Visualizzazione post con etichetta storico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storico. Mostra tutti i post

sabato 20 dicembre 2014

1849 di Andrea Franco


1849 (Odissea Digital)
Amare Simonetta, per Patrizio, non è semplice. Non è semplice pretendere l'esclusività di un amore che stato già promesso per l'eternità a qualcuno diverso da sé, impossibile quasi soffocare la gelosia verso chi, per naturale conseguenza degli eventi, dovrebbe soffrirne a ragione. Per quanto si sforzi di essere spigliato e spontaneo nell'esternazione dei propri sentimenti, il capitano di Guardia Civica proprio non riesce a sopprimere l'idea della sua donna assieme al marito. Arrighi vive, è presente nelle vite di entrambi gli amanti e detiene il pieno diritto sul cuore e sul corpo di Simonetta, per quanto lei promulghi sentori avversi. D'altronde Patrizio non dovrebbe neanche pretendere altro, lui che ha sempre condannato suo fratello Luciano per la condotta morale e il suo discutibile amore per quella che ha sempre considerato una semplice meretrice. Ma Elena, colei che ha rubato il cuore poetico dello storpio Luciano, è stata brutalmente uccisa. Perché? E da chi? Intanto Mazzini tenta con ogni mezzo di arginare l'invasione francese, sottostando a voleri che non desidera ascoltare, ingoiando a vuoto antipatie neanche troppo celate. L'unione d'Italia sta prendendo forma e i protagonisti di questa storia ancora stentano a crederlo possibile...

Torna Andrea Franco, forte dei suoi trascorsi in Delos, forte del suo successo in Mondadori. Torna e da prova di saper scrivere, ancora, anche se non ne ha bisogno. Un romanzo ben strutturato, forse troppo accademico, il suo 1849. Lasciando ampio spazio a quella che è stata la storia del nostro Paese, quasi l'autore sentisse la necessità di omaggiare il travaglio che uomini di altri tempi hanno dovuto sopportare pur di uniformare lo stivale sotto un unico nome e colore, Franco narra una vita possibile, un dolore probabile in quello scenario quasi apocalittico che è stato il focolaio del nostro futuro. Ho letto una recensione inerente a questo romanzo e superficialmente mi ha anche trovata d'accordo. Pur non additando in maniera negativa 1849, si rimproverava all'autore una certa sommarietà nell'affrontare la parte romanzata del libro, prediligendo la descrizione quasi minuziosa degli eventi storici del tempo. Effettivamente le storie di Luciano, così come quella di Patrizio, sembrano quasi un espediente per raccontare la storia dell'unione d'Italia, rivelando anche particolari che non tutti conoscono. L'amore tra Patrizio e Simonetta non è appassionato, caratterizzato nel sentimento e nella sua evoluzione. La parte giallistica che vede la dipartita di Elena e la conseguente sete di verità di Luciano non trasmettono tanto pathos quanto un lettore avvezzo a determinati generi richiede. E forse ad Andrea neanche interessava. Come a volte un romanzo erotico diventa tale solo per alcune scene spinte inserite all'interno di un contesto ben più importante in termine di contenuti, così 1849 si prefigge di ripercorrere momenti importanti del nostro passato, intersecandosi quasi per caso con le vite di questi fratelli maledetti, in un modo o nell'altro. Che poi il climax preveda un momento toccante tra i due, poco importa. Ciò che davvero conta è la narrazione di un determinato anno, la cronostoria di un punto cruciale politico e sociale che ha determinato ciò che ora conosciamo e che diamo per scontato. E che, come vediamo, ci permettiamo anche di mandare “a puttane”, dimenticando i retroscena, i passi che hanno solcato le nostre strade, nomi che hanno combattuto tra loro, sputandosi addosso veleni e dissapori, ostentando poteri e lottando contro quelli degli altri. È stato detto che 1849 sembra un libro di storia romanzato. E ben venga, in un momento in cui la storia non interessa a nessuno e in cui l'unico interesse sembra un cliché sentimentale che decentra l'attenzione da problemi reali che i potenti preferiscono oscurare per non doverlo fronteggiare. Insomma, Andrea Franco lavora bene e il suo 1849 deve essere letto. E ha fatto bene anche a me, che di quel periodo non ricordavo quasi nulla.

sabato 19 aprile 2014

Il canto del cuore di Macrina Mirti


Il canto del cuore (Passioni Romantiche)


