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venerdì 5 febbraio 2016

Sexy Bomb all'Oberjack

Al buio dell’abitacolo, le luci dei fari che intervallavano l’oscurità, si portò una nocca alle labbra, osservando la strada sdrucciolevole fuori dal finestrino. Il tassista era stato clemente, scegliendo di non sostenere alcuna conversazione priva di senso. Non era un gran chiacchierone, almeno finché non entrava in pista. Ma lì erano solo i corpi a doversi esprimere, non certo le menti. Che di brillanti non sempre se ne trovavano, oltretutto. 
La pioggia cadeva fitta, quella sera, ma a lui non importava sul serio, non quanto aveva dato a intendere a Jack prima di uscire. Billy, che adorava il vicino, non aveva fatto altro che guaire guardandolo passeggiare oltre la siepe e l’attenzione del vecchio non era stata così difficile da catturare. Quell’ammasso di pulci adorava lo strambo soldato claudicante che abitava poco distante da loro e Dre proprio non capiva come mai e quando, soprattutto, fosse nato l’amore viscerale che li legava. Si mordicchiò la pelle morbida del dito, ascoltando distrattamente una canzone jazz in filodiffusione tramite le casse posteriori. Cristo, odiava il jazz! A dire il vero odiava anche i taxi, ma non aveva potuto fare a meno di chiamarne uno, quando aveva appurato che l’acquazzone non sarebbe cessato a breve. Vestito di nero, dai pantaloni regular fit alla maglia in cotone stretch, aveva tagliato i capelli ancora più corti di come li portava di solito, complice il caldo asfissiante che aveva iniziato ad alitargli sul collo con troppa energia; rovinare la sua mise per un po’ d’acqua gli avrebbe mandato il sangue al cervello, invece del punto in cui ne aveva bisogno per divertirsi. Era sabato sera e non poteva permettersi di perdere un fine settimana per via della pioggia. Seppure quel clima gli stesse comodo come un paio di pantofole in pieno inverno. Eppure non era sempre stato così, c’era stato un tempo in cui aveva adorato la neve, odiando l'acqua dal cielo, ma ormai…
«Arrivati a destinazione. Sono trenta dollari» proruppe l’autista distraendolo. Cristo, trenta bigliettoni per quindici minuti in macchina era un furto! Con il treno avrebbe speso meno della metà…
«Tenga» e scordati il fottuto resto, col cazzo che te lo lascio. Quello sarebbe stato il sottotitolo, se la voce di sua madre non fosse intervenuta prontamente a mettere un freno a quella testa calda che si ritrovava sulle spalle.
 «Calma, Dre, non fare il solito cazzone intransigente e burbero…»
Trenta dollari… Da non crederci! Dre scese dall’auto scuotendo la testa, contento soltanto di sbattere la portiera in faccia a quella musica di merda che ancora gli fischiava nelle orecchie. Si leccò i denti, alzando lo sguardo, mentre la pioggia riprendeva a chiamarlo, sollecita, ricordandogli il perché di quei fottutissimi dollari ormai al semaforo assieme al loro nuovo proprietario.
«Cazzo» sbraitò correndo verso l’entrata dell’Oberjack. Appena giunto sulla soglia, lanciò un’occhiata a Phil che lo lasciò passare senza neanche prestargli attenzione, troppo preso a limitare la folla accalcata contro il suo stomaco prominente. Erano finiti i tempi in cui era stato costretto alla stessa trafila, durata in ogni caso meno di quanto avrebbe scandito i sabato sera dei nuovi frocetti in trasferta dal Quince. Le vacanze al caldo col culo ancora gelido dell’inverno americano… Sorrise, suo malgrado, ripensando al freddo nelle vene che si era portato in valigia quando con Rachel era emigrato a Melbourne, poi si guardò intorno ben deciso a non incupirsi. 


