venerdì 11 luglio 2014

Sensuali tentazioni sull'Orient Express

Sensuali Tentazioni: sull'Orient Express


In fondo un annuncio su internet che male potrebbe fare? E a chi, poi? Certo, chiedere i servigi di un gigolò non è da tutti, forse sembra anche immorale, ma in fin dei conti i soldi sono i suoi e, data la sua improvvisa ricchezza, ne ha tutti i diritti. Così si giustifica Anais agli occhi delle sue amiche e anche, un poco, ai suoi. Già perché, sotto sotto, lei è perfettamente cosciente dei suoi limiti emotivi. Dopo la sofferenza arrecata dal suo ultimo rapporto, non ha minimamente voglia di legarsi a qualcuno. Perché questo qualcuno potrebbe ingannarla, illuderla, deriderla e... derubarla. Cosa? Anche un gigolò potrebbe? No... No, lui mai. I soldi, la fama, la soddisfazione di irretire una giovane e insulsa donna come lei... Insulsa, si. Beh, se non lo fosse stata non le sarebbe mai capitato ciò che aveva subito per via di quel mascalzone di... No, un annuncio non può far male a nessuno, tanto meno alla sua defunta ispirazione. Una scrittrice di romanzi erotici costretta a ricercare la fantasia su un treno famoso come l'Orient Express... Possibile? Si. E Santiago le ha appena risposto. Dalle foto è un perfetto esemplare di uomo. Alto, latino, dallo sguardo decisamente conturbante e... gigolò professionista. Si, è deciso! Si parte alla volta di Vienna, su quel treno reso tanto famoso dalla più celeberrima scrittrice di gialli. L'Orient express attende... E Anais lo prenderà al volo, assieme, forse, anche all'amore.
Un inizio esplosivo per il nuovo romanzo della D'Amico, scrittrice ben nota tra le mie pagine e per nulla sazia, per fortuna, dei suoi sogni a occhi aperti. Parlo di sogni dal momento che ogni sua opera sembra il disegno dipinto dal dio dei desideri. Colmo di passione, aspettative, sensualità e amore, Sensuali tentazioni sull'Orient Express decreta il talento indiscusso di Fabiola D'Amico, semmai ce ne fossero stati dubbi in precedenza. Mai banale, sempre pronta a esternare le proprie emozioni tramite la parola scritta, l'autrice delinea, con il suo nuovo romanzo, una favola probabile dei giorni nostri, dove la donna prende in mano il timone del potere e decide, per una volta, laddove ha sempre avuto egemonia l'uomo. Si è sempre visto il genere maschile pagare per avere prestazioni di tipo sessuale o di compagnia, anche se il fatto comincia a diventare decisamente anacronistico in un mondo dove la donna è sempre più padrona di sé stessa. Anzi, proprio in un tempo dove la violenza sulle donne è sempre attuale, rimarcare il fatto che il gentil sesso ha gli stessi diritti della sua antitesi naturale è geniale. Santiago è il classico uomo stupendo, tipico dei romance e del quale non ci stancheremmo mai. Diciamocelo. L'uomo dei romance DEVE essere bellissimo ed esperto, altrimenti non lo ameremmo come invece facciamo sempre noi donne durante la lettura. Anais, invece, risponde perfettamente ai canoni della donna insicura, tradita in passato e desiderosa di scoprire quanto l'amore sia in grado di cambiare la vita, sorprendendo un'esistenza che sembra destinata all'ineluttabile tristezza della solitudine forzata. Il viaggio, intrapreso dai due sul celeberrimo treno, non è soltanto fisico, ma anche mentale. Entrambi i personaggi, infatti, compiono una sorta di salto nelle loro coscienze, acquisendo consapevolezza, man mano, dei loro caratteri, desideri, voglie e passioni. Sia Santiago che Anais maturano, di città in città, mediante l'amore, mediante il dialogo. Ciò che si evince dal romanzo, quindi, non è solo l'importanza indiscutibile che ha l'erotismo in una coppia ben affiatata, ma anche il dialogo capace di riempire i vuoti della solitudine. A tal proposito menzione dovuta è la scena del tango, indiscusso “combattimento” d'amore tra amanti uniti dalla passione e ardente voglia di stare l'uno nelle braccia dell'altro, non senza rinunciare al proprio modo di essere. Mantenere la propria personalità, quindi, non significa non sapere o volere amare perdutamente un altro individuo, bensì comprendere la maniera in cui la propria anima riesce ad adattarsi per allargare il cuore ed essere felici. L'amicizia è un'altra forte componente che rende molto più intimistico il lavoro della D'Amico di quanto si sia in grado di pensare in un primo momento. A una lettura attenta, infatti, si capisce quanto la vicinanza di persone affini riesca a far emergere il meglio di un carattere solo abbozzato o privo di quella fiducia necessaria a diventare padroni del proprio ego. A volte le amicizie, infatti, spingono e sostengono decisioni altrimenti quasi impossibili da prendere e attuare. La D'amico riesce a trasmettere innumerevoli emozioni, neanche volendo, con la sua semplicità nello scrivere. Semplicità che abbiamo apprezzato in passato e che continua a convincere nel presente. Decisamente consigliato per sognare, gustare e desiderare, Sensuali tentazioni sull'Orient Express coinvolge e trasporta. Ultima cosa, ma non meno importante, per i più golosi c'è anche un interessantissimo ricettario alla fine dell'ebook. Sia mai che qualcuno voglia provare le stesse sensazioni paradisiache saggiate dai protagonisti?

