile che la Motta adotta
per descrivere gli avvenimenti. Non vi è mai vera tristezza,
nonostante i temi profondi che vengono toccati, e tutto viene
trattato con estrema delicatezza e classe. Il profondo dolore di
perdere una gravidanza viene toccato, ma mai approfondito in maniera
da appesantire la trama, rendendo morboso un discorso che devierebbe
l'attenzione dal quadro principale che è la storia d'amore. D'amore
questo libro parla, senza dar spazio al dolore e fornirgli
l'occasione di avere appigli al quale aggrapparsi per radicare le
proprie radici. La vedovanza, la fine di un rapporto forse costruito
su basi sbagliate, la perdita di un futuro quasi prestabilito e la
destabilizzazione di punti fermi che una persona, giunta a un
determinato momento, sente di dover stabilire, non riescono a
intaccare la speranza di fondo che la Motta sottolinea in ogni
momento: la felicità è possibile, sempre. Il karma ripaga e non
esistono maledizioni, persecuzioni divine o altro, nella vita, se non
la voglia di amore e il grido tacito del proprio cuore. Interessante
il fatto che il personaggio negativo, che nonostante la dipartita
finale sempre tale rimane per egoismo e noncuranza, sia una donna di
una cultura differente da quella italiana, come se la Motta prendesse
decisamente le distanze dalle donne che abbandonano il focolare
domestico per mero capriccio. Non si tratta di patriottismo, ma
semplicemente di distanza psicologica, un modo di pensare così
lontano dal proprio. Si evince come per l'autrice l'importanza dei
valori tradizionali sia alla base di un sano rapporto familiare e
nessuno saprebbe o vorrebbe darle torto. Non ci sarebbero le basi per
farlo, in ogni caso. Una favola, la sua, che aiuta a distendersi, a
rilassarsi, ma a sperare nella bontà d'animo del prossimo, senza
riserve alcune. Belle persone a questo mondo esistono ancora, bisogno
solo aprire gli occhi e prestare attenzione. O semplicemente leggere
oltre le apparenze.
giovedì 11 dicembre 2014
Prime Catastrofiche Impressioni di Cinzia Giorgio (You Feel)
Dio, di nuovo! Isabella li vede
ovunque, in ogni dove e in ogni situazione, anche la più
incresciosa. Al bagno, a letto col ragazzo, davanti a una coppa di
gelato o nel bel mezzo di una discussione. Elizabeth, Mr Darcy e
companatico fanno capolino nei momenti più impensati, dispensando
consigli su questo o quello, senza farsi il minimo scrupolo. Eppure
dovrebbero saperlo che bisognerebbe chiedere il permesso prima di
interrompere questo o quel discorso. Cavoli, ma sono visioni!
Possibile che siano così... invasive? Che Isabella sia davvero
pazza? Si parla di sindrome di Stoccolma, ma qui la faccenda è
seria. Specialmente perché il suo incontro fortuito con Mr Darren
somiglia in maniera raccapricciante a quello tra Liz e Darcy nel
famoso libro della Austen. E se non fosse poi così un male? Il loro
rapporto, di incontri e scontri, sembra mettere per la prima volta
d'accordo tutti i personaggi austeniani in un convivio di “Dài,
dài, che stavolta è quello giusto”. Giusto? Può Fabio Darren
essere l'uomo del futuro? Isabella è titubante, specialmente dopo
aver origliato i commenti al vetriolo di quella vipera di Carolina.
Sospetta che la vamp abbia un flirt con il bel tenebroso... E se così
non fosse?
Cinzia Giorgio confeziona il primo di
quello che ha promesso essere una serie ispirata alla scrittrice
romance per eccellenza. Jane Austen è una certezza, perché i temi
affrontati nei suoi capolavori sono sempre attuali, perfettamente
azzeccati in ogni tempo e luogo. E lo sa bene la Giorgio che ci
costruisce attorno un romanzo intero, riuscendo alla perfezione a
rendere omaggio e a divertire, nel contempo. Non ci si annoia mai,
sorvolando pagine e pagine di fine e delicata ironia, pur con qualche
inflessione verso il dramma che non danneggia, ma che anzi esalta una
scrittura davvero godibile. Isabella è una novella Elizabeth Bennet,
ma è anche umana e mortale come tantissime donne, forse anche troppo
buone. L'orgoglio, il pregiudizio, sono temi che ricorrono tra le
pagine di Prime Catastrofiche Impressioni, ma che permeano nella vita
quotidiana di ciascuno, rendendo di fatto il lavoro della Giorgio un
delizioso cammeo da leggere, studiare, approfondire per trarre
conclusioni non affrettate, ma ragionate. Fa sorridere il rapporto
tra sorelle, perché realistico in maniera disarmante. Chiunque non
sia figlio unico sa che le diatribe tra fratelli sfociano, il più
delle volte, in parole forti che neanche si penserebbe mai di
utilizzare, ma che sono dette superficialmente, sfiorando un affetto
puro e sincero che è alla base: e guai a scalfirlo in qualche modo,
dall'esterno, pena l'annientamento in tronco dell'aggressore.
Perfettamente resa la visione snob della ricchezza, perché da
qualche parte il pregiudizio che noi comuni mortali abbiamo dei
benestanti da qualche parte dovrà pure prendere origine, e Carolina
incarna perfettamente la stronza da strangolare per tracotanza e
alterigia. Il bel tenebroso, che sulle prime battute è un cafone
senza eguali, si rivela essere dolce e affettuoso, bello e quasi
impossibile anche solo da sognare, dando forma concreta al messaggio
di fondo che recita: le prima impressioni non sempre sono quelle che
contano. Siamo stati educati a pensare il contrario, ma una seconda
occhiata non fa mai male e la Giorgio lo dice a chiare lettere.
Frizzante, per nulla banale, alla stregua di una favola moderna della
quale si ha davvero bisogno, Prime Catastrofiche Impressioni da prova
di essere un romanzo di tutto rispetto, che distende e fa sognare. E
permettetemi... Queste sono le opere che farei leggere alle donne
che, dall'alto del loro snobismo, tendono a classificare i romanzi
rosa come di serie B. La Giorgio è da poco uscita in libreria con un
saggio, mica bazzecole, e fornisce con la sua cultura la prova che
bisogna andare a fondo, cercare i messaggi subliminali, scansare i
pregiudizi e rendersi conto che a dispetto di tutto, l'essere umano
ha bisogno di sognare, di vivere bene e di sorridere senza essere
tacciato di superficialità, perché probabilmente superficiale non
lo è proprio. E sono contenta di sapere che la sindrome di Ally Mc
Beal non appartiene solo a me!http://www.amazon.it/catastrofiche-impressioni-Youfeel-Cinzia-Giorgio-ebook/dp/B00LX6P12M/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1418299714&sr=1-1&keywords=prime+catastrofiche+impressioni
mercoledì 10 dicembre 2014
Diplomazia di Zahra Owens
Diplomazia. Jack ha vissuto una vita
all'ombra di questa parola e ci ha costruito un'intera esistenza
intorno, nella consapevolezza di riuscire nell'intento. Gli studi,
l'esperienza, un matrimonio lungo quindici anni. Tutto ha concorso
alla riuscita delle sue aspirazioni ed essere diventato Ambasciatore
degli Stati Uniti è un traguardo troppo ghiotto per essere
vanificato da un imprevisto. A meno che questo imprevisto non sia un
uomo imberbe, dallo spirito frizzante e battagliero, sagace e
irriverente quanto basta per fare di Jack creta da plasmare. E Lucas
incarnerà tutto questo, conducendo un gioco insolito, differente,
mettendo a nudo la parte oscura dello statunitense, quel lato che ha
sempre sopito e che, latente, lo ha condotto a mentire per anni, A
Maria, ai familiari, a sé stesso, perfino. L'amore, quello vero,
bussa quando meno lo si aspetti. E non si tratta di un tradimento
vero, forse, se decreta l'inizio di una nuova vita, appagante e
totalizzante come mai in precedenza.
Da poco approdata al genere cosiddetto
M/M, ho divorato il romanzo della Owens, apprezzandone l'erotismo mai
volgare e la sapiente cura nel dosare romanticismo e carnale istinto.
La storia, lo ammetto, sarebbe anche abbastanza scontata, se
trasposta in un generico romance classico, dove uomo e donna si
incontrano, si innamorano e tradiscono i rispettivi compagni pur di
vivere la passione dirompente. Il discorso di fondo, però, è
completamente differente nel momento in cui subentrano canoni
differenti dall'usuale. Se la società può anche, forse, chiudere
gli occhi davanti a un tradimento, apostrofando l'evento come
“possibile”, quando le parti sono di sesso opposto no. Quando a
innamorarsi sono due uomini, per lo più facenti parte di una
gerarchia tutt'altro che semplice come quella politica
internazionale, le implicazioni morali cambiano, a anche di molto.
Sulla carta si è portati tranquillamente ad accettare, sempre
coscienti del fatto che si sta leggendo una storia, si sta vivendo
qualcosa di estremamente irreale. Ma quando la situazione diventa
dannatamente concreta, come quella che si trova ad affrontare Jack
alle prese con le sue pulsioni differenti, sbagliate forse perché
vissuto in un mondo che questo gli ha insegnato, le implicazioni
sociali sono imprevedibili. Cosa accadrebbe se due uomini rivelassero
la propria omosessualità in un contesto dove anche lo sguardo di un
subalterno può diventare minaccioso? Perderebbero il lavoro, gli
affetti, la stima altrui. Dovrebbero migrare, cambiare radicalmente
stile di vita e mentalità. A questo pensa Jack, prima ancora di
comprendere i propri sentimenti verso l'inglese. Prima ancora di
averlo baciato, per giunta. Perché l'omosessualità va oltre il
semplice concetto di pulsione, amore, passione. L'omosessualità
decreta chi tu sia in ogni momento della vita futura. Credo che non
sia stato reso al massimo il conflitto interno di Jack, in questo
romanzo, né la costernazione effettiva che avrebbero provato taluni
amici nell'apprendere della sua omosessualità. Inoltre il fatto che
la segretaria personale dell'ambasciatore, per quanto di ampie
vedute, capisca fin dal primo incontro, che il suo superiore potrebbe
provare attrazione verso un collega appare artificioso perché privo
di spiegazioni logiche che, seppur scarne, avrebbero potuto
giustificare meglio il suo comportamento. Cariche e passionali le
scene erotiche, decisamente coinvolgenti e molto ben descritte.
