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domenica 18 ottobre 2015

Da dove vieni? Maccarese... Cioè?

A chi mi chiede perché ho voluto scrivere un romanzo ambientato  Maccarese rispondo: perché non sai dov'è, perché non sai cos'è, perché non sai chi c'è.

Maccarese, fu Vaccarese, piccola cittadina del litorale romano, una delle aziende agricole potenzialmente più forti in Europa e terra di passaggio di numerose famiglie nobiliari, dagli Albertaschi ai Rospigliosi, è un colore, un odore, un sapore diverso da quello che conosci.

Città lavoro creata dal Duce, ma ben più antica del fascio; cugina in bonifica della più famosa Ostia, ancora sospesa tra antico e moderno.

Perché Volevo solo te è ambientato nel 1932 e a Maccarese?

Perché è lì che la mia storia d'amore è nata ed è lì che Flora e Fausto sono venuti a trovarmi, raccontandomi l'incanto di uno sguardo lungo il fiume Arrone...


venerdì 12 dicembre 2014

Di morte e d'ambra di Ashara Amati

Di morte e d'ambra (Damster - Eroxè, dove l'eros si fa parola)

Come iniziare una recensione di un libro imparagonabile a nulla di quanto letto fino a ora? Come risultare originale lì dove l'autrice ha già compiuto il miracolo tra le pagine della sua opera? Cosa dire di differente dall'emozione che può scaturire dalla lettura di Di Morte e D'Ambra senza risultare prolissa, inutile, inferiore e incapace di rendere la meraviglia tramite un semplice commento volto a incuriosire voi tutti? Dopo tre volte che inizio e cancello, proverò a incedere lentamente, a differenza della veemenza con cui Ashara Amati catapulta il lettura nel regno di Etra, nei suoi incubi, nel suo timore del fato. Chi non ha conosciuto il mito di Teseo, di Arianna e del Minotauro? Seppur vagamente, visioni di uomini dalla testa di toro, donne dalla chioma fatta di serpenti si intersecano, sovrappongono, restituendo alla mente una visione distorta della storia, quasi si trattasse di un caleidoscopio che da bimbi ci si divertiva a osservare cercando forme sempre nuove. E i miti greci sono un po' così, per chi come me li ha studiati parecchi anni fa. Si ricorda l'incanto delle gesta, l'idea di taluni personaggi, il coraggio ostentato nei caratteri degli eroi. Eppure si coglieva, già allora, una nota stonata. Come se l'eroe non fosse poi così forte e gagliardo, come se i deboli mascherati da mostri sempre deboli fossero. Restituendo una parvenza di realtà alle immagini mitologiche e magiche, proprie di un'epoca che stentiamo a riconoscere come realmente apparsa nel mondo conosciuto, Ashara si inerpica nell'intricato profilo del sentiero che conduce tra Creta e Atene, cantando con infinita delicatezza e inaspettato ardore una visione del mito come pochi sarebbero capaci di evocare senza scadere nello scontato. Di Morte e D'Ambra parte in sordina, da molto lontano, dagli albori di una storia che è forse la più bella di tutta la mitologia greca. Vengono presentati uno a uno i vari personaggi del fitto gioco delle Parche, la loro psicologia, le loro gesta meritevoli di attenzione perché vive e pulsanti nel quadro generale che farà da scenario al dramma dell'unica eroina di tutta l'opera, ovvero Arianna. Pur essendo Teseo e il Minotauro coloro che, negli anni, sono emersi per rimanere impressi nella memoria, è Arianna la vera protagonista del romanzo di Ashara. E rimane tale, pur essendo bastarda, pur essendo quella che verrebbe definita “attrice non protagonista”. Come nella