Domiziana è una fanciulla cresciuta all'ombra di regole e comportamenti degni di un nobile. D'altronde lo è, figlia del sovrano Rufo. Siamo nel 569 e le guerre, pian piano, sul suolo di quella che diverrà Italia, si susseguono. Piccoli e grandi scontri atti a cementificare egemonie e nuovi insediamenti, destabilizzando ordini da anni consolidanti e costruendone di nuovi. Vi sono tangibili minacce a minare la pace del regno di Rufo, ma Domiziana è una ragazza con mente prettamente adolescenziale, avvezza all'insubordinazione e incline alla sperimentazione dell'avventura. Forte di questo suo carattere ribelle, la fanciulla decide di inoltrarsi nei terreni limitrofi alla villa del padre, complice un passaggio segreto di cui nessuno sembra essere a conoscenza. Proprio nel mezzo di un bagno ristoratore nel lago attiguo alla villa patrizia, però, due barbari fanno la loro comparsa, le vesti candide della fanciulla in una mano, un ghigno famelico e maligno dipinto sul volto. È la fine di Domiziana? Verrà posseduta con forza fino alla morte? Non vi è altra salvezza che il suicidio nelle acque profonde del lago. Meglio l'ottenebrarsi della mente per sua mano piuttosto che per quella di uomini scaltri e dai desideri sordidi fin troppo evidenti. Ma non sarà la fine di Domiziana, salvata in extremis da Neherem, soldato agli ordini di Rufo e uomo d'onore. Nonostante il bellatores sia un goto di origini, infatti, è il primo soldato del sovrano, colui di cui si fida. E giustamente, dato che, a discapito della pace stessa del regno, egli porrà fine alla vita dei barbari traendo in salvo una sconvolta Domiziana. Quell'episodio sancirà l'inizio della fine o l'inizio di un canto, quello del cuore, capace di avvolgere con la sua melodia anche l'animo più duro e, all'apparenza, freddo? Tanta la carne al fuoco, in questo racconto lungo scritto da Macrina Mirti per “Passioni romantiche”, tante le chiavi di lettura in uno storico che non ha nulla da invidiare ai romanzi considerarti tali per lunghezza. La realtà è che “Il canto del cuore”, nonostante la brevità, cattura ed esalta, lasciandosi leggere in meno di un battito di ciglia, tanto è ben congegnato. Dal linguaggio colto ma fluido, Il canto del cuore narra le vicende di una fanciulla che ancora deve scoprire il mondo ma che ha già conosciuto il dolore della perdita. Forse è mediante esso che Domiziana crede di sapere tutto, di aver vissuto tutto e di essere in grado di scrutare in fondo agli animi delle persone di cui si trova al cospetto. Come ogni adolescente che si rispetti, d'altronde, convinta in ogni momento di possedere una conoscenza profonda della vita e del mondo. Ma la morte riesce a gettare un velo di nitidezza nei suoi occhi, svelando anche quanto la rudezza dei comportamenti di Nehrem sia dovuta a un carattere introverso e serio, capace di celare sentimenti grandi e puri in nome di un rispetto consolidato nel tempo. Perché il rispetto, a volte, è molto più importante dell'amore stesso. Ogni personaggio del racconto è ben delineato, come davvero facesse parte di un contesto di più ampio respiro, come se le parole avessero il potere di dilatarsi per consentire una conoscenza più dettagliata di ogni singolo carattere. Mai, durante la lettura, si cade nella noia o nello scontato. Mai si rimpiange il fatto di non leggere un romanzo di più pagine, proprio per la sapienza che ha l'autrice di intessere la sua trama in maniera puntuale e minuziosa, non tralasciando nulla al caso, saziando ogni piccola curiosità mediante parole ben studiate e dosate. Il canto del cuore trasmette amore, complice anche il contesto storico che perfettamente si presta al compito, riuscendo ad avvolgere la mente del lettore in maniera tale da trasportarlo in altri luoghi il tempo necessario a conoscere le intricate trame che nel racconto si sviluppano. Macrina già c'è stato modo di conoscerla in passato, tra le mie pagine, ma conferma ogni volta quanto scrittrice sia il nome di cui si può fregiare senza dubbio alcuno. Consigliato a chiunque, Il canto del cuore è un racconto godibile adatto a qualsiasi pubblico, anche a quello non avvezzo alle storie romantiche ma desideroso di essere trasportato nel tempo alla continua ricerca di emozioni forti date da altri contesti in altri luoghi. Spero davvero presto di poter godere di un romanza di questa talentuosa autrice, perché sono certa sarebbe un'altra ottima prova.