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venerdì 29 gennaio 2016

Parlando con Brendan

Quando era approdato a Melbourne, di certo non si sarebbe mai aspettato di essere accolto dalla comunità come invece era accaduto. E in così poco tempo, per giunta. C'era da dire che godeva di un ottimo rapporto con il vicinato; più o meno, tutti sapevano delle sue inclinazioni sessuali e nessuno ne faceva o ne aveva mai sollevato un problema. D'altronde, come diceva Jack, quelli erano beneamati cazzi suoi.
Era a questo che pensava, quella mattina, recandosi al lavoro. Scese dal bus alla fermata poco distante dalla Neverland Press e decise di fare una passeggiata prima di salire in ufficio. Era presto, come sempre, ma quel giorno non aveva proprio voglia di lavorare più del dovuto. Stava tornando la bella stagione e il verso di un cacatua gli ricordò quanto, in fondo, adorasse il dolce tepore del sole più vicino, la brezza leggera riscaldata dal clima temperato e l'odore del mare poco distante. Scosse la testa, leccandosi le labbra, mentre un sorriso gli incurvava quella bocca a cui fin troppi uomini si sarebbero aggrappati per un momento di puro godimento. E non era ego smisurato, il suo, ma semplice constatazione. I suoi genitori si erano impegnati abbastanza per renderlo assurdamente apprezzabile. Non bello, ma affascinante. La bella di casa rimaneva Rachel, anche se era una stronza colossale.
Si voltò verso il baracchino di ciambelle e ne acquistò una, poi riprese a camminare verso i giardini limitrofi e si sedette su una panchina, le guance gonfie di pasta zuccherosa.
«Sembra buono» lo apostrofò una voce e solo il tono con cui gli aveva parlato il proprietario bastò a fargli andare quasi di traverso il boccone. Perché sapeva di chi si trattava e conosceva abbastanza bene le reazioni del suo corpo per capire che, nonostante facesse finta di nulla, non gli era per nulla indifferente. Enfatizzando la tosse, in modo tale da lasciare il dubbio tra lo spavento e l'emozione, si voltò con la fronte aggrottata verso Brendan e lo guardò in cagnesco.


«Di', ma sei impazzito? C'è mancato poco che soffocassi» replicò osservando il collega sedersi di fianco a lui, a pochi centimetri dal suo culo. Troppo pochi, Cristo!
«In effetti ti ho visto un po' troppo tronfio con quella ciambella in mano... Sembrava ti stessi leccando una figa!» rise divertito l'altro allacciando le mani dietro la nuca e inclinandosi all'indietro sulla panchina.
«Galante e signore, come sempre» commentò Dre che non poté fare a meno di delineare con lo sguardo la curva perfetta dell'addome scolpito e le cosce fasciate dai pantaloni di taglio sartoriale. Be', sì, Brendan non se la passava male, come lui del resto... Nel momento in cui gli occhi carezzarono fuggevoli l'incavo del pube, l'uccello gli si drizzò peggio delle Torri di Rialto. Porca troia, quell'uomo lo attraeva in maniera assurda, mai successa una cosa simile con altri. Distolse l'attenzione in maniera subitanea, prima che l'altro si rendesse conto della bava alla bocca per il suo cazzo, quindi si leccò i denti e riprese a guardare con finta ammirazione la natura circostante.
«Ti ho visto scendere dall'autobus e ti ho seguito» riprese Brendan sempre col sorriso sulla bocca. Una bocca che Dre si era chiesto mille volte come si sarebbe adagiata tra le sue palle, lappandone la consistenza prima di risalire lungo l'asta... Cazzo, se non l'avesse smessa subito di fantasticare su di lui sarebbe impazzito. Ed era così ogni santo giorno! Forse il suo smodato interesse verso il collega altro non era che un riflesso incondizionato verso chi si è certo non si potrà mai possedere. Non solo Brendan era al cento per cento etero, ma non sapeva proprio un fottuto niente del fatto che lui invece fosse un tiraculo. E che tiraculo, gente. La migliore zoccola dell'Oberjack!
«Be', potevi chiamarmi» lo riprese lui strofinandosi le mani per eliminare gli ultimi residui di zucchero dai palmi. Sul nero, quei granelli di cristallo rilucevano come la pelle dei dannati vampiri di Twilight.
«Ho preferito farti prendere un colpo» replicò l'altro tornando a ridere «e poi oggi è una gran bella giornata. Mi verrebbe di andare al mare, invece di rinchiudermi in quell'ufficio...»
«Io potrei... In effetti potrei davvero» sottolineò annuendo con il capo. Sapeva di far incazzare Brendan, in quella maniera, ed era il giusto compenso allo stillicidio a cui lo costringeva da quando lo aveva visto la prima volta.
«Lo so che tu puoi. In fondo non devi fare altro che leggere... Merda di un uomo che me lo ricordi ogni giorno. Che vuoi farci? La cultura che io non ho mi costringe a...»
«Tu sei costretto a stare al chiodo!» lo interruppe esplodendo in una risata sincera «Comunque tranquillo» continuò con una pacca sulla spalla - e Dio solo sa se avrebbe volentieri fatto scivolare le dita sotto la camicia bianca, accarezzando i peli del torace, tuffandosi tra quelli più folti tra le cosce, accompagnando magari la lingua a tutto il resto «verrò anche io in ufficio. Oggi viene Liam e dobbiamo definire le ultime correzioni al romanzo, quindi...»
«Quel frocio credo ti abbia messo gli occhi addosso, sai?»
«Geloso?» lo redarguì avvertendo il familiare crampo allo stomaco. Sempre più debole, man mano che passava il tempo, in effetti. Forse si stava abituando a quelle stronzate. Però era sempre più soddisfatto di non aver rivelato a nessuno il suo modo di vivere. Non al lavoro, almeno. Solo il capo sapeva e tanto bastava. Ma O'Brien era un vecchio amico di famiglia, non faceva testo...
«Oh be', per il tuo culo potrei anche cambiare sponda...» scherzò Brendan ammiccando in maniera seducente. E se solo fosse stato vero...
«Andiamo, coglione, che si sta facendo tardi...» lo invitò assottigliando lo sguardo nell'osservare l'orizzonte. Un orizzonte fatto di verde, pali della luce e panchine. Be', non si poteva avere tutto dalla vita e in fondo nulla avrebbe mai equiparato il panorama di casa sua, ad Alberta...
«Sì, andiamo latin lover. Ah!, se quello ti mette le mani addosso dillo che lo sbattiamo fuori. Certo, sempre che non ti piaccia...» continuò il collega seguendolo sul selciato.
«Dovesse piacermi ti inviterò per un triangolo, maschione» replicò lui sorridendo.
Brendan era bello, arrapante, ma... idiota come una gallina. Già, non tutte le ciambelle riuscivano col buco... Non un buco adatto a lui, comunque.

giovedì 17 dicembre 2015

Prepara la valigia, Billy, si parte!

Preparare quelle valige era uno stillicidio continuo, simile alle gocce cinesi che ti logorano nel profondo partendo dalla superficie. Una mutanda: un'imprecazione. Un paio di jeans: una maledizione.
Odiava dover andare a stare da Rachel, c'era poco da fare, e il fatto che O'Brien gli avesse concesso i giorni di ferie senza neanche pensarci non faceva che renderlo ancora più frustrato. Zero scuse per scampare a una settimana - già, perché alla fine era diventata una settimana - priva di scopate, ma colma di giramenti di palle.
Rachel e la sua voglia di essere tutti felici.
Rachel, e la sua mania di controllo.
Rachel e quella sua voglia latente di farlo diventare un etero senziente.
«Che palle!» esclamò gettando un ultimo paio di mutande nella valigia e voltandosi con le mani tra i capelli. Gli occhi gli caddero sul suo riflesso e lì rimasero, con le dita incrociate sulla testa, le gambe un po' divaricate e il torace scolpito dalla natura. Doveva ammetterlo: di partire non aveva proprio voglia. Aveva già parlato con Jack, il vicino, che gli avrebbe tenuto Billy per quella settimana e curato le piante del giardino a cui teneva forse più del suo aspetto fisico. D'altronde quel suo piccolo polmone personale lo rendeva una persona migliore, almeno concorreva a tacitare la sua parte menefreghista, ma ansiosa di essere quanto meno umana. Sapeva di avere un carattere di merda, anche se con Rachel non lo avrebbe mai ammesso, e sapeva anche di non meritare le attenzioni che invece molti gli dimostravano. Come Liam. L'ultima volta che si erano sentiti, lo scrittore gli aveva fatto capire le sue intenzioni, proponendogli anche una vigilia in compagnia. Ovviamente aveva declinato l'invito, ben felice in quel momento di portare avanti il nome di Rachel come scusa.
Ma che problema aveva, lui, con i rapporti? Perché aveva così paura di impegnarsi con qualcuno? Liam non era affatto male, anzi... Bello, era bello; dolce anche, per non parlare di come se la cavava a letto. C'era qualcosa che gli sfuggiva, ma non sapeva realmente cosa...
«Che sei un asociale del cazzo, Dre Walker!» accusò il suo riflesso puntandogli un dito contro «e non hai scusanti. Tua sorella ha ragione» continuò avvicinandosi «non vuoi legami, non vuoi stare vicino a nessuno e non c'entra un fottuto niente il fatto che i tuoi siano morti all'improvviso. Tu eri così già da prima, caro il mio Dre» disse fermandosi un momento a osservare i suoi occhi neri scrutare il proprio doppio pensieroso. «Tu hai sempre odiato essere quello che sei. Tu, se avessi potuto scegliere tra essere una checca del cazzo ed essere etero, non ci avresti poi pensato tanto, ti pare? Tu non sei uno di quelli che se ne vanno in giro per strada a dire quanto è totalizzante essere omosessuali. Nossignore. Ma, ehi, non fraintendiamoci» allargò le braccia come Al Pacino «non è che rinneghi il tuo modo di essere: a te piace scopare uomini e il gusto che provi a farti sbattere non ha paragoni, ma... andiamo, sarebbe stata molto più facile la vita per te, se fossi stato dell'altra sponda, quella giusta... e tu lo sai» concluse a pochi centimetri dal suo volto con la tranquillità che lo aveva sempre contraddistinto durante i colloqui lavorativi e le interrogazioni a scuola. Ogni volta sembrava recitasse una parte e in fondo la sua vita non era proprio quello? Un copione di un film strappalacrime dal climax evidente... perfetto per i botteghini.