vita reale, l'erotismo è il filo conduttore delle passioni e degli ardori che muovono i personaggi e i loro istinti. Sconvolgente, a tratti anche irriverente per crudeltà e assoluta ruvidezza, l'autrice tesse una visione lungi dall'essere edulcorata della vita greca, delle abitudini, degli usi e costumi dell'epoca, condannando taluni fermamente, senza il minimo ripensamento, e osannando altri. E la correlazione con la condanna del pregiudizio nell'epoca moderna è chiara e lapalissiana. Ashara si scaglia contro la visione maschilistica e bigotta di Teseo, schierandosi apertamente con la bellezza della libertà ostentata nel mondo cretese dove la donna era considerata molto più che ora nella società. Non solo oggetto sessuale la figura femminile, quindi, bensì colei che detiene il potere della procreazione, della sensualità, della femminilità. Forte e capace di prendere in mano il destino di un intero popolo (vedi Acalla e la sua discendenza al trono) la donna era il simbolo della Madre e non a caso ne conservava il fulcro del piacere, quello che poi determinerà il destino di molti. Facendo leva sul sesso, sia questo mosso dall'amore o da meri fini pratici, vengono decretate le sorti di tutte le pedine che concorrono al raggiungimento del climax, che devo dire riesce in maniera magistrale e davvero suggestivo. Ashara coinvolge, stupisce, e fornisce la prova che di talenti ne è piena l'editoria e spesso laddove nessuno andrebbe mai a sospettare. Negli ultimi mesi si è assistito a un incremento della pubblicazione del genere erotico, quasi si trattasse di una fiera alla quale chiunque può partecipare con il proprio banchetto, come se scrivere di amplessi sia semplice quanto fare uno zucchero filato. Ashara Amati arriva proprio quando avevo perso le speranze e lo fa in maniera positivamente scioccante, fornendo spunti, mostrando un'originalità del tutto inusuale, descrivendo senza parsimonia amplessi ricchi, mai stucchevoli, appaganti quanto realistici. Mai preda di snobismo, capace di parlare di perversione senza scadere nel viscido costume di molti, l'autrice mostra usanze e costumi, situazioni che sono in voga dalla notte dei tempi (quella di 50 sfumature non s'è inventata niente e i doppi falli c'erano pure tra gli Egizi) e lo fa in maniera nuova, totalizzante, estremamente fine. Sconvolge il percorso di maturazione di Teseo, il suo crescere nel male e la sua fredda determinazione priva di scrupoli. In un'epoca e n una cultura dove l'uomo davvero aveva pieno controllo e potere, Teseo incarna la perversione, il sottomesso che si riscatta e diviene ancor peggiore del suo aguzzino. Fa riflettere l'involuzione psicologica di Asterio, alias Minotauro, il suo mutamento davanti alle brutture di una guerra sanguinaria e mai umana. Commuove, infine, il personaggio di Arianna perché rispecchiante la donna moderna oltre ogni logica, così dannatamente attuale da lasciar sgomenti. Ci sarebbero milioni di cose da dire riguardo Di Morte e D'Ambra, ma non sarei comunque in grado di trasporre da sola le emozioni provate, le sensazioni molteplici che fanno di Ashara una scrittrice con la s maiuscola. Spero vinca il contest in cui gareggia perché credo fermamente il suo sia il romanzo migliore letto tra tutti e oltre. Ashara merita il cartaceo, curato in ogni particolare, perché il suo è UN LIBRO, diamine!

martedì 2 settembre 2014

L'amante del boia di Alessandra Paoloni

L'amante del boia (Senza sfumature)

