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lunedì 30 novembre 2015

Il Castello Rospigliosi. I luoghi di Volevo solo te. Tra fantasy e realtà

Pur non essendo menzionato all'interno del libro, il Castello Rospigliosi occupa un ruolo fondamentale nei cuori dei cittadini della costa laziale in cui si svolgono le vicende di Volevo solo te. Maccarese, infatti, è legata a doppio nodo con il castello medioevale che troneggia al di là del ponte e che sembra sorridere, gentile, agli avventori già dalle mura esterne. Eppure non tutti conoscono le origini, davvero suggestive, che hanno determinato non solo l'aspetto, ma anche il nome di questo maniero passato quasi in secondo piano ai più, ma denso di storia.

Leggende popolari narrano che, nel XII secolo circa, la zona di Maccarese fosse infestata da un terribile drago e che tutti i residenti del luogo, cacciatori e  pescatori, ne fossero profondamente terrorizzati tanto da disperdersi ed evitare di frequentare le zone più isolate del paese. Con il passare del tempo furono proprio i cittadini a richiedere l'intervento del papa con l'intento di risolvere l'impasse che rendeva impossibile una pacifica permanenza nella zona. Fu per questo motivo che la chiesa bandì un torneo, a cui presero parte numerosi cavalieri delle famiglie romane più importanti, per stanare e sconfiggere il famigerato drago. 
                                                                               

Si narrava che la terribile creatura vivesse in una grotta poco distante dalla città e che lì si nascondesse; forti di questa certezza, i cavalieri si presentarono compatti sulla soglia della grotta (da qui il nome di Malagrotta) senza però sventare il pericolo. Il drago, infatti, uscendo dal suo nascondiglio terrorizzò tutti a tal punto da far scappare anche il più temerario. Soltanto Giorgio dei conti Anguillara rimase, stoico, al suo posto combattendo alacremente e cacciando la creatura seguendola fin sulle sponde del fiume Arrone.
                                                                                   


Nel punto in cui il drago scomparve sorse il castello che prese il nome di San Giorgio, oggi però conosciuto ai più con il nome di Castello Rospigliosi per via della famiglia che lo governò in epoca moderna.
Tuttavia sembra che la leggenda derivi dallo spauracchio di alcuni briganti che, tra il X e l'XI secolo, imperversavano nelle zone adiacenti il paese e che erano soliti depredare gli avventori. Tutto ebbe fine con l'intervento degli Anguillara che ottennero, in cambio, le terre di Maccarese dal papa dando inizio alla civiltà che poi mutò sotto il periodo del fascio.

Maccarese fantasy non l'avrei mai pensata... e voi? 

*fotoweb

giovedì 9 aprile 2015

Prime due di una serie di uscite mozzafiato

Il fatto è questo, gente: Dunwich ci dà dentro e lo fa in maniera sistematica e certosina. Abituati come ci hanno a leggere piccole perle, il mese di Aprile promette faville: credetemi!
Iniziamo con le prime due succosissime uscite...


R'Lyeh di Daniele Picciuti (serie Chtulhu Apocalypse)

R'lyeh

È trascorso un anno dalla scomparsa di Carlo Stein e Seth Parker, saliti a bordo del brigantino fantasma Mary Celeste e mai più tornati. Eva Ronchi, ex assistente di Stein, ora ha un altro lavoro e si è lasciata tutto alle spalle. Fino a quando fa la sua comparsa il professor Brandellini, sedicente membro di un Ordine segreto, a chiedere il suo aiuto per ritrovare i compagni perduti. Eva commette l'errore di accettare e, assieme a una squadra speciale altamente addestrata, si ritrova coinvolta in una  lotta  alla  sopravvivenza  nelle  viscere  di  un’isola  non segnata sulle mappe, dal cui abisso emerge il cupo lamento di R’lyeh e dei suoi terrificanti abitanti.

 «Lovecraft era uno di noi. Non era uno scrittore visionario né un pazzo divorato dagli incubi. O meglio, non era sempre stato così. Gli incubi vennero quando non riuscì più a gestire il suo ruolo di Custode. Lui entrò in contatto con entità... occulte. Vide cose che una mente umana non può sopportare e, per riuscire a non impazzire, decise di scriverne. Mettere su cartale sue storie in qualche modo lo salvò dalla pazzia.»