Eccitanti, mai però volgari, le scene di erotismo mostrano e
solleticano al punto giusto, senza mai strafare e lasciando
quell'acquolina in bocca che tacitamente si richiede a un romanzo del
genere. Complessivamente il mio giudizio è molto positivo e quattro
stellette ipotetiche la Zahra se le merita tutte.
martedì 9 dicembre 2014
Ciliegio in fiore di Nora Noir (You Feel)
In silenzio, molto in silenzio, ho
acquistato il Ciliegio e mi sono chiusa col pc nell'austerità pacata
di una notte buia e tempestosa. Il bimbo dormiva, il marito anche e
ho deciso che, per iniziare degnamente un viaggio alla scoperta della
femminilità, bisognava che io stessi attenta, in lancio verso il mio
io, proiettata nell'avidità di sapere, conoscere, sentire. E Nora
Noir non mi ha delusa. Senza smentirmi, senza ripetersi, in uno stile
consueto ma dopotutto nuovo perché frizzante al punto di non
ritorno, il suo Ciliegio in fiore mi ha avvinta. Come parlando al
telefono con una cara amica, ho sentito sciorinare le pagine da una
voce guida, quella dell'autrice, mentre mimava consapevole la sua
storia, donando l'inflessione giusta alle parole, sporcandole un poco
con la cadenza del nord che rende tutto più globale e meno
artificioso nell'incedere del racconto. Ho conosciuto Ume, assieme a
Bea, sentendomi piccola nel bugigattolo dove insegna e grande nel
silenzio della sua arte. Ho conosciuto Alessandro, godendo del suo
fascino e bevendo avida i languidi sguardi che lanciava, preda di un
desiderio palpabile e impossibile da ignorare. Ho conosciuto Flavia,
la sua personalità esplosiva, la sua ambiguità e il suo essere così
dannatamente “quotidiana” e stereotipata alla maggior parte delle
persone “amiche” vuote, proiettate a velocità supersonica
unicamente verso il proprio baricentro immenso e per questo
insormontabile. Alterigia, superbia, dolcezza e umiltà si sono dati
appuntamento, nella fantasia di Nora, dando vita al romanzo che già
sapevamo sarebbe arrivato. Con la Serva di Vienna, con Candy Apple...
La Noir era destinata a fare il balzo e, come una vera gatta, nera e
sinuosa, è balzata laddove tanti non osano neanche sperare.
Approdando in Rizzoli, Nora ha dato prova di meritare ancora prima
delle ufficializzazioni. Non ci sono corsie preferenziali, tappe
mirate o sotterfugi, nel successo di questa autrice . C'è solo puro
talento e la dannatissima voglia di emergere, sacrosanta e
meritevole. Tra queste pagine avevo osato immaginare per lei un
futuro degno di questo nome, e le mie parole sono state prese in
considerazione. Dall'autrice stessa che, contando solo sulle sue
forze, forte di uno studio approfondito e di una tenacia forte e
dirompente, ha scritto, immaginato, mostrato, narrato. Ha reso il suo
lavoro una perla, simile al candore del fiore di ciliegio appena
sbocciato e screziato da venature tenui e colorate, talmente delicate
da uniformarsi creando una sfumatura unica che stupisce nel suo
splendore. Non mi dilungherò sulla storia, davvero ben
caratterizzata, chiaramente studiata, perfettamente resa. Non mi
soffermerò a parlare del desiderio di femminilità che avvince la
lettrice, donandole la forza, se bisognosa, di credere in sé stessa
gettando alle ortiche futilità quotidiane che prendono, sovente il
sopravvento sui valori giusti e concreti sui quali una vita vera
dovrebbe reggersi e basarsi, ovvero l'amore verso sé e gli altri,
godendo del poco tempo messo a disposizione dall'unica vita
concessaci a questo mondo. Non mi soffermerò neanche sulla
psicologia dei personaggi, tanto ricchi e completi da costituire base
portante di temi ben più importanti. In questa recensione voglio
concentrarmi sull'arte di Nora Noir di scrivere. Troppo spesso sento
polemiche astruse, gettate sul banco come basi incoerenti di tesi
davvero povere di decoro. Nora Noir se è giunta in Rizzoli lo
merita. La sua capacità narrativa supera di gran lunga decine di
autrici convinte, dimostrando ancora una volta come sia importante
studiare, non cedere alla lusinga della pubblicazione semplice e
priva di giudizio autorevole alcuno. Nora ha superato ostacoli,
scrivendo, sbagliando e correggendo. Ha fatto la cosiddetta gavetta,
ha sudato, ha ricevuto porte in faccia riaprendole una a una. Ora,
senza bussare, ha tutto il diritto di portare nelle case dei suoi
lettori questo piccolo gioiello erotico, di un erotismo fine e tenue,
mai ostentato ma lasciato affiorare a pelo d'acqua come uno scoglio.
Si è coscienti delle pulsioni selvagge proprie dell'essere umano, ma
non si vivono in maniera animalesca o travolgente. Come una rosa che
ai raggi del sole si apre, la sensualità di ogni personaggio si
mostra chiaramente ma con leggiadria, lasciando al lettore il compito
di immaginare, sentire, assaporare. Giunta al termine del Ciliegio,
stordita e assolutamente diversa da quando avevo iniziato, ho chiuso
il computer e ho chiuso gli occhi, ascoltando me stessa. Questa sarà
la reazione di qualunque persona giunta al termine dal viaggio di
Nora. Perché se c'è una cosa che l'autrice riesce a fare, nella sua
furba maestria, è entrare nella mente del lettore e rimanerci.
Strenuamente, come un folletto, nel non più disperato tentativo di
dirgli: fermati e ascoltati. Un momento, solo un momento per te.
Prendilo, assaporalo e godi della vita che ti è stata donata. In
ogni momento possibile.
giovedì 27 novembre 2014
Intrigo e Passione di Simona Liubicich
Quella missione sembra più importante
di tante altre. Forse è la reliquia che ha il compito di consegnare,
ma di non scorgere. Forse è perché Santiago sembra così
maledettamente sfuggente, non consentendole di vivere al meglio i
pericoli che come spia è portata a dover fronteggiare. Forse è
perché il suo cuore non è più lo stesso da quando ha conosciuto e
amato Rafat. Rosario osserva la vita sfuggirle, convinta che l'amore
non sia qualcosa che debba appartenerle. Non dopo la sua infanzia,
non dopo Guglielmo. Aveva sperato che con lui esistesse un futuro,
mentre l'uomo già pensava alla Dama Oscura. E forse era stato meglio
così, perché il cuore non gli era mai appartenuto del tutto e se ne
era resa conto nel momento in cui gli occhi avevano scorto la
cicatrice conturbante sul volto duro e stupendo del saraceno. Il
saraceno, colui che la trarrà in salvo da qualcosa peggiore della
morte. Rafat, uomo indomito di forti principi, piegato dalla vita e
consapevole dei propri crimini. Rafat: il sesso più bello e l'amore
più completo che lei possa solo concepire. Una felicità insperata
è, dopotutto, dietro l'angolo, accessibile anche a lei? Sulla nave
di Maklouf Rosario scoprirà la sua vera forza e la vera magia che la
vita a volte sa donare.
Arrivati all'ultimo capitolo della
trilogia di Simona Liubicich, ci sentiamo appagati, forse
rinfrancati, ma decisamente felici di una storia che quadra il
cerchio, chiedendoci forse se l'autrice ha qualcosa di nuovo in serbo
per noi, tanto esigenti, quanto desiderosi di nuove storie di quelli
che sono diventati, in breve, i nostri personaggi preferiti. Intrigo
e Passione mantiene ciò che il libro precedente aveva promesso,
sancendo una maturità dell'autrice tale da rendere il suo ultimo
componimento un libro d'autore. Lo stile decisamente più scorrevole,
privo di ampollosità ma pago di una chiarezza che si era perduta un
poco nel secondo volume a discapito di un'empatia che invece viene
prepotentemente recuperata in questo e tenuta in maniera tenace
grazie proprio allo studio che si evinceva star dietro ogni parola.
Confermando l'idea di transizione, Simona esplode in un tripudio di
classe e talento, parlando di personaggi forti, delineati e
caratterizzati in maniera impeccabile, facendo leva sulle
sfaccettature dei loro caratteri per narrare storie che sembrano
emergere direttamente da una realtà vissuta. Davvero toccante e
descritta in maniera ardita ma giustissima, la violenza carnale
subita da Rosario. Lo sgomento e la devastazione interna vengono resi
al meglio, forse non portati fino in fondo nelle pagine direttamente
successive, ma comunque in grado di creare una fortissima empatia col
lettore che si trova a odiare il carnefice sperando in una sua
dipartita. Simona non delude e puntuale cala la penna come un
giustiziere, per punire, appagare, deliziare, sconvolgere. Rafat è
forse il più bell'uomo che lei abbia caratterizzato e non dal punto
di vista fisico, bensì emotivo. Tornano i temi già vissuti nel
primo volume. Un padre reo di non conoscere l'amore filiale e
familiare. La denuncia della bestialità insita negli uomini
abbietti, la forza delle donne che, mai come in questo periodo
storico attuale che ci troviamo a vivere, conosce la sua massima
espressione. La Liubicich parla, esterna il suo messaggio di
speranza, calcando la mano sul fatto che qualsiasi cosa si desideri
fortemente si può ottenere, anche dopo immensi dolori, anche dopo
che la strada maestra sembra perduta e tutto diviene, per un immenso
istante, buio. La forza, infatti, giunge quando il sipario cala,
quando si rimane soli con sé stessi a fronteggiare qualcosa di
ancora più bestiale della morte: la cattiveria della vita che sa
accanirsi senza pietà. E la vita allora va aggredita, dilaniata con
i denti del coraggio, con gli artigli propri di una tenacia che
risiede in ognuno, desiderosa solo di emergere. Le donne di Simona
Liubicich non sono donnicciole, non sono bambole di pezza alla mercé
di uomini arroganti. Le donne di Simona sono forti, caparbie, audaci
e fiere. E gli uomini, pur essendo forti e indomiti, rimangono esseri
umani prede delle passioni e dei sentimenti che muovono il mondo. In
effetti, nell'universo di questa trilogia, ciò che tutto muove è
l'amore. L'amore per una donna, per la vita, per i figli, per la
brama di potere o per il desiderio di possessione. L'amore è alla
base di ogni cosa ed è il solo motore in grado di determinare la
riuscita di eventi positivi. Interessantissimi gli scorci storici,
resi al meglio, e le eccezioni che ogni tempo fornisce ai puri di
cuore o ai tenaci predatori. I cattivi, qui, tornano a essere
cattivi, anzi: cattivissimi. Perfido Santiago, deplorevole, Maklouf,
viscido e ambiguo Silas. I personaggi secondari hanno il giusto ruolo
e conoscono la giustizia del loro posto nel romanzo con Rebecca e
Haashim. Il loro amore, infatti, sboccia come potrebbe in una
qualsiasi storia reale, deliziando il lettore con un cammeo piacevole
dai tratti passionali per nulla artificiosi o superflui. Simona
convince, guadagnandosi di diritto il posto che le spetta e che si è
guadagnata con gavetta, umiltà e sudore. Chi parla a sproposito
credo sia mosso esclusivamente da invidia, propria di questo mondo,
ma inconsapevole perché probabilmente ignaro del suo saper scrivere,
forse teso a fare la medesima cosa ma incapace di assurgere allo
stesso livello. Consigliatissimo, Intrigo e Passione chiude una
trilogia onirica di tutto rispetto. Simona Liubicich, stai lavorando
al prossimo, vero? Speriamo tutti di sì!