Nato gay in una città in cui se ne vedevano pochi come lui, e nero, che era un'aggravante, nonostante si trovassero al nord, aveva frequentato scuole normali, vero, ma con lo spauracchio sempre in agguato di non rivelare troppo della propria sessualità, che non si poteva mai dire - e questo rispecchiava la storia tipo di qualsiasi adolescente medio omosessuale del paese. Aveva frequentato il college, aveva avuto brevi storielle, mai degne di nota, e a un tratto la sua vita era stata stravolta dalla morte dei suoi in un supermarket come ce n'erano tanti in giro. Quindi la fuga verso un paese diverso e privo di ricordi troppo pesanti, nonostante quella casa fosse appartenuta ai suoi genitori, l'allontanamento da Rachel, la difficoltà a intraprendere storie serie, la fermezza nel voler continuare alla stessa maniera fino a ritrovarsi solo, rincoglionito e sempre incazzato con la donna delle pulizie come il suo vicino... Un film da Oscar,  tranne che per la fine ingloriosa. Ci sarebbe voluto un bel colpo di scena... già, ma quale?
«Quanto sei coglione, amico mio» sospirò voltandosi verso la valigia «tutti gli anni gli stessi identici discorsi e durante gli stessi identici giorni... Sei anche scontato, oltre che triste... Ma come hai fatto a diventare così?» si chiese retorico chiudendo la zip della borsa e uscendo sul ballatoio. Lanciò un'occhiata al piano inferiore, dalle scale, e osservò Billy mangiare i suoi croccantini scodinzolando soddisfatto. Ecco, quel cane era la sua unica vera gioia e abbandonarlo sotto le feste...
«Billy, ma... che ne dici se chiamo la compagnia e chiedo di portarti con me? Mi costerà un occhio della testa, ma per un membro della famiglia mi pare il minimo... La mia famiglia sei tu, d'altronde» sorrise indulgente in una delle sue rare performance nei panni del Dre Walker dolce e affabile. Scese tenendosi al corrimano senza mai distogliere gli occhi dal manto bianco del suo amico, quindi arrivò accanto a lui e si accucciò per accarezzarlo bonariamente. «E poi sai i piccoli come saranno contenti? Sì, be', tu un po' meno... Ti daranno il tormento e tu stai diventando asociale come me, temo...» gli sussurrò guardandolo mentre quello si voltava per lanciargli un'occhiata di sufficienza e alitargli in viso una zaffata di carne marcia. Dre si alzò di scatto, tossicchiando e sventolando la mano davanti alle labbra, atteggiando la bocca in una smorfia di puro disgusto. «Dio,Billy, che cazzo c'è dentro a quegli affari? Carogne? Mi toccherà chiamare il veterinario e segnarti qualche disgorgante... Cristo, non ti si può star vicino» borbottò ciabattando in cucina «e poi dicono che non sono dolce... ma cazzo, puzzi come una fogna...» continuò prendendo il cordless e tornando in salotto.
«Tu starai a dieta, da oggi» promise al pastore puntandogli un dito contro mentre con l'altra mano avviava la chiamata «e non ti sognare di rubacchiare da Rachel o dai bambini, perché tanto ti scopr... Sì? Olympia Airlines? Buongiorno... Josh, sì... Oh, ma che bella voce, Josh...» sorrise, alzando gli occhi al soffitto e mordendosi il labbro con un sorrisino malizioso che ne incurvava la piega dolce.

venerdì 11 luglio 2014

Sensuali tentazioni sull'Orient Express

Sensuali Tentazioni: sull'Orient Express


In fondo un annuncio su internet che male potrebbe fare? E a chi, poi? Certo, chiedere i servigi di un gigolò non è da tutti, forse sembra anche immorale, ma in fin dei conti i soldi sono i suoi e, data la sua improvvisa ricchezza, ne ha tutti i diritti. Così si giustifica Anais agli occhi delle sue amiche e anche, un poco, ai suoi. Già perché, sotto sotto, lei è perfettamente cosciente dei suoi limiti emotivi. Dopo la sofferenza arrecata dal suo ultimo rapporto, non ha minimamente voglia di legarsi a qualcuno. Perché questo qualcuno potrebbe ingannarla, illuderla, deriderla e... derubarla. Cosa? Anche un gigolò potrebbe? No... No, lui mai. I soldi, la fama, la soddisfazione di irretire una giovane e insulsa donna come lei... Insulsa, si. Beh, se non lo fosse stata non le sarebbe mai capitato ciò che aveva subito per via di quel mascalzone di... No, un annuncio non può far male a nessuno, tanto meno alla sua defunta ispirazione. Una scrittrice di romanzi erotici costretta a ricercare la fantasia su un treno famoso come l'Orient Express... Possibile? Si. E Santiago le ha appena risposto. Dalle foto è un perfetto esemplare di uomo. Alto, latino, dallo sguardo decisamente conturbante e... gigolò professionista. Si, è deciso! Si parte alla volta di Vienna, su quel treno reso tanto famoso dalla più celeberrima scrittrice di gialli. L'Orient express attende... E Anais lo prenderà al volo, assieme, forse, anche all'amore.
Un inizio esplosivo per il nuovo romanzo della D'Amico, scrittrice ben nota tra le mie pagine e per nulla sazia, per fortuna, dei suoi sogni a occhi aperti. Parlo di sogni dal momento che ogni sua opera sembra il disegno dipinto dal dio dei desideri. Colmo di passione, aspettative, sensualità e amore, Sensuali tentazioni sull'Orient Express decreta il talento indiscusso di Fabiola D'Amico, semmai ce ne fossero stati dubbi in precedenza. Mai banale, sempre pronta a esternare le proprie emozioni tramite la parola scritta, l'autrice delinea, con il suo nuovo romanzo, una favola probabile dei giorni nostri, dove la donna prende in mano il timone del potere e decide, per una volta, laddove ha sempre avuto egemonia l'uomo. Si è sempre visto il genere maschile pagare per avere prestazioni di tipo sessuale o di compagnia, anche se il fatto comincia a diventare decisamente anacronistico in un mondo dove la donna è sempre più padrona di sé stessa. Anzi, proprio in un tempo dove la violenza sulle donne è sempre attuale, rimarcare il fatto che il gentil sesso ha gli stessi diritti della sua antitesi naturale è geniale. Santiago è il classico uomo stupendo, tipico dei romance e del quale non ci stancheremmo mai. Diciamocelo. L'uomo dei romance DEVE essere bellissimo ed esperto, altrimenti non lo ameremmo come invece facciamo sempre noi donne durante la lettura. Anais, invece, risponde perfettamente ai canoni della donna insicura, tradita in passato e desiderosa di scoprire quanto l'amore sia in grado di cambiare la vita, sorprendendo un'esistenza che sembra destinata all'ineluttabile tristezza della solitudine forzata. Il viaggio, intrapreso dai due sul celeberrimo treno, non è soltanto fisico, ma anche mentale. Entrambi i personaggi, infatti, compiono una sorta di salto nelle loro coscienze, acquisendo consapevolezza, man mano, dei loro caratteri, desideri, voglie e passioni. Sia Santiago che Anais maturano, di città in città, mediante l'amore, mediante il dialogo. Ciò che si evince dal romanzo, quindi, non è solo l'importanza indiscutibile che ha l'erotismo in una coppia ben affiatata, ma anche il dialogo capace di riempire i vuoti della solitudine. A tal proposito menzione dovuta è la scena del tango, indiscusso “combattimento” d'amore tra amanti uniti dalla passione e ardente voglia di stare l'uno nelle braccia dell'altro, non senza rinunciare al proprio modo di essere. Mantenere la propria personalità, quindi, non significa non sapere o volere amare perdutamente un altro individuo, bensì comprendere la maniera in cui la propria anima riesce ad adattarsi per allargare il cuore ed essere felici. L'amicizia è un'altra forte componente che rende molto più intimistico il lavoro della D'Amico di quanto si sia in grado di pensare in un primo momento. A una lettura attenta, infatti, si capisce quanto la vicinanza di persone affini riesca a far emergere il meglio di un carattere solo abbozzato o privo di quella fiducia necessaria a diventare padroni del proprio ego. A volte le amicizie, infatti, spingono e sostengono decisioni altrimenti quasi impossibili da prendere e attuare. La D'amico riesce a trasmettere innumerevoli emozioni, neanche volendo, con la sua semplicità nello scrivere. Semplicità che abbiamo apprezzato in passato e che continua a convincere nel presente. Decisamente consigliato per sognare, gustare e desiderare, Sensuali tentazioni sull'Orient Express coinvolge e trasporta. Ultima cosa, ma non meno importante, per i più golosi c'è anche un interessantissimo ricettario alla fine dell'ebook. Sia mai che qualcuno voglia provare le stesse sensazioni paradisiache saggiate dai protagonisti?

Sensuali tentazioni sull'Orient Express vi attende... Che aspettate a salire in carrozza?

giovedì 10 luglio 2014

Intervista! Intervista? Si, si... a Vittorio Xlater per... Arcani maggiori vietati ai minori

Arcani maggiori vietati ai minori. Sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore

http://www.damster.it/index.php/prova/ebook/eroxe-dove-l-eros-si-fa-parola/item/arcani-maggiori-vietati-ai-minori



Cominciamo subito con il presentare l'opera che è la cosa più importante! Esce oggi Arcani Maggiori vietati ai minori - sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore. Edito da Damster, l'antologia è una raccolta di racconti erotici ispirati agli arcani dei tarocchi. Di seguito gli autori, la sinossi e un breve stralcio, quindi... INTERVISTA!


Sinossi

Ventidue racconti senza veli e senza tempo. Alcuni tra i migliori autori della letteratura erotica nazionale hanno raccolto la sfida di "svelare gli arcani", rappresentando l'Eros che si nasconde dietro le più affascinanti e misteriose carte dei tarocchi.

PRESENTAZIONE

L’obiettivo iniziale era quello di pubblicare una raccolta di racconti erotici di “it.sesso.racconti”, il gruppo che, dagli esordi come newsgroup a Facebook, ha unito una schiera multiforme, fluida e mobile di amici, appassionati e autori di genere. Il rischio era quello di offrire la solita “ammucchiata” casuale di racconti erotici ripescati da cartelle che languono quasi dimenticate sugli hard disk.
E così, discutendone insieme, si è arrivati a un criterio differente. Scartata l’idea del tema comune che faceva così tanto scuola e gara, stravolgendo il senso del legame tra gli autori, si è approdati all’idea degli Arcani.
Un filo conduttore abbastanza flessibile, tale da lasciare ogni autore libero di essere se stesso, con il proprio stile, il proprio approccio, i propri contenuti, ma al tempo stesso così affascinante, misterioso, duttile a ogni lettura e abbastanza forte da lasciare un’impronta coerente e caratterizzante del risultato complessivo. Ventidue racconti, ognuno ispirato ad uno degli Arcani maggiori.
Ma non solo scrivere. Questa antologia è il frutto di una collaborazione che va ben oltre lo stilare un testo seguendo un tema: un lavoro di reciproci commenti, critiche, suggerimenti e incoraggiamenti che determina un valore ben più alto che la somma delle parti. La raccolta nel complesso è diventata, a tutti gli effetti, il risultato di un lavoro di gruppo tra amici. Riuniti intorno a un tavolo, lungo, ovale, nella penombra di una stanza illuminata da candele, a interpretare le carte girate e offerte loro dal Destino.
Il risultato finale è quello che state per gustare. Buona lettura.