Suzie Moore e il nuovo viaggio al centro della Terra di Anita Book

Suzie Moore


Suzie Moore non è una ragazza come tutte le altre. Si veste in modo  strano,  è  cinica  e  odia  le  persone.  È  nata  in  Illinois  ma vive a Roma, dopo che la sua famiglia è morta tragicamente in una bufera di neve. Ama la musica ma non la scuola. Tuttavia proprio un libro cambierà per sempre la sua vita. Nascosto nel computer del preside della Scuola Americana di Roma, troverà un  misterioso file che  le darà accesso a un mondo di  fantasia: quello descritto da Jules Verne nel suo Viaggio al Centro della Terra.  Vivrà  così  un'avventura  incredibile,  al  fianco  del folle professor Lidenbrock e del giovane nipote Axel, il cui fascino metterà  in  crisi  persino  il  suo  cuore.  Da Amburgo  all'Islanda, dalla  vetta  del  monte  Sneffels  alle  profondità  della Terra  e  là, dove  Jules  Verne  non  è  mai  andato  e  dove  il  confine  trafinzione  e  realtà  è  un  orizzonte  quasi  invisibile.  E  mentre  la vita  di  tutti  i  giorni  continua  a  scorrere,  tra  scuola e  amici, delusioni e piccole e grandi conquiste, qualcosa dentro di lei - in un mondo diverso - le darà le giuste lezioni per superare le sue paure.




martedì 23 dicembre 2014

Rebirth- I tredici giorni di Alessia Coppola / BLOGTOUR



Rebirth - I Tredici Giorni

Grace incede sul palco, il sorriso le increspa le labbra su una pelle all'apparenza levigata, giovane, fresca. La sua lucentezza risplende solo per il pubblico acclamante, mentre dentro, nell'anima, tutto urla. La stessa anima che sarebbe pronta a migrare verso un ipotetico demone, un ipotetico diavolo. Come Gray, come Dorian e il suo quadro. Cosa darebbe Grace, pur di non cedere al tempo e ai suoi passi inesorabili nel cammino dell'età? Una ruga, una semplice ruga risponderà per lei e sarà un viaggio senza fine verso la salvezza, l'aria fresca per vivere, la fulgida carezza di un amore che non sapeva potesse esistere per lei.
Alessia Coppola entra in punta di piedi nel mondo della narrativa gotica, e lo fa in maniera esplosiva, attingendo alla branca più amata dagli esordienti: l'horror fantasy. Ciò che stupisce, però, è l'innovazione nel cliché di un combattimento eterno tra bene e male. Raccontando un viaggio interiore alla stregua di un rehab, la Coppola vive la sua eroina, mostrandola con le sue debolezze ma anche con la sua impagabile forza. Grace è una diva, ma è anche una donna sola, un'anima fragile eppure forte nella sua determinazione rafforzatasi nel tempo di un'infanzia per nulla semplice. Il rapporto conflittuale con i genitori, troppo ripiegati su sé stessi per pensare davvero al bene dell'unica persona che avrebbero dovuto proteggere persino dalla Morte, determina nella protagonista un'evoluzione negativa che accresce l'idea sbagliata della supremazia materiale su quella morale. Diviene più importante il lavoro della vita stessa. Il successo è solo un succedaneo dell'affetto che manca, ma Grace non può rendersene conto. Impossibilitata ad amare come non sa neanche di volere, dati i suoi trascorsi, arriva a vendere la sua anima a un demone pur di continuare a rimanere nella bolla alterata delle sue superficiali credenze. Non importa quanto Gary la ami, quanto sia disposto a perdere per lei. Ciò che conta è l'applauso, l'amore del pubblico. Studiando il periodo storico in cui è ambientato il romanzo non si stenta poi a credere alla fattibilità degli eventi. Siamo alla fine degli anni 30, nel pieno focolaio della seconda guerra mondiale. Un uomo, dall'altra parte del mondo, sta promulgando i propri bassi ideali, facendo leva sul pubblico che tanto adora Grace e su cui tanto fa affidamento. La denuncia dell'autrice, pur non essendo palesata in alcun modo, con la scelta del periodo risulta chiara. La massa non sempre sceglie per il meglio e, di conseguenza, non vi è il cosiddetto “posto al sole” laddove risiede la moltitudine. Ciononostante Grace cede alla lusinga dei beni materiali e della carezza delle acclamazioni e Alessia Coppola decide di promuovere la discesa verso la fine dell'eroina omaggiando Oscar Wilde e il suo Dorian, colpevole di aver ceduto alle lusinghe del diavolo distrattamente, senza porre troppa attenzione alle conseguenze delle proprie parole e azioni. Labile è il confine tra omaggio e copiatura: l'autrice rende chiaro il suo intento di ricordare senza attingere a piene mani ed è un merito di pochi.

