venerdì 3 ottobre 2014

Lungo la via del pensiero di Andrea Franco

Lungo la via del pensiero: 4 (Serial Killer)
Una puttana. Abbordare una puttana è la scelta più semplice per un serial killer. In fondo, a chi importa di una puttana straniera? A nessuno! Ed è per questo motivo che Gianfranco Stavanin se ne va in giro per le strade, le sceglie e le porta a casa. Per scattare foto. Per fare filmati. Per avere quel sesso che ha conosciuto per caso e che lo pungola in maniera perversa. Per provare a sua madre che finalmente ha trovato la donna giusta.
La verità è che non sono solo puttane, le donne che cerca, e lo sa lui come lo saprebbe sua madre se non fosse morta. Sono tentativi. Ogni ragazzo porta a casa la propria fidanzata, sperando nell'approvazione e nell'accettazione della propria scelta. Ogni ragazzo cerca la conferma, nei suoi genitori, di aver fatto bene, di aver agito secondo coscienza e maturità. E Gianfranco è questo che ricerca in ognuna della sue “conquiste”. La tanto agognata approvazione di sua madre. Un'approvazione che, a quanto sembra dal numero di vittime crescente, non arriva mai. Ciò che pensa suo padre è secondario, perché in fondo non è lui quello che ha decretato un futuro perverso e ricco di insoddisfazioni e scatti d'ira nel suo animo. Gianfranco non cerca uomini su cui riversare la sete d'amore e accettazione di cui si sente colmo. Gianfranco cerca Maria Amelia, Donatella, sua madre...
Non è semplice entrare nella mente di un individuo squilibrato, preda dei suoi istinti più nascosti contrapposti a un'adolescenza ormonale ancora in pieno svolgimento nonostante l'età adulta. Non è semplice, eppure Andrea Franco ci riesce. E bene, aggiungo. In un romanzo si impiegano capitoli e capitoli per rendere la struttura della trama omogenea alla personalità del protagonista, mentre Franco riesce in poche righe a fornire qualsivoglia elemento per intuire e comprendere intrecci e passati. Mediante flash back ben cadenzati, seguendo un ritmo incalzante proprio del thriller, Andrea racconta e mostra quanto la mente dello Stevanin fosse immersa in un universo parallelo alla società che lo attorniava all'epoca dei fatti. E la cosa affascinante è che l'autore riesce ad accompagnare il lettore nei sentieri della storia quasi lo prendesse per mano addentrandosi in una casa degli orrori da luna park anni Novanta. Sembra, in effetti, di scorgere l'omicida mentre accosta l'auto al marciapiede, parlando con Gabriella e mostrando alla donna il lato innocente e quasi scialbo che lo contraddistingue agli occhi dei passanti. Persino quando viene fermato dalla polizia sembra di sudare con i poliziotti, in attesa del controllo di routine circa i suoi trascorsi e si impallidisce di stupore proprio come i due agenti nell'apprendere gli insospettabili reati di cui Gianfranco è colpevole. Interessante l'introspezione del personaggio secondo il quale si evince l'odio verso la figura oppressiva della madre e, nel contempo, la continua ricerca di approvazione quasi come se la morte di quest'ultima abbia posto fine alla possibilità di redenzione condannando lo Stevanin a una continua ricerca insoluta dell'essere accettato con le sue debolezze e i suoi difetti. Forse, alla fine, non si gioisce neanche tanto al pensiero che l'omicida sia stato catturato. Forse, alla fine, si prova compassione per un ragazzo oppresso le cui decisioni future sono state scelte dalla cattiva condotta genitoriale. Forse, alla fine, di prova pena per uno psicopatico reso tale dagli eventi. Però, proprio alla fine, forse si tira anche un sospiro di sollievo a saperlo in un luogo dove non potrà più nuocere a nessuno.
Il linguaggio utilizzato è diretto, senza parole arzigogolate per provare chissà quale bravura: il talento di Andrea Franco non ha bisogno di artefici di alcun genere, dato che riesce a emergere in maniera tanto lampante persino da un racconto lungo.

La Delos conferma la ricercatezza nello scovare autori validi e colmi di talento e io ho trovato un nuovo scrittore da seguire. E da consigliare!