INTERVISTA:



Oggi mi cimento in qualcosa di decisamente diverso dall'usuale, ma è doveroso. Il perché lo capirete strada facendo...
Esce in questi giorni un'antologia a carattere erotico dal titolo “Arcani maggiori vietati ai minori – Sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore” edito da Damster. A tal proposito abbiamo qui con noi il curatore del progetto, colui che ha dato via al tutto, quello che bla bla bla. Insomma, c'è Vittorio Xlater, scrittore già noto tra queste pagine per le sue opere che alla sottoscritta son piaciute non poco. Ma dal momento che non si parla di lui, nell'intervista che segue, ma del progetto che coinvolge tanta gente, dimenticate la mia precedente affermazione, come stessimo in un tribunale.

Caro Xlat, cominciamo dalla domanda più importante... Dopo tutto questo lavoro estenuante, come stai? Da fonti attendibili sappiamo che non è stato semplice dar vita a questa antologia. Non chiedere chi sia la fonte attendibile, non è necessario sapere...

Sto benissimo, e sono felice che siamo arrivati alla meta finale. In fondo non è stato nemmeno così estenuante. Direi che nella sostanza lo spirito “di squadra” ha retto fino alla fine, e c'è stata la fattiva collaborazione di tutti in ogni momento.

Prima di sapere chi si è scornato con chi, dicci il significato del titolo e, non meno importante, come si è arrivati alla sua versione definitiva. Sappiamo che non è stata una scelta semplice, bensì spietata, non priva di colpi di scena e... è stato versato del sangue? Se si, quanto?

Quando Faber ha segnalato l'uscita di un'antologia di racconti (non erotici) basati sui tarocchi, come la nostra, era evidente che serviva un titolo “forte” per marcare la differenza. “Vietati ai minori” è un segnale inequivocabile sul contenuto erotico.


Dalla sinossi abbiamo capito, bene o male, come si sono venuti a creare i binomi autore/arcano, ma hai qualche aneddoto succoso da narrare? Sono stati tutti contenti dei sorteggi? Com'è andata quella sera? (la solita fonte attendibile... che vuoi farci... è una gola profondissima!)

Volevo organizzarmi per avere almeno un testimone e fare i sorteggi insieme. L'unica geograficamente percorribile era Fran ZA, ma non siamo riusciti a “incrociare” gli impegni. Per cui per non andare per le lunghe ho deciso di fare da solo. In pratica è come se avessi fatto un solitario con i Tarocchi. E io ai solitari non baro mai. A differenza di quanto si dice nella presentazione, gli autori non erano riuniti intorno a un tavolo, ma collegati via Facebook. Però è stato lo stesso molto divertente.


Ma tutto questo “ambaradan” a che pro è stato fatto? Perché avete deciso, tu e gli altri, di dar vita a questa antologia? E come si è svolta la sua stesura? Tranquilla? Vi siete aiutati? Vi siete consigliati? Dicci, dicci...

L'editore Damster stava seguendo con interesse il fermento che c'era nel gruppo Facebook “it.sesso.racconti” che raccoglie l'eredità del vecchio newsgroup dello stesso nome che sin dal '98 è stato il “caffè letterario” virtuale degli scrittori erotici italiani. Così mi ha suggerito un'antologia di it.sesso.racconti. Solo che non mi piaceva l'idea di fare la solita ammucchiata casuale di racconti. Volevo fare un'antologia con un filo conduttore, un trait d'union. E' venuta l'idea di ispirarci agli Arcani Maggiori dei tarocchi, è piaciuta, e ci siamo messi al lavoro.
L'aspetto più interessante è stato quello collaborativo. Nessuno si è limitato a pensare al proprio racconto: per tutti l'obiettivo era anche realizzare una buona opera nel complesso. Per questo è stato naturale per ognuno consigliare, correggere e supportare i colleghi quando condividevano le loro prime versioni. Come dicevo prima, c'è stato un vero lavoro di squadra.

Va bene, io non so cosa altro inventarmi, anche perché finirei per far vertere il discorso su una certa Giustizia, arcano numero 11... Insomma, sarei di parte, quindi: parla! A ruota libera, di tutto ciò che ti viene in mente.

Quello che ho in mente è che la vera avventura comincia adesso. Vediamo come risponde il pubblico dei lettori a questa proposta. Credo che la letteratura erotica sia un genere che si presta meglio al racconto che al romanzo, ma al tempo stesso per comporre una raccolta di racconti che possa farsi libro, pubblicazione, elettronica o cartacea, non basta sceglierli e metterli insieme. Bisogna “comporli” con un criterio, creare un contesto che li unisca. Avere un “tutto” che sia più della somma delle parti. Se la cosa funziona, ci si può riprovare. Le idee non mancano.

E per finire... Per finire ti saluto, anche perché io non sono proverbialmente una che intervista, quindi già è tanto averci provato. Cosa? Vuoi sapere la fonte attendibile chi era? Bah, non ricordo, non so... Dai, adesso fai una saluto, gira su te stesso quattro volte e poi fila a lambiccarti il cervello sul prossimo progetto.

Non mancherò!

domenica 29 giugno 2014

Il peccato della sirena di Maria Michela Di Lieto


Il peccato della sirena (History Crime)

Piove. Diamine, piove e il mare sembra ostacolare anche il suo cammino verso il rifugio sicuro e asciutto che è la grotta dei Cappuccini. Inoltre sembra che la sua fedele amica, ormai vuota dell'alcool che gli ha donato, abbia deciso di procurargli allucinazioni a non finire. Non può essere altrimenti. Con un tempo da lupi, come quello, nessuno uscirebbe in mare con una barchetta da pescatore senza neanche una luce a rischiarare la via. Si, decisamente ciò che Pino vede, nel suo arrancare verso il rifugio, non è altro che un sogno sfocato causato da quella dannatissima bottiglia. E forse è un 'allucinazione anche la donna che con lui divide il riparo asciutto e sicuro. I lampi ne delineano il profilo, ma è solo avvicinandosi un poco di più che Pino si rende conto che la donna è reale, livida, fredda e... morta! Dio, ci mancava solo questa! Una donna stupenda morta, probabilmente ammazzata, lì di fianco a lui... Saranno problemi del brigadiere, non suoi, eppure non riesce a reprimere un grido di profondo orrore.

Siamo ad Amalfi, nel 1817, e l'ignoranza e la povertà sembrano aver oscurato la bellezza del luogo esotico e pittoresco che è la cittadina del centro Italia. Nonostante la pioggia insistente, si riesce a percepire una sorta di afa che rende i movimenti e i pensieri pesanti, difficili e terribilmente faticosi. Ed è proprio questo che affascina, inizialmente, del “Peccato della sirena”. Prima ancora che Giovanni e Biagio si trovino a fare i conti con quell'ubriacone di Pino e il suo macabro ritrovamento, Maria Michela Di Lieto, infatti, riesce con pochissime parole a immergere il lettore nell'Amalfi criminosa che dipinge, nel buio della spiaggia, con la risacca e la lieve brezza portatrice di pioggia. Sembra di venir abbagliati dai lampi e, più tardi, di vedere chiaramente il volto della donna riversa sulla parete di pietra priva di vita e brutalmente uccisa. Un giallo prima ancora di un thriller, Il Peccato della Sirena sembra quasi uno spin off di un caso del commissario Montalbano. Narrato con la stessa semplicità, chiaro ed esaustivo in ogni sua parte, il racconto della Di Lieto fa comprendere in pieno perché un opera della sua autrice sia stata pubblicata, nel 2012, all'interno dei Gialli Mondadori. Bravura, talento, sapienza nella descrizione dei personaggi prima ancora che dei luoghi, fanno della Di Lieto un'autrice che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi più noti del genere. I suoi dialoghi non sono mai scontati, anzi ricchi di particolari in grado di fare di una semplice frase una scena precisa di un ipotetico lungometraggio. Si, perché diciamolo: Il peccato della Sirena è scritto quasi fosse una sceneggiatura. Il lettore ha perfettamente in mente i luoghi, i colori e le situazioni in cui si muovono i protagonisti del racconto, quasi in effetti lo stia vedendo proiettato su uno di quei muri con il proprio super8 d'epoca. Non dimentichiamo l'ambientazione storica, che solo accennata all'inizio del racconto riesce a donare una sfumatura color seppia all'intero contesto. L'autrice, purtroppo confinata nel limite delle battute prestabilite dalla collana della Delos, esplode in un piccolo capolavoro, creando un racconto in grado di donare molto, suscitando nell'animo il desiderio di leggerne ancora e ancora. Ci si chiede quando sarà possibile leggere un suo romanzo, data la bravura, ma ci si accontenta anche delle perle che dona, con saggezza e sapienza, testimoniando come non bisogni per forza scrivere 400 pagine per essere incisivi e profondi. Scrivere racconti non è semplice, e scriverne di tali lo è ancor meno. Decisamente consigliata a chiunque adori leggere e non soltanto ai fruitori del genere thriller o giallo, Maria Michela Di Lieto convince fin dalle prime battute. Insomma, il canto della sirena, per quanto peccaminoso, attrae di nuovo, come nella storia, senza però condurre alla sventura. La sirena, questa volta, è portatrice di una storia meritevole di esser letta e apprezzata.

venerdì 11 aprile 2014

Morsi di morte di Anton Francesco Milicia


Morsi di Morte

Padre Matteo è un pretucolo di campagna, assegnato al gregge sparuto e incanutito di un piccolo paese della campagna calabrese. Beh, non è proprio una chiesa canonica immersa nel clima gioviale della gioventù in boccio, quella in cui serve messa, ma i patti con i superiori sono stati chiari e concisi. Pur di salvarsi la pelle, infatti, Padre Matteo è scappato dalla grande città e da un'accusa infamante e dannatamente seria. Abuso sessuale, gente. E che abuso. E mica solo di un minore... No, di ben diciassette ragazzini. Solo uno di loro ha sempre insistito a dichiarare la sua innocenza, pur remando contro la moltitudine di coetanei che invece proclamavano l'abominio ricevuto. Ma tant'è... Padre Matteo, resistendo strenuamente contro l'impulso malato della sua mente, continua a sopravvivere in quella piccola chiesa di campagna. Però qualcuno sa, qualcuno ha capito... E non solo in città.