Questo esordio presenta tantissimi spunti innovativi, tanti sprazzi di intelligente originalità, mai banale o fuori luogo. Le scelte non sono forzate e il declivio verso il fantasy non guasta, ma accresce il grottesco che diventa, forse, ancora più interessante. Personalmente ho adorato il Chronat e la sua cattiveria. Finalmente il malvagio torna a essere tale e ad attentare alla vita del malcapitato. Senza redenzione, senza giustificazioni di sorta che ne determinino una riflessione postuma. Seguendo un po' la credenza religiosa per la quale si diventa animale abbietto nella vita successiva se colpevoli di nefandezze in quella attuale, la Coppola spiega al lettore come la condotta morale sia importante per aspirare alla bellezza eterna piuttosto che alla dannazione del male. Bellissimi gli scenari, le ambientazioni, quasi si potesse cogliere l'atmosfera rarefatta del bianco e nero con cui siamo soliti immaginare gli anni trenta. Le volute di fumo che si levano al di sopra dei caschetti neri e lucidi delle ballerine, il trucco pesante per esaltarne la bellezza, la musica amplificata e gioviale tesa a mitigare momenti oscuri quali il proibizionismo, il conflitto alle porte, il razzismo che imperava in quel periodo nell'America descritta con dovizia di particolari dalla Coppola che da prova di uno studio per nulla approssimato. Il linguaggio è in alcuni tratti ampolloso, forse troppo per il ritmo conferito all'intera opera, comunque piacevole e mai portato all'esasperazione. È un esordio , quello di Alessia Coppola: un ottimo esordio. Non potrà che migliorare, dopo una prova simile, confermandosi non solo una bravissima illustratrice, ma una promettente autrice. E poi, perdonate, se come primo blog tour di Semplice e Lineare ho scelto Rebirth- I tredici giorni, un motivo ci sarà, no? E ora veniamo alle cose serie... Di seguito le regole per poter partecipare al viaggio di Alessia nell'internet librosa, tanti link interessanti e... Lei, nel suo blog interamente dedicato a Grace, il Chronat e Ayku...  






Programma BlogTour

27 Novembre - Presentazione BlogTour e anteprima del libro
1 Dicembre - Booktrailer (Rosie M. Stuart  - DragonflyWings)
4 Dicembre - Personaggi (Alessia B. Nolli - Scrivere mipiace)
8 Dicembre - Ambientazioni (Ilenia Caldarella - Libri di Cristallo)
11 Dicembre - Intervista a Grace (Lettrice Segreta - Le parole segrete dei libri)
14 Dicembre - Intervista autrice (Silver Lu / E scrivere)
17 Dicembre - Estratti
20 Dicembre - Curiosità sul libro (Giovanna Ricchiuti - Un lettore è un gran sognatore)
23 Dicembre - Doppia Recensione (Bianca Cataldi - B. amongthe little women Federica D'Ascani)
28 Dicembre - Video Recensione (Anita Book - L'ora del libro)
2 Gennaio - E tu, cosa faresti se avessi 13 giorni per sfuggire alla Morte? (Miriam Rizzo - Le passioni di Brully)
5 Gennaio - Video Intervista ( Anita Book- L'ora del libro)
7 Gennaio - Estrazione della vincitrice di una copia cartacea di Rebirth autografata dall'autrice. (Sogni di Marzapane)