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sabato 20 settembre 2014

Cristallo

Cristallo
Oggi ho deciso di autocelebrarmi. Non per mero egoismo. Chi mi segue sa benissimo che non parlo mai dei miei romanzi, preferendo argomentare le storie dei miei colleghi. In questo caso, però, credo sia doveroso spendere alcune parole per il mio ultimo lavoro appena pubblicato su Narcissus. Cristallo nasce dal bisogno di raccontare a quante più persone possibili cosa significhi essere vittima di violenza psicologica. Mi sono prefissata l'obiettivo di riuscire, almeno nel mio piccolo, a sensibilizzare chi mi sta accanto su questa tematica davvero poco conosciuta. Se tutti, ormai, parlano di violenza sulle donne, omicidi ingiustificati ai danni di una moglie, un'ex fidanzata, una ragazza appena conosciuta e via dicendo, ben pochi considerano il fatto che è il danno psicologico a scavare l'animo delle vittime fino a renderle fragili, appunto come il cristallo. Non è semplice comprendere il contesto, né per chi vive la situazione, né per chi dovrebbe fare qualcosa affinché tale danno perpetrato abbia termine. La violenza psicologica non si vede, non si avverte, striscia in parole dure, in mortificazioni verbali, in limitazioni via via più drastiche fino al totale annientamento della volontà della vittima. Facile pensare che il carnefice, in questo caso il "violentatore" sia pazzo, abbia avuto un'infanzia difficoltosa o via dicendo. Non è così. L'uomo che riesce in tutto ciò è cattivo, furbo, scaltro, molte volte inadatto al lavoro e presuntuoso riguardo le sue reali capacità intellettuali e cognitive. Più la donna che ha accanto risulta essere brillante, colma di vita, più esso si incaponisce nell'affossare le sue aspirazioni, tagliando i ponti con qualsiasi legame si abbia con la libertà. Divenendo l'universo unico della vittima, facendo leva sull'amore e un'oggettiva insicurezza che, come un'animale, fiuta, riesce a creare la sua bambola, creando un totale controllo sulla sua mente e le sue azioni. Ecco che la donna si sente in dovere di riferire ogni suo spostamento, si limita nel parlare agli altri, specialmente agli uomini, taglia ponti con la famiglia e amici, in una costante ricerca dell'approvazione del compagno che non arriva mai. La violenza psicologica è sordida, spietata e annulla la volontà della vittima, sino a renderla schiava di un uomo che ne vuole l'annichilimento per sentirsi forte e fiero. Se vogliamo, la violenza psicologica si può associare, per gravità, all'anoressia o bulimia perché il concetto è lo stesso. Si conosce perfettamente il fatto che non si sta vivendo nel modo corretto, ma la mente agisce indipendentemente dal cuore e continua nel suo errore. Nessuno è al sicura da una cosa simile e credo che la società debba esser messa a parte di un problema tanto diffuso. Perché la violenza psicologica esiste ed è più ramificata di quanto si pensi. Lo stalking, la violenza fisica e il gesto estremo finale... Quelli arrivano dopo, dopo aver lavorato in maniera snervante sulla volontà della vittima rendendola succube di un potere troppo vasto. Nessuno è al sicuro da qualcosa che potrebbe esser definito un virus. Attacca in un qualsiasi momento vulnerabile e inizia il suo vile lavoro. Per questo è nato Cristallo. Il mio progetto è molto più ampio di un romanzo, ma è da qui che inizia. In questo momento ci sono milioni di donne che stanno combattendo per la loro indipendenza intellettuale e fisica, silenziosamente e col sorriso sulle labbra. Perché la donna è forte e ad alcune persone questo particolare non va proprio giù...
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mercoledì 10 settembre 2014

La sabbia delle streghe "Rosehan e la spada di Shanas" di Teresa Di Gaetano



Una spada, un diadema, una spilla. Questi gli oggetti lasciati a Rosehan da Fuinuir, L'Uccisore delle Tenebre. A che scopo? A cosa servirà mai la spada di Shanas e perché proprio Rosehan deve averci a che fare? La ragazza è interdetta, insicura, nonostante il suo carattere ribelle lasci trasparire il contrario; soprattutto è preoccupata perché il mago, pur di ottenere la sua attenzione, ha imprigionato i suoi genitori in un luogo oscuro. I suoi genitori... Rosehan ancora ignora il fatto di essere stata adottata, ignora il significato dello strano simbolo che ha sul collo: Rosehan è completamente digiuna della storia della sua vera famiglia e delle sue nobili origini. Lei è l'Eletta. L'Eletta per cosa? Il percorso che intraprenderà svelerà questo e tanti altri interrogativi.


