A chi mi chiede perché ho voluto scrivere un romanzo ambientato Maccarese rispondo: perché non sai dov'è, perché non sai cos'è, perché non sai chi c'è.
Maccarese, fu Vaccarese, piccola cittadina del litorale romano, una delle aziende agricole potenzialmente più forti in Europa e terra di passaggio di numerose famiglie nobiliari, dagli Albertaschi ai Rospigliosi, è un colore, un odore, un sapore diverso da quello che conosci.
Città lavoro creata dal Duce, ma ben più antica del fascio; cugina in bonifica della più famosa Ostia, ancora sospesa tra antico e moderno.
Perché Volevo solo te è ambientato nel 1932 e a Maccarese?
Perché è lì che la mia storia d'amore è nata ed è lì che Flora e Fausto sono venuti a trovarmi, raccontandomi l'incanto di uno sguardo lungo il fiume Arrone...
La saga di Dre Walker by CK.Harp
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domenica 18 ottobre 2015
venerdì 12 dicembre 2014
Di morte e d'ambra di Ashara Amati
Come iniziare una recensione di un
libro imparagonabile a nulla di quanto letto fino a ora? Come
risultare originale lì dove l'autrice ha già compiuto il miracolo
tra le pagine della sua opera? Cosa dire di differente dall'emozione
che può scaturire dalla lettura di Di Morte e D'Ambra senza
risultare prolissa, inutile, inferiore e incapace di rendere la
meraviglia tramite un semplice commento volto a incuriosire voi
tutti? Dopo tre volte che inizio e cancello, proverò a incedere
lentamente, a differenza della veemenza con cui Ashara Amati
catapulta il lettura nel regno di Etra, nei suoi incubi, nel suo
timore del fato. Chi non ha conosciuto il mito di Teseo, di Arianna e
del Minotauro? Seppur vagamente, visioni di uomini dalla testa di
toro, donne dalla chioma fatta di serpenti si intersecano,
sovrappongono, restituendo alla mente una visione distorta della
storia, quasi si trattasse di un caleidoscopio che da bimbi ci si
divertiva a osservare cercando forme sempre nuove. E i miti greci
sono un po' così, per chi come me li ha studiati parecchi anni fa.
Si ricorda l'incanto delle gesta, l'idea di taluni personaggi, il
coraggio ostentato nei caratteri degli eroi. Eppure si coglieva, già
allora, una nota stonata. Come se l'eroe non fosse poi così forte e
gagliardo, come se i deboli mascherati da mostri sempre deboli
fossero. Restituendo una parvenza di realtà alle immagini
mitologiche e magiche, proprie di un'epoca che stentiamo a
riconoscere come realmente apparsa nel mondo conosciuto, Ashara si
inerpica nell'intricato profilo del sentiero che conduce tra Creta e
Atene, cantando con infinita delicatezza e inaspettato ardore una
visione del mito come pochi sarebbero capaci di evocare senza scadere
nello scontato. Di Morte e D'Ambra parte in sordina, da molto
lontano, dagli albori di una storia che è forse la più bella di
tutta la mitologia greca. Vengono presentati uno a uno i vari
personaggi del fitto gioco delle Parche, la loro psicologia, le loro
gesta meritevoli di attenzione perché vive e pulsanti nel quadro
generale che farà da scenario al dramma dell'unica eroina di tutta
l'opera, ovvero Arianna. Pur essendo Teseo e il Minotauro coloro che,
negli anni, sono emersi per rimanere impressi nella memoria, è
Arianna la vera protagonista del romanzo di Ashara. E rimane tale,
pur essendo bastarda, pur essendo quella che verrebbe definita
“attrice non protagonista”. Come nella vita reale, l'erotismo è
il filo conduttore delle passioni e degli ardori che muovono i
personaggi e i loro istinti. Sconvolgente, a tratti anche irriverente
per crudeltà e assoluta ruvidezza, l'autrice tesse una visione lungi
dall'essere edulcorata della vita greca, delle abitudini, degli usi e
costumi dell'epoca, condannando taluni fermamente, senza il minimo
ripensamento, e osannando altri. E la correlazione con la condanna
del pregiudizio nell'epoca moderna è chiara e lapalissiana. Ashara
si scaglia contro la visione maschilistica e bigotta di Teseo,
schierandosi apertamente con la bellezza della libertà ostentata nel