Regole:
- Iscriversi al blog dell'autrice Anima d'Inchiostro  e al blog ospitante;
- Cliccare G+ e commentare il post;
- Cliccare "mi piace" alla pagina dell'Editore;
- Condividere l'evento sui social;
- Condividere il link del blog dedicato al libro.
- Condividere il link d'acquisto su Amazon



mercoledì 10 settembre 2014

La sabbia delle streghe "Rosehan e la spada di Shanas" di Teresa Di Gaetano



Una spada, un diadema, una spilla. Questi gli oggetti lasciati a Rosehan da Fuinuir, L'Uccisore delle Tenebre. A che scopo? A cosa servirà mai la spada di Shanas e perché proprio Rosehan deve averci a che fare? La ragazza è interdetta, insicura, nonostante il suo carattere ribelle lasci trasparire il contrario; soprattutto è preoccupata perché il mago, pur di ottenere la sua attenzione, ha imprigionato i suoi genitori in un luogo oscuro. I suoi genitori... Rosehan ancora ignora il fatto di essere stata adottata, ignora il significato dello strano simbolo che ha sul collo: Rosehan è completamente digiuna della storia della sua vera famiglia e delle sue nobili origini. Lei è l'Eletta. L'Eletta per cosa? Il percorso che intraprenderà svelerà questo e tanti altri interrogativi.


Teresa Di Gaetano, scrittrice fantasy della lunghissima saga de “La sabbia delle streghe” torna con questo nuovo episodio “Rosehan e la spada di Shanas” incuriosendo, divertendo e colpendo nel segno. Dalla scrittura lineare e semplice, come piace a me, il romanzo di Rosehan scorre veloce, quasi come se il percorso narrato non fosse così lungo e ben dettagliato come invece la Di Gaetano riesce a sviluppare. Dotata di una fervida immaginazione, degna di una vera autrice fantasy, la scrittrice racconta la storia di una guerra, la strada impervia di un percorso tedioso, il viaggio interiore di una ragazza adolescente alle prese con il proprio carattere contrapposto alla dura realtà della vita. Mediante l'intreccio complesso del fantasy, dotato però di un linguaggio dall'immediata comprensione, l'autrice riesce a parlare ai ragazzi, tentando di arginare tutti quegli ostacoli propri di un'età difficoltosa come quella post puberale, aiutando i giovani lettori a imparare a discernere, nelle varie situazioni, la realtà dalla fantasia. Analizzando il testo, infatti, oltre il mero racconto fantasioso che determina comunque una buona e originale storia intessuta magistralmente dalla Di Gaetano, Rosehan narra la crescita interiore di una ragazza, le sue paure, il suo poter e saper vedere solo “il bianco e il nero” nelle situazioni, data l'età, e il dover imparare a comprendere in chi riporre la sua fiducia. Rosehan e la spada di Shanas, dunque, rappresenta non solo un capitolo entusiasmante di una saga che rimanda molto a Terry Pratchett, ma anche una sorta di manuale per l'adolescente bisognoso di conferme. Parliamoci chiaro. Ogni ragazzo è convinto di avere problemi insormontabili, così particolari da renderlo unico, così fermi da farlo sentire “diverso” ma al contempo così chiari da convincerlo di essere sempre nel giusto. Una giustizia retta, che non vacilla, priva di sfumature o compromessi. La Di Gaetano dimostra al lettore, con questo capitolo, che il tempo insegna, che le esperienze donano conoscenza e aprono la mente consentendo la visione di sfumature impensabili prima. Insomma, Rosehan è consigliatissimo a un pubblico giovane, ma anche a uno più adulto, desideroso di viaggiare con la mente, sognando scenari fantastici e vivendo emozioni vivide e reali. 

mercoledì 16 aprile 2014

ll mistero di Owland di Ilaria Sandei

Il mistero di Owland (Fantasy Way)


Difficile, veramente troppo difficile vivere in una realtà come la sua, per Davide. Beh, il problema fondamentale è scaturito da quando i suoi genitori si sono separati. È da li che è iniziato tutto ed è li che, in un certo senso, tutto è terminato. L'affetto tra e dei suoi genitori, per esempio, è terminato. E anche la sua voglia di stare in casa, di lasciare che le mura domestiche lenissero ogni piccola sconfitta o esaltassero ogni infinitesimale vittoria. A scuola, poi, c'è Luca, il bullo, che non lo lascia un momento in pace. Insomma, sarebbe stupendo lasciare tutto, abbandonare i pensieri cattivi, trovare una sorta di mondo parallelo nel quale tuffarsi a capofitto, conoscendo amici veri, essendo coccolato dall'abbraccio e dal sorriso di adulti buoni e desiderosi solo il suo bene. E se tutto ciò fosse possibile? Se quello che sembra un semplice orologio avesse il potere di catapultare Davide in un universo distante, popolato da animali meccanici, per esempio? Come evolverebbe la sua vita? In meglio, sicuramente. Ma è davvero così? Lontano dai suoi affetti, dai suoi amici più intimi, dalle piccole sconfitte che, comunque, fanno parte della sua vita... Immerso, poi, in un mistero fitto che lo pone al centro di un'intricata e macabra storia in cui i bambini scompaiono improvvisamente dalla città di Owland... No, non può essere una situazione probabile, un evento possibile, eppure...