Le luci psichedeliche avevano già iniziato a roteare sul soffitto, mentre la musica prendeva il sopravvento addirittura sui pensieri. Meglio, non avrebbe dovuto riflettere. Era tardi, sicuramente, e il traffico che avevano incontrato sulla strada non aveva giovato a rendere il viaggio più veloce. Trenta dollari… Inspirò l’aria satura di testosterone e allargò i polmoni mentre con la lingua si leccava le labbra per nulla secche, ma pronte. Pronte e frementi. Il sabato sera era per lui una liberazione: il completo stordimento dopo una settimana di finzione. Si inoltrò nella pista, insinuandosi tra i corpi in movimento, dondolando sulle gambe, a tempo con i bassi, strizzando le chiappe di questo o quello. Prese lentamente confidenza con le onde sonore, facendosi aderire addosso la voce del vocalist, gli odori acri, il divertimento e la promiscuità che era parte di lui. Lui era quel dannato posto e quel dannato posto era il suo specchio. 
Sam Sparro prese a martellare nelle case, strisciando sotto pelle con quel tono maschio capace di indurirgli le palle e confondergli i pensieri. E chiuse gli occhi, alzando le braccia e trascinandosi in una danza fatta di corpi e dita. D’un tratto avvertì una lingua tra le labbra e, senza vedere neanche di chi fosse, tirò fuori la sua in un gioco di crescente eccitazione. Poi una mano, calda, vigorosa, gli strinse l’uccello con così tanta forza che aprire gli occhi fu istintivo e automatico. La lingua ancora intenta a stoccare promesse di sesso, osservò gli occhi aperti di quell’energumeno in camicia bianca, e l’uccello gli si fece ancora più duro, marmo nei pantaloni ormai troppo stretti. Capelli corti e neri, occhi chiari, di colore indefinito, collo taurino e fisico possente... Fattibile. 
Il crescendo della musica assecondò quella che in breve divenne una sega al di sopra della stoffa, finché Dre, incontenibile, ringhiò mordendo le labbra dello sconosciuto, afferrandogli il culo con una mano e spingendosi quello che sperava essere un cazzo enorme contro il bacino. Prese a ondeggiare, strofinandosi contro la coscia dello sconosciuto che non faceva altro che infilargli la lingua nel timpano, scendendo sul collo, succhiandogli avido il pomo d’adamo e risalendo lungo il mento.

«Te lo succhio» gli disse a un tratto nell’orecchio, la canzone alle ultime battute su un cazzo ormai gonfio. Senza dire una parola, Dre lo prese per mano e, sgomitando per aprirsi un varco in quell’intrico di corpi e lingue, si incamminò verso i bagni. Non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di esservi entrato perché, l’uccello già fuori dalle mutande, la lingua dell’uomo gli si avviluppò intorno alla cappella restituendogli una scarica di adrenalina che si irradiò per tutto il corpo, persino nelle dita. Prendere per i capelli quel tipo facendolo affondare tra i suoi peli, spingendogli in gola la sua erezione fino a sentirlo mugolare d’approvazione, fu il minimo che riuscì a fare prima di venirgli in bocca con un rantolo sommesso. Ansimante, la musica della pista talmente potente da battere contro la porta chiusa, Dre guardò il soffitto, sorridendo. Era solo l’inizio ed era cominciato col botto. 

giovedì 3 dicembre 2015

La doccia

Girò la chiave nella toppa ed entrò fischiando sonoramente.
«Billy?! Hai finito di ronfare come un orso?» gridò allegramente chiudendosi la porta alle spalle. L'odore penetrante del nuovo profumatore alla vaniglia lo investì subito, nauseandolo. Chi cazzo glielo aveva fatto fare di comprare quell'affare disgustoso? Non avrebbe dovuto "profumare l'ambiente in maniera delicata e davvero gradevole, signore, vedrà... mi ringrazierà!"?
«Un cazzo» borbottò sfilandosi la giacca «fa uno schifo immondo. Vaniglia... Che cazzo mi è saltato in mente? L'ho sempre odiata, io...»
Si voltò e appese il soprabito alla gruccia in ferro battuto appesa al muro, quindi si tolse le scarpe mantenendo l'equilibro con una mano saldamente ancorata alla credenza dell'ingresso.
«Palla di pelo? Dove sei, scroccone?» chiamò di nuovo voltandosi verso la sala. «Solo io ho un cane che non gliene fotte un cazzo del padrone. "Carino, mi fa sempre le feste quando torno"» parafrasò in falsetto camminando verso la cucina «e io invece ho un sacco di pulci sociopatico. Ehi» disse fermandosi davanti alla cesta enorme quanto il suo cane, sotto le scale «ce l'ho con te. Almeno potresti degnarti di alzare la testa» continuò piegandosi sulle ginocchia. Billy aprì un occhio, mugolando appena, quindi si alzò sulle zampe, si scrollò energicamente in un trionfo di peli bianchi, poi sbadigliò pigramente.
«Ecco, sì, mi raccomando: manda quei cazzo di peli ovunque» lo apostrofò protraendo una mano per accarezzarlo «che poi c'è la serva, qui, che pulisce tutto... Cristo, che palle» aggiunse dandosi del coglione. Sua madre gli aveva fatto una testa così, quando era piccolo, sui commenti sessisti, ma a lui non entrava proprio in testa quell'argomento. Non lo faceva per cattiveria, era istintivo.
«Ma guarda tu se devo farmi tutte queste seghe mentali per una stronzata del genere» mormorò continuando ad accarezzare bonariamente il suo compagno con un sorriso mesto sulle labbra. Era stato un vero dramma trasportare Billy da Alberta a Melbourne, ma neanche i suoi occhioni tristi avevano potuto niente sulla decisione di andarsene via da quella casa. Tutto, lì, urlava dolore.
Si leccò le labbra, allargando le narici, e inspirò a pieni polmoni con lo sguardo perso nel vuoto. Avrebbe dovuto chiamare Rachel, ma il solo pensiero gli provocava un'ulcera perforante che desiderava evitare con tutte le sue forze. Sua sorella era tanto cara, ma una stronza...
«Avanti» si riscosse dando un'ultima pacca sul groppone di Billy «accendo il camino, mi faccio una doccia e poi mangiamo» concluse alzandosi e portando le mani ai fianchi. «Che dici, stasera bistecca per me e solita scatoletta per te? O vuoi quel pappone schifoso che puzza a tre chilometri di distanza?» chiese al cane osservandolo. Era talmente abituato a trattarlo come un suo pari che non si poneva il problema di sembrare uno stupido. E comunque non era stupido: quel pastore, ormai, era la sua famiglia.