Maire è di nuovo fuori le porte della prigione. Canta, Maire, e lo fa in maniera struggente e triste, quasi volesse attirare l'attenzione sul proprio dolore. E in un certo senso è proprio così. Suo padre è rinchiuso in una delle celle fetide che si trovano all'interno della galera e a nessuno è concessa l'entrata, previa autorizzazione del Re. Autorizzazione che, ovviamente, Maire non ha. Tentare, comunque, non le costa nulla. Ha poco tempo prima che il boia giustizi suo padre per alto tradimento e ogni momento potrebbe essere l'ultimo per parlare con colui che l'ha generata. Almeno un'ultima volta. Worth ignora le ragioni del canto della ragazza, limitandosi ad ascoltarla dall'interno della prigione. La osserva, gustandone la bellezza dei delicati lineamenti, e la desidera. La desidera e non chiede altro se non un pretesto per farla sua. Almeno prima della prossima esecuzione. Almeno per togliersi dalla testa quelle forme sinuose nascoste sotto gli abiti logori. Non immagina che presto il pretesto arriverà. Non immagina che in realtà la ragazza che tanto desidera altri non è che la figlia dell'uomo che dovrà uccidere ben presto, a volto celato, con le stesse mani che bramano lussuria.
Torna Alessandra Paoloni e questa volta in una veste ancor più piccante e seducente del nostro ultimo incontro su queste pagine. L'amante del boia, infatti, rivela una nuova incandescente freccia che l'autrice ha al suo arco e che ancora non aveva scoccato in passato. Se nel suo primo erotico “È te che aspettavo” Alessandra aveva introdotto i suoi lettori a un nuovo genere, provando come fosse anch'esso nelle sue corde, con il nuovo numero della collana “Senza Sfumature” della Delos, conferma la sua bravura e, anzi, riesce a superare il successo già ottenuto in passato. Il lettore, infatti, riesce a intuire la crescita dell'autrice, quanto in poco tempo sia riuscita ad ambientarsi nel nuovo genere e come sia stata in grado di unire i suoi due amori letterari in un nuovo scoppiettante lavoro. I nomi dei personaggi, infatti, evocano chiaramente scenari del fantasy in voga fino a poco tempo fa e che possiede e mantiene, comunque, tutto il fascino dei tempi che chiunque vorrebbe aver vissuto. Le ambientazioni sotto descritte in maniera impeccabile, così come gli stati d'animo dei protagonisti. Ben delineati e caratterizzati, Maire e Worth danzano sulla carta quasi si assistesse alla trasposizione cinematografica delle loro movenze. L'erotismo è fine, per nulla volgare, ma puntualmente piccante ed eccitante. Insomma, l'amante del boia è un racconto lungo che vorremmo divenisse romanzo. E spero fortemente che la Paoloni rifletta bene su una possibilità simile.

mercoledì 26 febbraio 2014

L'Inferno di Rebecca - edizioni Damster - un romanzo mio!