Ilaria Sandei, autrice classe 1994 crea, durante i suoi ultimi anni di liceo, un romanzo fantasy per ragazzi dalle tinte horror ben studiate e riesce, con “Il mistero di Owland”, a far appassionare un lettore adulto quasi si trattasse di una piccola Rowling in erba. Scettici? Beh, scordate ogni cliché del fantasy convenzionale moderno, creato sulla base di Tolkien e popolato dai soliti gnomi, hobbit e orchi. No, la Sandei ripesca il vecchio fantasy italiano, quello che per anni ha affascinato schiere e schiere di bambini, facendolo suo e riuscendo ad accattivare la simpatia del lettore con semplicità e acume. Il mondo fantastico degli animali, dei boschi inquietanti, delle piccole città parallele, della corsa contro il tempo. Un mondo nel quale fidarsi degli adulti è ancora possibile, in cui gli artigiani invitano i bambini nelle loro botteghe offrendo loro gioia e piccoli momenti di felicità, in cui un'amicizia è capace di nascere nel termine di pochissimi attimi, destinata con tutta probabilità a perdurare in eterno. La Sandei, in maniera travolgente e per nulla semplice, immerge il suo piccolo lettore nel mondo incantato di Owland, per nulla bello e fatato come l'isola che non c'è, nel quale avvengono omicidi, nel quale i bambini vengono rapiti da un folle e tramutati in animali meccanici, testimoniando come non bisogni fidarsi di nessuno, neanche in tenera età, e che nulla è mai per come appare. E nonostante la giovinezza di questa autrice, i temi trattati all'interno del Mistero di Owland sono chiari, diretti e molto profondi. Aldilà della bella storia che tesse l'autrice, infatti, vi è l'universo quasi accantonato del bambino in procinto di diventare adolescente. Le speranze e le sofferenze che ne popolano i giorni, infatti, tendono sempre a essere sottovalutate dagli adulti che, invece, dovrebbero prestare molta più attenzione agli indizi psicologici che i loro figli lanciano. Troppo spesso inclini a un egoismo non voluto ma quasi necessario, infatti, i genitori sono volentieri inclini a punire i propri figli per qualche parola di troppo, per quella che viene travisata e intesa come insubordinazione, magari causa effetto di un principio di ribellione adolescenziale dovuto al carattere o agli ormoni in subbuglio. Beh, molto spesso non è così. Molto spesso i discorsi accorati, le lacrime cocenti di un dodicenne e il suo urlare frustrazione e rabbia sono indice di una sofferenza interna, di una voglia di richiamare un'attenzione non donata perché prede, gli adulti, della quotidianità e della routine che troppo spesso li inghiotte, travolgendo affetti e relazioni. La Sandei, in questo, è molto chiara e se è vero che nelle favole vi è sempre racchiusa una morale, nel romanzo fantasy di Owland vi è un significato ramificato e ben visibile. La richiesta di comprensione, riconoscendo il bambino e il ragazzo come una persona e non come un individuo troppo piccolo per capire. La richiesta di pazienza e attenzione, atte a valorizzare il carattere e la personalità in formazione del ragazzino che si sta tentando di formare. Crescere un ragazzo non è soltanto il fornirgli vitto e alloggio, ma anche rappresentare un porto sicuro in cui rifugiarsi, cercando di non dimenticarne mai l'importanza. Chi meglio di una ragazza appena uscita dalla fase adolescenziale può testimoniare tutto ciò? La Sandei dimostra una maturità, in questo suo libro, davvero ammirevole. Inoltre devo ammettere che mi ha riportata indietro di anni, a quelli che quando ero piccola chiamavamo libri game. Indovinelli, rebus, cruciverba e un'infinità di indizi atti a divertire e incuriosire il piccolo e il grande lettore. Ogni capitolo è contraddistinto da due pagine in rima, atte a svelare parte della trama che ci si accinge a scoprire nella prosa, fornendo anche la possibilità, per il ragazzo, di interessarsi non solo al libro classico, ma anche al testo poetico che in età moderna è fin troppo bistrattato. Il mistero di Owland, quindi, non è solo una buonissima lettura per i bambini cresciuti che iniziano ad affacciarsi alla loro epoca adolescenziale, ma anche un valido manuale di introspezione per il genitore, che ha la possibilità di indagare nel proprio animo valutando le proprie azioni nei confronti dei propri figli. Una visione superficiale della lettura vorrebbe che questo libro rimanesse relegato a un pubblico adolescenziale, io credo invece che sia una lettura adatta a chiunque. Non fosse altro per intenerirsi tornando indietro di parecchi anni, alla ricerca del bambino che è annidato nel proprio cuore, soverchiato, magari, da anni di quotidiano e stress e desideroso di uscire allo scoperto per divertirsi ancora e ancora. Magari col proprio figlio o magari da solo. Nessuno cresce mai abbastanza...