«Ed ecco una nuova puntata dei dialoghi interiori di Dre Walker, signore e signori» proclamò cominciando ad armeggiare con la legna «ma questa volta dovete pagare il biglietto. Oh sì» continuò soffiando sulla scintilla appena avviata «perché mi sono rotto il cazzo di farvi da giullare, o sadico pubblico.» Osservò per un momento il fuoco crepitare nella nicchia di pietra, quindi si slacciò i primi bottoni della camicia e si incamminò verso il bagno. Fece scrosciare l'acqua, saggiandone il calore, via via più intenso, con una mano, quindi si spogliò e osservò il suo profilo davanti allo specchio. Come sempre una gioia per gli occhi.
«Quando ci vuole, ci vuole: sono un figo e me lo dico da solo... Ti credo che gli uomini fanno a gara per scoparmi» disse al proprio riflesso guardandosi su entrambi i lati. Schioccò le labbra e sorrise al suo doppio prima di entrare nella cabina doccia. Chiuse gli occhi appena il lento fluire dell'acqua lo avvolse, quindi inclinò il capo all'indietro e lasciò lo stress scivolare lungo il canale di scolo. Senza neanche averne percezione, portò una mano sul petto, accarezzando piano la pelle tesa, poi scese lungo l'addome fino ad arrivare al membro floscio. Non ci aveva pensato neanche per un attimo, prima di entrare lì dentro, ma ormai c'era... perché non approfittarne? Cominciò a massaggiarsi l'uccello, scegliendo con cura la situazione favorevole tra le innumerevoli fantasie a disposizione. Aveva trombato con così tanti uomini da avere l'imbarazzo della scelta. Mentre il sangue iniziava a fluire nelle vene in tensione, si leccò le labbra lasciandosi andare a un paio di occhi verdi che lo avevano catturato qualche mese prima. E con il cui proprietario aveva scopato alla grande per due ore. Era alto, fisico asciutto, occhi contornati da ciglia nere e folte, tanto che sembrava avesse messo il kajal - e forse era anche così, conoscendo alcuni tipi - capello riccio e moro, conturbante, e labbra da succhiacazzi conclamato. L'uccello iniziò a indurirsi, nella sua mano destra, mentre l'altra giaceva abbandonata lungo i fianchi. Quelle cazzate sul tenere occupato tutto ciò che si aveva a disposizione lo indispettivano. Per una sega erano sufficienti le dita di una mano sola, tutt'al più il palmo, ma l'altra? Cazzo, se stava ferma non succedeva proprio niente. Dischiuse la bocca, lasciando che l'acqua vi scivolasse dentro, accarezzando la lingua e lambendo i denti, mentre l'uomo dagli occhi verdi prendeva posto davanti al suo bacino in attesa che lo riempisse. E lo fece, giocando di polso in maniera un po' più accentuata, penetrandogli quelle labbra carnose e magnifiche e osservandolo succhiare a occhi chiusi tutta la sua lunghezza. Non si era mai potuto lamentare delle sue dimensioni, anche se non erano da record... ma in fondo a che serviva? A niente, appunto.
Gemette, aumentando la velocità e raggiungendo una dimensione parallela di piacere paradisiaco.
«Uhm» mormorò mentre lo sconosciuto leccava la cappella guizzando la lingua da una parte all'altra. Lo stava gustando come piaceva a lui, come avrebbe sempre voluto avvenisse, come...
Venne portandosi un pugno alla bocca, soffocando un rantolo spontaneo, quindi aprì gli occhi sorretto dall'ondata di adrenalina che lo aveva appena investito. Puntini neri e bianchi galleggiavano a mezz'aria ovunque volgesse lo sguardo, e si impose di respirare regolarmente, riportando anche i battiti cardiaci a più miti consigli. Niente di meglio di un cazzo di orgasmo in solitaria... A volte era meglio quello che una scopata in coppia. Si pulì sotto il getto d'acqua, insaponandosi con cura e risciacquando il corpo come un perfetto maggiordomo alle prese con un pavimento incrostato, quindi chiuse il rubinetto e uscì dalla cabina giusto in tempo per sentire Billy grattare alla porta in cerca di cibo.
«Che coglioni...» sospirò «Arrivo, mangiaufo a tradimento!» urlò al silenzio del bagno, quindi si tuffò nell'accappatoio, si immerse nella colonia e si vestì, pronto per una serata pigra e serena.