Teresa Di Gaetano, scrittrice fantasy della lunghissima saga de “La sabbia delle streghe” torna con questo nuovo episodio “Rosehan e la spada di Shanas” incuriosendo, divertendo e colpendo nel segno. Dalla scrittura lineare e semplice, come piace a me, il romanzo di Rosehan scorre veloce, quasi come se il percorso narrato non fosse così lungo e ben dettagliato come invece la Di Gaetano riesce a sviluppare. Dotata di una fervida immaginazione, degna di una vera autrice fantasy, la scrittrice racconta la storia di una guerra, la strada impervia di un percorso tedioso, il viaggio interiore di una ragazza adolescente alle prese con il proprio carattere contrapposto alla dura realtà della vita. Mediante l'intreccio complesso del fantasy, dotato però di un linguaggio dall'immediata comprensione, l'autrice riesce a parlare ai ragazzi, tentando di arginare tutti quegli ostacoli propri di un'età difficoltosa come quella post puberale, aiutando i giovani lettori a imparare a discernere, nelle varie situazioni, la realtà dalla fantasia. Analizzando il testo, infatti, oltre il mero racconto fantasioso che determina comunque una buona e originale storia intessuta magistralmente dalla Di Gaetano, Rosehan narra la crescita interiore di una ragazza, le sue paure, il suo poter e saper vedere solo “il bianco e il nero” nelle situazioni, data l'età, e il dover imparare a comprendere in chi riporre la sua fiducia. Rosehan e la spada di Shanas, dunque, rappresenta non solo un capitolo entusiasmante di una saga che rimanda molto a Terry Pratchett, ma anche una sorta di manuale per l'adolescente bisognoso di conferme. Parliamoci chiaro. Ogni ragazzo è convinto di avere problemi insormontabili, così particolari da renderlo unico, così fermi da farlo sentire “diverso” ma al contempo così chiari da convincerlo di essere sempre nel giusto. Una giustizia retta, che non vacilla, priva di sfumature o compromessi. La Di Gaetano dimostra al lettore, con questo capitolo, che il tempo insegna, che le esperienze donano conoscenza e aprono la mente consentendo la visione di sfumature impensabili prima. Insomma, Rosehan è consigliatissimo a un pubblico giovane, ma anche a uno più adulto, desideroso di viaggiare con la mente, sognando scenari fantastici e vivendo emozioni vivide e reali. 

martedì 2 settembre 2014

L'amante del boia di Alessandra Paoloni

L'amante del boia (Senza sfumature)