lunedì 24 novembre 2014
Tentazione e Orgoglio di Simona Liubicich
Guglielmo è bellissimo, ma nonostante
questo non lo è stato abbastanza per rapire il cuore di Costanza,
l'attuale moglie di suo cugino Simone. Lo stesso Simone,
dissolutissimo, dei servizi segreti di Napoleone, lo stesso
biondissimo angelo che è capitolato sotto gli effluvi dell'amore in
quel di Roma. Guglielmo sembra destinato a una vita di spionaggio,
solitudine ed effimero affetto. Rosario, una donna dal fascino
travolgente e dolce, nonostante il lavoro di spia, sembrerebbe la
donna con la quale dividere i momenti di abbandono per la vita, e
Guglielmo è stato anche sul punto di chiederle la mano. Perché non
lo ha fatto? Perché non è riuscito a lasciarsi andare? Forse perché
attendeva la Dama Oscura? Forse perché inconsciamente sapeva che
avrebbe conosciuto il vero amore e che, come in un perfetto dramma
shakespeariano, avrebbe sofferto pur di ottenerlo? Guglielmo non ha
idee chiare riguardo il corso degli eventi, ma sa perfettamente qual
è il suo destino e per tutto l'oro del mondo, mettendo a repentaglio
anche la sua vita, cercherà di vivere l'amore tenebroso che il fato
gli ha messo sulla strada dell'esistenza. Lucilla è il suo futuro.
Torna Simona Liubicich, torna l'amore e
la passione del 1800. Avendo dato prova con il suo primo episodio
della trilogia di essere perfettamente calata nello spirito Harmony,
Simona si permette ardimento e originalità nel secondo come fosse
una scrittrice affermata, quale dimostra di essere in effetti. Lo
stile, qui, risulta leggermente differente, forse più scarno di
un'ampollosità che ad alcuni odorava di infodump ma che credo invece
caratterizzasse al meglio il periodo storico in cui i personaggi si
muovono. Devo ammettere che a me lo stile precedente piaceva forse di
più, però è anche vero che uno scrittore ha il dovere verso il
lettore di evolversi, tentare, sperimentare, transitare nelle varie
fasi letterarie che per naturalezza si trova a dover fronteggiare.
Come nel canto si impara a utilizzare il diaframma per esteriorizzare
al meglio il proprio talento, così la Liubicich inizia a mettere a
frutto gli studi di tecnica scrittoria che sicuramente ha intrapreso
spinta da un talento naturale che aveva bisogno di essere affinato.
Come in ogni processo, quindi, Tentazione e Orgoglio risulta essere
un romanzo di transizione nella maturità letteraria dell'autrice.
Originale e perfettamente caratterizzata la figura di Lucilla, o
Lucinda, che fornisce uno spettro più ampio per comprendere la
visione femminile che ha Simona della donna nonché la sua nuova
verve in ambito letterario. Sempre più forte, sempre più padrona
delle proprie azioni, la protagonista gioca con il suo corpo solo in
apparenza per volere altrui. Lei decide di intraprendere un percorso
di vita che la porterà a essere una spia della Corona e sarà sempre
lei a scegliere di abbandonare il suo mondo dorato e artificiale per
seguire la chimera di un amore improvviso e forse neanche mai
provato. Guglielmo è un uomo statuario, bellissimo, forte e che
rispecchia perfettamente i canoni prestabiliti che una lettrice di
romance cerca per appagare la sua sete di passione. Credo che nel
paragone, però, tra il primo e il secondo episodio della trilogia
sia lapalissiana la preferenza della Liubicich per uomini nordici,
quale Simone dimostra di incarnare le caratteristiche. Tra Guglielmo
e il conte Aldobrandini c'è un divario davvero notevole. Con
Guglielmo, infatti, Simona si limita a descriverne la passionalità,
cosa portata invece all'estremo nel primo volume dove la
caratterizzazione maschile conosce i suoi massimi livelli. Anche il
cattivo subisce un inflessione, forse perché in Tentazione e
Orgoglio ve ne è solo uno, a differenza del trio malvagio che ordiva
alle spalle di Costanza in Seduzione e Vendetta. Jonathan è sì
perfido, mosso da una sete di vendetta latente e intimamente
spregevole, forse però non lo è fin dall'inizio, facendo perdere un
po' di mordente nei suoi confronti. In effetti non vi è una vera e
propria empatia negativa nei suoi confronti da parte del lettore, più
un fastidio strisciante che però non raggiunge il livello di astio
che si ha al cospetto di un Rizzo o di una Sveva. Importantissima la
figura della famiglia, della ricerca di solidità e dell'affetto
parentale che Simona rimarca in ogni paragrafo, cementificando la sua
filosofia che vede il microcosmo domestico come fonte di salvezza da
qualsiasi negatività esterna. I figli sono visti come pietra miliare
da salvaguardare per una felicità immensa, imprescindibile.n Tra le
pagine del romanzo Simone ammette come sua moglie e le sue figlie gli
abbiano permesso di risalire dal buio in cui era immerso prima della
loro comparsa nella sua vita. Lo stesso tutore di Lucilla, Rathborne,
mostra una tenerezza nei confronti della sua pupilla alla stregua di
un vero padre che commuove e fa riflettere. Pur essendo un Harmony, e
quindi un romanzo di evasione, la Liubicich riesce a trasmettere i
valori che reputa fondamentali e lo fa con la sua solita classe.
Lettura consigliatissima di quello che credo sia una tappa
fondamentale per arrivare al terzo volume della trilogia. Tentazione
e Orgoglio è un romanzo ricco di suspence e Simona Liubicich ha il
pregio di confezionare ogni volta storie dal finale oscuro e velato
di mistero, storie dai voli pindarici il cui epilogo occhieggia a
ogni pagina senza mai rivelarsi. Cosa ci attenderà nel terzo
episodio della saga? Quale personaggio avrà deciso di rendere
protagonista, la nostra autrice, per farci sognare ancora una volta?
Tra pochissimi giorni lo saprete...
sabato 25 ottobre 2014
Le scarpe son desideri di Mara Roberti
Una scarpa è per sempre. No, quello
era il diamante... Eppure sembra che per Cecilia gli unici oggetti in
grado di rivelare l'animo di una persona siano proprio le calzature
che tale individuo indossa. E l'animo non è un particolare
momentaneo. L'animo caratterizza ciò che una persona sente, vede,
ama. Quindi è vero che una scarpa è per sempre. E se tale
affermazione è vera, è reale anche il fatto che una scarpa ideata
da Sanz è eterna. Eterna perché magica, perfetta nel suo insieme,
capace di donare quel tocco che mancava prima che fosse stata
inventata. Insomma, provate a pensare cosa debba significare, per una
tipa come Cecilia, essere invitata alla festa di apertura del nuovo
negozio di scarpe di Steve Sanz. Una gioia delirante che esplode nel
petto, uno svettare verso il cielo anche senza ausilio di tacco
quindici... Ma, come la bella favola di Cenerentola insegna, la festa
sembra quasi irraggiungibile. Vuoi per il vestito che non c'è, vuoi
per le scarpe perfette che Cecilia proprio non può permettersi, vuoi
per le mail di UOMO TRANQUILLO che la gettano nella confusione più
totale... Per non parlare poi delle terribili sorellastre, che nel
caso di Cecilia altro non sono che le sue datrici di lavoro. Due
arpie che la metà basta. La domanda nasce spontanea: riuscirà la
nostra eroina a essere felice? Certamente, ma non contate sul nuovo
vicino di casa, scorbutico e arrogante che...
Mara Roberti. Una scrittrice italiana
che ben poco noto su Facebook, dove gli autori disperati alla ricerca
della CE BIG imperversano, ma che mi ha catturata con il suo modo
spensierato e fiabesco di scrivere l'amore. Un amore semplice, ricco
di emozioni, dove il bello è stupendo e quasi impossibile, ma umano.
Dove la donna è la Cenerentola moderna, con le sue sfortune e le
amicizie assenti, ma forte della proprio modo di essere, fedele a se
stessa ma con il desiderio di migliorare senza cedere al vittimismo.
Oddio, questo quando non ammicca sensuale ai bicchieri di vino nel
pieno del suo pessimismo cosmico, ma ci sta. Devo dire che la lettura
di questo romanzo mi ha riportata indietro nel tempo, al mio periodo
“monolocale/libertà/singletudine”. Dire che ho adorato,
pertanto, questo libro è dire poco. Forse soltanto chi ha vissuto da
solo riesce a comprendere in pieno determinati aspetti del carattere
di Cecilia. Il suo sentirsi sola in una casa enorme, nonostante
inizialmente lei stessa abbia fantasticato su quelle mura pensando
alla gioia di abitarvi dentro. Il particolare di sperare in un
miglioramento della propria vita sola e triste, confidando nella
classica “occasione” in grado di risolvere l'esistenza, e il
sentirsi inadeguati e desiderosi di nascondersi proprio nel momento
in cui questo evento sembra bussare alla proverbiale porta. E poi c'è
la bellissima e struggente sensazione di sognare a occhi aperti, la
semi depressione di sentirsi sole anche in mezzo a tanta gente, il
cercare un legame con persone del passato che reputavamo perfette e
rendersi conto che, forse, si somiglia loro più di quanto non si
pensi. Profondo e toccante il flash back sulla madre di Cecilia.
L'inno alla felicità fatta di piccole cose, che nel linguaggio del
quotidiano diventano cose speciali. La fine dell'amore perfetto e la
conseguente depressione e voglia di evadere, che può colpire
nonostante si siano generati figli, nonostante le responsabilità
spingano a terra. Tenero, poi, il rapporto materno che Cecilia ha con
la portinaia, alias fata madrina, che ricorda tantissimo l'affetto
che molte vicine attempate dimostrano alle ragazze che vivono sole e
per le quali sentono un legame che va al di là del rapporto
consanguineo.
Questo romanzo è ricco di riflessioni,
di psicologia tenera ed elementare che però risulta vera in maniera
disarmante. Chi ha mai pensato a cosa vogliano dire un paio di scarpe
indossate da una persona in un dato momento? Eppure non è forse vero
che proprio grazie a questo oggetto spesso ci sentiamo meglio? Più
belle, più forti. Come indossare un paio di occhiali se si è
timidi. Il meccanismo è lo stesso. E Mara Roberti indaga nell'intimo
del lettore, mediante la sua analisi “scarpesca”, costringendolo
a pensare e riflettere sul proprio carattere e sul proprio modo di
essere con gli altri. Interessante il fatto che l'autrice non faccia
mai menzione delle scarpe delle amiche, nel momento in cui le
descrive. Forse perché quelle, a differenza dei fidanzati o dei
conoscenti, molte volte si “ritrovano” tra capo e collo, senza
una reale spiegazione. Amiche né buone né cattive, semplicemente
amiche che ci sono da anni e che rimangono lì, impigliate tra un
assenso e un sorriso.