mondo cretese dove la donna era considerata molto più che ora nella
società. Non solo oggetto sessuale la figura femminile, quindi,
bensì colei che detiene il potere della procreazione, della
sensualità, della femminilità. Forte e capace di prendere in mano
il destino di un intero popolo (vedi Acalla e la sua discendenza al
trono) la donna era il simbolo della Madre e non a caso ne conservava
il fulcro del piacere, quello che poi determinerà il destino di
molti. Facendo leva sul sesso, sia questo mosso dall'amore o da meri
fini pratici, vengono decretate le sorti di tutte le pedine che
concorrono al raggiungimento del climax, che devo dire riesce in
maniera magistrale e davvero suggestivo. Ashara coinvolge, stupisce,
e fornisce la prova che di talenti ne è piena l'editoria e spesso
laddove nessuno andrebbe mai a sospettare. Negli ultimi mesi si è
assistito a un incremento della pubblicazione del genere erotico,
quasi si trattasse di una fiera alla quale chiunque può partecipare
con il proprio banchetto, come se scrivere di amplessi sia semplice
quanto fare uno zucchero filato. Ashara Amati arriva proprio quando
avevo perso le speranze e lo fa in maniera positivamente scioccante,
fornendo spunti, mostrando un'originalità del tutto inusuale,
descrivendo senza parsimonia amplessi ricchi, mai stucchevoli,
appaganti quanto realistici. Mai preda di snobismo, capace di parlare
di perversione senza scadere nel viscido costume di molti, l'autrice
mostra usanze e costumi, situazioni che sono in voga dalla notte dei
tempi (quella di 50 sfumature non s'è inventata niente e i doppi
falli c'erano pure tra gli Egizi) e lo fa in maniera nuova,
totalizzante, estremamente fine. Sconvolge il percorso di maturazione
di Teseo, il suo crescere nel male e la sua fredda determinazione
priva di scrupoli. In un'epoca e n una cultura dove l'uomo davvero
aveva pieno controllo e potere, Teseo incarna la perversione, il
sottomesso che si riscatta e diviene ancor peggiore del suo aguzzino.
Fa riflettere l'involuzione psicologica di Asterio, alias Minotauro,
il suo mutamento davanti alle brutture di una guerra sanguinaria e
mai umana. Commuove, infine, il personaggio di Arianna perché
rispecchiante la donna moderna oltre ogni logica, così dannatamente
attuale da lasciar sgomenti. Ci sarebbero milioni di cose da dire
riguardo Di Morte e D'Ambra, ma non sarei comunque in grado di
trasporre da sola le emozioni provate, le sensazioni molteplici che
fanno di Ashara una scrittrice con la s maiuscola. Spero vinca il
contest in cui gareggia perché credo fermamente il suo sia il
romanzo migliore letto tra tutti e oltre. Ashara merita il cartaceo,
curato in ogni particolare, perché il suo è UN LIBRO, diamine!
martedì 2 settembre 2014
L'amante del boia di Alessandra Paoloni
Maire è di nuovo fuori le porte della
prigione. Canta, Maire, e lo fa in maniera struggente e triste, quasi
volesse attirare l'attenzione sul proprio dolore. E in un certo senso
è proprio così. Suo padre è rinchiuso in una delle celle fetide
che si trovano all'interno della galera e a nessuno è concessa
l'entrata, previa autorizzazione del Re. Autorizzazione che,
ovviamente, Maire non ha. Tentare, comunque, non le costa nulla. Ha
poco tempo prima che il boia giustizi suo padre per alto tradimento e
ogni momento potrebbe essere l'ultimo per parlare con colui che l'ha
generata. Almeno un'ultima volta. Worth ignora le ragioni del canto
della ragazza, limitandosi ad ascoltarla dall'interno della prigione.
La osserva, gustandone la bellezza dei delicati lineamenti, e la
desidera. La desidera e non chiede altro se non un pretesto per farla
sua. Almeno prima della prossima esecuzione. Almeno per togliersi
dalla testa quelle forme sinuose nascoste sotto gli abiti logori. Non
immagina che presto il pretesto arriverà. Non immagina che in realtà
la ragazza che tanto desidera altri non è che la figlia dell'uomo
che dovrà uccidere ben presto, a volto celato, con le stesse mani
che bramano lussuria.