Maire è di nuovo fuori le porte della prigione. Canta, Maire, e lo fa in maniera struggente e triste, quasi volesse attirare l'attenzione sul proprio dolore. E in un certo senso è proprio così. Suo padre è rinchiuso in una delle celle fetide che si trovano all'interno della galera e a nessuno è concessa l'entrata, previa autorizzazione del Re. Autorizzazione che, ovviamente, Maire non ha. Tentare, comunque, non le costa nulla. Ha poco tempo prima che il boia giustizi suo padre per alto tradimento e ogni momento potrebbe essere l'ultimo per parlare con colui che l'ha generata. Almeno un'ultima volta. Worth ignora le ragioni del canto della ragazza, limitandosi ad ascoltarla dall'interno della prigione. La osserva, gustandone la bellezza dei delicati lineamenti, e la desidera. La desidera e non chiede altro se non un pretesto per farla sua. Almeno prima della prossima esecuzione. Almeno per togliersi dalla testa quelle forme sinuose nascoste sotto gli abiti logori. Non immagina che presto il pretesto arriverà. Non immagina che in realtà la ragazza che tanto desidera altri non è che la figlia dell'uomo che dovrà uccidere ben presto, a volto celato, con le stesse mani che bramano lussuria.
Torna Alessandra Paoloni e questa volta in una veste ancor più piccante e seducente del nostro ultimo incontro su queste pagine. L'amante del boia, infatti, rivela una nuova incandescente freccia che l'autrice ha al suo arco e che ancora non aveva scoccato in passato. Se nel suo primo erotico “È te che aspettavo” Alessandra aveva introdotto i suoi lettori a un nuovo genere, provando come fosse anch'esso nelle sue corde, con il nuovo numero della collana “Senza Sfumature” della Delos, conferma la sua bravura e, anzi, riesce a superare il successo già ottenuto in passato. Il lettore, infatti, riesce a intuire la crescita dell'autrice, quanto in poco tempo sia riuscita ad ambientarsi nel nuovo genere e come sia stata in grado di unire i suoi due amori letterari in un nuovo scoppiettante lavoro. I nomi dei personaggi, infatti, evocano chiaramente scenari del fantasy in voga fino a poco tempo fa e che possiede e mantiene, comunque, tutto il fascino dei tempi che chiunque vorrebbe aver vissuto. Le ambientazioni sotto descritte in maniera impeccabile, così come gli stati d'animo dei protagonisti. Ben delineati e caratterizzati, Maire e Worth danzano sulla carta quasi si assistesse alla trasposizione cinematografica delle loro movenze. L'erotismo è fine, per nulla volgare, ma puntualmente piccante ed eccitante. Insomma, l'amante del boia è un racconto lungo che vorremmo divenisse romanzo. E spero fortemente che la Paoloni rifletta bene su una possibilità simile.

venerdì 25 luglio 2014

Prima dell'alba di Luce Loi


Prima dell'alba (Senza sfumature)

Gli uomini sanno essere davvero meschini. Ti lasciano e cercano anche di farti credere che la colpa sia la tua. Francesco è così. Ha lasciato Viola, infatuato della nuova fiammante ragazza apparsa nel suo universo, asserendo quanto lei, in ogni caso, non fosse stata una grande amante negli anni della loro unione. Con la sua taglia 46 non ci vuole poi tanto, sommando questi presupposti, a fare in modo che la ragazza in questione non creda più di essere piacente o sexy. Inoltre ha mille pensieri per la testa, uno fra tutti quello di finire l'università. Per fare ciò è costretta in quel bar dove vede la vita degli altri scorrere, assieme ai loro amori e storie di vita. Ed è proprio mentre serve al bar che incontra la coppia che le modificherà il modo di vedere la vita. Mediante una notte sola. La coppia è formata da Blandine e Roberto, ma Viola non ha occhi che per l'uomo, pur tenendosi a distanza. È fidanzato, è stupendo e lei non è proprio la Venere del Botticelli. Eppure il brivido intercorso nel momento in cui i loro occhi si incrociano fa vacillare qualsiasi certezza, creando un accelerazione del cuore di Viola come se non avesse mai provato amore per nessuno.
Torna Luce Loi per la collana Senza Sfumature e lo fa con una storia di tutto rispetto. Un vero e proprio viaggio onirico, il suo, dove la donna ingenua cede immediatamente alla lusinga del corteggiamento rude. Nessuno, nella vita reale e di questi tempi, accetterebbe mai un invito in una camera d'albergo da un uomo appena conosciuto. Nella vita reale. Ma nei sogni è tutto diverso. Nei nostri sogni il principe azzurro si materializza proprio in questo modo e a cosa serve scrivere se non per idealizzare pensieri nati per caso nella mente? Specialmente nel mondo erotico l'immaginazione è tutto e Luce Loi prova che i voli pindarici di una mente fervida possono creare scenari probabili nonostante nessuno abbia il coraggio, poi, di attuarli nella realtà. Durante il sogno a occhi aperti della Loi la lettrice si immedesima perfettamente con la protagonista, che non è la solita bellissima ragazza dal fisico asciutto e capelli fluenti. Viola è una ragazza normale, dal fisico nella media con una tranquillissima taglia 46 che le consente di essere bella nella sua semplicità. La titubanza a ricevere le attenzioni da un uomo che reputa magnifico è la stessa che prova qualunque donna immersa nelle proprie insicurezze naturali. L'essere femminile, salvo rari casi, nasce e cresce con determinati complessi inesistenti che, però, la fanno dubitare di sé stessa e del suo modo di vivere e amare. Complici le bocche larghe di alcuni uomini incapaci di guardare al proprio orto anziché rovistare nell'altrui, queste donne solitamente perdono fiducia in sé stesse, nelle proprie qualità e nella loro carica seduttiva. Avviene, però, alcune volte che un anima dal cuore puro, indifferente all'apparenza ma attenta alla sostanza e ai particolari che rendono davvero bello un essere affine, riesca a far emergere di quelle donne l'aspetto più significativo e importante, rivelando loro e agli altri la bellezza di cui invece sono padrone. Ed è proprio questo il processo che si attua durante l'incontro tra Viola e Roberto. Assieme alla ricerca del piacere lungo una notte intera, in lussi che neanche ha mai immaginato esistessero, la ragazza vive un sogno atto a rivelarle quanto di sé non è stata in grado di carpire fino a quel momento. In questo modo la bellezza non solo estetica emerge naturalmente senza forzature, accrescendo una sicurezza scemata e quasi perduta.

