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lunedì 20 ottobre 2014

Le ragioni del cuore di Macrina Mirti

Le ragioni del cuore (Passioni Romantiche)

La guerra tra Goti e Latini imperversa senza sosta. Le sorti dei simpatizzanti clericali, però, versano in condizioni disastrose e numerose sono le vittime che cadono sotto i colpi della fame e delle armi. Lucilla ha perduto qualsiasi cosa. I fratelli, suo marito, suo figlio... Le è rimasto solo il padre, un uomo buono e saggio, devoto a Dio, ma non in maniera così estrema da abbracciare completamente le cause della Chiesa. Lucilla è più estremista, complice anche la sua giovane età e le brutture che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita, quelli della maturità e del passaggio all'età adulta. Per questo motivo, forse, decide di seguire il plotone organizzato alla bell'è meglio. Per questo motivo, forse, decide di vendere cara la pelle pur di rubare provviste e portarle alla sua gente. I goti hanno tagliato qualsiasi ponte con l'esterno e Lucilla è costretta alla fame da troppo tempo. Non può resistere lei come non può resistere il popolo, costretto a mangiar topi e cavalli pur di continuare a vivere. Parte, quindi, vestita da soldato. Parte, rendendosi conto dell'estremo rischio che sta correndo. Parte con la paura di non tornare più. E se non fosse poi così terribile cadere tra le braccia del nemico?
Macrina Mirti ormai è la mia garanzia. Quando leggo lei so per certo che trascorrerò almeno un'ora nel sogno più spettacoloso possibile. Sarà la penna, il suo talento indiscusso, la profonda conoscenza degli ambienti storici descritti o le storie originali e colme di emozioni, ma Macrina è per me LA scrittrice di racconti rosa storici per eccellenza. Non me ne vogliano le altre autrici, ma quando riesco a impadronirmi delle sue opere gongolo. Le ragioni del cuore è semplicemente magnifico. Scritto in maniera impeccabile, ambientato nella mia terra e in un contesto storico poco strumentalizzato dagli scrittori in generale, questo racconto è capace di esprimere tutto ciò che una lettrice di genere brama. C'è la passione, ci sono gli intrighi, ci sono i buoni così come i cattivi. Lucilla è una donna forte, che non si odia per debolezza, ma si ammira per tenacia. Oldegamo è il personaggio maschile per eccellenza, colui che ruba il cuore e l'anima, il fusto che chiunque vorrebbe come consorte. Si sogna, si sbava anche (che è quello che serve per caratterizzare al massimo un romance) e... Sono rimasta incantata. Credo che questo sia il racconto di Macrina Mirti che più ho adorato. Letto in mezz'ora, ha catturato ogni mia sinapsi. Non pensavo, non cercavo altro... Catturata irrimediabilmente dall'arpia Amalia e dalla storia d'amore. Inoltre devo dire che l'ambientazione storica è davvero azzeccata. Come si sarà notato non sono riuscita a rimanere "fredda e distaccata" questa volta, ma è stato più forte di me. Forftemente e vivamente consigliato, Le ragioni del cuore entra per meriti nella mia libreria personale di best seller!

http://www.amazon.it/ragioni-del-cuore-Passioni-Romantiche-ebook/dp/B00NDIHO6E/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1410070532&sr=1-2

martedì 2 settembre 2014

L'amante del boia di Alessandra Paoloni

L'amante del boia (Senza sfumature)