lunedì 7 luglio 2014

Incubi dal nuovo millennio di Aaron Scott

Incubi dal Nuovo Millennio

Incubi. Proiezioni che il subconscio elabora e invia alle sinapsi al fine, probabilmente, di fornire una spiegazione logica a qualcosa che di pauroso è stato vissuto nella realtà. 
Incubi. Terrori sopiti derivanti da situazioni poco chiare oppure talmente evocative da rendere difficoltoso l'incedere nel mondo.
Incubi. Quelli del nuovo millennio sono forse più potenti? 
La tecnologia e il progresso sono forse cresciuti di pari passo con la malvagità dell'uomo? E dove termina la fantasia, l'orrore, il macabro, e inizia la realtà cruda e difficile da digerire? Numerose le nefandezze susseguitesi dal 2000 a oggi, forse ancor più "grandiose" della mente dello scrittore che le ha rielaborate e interpretate, mettendole in correlazione con la sua sfrenata fantasia al fine di denunciare, ma anche far riflettere tremando per l'orrore di qualcosa terribilmente possibile e non confinato nell'universo fantastico di un libro. Dalla tragedia dell'11 settembre, passando per la strage di Cogne e culminando, forse, con quella di Erba, Aaron Scott ridefinisce i canoni dell'horror tramite racconti chiari, puliti e capaci di mirare e colpire le menti dei lettori più sensibili. Come specificato più volte, non è semplice scrivere racconti, ancor più difficile, però, è riuscire a trasmettere emozioni e riflessioni in elaborati così brevi come quelli di  Incubi dal nuovo millennio. Dotato di estrema tecnica, capacità di sintesi e sensibilità nel narrare eventi davvero toccanti che hanno segnato i tempi moderni italiani, Scott sciorina, uno dopo l'altro, frammenti di uno specchio infranto dalla malvagità umana e riflettente immagini cupe e tetre degne di un film di Del Toro. Brevi, ma intensi, i racconti di Aaron sono narrati come si trattasse di una scenografia; in effetti mi hanno fatto ripensare agli episodi di "Piccoli brividi" che hanno caratterizzato parte della mia infanzia, per coinvolgimento e suspence. Ovviamente gli incubi di Scott sono davvero più dark e cattivi, se si pensa alla sadica fine a cui va incontro il serial killer dell'11 settembre o alle tristi e fantasiose vendette del fato, come se il destino e la giustizia fossero entità reali in grado di distribuire la corretta dose di karma al colpevole. Davvero piacevoli, non troppo splatter e indicati anche a chi "mastica" poco l'horror, Incubi dal nuovo millennio è una breve antologia che mi sento di consigliare con sincerità a chiunque.

giovedì 3 luglio 2014

Presentazione del libro Storie di Soglia di Federico Calafati

STORIE DI SOGLIA
Sinossi:
Il libro è formato da 4 racconti, di generi diversi fra loro. 
In "Vendetta", Steve è apparentemente un ragazzo come tanti, che si trasferisce in una nuova città e cerca di farsi nuovi amici. In realtà però ha in mente un solo obiettivo: vendicare la morte del cugino, avvenuta in circostanze poco chiare. Si introduce così nel mondo dell'alta società, dove ciò che appare spesso è diverso da come realmente è, per trovare il colpevole. 
Si troverà a dover capire di chi fidarsi, e a fronteggiare l'ostilità di una ragazza bellissima ma profondamente malvagia, che sfrutta i segreti dei suoi amici per controllarli. 
In "Senza controllo" , Jack, un ragazzo dal quoziente intellettivo altissimo e apparentemente senza sentimenti, si troverà alle prese con Irina, una ragazza stupenda che lo controlla, spingendolo a commettere un omicidio. Dovrà affrontare molti ostacoli per restare vivo e per capire chi è la sua vera anima gemella. 
In " Nota nella notte" il protagonista affronta un viaggio psichedelico nei labirinti della mente, cercando di trovare la via d'uscita e di non perdere se stesso. 
Infine, in "Futuro" , il protagonista si trova a dover rispondere ad una domanda cruciale: E' meglio sapere o non sapere cosa ci accadrà? 