Sensuali tentazioni sull'Orient Express vi attende... Che aspettate a salire in carrozza?

giovedì 10 luglio 2014

Intervista! Intervista? Si, si... a Vittorio Xlater per... Arcani maggiori vietati ai minori

Arcani maggiori vietati ai minori. Sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore

http://www.damster.it/index.php/prova/ebook/eroxe-dove-l-eros-si-fa-parola/item/arcani-maggiori-vietati-ai-minori



Cominciamo subito con il presentare l'opera che è la cosa più importante! Esce oggi Arcani Maggiori vietati ai minori - sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore. Edito da Damster, l'antologia è una raccolta di racconti erotici ispirati agli arcani dei tarocchi. Di seguito gli autori, la sinossi e un breve stralcio, quindi... INTERVISTA!


Sinossi

Ventidue racconti senza veli e senza tempo. Alcuni tra i migliori autori della letteratura erotica nazionale hanno raccolto la sfida di "svelare gli arcani", rappresentando l'Eros che si nasconde dietro le più affascinanti e misteriose carte dei tarocchi.

PRESENTAZIONE

L’obiettivo iniziale era quello di pubblicare una raccolta di racconti erotici di “it.sesso.racconti”, il gruppo che, dagli esordi come newsgroup a Facebook, ha unito una schiera multiforme, fluida e mobile di amici, appassionati e autori di genere. Il rischio era quello di offrire la solita “ammucchiata” casuale di racconti erotici ripescati da cartelle che languono quasi dimenticate sugli hard disk.
E così, discutendone insieme, si è arrivati a un criterio differente. Scartata l’idea del tema comune che faceva così tanto scuola e gara, stravolgendo il senso del legame tra gli autori, si è approdati all’idea degli Arcani.
Un filo conduttore abbastanza flessibile, tale da lasciare ogni autore libero di essere se stesso, con il proprio stile, il proprio approccio, i propri contenuti, ma al tempo stesso così affascinante, misterioso, duttile a ogni lettura e abbastanza forte da lasciare un’impronta coerente e caratterizzante del risultato complessivo. Ventidue racconti, ognuno ispirato ad uno degli Arcani maggiori.
Ma non solo scrivere. Questa antologia è il frutto di una collaborazione che va ben oltre lo stilare un testo seguendo un tema: un lavoro di reciproci commenti, critiche, suggerimenti e incoraggiamenti che determina un valore ben più alto che la somma delle parti. La raccolta nel complesso è diventata, a tutti gli effetti, il risultato di un lavoro di gruppo tra amici. Riuniti intorno a un tavolo, lungo, ovale, nella penombra di una stanza illuminata da candele, a interpretare le carte girate e offerte loro dal Destino.
Il risultato finale è quello che state per gustare. Buona lettura.


INTERVISTA:



Oggi mi cimento in qualcosa di decisamente diverso dall'usuale, ma è doveroso. Il perché lo capirete strada facendo...
Esce in questi giorni un'antologia a carattere erotico dal titolo “Arcani maggiori vietati ai minori – Sesso e tarocchi in 22 racconti d'autore” edito da Damster. A tal proposito abbiamo qui con noi il curatore del progetto, colui che ha dato via al tutto, quello che bla bla bla. Insomma, c'è Vittorio Xlater, scrittore già noto tra queste pagine per le sue opere che alla sottoscritta son piaciute non poco. Ma dal momento che non si parla di lui, nell'intervista che segue, ma del progetto che coinvolge tanta gente, dimenticate la mia precedente affermazione, come stessimo in un tribunale.