Oggi parlerò dell'Inferno di Rebecca. Non per vana gloria. Non per farmi pubblicità, anche se sarebbe del tutto normale, trattandosi del mio libro, ma perché voglio spiegare il contenuto del romanzo, non lasciando al lettore l'arduo compito di farlo o di comprenderne il significato non facile. Negli ultimi tempi si parla moltissimo della violenza sulle donne, della loro sudditanza di fronte ad aggressori in grado di manipolare e aggirare una mente che, fino all'incontro con lui, era sana e colma, sicuramente, di una gioia di vivere pari a quella degli altri. La violenza, non solo fisica, ma soprattutto quella psicologica, si insinua nella mente della vittima, comincia a logorarne le pareti e a scavare una voragine dalla quale risulta quasi impossibile risalire. La coercizione di un essere che si ritiene inferiore,, perché magari avvinto da un sentimento che dovrebbe essere amore ma, nel più delle volte, si tramuta in una sottomissione totale, reca all'aggressore un potere difficile da scalfire. Il carnefice inizia a sentirsi Dio in casa, tra le pareti, continuando a subissare la propria compagnia con cattiverie gratuite, accentuando un'insicurezza nata proprio dalle sue parole. Nessuno è al riparo da tale giogo, e nonostante si pensi che le vittime designate debbano essere donne deboli, inclini a un comportamento simile, molto spesso con un passato triste, ci si deve ricredere. La realtà è che l'arma del fascino e dell'amore è molto più forte di un carattere, se utilizzato con l'intenzione di brandire e fare male. Rebecca è una persona indubbiamente normale, prima di conoscere Stefano, con la propria vita d'adolescente e le inclinazioni sessuali proprie di una ragazza della sua età. Stefano, invece, si dimostra una persona disturbata, dalla spiccata perversione sessuale, affetto probabilmente da quella che si potrebbe definire satiriasi. La sua curiosità verso l'oscuro lo porterà nelle mani di demoni potenti, in grado di esaudire i suoi desideri sessuali nuocendo gravemente a tutti coloro con i quali verrà in contatto, facendolo sentire onnipotente e sprezzante delle regole. Ma i demoni delle regole le hanno e, nonostante si stia parlando del male puro, atto a soverchiare la coscienza umana a qualsiasi costo, le regole devono essere rispettate, pena la morte. Ma non una morte indolore, priva di sofferenze. Una morte al “Monaco di Lewis”, alla “Doria Gray”, atta a punire insubordinazioni, atta a far comprendere cosa significhi vendere la propria anima in favore della realizzazione del proprio ego. E metaforicamente, la morte è atta a provare come la violenza generi violenza. Perché di questo si parla, nell'Inferno di Rebecca. Di violenza, di squallore, di sesso perverso, di sottomissione. Esistono personaggi positivi? Si, ma come nella realtà di chi vive una violenza, non emerge. Tutto il mondo sembra ignaro alla sua sofferenza. Quale scappatoia, se non rifugiarsi in un mondo fatto di dualismi, dove il proprio doppio è in grado di agire per proprio conto? L'unica via di salvezza sembra la pazzia. Se di pazzia si può parlare. La realtà dell'Inferno è il voler sondare e spiegare come una persona, apparentemente sana e lucida, possa essere soggiogata dalla scaltrezza e furbizia di un'altra, magari dotata semplicemente di una personalità più forte. L'inferno è un intreccio di vite di esperienze, di sensazioni e, in taluni casi, di una normalità sconcertante. Volete scoprire un mondo sotterraneo che, ultimamente miete vittime come mosche? Leggete L'Inferno di Rebecca. Ma non se avete uno stomaco debole. Perché i demoni sanno essere lussuriosi, ma l'essere umano è capace di una fantasia ancora più feroce e lubrica.
Per leggere le prime pagine e acquistarlo tramite tutti gli store, il link:
  

giovedì 20 febbraio 2014

La guardia del corpo di Letizia Draghi


La guardia del corpo: 8 (Senza sfumature)


Dopo la parentesi fallimentare con Daniele Martini, Alessia torna a essere la semplice segretaria nello studio della “rapace” Ornella. È disincantata, scottata da un rapporto, quello con l'ideatore della Sala delle Punizioni, che l'ha toccata nel vivo, creandole ancora più insicurezze di quante non ne avesse prima. Ma una cosa buona, da tutta quella storia, ne è uscita fuori: l'assegno da duecentomila euro che l'uomo le ha elargito a seguito del suo coinvolgimento alla realizzazione della sala sadomaso. Forte di quei soldi, finalmente la nostra eroina avrà la possibilità di andarsene via da casa, da una madre egoista, dal suo compagno dispotico e da tre fratellastri tutt'altro che mansueti e dolci. Ma un terremoto arriva a scombinare i suoi piani. E non si tratta di un terremoto emotivo, bensì di uno vero, reale. Non posso andare oltre, come sempre, altrimenti svelerei troppo, ma io adoro Letizia Draghi. Il modo che ha di scrivere è talmente scherzoso e colloquiale da rendere la sua Alessia un'amica ideale, la classica persona che si desidera incontrare e di cui si vuole sapere tutto. La guardia del corpo, personaggio che entrerà in scena quasi da subito, è il classico sogno di ogni donna. Uno straniero, palestrato e mastodontico, in grado di proteggere, adulare e amare la propria compagna. Bello da togliere il fiato, Sergey salva Alessia non solo da uno scippo, ma anche da sé stessa e dalla vita infelice a cui è costretta. Ne rapisce il cuore, i sensi, introducendola in un mondo differente, atto soprattutto a valorizzare le sue potenzialità, invece di abbrutirle. Sergey desidera far scoprire ad Alessia che anche lei, come ogni donna, è una potenziale farfalla pronta a spiccare il volo distendendo le proprie, bellissime, ali. Sarà proprio lui, infatti, a farle capire cosa significa osare credendo nelle proprie potenzialità e possibilità. E lo farà nella maniera più sensuale e sessuale possibile. Le scene erotiche, come nella Sala delle punizioni, sono divertenti, accarezzate in modo deciso ma mai volgare, atte a evidenziare un'eccitazione latente sempre in bilico tra il fare l'amore e il sesso selvaggio. Alessia è un portento, simpatica e delicata, grazie anche alla sua insicurezza che abbandona, via via, facendo spazio alla donna che è in lei e che preme per fuoriuscire. In più le parole utilizzate da Sergey, durante la seduzione, lo rendono quanto di più desiderabile esista... Insomma, ho già acquistato Body Sushi, il capitolo successivo della Draghi, ma non potevo esimermi dal leggere “La guardia del corpo” e non potete farlo neanche voi! Quindi, bando agli sprechi e avanti con gli acquisti intelligenti, perché la Letizia li merita tutti, come tutte le autrici della collana “senza sfumature”! Di seguito link, ragazzi!