Pagine 101
Disponibile su Amazon in ebook al costo di E.0.89 e in cartaceo a  E.6.18

Oggi voglio parlare del libro di un autore esordiente davvero dalle ottime potenzialità. Mi ero imbattuta in questa sorta di antologia di racconti del Calafati già prima che l'autore mi contattasse per una presentazione. Ovviamente, come mio costume, ho letto il libro e mi sono fatta un giretto tra le recensioni Amazon e internet in generale. Beh, tranne qualche commento un poco più sincero degli altri, ma davvero al vetriolo, eccessivo e fuori luogo, ho trovato un grandissimo sostegno per questo ragazzo che, devo dire la verità, merita l'appoggio per continuare a credere nel suo sogno. Nessuno nasce scrittore, lo si diventa con il tempo, l'esperienza e la lettura assidua degli altri. L'esercizio, poi, è di rigore. E questo Calafati lo sa, dato che sembra imparare dagli errori, chinando la testa davanti ai consigli altrui, se detti con voglia di aiutare e non di denigrare, lavorando su sé stesso e desiderando sempre il meglio dal proprio operato. Questo fa di un aspirante scrittore un bravo futuro scrittore. Sorvolando, comunque, sulle mie considerazioni personali, consiglio sinceramente l'acquisto di Storie di Soglia, invitando a leggere le storie, non soffermandosi troppo su un editing palesemente assente, per notare quanto Federico abbia il talento necessario, nella mente, per poter credere nel futuro in tal senso. I suoi quattro racconti sono originali, dal ritmo ben dosato, mai scontati e decisamente interessanti. Credo che un successo su Amazon, per un autore simile, sia un bel trampolino di lancio per credere nelle sue potenzialità e andare avanti. Studiando, ovviamente, e cercando di migliorarsi, come tutti noi facciamo, giorno dopo giorno. 89 centesimi non sono un guadagno e neanche una perdita, ma sicuramente possono regalare fiducia a chi ne ha bisogno. E gli autori esordienti hanno un gran bisogno di fiducia. Fiducia corredata di obiettività e sincerità, dicendo cosa, del loro lavoro, deve essere migliorato e limato, non proferendo lodi sperticate, per nulla sincere, o giudizi negativi al limite del linciaggio, decisamente inutili. Comperate questo libro, ragazzi, per conoscere le idee nuove e frizzanti di un autore in erba dalla grande mente e fantasia. Di seguito il link: cliccate e comperate!


http://www.amazon.it/STORIE-DI-SOGLIA-federico-calafati-ebook/dp/B00IRIH9O2/ref=cm_cr_pr_product_top



giovedì 17 aprile 2014

Rivelazioni di Letizia Draghi


Rivelazioni (Senza sfumature)


Alessia attende fiduciosa, seduta al tavolino del bar, che si presenti la donna raffinata che le ha commissionato il suo prossimo lavoro. Una nuova sala di genere erotico. Che tipo sarà? E, soprattutto, quali saranno i temi sui quali la futura architetta dovrà concentrarsi per replicare il successo ottenuto con la sala delle punizioni di Martini? Incinta, ancora non si sa se del suo Volto d'Angelo o del suo precedente amante, Alessia Delfini vivrà nuove ed esaltanti avventure del tutto fuori dall'ordinario. Più di ogni altra cosa, fuori totalmente dagli schemi mentali con i quali è sempre cresciuta e vissuta. Letizia Draghi, già conosciuta al pubblico lettore con le sue precedenti opere edite da Delos, torna a narrare le vicissitudini della sua eroina, ormai diventata una sorta di immagine cult della collana “senza sfumature”. Anche questa volta, come lo è stato nelle precedenti, mediante la frizzantezza del linguaggio e la classe priva di volgarità anche nelle scene più calde, la Draghi indaga l'animo umano rivelando quanto i tabù limitino il vero essere di un individuo. Come ne “La sala delle Punizioni”, ma ancor di più in Bodysushi, l'autrice svela quanto i comportamenti e i caratteri individuali, sovente mal giudicati da una morale a volte pesante, siano essenziali e parti integranti della società moderna. Nonostante non siano di dominio pubblico, infatti, molte di quelle che vengono chiamate perversioni sono stili di vita propri di moltissime coppie. I ruoli ben definiti in ambito sessuale, così come i giochi che da essi possono scaturire in un susseguirsi di piaceri sconosciuti ma non per questo condannabili, sono atti a testimoniare quanto nessuno abbia il diritto di giudicare il prossimo, libero e padrone, invece, di esternare in piena libertà la propria pulsione latente. La Draghi, a tal proposito, è bene attenta a usare dei distinguo ben chiari tra i vari ruoli che la società bigotta vede come perversione derivante da qualsivoglia trauma esistenziale. Vi sono, infatti, moltissime coppie che trovano la loro perfetta dimensione in giochi che non sempre incontrano il favore e il gusto degli altri, non rivelando, però al contempo, il fatto che essi stessi siano condannabili o esecrabili dal punto di vista sociale e morale. E un punto di assoluta importanza lo si evince nel momento in cui si spiega perfettamente la differenza tra pulsioni sessuali tra persone consenzienti e perversioni vere e proprie di chi prova gusto e piacere nella violenza e nell'utilizzo della propria forza ai danni di individui più deboli. Gioco sessuale, quindi, non equivale a violenza carnale o egemonia del più potente. La verità nuda e cruda, come il racconto stesso lascia intuire, è che in Italia ancora non vi è quella libertà sessuale che invece sembra imperare in altri stati. Forse per cultura, forse solo per rispetto altrui. Non significa che il sesso tradizionale non abbia la sua valenza, ma si testimonia come anche quello cosiddetto “alternativo” possa e debba trovare la propria connotazione e collocazione legittimata nell'universo moderno così all'avanguardia per tantissime altre cose. Aldilà del fattore sessuale e delle varie scene erotiche che, come sempre, vengono descritte in maniera molto sofisticata dall'autrice, “Rivelazioni” rimane una bella storia d'amore da scoprire e dalla quale lasciarsi trasportare. Sergey rimane l'uomo russo dal fascino incorruttibile e Alessia la solita anima romantica, ammansita forse un poco per via della dolce attesa del piccolo che comincia a crescere nel suo grembo. Di rilevanza assoluta la tenerezza che dal racconto emerge, come a testimoniare che nel sesso non vi è nulla di “sporco” o innaturale e che una gravidanza non ne pregiudica in alcuna maniera l'atto che, d'altronde, proprio alla nuova vita ha condotto in precedenza. Molti gli spunti di riflessione, quindi, come in ogni racconto di Letizia, nonché momenti ilari e scanzonati che, assieme alle componenti erotiche fanno di “Rivelazioni” un nuovo racconto perfettamente in linea con la collana erotica più gettonata del momento, ovvero quella della Delos Digital “Senza Sfumature”.

