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mercoledì 29 ottobre 2014

Insegnami a sognare di Mariangela Camocardi

Insegnami a sognare (-)
Clelia è andata via di casa. No, non per mero capriccio. Sua madre l'ha allontanata, e per un motivo così ignobile da impallidire. Una villa disabitata, stupenda, è divenuta il suo regno e l'unico svago che la ragazza si concede sono gli spettacoli del Venus. Ah, il Venus, con le sue ballerine, le chantose che fanno divertire donne e uomini. Clelia sogna a occhi aperti, ogni volta che riesce a intrufolarsi nel cafè chantant, ammirando la grazia delle sue icone, soprattutto quella di Zara. Sarà proprio per sventare un furto ai danni della ballerina che la ragazza si metterà nei guai, finendo tra le braccia di uno dei suoi inseguitori... o del suo salvatore?
Mariangela Camocardi torna in Emma Books con il suo "Insegnami a sognare" confermando, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo legittimo diritto di essere denominata la "Queen" del rosa. Una scrittura divinamente fluida, in grado di far vivere e rivivere emozioni sopite nel tempo. Ambientato nel periodo della Belle Epoque, Insegnami a sognare è un romanzo breve dalle molteplici sfaccettature emozionali che inebriano e consentono di sognare per qualche ora in completa armonia. Leggendo la Camocardi ho sempre l'impressione di tornare all'età adolescenziale, caratterizzata dalle letture assidue di giornali come "Intimità" "Confidenze" o "Love Story". Il perché è semplice. Mariangela riesce sempre e comunque a tirare fuori, nel lettore, quella voglia di amore e passionale abbandono che conoscono il periodo di massima intensità proprio nell'età post puberale. In parole povere, la Camocardi fa centro con ogni sua opera, poco importa che questa sia un romanzo di ampio respiro o un racconto lungo. Non posso che raccomandare e consigliare la lettura di questo romanzo, spin off di un altro edito da Mondadori, Chi voglio sei tu, il cui ricavato è destinato interamente all'associazione DOPPIA DIFESA a sostegno delle donne vittime di violenza. Non posso che avallare la causa e acquistare anche quello!

http://www.amazon.it/Insegnami-sognare-Mariangela-Camocardi-ebook/dp/B007JLKCLA/ref=pd_sim_kinc_2?ie=UTF8&refRID=1R06VBDRQFEN824WCBW7

venerdì 25 luglio 2014

Prima dell'alba di Luce Loi


Prima dell'alba (Senza sfumature)