Inizia così il breve racconto di Antonio Francesco Milicia, autore esordiente ma dalla penna straordinariamente colma di talento. Si, ragazzi, talento. Perché non è semplice tessere la trama fitta di una storia intricata come quella che ha descritto, nel suo “Morsi di morte”. Come in una ragnatela, come lui stesso definisce il mondo in cui si muove uno dei personaggi chiave della narrazione, Milicia produce, a ogni piccolo passo, un filo di seta capace di intessersi perfettamente, creando ricami senza difetti alcuni, non lasciando assolutamente nessun dettaglio al caso. Il lettore è portato a leggere febbrilmente pagina dopo pagina, non subendo per nulla la brevità del racconto. Come se fosse riuscito a costituire, grazie alla penna, un piccolo mondo, Milicia riesce ad accattivare, esaltare e incuriosire, trasmettendo ansie e angosce proprie delle vittime descritte. La denuncia della pedofilia clericale, argomento purtroppo in auge nei tempi moderni, riesce a essere incisiva per quanto l'autore non si soffermi affatto sui particolari scabrosi che, sovente invece, tendono a tempestare le pagine dei quotidiani nazionali interessando per la loro morbosità più che per l'evento in sé. È possibile riscontrare, inoltre, la testimonianza di come lo sconforto e il danno mentale e psicofisico di tale reato siano in grado di insinuarsi nell'abusato, creando un mondo parallelo di realtà distorte, capaci di giustificare in qualche modo gli impulsi primordiali di una voglia di rivincita sull'aguzzino, agognando a una sua fine in maniere insospettate e insospettabili. È sconvolgente come, in effetti, Milicia riesca in sole ventiquattro pagine a rendere il senso di ansia, di ingiustizia, di pazzia latente e conseguente a un abuso infantile. È sconvolgente come un autore esordiente riesca laddove molti suoi colleghi di più elevato spessore e con mezzi altamente superiori a disposizione hanno fallito in passato. Un thriller, dai risvolti fantastici con brevissimi accenni all'universo horror, solo accarezzato, quest'ultimo, nonostante, forse in un contesto più ampio, sarebbe entrato di rigore e diritto nella narrazione sposandosi perfettamente al contesto socio culturale descritto. Magistrali le frequenti metafore utilizzate che riescono a rendere perfettamente determinate scene altrimenti scomode e crude nel contempo. Insomma, al suo primo lavoro Milicia dimostra di avere tutte le carte in regola per sfornare un lavoro di più ampio respiro, come un romanzo, non deludendo, comunque, sul genere breve del racconto. In attesa di prossimi sviluppi futuri, che so per certo sono in arrivo a breve, non posso far altro che consigliare la lettura del suo “Morsi di morte”, complimentandomi con lui e con il fato che ogni tanto col suo zampino riesce a mettermi sulla stessa strada di validi autori.  

sabato 29 marzo 2014

Un angelo per me di Mariangela Camocardi


Un angelo per me: 1 (Passioni Romantiche)


Lisa ama follemente Damiano, fotografo famoso a cui deve la sua carriera nel mondo della moda e il futuro conseguente, una volta dismessi i panni di avvenente modella. Lo ama alla follia, senza pensare neanche per un secondo a chi sia realmente il suo amico. Già, perché, nonostante abbia di lui una precisa idea in qualità di uomo, Lisa non sembra rendersi conto obiettivamente di chi abbia davanti. Profondamente convinta che il fotografo ricambi in pieno il sentimento coltivato nel tempo, forte e impetuoso, decide di ignorare volutamente le insistenti avance dell'uomo più facoltoso della città, Andrea Ruffini, il quale cerca in ogni maniera il particolare adatto a carpirne il cuore. Mariangela Camocardi introduce, così, una romantica e appassionante storia d'amore. Un racconto lungo, edito dalla Delos Digital, che risalta tutta la maestria delle regine romance degli ultimi tempi. Con uno stile consolidato, proprio di quelle scrittrici avvezze a navigare tra le sinuose onde di un mare intriso di macchie di petrolio, data la fortissima competizione che ho potuto constatare, la Camocardi traccia la trama solida di una vera storia romantica, dal tipico gusto femminile che ha, nel tempo, avvinto milioni di donne lettrici. “Un angelo per me” paga, forse, la brevità della collana “Passioni romantiche” reclamando un più ampio respiro per dar modo a ogni personaggio di esprimere il proprio carattere nella sua interezza, ma non delude. Al contrario, affascina e stimola a volerne di più. Non a caso si sta parlando di una scrittrice che ha firmato oltre quaranta opere, tra romanzi e racconti. Qualcosa vorrà pur dire, no? Si, a mio avviso significa che la classe e il talento sono talmente consolidati che la Camocardi riuscirebbe a esprimere sentimenti ed emozioni anche solo mediante due parole accostate. Nonostante la brevità del racconto, infatti, si possono evincere le diverse sfaccettature proprie di alcuni animi, primo fra tutti quello facente capo al detto “all'amor non si comanda”. Quante volte il corpo, in una storia d'amore, agisce impulsivamente, preda di un sentimento che il cuore ancora stenta a riconoscere? Lisa non si rende conto di aver compiuto la sua scelta, nel mentre di assecondarla, perché convinta fermamente delle proprie idee. Convinta, forse ancor di più, dell'idea precisa che ha del suo futuro e di cosa debba comprendere. Complice la paura di un salto nel vuoto, forse per latente insicurezza dovuta allo sfiorire degli anni, Lisa non vuole cedere alle lusinghe del facoltoso Ruffini perché fermamente persuasa di essere solo la meta di un'ennesima sfida dell'uomo. La scusante primaria che spinge la donna a rifiutare le avances di Andrea è quella di non voler finire nel vasto harem che, nel tempo, è andato costituendosi nella vita dell'uomo, come se accettando le sue lusinghe cedesse a una debolezza che la renderebbe ridicola e fragile. L'insicurezza la spinge a volere qualcosa di mediocre, di infinitamente inferiore, ignorando volutamente gli indizi che la vita le offre su un piatto d'argento, negando anche l'evidenza dell'infima bassezza di cui si macchia Damiano ai suoi occhi. Persino il pensiero di una gravidanza non riesce a dissuaderla da ciò che la mente ha costruito come nido confortevole per l'idea d'amore che ha. Sarà soltanto la perdita del suo mondo, l'effettivo declassamento formale del suo ego che spingerà la donna a fare i conti con la propria personalità e, soprattutto, con la dura realtà che si è sempre rifiutata di valutare. E il concetto spinge a riflettere ogni donna. Cosa, infatti, si è disposte a ignorare pur di essere accettate dal prossimo? Cosa determina lo scattare della propria volontà davanti a un evidente sopruso? E cosa deve fare un benedetto uomo, animato da un sincero amore, per farsi notare? La donna, nonostante la voglia di abbattere i cliché imposti dalla modernità, ha un costante bisogno di essere rassicurata. Ma soprattutto ha la perenne necessità di sentirsi bella e appagata, con la segreta convinzione di essere la possibile meta sessuale e intima di chiunque lei voglia. Non è forse questo ciò che anima un amore non corrisposto? L'incaponirsi in una relazione sbagliata non è forse dettata dalla forte convinzione che nasce nel cuore di poter essere “quella” donna? Forse è proprio per questo che tali racconti, come “Un angelo per me”, colpiscono e ancora continuano a far sognare milioni di donne, checché ne dicano taluni editori o benpensanti. La donna ha bisogno di sentirsi dire di valere. E ha bisogno di credere, costantemente, che un uomo che sappia amarla e proteggerla esiste. Un uomo spinto unicamente da un sentimento puro, non atto a soverchiare, bensì ad abbracciare pregi e difetti che esaltano le qualità di cui ogni individuo è padrone. La Camocardi mi ha fatta sognare, quindi non mi rimane che consigliarne la lettura...

sabato 22 marzo 2014

Finiamola qui di Macrina Mirti



Finiamola qui (Senza sfumature)

Quante volte è capitato di imbattersi in una storia d'amore che poi, in fondo, amore non era? Illusi, incaponendosi in un'idea di rapporto ben lungi dall'essere reale, gli amanti convivono storie, sovente, prive di abbrivio per un futuro duraturo. Tali storie posso durare anni, prima di rivelarsi per ciò che sono, ovvero castelli di sabbia pronti a sgretolarsi al primo schizzo di un'onda impetuosa o al semplice tocco lieve di un bimbo in procinto di aggiungere ulteriore terra al suo lavoro. Nonostante non voglia arrendersi alla dura realtà che la sua mente tenta in ogni modo di suggerirle, Lisa persiste nell'arenarsi in un rapporto che non la soddisfa e che, in fondo, non vuole. Pur di vedere i suoi sogni realizzati la donna, infatti, accetta amplessi complicati e lontani dalla sua idea di amore. Il tutto solo per continuare a coltivare la speranza di un matrimonio agognato. Ma a quale costo? E il nuovo lavoro in che maniera inciderà nel rapporto con Gianni? E se ne rivelasse le effettive falle che, inconsciamente, lei ha già subodorato? Macrina Mirti torna con un nuovo racconto erotico, questa volta dalle tinte romance più marcate. Una storia intensa, seppur breve, che guida il lettore in una storia reale abbastanza da farlo riflettere circa il suo passato. Tutti quanti, tranne rari casi, hanno alle spalle storie di amori complicati, errati, forti solo della convinzione nata, inizialmente, di dare una svolta alla propria esistenza tramite la classica “volta buona”. E il risveglio dal sogno, sovente, è talmente duro da accettare che si sarebbe disposti addirittura a soprassedere a certi comportamenti non condivisi, odiati, anche. Tutto per tentare di “sistemarsi”. Tutto per non rimanere soli, continuando a incedere in una vita in cui la parola solitudine fa più male dell'amore stesso. Ma ancor più difficoltoso, forse, è tentare di risollevarsi, affrontando l'ignoto gettandosi in un sentimento nuovo, con il terrore di incappare, nuovamente, in un'errore. Terribilmente reale, “Finiamola qui” si legge in un fiato, e non per la sua brevità, ma per il ritmo che Macrina ha saputo conferire alle parole, alle frasi, ai periodi. Tutti, in questa novella, concerta per creare una gustosa parentesi, che sia serale o pomeridiana, dall'erotismo fine, pennellato con una cura e una grazia da rimanerne deliziati. Non è semplice costruire storie in cui perdersi è semplice, ma Macrina lo fa, e con indiscusso talento. “Finiamola qui” non è un racconto gettato lì, condito con qualche episodio piccante tanto per rispettare un genere ricercato, quanto una vera storia, probabile, in cui l'erotismo abbraccia momenti di intenso sentimento. I personaggi non sono descritti in maniera maniacale, come sovente avviene nei racconti, ma vengono dipinti via via, con lo scorrere delle pagine, introducendoli al lettore con una delicatezza tale da renderli reali pur non soffermandosi sui loro lineamenti. Si evince, ad esempio, il rapporto astioso, ma caratterizzato dall'affetto, che la protagonista ha con la sua amica Marianna. Si capisce come Giorgio, per quanto non sia un personaggio positivo, rimanga umano, colpevole di non amare, ma non di illudere fino in fondo. Si capisce la fragilità emotiva di Lisa, la sua inclinazione a voler essere protetta nonostante tutto di lei gridi all'indipendenza. E si comprende il dolore latente di Cristiano, per il suo passato, nonostante le vicissitudini inerenti siano solo accennate. Insomma, Macrina convince di nuovo e, forse, ancora più di prima. Mi sento di consigliare fortemente, alle amanti del romance un poco spinto, questa novella. Per come è scritta e per cosa voglia trasmettere, riuscendoci al limite della perfezione.  