Caro Xlat, cominciamo dalla domanda più importante... Dopo tutto questo lavoro estenuante, come stai? Da fonti attendibili sappiamo che non è stato semplice dar vita a questa antologia. Non chiedere chi sia la fonte attendibile, non è necessario sapere...

Sto benissimo, e sono felice che siamo arrivati alla meta finale. In fondo non è stato nemmeno così estenuante. Direi che nella sostanza lo spirito “di squadra” ha retto fino alla fine, e c'è stata la fattiva collaborazione di tutti in ogni momento.

Prima di sapere chi si è scornato con chi, dicci il significato del titolo e, non meno importante, come si è arrivati alla sua versione definitiva. Sappiamo che non è stata una scelta semplice, bensì spietata, non priva di colpi di scena e... è stato versato del sangue? Se si, quanto?

Quando Faber ha segnalato l'uscita di un'antologia di racconti (non erotici) basati sui tarocchi, come la nostra, era evidente che serviva un titolo “forte” per marcare la differenza. “Vietati ai minori” è un segnale inequivocabile sul contenuto erotico.


Dalla sinossi abbiamo capito, bene o male, come si sono venuti a creare i binomi autore/arcano, ma hai qualche aneddoto succoso da narrare? Sono stati tutti contenti dei sorteggi? Com'è andata quella sera? (la solita fonte attendibile... che vuoi farci... è una gola profondissima!)

Volevo organizzarmi per avere almeno un testimone e fare i sorteggi insieme. L'unica geograficamente percorribile era Fran ZA, ma non siamo riusciti a “incrociare” gli impegni. Per cui per non andare per le lunghe ho deciso di fare da solo. In pratica è come se avessi fatto un solitario con i Tarocchi. E io ai solitari non baro mai. A differenza di quanto si dice nella presentazione, gli autori non erano riuniti intorno a un tavolo, ma collegati via Facebook. Però è stato lo stesso molto divertente.


Ma tutto questo “ambaradan” a che pro è stato fatto? Perché avete deciso, tu e gli altri, di dar vita a questa antologia? E come si è svolta la sua stesura? Tranquilla? Vi siete aiutati? Vi siete consigliati? Dicci, dicci...

L'editore Damster stava seguendo con interesse il fermento che c'era nel gruppo Facebook “it.sesso.racconti” che raccoglie l'eredità del vecchio newsgroup dello stesso nome che sin dal '98 è stato il “caffè letterario” virtuale degli scrittori erotici italiani. Così mi ha suggerito un'antologia di it.sesso.racconti. Solo che non mi piaceva l'idea di fare la solita ammucchiata casuale di racconti. Volevo fare un'antologia con un filo conduttore, un trait d'union. E' venuta l'idea di ispirarci agli Arcani Maggiori dei tarocchi, è piaciuta, e ci siamo messi al lavoro.
L'aspetto più interessante è stato quello collaborativo. Nessuno si è limitato a pensare al proprio racconto: per tutti l'obiettivo era anche realizzare una buona opera nel complesso. Per questo è stato naturale per ognuno consigliare, correggere e supportare i colleghi quando condividevano le loro prime versioni. Come dicevo prima, c'è stato un vero lavoro di squadra.

Va bene, io non so cosa altro inventarmi, anche perché finirei per far vertere il discorso su una certa Giustizia, arcano numero 11... Insomma, sarei di parte, quindi: parla! A ruota libera, di tutto ciò che ti viene in mente.

Quello che ho in mente è che la vera avventura comincia adesso. Vediamo come risponde il pubblico dei lettori a questa proposta. Credo che la letteratura erotica sia un genere che si presta meglio al racconto che al romanzo, ma al tempo stesso per comporre una raccolta di racconti che possa farsi libro, pubblicazione, elettronica o cartacea, non basta sceglierli e metterli insieme. Bisogna “comporli” con un criterio, creare un contesto che li unisca. Avere un “tutto” che sia più della somma delle parti. Se la cosa funziona, ci si può riprovare. Le idee non mancano.

E per finire... Per finire ti saluto, anche perché io non sono proverbialmente una che intervista, quindi già è tanto averci provato. Cosa? Vuoi sapere la fonte attendibile chi era? Bah, non ricordo, non so... Dai, adesso fai una saluto, gira su te stesso quattro volte e poi fila a lambiccarti il cervello sul prossimo progetto.