Maire è di nuovo fuori le porte della prigione. Canta, Maire, e lo fa in maniera struggente e triste, quasi volesse attirare l'attenzione sul proprio dolore. E in un certo senso è proprio così. Suo padre è rinchiuso in una delle celle fetide che si trovano all'interno della galera e a nessuno è concessa l'entrata, previa autorizzazione del Re. Autorizzazione che, ovviamente, Maire non ha. Tentare, comunque, non le costa nulla. Ha poco tempo prima che il boia giustizi suo padre per alto tradimento e ogni momento potrebbe essere l'ultimo per parlare con colui che l'ha generata. Almeno un'ultima volta. Worth ignora le ragioni del canto della ragazza, limitandosi ad ascoltarla dall'interno della prigione. La osserva, gustandone la bellezza dei delicati lineamenti, e la desidera. La desidera e non chiede altro se non un pretesto per farla sua. Almeno prima della prossima esecuzione. Almeno per togliersi dalla testa quelle forme sinuose nascoste sotto gli abiti logori. Non immagina che presto il pretesto arriverà. Non immagina che in realtà la ragazza che tanto desidera altri non è che la figlia dell'uomo che dovrà uccidere ben presto, a volto celato, con le stesse mani che bramano lussuria.
Torna Alessandra Paoloni e questa volta in una veste ancor più piccante e seducente del nostro ultimo incontro su queste pagine. L'amante del boia, infatti, rivela una nuova incandescente freccia che l'autrice ha al suo arco e che ancora non aveva scoccato in passato. Se nel suo primo erotico “È te che aspettavo” Alessandra aveva introdotto i suoi lettori a un nuovo genere, provando come fosse anch'esso nelle sue corde, con il nuovo numero della collana “Senza Sfumature” della Delos, conferma la sua bravura e, anzi, riesce a superare il successo già ottenuto in passato. Il lettore, infatti, riesce a intuire la crescita dell'autrice, quanto in poco tempo sia riuscita ad ambientarsi nel nuovo genere e come sia stata in grado di unire i suoi due amori letterari in un nuovo scoppiettante lavoro. I nomi dei personaggi, infatti, evocano chiaramente scenari del fantasy in voga fino a poco tempo fa e che possiede e mantiene, comunque, tutto il fascino dei tempi che chiunque vorrebbe aver vissuto. Le ambientazioni sotto descritte in maniera impeccabile, così come gli stati d'animo dei protagonisti. Ben delineati e caratterizzati, Maire e Worth danzano sulla carta quasi si assistesse alla trasposizione cinematografica delle loro movenze. L'erotismo è fine, per nulla volgare, ma puntualmente piccante ed eccitante. Insomma, l'amante del boia è un racconto lungo che vorremmo divenisse romanzo. E spero fortemente che la Paoloni rifletta bene su una possibilità simile.

domenica 29 giugno 2014

Il peccato della sirena di Maria Michela Di Lieto


Il peccato della sirena (History Crime)

Piove. Diamine, piove e il mare sembra ostacolare anche il suo cammino verso il rifugio sicuro e asciutto che è la grotta dei Cappuccini. Inoltre sembra che la sua fedele amica, ormai vuota dell'alcool che gli ha donato, abbia deciso di procurargli allucinazioni a non finire. Non può essere altrimenti. Con un tempo da lupi, come quello, nessuno uscirebbe in mare con una barchetta da pescatore senza neanche una luce a rischiarare la via. Si, decisamente ciò che Pino vede, nel suo arrancare verso il rifugio, non è altro che un sogno sfocato causato da quella dannatissima bottiglia. E forse è un 'allucinazione anche la donna che con lui divide il riparo asciutto e sicuro. I lampi ne delineano il profilo, ma è solo avvicinandosi un poco di più che Pino si rende conto che la donna è reale, livida, fredda e... morta! Dio, ci mancava solo questa! Una donna stupenda morta, probabilmente ammazzata, lì di fianco a lui... Saranno problemi del brigadiere, non suoi, eppure non riesce a reprimere un grido di profondo orrore.

Siamo ad Amalfi, nel 1817, e l'ignoranza e la povertà sembrano aver oscurato la bellezza del luogo esotico e pittoresco che è la cittadina del centro Italia. Nonostante la pioggia insistente, si riesce a percepire una sorta di afa che rende i movimenti e i pensieri pesanti, difficili e terribilmente faticosi. Ed è proprio questo che affascina, inizialmente, del “Peccato della sirena”. Prima ancora che Giovanni e Biagio si trovino a fare i conti con quell'ubriacone di Pino e il suo macabro ritrovamento, Maria Michela Di Lieto, infatti, riesce con pochissime parole a immergere il lettore nell'Amalfi criminosa che dipinge, nel buio della spiaggia, con la risacca e la lieve brezza portatrice di pioggia. Sembra di venir abbagliati dai lampi e, più tardi, di vedere chiaramente il volto della donna riversa sulla parete di pietra priva di vita e brutalmente uccisa. Un giallo prima ancora di un thriller, Il Peccato della Sirena sembra quasi uno spin off di un caso del commissario Montalbano. Narrato con la stessa semplicità, chiaro ed esaustivo in ogni sua parte, il racconto della Di Lieto fa comprendere in pieno perché un opera della sua autrice sia stata pubblicata, nel 2012, all'interno dei Gialli Mondadori. Bravura, talento, sapienza nella descrizione dei personaggi prima ancora che dei luoghi, fanno della Di Lieto un'autrice che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi più noti del genere. I suoi dialoghi non sono mai scontati, anzi ricchi di particolari in grado di fare di una semplice frase una scena precisa di un ipotetico lungometraggio. Si, perché diciamolo: Il peccato della Sirena è scritto quasi fosse una sceneggiatura. Il lettore ha perfettamente in mente i luoghi, i colori e le situazioni in cui si muovono i protagonisti del racconto, quasi in effetti lo stia vedendo proiettato su uno di quei muri con il proprio super8 d'epoca. Non dimentichiamo l'ambientazione storica, che solo accennata all'inizio del racconto riesce a donare una sfumatura color seppia all'intero contesto. L'autrice, purtroppo confinata nel limite delle battute prestabilite dalla collana della Delos, esplode in un piccolo capolavoro, creando un racconto in grado di donare molto, suscitando nell'animo il desiderio di leggerne ancora e ancora. Ci si chiede quando sarà possibile leggere un suo romanzo, data la bravura, ma ci si accontenta anche delle perle che dona, con saggezza e sapienza, testimoniando come non bisogni per forza scrivere 400 pagine per essere incisivi e profondi. Scrivere racconti non è semplice, e scriverne di tali lo è ancor meno. Decisamente consigliata a chiunque adori leggere e non soltanto ai fruitori del genere thriller o giallo, Maria Michela Di Lieto convince fin dalle prime battute. Insomma, il canto della sirena, per quanto peccaminoso, attrae di nuovo, come nella storia, senza però condurre alla sventura. La sirena, questa volta, è portatrice di una storia meritevole di esser letta e apprezzata.