Il linguaggio della Loi è diritto, lineare, privo di artefici inutili. I dialoghi, pochi ma ben strutturati, rendono il racconto estremamente godibile e le scene erotiche hanno un impatto potente nella mente, capaci di mostrare e nel contempo emozionare, come un erotico dovrebbe sempre fare. Consigliata la lettura, Prima dell'alba non può mancare nella vostra collezione di ebook!

sabato 19 luglio 2014

Sognando una stella di Ellah K. Drake


Sognando una stella...

La maledizione degli occhi azzurri. Sembra il titolo di un cartone animato demenziale eppure è ciò che perseguita Angelica. Che ci si creda oppure no, chiunque abbia gli occhi azzurri è destinato a far soffrire o ad abbandonare la ragazza, anche, forse, senza volerlo. Destinato... Diciamo che Angelica ha talmente timore di questa sorta di maledizione che allontana senza colpo ferire chiunque abbia questo particolare colore impresso nelle iridi. Chiunque tranne James.
James, l'amico.
James, l'attore.
James, il fico assurdo che abita con lei e che, assolutamente, non è l'uomo che le fa battere il cuore come se avesse un leone ruggente in gabbia. Angelica non ama James.
Per nulla.
James è troppo bello, troppo famoso, troppo scozzese, troppo... Troppo tutto, insomma, e una sfigata come lei non deve neanche lontanamente sognarsi di amare un tipo come lui. Nonostante le attenzioni che James le presta, l'appartamento fichissimo in cui abitano e che lui, fortemente, ha voluto che lei arredasse; nonostante, poi, il bacio.
Eh si, il bacio...
Dio, che bacio! Uno di quelli che ti rimescolano tutta, che ti colpiscono al cuore, che non ti lasciano stare con le mani ferme... E che valgono un bel cazzottone in faccia se non si è il ragazzo o l'ex-appena-lasciato Insomma, Angie non ama e non può amare James.
Ma questo James lo sa?