Non mancherò!

lunedì 7 luglio 2014

Incubi dal nuovo millennio di Aaron Scott

Incubi dal Nuovo Millennio

Incubi. Proiezioni che il subconscio elabora e invia alle sinapsi al fine, probabilmente, di fornire una spiegazione logica a qualcosa che di pauroso è stato vissuto nella realtà. 
Incubi. Terrori sopiti derivanti da situazioni poco chiare oppure talmente evocative da rendere difficoltoso l'incedere nel mondo.
Incubi. Quelli del nuovo millennio sono forse più potenti? 
La tecnologia e il progresso sono forse cresciuti di pari passo con la malvagità dell'uomo? E dove termina la fantasia, l'orrore, il macabro, e inizia la realtà cruda e difficile da digerire? Numerose le nefandezze susseguitesi dal 2000 a oggi, forse ancor più "grandiose" della mente dello scrittore che le ha rielaborate e interpretate, mettendole in correlazione con la sua sfrenata fantasia al fine di denunciare, ma anche far riflettere tremando per l'orrore di qualcosa terribilmente possibile e non confinato nell'universo fantastico di un libro. Dalla tragedia dell'11 settembre, passando per la strage di Cogne e culminando, forse, con quella di Erba, Aaron Scott ridefinisce i canoni dell'horror tramite racconti chiari, puliti e capaci di mirare e colpire le menti dei lettori più sensibili. Come specificato più volte, non è semplice scrivere racconti, ancor più difficile, però, è riuscire a trasmettere emozioni e riflessioni in elaborati così brevi come quelli di  Incubi dal nuovo millennio. Dotato di estrema tecnica, capacità di sintesi e sensibilità nel narrare eventi davvero toccanti che hanno segnato i tempi moderni italiani, Scott sciorina, uno dopo l'altro, frammenti di uno specchio infranto dalla malvagità umana e riflettente immagini cupe e tetre degne di un film di Del Toro. Brevi, ma intensi, i racconti di Aaron sono narrati come si trattasse di una scenografia; in effetti mi hanno fatto ripensare agli episodi di "Piccoli brividi" che hanno caratterizzato parte della mia infanzia, per coinvolgimento e suspence. Ovviamente gli incubi di Scott sono davvero più dark e cattivi, se si pensa alla sadica fine a cui va incontro il serial killer dell'11 settembre o alle tristi e fantasiose vendette del fato, come se il destino e la giustizia fossero entità reali in grado di distribuire la corretta dose di karma al colpevole. Davvero piacevoli, non troppo splatter e indicati anche a chi "mastica" poco l'horror, Incubi dal nuovo millennio è una breve antologia che mi sento di consigliare con sincerità a chiunque.

giovedì 3 luglio 2014

Presentazione del libro Storie di Soglia di Federico Calafati

STORIE DI SOGLIA
Sinossi:
Il libro è formato da 4 racconti, di generi diversi fra loro. 
In "Vendetta", Steve è apparentemente un ragazzo come tanti, che si trasferisce in una nuova città e cerca di farsi nuovi amici. In realtà però ha in mente un solo obiettivo: vendicare la morte del cugino, avvenuta in circostanze poco chiare. Si introduce così nel mondo dell'alta società, dove ciò che appare spesso è diverso da come realmente è, per trovare il colpevole. 
Si troverà a dover capire di chi fidarsi, e a fronteggiare l'ostilità di una ragazza bellissima ma profondamente malvagia, che sfrutta i segreti dei suoi amici per controllarli. 
In "Senza controllo" , Jack, un ragazzo dal quoziente intellettivo altissimo e apparentemente senza sentimenti, si troverà alle prese con Irina, una ragazza stupenda che lo controlla, spingendolo a commettere un omicidio. Dovrà affrontare molti ostacoli per restare vivo e per capire chi è la sua vera anima gemella. 
In " Nota nella notte" il protagonista affronta un viaggio psichedelico nei labirinti della mente, cercando di trovare la via d'uscita e di non perdere se stesso. 
Infine, in "Futuro" , il protagonista si trova a dover rispondere ad una domanda cruciale: E' meglio sapere o non sapere cosa ci accadrà? 