venerdì 21 febbraio 2014

Occhi nelle tenebre di M.P.Black

BRILLIANT - occhi nelle tenebre (BRILLIANT SAGA)
Victoria Moore è pronta. Deve assolutamente imparare a domare le sue quattro arti, in modo tale da poter mettere ordine nella sua vita, ma soprattutto, nel suo cuore. Jonathan si è rivelato il suo vero angelo custode, il cavalier servente sempre pronto a proteggerla dal pericolo incombente. Ma Simon è così tanto crudele? Possibile che l'amore, tanto promulgato, sia stato solo un atto di coercizione per ottenere il corpo della ragazza, nonché la sua totale arrendevolezza? Ai posteri, e ai lettori, l'ardua sentenza. Io, ormai, lo so! Ho letto, come sempre accade con i romanzi della Black, d'un fiato il secondo episodio della Moore, “Occhi nelle tenebre”. Cambiando decisamente registro, orientando la narrazione in chiave nettamente più adulta, la MP spiazza il suo lettore, avvalendosi di una malizia di cui non si pensava fosse in grado. E invece ecco la Moore alle prese con una passione dirompente, sovente analizzata nel particolare, molto spesso eviscerata come in un romanzo decisamente erotico. La Black è adulta? Oh mio Dio, per me è stata una rivelazione! Anche perché lo è nella maniera giusta, senza sottolineare troppo, accarezzando ciò che va solo velatamente descritto e calcando la mano laddove se ne abbisogna. L'unica cosa che a me personalmente ha lasciato un poco perplessa è il linguaggio, a volte forse un po' troppo sboccato della Moore, che stona un poco con il resto della narrazione. In più c'è da dire che c'è una differenza abissale tra Brilliant e il suo seguito. Non che ne sia rimasta delusa, anzi ne sono affascinata. Sono contentissima di conoscere un lato di questa autrice, fin'ora sconosciuto. La rende molto più poliedrica e meno “Cristina D'Avena”. Nonostante questo c'è da dire che la Black rimane fedele a sé stessa nella struttura dei personaggi. Si vede molto di Lisa in Victoria, psicologicamente, così come gli amici delle due eroine messi a confronto. Come sempre ho odiato i buoni e adorato i cattivi, per altro descritti in maniera decisamente più accattivante, e non ho sopportato per nulla gli adulti. Insomma, la Black, pur dimostrando la sua capacità di evolvere il proprio linguaggio, rimane la nostra Black. E ne sono contenta, a dire il vero. Sono presenti alcuni refusi marginali, che devo testimoniare per dovere di cronaca, comunque per nulla rilevanti e che non invalidano assolutamente il lavoro finale. MP Black, come direbbe il tizio della Lipton: mmmm fenomenale! Di seguito, senza neanche starlo a ribadire, il link per l'acquisto. Alla prossima!