sabato 28 giugno 2014

La serva di Vienna di Nora Noir


La serva di Vienna (Senza sfumature)


Estrella non ha avuto molta scelta. In partenza per Vienna, di fianco al vecchio che sarà presto suo marito, la ragazza è stata convinta con ogni sotterfugio ad accettare quella situazione. Horacio, suo padre, l'ha promessa a quel grassone dalle mani lunghe e l'orgasmo facile, in cambio di una rendita in grado di sostenere i vizi sfrenati che lo hanno reso, nel tempo, un nobile spagnolo povero in canna. Siamo nel 1880 e Vienna rappresenta già una delle più belle capitali europee possibili da visitare. È proprio questo ad attrarre Estrella e a far propendere la sua decisione verso la volontà di seguire il vecchio maliardo alla volta di un matrimonio di puro interesse. Ciò che la ragazza ignora è che l'interesse sarà della famiglia e del marito, non il suo, ignara vittima sacrificale di un gioco più grande e inarrestabile. Inoltre non può immaginare che non tornerà mai più nel suo paese, una volta abbandonato, né che conoscerà l'amore puro e vero in una maniera del tutto impensata e inusuale. Torniamo a parlare della collana Senza Sfumature della Delos Digital, e lo facciamo tramite “La serva di Vienna”, racconto lungo scritto dalla scrittrice Nora Noir, autrice italo inglese di cui abbiamo la fortuna di saggiare il talento. Di sé, nella sua biografia, dice di scrivere principalmente quando è triste o incazzata e quindi di trovarsi nelle condizioni di narrare storie erotiche molto spesso. Beh, se è così il lettore deve augurarsi che a Nora Noir non manchino mai fonti di disturbo o di tristezza, perché è capace di regalare, con le sue parole, momenti di puro godimento. La serva di Vienna è ciò che definiremmo un piccolo romanzo, nonostante la sua brevità, perché capace di emozionare in molti modi pur non scadendo mai né nella volgarità, né tantomeno nello scontato. Tramite una scrittura scorrevole, mai tendente allo statico o al noioso, Nora Noir narra le vicissitudini di una bellissima ragazza spagnola, di nobili origini, costretta dagli eventi, propri del suo tempo, a un rapporto malsano e decisamente poco appagante come quello intavolato con il conte Sigmund Von Haken. La povertà di suo padre, nonostante la nobiltà, dovuta principalmente ai vizi a cui cede sovente l'uomo, quasi costringono la ragazza ad accettare la proposta del vecchio grassoccio che gioverà a tutti, nel futuro, tranne che a Estrella stessa, confinata in un palazzo dall'opulenza accecante a ricoprire il ruolo di oggetto esotico da sfoggiare e osannare a ogni ricevimento o festa indetta dal nobile viennese. Questo sarà l'inizio di una storia intensa, di un amore insospettato, di una muta denuncia verso il maschilismo e l'ignoranza, e della testimonianza di come, non troppo tempo fa, la famiglia dettava regole attualmente improponibili e prive di qualsiasi forma di empatia o rispetto. Disponendo della vita dei propri figli come meglio si credeva, per proprio tornaconto, infatti, i nobili dell'epoca, e non solo loro, decidevano le sorti di intere future famiglie in nome solamente del vile denaro e del vizio sfrenato. La chimera di una possibile scelta davanti a proposte come quelle descritte ne “La serva di Vienna” era semplicemente uno specchio per le allodole, atto a preservare l'apparenza di una libertà impossibile e inimmaginabile. Perfettamente in grado di trasmettere sensazioni discordanti nello stesso momento, Nora Noir inoltra il lettore dapprima nel clima caldo e afoso dell'estate spagnola, poi in quello più rigido e asettico dell'inverno viennese, descrivendo con sottile ironia e semplicità eventi che altrimenti sarebbero risultati davvero di difficile digeribilità. Il racconto non risulta privo, infatti, di momenti esilaranti, specialmente nei primissimi frangenti quando la scena è occupata da Horacio, padre di Estrella, e Juan, amico di famiglia. In effetti alcuni frangenti de “La serva di Vienna” rievocano passi della commedia erotica degli anni passati, quasi il lettore stesse assistendo alla proiezione di un film dai contorni sbiaditi dalla calura afosa e pesante di una Spagna ancora calpestata da Don Diego della Vega in versione molto più piccante da quello conosciuto fino a ora. Le situazioni erotiche sono caldissime, ma assolutamente pulite, quasi l'autrice riuscisse a farci intravedere gli amplessi dalla fessura di una porta in grado di celare l'impudicizia delle situazioni più scabrose. Dolce e sentita la relazione omosessuale, descritta e mostrata in maniera del tutto sensuale e sensibile. Quasi si riuscissero ad avvertire gli odori presenti nelle stanze, o ad ascoltare i rumori attutiti attraverso le pareti come se si fosse parte integrante del racconto stesso, il lettore si affaccia assieme a Estrella di notte a spiare gli amanti di cui prova gelosia e invidia, si distende sul letto in attesa del piacere tanto agognato, trema ai soprusi del conte Von Haken, retrogrado nobile incentrato sul tentativo di apparire, dimenticando di vivere ciò che possiede e ostenta con eccessivi orgoglio e tracotanza. Non si riesce a trovare difetto in questa novella di Nora Noir, che non solo rappresenta un chiaro esempio di come un piccolo racconto storico possa entusiasmare al pari di un romanzo di più ampio respiro, ma dimostra anche come l'erotismo possa essere considerato letteratura e non solo intrattenimento.