Arriva nei nostri e-reader il romanzo di Ellah K. Drake, pseudonimo di un'autrice dal passato letterario estremamente congruo, come si evince anche dalla sua biografia. Dallo stile estremamente godibile, di un gusto semplice ma non per questo da sottovalutare, Sognando una stella è IL chick lit. Divertente, spumeggiante, ironico quanto basta, questo romanzo cattura e chiede a gran voce di esser letto. Non sappiamo bene come accade, in questi casi, ma avviene che uno scrittore abbia la capacità insita di inserire un piccolo ingrediente segreto all'interno della storia narrata in grado di rendere la sua opera impossibile da abbandonare fino al termine della sua lettura. E quando ciò avviene, la cosa è chiara fin dalle prime pagine. Ellah sa di possedere le arti per compiere questo speciale incantesimo e ne fa uso, perfettamente cosciente di potersi permettere, quindi, una trilogia tenendo l'attenzione alta e non rischiando che qualche lettore si perda per strada. Come potrebbe accadere, d'altronde? Sognando una stella possiede tutto. La storia d'amore quasi impossibile, la protagonista divertente, irriverente, talmente bella nell'animo da esser vista stupenda anche al di fuori, nonostante ella stessa non si percepisca come tale. Numerosi gli omaggi che l'autrice fa verso i suoi idoli cinematografici, spassosi i nomi che sceglie per far comprendere chi essi siano nella realtà, come divertenti sono, molte volte, i dialoghi mai banali con i quali l'autrice riesce a intessere la trama di una storia per nulla scontata. Passando per particolari che profumano di “Il matrimonio del mio miglior amico” Ellah K. Drake conduce, come si trattasse di un vero e proprio film, la narrazione tenendo l'attenzione sempre alta. Non distogliendo gli occhi da particolari che si teme siano dimenticati, occupa spazi altrimenti vuoti e costruisce i suoi personaggi donando a ciascuno una propria identità non lasciando, quindi, mai nessuno a far da contorno alla pietanza principale. La storia d'amore è struggente, sospirata quanto piace, e i due punti di vista presenti nell'opera la esaltano conferendo a Sognando una stella anche l'originalità di mostrare quanto un uomo possa soffrire per amore. Il tema principale è la ricerca del proprio essere, nella propria individualità, fuggendo l'insicurezza propria dell'età adolescenziale, la qual cosa si evince anche dall'illibatezza della protagonista. Vi è poi il sogno, quello vero e che unisce tutti gli autori di romanzi, che è il diventare famosi, essendo conosciuti e venendo osannati per il proprio lavoro, ottenendo addirittura la trasposizione cinematografica della propria opera. Tutti gli scrittori, mentre idealizzano il proprio romanzo, immaginano i propri personaggi, le scene e i colori. Persino le musiche, talvolta, rientrano in tale viaggio onirico, rendendo il sogno quasi reale, quasi possibile. Ellah svela come e cosa accadrebbe se tutto ciò divenisse realtà. Ma non sono questi gli unici punti a favore dell'opera della Drake. Il rapporto familiare, le incomprensioni che possono influenzare un'intera vita, l'importanza del dialogo, il saper esternare i propri sentimenti nonostante la paura e il timore di non venir corrisposti sono solo alcuni. Il saper osare, poi, sfidando la sorte e mettendo in discussione tutto il proprio mondo al fine di tentare di ottenere la meta del desiderio è un punto fondamentale del romanzo, particolare sul quale si incentra tutta la storia. James è un aspirante attore, mentre Angelica è limitata in un limbo disseminato da insicurezze, sfortune che ella stessa ricerca, quasi, perché incapace di affrontare la propria vita di petto e quindi di comprendere, davvero, il suo posto nel mondo e nel cuore di chi ama. Un chick lit, insomma, ma anche un manuale ironico, quello della Ellah, capace di incoraggiare uno spirito ancora racchiuso nel proprio bozzolo in attesa di una spinta che lo renda crisalide. Il primo di una trilogia, di cui il secondo volume già è disponibile, Sognando una stella è un romanzo da leggere, condividere e diffondere.