giovedì 13 febbraio 2014

Il gioco dei ricordi di Laura Bellini


Il gioco dei ricordi



Ayleen, Gabriel e Nathan. Tre individui, differenti tra loro, uniti da un legame lungo secoli. L'amore. Un amore viscerale, costituito da regole, scelte, dolori, decisioni pesanti e gioia. Si, perché l'amore, anche tra essere differenti tra loro, è tutto questo. Ayleen lo scopre, a sue spese, donando tutto di sé stessa affinché la scelta a cui è chiamata sia giusta, corretta, totalizzante. Perché Gabriel e Nathan non sono umani, ma angeli. E che angeli! Il bene e il male, la gioia e il dolore, la vita e la morte. Un dualismo perfetto, due facce di un'unica moneta, imprescindibile e indivisibile. Forse... Appare impossibile, alla ragazza, decidere chi, dei due, sia l'unico uomo in grado di rubarle, definitivamente, il cuore. Se da una parte vi è lo stupendo Gabriel, i tratti divini, la dolcezza personificata, l'angelo divenuto quasi uomo, per lei, dall'altra vi è Nathan. E Nathan è... tutto. La scelta sembra semplice, dannatamente facile, ma ad Ayleen non basta. Perché il cuore si accende alla vista di entrambi. Come scegliere? Sarà sufficiente vagare per i secoli che hanno visto l'amore tra i tre vivere e soccombere? Sarà abbastanza conoscere le storie e gli intrighi che hanno caratterizzate le loro vite passate, pregne e dense di un'amore vincolato a regole divine ferree e frustranti? Oppure Ayleen sarà costretta a rinunciare a entrambi gli angeli in favore di una libertà agognata e mai ottenuta, da un sentimento totalizzante ma, nel contempo, vincolante alla sofferenza? Laura Bellini inizia con questi presupposti un romanzo che ha tutta l'aria di risultare un mix di generi concatenati tra loro. Mai banale, ma a volte (molte poche, ve lo dico!) poco originale, “Il gioco dei ricordi” è un'opera di indubbio impatto emotivo, dai forti connotati fantasy con un pizzico di reale che non guasta. Denotando una spiccata saggezza in ambito storico, la Bellini guida il lettore alla riscoperta di molti avvenimenti che, nei secoli, hanno fatto della società il grande mondo che noi tutti viviamo. D'improvviso, infatti, ci si trova catapultati nella Roma dei cesari, con gli intrighi che hanno denotato l'era imperiale e gli sfarzi proprio di una cultura abituata a vincere su ogni popolo. Poi, sempre seguendo un filo logico, che è quello della ricerca di un'amore che prevarica il tempo e lo spazio, si giunge a bordo del Titanic, in procinto di affondare; poi, ancora, si vive ai tempi di Cavallo Pazzo, e, ulteriormente, nella Romania di Vlad... Insomma, di ogni epoca, la Bellini dimostra la sua cultura, la saggezza del saper narrare, la voglia di condividere, con il lettore, la propria sapienza. E la morale è che si rimane talmente incuriositi, da tali mondi, tanto da riprendere il libro di storia e approfondire taluni argomenti. Sorvolando su questo punto, ci sono anche altri particolari a suggerire la lettura del “Gioco dei ricordi”: la passione con la quale si vive l'amore narrato, le situazioni mai scontate, che ribaltano in un momento ogni certezza. Morte, dolore, omicidio. C'è tutto. E in tutto questo tutto, emerge vittorioso il personaggio di quello che dovrebbe essere il cattivo, che poi tanto cattivo non è per nulla. Nathan, l'uomo che chiunque vorrebbe accanto. Un cavalier servente pronto a sacrificare il proprio futuro in funzione dell'unico amore della sua esistenza... Ovviamente, come in ogni buona storia di un autore emergente, i difetti sono riscontrabili, ma in maniera decisamente inferiore all'impatto emotivo che riesce a donare Laura al suo lettore. Leggerlo? Si, assolutamente. E vi assicuro una cosa... Il finale a sorpresa merita la lettura di tutto il romanzo, senza dubbio alcuno. Non sono persona facile da accontentare, io, e la Bellini credo se ne sia accorta dai miei commenti precedenti, ma posso assicurare a voi che “Il gioco dei ricordi” edito da Butterfly Edizioni, merita di essere acquistato. Di seguito, obviously, il link all'acquisto.