martedì 22 aprile 2014

Un tramonto a Thera di Emanuela Locori

Un tramonto a Thera (Passioni Romantiche)
Thera, città a ridosso sul mare, così lontana da Mantova, così lontana da Elisabetta. Elisabetta, donna risoluta, attenta, sensibile, pronta a perseguire l'ideale di bimba di ripercorrere le orme paterne imitando, del genitore, le gesta e il mestiere. Thera ed Elisabetta sembrano legate da un filo invisibile, ma forte e quasi indissolubile. Cosa può far da collante tra la donna e la terra marittima greca? Il fato. Un fato beffardo, un fato che disegna, con colori audaci e mai tenui, una storia di amore intenso, divampato come fuoco improvviso da braci sopite. Un fato costituito da occhi azzurri e glaciali, carattere fermo e autoritario, dalle note a volte tenere e delicate, e un mistero che velatamente ne accresce il fascino. Siamo nei primi anni del 1300, a Mantova, ed Elisabetta attende al capezzale del padre di poter conferire con lui circa le sue aspirazioni. Aspirazioni che la condurranno lontana dalle braccia paterne, lontana dalle terre conosciute d'infanzia. Accompagnata e sostenuta dalla fedele nutrice, la donna migrerà a Venezia al fine di diventare medico, praticando gli studi già iniziati, mettendo in pratica un'esperienza rubata con gli occhi, udita fugacemente con orecchie attente. Ma... Per perseguire il suo sogno ci vuole denaro ed Elisabetta non ne dispone a sufficienza per poter permettere alle proprie aspirazioni di spiccare il volo come sarebbe loro desiderio. Ed è così che l'arruolamento sulla nave del Venier sembra arrivare provvidenziale, quasi come si trattasse di un'occasione studiata dal destino per aiutarla nell'impresa. Oppure no? Spacciandosi per il mozzo Daniel, Elisabetta riuscirà a racimolare il denaro necessario al conseguimento del suo sogno? Emanuela Locori, autrice esordiente con Delos, ma dalla penna niente affatto tremula o priva di talento, narra le vicende di una donna forte, perspicace e audace. Profondamente immerso nel contesto storico in cui è portato a viaggiare, il lettore viene catturato in un momento dal carattere gioviale e determinato dell'eroina, dalla sua sete d'avventura, nonché dalle onde sinuose che la conducono lontana da Venezia e vicina a un cuore affine. Non è semplice costruire un racconto di genere storico, specialmente per un autrice che, sulla carta, è alle prime armi con la narrazione di genere. Eppure il lettore non percepisce mai, neanche per un momento, il dettaglio che a scrivere “Un tramonto a Thera” sia un'esordiente. Il linguaggio ricercato, ma nel contempo non ampolloso, elegante ma non troppo appesantito da fraseggi complicati, rende la narrazione scorrevole, agevole, facilmente accessibile a chiunque voglia accostarsi a una lettura. Ed è questo, in fondo, ciò che serve affinché i lettori si appassionino a una storia, a un contesto, a dei personaggi ben delineati grazie all'immediatezza delle scene e al loro susseguirsi in maniera naturale e mai artefatta. E la Locori possiede una naturalezza estrema nell'arrivare al centro carminio del lettore, non lasciando mai che egli subisca sorta di noia o perda un abbrivio ottenuto fin dalle prime battute. Dimostrando come l'esperienza di anni di letture e sogni ben sviluppati paghi su innumerevoli studi stilistici e di tecnica, non supportati da un talento innato ma creato a tavolino, a volte privi dell'empatia adatta a saper trasmettere emozioni, l'autrice tratteggia personaggi dai caratteri forti, decisi, che pagano forse, nelle proprie gesta, la brevità voluta dal racconto e che troverebbero maggior respiro in un romanzo che possa fornir loro lo spazio adeguato di cui necessitano e che, a mio avviso, meriterebbero. Sperando davvero che questo racconto sia soltanto l'inizio per un'intensa carriera letteraria e narrativa, date le qualità di cui fa sfoggio Emanuela Locori, edita da Delos (tanto per non dimenticare che è stata scelta, selezionata e voluta...) consiglio vivamente la lettura del suo Tramonto a Thera, racconto dal profumo intensamente romantico e travolgente, condito, inoltre, da alcune note erotiche che, a dir la verità, non guastano e fanno ben sperare.