Vogliamo parlare del bello? Di Stefano,
il vicino, che pur essendo un arrogante bellimbusto, è un figo
pazzesco con il quale qualsiasi donna uscirebbe almeno una volta
nella vita? Chi non sognerebbe di rimanere chiusa in ascensore con
lui, se le conseguenze sono quelle vissute dalla protagonista? Io,
nonostante il matrimonio e il bimbo, un pensierino ce lo farei
volentieri!
Insomma, questo è stato un romanzo
davvero divertente, gustoso e per nulla “già visto”. Scrivere
d'amore in questo modo, così vicino a quegli Harmony che tutti
bistrattano, ma che tutti continuano a leggere, credo fermamente sia
un'arte.
Un'arte non di tutti.
Ma per tutti.
mercoledì 22 ottobre 2014
Sogni apparenti di Ellah K Drake
Angie è a pezzi. Il suo James,
l'attorone scozzese che fa impazzire le bionde (ma pure le more, le
rosse e chi più ne ha più ne metta) l'ha abbandonata nella loro
villetta di Milano. Abbandonata senza una spiegazione, nel silenzio
totale. E dopo una telefonata devastante, dettata dalla disperazione,
decide di annegare i suoi dispiaceri nell'alcol. Tutti sanno che
effetti abbia il nettare degli dei sulla mente depressa di Angie.
Tutti, anche lei. Chi ancora lo ignora è Roberto, un figo assurdo
uscito da chissà dove in quello che una volta era il pub in cui
Angie aveva conosciuto James, ora diventato un localaccio di lap
dance. E Roberto si innamorerà della Angie scrittrice, della Angie
depressa e della Angie combattiva e astiosa. Insomma, che sia lui
l'uomo giunto dall'universo a trarre d'impaccio la ragazza dal suo
destino perverso, costellato da occhi blu, abbandoni e dolorose
rinunce? No! No, perché Roberto non sarà un attore, ma è pur
sempre un giornalista freelance, reporter di guerra. Roberto non può
essere l'uomo giusto e per Angie la stagione della depressione è
ancora aperta. Ma se il destino stesse per giocare uno scherzetto
niente male sul treno diretto verso Parigi? Se un toy boy arrivasse
per sconquassare la vita alla povera Angie, facendoci odiare
definitivamente James, già reo di inettitudine?
Come si è capito, ho letto il seguito
di “Sognando una stella”, ovvero “Sogni apparenti”. Come si è
capito ho millemila cose da dire su Angie e le sue disavventure. Come
si è capito odio James con tutto il mio essere e, per non rischiare
di essere fraintesa, dichiaro pure di amare alla follia l'elemento
sorpresa che farà tirare un sospiro di sollievo al lettore nella
valle di lacrime che sembra essere la vita della povera scrittrice
milionaria (che non sarà come quella del maghetto, ma cavoli: tutte
sogniamo una carriera simile!) Torna Ellah K Darke, tornano i suoi
esilaranti personaggi e la sua personale visione di una Hollywood
popolata da attori gentili, superfighissimi e che fanno il verso a
quelli veri e reali che camminano il red carpet ai giorni nostri (mi
sono sbellicata quando ho letto Denzel Wash! Il particolare mi ha
riportato indietro nel tempo, a quando leggevo le storie di Topolino,
dove un improbabile giornalista Paperica intervistava gli attori
famosi)
Ma veniamo alle cose serie: James ci ha
stancato. Lui e la sua arroganza, superfigaggine de noantri, dagli
occhi azzurri che sembrano voler acchiappare ogni cosa presente nella
stanza, pure il pulviscolo svolazzante. Diciamocelo: gli stronzi non
fanno più tanta gola come una volta. Ovvero. Si, la fanno, ma il
troppo stroppia e James l'ha fatta fuori dal vasino. E per quello non
c'è rimedio. Anzi si: Alex. Ragazzi miei, che cos'è Alex? Alex è
la ventata d'aria fresca che serviva. Ella è riuscita a stravolgere
l'intero romanzo, e non è da tutti. Invece di rimanere fossilizzati
su una amore che consuma e dilania, ha voltato pagina e l'ha fatta
voltare anche alla sua eroina: applausi! L'unica cosa che risulta
ridondante, forse, è il fatto che tutti gli uomini fighi della terra
si innamorino di Angie, ma in un romanzo d'evasione come questo ci
può stare. C'è da dire, comunque, che per essere un chick lit Ellah
tratta argomenti seri e per nulla scontati. Primo fra tutti la
guerra, con i suoi scenari sanguinari e lo spauracchio della morte
sempre presente. L'autrice è bravissima a non impietosire, ma anche
a non appesantire l'argomento, lasciando che sia l'immaginazione a
parlare, evocando le immagini che solo la parola guerra è in grado
di suggerire. Vi è poi il tema del riscatto dopo la delusione. Non è
un argomento scontato o di poco conto. Non tutti sono in grado di
risalire la china dopo una delusione d'amore così forte da
annientare perfino l'anima. Commutare la sofferenza in ricchezza è
una dote che in pochi hanno, anche se dovrebbe essere nota comune per
imparare a vivere. È in questo particolare che si evince tutta la
positività dell'autrice. Sembra, ad alcuni, fuori luogo parlare di
elfi, fate e piccolo popolo in frangenti in cui la realtà sbatte in
faccia il conto di un sogno. Credo invece che credere nella forza
della natura e dell'universo, traendo da essi l'energia necessaria
per tornare a combattere nel quotidiano, sia una filosofia da
imitare, per nulla dispendiosa e dai risultati garantiti. Io adoro
Ellah anche per questo aspetto. Nei suoi libri traspare sempre uno
slancio di luce, anche nei momenti più bui, che consente di guardare
al domani con una mente rilassata e libera da impedimenti inutili.
Approcciarsi alla vita considerando giorno per giorno, accettando il
proprio destino tentando di uniformarlo al proprio bisogno.
Al di là della profondità insita nel
romanzo, comunque, c'è la buona dose di sorriso che Ellah riesce a
elargire a chiunque mediante Angie e i suoi dialoghi azzaccatissimi.
Ho apprezzato moltissimo il linguaggio colloquiale che caratterizza
questo secondo volume della trilogia. Ho notato una crescita in
termini di scrittura notevole, adorando ogni pagina letta.
Scorrevole, pieno di brio e ironia, Sogni apparenti emoziona e non
tradisce lo spirito con cui è stato concepito. Ellah non modifica
nulla del proprio stile, lo arricchisce rendendolo più fluido, ma
non cede alle lusinghe della moda. Non tradisce, quindi, il lettore,
mantenendo la promessa di un amore divertente.
Consigliato a chi già ha letto il
primo volume e anche a chi si appresta a farlo. Prendete Sognando una
stella, perché il suo continuo è anche migliore!
Piccolo appello personale: Ellah, ti
prego, non attuare ciò che hai scritto nelle battute finali. Ti
prego, Alex è decisamente la cosa migliore per tutti
lunedì 20 ottobre 2014
Le ragioni del cuore di Macrina Mirti
La guerra tra Goti e Latini imperversa senza sosta. Le sorti dei simpatizzanti clericali, però, versano in condizioni disastrose e numerose sono le vittime che cadono sotto i colpi della fame e delle armi. Lucilla ha perduto qualsiasi cosa. I fratelli, suo marito, suo figlio... Le è rimasto solo il padre, un uomo buono e saggio, devoto a Dio, ma non in maniera così estrema da abbracciare completamente le cause della Chiesa. Lucilla è più estremista, complice anche la sua giovane età e le brutture che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita, quelli della maturità e del passaggio all'età adulta. Per questo motivo, forse, decide di seguire il plotone organizzato alla bell'è meglio. Per questo motivo, forse, decide di vendere cara la pelle pur di rubare provviste e portarle alla sua gente. I goti hanno tagliato qualsiasi ponte con l'esterno e Lucilla è costretta alla fame da troppo tempo. Non può resistere lei come non può resistere il popolo, costretto a mangiar topi e cavalli pur di continuare a vivere. Parte, quindi, vestita da soldato. Parte, rendendosi conto dell'estremo rischio che sta correndo. Parte con la paura di non tornare più. E se non fosse poi così terribile cadere tra le braccia del nemico?
Macrina Mirti ormai è la mia garanzia. Quando leggo lei so per certo che trascorrerò almeno un'ora nel sogno più spettacoloso possibile. Sarà la penna, il suo talento indiscusso, la profonda conoscenza degli ambienti storici descritti o le storie originali e colme di emozioni, ma Macrina è per me LA scrittrice di racconti rosa storici per eccellenza. Non me ne vogliano le altre autrici, ma quando riesco a impadronirmi delle sue opere gongolo. Le ragioni del cuore è semplicemente magnifico. Scritto in maniera impeccabile, ambientato nella mia terra e in un contesto storico poco strumentalizzato dagli scrittori in generale, questo racconto è capace di esprimere tutto ciò che una lettrice di genere brama. C'è la passione, ci sono gli intrighi, ci sono i buoni così come i cattivi. Lucilla è una donna forte, che non si odia per debolezza, ma si ammira per tenacia. Oldegamo è il personaggio maschile per eccellenza, colui che ruba il cuore e l'anima, il fusto che chiunque vorrebbe come consorte. Si sogna, si sbava anche (che è quello che serve per caratterizzare al massimo un romance) e... Sono rimasta incantata. Credo che questo sia il racconto di Macrina Mirti che più ho adorato. Letto in mezz'ora, ha catturato ogni mia sinapsi. Non pensavo, non cercavo altro... Catturata irrimediabilmente dall'arpia Amalia e dalla storia d'amore. Inoltre devo dire che l'ambientazione storica è davvero azzeccata. Come si sarà notato non sono riuscita a rimanere "fredda e distaccata" questa volta, ma è stato più forte di me. Forftemente e vivamente consigliato, Le ragioni del cuore entra per meriti nella mia libreria personale di best seller!
http://www.amazon.it/ragioni-del-cuore-Passioni-Romantiche-ebook/dp/B00NDIHO6E/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1410070532&sr=1-2
sabato 18 ottobre 2014
(Es)senza di te di Corinne Savarese (You Feel Rizzoli)
Adam-Cretino ha deciso che Donna sarà
la sua musa, la sua guardiana, la sua domatrice... Vuole fare il
servo di quella quarantenne cadente che lo tratta da toy boy? Bene.