Torna Alessandra Paoloni e questa volta
in una veste ancor più piccante e seducente del nostro ultimo
incontro su queste pagine. L'amante del boia, infatti, rivela una
nuova incandescente freccia che l'autrice ha al suo arco e che ancora
non aveva scoccato in passato. Se nel suo primo erotico “È te che
aspettavo” Alessandra aveva introdotto i suoi lettori a un nuovo
genere, provando come fosse anch'esso nelle sue corde, con il nuovo
numero della collana “Senza Sfumature” della Delos, conferma la
sua bravura e, anzi, riesce a superare il successo già ottenuto in
passato. Il lettore, infatti, riesce a intuire la crescita
dell'autrice, quanto in poco tempo sia riuscita ad ambientarsi nel
nuovo genere e come sia stata in grado di unire i suoi due amori
letterari in un nuovo scoppiettante lavoro. I nomi dei personaggi,
infatti, evocano chiaramente scenari del fantasy in voga fino a poco
tempo fa e che possiede e mantiene, comunque, tutto il fascino dei
tempi che chiunque vorrebbe aver vissuto. Le ambientazioni sotto
descritte in maniera impeccabile, così come gli stati d'animo dei
protagonisti. Ben delineati e caratterizzati, Maire e Worth danzano
sulla carta quasi si assistesse alla trasposizione cinematografica
delle loro movenze. L'erotismo è fine, per nulla volgare, ma
puntualmente piccante ed eccitante. Insomma, l'amante del boia è un
racconto lungo che vorremmo divenisse romanzo. E spero fortemente che
la Paoloni rifletta bene su una possibilità simile.
mercoledì 26 febbraio 2014
L'Inferno di Rebecca - edizioni Damster - un romanzo mio!
Oggi parlerò dell'Inferno di Rebecca.
Non per vana gloria. Non per farmi pubblicità, anche se sarebbe del
tutto normale, trattandosi del mio libro, ma perché voglio spiegare
il contenuto del romanzo, non lasciando al lettore l'arduo compito di
farlo o di comprenderne il significato non facile. Negli ultimi tempi
si parla moltissimo della violenza sulle donne, della loro sudditanza
di fronte ad aggressori in grado di manipolare e aggirare una mente
che, fino all'incontro con lui, era sana e colma, sicuramente, di una
gioia di vivere pari a quella degli altri. La violenza, non solo
fisica, ma soprattutto quella psicologica, si insinua nella mente
della vittima, comincia a logorarne le pareti e a scavare una
voragine dalla quale risulta quasi impossibile risalire. La
coercizione di un essere che si ritiene inferiore,, perché magari
avvinto da un sentimento che dovrebbe essere amore ma, nel più delle
volte, si tramuta in una sottomissione totale, reca all'aggressore un
potere difficile da scalfire. Il carnefice inizia a sentirsi Dio in
casa, tra le pareti, continuando a subissare la propria compagnia con
cattiverie gratuite, accentuando un'insicurezza nata proprio dalle
sue parole. Nessuno è al riparo da tale giogo, e nonostante si pensi
che le vittime designate debbano essere donne deboli, inclini a un
comportamento simile, molto spesso con un passato triste, ci si deve
ricredere. La realtà è che l'arma del fascino e dell'amore è molto
più forte di un carattere, se utilizzato con l'intenzione di
brandire e fare male. Rebecca è una persona indubbiamente normale,
prima di conoscere Stefano, con la propria vita d'adolescente e le
inclinazioni sessuali proprie di una ragazza della sua età. Stefano,
invece, si dimostra una persona disturbata, dalla spiccata
perversione sessuale, affetto probabilmente da quella che si potrebbe
definire satiriasi. La sua curiosità verso l'oscuro lo porterà
nelle mani di demoni potenti, in grado di esaudire i suoi desideri
sessuali nuocendo gravemente a tutti coloro con i quali verrà in
contatto, facendolo sentire onnipotente e sprezzante delle regole. Ma
i demoni delle regole le hanno e, nonostante si stia parlando del
male puro, atto a soverchiare la coscienza umana a qualsiasi costo,
le regole devono essere rispettate, pena la morte. Ma non una morte
indolore, priva di sofferenze. Una morte al “Monaco di Lewis”,
alla “Doria Gray”, atta a punire insubordinazioni, atta a far
comprendere cosa significhi vendere la propria anima in favore della
realizzazione del proprio ego. E metaforicamente, la morte è atta a
provare come la violenza generi violenza. Perché di questo si parla,
nell'Inferno di Rebecca. Di violenza, di squallore, di sesso
perverso, di sottomissione. Esistono personaggi positivi? Si, ma come
nella realtà di chi vive una violenza, non emerge. Tutto il mondo
sembra ignaro alla sua sofferenza. Quale scappatoia, se non
rifugiarsi in un mondo fatto di dualismi, dove il proprio doppio è
in grado di agire per proprio conto? L'unica via di salvezza sembra
la pazzia. Se di pazzia si può parlare. La realtà dell'Inferno è
il voler sondare e spiegare come una persona, apparentemente sana e
lucida, possa essere soggiogata dalla scaltrezza e furbizia di
un'altra, magari dotata semplicemente di una personalità più forte.