lunedì 14 luglio 2014

Contrada di Anton Francesco Milicia



Il Fabbro. Un pazzo scatenato che con le sue frasette in latino lo sta facendo diventar matto. Vuole innalzarsi a qualcosa che non è, a qualcosa che si crede, ma che non riesce a raggiungere perché psicopatico. Ecco cosa pensa il maresciallo Pasquale mentre prende visione dell'ennesima vittima. Vittima, creatura, in qualsiasi si voglia chiamare quello scempio lasciato dal pazzoide di Locride. Che poi ha avuto il coraggio di telefonare durante la trasmissione di “Dove sei?” seminando il panico ovunque. Possibile che la sua terra natia abbia potuto partorire un personaggio simile? Convinto di essere nel giusto, di essere al di sopra delle parti e tronfio come il padreterno. Assurdo. Inoltre, a tutto, ci si aggiunge anche la voglia di mistero degli specialisti, neanche ci si trovasse nel mezzo di un thriller di Follet, dannazione! La realtà, lo sa bene il maresciallo, riesce a valicare i confini della fantasia in maniera talmente netta e insospettata da inquietare più di un romanzo di King.
Torna Anton Francesco Milicia, questa volta con il suo primo romanzo, di ampio respiro e dalle tinte forti, quasi accecanti. Se 5 morsi di morte aveva convinto, entusiasmando e lasciando una sorta di amaro in bocca per la brevità, Contrada sazia, disseta e rinnova nuovo languore di lettura. Un thriller in piena regola, l'opera dello scrittore calabrese, in terra del profondo sud il cui calore trasuda da ogni parola, ogni singoli punto o virgola. Partendo dal pensiero freddo, lucido e razionale dell'assassino, questa volta Anton Francesco getta il lettore in pasto alla pazzia, quella vera, quella che compie efferatezze scaltre e volute, senza ombre di rimorsi, eredità di un mondo proiettato a velocità inusitata verso il futuro e il progresso. Un futuro che inghiotte il passato senza pietà, che dimentica passioni perdute, amori infranti, morti devastanti e improvvise. Indagando il dolore, quello reale, capace di modificare l'ego di un individuo al punto di condurlo a un nuovo livello di consapevolezza, la pazzia appunto, Milicia intreccia le giornate di un maresciallo stressato, pur sempre ottimista, da un caso più grande di tanti altri passati. Come diamine si può pensare di ridurre un proprio simile a pasta modellabile per dar vita alle proprie frustrazioni e macabre fantasie? Eppure la mafia lo ha sempre fatto, per proprio tornaconto, nonostante lo faccia con il bene placido di uno stato silente, troppo spesso inerte davanti a tali nefandezze. Condannando duramente la 'ndrangheta e tutto ciò che ruota attorno ad essa, Milicia conduce per mano il lettore nelle strade della sua città, quasi facesse da cicerone in uno strano e devastante tour di crudeltà e sudore. Il sangue, che scorre quasi si trattasse di rivoli cristallini di acqua fluviale, delinea i contorni abbozzati di uno stile di vita sconosciuto ai più, più consono e familiare a chi in quelle terre ci vive ed è in grado, quindi, di descriverne gli effetti e le cause. Mediante dialoghi ben scritti, mai banali, colloquiali il tanto che basta a rendere i personaggi credibili e quasi conoscenti di vecchia data, l'autore esalta il suo amore per la propria terra, sì preda di cattiverie, come del resto ce ne sono ovunque, ma talmente bella da rimanere nel cuore anche di chi “osserva” il quadro di Milicia. Le pennellate, dai grumi di colore intensi che dona Anton Francesco alla tela che è il suo Contrada, riescono a far filtrare la luce degli eventi senza ombre, crescendo di profondità e spessore man mano che il suo thriller prende corpo e guadagna terreno nella mente del lettore. L'assassino, lucido, pazzo ma razionale, diviene quasi capro espiatorio di una società troppo concentrata nella fretta di vivere, dimentica della bellezza di un'amore vissuto, dell'intensità di un affetto paterno perduto troppo presto. Ma la denuncia di Milicia va oltre. La perdita di una cultura che sente il bisogno di mettere in evidenza tramite le frasi inquietanti dell'assassino, per l'autore, sembra un dettaglio da non trascurare e da portare alla luce tramite i segnali di pazzia, quasi se lo studioso moderno sia una sorta di psicolabile da temere e allontanare. E non è forse così, d'altronde? Tra i provini del grande fratello e i programmi insulsi trasmessi dalle reti televisive che tentano di annegare la psiche umana nelle quisquilie di poca importanza colpevoli, però, di porre in evidenza tutta l'ignoranza di cui la gioventù odierna sembra cibarsi, l'essere colto sconcerta e inquieta, contrariamente a ciò che dovrebbe essere.
Magistrali, anche se un poco dispersive a volte, le descrizioni accurate dei luoghi in cui si svolgono i fatti narrati, denotando ancora una volta il profondo legame che l'autore possiede con la sua terra, particolare che si riscontra molto spesso negli autori provenienti da piccoli paesi dove ancora si respira un senso di appartenenza estraneo ai nativi delle grandi città, inglobati in un'immensa giostra barocca di vizi inutili.
Preludio a Morsi di Morte, Contrada è la storia di una società ancor prima dell'assassino e della sua caccia; antitesi alla mostruosità narrata nel breve racconto edito su amazon, il romanzo di Milicia avvince, diverte ed entusiasma, quasi fosse, in fondo, l'autoritratto dell'autore stesso che, posso assicurare, è una gran persona ancor prima di essere un grande scrittore, per nulla improvvisato nonostante l'esordio.

Vivamente consigliato, Contrada delle Case Vecchie attende di emergere dal buio...