Anzi, benissimo! A Juliette non importa un fico secco della vita del
suo ex, non importa davvero nulla. Assolutamente. È proprio per
questo che accetta il trasferimento in un'altra città, in un altro
continente... La Francia e la lavanda. Lei adora la lavanda! Adora
Grasse, la lingua francese, annessi e connessi. La sua decisione non
c'entra nulla con Adam-Cretino che fa sesso come Furio con Magda. No,
no. Juliette è una scienziata, diamine! È una stimatissima
dottoressa che con la sua tesi sui feromoni è pronta a lanciarsi
nella mischia, ad abbandonare le sue guardie del corpo, a cambiare
per sempre la sua vita e quella degli altri. Si!
“Da oggi sarà lei a dirigere il
progetto del profumo perfetto!”si sente apostrofare alla sua prima
riunione importante, infatti. Nonostante lo sgomento iniziale, la
scienziata che è in lei gongola, pensando alle possibili
combinazioni di essenze in grado di catturare e imbottigliare l'amore
della vita. “Ogni sera andrà nell'enoteca e abborderà uomini,
valutando l'effetto dei vari feromoni sulla psiche maschile.” Cosa,
cosa, cosa? Non può essere, no... E invece si!
E fu così che Juliette si ritrovò
Marilyn de noantri, passo bradipale e sguardo ammaliatore, pronta a
furoreggiare in quel di Grasse... Lucille permettendo!
Torna Corinne Savarese, ma questa volta
torna con You Feel, non più self. Rizzoli, ragazzi, mica bruscolini!
Partita in maniera spumeggiante con il suo “Cara cognata ti odio”,
Corinne ha fatto il salto ed è approdata sui nostri kindle con una
bella R accanto al suo nome. Non è da tutti e diciamocelo: se l'è
meritata tutta! Frizzante, irriverente, ci ha abituati a sorridere,
ghignare e poi ridere di gusto, fino alle lacrime. (Es) senza di te
non delude le aspettative e, anzi, regala quel tocco di romance in
più che non guasta. Specialmente se dall'altra parte della
barricata, questa volta, c'è Miguel. Un uomo assolutamente divino,
dal torace scolpito, latino e passionale, dal passato un po' triste
che fa ancora più figo. D'altronde a noi donne dateci un uomo in
grado di comprendere le brutture della vita e allestiremo una statua
votiva in suo onore! Juliette, come ogni protagonista della Savarese
del resto, ne passa di tutti i colori, preda della psicopatica
arrivista di turno che risponde al nome di Lucille. Questa volta,
però, non c'è il tema del perdono a far da cardine a una storia ben
narrata a tratti esilarante. Questa volta la stronza ha quello che si
merita e viene fatta passare proprio per quella che è: sia lodato il
Signore! Cominciavamo a temere che Corinne non fosse di questo
pianeta, per la troppa bontà, e invece dimostra di essere proprio
come ognuna di noi! Punto fondamentale, invece, in questo romanzo è
l'importanza della propria indipendenza e del proprio successo prima
di ogni altra cosa. Per società, costume e maschilismo diffuso un
po' ovunque, la donna è abituata a tralasciare il proprio successo e
la propria carriera se preda di un'amore che consuma e dilania.
Corinne dice no ed è la cosa più sensata che abbia letto negli
ultimi anni nei romance di questo genere. E diamine, lo vogliamo dire
che senza la propria personalità una donna non è nulla? Pur
soffrendo, pur vivendo momenti di sconforto se non comprese dalla
controparte, noi donne sappiamo che la perseveranza ripaga e Juliette
vive tutto questo sulla sua pelle. Perché se è vero che è
importante l'amore, è vitale rimanere se stessi in un rapporto.
Annullare le proprie aspirazioni in funzione del volere altrui non è
mai una buona idea. E la vita ripaga... Magari lentamente, ma ripaga!
Altro punto fondamentale del romanzo è il tema della meritocrazia,
molto spesso appannata da una spessa coltre di furbizia, cattiveria e
scaltrezza ai danni di chi, invece, si impegna nel raggiungimento dei
propri obiettivi con il sudore della fronte. La denuncia della
Savarese è forte e chiara: puoi soffiarmi il posto quanto vuoi, ma
alla lunga chi vincerà sono io. E non ha forse ragione da vendere?
Quanto le scorrettezze possono fare strada? Quanto, invece, l'onestà
di pensiero viene premiata? Ci vuole pazienza, rischiando anche tutto
pur di credere in forti valori.
Ma questo romanzo, al di là di tutte
queste considerazioni, è o non è un chick lit? Certamente si! Le
gag esilaranti, le figuracce di Juliette e le sue risposte ad hoc
fanno di (Es)senza di te un'opera piacevole, divertente e per nulla
stucchevole. I dialoghi sono spontanei, i sentimenti espressi con
semplicità e con un vocabolario ricco di espressioni colloquiali in
grado di farci vivere con più naturalezza l'intera storia.
Insomma... Che diavolo state
aspettando? Ancora non lo avete letto e commentato il nuovo romanzo
di Corinne Savarese?!
martedì 14 ottobre 2014
La Sposa del guerriero di Jessica Ravera
Freya è bella, giovane, dal volto
delicato e quasi angelico. Perfetta per essere data in moglie a
qualche guerriero sovrano del regno. Sua madre è troppo astuta e
troppo lungimirante per i propri interessi per non approfittare di
quella fortuna sfacciata. Non le importa dell'affetto della giovane
per la sua terra, per i suoi amici, per suo fratello. Non le
interessa nulla di quella splendida ragazza, se non il sapere se sia
illibata o meno. L'unica sua preoccupazione, infatti, si riduce a
quel particolare che la ragazza custodisce gelosamente nel suo corpo.
Pudica, ma obbediente, si lascia controllare e maritare, cominciando
a coltivare un odio che ben presto la porterà a intraprendere strade
discutibili e scelte ardite. Perché il suo essere trattata alla
stregua di un uccellino in gabbia non si confà al suo spirito
ribelle e indipendente. Ma nel periodo che vedrà la ragazza
sbocciare e diventare sempre più bella e suadente ci sarà suo
marito. L'uomo che lei non vuole, che ripudia con tutta se stessa.
L'uomo che, nonostante tutto, riesce a farle palpitare il cuore senza
che neanche se ne renda conto.
Jessica Ravera si inerpica lungo le vie
tortuose di questo romance storico, per nulla banale e ben costruito,
con la semplicità che tanto viene apprezzata nei romanzi noti alle
fruitrici degli Harmony. La situazione storica è dettagliata, tanto
che vien quasi voglia di fare un tuffo nei libri di scuola alla
ricerca delle terre e della loro tumultuosa storia bellica, e i
personaggi ben caratterizzati. Fin dal principio si mescolano
emozioni contrastanti nel cuore del lettore, alle prese con i ricordi
scottanti di Freya e delle costrizioni di cui è stata fatta oggetto.
Si avverte chiara una forte ostilità verso la figura femminile, come
se l'autrice volesse denunciare con mano e voce ferma il
comportamento vile e viscido delle matriarche dell'epoca. Molto
spesso, infatti, erano loro a prendere le decisioni più importanti,
specialmente nei riguardi della prole femminile, buona per acquisire
prestigio e nulla altro. L'uomo, tranne pochi casi, invece ha un
ruolo decisamente positivo. Non solo Feran è bellissimo e saggio, in
una maniera quasi sovrannaturale, ma anche il padre di Freya viene
descritto come buono d'animo e gioviale di carattere. Nell'età della
fanciullezza, poi, anche suo fratello e il suo migliore amico, di cui
la ragazza è innamorata, conservano un'aura di grande positività.
Tale aspetto verrà perduto col tempo, quasi come se l'autrice
desiderasse trasmettere il concetto che la maturità e la conoscenza
del male siano in grado di corrompere gli animi più nobili, forse
avvezzi per naturale patrimonio genetico a essere inclini alla
malvagità e alla pazzia. Freya è l'unico personaggio, in tutta
questa storia, in grado di maturare e che ha la possibilità di farlo
senza troppe conseguenze. È una donna che ha sofferto, strappata
alla sua terra natìa e costretta ad amare un uomo che vede per la
prima volta il giorno delle sue nozze. Fortuna vuole che, al suo
cospetto, non compaia il perfido re Maven, bensì un uomo di rigore,
di grande saggezza e pazienza, che sa padroneggiare le armi con
cognizione di causa, senza lasciare che siano i sentimenti a
governare il suo braccio saldo. Questo è l'aspetto che le lettrici
di romanzi rosa amano e che, in fondo, ricercano in ogni storia che
leggono. Jessica centra il punto e lo fa in maniera accattivante, ma
anche dolce, avendo la premura e la caparbietà di perfezionare un
racconto passato e pubblicato con una casa editrice che ha purtroppo cessato le sue attività. Un
romanzo breve per sognare che, sicuramente, crescerà di giorno in
giorno nel cuore dell'autrice, la quale si dimostra perfettamente in
grado di far rivivere le personalità dei personaggi de La Sposa del
Guerriero in storie future, magari ancora più grandiose. Facendo
sognare ancora.
venerdì 25 luglio 2014
Prima dell'alba di Luce Loi
Gli uomini sanno essere davvero
meschini. Ti lasciano e cercano anche di farti credere che la colpa
sia la tua. Francesco è così. Ha lasciato Viola, infatuato della
nuova fiammante ragazza apparsa nel suo universo, asserendo quanto
lei, in ogni caso, non fosse stata una grande amante negli anni della
loro unione. Con la sua taglia 46 non ci vuole poi tanto, sommando
questi presupposti, a fare in modo che la ragazza in questione non
creda più di essere piacente o sexy. Inoltre ha mille pensieri per
la testa, uno fra tutti quello di finire l'università. Per fare ciò
è costretta in quel bar dove vede la vita degli altri scorrere,
assieme ai loro amori e storie di vita. Ed è proprio mentre serve al
bar che incontra la coppia che le modificherà il modo di vedere la
vita. Mediante una notte sola. La coppia è formata da Blandine e
Roberto, ma Viola non ha occhi che per l'uomo, pur tenendosi a
distanza. È fidanzato, è stupendo e lei non è proprio la Venere
del Botticelli. Eppure il brivido intercorso nel momento in cui i
loro occhi si incrociano fa vacillare qualsiasi certezza, creando un
accelerazione del cuore di Viola come se non avesse mai provato amore
per nessuno.