sabato 15 febbraio 2014

Il suo gioco di Frances Shepard



Il suo gioco - copertina



Si può essere travolti da una passione tanto forte da essere indotti a sposare l'oggetto della propria bramosia? Lilian, donna inglese di origini, ma anche nell'animo, pensa di si quando decide di essere la moglie di Leonardo, uomo facoltoso e aristocratico della Roma bene dei primi anni del '900. L'amore scoppia, frenetico e irrefrenabile, nel cuore della donna, incapace di resistere agli occhi e al fascino dell'uomo. Ogni giorno è come il primo. Ogni carezza scatena, nelle membra di Lilian, una scossa talmente potente da farle rinnovare un sentimento lungi dall'esaurirsi. E, forte di queste emozioni, la donna scoprirà di aver sposato uno sconosciuto, dal passato celato nel mistero. Ma, questo, rappresenterà un ostacolo al rapporto, oppure un modo per comprendere la reale natura dei sentimenti che l'uomo nutre nei confronti della sua sposa? Frances Shepard, pseudonimo di un'autrice premiata dal talento innegabile, descrive in maniera saggia, delicata ma decisa, una storia di amore travolgente, in grado di proiettare il lettore nei luoghi sfarzosi in cui i personaggi si muovono, odorando gli stessi odori e toccando, con mano, gli stessi mobili e suppellettili. Fin dalle prime battute, si ha l'impressione di conoscere Lilian, di scorgerne il rossore nell'indugiare sul corpo del suo amato, lasciandosi andare alle vibrazioni naturali che l'amore le scatena dentro. Si è con lei nel castello, durante il ricevimento per gli amici di Leonardo, provando lo stesso suo turbamento nell'entrare, dalla porta principale, in un mondo a lei sconosciuto. Leggendo, fremendo, si provano i batticuori e i dubbi della morale, il terrore di scorgere una parte dell'animo, fino ad allora sconosciuto, trasgressivo ed eccitante. Insomma, la Shepard sa come parlare al lettore e lo fa senza indugi, lasciandosi andare a scene erotiche in grado di incendiare e sognare, delineando mondi, trasgressivi ancora oggi, denunciando come la morale abbia prevalso sull'istinto umano che non vorrebbe fuggire ad alcune pratiche, nonostante la gelosia, nonostante lo spettro del tradimento a pungolare un cuore tentato. Già da come ne sto parlando, si può capire benissimo come “Il suo gioco” non sia un racconto erotico fine a sé stesso, ma una goccia nel mare della riflessione, screziata dal pizzicore proprio del proibito. Un gran bel racconto, meritevole indubbiamente di essere letto per la classe con cui è narrato. Spero di leggere altro di questa brillante autrice. Ovviamente, rinunciando al vostro caffè giornaliero, invito caldamente all'acquisto tramite il link che segue (guardate che vi sto facendo un favore... è meglio una buona lettura piuttosto che l'ennesimo caffè della giornata!)