L'inferno è un intreccio di vite di esperienze, di sensazioni e, in
taluni casi, di una normalità sconcertante. Volete scoprire un mondo
sotterraneo che, ultimamente miete vittime come mosche? Leggete
L'Inferno di Rebecca. Ma non se avete uno stomaco debole. Perché i
demoni sanno essere lussuriosi, ma l'essere umano è capace di una
fantasia ancora più feroce e lubrica.
Per leggere le prime pagine e acquistarlo tramite tutti gli store, il link:
http://www.damster.it/index.php/prova/ebook/eroxe-dove-l-eros-si-fa-parola/item/l-inferno-di-rebecca
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giovedì 20 febbraio 2014
La guardia del corpo di Letizia Draghi
Dopo la parentesi fallimentare con
Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello
studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un
rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha
toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne
avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita
fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a
seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala
sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la
possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo
compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e
dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si
tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso
andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro
Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e
colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica
persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La
guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito,
è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e
mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria
compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo
da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è
costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo
differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità,
invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che
anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a
spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà
proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo
nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera
più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella
Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma
mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in
bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un
portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che
abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che
preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey,
durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile
esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo
successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La
guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando
agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la
Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza
sfumature”! Di seguito link, ragazzi!
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sabato 15 febbraio 2014
Il suo gioco di Frances Shepard
Si può essere travolti da una passione
tanto forte da essere indotti a sposare l'oggetto della propria
bramosia? Lilian, donna inglese di origini, ma anche nell'animo,
pensa di si quando decide di essere la moglie di Leonardo, uomo
facoltoso e aristocratico della Roma bene dei primi anni del '900.
L'amore scoppia, frenetico e irrefrenabile, nel cuore della donna,
incapace di resistere agli occhi e al fascino dell'uomo. Ogni giorno
è come il primo. Ogni carezza scatena, nelle membra di Lilian, una
scossa talmente potente da farle rinnovare un sentimento lungi
dall'esaurirsi. E, forte di queste emozioni, la donna scoprirà di
aver sposato uno sconosciuto, dal passato celato nel mistero. Ma,
questo, rappresenterà un ostacolo al rapporto, oppure un modo per
comprendere la reale natura dei sentimenti che l'uomo nutre nei
confronti della sua sposa? Frances Shepard, pseudonimo di un'autrice
premiata dal talento innegabile, descrive in maniera saggia, delicata
ma decisa, una storia di amore travolgente, in grado di proiettare il
lettore nei luoghi sfarzosi in cui i personaggi si muovono, odorando
gli stessi odori e toccando, con mano, gli stessi mobili e
suppellettili. Fin dalle prime battute, si ha l'impressione di
conoscere Lilian, di scorgerne il rossore nell'indugiare sul corpo
del suo amato, lasciandosi andare alle vibrazioni naturali che
l'amore le scatena dentro. Si è con lei nel castello, durante il
ricevimento per gli amici di Leonardo, provando lo stesso suo
turbamento nell'entrare, dalla porta principale, in un mondo a lei
sconosciuto. Leggendo, fremendo, si provano i batticuori e i dubbi
della morale, il terrore di scorgere una parte dell'animo, fino ad
allora sconosciuto, trasgressivo ed eccitante. Insomma, la Shepard sa
come parlare al lettore e lo fa senza indugi, lasciandosi andare a
scene erotiche in grado di incendiare e sognare, delineando mondi,
trasgressivi ancora oggi, denunciando come la morale abbia prevalso
sull'istinto umano che non vorrebbe fuggire ad alcune pratiche,
nonostante la gelosia, nonostante lo spettro del tradimento a
pungolare un cuore tentato. Già da come ne sto parlando, si può
capire benissimo come “Il suo gioco” non sia un racconto erotico
fine a sé stesso, ma una goccia nel mare della riflessione,
screziata dal pizzicore proprio del proibito. Un gran bel racconto,
meritevole indubbiamente di essere letto per la classe con cui è
narrato. Spero di leggere altro di questa brillante autrice.
Ovviamente, rinunciando al vostro caffè giornaliero, invito
caldamente all'acquisto tramite il link che segue (guardate che vi
sto facendo un favore... è meglio una buona lettura piuttosto che
l'ennesimo caffè della giornata!)
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