Torna Luce Loi per la collana Senza
Sfumature e lo fa con una storia di tutto rispetto. Un vero e proprio
viaggio onirico, il suo, dove la donna ingenua cede immediatamente
alla lusinga del corteggiamento rude. Nessuno, nella vita reale e di
questi tempi, accetterebbe mai un invito in una camera d'albergo da
un uomo appena conosciuto. Nella vita reale. Ma nei sogni è tutto
diverso. Nei nostri sogni il principe azzurro si materializza proprio
in questo modo e a cosa serve scrivere se non per idealizzare
pensieri nati per caso nella mente? Specialmente nel mondo erotico
l'immaginazione è tutto e Luce Loi prova che i voli pindarici di una
mente fervida possono creare scenari probabili nonostante nessuno
abbia il coraggio, poi, di attuarli nella realtà. Durante il sogno a
occhi aperti della Loi la lettrice si immedesima perfettamente con la
protagonista, che non è la solita bellissima ragazza dal fisico
asciutto e capelli fluenti. Viola è una ragazza normale, dal fisico
nella media con una tranquillissima taglia 46 che le consente di
essere bella nella sua semplicità. La titubanza a ricevere le
attenzioni da un uomo che reputa magnifico è la stessa che prova
qualunque donna immersa nelle proprie insicurezze naturali. L'essere
femminile, salvo rari casi, nasce e cresce con determinati complessi
inesistenti che, però, la fanno dubitare di sé stessa e del suo
modo di vivere e amare. Complici le bocche larghe di alcuni uomini
incapaci di guardare al proprio orto anziché rovistare nell'altrui,
queste donne solitamente perdono fiducia in sé stesse, nelle proprie
qualità e nella loro carica seduttiva. Avviene, però, alcune volte
che un anima dal cuore puro, indifferente all'apparenza ma attenta
alla sostanza e ai particolari che rendono davvero bello un essere
affine, riesca a far emergere di quelle donne l'aspetto più
significativo e importante, rivelando loro e agli altri la bellezza
di cui invece sono padrone. Ed è proprio questo il processo che si
attua durante l'incontro tra Viola e Roberto. Assieme alla ricerca
del piacere lungo una notte intera, in lussi che neanche ha mai
immaginato esistessero, la ragazza vive un sogno atto a rivelarle
quanto di sé non è stata in grado di carpire fino a quel momento.
In questo modo la bellezza non solo estetica emerge naturalmente
senza forzature, accrescendo una sicurezza scemata e quasi perduta.
Il linguaggio della Loi è diritto,
lineare, privo di artefici inutili. I dialoghi, pochi ma ben
strutturati, rendono il racconto estremamente godibile e le scene
erotiche hanno un impatto potente nella mente, capaci di mostrare e
nel contempo emozionare, come un erotico dovrebbe sempre fare.
Consigliata la lettura, Prima dell'alba non può mancare nella vostra
collezione di ebook!
sabato 19 luglio 2014
Sognando una stella di Ellah K. Drake
La maledizione degli occhi azzurri.
Sembra il titolo di un cartone animato demenziale eppure è ciò che
perseguita Angelica. Che ci si creda oppure no, chiunque abbia gli
occhi azzurri è destinato a far soffrire o ad abbandonare la
ragazza, anche, forse, senza volerlo. Destinato... Diciamo che
Angelica ha talmente timore di questa sorta di maledizione che
allontana senza colpo ferire chiunque abbia questo particolare colore
impresso nelle iridi. Chiunque tranne James.
James, l'amico.
James, l'attore.
James, il fico assurdo che abita con
lei e che, assolutamente, non è l'uomo che le fa battere il cuore
come se avesse un leone ruggente in gabbia. Angelica non ama James.
Per nulla.
James è troppo bello, troppo famoso,
troppo scozzese, troppo... Troppo tutto, insomma, e una sfigata come
lei non deve neanche lontanamente sognarsi di amare un tipo come lui.
Nonostante le attenzioni che James le presta, l'appartamento
fichissimo in cui abitano e che lui, fortemente, ha voluto che lei
arredasse; nonostante, poi, il bacio.
Eh si, il bacio...
Dio, che bacio! Uno di quelli che ti
rimescolano tutta, che ti colpiscono al cuore, che non ti lasciano
stare con le mani ferme... E che valgono un bel cazzottone in faccia
se non si è il ragazzo o l'ex-appena-lasciato Insomma, Angie non
ama e non può amare James.
Ma questo James lo sa?
Arriva nei nostri e-reader il romanzo
di Ellah K. Drake, pseudonimo di un'autrice dal passato letterario
estremamente congruo, come si evince anche dalla sua biografia. Dallo
stile estremamente godibile, di un gusto semplice ma non per questo
da sottovalutare, Sognando una stella è IL chick lit. Divertente,
spumeggiante, ironico quanto basta, questo romanzo cattura e chiede a
gran voce di esser letto. Non sappiamo bene come accade, in questi
casi, ma avviene che uno scrittore abbia la capacità insita di
inserire un piccolo ingrediente segreto all'interno della storia
narrata in grado di rendere la sua opera impossibile da abbandonare
fino al termine della sua lettura. E quando ciò avviene, la cosa è
chiara fin dalle prime pagine. Ellah sa di possedere le arti per
compiere questo speciale incantesimo e ne fa uso, perfettamente
cosciente di potersi permettere, quindi, una trilogia tenendo
l'attenzione alta e non rischiando che qualche lettore si perda per
strada. Come potrebbe accadere, d'altronde? Sognando una stella
possiede tutto. La storia d'amore quasi impossibile, la protagonista
divertente, irriverente, talmente bella nell'animo da esser vista
stupenda anche al di fuori, nonostante ella stessa non si percepisca
come tale. Numerosi gli omaggi che l'autrice fa verso i suoi idoli
cinematografici, spassosi i nomi che sceglie per far comprendere chi
essi siano nella realtà, come divertenti sono, molte volte, i
dialoghi mai banali con i quali l'autrice riesce a intessere la trama
di una storia per nulla scontata. Passando per particolari che
profumano di “Il matrimonio del mio miglior amico” Ellah K. Drake
conduce, come si trattasse di un vero e proprio film, la narrazione
tenendo l'attenzione sempre alta. Non distogliendo gli occhi da
particolari che si teme siano dimenticati, occupa spazi altrimenti
vuoti e costruisce i suoi personaggi donando a ciascuno una propria
identità non lasciando, quindi, mai nessuno a far da contorno alla
pietanza principale. La storia d'amore è struggente, sospirata
quanto piace, e i due punti di vista presenti nell'opera la esaltano
conferendo a Sognando una stella anche l'originalità di mostrare
quanto un uomo possa soffrire per amore. Il tema principale è la
ricerca del proprio essere, nella propria individualità, fuggendo
l'insicurezza propria dell'età adolescenziale, la qual cosa si
evince anche dall'illibatezza della protagonista. Vi è poi il sogno,
quello vero e che unisce tutti gli autori di romanzi, che è il
diventare famosi, essendo conosciuti e venendo osannati per il
proprio lavoro, ottenendo addirittura la trasposizione
cinematografica della propria opera. Tutti gli scrittori, mentre
idealizzano il proprio romanzo, immaginano i propri personaggi, le
scene e i colori. Persino le musiche, talvolta, rientrano in tale
viaggio onirico, rendendo il sogno quasi reale, quasi possibile.
Ellah svela come e cosa accadrebbe se tutto ciò divenisse realtà.
Ma non sono questi gli unici punti a favore dell'opera della Drake.
Il rapporto familiare, le incomprensioni che possono influenzare
un'intera vita, l'importanza del dialogo, il saper esternare i propri
sentimenti nonostante la paura e il timore di non venir corrisposti
sono solo alcuni. Il saper osare, poi, sfidando la sorte e mettendo
in discussione tutto il proprio mondo al fine di tentare di ottenere
la meta del desiderio è un punto fondamentale del romanzo,
particolare sul quale si incentra tutta la storia. James è un
aspirante attore, mentre Angelica è limitata in un limbo disseminato
da insicurezze, sfortune che ella stessa ricerca, quasi, perché
incapace di affrontare la propria vita di petto e quindi di
comprendere, davvero, il suo posto nel mondo e nel cuore di chi ama.
Un chick lit, insomma, ma anche un manuale ironico, quello della
Ellah, capace di incoraggiare uno spirito ancora racchiuso nel
proprio bozzolo in attesa di una spinta che lo renda crisalide. Il
primo di una trilogia, di cui il secondo volume già è disponibile,
Sognando una stella è un romanzo da leggere, condividere e
diffondere.
lunedì 12 maggio 2014
La Giustizia del sangue di Barbara Risoli
Vi è una giustizia nel sangue con il
quale si nasce? In epoca moderna forse non più, ma certamente
esisteva durante la Francia rivoluzionaria, la Francia del terrore e
dell'orrore, dove lo schiavo divenne padrone a suon di omicidi e vili
azioni depravate di bestie mascherate da giustizieri. I nobili, ormai
messi alla gogna da una sete di perverso senso di libertà, furono
banditi proprio per via del liquido blu che scorreva nelle loro vene,
viscoso come lo erano state le loro follie lussuose colpevoli, data
l'ostentazione, di aver condotto il popolo ignorante al terrore che
sfociò nella ben nota lama della ghigliottina. La furia omicida di
anni poveri trovò il suo culmine nei primi anni '90. Anni nei quali
furono condannati e giustiziati i reali di corte, coloro i quali si
erano macchiati di ignavia e sfrontata leggerezza davanti ai reali
bisogni di un volgo ignorante e facile preda di contagi ideologici e
superiorità oratoria. E fu in questo clima che Eufrasia e Venanzio
si mossero, al fine di trarre in salvo l'erede al trono, poco meno
che un bambino, dalla crudeltà propria del popolo assetato di
perfidia e riscatto. Luigi Capeto, o Carlo, erede bimbo di otto anni,
strappato all'amore materno, assieme alla sorella, e costretto a
subire le perversioni di sadici maniaci mascherati da promulgatori di
leggi giuste ed eque. Libertà, fraternità e uguaglianza sarebbero
state, pochi anni dopo, le tre parole fondamentali derivanti da una
rivoluzione scaduta nel fango di un sangue versato a fiumi, ma nulla
di quei motti fu ravvisabile nel 1793; fu in quell'anno che Eufrasia
comprese la vita oltre il lutto di un duplice aborto mai superato e
fu in quello stesso anno che Venanzio decise di donare la propria
vita in favore dell'unica donna in grado di suscitare in lui un
sentimento di profondo amore e rispetto.