Pagine 101
Disponibile su Amazon in ebook al costo di E.0.89 e in cartaceo a  E.6.18

Oggi voglio parlare del libro di un autore esordiente davvero dalle ottime potenzialità. Mi ero imbattuta in questa sorta di antologia di racconti del Calafati già prima che l'autore mi contattasse per una presentazione. Ovviamente, come mio costume, ho letto il libro e mi sono fatta un giretto tra le recensioni Amazon e internet in generale. Beh, tranne qualche commento un poco più sincero degli altri, ma davvero al vetriolo, eccessivo e fuori luogo, ho trovato un grandissimo sostegno per questo ragazzo che, devo dire la verità, merita l'appoggio per continuare a credere nel suo sogno. Nessuno nasce scrittore, lo si diventa con il tempo, l'esperienza e la lettura assidua degli altri. L'esercizio, poi, è di rigore. E questo Calafati lo sa, dato che sembra imparare dagli errori, chinando la testa davanti ai consigli altrui, se detti con voglia di aiutare e non di denigrare, lavorando su sé stesso e desiderando sempre il meglio dal proprio operato. Questo fa di un aspirante scrittore un bravo futuro scrittore. Sorvolando, comunque, sulle mie considerazioni personali, consiglio sinceramente l'acquisto di Storie di Soglia, invitando a leggere le storie, non soffermandosi troppo su un editing palesemente assente, per notare quanto Federico abbia il talento necessario, nella mente, per poter credere nel futuro in tal senso. I suoi quattro racconti sono originali, dal ritmo ben dosato, mai scontati e decisamente interessanti. Credo che un successo su Amazon, per un autore simile, sia un bel trampolino di lancio per credere nelle sue potenzialità e andare avanti. Studiando, ovviamente, e cercando di migliorarsi, come tutti noi facciamo, giorno dopo giorno. 89 centesimi non sono un guadagno e neanche una perdita, ma sicuramente possono regalare fiducia a chi ne ha bisogno. E gli autori esordienti hanno un gran bisogno di fiducia. Fiducia corredata di obiettività e sincerità, dicendo cosa, del loro lavoro, deve essere migliorato e limato, non proferendo lodi sperticate, per nulla sincere, o giudizi negativi al limite del linciaggio, decisamente inutili. Comperate questo libro, ragazzi, per conoscere le idee nuove e frizzanti di un autore in erba dalla grande mente e fantasia. Di seguito il link: cliccate e comperate!


http://www.amazon.it/STORIE-DI-SOGLIA-federico-calafati-ebook/dp/B00IRIH9O2/ref=cm_cr_pr_product_top



domenica 29 giugno 2014

Il peccato della sirena di Maria Michela Di Lieto


Il peccato della sirena (History Crime)

Piove. Diamine, piove e il mare sembra ostacolare anche il suo cammino verso il rifugio sicuro e asciutto che è la grotta dei Cappuccini. Inoltre sembra che la sua fedele amica, ormai vuota dell'alcool che gli ha donato, abbia deciso di procurargli allucinazioni a non finire. Non può essere altrimenti. Con un tempo da lupi, come quello, nessuno uscirebbe in mare con una barchetta da pescatore senza neanche una luce a rischiarare la via. Si, decisamente ciò che Pino vede, nel suo arrancare verso il rifugio, non è altro che un sogno sfocato causato da quella dannatissima bottiglia. E forse è un 'allucinazione anche la donna che con lui divide il riparo asciutto e sicuro. I lampi ne delineano il profilo, ma è solo avvicinandosi un poco di più che Pino si rende conto che la donna è reale, livida, fredda e... morta! Dio, ci mancava solo questa! Una donna stupenda morta, probabilmente ammazzata, lì di fianco a lui... Saranno problemi del brigadiere, non suoi, eppure non riesce a reprimere un grido di profondo orrore.