giovedì 17 aprile 2014

Rivelazioni di Letizia Draghi


Rivelazioni (Senza sfumature)


Alessia attende fiduciosa, seduta al tavolino del bar, che si presenti la donna raffinata che le ha commissionato il suo prossimo lavoro. Una nuova sala di genere erotico. Che tipo sarà? E, soprattutto, quali saranno i temi sui quali la futura architetta dovrà concentrarsi per replicare il successo ottenuto con la sala delle punizioni di Martini? Incinta, ancora non si sa se del suo Volto d'Angelo o del suo precedente amante, Alessia Delfini vivrà nuove ed esaltanti avventure del tutto fuori dall'ordinario. Più di ogni altra cosa, fuori totalmente dagli schemi mentali con i quali è sempre cresciuta e vissuta. Letizia Draghi, già conosciuta al pubblico lettore con le sue precedenti opere edite da Delos, torna a narrare le vicissitudini della sua eroina, ormai diventata una sorta di immagine cult della collana “senza sfumature”. Anche questa volta, come lo è stato nelle precedenti, mediante la frizzantezza del linguaggio e la classe priva di volgarità anche nelle scene più calde, la Draghi indaga l'animo umano rivelando quanto i tabù limitino il vero essere di un individuo. Come ne “La sala delle Punizioni”, ma ancor di più in Bodysushi, l'autrice svela quanto i comportamenti e i caratteri individuali, sovente mal giudicati da una morale a volte pesante, siano essenziali e parti integranti della società moderna. Nonostante non siano di dominio pubblico, infatti, molte di quelle che vengono chiamate perversioni sono stili di vita propri di moltissime coppie. I ruoli ben definiti in ambito sessuale, così come i giochi che da essi possono scaturire in un susseguirsi di piaceri sconosciuti ma non per questo condannabili, sono atti a testimoniare quanto nessuno abbia il diritto di giudicare il prossimo, libero e padrone, invece, di esternare in piena libertà la propria pulsione latente. La Draghi, a tal proposito, è bene attenta a usare dei distinguo ben chiari tra i vari ruoli che la società bigotta vede come perversione derivante da qualsivoglia trauma esistenziale. Vi sono, infatti, moltissime coppie che trovano la loro perfetta dimensione in giochi che non sempre incontrano il favore e il gusto degli altri, non rivelando, però al contempo, il fatto che essi stessi siano condannabili o esecrabili dal punto di vista sociale e morale. E un punto di assoluta importanza lo si evince nel momento in cui si spiega perfettamente la differenza tra pulsioni sessuali tra persone consenzienti e perversioni vere e proprie di chi prova gusto e piacere nella violenza e nell'utilizzo della propria forza ai danni di individui più deboli. Gioco sessuale, quindi, non equivale a violenza carnale o egemonia del più potente. La verità nuda e cruda, come il racconto stesso lascia intuire, è che in Italia ancora non vi è quella libertà sessuale che invece sembra imperare in altri stati. Forse per cultura, forse solo per rispetto altrui. Non significa che il sesso tradizionale non abbia la sua valenza, ma si testimonia come anche quello cosiddetto “alternativo” possa e debba trovare la propria connotazione e collocazione legittimata nell'universo moderno così all'avanguardia per tantissime altre cose. Aldilà del fattore sessuale e delle varie scene erotiche che, come sempre, vengono descritte in maniera molto sofisticata dall'autrice, “Rivelazioni” rimane una bella storia d'amore da scoprire e dalla quale lasciarsi trasportare. Sergey rimane l'uomo russo dal fascino incorruttibile e Alessia la solita anima romantica, ammansita forse un poco per via della dolce attesa del piccolo che comincia a crescere nel suo grembo. Di rilevanza assoluta la tenerezza che dal racconto emerge, come a testimoniare che nel sesso non vi è nulla di “sporco” o innaturale e che una gravidanza non ne pregiudica in alcuna maniera l'atto che, d'altronde, proprio alla nuova vita ha condotto in precedenza. Molti gli spunti di riflessione, quindi, come in ogni racconto di Letizia, nonché momenti ilari e scanzonati che, assieme alle componenti erotiche fanno di “Rivelazioni” un nuovo racconto perfettamente in linea con la collana erotica più gettonata del momento, ovvero quella della Delos Digital “Senza Sfumature”.