Tornano gli eroi neri e crudi del
Veleno del cuore, tornano Eufrasia Des Fleuves e Venanzio Sauvage in
quello che ha tutta l'aria di essere un romanzo storico che di
romanzo sembra non aver nulla. Perfettamente intessuta nelle trame
realmente cucite dal tempo, l'opera di Barbara Risoli si innalza sul
primo capitolo della saga per stile, linguaggio e assoluta aderenza
ai fatti. Più volte, durante la lettura, ci si chiede quanto sia
stato inventato dall'autrice e quanto sia stato, invece, creato dalla
fantasia perversa e meschina dell'uomo reale. Il bimbo erede morì
oppure fuggì alla perversione del vecchio schiavo popolano? Le
guardie reali si ribellarono alla rivoluzione, tentando modi e
sotterfugi per salvare il salvabile, oppure furono essi stessi parte
integrante della follia che imperversò per le strade parigine degli
anni bui della rivoluzione? Eufrasia e Venanzio esistettero davvero
oppure sono mera fantasia per donare una sorta di aura romantica a
ciò che la storia dipinge come atroce e insensato? Come ne La Stella
d'Oro, la Risoli riesce a sconvolgere le certezze storiche del
lettore, tramite una bravura davvero fuori dagli schemi, scuotendo
nervi fino ad allora coperti dagli studi adolescenziali atti a
produrre un velo di conoscenza labile e confusa. Lo stile sempre
fedele a sé stesso, seppur leggermente differente tramite qualche
piccolo accorgimento capace di migliorare qualcosa di apparentemente
perfetto già nelle prime battute, l'autrice dona linfa nuova a una
storia eviscerata da altri autori, ma mai con la stessa passione e
cura. Scrutando, ancora una volta, l'animo umano e le relazioni
interpersonali di una famiglia o di un gruppo sociale nel quale
dinamiche ideologiche vanno per forza incontrandosi e scontrandosi,
la Risoli intesse una trama capace di avvolgere il lettore come una
serpe avvinta alla propria vittima. Come nel Veleno del cuore, anche
nella Giustizia del sangue la scrittrice indaga e sottolinea
l'importanza del dialogo e nel secondo capitolo più che mai.
Eufrasia non è più figlia, infatti, bensì moglie e madre, seppur
negata da un Dio assente che, ricordiamolo, ricorre sempre nelle
opere della Risoli quasi a voler sottointendere un libero arbitrio
obbligato dall'ignavia di un Signore al quale dare rispetto per la
vita donata. Se nel primo capitolo della saga, quindi, ricorreva
l'importanza del confronto tra genitore e figlio al fine di educare,
prevenire colpi di testa dati da un'immaturità celata dietro alla
ribellione dell'adolescenza e della giovinezza, nel secondo
appuntamento di tale duologia il concetto fondamentale è preservare
l'amore che ha unito due persone affini in carattere ed eventi.
Troppo spesso, maggiormente in epoca moderna, i matrimoni subiscono
fallimenti clamorosi proprio a causa di orgoglio, convinzioni errate
e mai fugate, dolori inespressi e coadiuvati da una sorta di
indifferenza data, forse, dall'incapacità di sostenere lacrime e
sofferenze altrui. La centralità di un unione dovrebbe essere
composta, appunto, dalla sapienza nell'accettare le debolezze nella
coppia, facendole proprie, assumendosene le responsabilità e gli
oneri che un matrimonio impone. Troppo spesso la pigrizia di indagare
oltre il superficiale, o il terrore di trovare qualcosa che va al di
là della propria comprensione, causa delle fratture che col tempo
divengono insormontabili e prive di risoluzione. Ed è questo che,
neanche troppo velatamente, sostiene la Risoli tramite la coppia
Eufrasia-Venanzio. Ma vi è anche l'aspetto contrario, nel romanzo,
ed è la fiducia che si può venire a instaurare tra due persone
seppur legate da un sentimento nuovo, precoce e privo dell'esperienza
data da una conoscenza reiterata nel tempo. Nella coppia
Xavier-Lisette, infatti, si assiste alla partenza dell'uomo e alla
condiscendenza della donna, uniti da un filo conduttore che è
profondo affetto nonché profonda maturità nel fidarsi l'uno
dell'altro, affidando al fato la vita di entrambi perché consci di
non aver potere su tale aspetto. Dura è la denuncia, invece, che
l'autrice muove nei confronti degli uomini deboli, incapaci di
provvedere alla propria fortuna se non imbeccati dagli eventi e dalla
forza caratteriale altrui. Aldo, così come il nobile Saux, sono
personaggi sconfitti, moralmente inutili, nonostante il primo
dimostri una certa furbizia, a volte, comunque mal gestita per
pigrizia o incapacità. La maternità perduta, infine, svela parte
dell'animo femminile che, per quanto forte e indipendente, può
subire freni e arresti bruschi perché dolore latente che graffia il
cuore quasi attentasse alla vita stessa. Contrapposta a questo
sentimento, però, vi è anche la capacità della donna di saper
donare il medesimo amore, seppur in maniera differente, ad altre
persone, altri bambini, altri innocenti, dimostrando come l'istinto
materno possa prevalere sulle parole e le convinzioni di una vita.
Insomma, l'ultimo capitolo della saga francese della Risoli è
un'esplosione, fuochi d'artificio che illuminano un cielo buio,
quello dell'editoria, tentando di far luce sui grandi talenti
nostrani che ancora non sono stati portati in alto dalla meritocrazia
che agognano e a cui speriamo tutti. Prima o poi accadrà...
giovedì 8 maggio 2014
Il Veleno del cuore di Barbara Risoli
Sposa del suo amato. Eufrasia freme,
nel suo vestito bianco vaporoso, arrossisce e incede lungo la navata.
Finalmente il coronamento di un sogno, finalmente l'amore dell'uomo
che ha desiderato, agognato dal profondo fin dal primo istante,
combattendo e lottando, come un puma attaccato alla propria preda.
Gli occhi neri, come il felino, la donna è pronta al passo ultimo di
una guerra d'amore contro suo padre, unico ostacolo al suo sogno.
Specchia il suo sentimento negli occhi di Aldo, soldato umile
dell'esercito francese, colui che le ha rubato il cuore, che le ha
catturato l'anima, e ciò che sente è... Solo rancore, tacito
fastidio e profondo astio. Non sente più nessun amore per lui. Lì
davanti a tutti, davanti al parroco, alla sua famiglia, agli
invitati, Eufrasia dichiara il suo diniego a un'unione voluta, forse,
solo per l'ottenimento del rispetto da parte di un padre rude, severo
e autoritario. Colui che aveva sempre disprezzato la sua unione.
Forse se Aldo avesse combattuto per la loro relazione, come aveva del
resto fatto lei durante tutto quel tempo, invece di limitarsi ad
accettare lo sforzo altrui prendendo a piene mani una felicità
piovuta dal cielo ma mai guadagnata... Eufrasia scappa, gettando
disonore sulla casata di appartenenza, generando la rabbia improvvisa
del genitore, cavalcando alla disperata ricerca di una soluzione al
vuoto che sente forte lacerarle le viscere e stillare lacrime amare.
E Venanzio la attende. Oh si, Venanzio sembra sapere esattamente dove
trovarla, come prenderla, in quale maniera concupirla. E lo farà,
anche con un nuovo nome, anche con una rinnovata identità. Perché
Venanzio Sauvage è un assassino, è un ladro, ma è anche colui che
riuscirà a scalfire la corazza di pietra che Eufrasia costruirà,
come una maschera sul suo volto, pur di non soccombere alla tristezza
e al fato.
Francia 1788, primo periodo di
instabilità, formazione del Terzo Stato, assurgere della borghesia a
una sorta di potere che porterà, successivamente, alla rivoluzione
che tutto modificherà del paese nostro cugino. Francia tumultuosa,
dove ognuno inizia a guardare ai propri interessi, in cui i prezzi
dei beni di prima necessità iniziano ad aumentare in favore di una
regalità ottusa e negligente. La nobiltà inizia a subire i primi
cedimenti davanti alla ragione di Stato, conscia, forse,
dell'imminente catastrofe che troverà il suo culmine nell'anno del
79.
Francia rivoluzionaria.
La Francia di Risoli Barbara. Non
esiste, un'autrice più corretta di questa, a mio avviso, per
descrivere un periodo storico dal quale ella stessa sembra esser
appena uscita. Con la grazia del linguaggio che la contraddistingue e
la maestria nell'intessere trame fitte dall'imprevedibile epilogo,
torna la scrittrice dell'Onda Scarlatta e della Stella d'Oro con una
duologia ricca di sentimento e pieno coinvolgimento emotivo. Come in
passato, anche ora la Risoli riesce a emozionare, catturare, vincere
titubanze e scalfire cuori duri come pietre. Sciogliendo nodi storici
perduti in favore dei finali che ben tutti conosciamo, la Risoli si
addentra nei suoi regni perfettamente padrona di ogni angolo delle
città di cui narra, cucendo trame talmente reali da riuscire a
instillare dubbi di veridicità. Con un suo stile ben delineato, mai
differente e per questo simile a una sorta di impronta digitale che
dichiara l'autenticità come un marchio di fabbrica, l'autrice narra
di amore, passione, alterigia e sotterfugi propri di secoli passati
che potrebbero benissimo essere moderni e contemporanei. I rapporti
familiari astiosi, ma dai legami indissolubili del sangue e del
cuore; gli amori sbocciati improvvisamente, senza rigore o
significato apparenti, talmente giusti da destare scalpore nelle
altrui menti... Questi sono soltanto alcuni dei temi ricorrenti tra
le pagine descritte dalla Risoli nei suoi romanzi che, seppur in
maniera differente, tenta sempre, riuscendoci, di gettare acqua su un
fuoco di sentimenti che sovente divampa laddove non si trova dialogo
alcuno tra le parti. Quanto astio e incomprensione ha generato, nel
tempo, il mancato confronto tra conoscenti, parenti o familiari?
Quanti quei rapporti distrutti in favore di uno stupido orgoglio atto
a proteggere una parte che l'uomo troppo spesso considera
intoccabile, ovvero il proprio intimo fragile e incantato? E cosa può
creare la sofferenza dell'oscuro, del non sapere, l'ignoranza di un
sentimento agognato e mai sperimentato? Magari, poi, per paura di
un'ulteriore sofferenza. Magari per mero pudore o vile
accondiscendenza. Ora molti fatti narrati tra le pagine del Veleno
del cuore risultano anacronistici. Non vi sono più genitori che, per
via di un possibile disonore, decidono di sacrificare la felicità e
la libertà del proprio figlio. Non rinchiudendo questi, comunque, in
un convento votandolo a una vita di castità e santità non voluta.