Siamo ad Amalfi, nel 1817, e l'ignoranza e la povertà sembrano aver oscurato la bellezza del luogo esotico e pittoresco che è la cittadina del centro Italia. Nonostante la pioggia insistente, si riesce a percepire una sorta di afa che rende i movimenti e i pensieri pesanti, difficili e terribilmente faticosi. Ed è proprio questo che affascina, inizialmente, del “Peccato della sirena”. Prima ancora che Giovanni e Biagio si trovino a fare i conti con quell'ubriacone di Pino e il suo macabro ritrovamento, Maria Michela Di Lieto, infatti, riesce con pochissime parole a immergere il lettore nell'Amalfi criminosa che dipinge, nel buio della spiaggia, con la risacca e la lieve brezza portatrice di pioggia. Sembra di venir abbagliati dai lampi e, più tardi, di vedere chiaramente il volto della donna riversa sulla parete di pietra priva di vita e brutalmente uccisa. Un giallo prima ancora di un thriller, Il Peccato della Sirena sembra quasi uno spin off di un caso del commissario Montalbano. Narrato con la stessa semplicità, chiaro ed esaustivo in ogni sua parte, il racconto della Di Lieto fa comprendere in pieno perché un opera della sua autrice sia stata pubblicata, nel 2012, all'interno dei Gialli Mondadori. Bravura, talento, sapienza nella descrizione dei personaggi prima ancora che dei luoghi, fanno della Di Lieto un'autrice che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi più noti del genere. I suoi dialoghi non sono mai scontati, anzi ricchi di particolari in grado di fare di una semplice frase una scena precisa di un ipotetico lungometraggio. Si, perché diciamolo: Il peccato della Sirena è scritto quasi fosse una sceneggiatura. Il lettore ha perfettamente in mente i luoghi, i colori e le situazioni in cui si muovono i protagonisti del racconto, quasi in effetti lo stia vedendo proiettato su uno di quei muri con il proprio super8 d'epoca. Non dimentichiamo l'ambientazione storica, che solo accennata all'inizio del racconto riesce a donare una sfumatura color seppia all'intero contesto. L'autrice, purtroppo confinata nel limite delle battute prestabilite dalla collana della Delos, esplode in un piccolo capolavoro, creando un racconto in grado di donare molto, suscitando nell'animo il desiderio di leggerne ancora e ancora. Ci si chiede quando sarà possibile leggere un suo romanzo, data la bravura, ma ci si accontenta anche delle perle che dona, con saggezza e sapienza, testimoniando come non bisogni per forza scrivere 400 pagine per essere incisivi e profondi. Scrivere racconti non è semplice, e scriverne di tali lo è ancor meno. Decisamente consigliata a chiunque adori leggere e non soltanto ai fruitori del genere thriller o giallo, Maria Michela Di Lieto convince fin dalle prime battute. Insomma, il canto della sirena, per quanto peccaminoso, attrae di nuovo, come nella storia, senza però condurre alla sventura. La sirena, questa volta, è portatrice di una storia meritevole di esser letta e apprezzata.

sabato 28 giugno 2014

La serva di Vienna di Nora Noir


La serva di Vienna (Senza sfumature)