sabato 29 marzo 2014

Un angelo per me di Mariangela Camocardi


Un angelo per me: 1 (Passioni Romantiche)


Lisa ama follemente Damiano, fotografo famoso a cui deve la sua carriera nel mondo della moda e il futuro conseguente, una volta dismessi i panni di avvenente modella. Lo ama alla follia, senza pensare neanche per un secondo a chi sia realmente il suo amico. Già, perché, nonostante abbia di lui una precisa idea in qualità di uomo, Lisa non sembra rendersi conto obiettivamente di chi abbia davanti. Profondamente convinta che il fotografo ricambi in pieno il sentimento coltivato nel tempo, forte e impetuoso, decide di ignorare volutamente le insistenti avance dell'uomo più facoltoso della città, Andrea Ruffini, il quale cerca in ogni maniera il particolare adatto a carpirne il cuore. Mariangela Camocardi introduce, così, una romantica e appassionante storia d'amore. Un racconto lungo, edito dalla Delos Digital, che risalta tutta la maestria delle regine romance degli ultimi tempi. Con uno stile consolidato, proprio di quelle scrittrici avvezze a navigare tra le sinuose onde di un mare intriso di macchie di petrolio, data la fortissima competizione che ho potuto constatare, la Camocardi traccia la trama solida di una vera storia romantica, dal tipico gusto femminile che ha, nel tempo, avvinto milioni di donne lettrici. “Un angelo per me” paga, forse, la brevità della collana “Passioni romantiche” reclamando un più ampio respiro per dar modo a ogni personaggio di esprimere il proprio carattere nella sua interezza, ma non delude. Al contrario, affascina e stimola a volerne di più. Non a caso si sta parlando di una scrittrice che ha firmato oltre quaranta opere, tra romanzi e racconti. Qualcosa vorrà pur dire, no? Si, a mio avviso significa che la classe e il talento sono talmente consolidati che la Camocardi riuscirebbe a esprimere sentimenti ed emozioni anche solo mediante due parole accostate. Nonostante la brevità del racconto, infatti, si possono evincere le diverse sfaccettature proprie di alcuni animi, primo fra tutti quello facente capo al detto “all'amor non si comanda”. Quante volte il corpo, in una storia d'amore, agisce impulsivamente, preda di un sentimento che il cuore ancora stenta a riconoscere? Lisa non si rende conto di aver compiuto la sua scelta, nel mentre di assecondarla, perché convinta fermamente delle proprie idee. Convinta, forse ancor di più, dell'idea precisa che ha del suo futuro e di cosa debba comprendere. Complice la paura di un salto nel vuoto, forse per latente insicurezza dovuta allo sfiorire degli anni, Lisa non vuole cedere alle lusinghe del facoltoso Ruffini perché fermamente persuasa di essere solo la meta di un'ennesima sfida dell'uomo. La scusante primaria che spinge la donna a rifiutare le avances di Andrea è quella di non voler finire nel vasto harem che, nel tempo, è andato costituendosi nella vita dell'uomo, come se accettando le sue lusinghe cedesse a una debolezza che la renderebbe ridicola e fragile. L'insicurezza la spinge a volere qualcosa di mediocre, di infinitamente inferiore, ignorando volutamente gli indizi che la vita le offre su un piatto d'argento, negando anche l'evidenza dell'infima bassezza di cui si macchia Damiano ai suoi occhi. Persino il pensiero di una gravidanza non riesce a dissuaderla da ciò che la mente ha costruito come nido confortevole per l'idea d'amore che ha. Sarà soltanto la perdita del suo mondo, l'effettivo declassamento formale del suo ego che spingerà la donna a fare i conti con la propria personalità e, soprattutto, con la dura realtà che si è sempre rifiutata di valutare. E il concetto spinge a riflettere ogni donna. Cosa, infatti, si è disposte a ignorare pur di essere accettate dal prossimo? Cosa determina lo scattare della propria volontà davanti a un evidente sopruso? E cosa deve fare un benedetto uomo, animato da un sincero amore, per farsi notare? La donna, nonostante la voglia di abbattere i cliché imposti dalla modernità, ha un costante bisogno di essere rassicurata. Ma soprattutto ha la perenne necessità di sentirsi bella e appagata, con la segreta convinzione di essere la possibile meta sessuale e intima di chiunque lei voglia. Non è forse questo ciò che anima un amore non corrisposto? L'incaponirsi in una relazione sbagliata non è forse dettata dalla forte convinzione che nasce nel cuore di poter essere “quella” donna? Forse è proprio per questo che tali racconti, come “Un angelo per me”, colpiscono e ancora continuano a far sognare milioni di donne, checché ne dicano taluni editori o benpensanti. La donna ha bisogno di sentirsi dire di valere. E ha bisogno di credere, costantemente, che un uomo che sappia amarla e proteggerla esiste. Un uomo spinto unicamente da un sentimento puro, non atto a soverchiare, bensì ad abbracciare pregi e difetti che esaltano le qualità di cui ogni individuo è padrone. La Camocardi mi ha fatta sognare, quindi non mi rimane che consigliarne la lettura...