Gli uomini sanno essere davvero meschini. Ti lasciano e cercano anche di farti credere che la colpa sia la tua. Francesco è così. Ha lasciato Viola, infatuato della nuova fiammante ragazza apparsa nel suo universo, asserendo quanto lei, in ogni caso, non fosse stata una grande amante negli anni della loro unione. Con la sua taglia 46 non ci vuole poi tanto, sommando questi presupposti, a fare in modo che la ragazza in questione non creda più di essere piacente o sexy. Inoltre ha mille pensieri per la testa, uno fra tutti quello di finire l'università. Per fare ciò è costretta in quel bar dove vede la vita degli altri scorrere, assieme ai loro amori e storie di vita. Ed è proprio mentre serve al bar che incontra la coppia che le modificherà il modo di vedere la vita. Mediante una notte sola. La coppia è formata da Blandine e Roberto, ma Viola non ha occhi che per l'uomo, pur tenendosi a distanza. È fidanzato, è stupendo e lei non è proprio la Venere del Botticelli. Eppure il brivido intercorso nel momento in cui i loro occhi si incrociano fa vacillare qualsiasi certezza, creando un accelerazione del cuore di Viola come se non avesse mai provato amore per nessuno.
Torna Luce Loi per la collana Senza Sfumature e lo fa con una storia di tutto rispetto. Un vero e proprio viaggio onirico, il suo, dove la donna ingenua cede immediatamente alla lusinga del corteggiamento rude. Nessuno, nella vita reale e di questi tempi, accetterebbe mai un invito in una camera d'albergo da un uomo appena conosciuto. Nella vita reale. Ma nei sogni è tutto diverso. Nei nostri sogni il principe azzurro si materializza proprio in questo modo e a cosa serve scrivere se non per idealizzare pensieri nati per caso nella mente? Specialmente nel mondo erotico l'immaginazione è tutto e Luce Loi prova che i voli pindarici di una mente fervida possono creare scenari probabili nonostante nessuno abbia il coraggio, poi, di attuarli nella realtà. Durante il sogno a occhi aperti della Loi la lettrice si immedesima perfettamente con la protagonista, che non è la solita bellissima ragazza dal fisico asciutto e capelli fluenti. Viola è una ragazza normale, dal fisico nella media con una tranquillissima taglia 46 che le consente di essere bella nella sua semplicità. La titubanza a ricevere le attenzioni da un uomo che reputa magnifico è la stessa che prova qualunque donna immersa nelle proprie insicurezze naturali. L'essere femminile, salvo rari casi, nasce e cresce con determinati complessi inesistenti che, però, la fanno dubitare di sé stessa e del suo modo di vivere e amare. Complici le bocche larghe di alcuni uomini incapaci di guardare al proprio orto anziché rovistare nell'altrui, queste donne solitamente perdono fiducia in sé stesse, nelle proprie qualità e nella loro carica seduttiva. Avviene, però, alcune volte che un anima dal cuore puro, indifferente all'apparenza ma attenta alla sostanza e ai particolari che rendono davvero bello un essere affine, riesca a far emergere di quelle donne l'aspetto più significativo e importante, rivelando loro e agli altri la bellezza di cui invece sono padrone. Ed è proprio questo il processo che si attua durante l'incontro tra Viola e Roberto. Assieme alla ricerca del piacere lungo una notte intera, in lussi che neanche ha mai immaginato esistessero, la ragazza vive un sogno atto a rivelarle quanto di sé non è stata in grado di carpire fino a quel momento. In questo modo la bellezza non solo estetica emerge naturalmente senza forzature, accrescendo una sicurezza scemata e quasi perduta.

Il linguaggio della Loi è diritto, lineare, privo di artefici inutili. I dialoghi, pochi ma ben strutturati, rendono il racconto estremamente godibile e le scene erotiche hanno un impatto potente nella mente, capaci di mostrare e nel contempo emozionare, come un erotico dovrebbe sempre fare. Consigliata la lettura, Prima dell'alba non può mancare nella vostra collezione di ebook!

giovedì 15 maggio 2014

Pieno di Luna di Enrica M. Corradini


Dettagli prodotto

Altiero è un professore universitario stimato dagli studenti, dalla comunità che sovente lo onora di qualche insigne carica per vari meriti, adorato dai colleghi e dalle sue vicine di casa e amiche d'infanzia. Altiero è un uomo, prima di essere un professore, e a suo tempo è stato marito, padre e nonno. Il problema fondamentale è, forse, rammentare il tempo in cui la sua vita conobbe il suo vero senso di appartenenza, il reale significato della presenza nel mondo. Che sia, questo senso, proprio della prima, della seconda o della terza dimensione. Che padre è stato? E che marito? Possibile che per anni non abbia mai avvertito la necessità di indagare, di capire, di comprendere le necessità che la famiglia da lui formata gli richiedeva quale tributo d'amore? Amore... Forse è quella scintilla che inizia a ricordare, nel cuore prima ancora che nella mente, tramite l'ideogramma “Luna d'autunno” concessa dalla Società Trasparenze. Ideogramma così valido e rilassante, dato quello che l'ha pagato, da fargli dimenticare l'ansietà del passato pur riportandolo in auge nel presente. Ideogramma pur sempre ideato dall'uomo e per questo soggetto ad avaria, proprio come la mente di Altiero, ormai lla prossima deriva.