Estrella non ha avuto molta scelta. In partenza per Vienna, di fianco al vecchio che sarà presto suo marito, la ragazza è stata convinta con ogni sotterfugio ad accettare quella situazione. Horacio, suo padre, l'ha promessa a quel grassone dalle mani lunghe e l'orgasmo facile, in cambio di una rendita in grado di sostenere i vizi sfrenati che lo hanno reso, nel tempo, un nobile spagnolo povero in canna. Siamo nel 1880 e Vienna rappresenta già una delle più belle capitali europee possibili da visitare. È proprio questo ad attrarre Estrella e a far propendere la sua decisione verso la volontà di seguire il vecchio maliardo alla volta di un matrimonio di puro interesse. Ciò che la ragazza ignora è che l'interesse sarà della famiglia e del marito, non il suo, ignara vittima sacrificale di un gioco più grande e inarrestabile. Inoltre non può immaginare che non tornerà mai più nel suo paese, una volta abbandonato, né che conoscerà l'amore puro e vero in una maniera del tutto impensata e inusuale. Torniamo a parlare della collana Senza Sfumature della Delos Digital, e lo facciamo tramite “La serva di Vienna”, racconto lungo scritto dalla scrittrice Nora Noir, autrice italo inglese di cui abbiamo la fortuna di saggiare il talento. Di sé, nella sua biografia, dice di scrivere principalmente quando è triste o incazzata e quindi di trovarsi nelle condizioni di narrare storie erotiche molto spesso. Beh, se è così il lettore deve augurarsi che a Nora Noir non manchino mai fonti di disturbo o di tristezza, perché è capace di regalare, con le sue parole, momenti di puro godimento. La serva di Vienna è ciò che definiremmo un piccolo romanzo, nonostante la sua brevità, perché capace di emozionare in molti modi pur non scadendo mai né nella volgarità, né tantomeno nello scontato. Tramite una scrittura scorrevole, mai tendente allo statico o al noioso, Nora Noir narra le vicissitudini di una bellissima ragazza spagnola, di nobili origini, costretta dagli eventi, propri del suo tempo, a un rapporto malsano e decisamente poco appagante come quello intavolato con il conte Sigmund Von Haken. La povertà di suo padre, nonostante la nobiltà, dovuta principalmente ai vizi a cui cede sovente l'uomo, quasi costringono la ragazza ad accettare la proposta del vecchio grassoccio che gioverà a tutti, nel futuro, tranne che a Estrella stessa, confinata in un palazzo dall'opulenza accecante a ricoprire il ruolo di oggetto esotico da sfoggiare e osannare a ogni ricevimento o festa indetta dal nobile viennese. Questo sarà l'inizio di una storia intensa, di un amore insospettato, di una muta denuncia verso il maschilismo e l'ignoranza, e della testimonianza di come, non troppo tempo fa, la famiglia dettava regole attualmente improponibili e prive di qualsiasi forma di empatia o rispetto. Disponendo della vita dei propri figli come meglio si credeva, per proprio tornaconto, infatti, i nobili dell'epoca, e non solo loro, decidevano le sorti di intere future famiglie in nome solamente del vile denaro e del vizio sfrenato. La chimera di una possibile scelta davanti a proposte come quelle descritte ne “La serva di Vienna” era semplicemente uno specchio per le allodole, atto a preservare l'apparenza di una libertà impossibile e inimmaginabile. Perfettamente in grado di trasmettere sensazioni discordanti nello stesso momento, Nora Noir inoltra il lettore dapprima nel clima caldo e afoso dell'estate spagnola, poi in quello più rigido e asettico dell'inverno viennese, descrivendo con sottile ironia e semplicità eventi che altrimenti sarebbero risultati davvero di difficile digeribilità. Il racconto non risulta privo, infatti, di momenti esilaranti, specialmente nei primissimi frangenti quando la scena è occupata da Horacio, padre di Estrella, e Juan, amico di famiglia. In effetti alcuni frangenti de “La serva di Vienna” rievocano passi della commedia erotica degli anni passati, quasi il lettore stesse assistendo alla proiezione di un film dai contorni sbiaditi dalla calura afosa e pesante di una Spagna ancora calpestata da Don Diego della Vega in versione molto più piccante da quello conosciuto fino a ora. Le situazioni erotiche sono caldissime, ma assolutamente pulite, quasi l'autrice riuscisse a farci intravedere gli amplessi dalla fessura di una porta in grado di celare l'impudicizia delle situazioni più scabrose. Dolce e sentita la relazione omosessuale, descritta e mostrata in maniera del tutto sensuale e sensibile. Quasi si riuscissero ad avvertire gli odori presenti nelle stanze, o ad ascoltare i rumori attutiti attraverso le pareti come se si fosse parte integrante del racconto stesso, il lettore si affaccia assieme a Estrella di notte a spiare gli amanti di cui prova gelosia e invidia, si distende sul letto in attesa del piacere tanto agognato, trema ai soprusi del conte Von Haken, retrogrado nobile incentrato sul tentativo di apparire, dimenticando di vivere ciò che possiede e ostenta con eccessivi orgoglio e tracotanza. Non si riesce a trovare difetto in questa novella di Nora Noir, che non solo rappresenta un chiaro esempio di come un piccolo racconto storico possa entusiasmare al pari di un romanzo di più ampio respiro, ma dimostra anche come l'erotismo possa essere considerato letteratura e non solo intrattenimento.