venerdì 21 marzo 2014

E' te che aspettavo di Alessandra Paoloni

È te che aspettavo
Elly e la morte di Judith. Elly e i suoi genitori confusi e devastati dal dolore. Elly e il suo senso di colpa. Elly e la prospettiva di un amore molto più vicino di quanto possa solo sperare. Quale di queste personalità sono proprie della donna e quante sono la semplice conseguenza di un avvenimento indipendente dal suo volere? Judith, sua sorella, è morta da poco tempo e una colpa latente mina la stabilità psicofisica di Elly, la quale assiste inerme all'infrangersi non solo della quiete familiare ma anche della sua stessa felicità. Sarà durante una cena dai suoi genitori, in un clima nettamente opposto a quello consueto di quando Judith camminava il mondo terreno, che Elly percepirà chiara la sua tristezza e il senso di colpa che l'attanaglia. E tutti questi sentimenti non saranno palesi solo al suo animo, bensì anche agli ospiti inattesi che le si figureranno davanti. Uno, in particolare, desterà la sua attenzione, avvinto al suo dolore come lei al fascino di lui. Ed esploderà una passione insospettata, priva di qualsiasi ragionevole senso, ma pura e appagante, carica di un desiderio che, forse, diventerà qualcosa di più... Nonostante Alessandra Paoloni avesse dato prova, nei suoi ultimi lavori, di quanto fosse cresciuta nelle storie che narrava e nella maturità che esse dimostravano, nessuno avrebbe mai pensato fosse anche padrona di un genere del tutto nuovo, al suo lettore, come lo è l'erotico. La Paoloni aveva abituato al tema fantasy, storico o, addirittura, poetico, ma mai aveva ventilato una sottile e abile sapienza nel saper scrivere erotico come, al contrario, ha fatto e fa in questa novella “È te che aspettavo”. Vari sono i temi trattati nel racconto lungo che l'autrice tocca, primo fra tutti la morte di una persona cara. Con grazia e raffinatezza, la Paoloni immerge il lettore nella tristezza tipica della mancanza appena provata, nell'impotenza che una morte evoca, nel combattimento interno tra il dover soffrire e il voler, nel contempo, vivere la propria vita perché troppo breve. Non è forse durante i lutti che il valore della vita acquisisce più significato? Non è forse giudicato immorale, ma terribilmente reale e umano, desiderare esternare il proprio bisogno di respirare proprio nei momenti meno opportuni che presuppongono un distacco eterno con una persona cara? La vita è tutto e quando viene strappata in maniera repentina, senza alcuna spiegazione, immediata e inaspettata, il vuoto che lascia è tale da creare una destabilizzazione generale nelle coscienze che, invece, sono costrette a continuare a vivere, soffrendo e riflettendo. Proprio in questi momenti si sente forte la necessità di ricevere amore, vicinanza, dimostrando a sé stessi di essere in grado di godere di tutto ciò che la vita offre prima che sia troppo tardi. Combattendo con una morale che vorrebbe un lutto eterno, forse, che getta colpe inutili e inesistenti perché bisognosa di trovare un qualsiasi appiglio a un dolore troppo contorto e grande da arginare e comprendere. Aldilà dell'aspetto erotico, che viene affrontato con estrema grazia e raffinatezza dal linguaggio mai volgare a cui l'autrice ha abituato il suo lettore, ciò che emerge chiaro è il messaggio di speranza, di rivincita su ciò contro cui non si può combattere ad armi pari. Il personaggio di Norman rispetta i normali cliché del romance classico, bello, apparentemente dannato, rude ma sensuale, dalla prestanza fisica intima assolutamente invidiabile, conturbante nel senso più centrato del termine. Elly, al contrario, pur rispecchiando alcuni connotati dei personaggi femminili del genere, ovvero essere delicato e incline al pianto, fragile quanto basta per intenerire, ma non troppo da essere succube o vittima, presenta un carattere volitivo, intraprendente, incline più alla concezione moderna di passione e realizzazione del proprio ego di quanto ci si aspetterebbe. Forse, se vogliamo, sono i personaggi secondari a essere davvero interessanti ed è un peccato che non siano stati descritti con più dovizia di particolari. Giunti al termine della novella, in effetti, si rimane con la voglia di scoprire un po' di più circa la vita di Danielle, vera anima della festa, l'elemento di disturbo simpatico e geniale che sprona e fa sorridere. Ci si chiede poi come si fosse sviluppata la storia tra George e Judith, oppure quali siano i reali sentimenti dei genitori di Elly e cosa li abbia indotti a un cambiamento repentino e sincero nel finale. Insomma, una novella facilmente ampliabile e godibile, quella della Paoloni, che lascia l'acquolina in bocca e non soddisfa in pieno perché, forse, troppo breve. È la scrittura dell'autrice che porta a volerne di più, in effetti, laddove vi sono amplessi sapientemente descritti che forse rubano la scena a parti di un mondo che è quasi sembrato palesarsi oltre la finestra della propria casa. Insomma, Alessandra Paoloni convince anche nella nuova veste di scrittrice romance-erotico, forte di una proprietà di linguaggio capace di adattarsi a ogni stile, ma deve scrivere di più. Altamente consigliato, “È te che aspettavo” vi attende su amazon!      

giovedì 20 marzo 2014

Europa di Francesco Grimandi


Europa
Herr Friedrich è in viaggio verso lo strano maniero che lo attende, seguendo strade tortuose e oltrepassando valichi interdetti ai non addetti. C'è un manipolo di persone ad attenderlo, nella stanza buia del maniero, persone importanti, persone dannatamente importanti. Lo vogliono, desiderano i suoi servigi. Uno, in particolare, che crede fermamente nel suo dono. Himmler, uno dei personaggi più in vista del reich, conosciuto da Hitler nei giorni della Thule. Friedrich arriva, giunge al cospetto di Karl e attende il lasciapassare per accedere alla riunione. Ha l'impulso di tornare indietro, ma sa che non può. Deve assolvere ai compiti per cui è stato convocato, pena la morte e lui, come Karl, lo sa bene. È pronto, Friedrich, a “vedere”? È pronto a darne notizia a chi pende dalle sue labbra, impaziente di riferire tutto al grande cancelliere del reich più potente di tutti i tempi? Francesco Grimandi lo svelerà, pagina dopo pagina, rivelando, con un talento posseduto da pochissimi scrittori emergenti, una sfaccettatura della seconda guerra mondiale davvero poco conosciuta. Non si parla quasi mai della vena esoterica delle SS, dei riti nei quali il nazionalsocialismo ha tratto le fondamenta necessarie a proliferare in suolo tedesco, delle profonde credenze proprie degli esponenti più importanti del partito. Nonostante ogni fatto narrato da Grimandi sia il frutto di una fervida immaginazione, atta a spalancare la conoscenza e lo studio di una materia tanto vasta quanto inflazionata, il suo breve racconto riesce a colpire e impressionare, spingendo il lettore a ricercare, nella storia e i suoi meandri, appigli reali per poter ricondurre determinate scene presenti tra le pagine di “Europa”. È così che, tramite Friedrich, si conosce il destino di un'Europa incentrata e diretta verso una violenza destinata a un ciclico ripetersi dell'agonia. È così che si viene a conoscenza del desiderio del nazionalsocialismo di trarre forza da un esoterismo in grado di fornire la sicurezza necessaria a perpetrare il proprio credo, perennemente instabili e insicuri circa il futuro di una nazione incline ai subdoli dei Denaro e Potere. In maniera inquietante, Grimandi prospetta la visione di un Europa passata simile a quella moderna. E se un Friedrich esistesse anche nei nostri giorni e avesse già interpretato e intravisto il nostro destino? E se il ciclo storico a cui il mondo è soggetto continuasse in eterno, decretando la devastazione già vissuta dai nostri nonni e prossima a un'ennesima rappresentazione?

Ma Grimandi, nel suo breve e-book, ci regala un'ulteriore chicca imperdibile. Molto simile agli indovinelli della Sfinge, il suo “Io sono e sempre sarò” rappresenta una parentesi di intelligenza e maestria scrittoria impossibile da ignorare. Dal linguaggio davvero elegante, così come lo è per Europa, Grimandi riesce a incuriosire, coinvolgere, inducendo a una lettura frenetica e spasmodica che prevede la sua interruzione solo al termine della storia narrata. Che dire? Quando leggo Francesco Grimandi io ringrazio i santi di averci concesso il lusso di poterci godere una persona che può davvero fregiarsi del nome di scrittore!

martedì 18 marzo 2014

Il festival degli atti impuri di Artemide B. & Ermione



Ermione si sta recando, insieme a Eden e al suo ragazzo, al festival che vedrà coinvolti parecchi autori del genere erotico contemporaneo. Bisessuale, neanche troppo velatamente, La ragazza è profondamente scossa da emozioni contrastanti, ma terribilmente potenti, in grado di farla vacillare davanti al fascino di una bella donna in contrapposizione con colui che ha scelto come suo compagno attuale. Nonostante questo non presti la minima attenzione verso il mondo che la circonda, che la attrae e che, forse, la rende più forte e viva di ciò che, in realtà, è. Ovvero Claudia. Claudia avvinta dal sentimento che apparentemente la lega al ragazzo. Claudia incline al fascino di Eden, co-autrice del manoscritto a cui recentemente hanno dato vita insieme. Claudia alla continua ricerca di qualcuna che possa, in qualche modo, colpirla e affascinarla più dei suoi compagni, quasi vivesse in una continua e costante ricerca del proprio essere nel fascino delle altre donne. Ed è proprio così che si imbatte in Artemide, donna gotica, barocca, dalla bellezza eterea e senza tempo, dal linguaggio desueto ma, per questo, profondamente accattivante. Artemide, donna dalle forme conturbanti, decisamente marcate e ostentate, dalla mascolinità latente nel carattere ma non nei tratti, sapientemente smussati, tranne le labbra, dal chirurgo. Perché Artemide, in realtà, era un uomo. Nato come tale, come spesso accade, solo esteriormente, costretto a vivere una pubertà non sua, priva della femminilità a cui agogna per natura psicologica contraria alla genetica. Le due si conosceranno, annusando l'una la vita dell'altra, come felini sinuosi stretti in una danza suadente e conturbante. E tutto ciò avverrà durante ciò che viene denominato “Il festival degli atti impuri” che di impuro, in fondo, non ha nulla se non il contrasto con la morale sociale che vorrebbe ogni donna e ogni uomo profondamente calato nella recitazione della propria parte. Ed è proprio questo ciò che si evince dal racconto di Artemide, ovvero l'ostinazione, in molti, di recitare una parte non rispondente la realtà. L'autrice, forte della sua personale esperienza, indaga il mondo fin troppo celato delle persone considerate “diverse” e per questo additate, sovente, perché non rispondenti ai classici canoni di bellezza e portamento propri di una società permeata di regole antiche, ma non troppo, soprattutto bigotte. La realtà, ed è quella che traspare nel finale in maggior misura, è che l'istinto umano gioca un ruolo ben più forte delle imposizioni date dai potenti, solitamente clericali, che vorrebbero come status sociale “normale” una donna e un uomo in casa propria, atti a non ostentare le proprie passioni e i propri ardori. Ma cosa c'è di male, in fondo, ad esternare il proprio modo di essere? Di cosa si ha, realmente, paura? Timore di essere giudicati, di essere additati, non compresi, emarginati. In favore di una normalità che solo raramente rispecchia ciò che davvero una persona prova e desidera. “Il festival degli atti impuri” è un inno al lasciarsi andare, a vivere il proprio modo di essere, con i propri dubbi e le proprie paure, senza remore nell'essere giudicati per qualcosa che in fondo provano un poco tutti e tutte. Se superficialmente il racconto narra solamente di ostentazione della propria natura trasgressiva, nel profonda tenta di spingere ogni essere umano a comportarsi come meglio crede, pur nel rispetto del pensiero altrui, vivendo nel pieno delle proprie facoltà ciò che realmente è in grado di donare benessere e godimento, veri e quasi unici piaceri terreni. Il linguaggio forbito, proprio del personaggio di Artemide, cede il passo, talvolta, a terminologie più grette, necessarie, però, e volte a sottolineare atti e pensieri difficile da esprimere e trasmettere in caso contrario. Profondamente colpita da un universo che non conoscevo nel profondo, che lascia adito a pensieri e riflessioni ai quali nessuno è spinto mai, se non per pura necessità, sono davvero soddisfatta di aver letto qualcosa di nuovo, magistralmente narrato, pregno di una grazia quasi insospettabile, persino dal titolo. Giunta alla fine della lettura è rimasta, aleatoria, la domanda di quanto ci sia di biografico nel testo e quanto, invece, lasciato alla fantasia che rispecchia, comunque, alcune sfaccettature del pensiero umano reali e probabili. I vari punti di vista, durante la narrazione, si susseguono permettendo al lettore di essere nello stesso posto, nello stesso momento, ma in più coscienze nel contempo, per dar modo, in ogni caso, di comprendere sensazioni e pensieri discordanti. Discordanti tuttavia facenti tutti capo a un'unica grande verità: la realtà non è quasi mai come la si interpreta mediante le parole, bensì come la si percepisce tramite gesti, linguaggi non verbali, sguardi catturati, non soggetti a nessuna morale sociale perché proprio della psiche umana più profonda. Volete compiere un viaggio, oltrepassando le barriere imposte che obbligano il mondo a sottostare a determinati canoni stilistici e di vita? Volete conoscere un universo parallelo, molto più reale di ciò che i mass media tentano disperatamente di trasmettere come unica meta per un'esistenza giusta e corretta? Bene, Artemide e il suo “Festival degli atti impuri” è proprio ciò che fa per voi! Rinnovando i miei complimenti all'autrice per l'estrema cura nel trattare argomenti non semplici con estrema naturalezza, lascio di seguito il link all'acquisto, as usual
http://www.amazon.it/Il-festival-degli-atti-impuri-ebook/dp/B00HLTGOOE/ref=pd_ecc_rvi_3