sabato 22 marzo 2014

Finiamola qui di Macrina Mirti



Finiamola qui (Senza sfumature)

Quante volte è capitato di imbattersi in una storia d'amore che poi, in fondo, amore non era? Illusi, incaponendosi in un'idea di rapporto ben lungi dall'essere reale, gli amanti convivono storie, sovente, prive di abbrivio per un futuro duraturo. Tali storie posso durare anni, prima di rivelarsi per ciò che sono, ovvero castelli di sabbia pronti a sgretolarsi al primo schizzo di un'onda impetuosa o al semplice tocco lieve di un bimbo in procinto di aggiungere ulteriore terra al suo lavoro. Nonostante non voglia arrendersi alla dura realtà che la sua mente tenta in ogni modo di suggerirle, Lisa persiste nell'arenarsi in un rapporto che non la soddisfa e che, in fondo, non vuole. Pur di vedere i suoi sogni realizzati la donna, infatti, accetta amplessi complicati e lontani dalla sua idea di amore. Il tutto solo per continuare a coltivare la speranza di un matrimonio agognato. Ma a quale costo? E il nuovo lavoro in che maniera inciderà nel rapporto con Gianni? E se ne rivelasse le effettive falle che, inconsciamente, lei ha già subodorato? Macrina Mirti torna con un nuovo racconto erotico, questa volta dalle tinte romance più marcate. Una storia intensa, seppur breve, che guida il lettore in una storia reale abbastanza da farlo riflettere circa il suo passato. Tutti quanti, tranne rari casi, hanno alle spalle storie di amori complicati, errati, forti solo della convinzione nata, inizialmente, di dare una svolta alla propria esistenza tramite la classica “volta buona”. E il risveglio dal sogno, sovente, è talmente duro da accettare che si sarebbe disposti addirittura a soprassedere a certi comportamenti non condivisi, odiati, anche. Tutto per tentare di “sistemarsi”. Tutto per non rimanere soli, continuando a incedere in una vita in cui la parola solitudine fa più male dell'amore stesso. Ma ancor più difficoltoso, forse, è tentare di risollevarsi, affrontando l'ignoto gettandosi in un sentimento nuovo, con il terrore di incappare, nuovamente, in un'errore. Terribilmente reale, “Finiamola qui” si legge in un fiato, e non per la sua brevità, ma per il ritmo che Macrina ha saputo conferire alle parole, alle frasi, ai periodi. Tutti, in questa novella, concerta per creare una gustosa parentesi, che sia serale o pomeridiana, dall'erotismo fine, pennellato con una cura e una grazia da rimanerne deliziati. Non è semplice costruire storie in cui perdersi è semplice, ma Macrina lo fa, e con indiscusso talento. “Finiamola qui” non è un racconto gettato lì, condito con qualche episodio piccante tanto per rispettare un genere ricercato, quanto una vera storia, probabile, in cui l'erotismo abbraccia momenti di intenso sentimento. I personaggi non sono descritti in maniera maniacale, come sovente avviene nei racconti, ma vengono dipinti via via, con lo scorrere delle pagine, introducendoli al lettore con una delicatezza tale da renderli reali pur non soffermandosi sui loro lineamenti. Si evince, ad esempio, il rapporto astioso, ma caratterizzato dall'affetto, che la protagonista ha con la sua amica Marianna. Si capisce come Giorgio, per quanto non sia un personaggio positivo, rimanga umano, colpevole di non amare, ma non di illudere fino in fondo. Si capisce la fragilità emotiva di Lisa, la sua inclinazione a voler essere protetta nonostante tutto di lei gridi all'indipendenza. E si comprende il dolore latente di Cristiano, per il suo passato, nonostante le vicissitudini inerenti siano solo accennate. Insomma, Macrina convince di nuovo e, forse, ancora più di prima. Mi sento di consigliare fortemente, alle amanti del romance un poco spinto, questa novella. Per come è scritta e per cosa voglia trasmettere, riuscendoci al limite della perfezione.  