lunedì 17 marzo 2014

Cercando di te di Sabina Di Gangi

Cercando di te



Philip è un uomo dal fascino irresistibile, considerato un bello e dannato dal genere femminile. Vive ovunque ne abbia voglia, seguendo gli affari di famiglia, assecondando i propri istinti e le proprie fantasie. Forte della consapevolezza del suo charme, è perennemente attorniato da stuoli di belle donne, pronte a farsi conquistare dai suoi occhi magnetici, di un verde infinito, e dai suoi capelli scuri e riccioluti. Il corpo prestante, un fare pressoché arrogante, saccente, ma terribilmente sensuale, non ha donna che non gli resista. Tranne una sola. Ma non può e non vuole cedere al ricordo, Philip, e per questo continua, imperterrito a cercare proprio quella donna, le sue sinuose curve, i suoi occhi, ogni minimo dettaglio del suo animo in ognuna delle sue conquiste, sognando, di notte, fuochi ardenti devastargli l'anima, osservando l'amore non corrisposto dell'unica ninfa in grado di soggiogarlo e farlo suo. Con la sola potenza del ricordo. La sua vita, lontana dalla madre e dalla terra natia, scorre da dieci anni nella continua e perenne ricerca del suo primo e unico amore, tentando di ricreare, come uno scultore, gli stessi suoi tratti nei lineamenti altrui, tuttavia senza riuscirci mai come invece sarebbe suo desiderio. Philip è ignaro che il destino ha in serbo, per lui, un ritorno inaspettato a casa, da sua madre morente, tra le braccia di chi non osa neanche più sperare in un suo ritorno. L'orgoglio, il fraintendimento e l'omertà hanno giocato, per dieci lunghissimi anni, con la vita e il destino di due persone affini, legate indissolubilmente a doppio filo l'uno all'altra, senza saperlo, senza neanche sospettarlo. “Cercando di te” è un romance classico, scritto dalla talentuosa penna di Sabina Di Gangi, autrice emergente dalle indubbie doti narrative e stilistiche. Presentandoci il cliché romance del bello e impossibile, neanche poi tanto dal momento che, come un Dylan Dog moderno, Philip è perversamente incline al fascino femminile, la Di Gangi sogna e fa sognare con una storia romantica, priva di volgarità ma dai connotati, talvolta, erotici e sensuali che non guastano minimamente la narrazione. Personaggi ben delineati, alle volte un poco stucchevoli, Philip e Nicole si presentano, fin dalle prime battute, due esseri destinati a stare insieme, contro il loro stesso orgoglio, complice forse l'inadeguatezza di loro stessi nel maturare la decisione di crescere e di affrontare i propri sentimenti. Celandosi dietro alla trincea degli anni e della distanza, grazie anche all'omertà inspiegabile della madre di lui, i due rincorrono il sogno di potersi abbracciare, un sogno adolescenziale mai davvero saziato, ma aleatorio come il classico elefante nella stanza. Devo essere sincera, io ho odiato in maniera viscerale la ritrosia di Philip, il suo essere viscidamente, quasi, perso nel ricordo del suo amore, insicuro, seppur non ne dia sentore alle sue conquiste, costretto, per questo senso di inferiorità, a ricorrere a stratagemmi vili, talvolta discutibili pur di vivere, come una sorta di serial killer, il suo sogno d'amore. Ben altra impressione mi ha fatto Nicole, forse perché donna e, per questo, più incline a un sentimento di attesa e sogno. Nonostante l'apparente fragilità, infatti, sarà proprio Nicole a dar prova di una ferrea fibra morale, colei la quale si scaglierà, rabbiosamente, contro il suo amato facendogli intuire e comprendere quanto la sua vigliaccheria abbia minato la salute di sua madre, abbandonata a sé stessa nella grande casa di famiglia. Zia Gertrude è antipatica, inappropriata e vile nella maniera più ampia del termine, risultando davvero odiosa al lettore e agli altri personaggi, persino a suo marito, dal carattere decisamente più mite. La maestria della Di Gangi risiede proprio, aldilà di una trama un po' scontata, nell'aver creato e modellato personaggi dai caratteri ben delineati, capaci di enfatizzare pregi e difetti dell'essere umano e, per questo, di gettare il lettore in un'empatia tale da farlo patteggiare per questo o quello. Non conoscevo l'autrice, eppure ne sono rimasta piacevolmente sorpresa proprio per la maestria che ha utilizzato nel tessere personaggi così vividi e forti, per avermi fatta emozionare, talvolta positivamente, talvolta in maniera contraria, regalandomi ore degne di essere trascorse nella lettura di una buona e valida storia d'amore. Un amore che non vorrei assolutamente per me, lungi dall'essere proprio del canone onirico sul quale ruota l'essenza stessa del romance, ma proprio per questo particolare e interessante. Nonostante il cliché, infatti, Philip è un personaggio inusuale, lontano dal bello dei romanzi harmony, molto più terreno e reale di quanto tutte le donne possano desiderare. Consigliato vivamente, “Cercando di te” è senza ombra di dubbio un romanzo da leggere e tenere.