Inizialmente titubante, ho tentennato nella lettura di questo racconto lungo di un'autrice che, per giunta, non conoscevo, Enrica M. Corradini. Non amo la fantascienza e molto raramente mi propongo di leggerne, per la poca attrattiva che ne consegue e che mi spinge, sovente, all'abbandono. Beh, devo dire che con Pieno di Luna ho iniziato, continuato e terminato la lettura in un continuo spasmo di sorpresa e riflessione. Del tutto spiazzata, sono giunta al termine del racconto con la bocca spalancata, febbrilmente alla ricerca di segnali, in internet, che portassero alle stesse conclusioni da me raggiunte. Per soddisfazione di aver compreso, per resa di giustizia a un racconto davvero complesso e ben scritto, per assonanza e affinità mentale tra scrittore e lettore. Ebbene, come sovente capita, l'autrice, purtroppo, non è abbastanza conosciuta da raggiungere un pubblico in grado di apprezzarla nella maniera in cui dovrebbe. Molti pochi i commenti racimolati, devo dire comunque positivi, ma fin troppo esigui e non esaustivi come avrei voluto. Per la prima volta, da quando leggo esordienti ed emergenti, ho provato l'impulso di voler conoscere l'autore del libro in modo tale da poter conferire con lui circa il significato di determinati passi. Seppur inizialmente Pieno di Luna si delinei quale opera di fantascienza, infatti, ben presto diventa un racconto intimistico, atto a indagare nei meandri della mente umana, della memoria perduta, dei giochi che la coscienza compie pur di preservare un minimo di sanità psicologica al fine di non soccombere al dolore e alla tristezza. La Corradini testimonia quanto possa diventare intenso e forte il senso di solitudine dovuto alla morte dei propri cari, specialmente se colmi di rimorsi per occasioni perdute, affetti non donati e non palesati, tempo perduto alla ricerca di sé a discapito della dimostrazione di sentimenti condivisi ma dimenticati. La famiglia rappresenta, come nella realtà del lettore, una piccola società concentrata tra poche persone e in uno spazio ristretto come una casa, forse per questo anche più difficile da amministrare e tenere da conto. Sovente i vari membri della piccola comunità che ognuno di noi ha, per scelta o appartenenza diretta, si allontanano ed estraniano alla ricerca del proprio spazio, per lasciar respirare il proprio ego e non soffocare sotto parole d'amore o gesti che alla lunga divengono anche fastidiosi. Il problema dell'indipendenza è il senso di vuoto e di colpa che si viene a creare quando proprio quei familiari lasciano il mondo terreno senza preavviso, oppure in maniera tale da non consentire un'adeguata resa dei conti, un momento in più per poter dire il “ti voglio bene” perduto nei meandri del proprio ego. Ed è qui che, credo, venga a collocarsi la storia di Altiero. Strutturato come una sorta di 1984 di Orwell, Pieno di Luna è ciò che non desidera apparire. Se superficialmente è un racconto di fantascienza, con tre dimensioni, rapporti familiari vissuti e difficili, tendente a dimostrare quanto la vita di un anziano solo sia difficoltosa, perché accerchiato da ricordi non sempre positivi, Pieno di Luna racconta anche altro. Mi sono trovata a chiedermi, durante la lettura, se la realtà descritta fosse come appariva o se si trattasse di una sorta di “The Others” dove i morti non sono morti e i vivi non sono i vivi. Se la realtà per come la conosciamo non fosse vera, ma un ideogramma, come la Luna d'inverno di Altiero, atta a far vivere all'uomo un'esistenza differente da quella vera? E se invece la seconda o terza dimensione descritte dalla Corradini non fossero meri particolari di un racconto di fantascienza, ma l'idealizzazione della coscienza e della veglia? Oppure, ancora, si trattassero della sanità mentale contrapposta a una malattia atta a modificare le linee guida di un mondo che conosciamo solo per abitudine e non per esperienza pura, perché privi degli strumenti adatti a discernerne le potenzialità volute dalla natura? La Corradini ha creato, nel suo Pieno di Luna, un universo talmente fitto e intricato, mediante una storia che desidera essere più semplice di quella che è, che il termine della lettura segna l'inizio di interrogativi millenari, ostici, scomodi ma avvincenti e superlativi. Pieno di Luna non è un'opera semplice, ma rientra decisamente nella sfera di quei piccoli capolavori che ci si chiede come nascano e come si sviluppino. Desiderosi di leggere qualcosa di davvero innovativo e dannatamente interessante? La Corradini e il suo Pieno di Luna fa per voi!