Ma riflettendo bene, nonostante le dinamiche nettamente differenti
nel tempo, i risultati non sono poi così tanto differenti. Infatti
troppo spesso, ancora, si sentono storie di giovani suicidi per paura
e codardia nell'accettare un rimprovero, una punizione o
semplicemente uno sguardo che potrebbe sottolineare una delusione
cocente. È questo forse, al di là di tutto il resto, il messaggio
puro che la Risoli lancia tramite la sua prima opera: il dialogo. Non
vi è ostacolo più grande per il raggiungimento della felicità
nell'unica vita che ci è concesso vivere se non la mancanza di
contatto con il prossimo. Le paure di un confronto possono essere
molteplici, ma l'importanza di instaurare un rapporto sincero, seppur
duro, con i propri figli serve proprio a non imbattersi in situazioni
dal finale tragico e incontrovertibile. Se devo esser sincera ciò
che adoro dei romanzi di Barbara è proprio la voglia di trasmettere
concetti profondi attraverso quelle che sembrano semplici storie di
amori storici, comunque perfettamente descritti e narrati. Lasciatemi
dire, infatti, che Venanzio non disattende affatto le aspettative,
conoscendo i canoni amati dall'autrice, così come fanno la loro
figura i personaggi maschili secondari. Come nell'Onda ricorre la
figura del lavoratore che, pur non avendo la perfezione intrinseca,
guadagna la propria fortuna tramite il sudore della fronte. Vi è poi
la figura del padre autoritario, che pur non trovando da subito
l'empatia con il lettore, si svela per l'essere umano che in fondo è,
con i propri sentimenti celati e le proprie fragilità degne di un
genitore catturato e avvinto dalla quotidianità a discapito del
valore più alto della famiglia, che comunque è sempre pronto a
recuperare nei momenti di maggior sconforto. Le donne, come sempre
nei romanzi della Risoli, poi, danno il senso della forza d'animo,
dell'indipendenza e dell'assoluta capacità di riuscita nei momenti
bui della propria vita senza il bisogno necessario di terzi per il
raggiungimento della propria felicità. L'uomo, per le donne della
Risoli, è semplicemente l'arricchimento della vita, il particolare
necessario alla felicità perfetta, ma non il mezzo per il quale
questa viene ottenuta. La fortuna la si costruisce con le proprie
mani, che si tratti di uomo o donna, indistintamente. Plaudendo
un'ulteriore volta alla bravura di un'autrice a mio avviso degna
delle luci della ribalta, mi appresto a leggere il secondo volume
della duologia che conclude le vicende di Eufrasia e Venanzio,
augurandomi che nel frattempo qualche casa editrice scopra davvero
chi è Risoli Barbara. Un'autrice italiana destinata agli scaffali
delle librerie e non agli e-book autoprodotti su Amazon.
lunedì 28 aprile 2014
Finché suocera non ci separi (Cara, ti odio!) di Corinne Savarese
Annabella è stata debellata. La sua
egemonia distrutta, infranta, persa in mille pezzi dissolti
nell'aria, come le ceneri del nemico. Finalmente Daphne e Andrea,
sposi, si lasciano andare ai bagordi del viaggio di nozze, alle
bellezze della vita di coppia, alla fantasticheria derivante
dall'esaltazione del momento. È tutto un tripudio di ricchi premi e
cotillons, al ritorno in casa: la loro casa. Andrea, galvanizzato dal
ritorno, Daphne distrutta dal viaggio; i due si abbandonano sul
letto, pronti per un riposo. Un unico particolare da sbrigare prima
di lasciarsi andare al meritato ristoro dopo tanto gozzovigliare:
controllare i messaggi in segreteria. Ed è lì che il gelo cala,
paralizzando gli arti di Andrea, forse inconsapevolmente conscio del
dramma che si sta per consumare entro le mura domestiche. Il sipario
cade rovinosamente a terra, travolgendo gli attori coinvolti nella
commedia “Daphne e Andrea, the revenge”. Perché Clarissa e
Giustino stanno per arrivare. Clarissa e Giustino. Due nomi, una
promessa. “Tesoro, amore della mamma, arriveremo per conoscere la
tua sposa!” E sarà come l'agnello di Dio che toglie i peccati del
mondo abbi pietà di noi. E saranno le piaghe d'Egitto senza il caldo
torrido del sole africano. No, niente Africa. Clarissa viene dai
Caraibi con furore, altroché città e governanti. Psicoterapeuta
affermata, con tanto di lacché al seguito, Giustino suo marito, per
l'appunto, Clarissa sarà la suocera che qualsiasi nuora vorrebbe
infilzata stile bambolina voodoo da mille spilli più uno, tanta è
la sua tracotanza nell'essere in ogni dove, in ogni momento. Un dio
sceso in terra. Ma uno di quelli che ti fanno rimpiangere di essere
ancora vivo e di non esserti estinto assieme ai dinosauri durante
l'era glaciale.
Torna Corinne Savarese e tornano i
personaggi di “Cara cognata ti odio!”, ancora più irriverenti,
ancora più stressatamente spassosi. In questa nuova puntata della
saga del momento, la Savarese si spinge oltre la semplice simpatia
dimostrata nel primo libro della famiglia Borghi/Borgia. Strisciando
sottile come una serpe nei meandri di un rapporto difficoltoso, quale
quello tra suocera e nuora, l'autrice testimonia in maniera
puntigliosa, puntuale, ficcante e terribilmente dissacrante quanto il
proprio ego possa emergere ai danni del prossimo. Se in Cara cognata
ti odio Annabella, sorella di Andrea, rappresentava l'ostacolo,
l'elemento di disturbo, disturbata lei per prima da mille conflitti
interni dovuti a un passato non propriamente sereno, in Finché
suocera non ci separi Clarissa rappresenta l'incubo che nessuno
vorrebbe vivere in terra. Rievocando quasi gli scenari apocalittici
di Nightmare, la Savarese descrive in maniera assolutamente perfetta
cosa siano capaci di fare il vizio, la tracotanza e la potenza di un
ego smisurato abituato a ottenere tutto ciò si desideri mediante una
scaltrezza quasi impossibile anche solo di immaginare. Apparentemente
una commedia dell'assurdo, caratterizzata da personaggi astrusi e
poco credibili, Finché suocera non ci separi narra, invece, proprio
la realtà familiare di molti. Si è portati a pensare che alcune
cose accadano soltanto nei film e nei libri, ma indagando in ogni
famiglia è facile rendersi conto quanto, invece, molte volte le
situazioni quotidiane riescano a superare di gran lunga il filo
interminabile della fantasia. La violenza psicologica, quella vera,
non appartiene soltanto ai rapporti uomo-donna, e non è una
prerogativa di vite altrui, lontane dal proprio contesto sociale. La
violenza domestica viene perpetrata in ogni dove, da qualsiasi
persona e in ogni modo possibile. E per assurdo, la figura della
suocera si presta in maniera disarmante a tale ruolo, perché forte
di una posizione privilegiata rispetto alla nuora e al figlio. La
suocera è grande, esperta, potente, colma di amore. Profondamente e
attivamente mossa dalle sole parole “amore” e “aiuto”,
infatti, tale figura può tranquillamente tessere e intrecciare
rapporti, distruggerne di preesistenti, muovendo le fila di vite già
collaudate e serene senza la sua presenza. Costantemente presente, la
suocera può avvalersi del ricatto morale e affettivo nei confronti
dei suoi sottoposti (in questo caso nuora e figlio) uscendo, da ogni
situazione, quale vincitrice indiscussa da una battaglia che lei
stessa ha creato e voluto, perpetrato e concluso, al solo fine di
legittimare un ruolo in decadenza. Complici l'età, l'infrangersi di
una maternità lontana, la dissolvenza di una giovinezza molto spesso
sprecata per via di problemi causati probabilmente proprio da un
predecessore simile a se stessa, la figura ingombrante della suocera
è sfigurata, deformata, quasi fosse il riflesso di uno specchio
nella casa degli orrori. Installandosi in una casa non sua, mediante
scuse plausibili e prive di possibili recriminazioni altrui, la
suocera entra e si insinua nel rapporto di coppia, corrodendolo
dall'interno, gettando le basi per un disastro preannunciato. La
Savarese, in questo frangente, pur mantenendo lo stile frizzate del
primo libro, dimostra una maturità superiore nel suo riuscire a
spiegare, con voce chiara e mai tentennante, le dinamiche proprie di
una violenza che troppo spesso viene consumata all'interno di
moltissime famiglie. Anche in questo caso, nonostante il lettore sia
portato all'esasperazione, agognando una fine lenta e dolorosa nei
confronti dell'aguzzino, l'autrice dimostra come la superiorità del
perdono riesca a salvare una situazione disastrata e priva di
apparente risoluzione. Il perdono è ciò che distingue la tracotanza
dall'intelligenza. Il perdono è lo strumento che eleva l'essere
umano vicino al divino, allontanandolo di netto dall'oscurità del
meschino. Il perdono è ciò che permette la vera introspezione del
prossimo e, in primo luogo, di se stessi, riuscendo a sanare vuoti
incolmabili. Molto spesso rappresenta forse un cedimento, ma la
comprensione è di gran lunga ciò che differenzia l'animale
dall'essere pensante che cammina sulla terra anziché strisciare. Non
tutti posseggono le facoltà elettive capaci e necessarie alla
convivenza tra caratteri diametralmente opposti e ben distinti. Ma,
come avviene in una coppia, il compromesso per una sana e pacifica
unione è rigoroso e decisivo e molto spesso deve giungere
dall'elemento più lungimirante e saggio, non necessariamente più
debole. Nella concezione moderna di uomo, si è portati a pensare che
l'elemento più forte sia in grado di vincere ogni battaglia e che
qualsiasi forma di furbizia sia la chiave intrinseca alla vittoria.
Ma cos'è, in fondo la vittoria? Il poter legittimare un sopruso? Il
poter disporre a proprio piacimento della mente di un altro? Oppure
il saper convivere e sorridere assieme agli altri, forti di ciò che
proprio Dio ha insegnato mediante le sue parole? Quante persone, in
società, cercano di passare per santi andando in chiesa ogni
domenica, macchiandosi poi di delitti o soprusi atroci e deliranti?
Senza riempirsi la bocca di inutili paroloni atti solo a dimostrare
una bigottagine anacronistica e per nulla costruttiva, la Savarese
dimostra come la bontà di un animo puro riesca a squarciare il buio
rappresentato da un dolore divenuto nel tempo cattiveria. L'autrice,
pur facendo ridere fino alle lacrime, quindi, riesce a trasmettere la
voglia di riflessione, l'istinto a elevarsi, l'importanza di una
bontà mai priva di onore e gloria. Al di là, comunque, della
riflessione intrinseca e dell'aspetto intimistico del romanzo, finché
suocera non ci separi è il degno seguito del suo predecessore. I
personaggi si susseguono in spassosi quadretti, facendo indignare,
infuriare, sbellicare dalle risate, quasi desiderando di avere il
potere di penetrare tra le pagine e poter modificare alcune scene
davvero esasperanti per quanto reali. Mediante questo romanzo si
torna, in un certo senso, a quelle commedie delle corti reali antiche
in cui il pubblico era portato a interagire con gli attori,
incitandoli ad agire in maniere differenti, additando il cattivo di
turno, puntando il pollice verso con tanto di “buuuh” a far da
cornice. Corinne Savarese convince, di nuovo, confermando di quanto
talento sia colma. Decisamente sprecata nel self publish, spero
vivamente in un suo possibile contatto futuro da parte di scout di
case editrici grandi, com'è già accaduto per altri talentuosi suoi
predecessori. Il chick lit italiano ha una nuova stella, degna di
brillare come una supernova nei cieli dell'editoria nazionale. E
questa cometa fissa pronta a solcare tali cieli è Corinne Savarese e
il suo Finché suocera non ci separi.
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