sabato 15 marzo 2014

Henrietta, la seduzione dell'innocenza di Ashara

Henrietta, la seduzione dell'innocenza: (Eroxè, dove l'eros si fa parola...) (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)


Cameriera in casa Radcliffe, giovane ed estremamente conturbante, Henrietta ha da tempo una storia con lo stalliere Johnn, ragazzo stupendo, dallo spiccato sex appeal e dai modi rudi ed eccitanti in grado di provocare smania di possedimento a ogni occhiata. Con lui Henrietta spera di convolare a giuste nozze, nonostante i loro amplessi siano gli unici contatti che ultimamente determinano il loro rapporto. Fatalmente avvinta dai toni imperiosi del ragazzo, la cameriera si introduce, nei giorni prestabiliti, all'interno degli alloggi dove dimora il ragazzo per essere presa in tutte le forme che lui desideri, fino a una sera in cui lui, incurante delle conseguenze, pecca di prudenza e lungimiranza. Henrietta capisce ben presto di essere rimasta incinta e di non avere alcuna speranza di assistenza dal padre del nascituro che, senza remore, rivela la sua vera natura rigettando le proprie responsabilità conscio di abbandonare la tenuta di li a poche settimane. Henrietta, distrutta dalla solitudine e dal tradimento, decide di correre ai ripari per salvare la propria dignità e quella del suo futuro bambino; il ritorno del padroncino Robert a casa Radcliffe sembra voler essere un segno del destino. Divertente, scritto in maniera deliziosa, priva di volgarità, Henrietta lascia il sorriso a ogni riga, facendo vivere al lettore il godimento di un talento indubbio. Ashara dà prova di un'esperienza e una cultura d'altri tempi, quasi vivesse in un mondo parallelo al presente, fatalmente immersa in un'epoca lontana e capace, per questo, di narrarla senza esitazioni o difficoltà di sorta. Gli amplessi descritti non sono mai banali, al contrario ricchi di spontaneità e brio, veri protagonisti di una novella erotica in grado di stupire e far divertire. La lettura scorre velocemente, senza che alcun intoppo ne pregiudichi la godibilità, e non lascia alcun amaro in bocca per dettagli sbagliati. Senza nulla invidiare a racconti erotici d'altri tempi, dal linguaggio sinuoso, eccitante e, nel contempo, intelligente e sagace, Henrietta non delude in nessun risvolto e riesce a donare al lettore la bellezza di una novella lunga il giusto. I personaggi, sapientemente descritti in tutte le sfaccettature possibili, si accavallano, susseguendosi in un ritmo mai altalenante, immergendo il lettore, direttamente dalle prime pagine, nel pieno contesto sociale della storia narrata, testimoniando la tragicità della forza del potere su un rango inferiore, quale la servitù, ma in maniera divertente e allegra, come se talune situazioni non fossero state, in realtà, vere e proprie disgrazie per il ceto povero di una società antica. Iniziando e proseguendo nella lettura di Henrietta, in effetti, si ha quasi la percezione di esser sbalzati sul set di una di quelle commedie tanto in voga nei primi anni '80 in Italia, nei quali stallieri, camerieri e signorotti si alternavano in situazioni comiche ed erotiche nel contempo. La narrazione non presenta mai parti lente o noiose, non lascia adito a dubbi di sorta, non evoca nella mente domande dalla risposta celata o irrisolta. Sarebbe semplicissimo, se non si sapesse la verità, spacciare questo racconto lungo come uno dei tanti di un'epoca passata e non di proprietà di un'autrice attuale ed emergente poco conosciuta. Ancora una volta si ha la prova dell'indiscusso talento che alberga nell'underground della rete, con Ashara, e di come sia assurdo che tale sapienza non venga innalzata alla conoscenza della massa. In Italia si continuano a leggere le sfumature oltreoceano, quando si avrebbero i mezzi necessari a proporre la giusta concorrenza con i propri mezzi. Autori validi, nel nostro paese, ce ne sono e Ashara ne è l'inconfutabile prova. Nella speranza che qualcuno, oltre a Damster edizioni, riconosca i meriti di un'autrice dall'indiscusso talento, lascio il link all'acquisto di questa novella erotica, irriverente e terribilmente divertente, invitandovi anche a visitare il sito di Ashara ricco di ulteriori racconti.  