mercoledì 25 giugno 2014

Il Gran Diavolo di Sacha Naspini



Giovanni De Medici, ultimo Capitano di Ventura. Il Gran Diavolo, un eroe italiano per molti, un arrogante mercenario per altri. Giovanni De Medici, un nome che evoca rigore, rispetto, battaglia. È questo ciò che balena, negli ultimi istanti di presenza tra le fila dell'esercito delle Bande Nere, nella mente del Serparo Marsicano. Negromante, santone, soldato ma anche inquietante indovino mediante le sue bisce, come le apostrofa l'Aretino tra i suoi scritti, il serparo di Cucullo sembra essere nato per servire quel Capitano e la sua stirpe. Un tempo aveva creduto di dover preservare la sua discendenza, mediante progenie, in modo di tramandare la sua sapienza e le sue ricette occulte, frutto di secoli di studi da parte dei suoi avi, non ultimo suo padre. Ma il tempo delle riflessioni è terminato e forse il fato ha avuto in serbo per lui un destino ancora più grande e glorioso. Giovanni De Medici sta morendo, ferito vilmente dalle armi del D'Este, e le Bande Nere sono allo sbando, consce del tradimento di qualcuno tra di loro ai danni del loro mentore, protettore, comandante, genitore amorevole. Giovanni De Medici fu tutto questo? Fu altro, fu qualcosa di grande, di maestoso, di ignobilmente accattivante per le fiere mercenarie ai suoi ordini. Sacha Naspini ripercorre, dalla gioventù, le gesta, prodezze e nefandezze, dell'ultimo Comandante di Ventura che l'Italia conobbe negli ultimi anni tumultuosi del Rinascimento, periodo che in effetti conobbe il suo termine proprio quando le truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma, evento che probabilmente avvenne proprio per la dipartita del Medici. Con la solita maestria nell'interpretare l'animo umano, nonostante questo sia proprio di un contesto sociale e culturale di molti secoli addietro, Naspini trasporta il lettore nei campi di battaglia, nella mente del condottiero, tra le fila dei soldati rudi e meschini, mettendolo a parte di retroscena, seppur romanzati, che la storia ha teso a nascondere lungamente per non evidenziare quanto vile sia stata gran parte di quella società che avrebbe costituito, poi, l'Italia per come la conosciamo. Intrighi, giochi di potere, uomini utilizzati come pedine di una scacchiera vivente, le guerre erano all'ordine del giorno e la confusione dei tumulti frequenti in suolo italico si evince perfettamente dalle righe che con sapienza Sacha verga per il lettore ignaro. Troppo spesso i romanzi storici narrano di episodi conosciuti, triti e ritriti, sezionati con puntualità chirurgica da dar noia tanto che la prima bellezza del Gran Diavolo è proprio il sapersi discostare dalla moda e indagare oltre, in altri contesti storici forse più interessanti. Il lettore è quasi costretto a studiare il periodo descritto, cercando quanto del romanzo lasci spazi alla fantasia e quanto del narrato risponda a verità. Stupendi i dialoghi tra i soldati, quasi che il Naspini fosse stato presente e si fosse trasformato in semplice cronista di eventi, quasi che l'Aretino, in fondo, si trattasse del suo alter ego. Le descrizioni sono talmente puntuali da rendere il panorama suggestivo e reale e i personaggi hanno una profondità tale, mediante il loro solo parlare, da renderli quasi conoscenti di vecchia data. Tramite gli scritti dell'Aretino, appunto, si è potuto evincere come in effetti fosse presente un serparo marsicano tra le fila delle Bande Nere, assoldato probabilmente in veste di negromante e stregone, e Naspini utilizza questo espediente per trasporre i pensieri e il carattere del Medici, altrimenti celati dalle sue più note gesta belliche. Donando una propria personalità e una propria storia a Niccolò Duranti, l'autore crea forse il carattere più interessante dell'intero libro, perché voce silente di un personaggio dalle sfaccettature vaste e di difficile interpretazione. Sconvolgenti i colpi di scena che, nonostante si tratti di un romanzo storico, riescono a spiazzare l'attenzione riuscendo a suscitare esclamazioni di stupore durante la lettura. Conoscevo Sacha Naspini mediante il romanzo I Cariolanti e avevo adorato il suo modo di narrare e costruire storie e personaggi duri, spietati, talmente crudi da essere dannatamente reali e ho avuto timore, a essere sincera, quando ho saputo del suo romanzo storico edito per Rizzoli. Ho avuto effettivamente paura che avesse sacrificato parte del suo talento in favore del grande salto. La curiosità è stata più grande e ne sono felice, dal momento che ho potuto appurare che quando uno scrittore è tale non esiste svalutazione o sconto al proprio stile. Naspini scrive in maniera sublime e ha dato prova, mediante il suo Gran Diavolo, di essere in grado di poter scrivere la storia di una bolletta della luce riuscendo a entusiasmare il lettore con lo stesso trasporto di sempre. Solitamente recensisco solamente romanzi di autori emergenti ed esordienti, ma concedetemi questa digressione dovuta. Perché Naspini è stato un autore emergente per tantissimi anni, perché ha fatto la gavetta (e che gavetta!) e perché ha dimostrato che sacrificio, costanza e talento ripagano. Dio mio se ripagano! Non posso far altro che consigliare la lettura di questo romanzo, pregando i lettori di fare in modo che il nome di Sacha Naspini emerga ancora di più nel panorama letterario italiano. Lo merita!