giovedì 20 febbraio 2014

La guardia del corpo di Letizia Draghi


La guardia del corpo: 8 (Senza sfumature)


Dopo la parentesi fallimentare con Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito, è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità, invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey, durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza sfumature”! Di seguito link, ragazzi!

lunedì 17 febbraio 2014

Zona d'ombra di Emiliana de Vico


Zona d'ombra: 7 (Senza sfumature)


Vivienne è sola. Di nuovo. Alexander Cambi è stato un miraggio, una dolorosa meteora nel suo mondo fatto di solitudine e dolore altrui. Non ha voglia di amare, non più. Il tradimento emotivo dell'uomo l'ha travolta, facendola piombare in un'insicurezza che dovrebbe essere propria dei suoi assistiti, non sua. Ma in fondo nessuno è al riparo dalla tristezza e dal dolore, pur conoscendo questi sentimenti nel profondo, pur avendo guardato negli occhi la solitudine, la violenza di un amore perverso. Ma Vivienne è ignara del fatto che il futuro è un libro oscuro nel quale sono scritti destini involontari, provenienti quasi da mondi paralleli. Sexy Law, o più semplicemente Oliver, arriva come un turbine nelle sue giornate, scombinando le sue certezze con le sue zone d'ombra, visibili, latenti, dolorose. Ero incerta, all'inizio, avendo timore di leggere una sorta di replica del primo episodio. Sono stata sorpresa, travolta io stessa dalle emozioni che la De Vico ha trasmesso, così intense da mettere, quasi, in secondo piano l'erotismo, descritto in maniera strategica e spiazzante, come era stato nel primo episodio. Nessuna replica, ma un'intensità tale da spingere a indagare il proprio animo. Fino a quanto si è disposti a donare di sé stessi in favore di un amore totalizzante? La violenza psicologica, molte volte, sa essere più subdola e penetrante di quella fisica, spingendo un individuo ad annullare la propria identità in funzione del proprio aguzzino, di cui non si percepisce la pericolosità. Mai. La forza di Emiliana sta nel testimoniare e nel provare che la violenza non è propria solo degli uomini, intesi come maschi. La violenza può essere perpetrata su chiunque, in un turbinio di ricatti capaci di evirare, uccidere, annientare la volontà della vittima. Con “Zone d'ombra”, di nuovo, la De Vico dimostra la sua sapienza, in ambito psicologico, spingendo però il lettore ad arrivare con le proprie capacità alla soluzione di un bandolo intricato quanto può esserlo una mente distorta dal dolore. Vivienne è toccata da una violenza data dal tradimento della fiducia riposta, mentre Oliver è vittima di un tipo di coercizione forzata, mentale, invisibile, ma latente. Come sovente accade, con le grandi penne che si ha la fortuna di leggere ogni tanto, l'erotismo eccitante è un trait d'union tra la psicologia e l'amore. La mente umana sa essere complicata, ostica e decisamente ottusa, se permeata da sentimenti poco usuali, e da ciò che la morale considera insensato e sbagliato. Non posso andare oltre, nelle considerazioni, perché rischierei di rivelare troppo di un racconto che desidera essere letto perché meritevole di rimanere nella mente e nella coscienza di tutti, come bandiera, specialmente in questi periodi bui in cui la violenza sulle donne è criticamente presente in Italia e nel mondo, inneggiante alla libertà dell'individuo e alla propria dignità nell'essere vivo. Link di seguito, non posso che battere le mani ad Emiliana, rinnovando i miei complimenti