venerdì 28 febbraio 2014

Ma non prenderci gusto! di Xlater - Damster edizioni

Ma non prenderci gusto!: Avventure erotiche con un'irresistibile donna per amico (Eroxe, dove l'eros si fa parola) (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)


Giorgia è una donna finemente conturbante, dallo spiccato sex appeal e da uno sguardo talmente evocativo da rendere la prospettiva di un amplesso con lei una meraviglia da sondare e vivere. Giorgia è lesbica. Profondamente lesbica. Sembra, infatti, che non ci sia possibilità di “redenzione” alcuna, neanche se a tentarla ci si mette Marco, un uomo dalle indubbie qualità amatorie e dalle evidenti armi seduttive quali un uomo può solo aspirare con malcelata bramosia. Inizia ed evolve in questo modo il racconto di questo autore fin'ora, per me, sconosciuto. Come è capitato recentemente, Facebook, se utilizzato a dovere, sa essere il giusto trait d'union tra la ricerca di belle menti e il contatto con esse. E Xlater non ha fatto eccezioni. In questa novella, dal gusto tipicamente erotico-ironico, l'autore eviscera un talento tanto innato quanto intriso di studio, concetto ed esperienza nello scrivere. Fuoriesce, indubbia, una cospicua conoscenza della materia, anche se, soprattutto, è la fantasia a farla da padrone. Come in ogni sogno maschile per eccellenza, infatti, “Ma non prenderci gusto” va a evidenziare il desiderio recondito di trovarsi tra le mani di una lesbica e farla godere come fosse un'eterosessuale, con l'istintivo desiderio di essere la persona giusta a farla “rinsavire” da ciò che, invece, potrebbe trovare estremamente gratificante. Così come una donna sogna di diventare il sogno unico e preponderante di un omosessuale, così nell'uomo tale bisogno di conferma emerge attraverso una delle più classiche fantasie. Se a condire il tutto, poi, si aggiunge la bramosia di una potenziale “schiava”, atta a galvanizzare l'ego maschile a tal punto da renderlo suo padrone, si ha un quadro generale di come il cliché maschile di super uomo abbia, comunque, sempre la meglio su tutto il resto. D'altronde, non possiamo nascondere la necessità, per ogni essere umano, di sentirsi indispensabilmente attraenti, potenziali desideri sessuali del mondo intero, tipo femme fatale o uomo padrone sexy e irresistibile. È umano, è normale, è terribilmente eccitante. Cos'è, allora, che rende questo racconto degno di essere acquistato, letto e goduto? Il modo in cui è scritto. La padronanza di un linguaggio mai scontato, la sapienza di saper creare situazioni eccitanti, altrimenti banali, supportando i dialoghi con frasi e nomi espliciti mai fuori posto, rendono “Ma non prenderci gusto” un piccolo cioccolatino da scartare e assaporare con calma. Non sempre il linguaggio spinto, in effetti, rende una lettura piacevole, specialmente per una donna, avvezza più all'erotismo in chiave romantica e intriso di paroloni aulici e ricercati. Io non faccio eccezione, in taluni casi. Eppure la scorrevolezza e la spontaneità con i quali Xlater ci presenta anche situazioni al limite della perversione, hanno il potere di coinvolgere, eccitare ed emozionare. Non sempre, al di fuori delle lenzuola, parole volgari e spinte hanno l'effetto desiderato, ma la delicatezza, se vogliamo, con cui vengono pronunciate dai protagonisti, denotando non violenze ma veri e propri istinti di piacere atti ad amplificare una passione dirompente. Senza, per questo, scadere nel sovente pornografico di chi non ha maestria nel destreggiarsi in tale genere. Sfatiamo un mito: scrivere genere erotico non è riempirsi la bocca di “cazzo, figa, succhia”. Scrivere erotico, in maniera giusta e sapiente, è saper donare, al lettore, un emozione tale da stuzzicare una fantasia latente, sottocutanea, pronta ad esplodere nella realtà. Xlater, ho scoperto, è un autore davvero eccezionale, in questo. Oltretutto la sua velata ironia in questo racconto, ma accentuata in altri suoi componimenti, lo rendono assolutamente di facile e godibile fruizione. Autore anche di sonetti erotici che mi accingo a leggere con tutta la curiosità possibile, Xlater è indubbiamente uno scrittore da seguire, da leggere, da sostenere., mentre “Ma non prenderci gusto” è una novella erotica da leggere per divertirsi... e divertire! Insomma, ragazzi, andate a cercare, oltre a questo lavoro, anche tutti gli altri di questo scrittore, ne vale davvero la pena! As usual, di seguito il link all'acquisto... Solito caffè sotto al Colosseo risparmiato, ma un'ora di puro godimento guadagnata!  

giovedì 20 febbraio 2014

La guardia del corpo di Letizia Draghi


La guardia del corpo: 8 (Senza sfumature)


Dopo la parentesi fallimentare con Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito, è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità, invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey, durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza sfumature”! Di seguito link, ragazzi!

sabato 15 febbraio 2014

Il suo gioco di Frances Shepard



Il suo gioco - copertina



Si può essere travolti da una passione tanto forte da essere indotti a sposare l'oggetto della propria bramosia? Lilian, donna inglese di origini, ma anche nell'animo, pensa di si quando decide di essere la moglie di Leonardo, uomo facoltoso e aristocratico della Roma bene dei primi anni del '900. L'amore scoppia, frenetico e irrefrenabile, nel cuore della donna, incapace di resistere agli occhi e al fascino dell'uomo. Ogni giorno è come il primo. Ogni carezza scatena, nelle membra di Lilian, una scossa talmente potente da farle rinnovare un sentimento lungi dall'esaurirsi. E, forte di queste emozioni, la donna scoprirà di aver sposato uno sconosciuto, dal passato celato nel mistero. Ma, questo, rappresenterà un ostacolo al rapporto, oppure un modo per comprendere la reale natura dei sentimenti che l'uomo nutre nei confronti della sua sposa? Frances Shepard, pseudonimo di un'autrice premiata dal talento innegabile, descrive in maniera saggia, delicata ma decisa, una storia di amore travolgente, in grado di proiettare il lettore nei luoghi sfarzosi in cui i personaggi si muovono, odorando gli stessi odori e toccando, con mano, gli stessi mobili e suppellettili. Fin dalle prime battute, si ha l'impressione di conoscere Lilian, di scorgerne il rossore nell'indugiare sul corpo del suo amato, lasciandosi andare alle vibrazioni naturali che l'amore le scatena dentro. Si è con lei nel castello, durante il ricevimento per gli amici di Leonardo, provando lo stesso suo turbamento nell'entrare, dalla porta principale, in un mondo a lei sconosciuto. Leggendo, fremendo, si provano i batticuori e i dubbi della morale, il terrore di scorgere una parte dell'animo, fino ad allora sconosciuto, trasgressivo ed eccitante. Insomma, la Shepard sa come parlare al lettore e lo fa senza indugi, lasciandosi andare a scene erotiche in grado di incendiare e sognare, delineando mondi, trasgressivi ancora oggi, denunciando come la morale abbia prevalso sull'istinto umano che non vorrebbe fuggire ad alcune pratiche, nonostante la gelosia, nonostante lo spettro del tradimento a pungolare un cuore tentato. Già da come ne sto parlando, si può capire benissimo come “Il suo gioco” non sia un racconto erotico fine a sé stesso, ma una goccia nel mare della riflessione, screziata dal pizzicore proprio del proibito. Un gran bel racconto, meritevole indubbiamente di essere letto per la classe con cui è narrato. Spero di leggere altro di questa brillante autrice. Ovviamente, rinunciando al vostro caffè giornaliero, invito caldamente all'acquisto tramite il link che segue (guardate che vi sto facendo un favore... è meglio una buona lettura piuttosto che l'ennesimo caffè della giornata!)

venerdì 14 febbraio 2014

Babe, i'm gonna leave you (a San Valentino un horrorino c'è tutto!)

Da leggere con questa, stupenda, colonna sonora dei Led Zeppelin...