mercoledì 26 febbraio 2014

L'Inferno di Rebecca - edizioni Damster - un romanzo mio!




Oggi parlerò dell'Inferno di Rebecca. Non per vana gloria. Non per farmi pubblicità, anche se sarebbe del tutto normale, trattandosi del mio libro, ma perché voglio spiegare il contenuto del romanzo, non lasciando al lettore l'arduo compito di farlo o di comprenderne il significato non facile. Negli ultimi tempi si parla moltissimo della violenza sulle donne, della loro sudditanza di fronte ad aggressori in grado di manipolare e aggirare una mente che, fino all'incontro con lui, era sana e colma, sicuramente, di una gioia di vivere pari a quella degli altri. La violenza, non solo fisica, ma soprattutto quella psicologica, si insinua nella mente della vittima, comincia a logorarne le pareti e a scavare una voragine dalla quale risulta quasi impossibile risalire. La coercizione di un essere che si ritiene inferiore,, perché magari avvinto da un sentimento che dovrebbe essere amore ma, nel più delle volte, si tramuta in una sottomissione totale, reca all'aggressore un potere difficile da scalfire. Il carnefice inizia a sentirsi Dio in casa, tra le pareti, continuando a subissare la propria compagnia con cattiverie gratuite, accentuando un'insicurezza nata proprio dalle sue parole. Nessuno è al riparo da tale giogo, e nonostante si pensi che le vittime designate debbano essere donne deboli, inclini a un comportamento simile, molto spesso con un passato triste, ci si deve ricredere. La realtà è che l'arma del fascino e dell'amore è molto più forte di un carattere, se utilizzato con l'intenzione di brandire e fare male. Rebecca è una persona indubbiamente normale, prima di conoscere Stefano, con la propria vita d'adolescente e le inclinazioni sessuali proprie di una ragazza della sua età. Stefano, invece, si dimostra una persona disturbata, dalla spiccata perversione sessuale, affetto probabilmente da quella che si potrebbe definire satiriasi. La sua curiosità verso l'oscuro lo porterà nelle mani di demoni potenti, in grado di esaudire i suoi desideri sessuali nuocendo gravemente a tutti coloro con i quali verrà in contatto, facendolo sentire onnipotente e sprezzante delle regole. Ma i demoni delle regole le hanno e, nonostante si stia parlando del male puro, atto a soverchiare la coscienza umana a qualsiasi costo, le regole devono essere rispettate, pena la morte. Ma non una morte indolore, priva di sofferenze. Una morte al “Monaco di Lewis”, alla “Doria Gray”, atta a punire insubordinazioni, atta a far comprendere cosa significhi vendere la propria anima in favore della realizzazione del proprio ego. E metaforicamente, la morte è atta a provare come la violenza generi violenza. Perché di questo si parla, nell'Inferno di Rebecca. Di violenza, di squallore, di sesso perverso, di sottomissione. Esistono personaggi positivi? Si, ma come nella realtà di chi vive una violenza, non emerge. Tutto il mondo sembra ignaro alla sua sofferenza. Quale scappatoia, se non rifugiarsi in un mondo fatto di dualismi, dove il proprio doppio è in grado di agire per proprio conto? L'unica via di salvezza sembra la pazzia. Se di pazzia si può parlare. La realtà dell'Inferno è il voler sondare e spiegare come una persona, apparentemente sana e lucida, possa essere soggiogata dalla scaltrezza e furbizia di un'altra, magari dotata semplicemente di una personalità più forte. L'inferno è un intreccio di vite di esperienze, di sensazioni e, in taluni casi, di una normalità sconcertante. Volete scoprire un mondo sotterraneo che, ultimamente miete vittime come mosche? Leggete L'Inferno di Rebecca. Ma non se avete uno stomaco debole. Perché i demoni sanno essere lussuriosi, ma l'essere umano è capace di una fantasia ancora più feroce e lubrica.
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