martedì 22 aprile 2014

Un tramonto a Thera di Emanuela Locori

Un tramonto a Thera (Passioni Romantiche)
Thera, città a ridosso sul mare, così lontana da Mantova, così lontana da Elisabetta. Elisabetta, donna risoluta, attenta, sensibile, pronta a perseguire l'ideale di bimba di ripercorrere le orme paterne imitando, del genitore, le gesta e il mestiere. Thera ed Elisabetta sembrano legate da un filo invisibile, ma forte e quasi indissolubile. Cosa può far da collante tra la donna e la terra marittima greca? Il fato. Un fato beffardo, un fato che disegna, con colori audaci e mai tenui, una storia di amore intenso, divampato come fuoco improvviso da braci sopite. Un fato costituito da occhi azzurri e glaciali, carattere fermo e autoritario, dalle note a volte tenere e delicate, e un mistero che velatamente ne accresce il fascino. Siamo nei primi anni del 1300, a Mantova, ed Elisabetta attende al capezzale del padre di poter conferire con lui circa le sue aspirazioni. Aspirazioni che la condurranno lontana dalle braccia paterne, lontana dalle terre conosciute d'infanzia. Accompagnata e sostenuta dalla fedele nutrice, la donna migrerà a Venezia al fine di diventare medico, praticando gli studi già iniziati, mettendo in pratica un'esperienza rubata con gli occhi, udita fugacemente con orecchie attente. Ma... Per perseguire il suo sogno ci vuole denaro ed Elisabetta non ne dispone a sufficienza per poter permettere alle proprie aspirazioni di spiccare il volo come sarebbe loro desiderio. Ed è così che l'arruolamento sulla nave del Venier sembra arrivare provvidenziale, quasi come si trattasse di un'occasione studiata dal destino per aiutarla nell'impresa. Oppure no? Spacciandosi per il mozzo Daniel, Elisabetta riuscirà a racimolare il denaro necessario al conseguimento del suo sogno? Emanuela Locori, autrice esordiente con Delos, ma dalla penna niente affatto tremula o priva di talento, narra le vicende di una donna forte, perspicace e audace. Profondamente immerso nel contesto storico in cui è portato a viaggiare, il lettore viene catturato in un momento dal carattere gioviale e determinato dell'eroina, dalla sua sete d'avventura, nonché dalle onde sinuose che la conducono lontana da Venezia e vicina a un cuore affine. Non è semplice costruire un racconto di genere storico, specialmente per un autrice che, sulla carta, è alle prime armi con la narrazione di genere. Eppure il lettore non percepisce mai, neanche per un momento, il dettaglio che a scrivere “Un tramonto a Thera” sia un'esordiente. Il linguaggio ricercato, ma nel contempo non ampolloso, elegante ma non troppo appesantito da fraseggi complicati, rende la narrazione scorrevole, agevole, facilmente accessibile a chiunque voglia accostarsi a una lettura. Ed è questo, in fondo, ciò che serve affinché i lettori si appassionino a una storia, a un contesto, a dei personaggi ben delineati grazie all'immediatezza delle scene e al loro susseguirsi in maniera naturale e mai artefatta. E la Locori possiede una naturalezza estrema nell'arrivare al centro carminio del lettore, non lasciando mai che egli subisca sorta di noia o perda un abbrivio ottenuto fin dalle prime battute. Dimostrando come l'esperienza di anni di letture e sogni ben sviluppati paghi su innumerevoli studi stilistici e di tecnica, non supportati da un talento innato ma creato a tavolino, a volte privi dell'empatia adatta a saper trasmettere emozioni, l'autrice tratteggia personaggi dai caratteri forti, decisi, che pagano forse, nelle proprie gesta, la brevità voluta dal racconto e che troverebbero maggior respiro in un romanzo che possa fornir loro lo spazio adeguato di cui necessitano e che, a mio avviso, meriterebbero. Sperando davvero che questo racconto sia soltanto l'inizio per un'intensa carriera letteraria e narrativa, date le qualità di cui fa sfoggio Emanuela Locori, edita da Delos (tanto per non dimenticare che è stata scelta, selezionata e voluta...) consiglio vivamente la lettura del suo Tramonto a Thera, racconto dal profumo intensamente romantico e travolgente, condito, inoltre, da alcune note erotiche che, a dir la verità, non guastano e fanno ben sperare.