Seduta sulla riva di quella spiaggia incontaminata, Babe si sentiva in pace col mondo. Una mano a stringere, teneramente, quella di Robert, chiuse gli occhi, inspirando a pieni polmoni l'aria calda carica di salsedine. Tutto il suo passato era dimenticato, sfocato, inarrivabile. Contava solo il calore del sole, giunto al termine del suo cammino giornaliero, l'odore del sale e lo stridere degli uccelli sull'acqua. Null'altro. Avvertì l'amore penetrare ogni fibra del suo essere, seduta li, sulla sabbia bianca dell'isola, mentre le carezze del suo uomo indugiavano, timide, alle porte della risolutezza. Gli occhi serrati, Babe desiderò fermare quel frammento di tempo, vivere in eterno il momento perfetto, dimenticando le urla, il buio, il fuoco.
Il fuoco. Quelle lingue suadenti e calde capaci di ardere la sua carne, senza per questo incendiarla. Solo Robert riusciva a farlo. Avvertì lo sguardo languido dell'uomo sulla sua pelle, scaldata dai raggi dell'estate ormai al termine, fremendo del desiderio di essere posseduta, nel suo frammento di tempo statico. Ma non sarebbe accaduto. Aprì gli occhi, la bocca serrata, e si voltò verso il compagno, lo sguardo lucido di lacrime. Il cuore dilaniato dalla consapevolezza, sorrise enigmatica. Qualcosa la stava chiamando, lo avvertiva. Sarebbe tornata a casa, contro il suo volere. A casa. Una lacrima, solcandole il volto accaldato, si andò a incuneare tra le labbra, ora socchiuse, mescolandosi alla saliva. Non sua.
-L'ora è giunta- sembravano sibilare le onde. Ma il mare, che le parlava, le scorreva nelle vene. Era la lava, quella dell'inferno, che la richiamava, mentre Robert, ignaro, continuava ad accarezzarle i capelli, amorevole. Non avrebbe voluto abbandonarlo, e lui lo avrebbe compreso. Se fosse rimasto vivo. Ah, il sole, i suoi raggi calanti, l'estate che, volgendo al termine, richiamava i suoi sensi attenti. Babe socchiuse gli occhi, il sorriso sempre sulle labbra carnose, si voltò di nuovo verso la schiuma infranta sulla riva, ai suoi piedi. Una chitarra in lontananza, il suono struggente dell'arpeggio, mentre le parole del cantante arrivavano chiare, come a voler spiegare la scena di un film muto.
-Devo lasciarti, sai che non vorrei, ma devo farlo. Qualcuno mi sta chiamando. A casa. Non senti?
-Vieni. Ti stiamo aspettando. Ti abbiamo dato il tempo di cui necessitavi. Ora basta. Ora cedi.
Babe, le braccia strette ad avvolgere le ginocchia rigide, cominciò a cedere, in effetti, mentre le parole della sua anima e quelle della canzone si sovrapponevano.
-Babe, devo lasciarti.
Ma non era Robert a dover lasciare lei. Era il contrario. E la donna non lo desiderava. I baci dell'uomo, sul collo caldo e liscio, la fecero rabbrividire, mentre il buio cominciava a sostituire i raggi rossastri del sole. Del suo cuore.
Pietra. Avvertì il battito rallentare, indurirsi, irrigidirsi. Le mani, ora strette convulsamente ai polpacci, si arcuarono, così come la sua schiena, d'improvviso a terra nello spasmo del cedimento. Stavano arrivando, la stavano afferrando per spingerla nella lava, per ucciderla con le loro urla, con i loro ghigno. L'unico pensiero di Babe era di non voler abbandonare Robert. Non voleva far ritorno a casa, ma doveva. Lui la stava chiamando. Lui, il suo Signore.
-Sei mia, hai promesso. Sei mia.
E lei desiderò, ora, non aver annuito alla richiesta del suo Signore. Un patto che la costringeva ad abbandonare il suo Robert, li, mentre l'estate volgeva al termine. Li, sulla spiaggia dalla sabbia bianca, mentre i suoi occhi si rovesciavano, rivelando il grigio delle pupille, la saliva, colante dalle labbra socchiuse, nel sorriso enigmatico di poco prima. Robert urlò, le si avventò addosso. E lei avrebbe voluto gridargli di arretrare, lontano. Doveva lasciarla andare. Tornare a casa. Doveva. L'arpeggio della chitarra crebbe, mutando in una sventagliata di musica potente, mentre le urla dei suoi fratelli si affastellavano al grido di dolore del cantante. E lei, Babe, pianse, nel sorriso, afferrando la gola di Robert, stringendo. Si sarebbero incontrati di nuovo, un giorno, ma doveva tornare a casa. Doveva lasciarlo. Sotto i raggi del sole in tramonto, sulla sabbia bianca, col sangue a fluire dalle dita rigide. Doveva lasciarlo e non avrebbe voluto. Un ringhio, dalla sua bocca, eruppe nel silenzio dell'isola, rotto solo dallo stridere degli uccelli in volo. Robert si accasciò, riverso con il volto al cielo, mentre lei, sorridente, pianse il suo dolore, accanendosi sul corpo del suo amato. Morse la carne dell'uomo, divorandone il collo
-Babe, sto per lasciarti... Non scherzo, devo andare. Tornare a casa.
Lo aveva già lasciato. Nonostante avesse desiderato passeggiare con lui, mano nella mano, oltre quell'estate, oltre i loro corpi, oltre le loro coscienze. Ma il suo Signore le aveva parlato, imponendole comandi scomodi. Col sangue tra i denti, Babe continuò a succhiare avidamente il midollo nelle ossa dell'uomo. Si sarebbero incontrati di nuovo. O forse lo avrebbe semplicemente custodito per sempre dentro di sé, insieme ai suoi fratelli. Fratelli uniti, amorevoli nel loro delirio, pronti a possederla a turno, sempre presenti, eppure discreti quando serviva.
-Babe, sto per lasciarti. Mai, mai, mai, mai ti lascerò...
La donna dilaniò il torace villoso di Robert, arrivando al cuore con le sue unghie affilate. Si chinò, i capelli a solleticare una trachea ormai inesistente, a suggere gli atri scomposti, palpitanti fino a poco prima. Eppure lo aveva avvertito. Gli aveva detto di ascoltarla. Divorò metà del suo cuore, le lacrime a rendere salato il sangue sulla lingua, e pensò di voler passeggiare nei parchi, tutti i giorni, con lui. Lo avrebbe fatto. Perché lui sarebbe tornato a casa con Babe. Robert le sarebbe rimasto attaccato all'anima, donata, ma pur sempre sua.
Pur sempre sua. Nessuno arrivò a porre termine a quello scempio, e il sole calò il sipario sul giorno, mentre l'arpeggio scemava e le urla dei suoi fratelli si acquietavano. Babe si sdraiò accanto al corpo di Robert, ansimante, gli occhi ancora riversi all'interno, a lasciar scoperto solo il grigio, solitamente celato dalle palpebre. Represse i conati di vomito, portando una mano alle labbra, sempre rigida, sempre risoluta. Robert sarebbe rimasto con lei. Durante il viaggio di ritorno. Glielo aveva detto, lo aveva avvertito.

-Devo assolutamente andarmene da questo posto – mormorò, sommessamente, al vento caldo dell'isola. Poi un battito di ciglia, gli occhi dalle iridi verdi al loro posto, in un altro luogo, in un parco. Senza Robert, senza Babe. Era così, quando qualcosa la chiamava. Quando qualcosa la richiamava a casa. E la canzone riprese, l'arpeggio struggente a riportare, sulla carne dilaniata di Robert, il suo senso di abbandono, mentre Babe, lontana, era tornata a casa. Dal suo Signore.

mercoledì 12 febbraio 2014

Il dolce sapore della vendetta di Macrina Mirti




Appena tornata da Oslo, giovane donna con la prospettiva di una carriera fulminante nella Andreoli Cachemire, Sandra si ritrova alla festa di capodanno in casa dei suoi datori di lavoro. Potenzialmente timida, proveniente da una famiglia prettamente cattolica e bigotta, la donna spera in un futuro smagliante, costituito da soddisfazioni lavorative e una vita completamente differente da quella di sua madre, sedotta e abbandonata da un marito colpevole di aver lasciato anche due figli a suo carico. È una sorpresa per lei, quindi, trovarsi faccia a faccia con il simbolo dell'amore perduto, con l'uomo che, tanti anni prima, la tradì senza ritegno, facendola piombare in un'insicurezza latente e galoppante. “Il dolce sapore della vendetta” inizia così. Una sottile storia d'amore e risentimento, avvolta attorno alla figura di un mondo di classe, dove il denaro sembra consentire un tenore di vita al quale tutti agognano, si snoda dalla penna di Macrina Mirti, talentuosa autrice romana. Il linguaggio mai scontato, a volte ricercato, descrive con sapienza una storia capace di far sorridere e innervosire nel contempo, densa di emozioni vissute e visibili. L'erotismo appare, in maniera molto velato, in alcuni punti, mostrando amplessi che vorremmo non avessero termine in breve tempo. A volte si ha come l'impressione che l'autrice non abbia voluto soffermarsi sul mostrare chiaramente delle scene attese durante la lettura facendo accrescere, in questo modo, una fantasia, nel lettore, che invoglia ancora di più alla lettura, allo scoprire il seguito, pagina dopo pagina. Pur trattandosi di un romanzo breve, più che di un racconto lungo, si ha molto romance e molto erotismo. Macrina merita il plauso di una penna formidabile in grado di trasmettere più di quanto, forse, voglia. Il sesso è accarezzato, mostrato dietro un velo sottile e nero, come se una coltre nebbiosa sfocasse l'immagine non rendendone chiari i contorni, accrescendo, quindi, la voglia di togliere quel velo dagli occhi, aprire la porta dalla quale si sta spiando tramite uno spioncino. Mai volgare, dal fortissimo impatto emotivo, consigliato alle amanti del romance spinto, “Il dolce sapore della vendetta” è un racconto da leggere assolutamente. E come di consueto, sperando nella redenzione di chi legge poco o nulla, lascio il link all'acquisto, rimarcando come il costo di un e-book della Delos equivalga a un caffé davanti al Colosseo.

martedì 11 febbraio 2014

Incontri protetti di Emiliana De Vico

Vi chiederete come mai, tutto a un tratto, ho iniziato a postare recensioni a gogò... Beh, ragazzi, tra i libri acquistati e i racconti della Delos, non faccio altro che leggere cose da consigliare!
Incontri protetti: 5 (Senza sfumature)
Vivienne è oppressa dal suo lavoro. Un lavoro duro, che ama, ma che le arreca anche tanta sofferenza. In qualità di assistente sociale la donna è a contatto, costantemente, con la sofferenza di tantissimi bambini e dei loro genitori, scossi da situazioni raramente di semplice risoluzione. È proprio durante un caso simile che Vivienne entra in contatto con il signor Cambi. Alexander Cambi. Un uomo trentenne, dal passato celato in uno sguardo nero come la notte. Un uomo tremendamente sexy. E sarà passione, sarà travolgente trasgressione. Le scene erotiche, di amplessi carichi di pathos, si susseguiranno in un crescendo di aspettative, nel lettore, senza mai disattenderle. Ecco, “Incontri protetti” inizia con i presupposti giusti e sacrosanti di un racconto esplosivo, denso di erotismo e ricco dei colpi di scena che tanto il lettore ama nelle storie romance. L'autrice, Emiliana De Vico, dimostra a tutti cosa significa scrivere e saper trasmettere, al prossimo, emozioni sognate e fantasie agognate. Chi non ha mai, anche solo per un momento, sognato di fare del sano sesso all'aperto? Chi, tra le donne, non ha mai agognato all'uomo capace di essere dominatore e preda, nel contempo, di un amore capace di travolgere e guidare? L'autrice è riuscita a coinvolgermi, proiettarmi nel pieno del caso trattato, odiando anche, a volte, alcuni dei suoi personaggi scomodi. Nel momento in cui si è in grado di stimolare emozioni, nel lettore, si è conquistato il potere su di lui. Ed Emiliana ci riesce, tranquillamente, con il suo linguaggio mai volgare, il suo stile che denota gusto e classe, una sapienza della psicologia, complice anche il suo lavoro primario che si evince dalla biografia, in grado di trasmettere l'empatia necessaria ad affezionarsi ai suoi personaggi. Personaggi caratterizzati, seppur in poche righe, in maniera sapiente e puntuale. Non posso che consigliare questo racconto a chiunque, segnalandolo nel blog e promulgando, ancora una volta, una collana che riesce, puntata dopo puntata, a raccogliere consensi grazie ad autrici sempre nuove e fresche. La Delos non sbaglia, la Liubicich men che meno, nel selezionare le storie da presentare al pubblico, e le autrici non disattendono le aspettative. Come Emiliana De Vico, e il suo “Incontri protetti”. Di seguito, come di consueto, lascio il link all'acquisto, invitandovi alla sua lettura. Alla prossima!

lunedì 10 febbraio 2014

Il Ladro di Ledra



Il ladro: 3 (Senza sfumature)

Non posso dire di essere delusa... Contrariata, però, indubbiamente. Solitamente non commento mai i libri che mi hanno lasciata interdetta, ma questo è un caso particolare. “Il Ladro” è un racconto strano, particolare, a suo modo unico.
Strano, perché le scene si susseguono con un ritmo che non si riesce a definire incalzante o stimolante. Ogni situazione sembra a sé stante, come tante piccole storie auto conclusive messe insieme con gli stessi protagonisti a far da denominatore comune. Non vi è una vera traccia comune e l'oggetto del contendere, ciò che porta al titolo, è talmente portato all'estremo, per essere celato al lettore fino all'ultimo capitolo, che quasi perde di valore davanti alle scene descritte. Insomma non si riesce a entrare in empatia con i personaggi, nonostante ogni capitolo parli un linguaggio carico si sensualità, meritevole di essere letto e goduto.
Particolare, perché l'autrice, già dalla propria descrizione, lascia a intendere interessi differenti dalla moltitudine della società comune. Assistiamo a giochi estremi, per alcuni versi perversi, che stuzzicano delle vibrazioni forse sconosciute fino al momento in cui vengono provate. Feticismo, collezionismo inteso in senso sessuale, il legame profondo con la natura, proprio di una cultura pagana quasi sconosciuta ai più, e piacere estremo, ricercato in ogni modo possibile, senza ostacoli o preconcetti.

Unico. Non avevo mai letto nulla di simile, fino a ora, quindi non posso che essere soddisfatta dalla lettura. L'eccitazione nasce sottile, a ogni parola, e cresce con la fantasia sfrenata dell'autrice che conduce, mano nella mano, il lettore nei meandri di un universo nuovo, differente, esaltante. Perché, allora, sono rimasta contrariata, tanto da essere combattuta all'idea di parlare di questo racconto? Per gli errori che ho riscontrato nella lettura. Ci sono refusi che innervosiscono. La stessa discontinuità delle scene, seppur descritte in maniera seducente singolarmente, rende la lettura difficoltosa, ostica in alcuni punti. In alcuni punti non si riesce a capire se si sia alle prese con un flash back o se, invece, la storia stia continuando nel futuro. A differenza dei libri o dei racconti che ho abbandonato e di cui non ho parlato, per motivazioni simili, è il fatto che i refusi, per quanto presenti, non sono invalidanti; in più le scene erotiche descritte sono narrate in maniera talmente magistrale, da poter soprassedere alla discontinuità spazio temporale che si riscontra, tra un capitolo e l'altro. E poi il finale a sorpresa merita, assolutamente, la lettura di questo “Il Ladro”. Oh beh, io aspetto i vostri commenti e faccio i miei complimenti all'autrice per l'audacia; inoltre ho visto che è anche uscito un romance che acquisterò in giornata! Vi lascio il link, come sempre, all'acquisto: e non fate i “purciari” che un cappuccino costa alla stessa maniera, in aeroporto!

domenica 9 febbraio 2014

La Sala delle Punizioni di Letizia Draghi


La sala delle punizioni: 2 (Senza sfumature)


Daniele Martini appare come un fulmine a ciel sereno, nella vita di Alessia Delfini, eppure sembra diventare, in un momento, il suo universo. Un universo ricco, bellissimo e tremendamente sexy. Possibile che un uomo del genere abbia, nel suo animo, ciò che nella società odierna viene definita “perversione”? Alessia non se ne capacita. E sulle prime, devo dire la verità, neanche il lettore. In poche righe, però, si evince una sensualità del protagonista talmente carica da annientare ogni remora nata nel cuore della donna... e in chi segue le sue vicissitudini. Forse la narrazione in prima persona, forse il trasporto da cui si lascia travolgere la nostra eroina, fatto sta' che Daniele Martini diventa il fulcro del desiderio nascosto di chiunque. Nonostante, nella vita comune, si sia portati a pensare al sesso come qualcosa di profondamente legato al sentimento fatto di carezze, baci, respiri trattenuti, sempre comunque confinati nel modo “standard”, bisogna ammettere che chiunque subisce il fascino della trasgressione, del proibito e di ciò che la società considera sbagliato, se per caso ne viene distrattamente a contatto. Ed è proprio questo fascino a rendere Alessia così affine al lettore e Daniele così vicino all'ideale di uomo da conquistare e amare o da interpretare. Si, perché la sua Sala delle Punizioni non è più solo il luogo in cui dar vita alle proprie fantasie più sfrenate, ma il nido di un amore che potrebbe sfociare, mediante esse. Devo dire che non sono particolarmente attratta dalla narrazione in prima persona, solitamente, nonostante riconosca che, in alcuni casi, aiuti a immedesimarsi molto meglio nella storia che si sta “vivendo”. Eppure ammetto che nel caso di Letizia Draghi e della sua “Sala delle Punizioni” la modalità scelta di narrazione è tremendamente azzeccata e giusta. L'empatia che l'autrice è riuscita a ottenere per i suoi personaggi è tale da rendere questo racconto non solo un erotico, ma anche un romance. Io ho amato Daniele, in alcuni punti. Ho sofferto con e per lui. E ho anche odiato la protagonista per non aver saputo, o voluto, cercare un modo di oltrepassare le barriere di un mondo differente dal consueto, nonostante alla fine si evinca come la porta sulla trasgressione sia stata aperta per non essere più richiusa. Forse avrei preferito una descrizione un poco più lunga di alcune scene, per entrare ancora più in sintonia con la storia narrata, ma nel complesso mi ritengo ampiamente soddisfatta dalla lettura. In questa settimana ho letto tre racconti e un libro... Questa, per ora, è l'unica vera storia che mi sento di recensire, consigliare vivamente e divulgare come un verbo. La Delos è una valida casa editrice, ma questa collana, nata da poco, è capace di regalare emozioni insospettate. Si è ancora agli inizi, e sono pochi i racconti raccolti e pubblicati. Dopo “La notte dei cristalli iridati” ho deciso di leggere tutti quelli fin'ora pubblicati e ho capito di aver compiuto la scelta giusta dopo aver letto “La Sala delle Punizioni”. E poi, parliamoci chiaro. Se di un racconto si riescono a scrivere più di dieci righe di commento, o si tratta di uno schifo assurdo, oppure di un capolavoro. Letizia Draghi ha scritto un capolavoro in poche pagine. Per questo motivo lascio di seguito il link all'acquisto, rinnovando i miei complimenti all'autrice, e vi prometto di tornare in un batter d'occhio con una nuova puntata della collana “Senza sfumature”.

martedì 4 febbraio 2014

La notte dei cristalli iridati di Sapphire Diamonds


Verità. Verità è il fatto che ho trovato questo lungo racconto un oceano da bere rapidamente. Verità è il fatto che ho goduto della storia come raramente accade. Verità è l'innegabile constatazione che l'autrice di questo piccolo capolavoro sia davvero scrittrice sopraffina. Verità è il nome dell'eroina, protagonista di un avvenimento erotico dalla profondità abissale. Seppur di genere, questo lungo racconto della Diamonds sa essere godibile anche a un pubblico vasto, pudico e poco avvezzo alla lettura di erotismo fine a sé stesso. La realtà è che, in questo racconto, tutto è presente, tranne il sesso inteso come atto fisico e meccanico. In poche pagine l'autrice è riuscita a trasmettere il disgusto della guerra, di un'ideologia balzana che tutti, ormai, conosciamo a menadito, portando l'occhio indagatore della sua fedele penna a descrivere un punto di vista completamente differente dal consueto. Facile, oltremodo semplice, catturare frammenti erotici di un gioco sessuale. Altamente difficile trasmettere, mediante questi, sentimenti forti e decisi, volti a testimoniare un amore desueto, ostacolato dalla morale imperante nel 38, scoppiato durante una delle più sanguinose notti mai esistite. La notte dei cristalli, ore buie di una società ripiegata nell'odio e nell'ignoranza. L'autrice, mediante il mestiere più vecchio al mondo, riesce, in poche battute, a catturare un vasto mondo, a dipingere con fedeli sbuffi di colore, un unione bandita dalla legge, dalle ideologie, capace di oltrepassare convinzioni radicate nel tempo. Non ho molte altre parole. Perché sarebbe riduttivo cercare di confinare tutto ciò che ho provato nel leggere le parole ben dosate di un'autrice sconosciuta. Perché sarebbe dannoso, ai fini di una buona comprensione, tentare di spiegare le intenzioni già ben chiare di un racconto che ha l'obbligo di essere letto. Questo è un piccolo capolavoro che testimonia come un autrice, alle prime armi con un genere a lei poco consono, sappia dimostrare talento e classe nell'eviscerare temi delicati e profondi come quelli che scossero la società mondiale dell'epoca. Odio il fatto di non conoscere la Diamonds, per il semplice fatto di non poterle dimostrare la stima che ho nei suoi confronti. Ho provato invidia, in un certo senso, perché ho trovato uno stile fantastico di narrazione. Insomma, ho adorato questo racconto, ho adorato il fatto che in poche pagine mi sembra quasi di aver letto un libro di 200 pagine, e ho adorato il bisogno di leggerne ancora. Se un autore riesce nell'impresa di saper catturare l'attenzione del lettore in maniera così repentina, significa solo che è un vero autore, degno di essere chiamato scrittore. Consiglio vivamente l'acquisto di questo piccolo gioiello, augurandomi che l'autrice, volutamente celata dietro un nome fittizio, venga alla luce per raccogliere l'applauso che merita. Per chi mi conosce sa che non parlo per piaggeria. Se una cosa non mi piace non ne faccio mistero alcuno. La notte dei cristalli iridati mi ha decisamente colpita, al di là di un erotismo sapientemente descritto, mai volgare, ma solo deliziosamente allusivo, per la cura con cui tutto è stato ben dosato, a partire da una scrittura fluida, mai noiosa, decisamente diretta. Complimenti all'autrice!

http://www.delosstore.it/ebook/45500/la-notte-dei-cristalli-iridati/